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Incontri del Sabato ciclo A-B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

 

Gv 14,29: “Ve l’ho detto adesso prima che avvenga, perché quando avverrà voi crediate”.

 

 

ciclo A - incontro n°231 casa di preghiera :                  

(14.2.1981)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:   

 

Marco: Il Padre è fuori dal tempo, invece Cristo parla nel tempo, lo fa per noi.

Luigi: Dio è fuori dal tempo perché tutto ha presente, però parla per noi. Tutto quello che noi troviamo nel Vangelo, tutte le parole del Cristo, anche tutte le scene, i fatti che sono avvenuti, sono avvenuti per noi e per ognuno di noi personalmente. Tutto l’universo è un’aula e Dio tiene le sue lezioni, però a differenza di un’aula scolastica, le sue lezioni sono sempre private.

Le parole che noi leggiamo o i fatti che avvengono, li dobbiamo sempre interpretare nello Spirito di Dio. “Signore, so che c'è la tua mano, ma che cosa mi vuoi dire?”. Quindi davanti ad ogni frase di Gesù dobbiamo sempre dire: “Signore, che cosa mi vuoi dire, che cosa mi vuoi significare?”. Perché parlare vuol dire significare; e significare vuol dire scendere al livello di colui al quale si vuole significare.

Se io voglio comunicare con un bambino, devo scendere al linguaggio delle birille e poi dal linguaggio delle birille, devo trasmettergli un certo pensiero. Così il Signore usa il nostro linguaggio per scendere al nostro livello, quindi parla in parabole. Parla del seminatore, della pesca, perché noi intendiamo solo quel linguaggio. Lui non parla per condividere quelle che possono essere le nostre passioni, i nostri errori. Lui scende al nostro livello, ma per portarci al suo livello, per farci conoscere cose superiori, in cui è la nostra vita.

Più pensiamo a noi e più ci carichiamo di catene, e ci rendiamo schiavi. Dio opera per liberarci, per educarci a vivere con Lui, perché la vita eterna è vivere con Lui. Attualmente ci sta insegnando come si fa per vivere con Lui.

In ogni cosa che Dio ci fa arrivare dobbiamo sempre cercare quale lezioni ci dà per insegnarci a vivere con Lui, che è la Verità operante in tutto.

Prima di tutto dobbiamo imparare a superare noi stessi, perché siamo di fronte ad Uno che è il Creatore che opera in tutto; e noi siamo gli spettatori. Come si fa a vivere con Lui? Come si fa ad essere spettatori? Alla scuola del Cristo, impariamo come si vive con Dio.

Tutte le volte che non teniamo conto di Dio, ci chiudiamo in una prigione, ci paralizziamo, ci troviamo in un mare di tenebre, nel caos. Dio scende a liberarci dalla notte in cui siamo. “Vi dico queste cose prima che avvengano affinché quando si compiranno voi crediate”.

La prima lezione è che Dio parla a noi prima che le cose avvengano; affinché quando avverranno, saremo in grado di cogliere l’avvenimento. Se ascoltiamo le sue parole ci prepariamo all’avvenimento.

L’opera di Dio è fatta in due tempi: prima è parola, poi è realtà. Noi siamo in un stadio in cui ci arrivano le parole, ma non c'è ancora la realtà. Se ci prepariamo ad accogliere le sue parole, se le custodiamo, le meditiamo, le capiamo, allora diventiamo capaci di intendere quando la parola diventerà realtà.

Marco: Ma questo “avverranno” sarà alla nostra resurrezione?

Luigi: No, questo avviene prima! Perché man mano che la nostra vita passa, le parole diventano realtà. Ma possono diventare una tragedia che non siamo in grado di sopportare, perché la volontà di Dio si afferma su di noi. In un primo tempo si annuncia e poi diventa realtà. Realtà vuol dire il crollo di tutte quelle sicurezze diverse da Dio sulle quali noi abbiamo fatto conto. Per cui, si fa conto sul denaro, sul posto di lavoro, e il crollo di quei valori è regno di Dio che viene a noi. Se intendiamo, crediamo che è lo Spirito di Dio che opera. Se non siamo preparati restiamo sorpresi dall’avvenimento, perché per poter intendere la Realtà di Dio, bisogna avere l’animo predisposto.

Lo stesso quadro può essere interpretato in modo diversi. Sta in quello che ognuno porta dentro di sé. Così è la realtà: ognuno legge a seconda di quello che porta dentro di sé. Più uno ha immagazzinato dentro di sé cose di Dio, e più diventa capace di leggere la realtà di Dio. Invece meno portiamo Dio dentro di noi, meno siamo capaci di intendere. Allora restiamo sconvolti da una realtà che non riusciamo ad assimilare; e ci voltiamo indietro per recuperare tutto ciò che abbiamo perduto.

Dio opera in modo che la sua Realtà non abbia a schiacciarci. Ma è necessario essere preparati. Ecco, Dio è nascosto perché se noi non abbiamo la capacità di sopportare la sua Verità, restiamo schiacciati. Ecco perché c'è il silenzio di Dio! Parlano le creature, parlano gli uomini, Dio tace. Non che Dio non ci sia, ma si rivela poco per volta, in modo da renderci capaci di sopportare la sua luce, la sua verità.

Se stiamo attenti, Dio ci istruisce attraverso le sue parole. Il Vangelo è il sillabario che ci insegna a leggere la scrittura di Dio. Tutto è scrittura di Dio, tutto è parola di Dio.

 

Ida: Più uno si rende conto del grande amore che Dio ha per noi, e più uno si sente ipocrita.

Luigi: Tutto è un’opera d’amore da parte di Dio, ed è soltanto Dio che ci può rendere autentici. Dio è vera semplicità. La Verità è semplice, Dio è Colui che è. Più ci allontaniamo da Dio e più siamo complicati e più facciamo dei pasticci.

Lo sbagliare dipende dalla nostra povertà umana; ed è cosa buona, perché è molto meglio sbagliare, che riuscire nel nostro intento, perché sbagliando si acquista la consapevolezza della nostra dimensione. Dio è tutto, noi siamo niente. Quando crediamo di essere qualcuno, siamo fuori dimensione. Dio ci fa toccare con mano i nostri sbagli, le nostre incapacità per portarci nella vera dimensione. Quando siamo nella vera dimensione la nostra anima si apre alla luce. Infatti quando scopriamo la nostra povertà, siamo anche molto più comprensivi verso gli altri. Invece quando crediamo di essere virtuosi, critichiamo gli altri, stabiliamo delle divisioni; ed è un errore gravissimo perché ci acceca, ci fa farisei, ci fa ritenere giusti.

Dobbiamo sempre partire dalla nostra povertà. Siamo creature volute da Dio, fatte dal niente; dobbiamo mantenere questa consapevolezza. Dobbiamo imparare a far conto su Dio, non sui nostri propositi. Bisogna imparare a vivere con Lui. Allora Lui poco per volta ci dà la volontà, ci ispira; in tal modo ci lasciamo guidare dall’ispirazione dello Spirito di Dio.

Constatare la nostra umiliazione, ci porta a far maggiormente conto su Dio. Dio non si diverte ad avvilirci. L’umiliazione ci deve far diventare molto più comprensivi, pazienti, buoni verso gli altri.

Generalmente invece noi siamo molto cattivi verso gli altri, li giudichiamo con facilità. Invece non dobbiamo mai giudicare, ma osservare tutto come lezione di Dio per noi.

Marco: Ma quando uno si accorge di aver giudicato, qual è il passo successivo?

Luigi: Il fatto di scoprire che giudico, mi fa toccare con mano che sono in una posizione sbagliata. Perché non deve avvenire in me il giudizio. Io devo vedere che è Dio che mi sta presentando un difetto: “Cosa mi vuoi dire Signore attraverso questo?”. Tutte le cose sono parole di Dio. Quindi in tutte le cose devo sempre sentire amore, non cercare o raffrontare in base a me stesso. Se noi ci fermiamo al pensiero del nostro io giudichiamo sempre, non possiamo farne a meno, perché il nostro io è un principio di rapporto.

Soltanto se riceviamo le cose da Dio, ci preoccupiamo di intendere quello che Dio ci vuol dire. Il fatto di constatare la nostra povertà, ci impedisce di giudicare. (Esempio del piede pestato). Noi siamo sempre in rapporto con Dio, e Dio parla con ognuno di noi personalmente. Parla non soltanto con parole, ma anche con gli avvenimenti, che sono lezioni per noi.

Quando ci esaltiamo Dio opera per riportarci alla nostra vera dimensione di povertà, per insegnarci a fare conto su di Lui. Se ci deprimiamo opera per confermarci, per approvarci per farci tornare sulla strada buona, per ridarci pace.

 

Pinuccia B.: Quando dico: “Cosa vuol dirmi il Signore con quella persona cattiva?”, giudico ugualmente.

Luigi: Se la vedo come segno di Dio, non giudico. Se invece dico: “Quello è un ladro”, giudico; se invece vedo la scena di un furto e chiedo al Signore che cosa mi vuol dire attraverso quella scena, non giudico.

Se diciamo a un bambino che è un somaro, lo facciamo essere un somaro. Noi giudicando facciamo essere gli altri secondo il nostro giudizio. Invece il Signore ci dice di non giudicare perché: “Oggi Io per te lo faccio essere così!”.

Tutte le cose avvengono per ognuno di noi, per cui non dobbiamo giudicare perché condanneremmo noi stessi. Gli altri sono specchio di quello che siamo noi.

Se Dio per farci riflettere ci deve presentare uno nel quale vediamo il nostro volto, condannando l’altro condanneremmo noi stessi, senza rendercene conto. Il Signore un giorno ci dirà: “È per te che ti ho presentato questo fratello e in questo fratello c’eri tu. E tu giudicandolo hai condannato te stesso”. Invece il Signore ce lo aveva presentato per salvarci, non per condannarci; affinché guardando l’altro, lo riflettessimo su di noi. Ma per rifletterlo su di noi dobbiamo aver capito la lezione.

Nel farci vedere un ubriaco, anche se non ci ubriachiamo di vino, il Signore ci fa scoprire le nostre ubriacature molto più profonde. Quante volte ci ubriachiamo del nostro io?!

È molto meglio ubriacarsi di vino che del nostro io, perché nell’io siamo degli orgogliosi.

Se Dio ci presenta una creatura brutta, è per farci scoprire le brutture che portiamo dentro di noi, nel nostro mondo interiore, mentre crediamo di essere belli interiormente.

Prima di tutto dobbiamo convincerci che tutto è opera di Dio, perché se non siamo convinti di questo è inutile che ragioniamo ulteriormente. Quando siamo convinti che tutto è opera di Dio, dobbiamo convincerci che in tutto parla Dio, perché tutte le opere di Dio sono parola. Dio in tutte le opere non fa altro che manifestare Se stesso. Convinti di questo, dobbiamo convincerci che tutte le opere sono rivolte personalmente per noi.

Dio non parla anonimamente, non parla alla massa, ma parla personalmente con me. Se parla personalmente con me, devo chiedergli che cosa mi vuol dire, perché non capisco niente. La preoccupazione di cercare di intendere la lingua di Dio, mi mette spiritualmente in movimento. Nello stesso tempo mi fa umile, mi fa buono. Invece se non penso Dio mi credo superiore agli altri. E mi preparo alle grandi rovine.

 

Paolo: Non riesco a credere che tutti gli avvenimenti sono fatti da Dio.

Luigi: Tutti gli avvenimenti sono già un linguaggio di Dio. Per imparare la lingua dobbiamo conoscere l’alfabeto di Dio, che ci viene dato nel Vangelo. Come Dio parla con noi? Cosa vuole significare in tutti gli avvenimenti?

Dio è sempre lo stesso, perché è fuori del tempo, quindi quello che ha detto duemila anni fa, è ancora quello che dice oggi. Ad un certo momento scopriamo che la parabola ce la dice ancora negli avvenimenti di oggi. Allora c’era Giuda, c’era Pietro, Caifa, Pilato e adesso ci siamo noi. Siamo noi che ci avvicendiamo alla ribalta sulla scena del mondo, ma il Maestro è uno solo. Per cui quanto più impariamo il sillabario, tanto più intendiamo il linguaggio di oggi.

Paolo: Quindi se non capiamo è mancanza di amore…

Luigi: … di approfondimento. Ritorna sempre alla sorgente.

Paolo: Perché qui dice: “Se mi amaste…”.

Luigi: Certo. Soltanto il tanto amore per Dio ci fa capire, ci rende molto attenti a Dio. Più uno abbiamo amore, interesse per Dio, più ci fermiamo con Dio. Anziché leggere giornali, giornaletti che non ci parlano di Dio, ci mettiamo ad approfondire il Vangelo. La capacità di assimilare gli avvenimenti, sapendo che sono opera di Dio, deriva da ciò che abbiamo immagazzinato dentro di noi.

Paolo: Però anche se do più tempo a Dio, mi accorgo di non capire.

Luigi: Se noi diamo del tempo a Dio, poco per volta, ci accorgiamo che qualcosa cominciamo a capire. Ad esempio cominciamo ad essere disincantati da tante passioni delle cose del mondo, e questa è già un’intelligenza, è sapienza. Anziché discutere, lottare per le cose del mondo, sperimentiamo già una certa liberazione. E poi iniziamo ad intendere che durante il giorno non siamo mai soli, che Dio ci richiama, ci suggerisce, ci accompagna. E incominciando a vivere con Lui, le cose cominciano ad andare bene. Soprattutto evitiamo di caricarci di catene. Perché se noi lo ascoltiamo, Lui ci libera sempre di più. Sapendo che Lui è, cominciamo a stabilire una sintonia. Cominciamo a rispettare tutto quello che ci manda, anche se non lo capiamo. Questo è il principio della sapienza. Questa attenzione a Dio, ci fa cambiare il nostro comportamento; e questo vuol dire che cominciamo a capire qualche cosa.

Paolo: Però il capire non ci porta subito a cambiare il comportamento.

Luigi: No, ma il cambiamento avviene senza che noi ce ne accorgiamo. Se crediamo che in un fatto c'è la mano di Dio, ci comportiamo in modo diverso. Il comportamento deriva sempre da quello che noi accettiamo. È Dio che ci cambia, man mano che lo lasciamo entrare in noi.

Lascia che quello che hai capito ti cambi. È la luce che ti cambia.

Noi siamo creature fatte di luce, è la luce che disegna in noi, che forma noi. Non dobbiamo chiuderci alla luce, rifiutare la luce. Più accogliamo la luce di Dio e più questa ci cambia, a nostra insaputa. Gesù dice che una volta che tu hai seminato il seme, che è la parola di Dio, nella tua vita, nella tua mente, sia che vegli, sia che tu dorma, quello germina naturalmente fino alla maturazione del frutto. Non dobbiamo preoccuparci di cambiare noi, ma di lasciare che la luce di Dio ci cambi.

Dobbiamo poter dire: “È stata tutta opera tua Signore”. Non sono stato io che mi sono proposto di cambiare. Infatti tutte le volte che facciamo dei programmi, il Signore ci butta tutto all’aria. Per farci capire che è Lui che fa. “Tu impara soltanto a guardare me in tutto. Lasciati fare”. Si entra nel regno di Dio con la consapevolezza che è Dio che fa tutto. Allora è una meraviglia! “Signore è stato tutto dono tuo”.

Dio opera molto meglio di noi; noi facciamo solo dei pasticci. Nel pensiero del nostro io non facciamo altro che accumulare, accumulare e ad un certo momento ci troviamo paralizzati, non ci muoviamo più. Dio invece è Uno che ci libera; e ad un certo momento cantiamo di libertà. È Lui che ci fa. È Lui che ha cominciato a farci, ed è ben in grado di portarci a compimento.

Paolo: Mi accorgo che interrogo Dio solo quando ne ho bisogno.

Luigi: Bisogna imparare a colloquiare con Dio. Se noi siamo convinti che Lui parla con noi in continuazione, anche noi dobbiamo parlare con Lui in continuazione. Siccome noi ci nascondiamo, Dio ci dice, come ad Adamo: “Dove sei?”; cioè: “Dove sei col tuo pensiero?”, “Dove stai andando? Per che cosa stai vivendo?”. Cerca sempre di fare in modo che la bussola della tua vita, collimi sempre con ciò per cui sei stato creato. Cerca di far collimare ciò per cui sei stato creato con ciò per cui stai vivendo.

Bisogna imparare ad accogliere tutto da Dio e a riferire tutto a Dio in tutte le cose; e non soltanto quando ci fa comodo. Bisogna imparare a pregare sempre, non solo a parole, ma colloquiare con un pensiero amico, con Colui che è sempre con noi.

Lui è un amico che è sempre con te: impara a camminare con questo amico.

Paolo: Mi accorgo di essere infedele a Dio con una facilità estrema.

Luigi: Certo. Non è facile. Noi con molta facilità ci lasciamo guidare dalle impressioni, dai sentimenti, dalle abitudini. Dio essendo Verità, richiede sempre da parte nostra di essere consapevoli.

La creatura umana matura molto lentamente verso la Verità. La Verità è consapevolezza, non è un atto magico. I figli di Dio sono consapevoli, conoscono Dio e si lasciano guidare in tutto consapevolmente dallo Spirito di Dio. È il tanto amore, la tanta conoscenza che ci fa amici di Dio.

Tanto più frequentiamo una persona, tanto più impariamo a conoscerla. Per cui da un minimo gesto capiamo qual è il suo pensiero. Tanto più siamo amici di Dio e tanto più siamo capaci di intendere il suo Pensiero. Ecco l’importanza di mettere del silenzio, del raccoglimento a tu per tu con Dio, per cercare di pensare, di renderci conto, di prendere consapevolezza sul senso della vita; ed imparare ad orientarci verso ciò che vale al di sopra di tutto. 

Ida: Quando abbiamo un po’ di tempo, dobbiamo mettere del silenzio. Se vogliamo, il tempo lo troviamo

Luigi: Si, perché quando abbiamo veramente interesse per qualche cosa, il tempo lo troviamo. Se parlo a delle persone che sono impegnate professionalmente dico: “Hai cinque minuti di tempo? Allora mettiti in silenzio con Dio”. Uno dovrebbe mollare tutto e mettere del silenzio per Dio. Se noi fossimo soltanto capaci di non sprecare quel tempo in cui ci sentiamo liberi di decidere come occupare il tempo...

Quando hai cinque minuti di tempo, puoi aprire una rivista qualunque, oppure puoi aprire il Vangelo. Cosa scegli?

Dio non ci osserva nelle grandi scelte, tipo andare in missione o in una trappa! Dio ci osserva nelle piccole cose; magari in un pensiero, in una parola che puoi dire o puoi non dire. Perché Dio vede se siamo fedeli allo spirito di Dio oppure no. Se noi siamo fedeli nel poco, a poco per volta, ci rende capaci ad essere fedeli nel molto. Ma se non siamo fedeli nel poco, non saremo fedeli nel molto. Dio ci osserva nel poco, nel fare o non fare, nel pensare o non pensare, nel dire o non dire.

Ida: Magari mi metto in silenzio e il pensiero corre di qua e di là; è giusto rimanere o è meglio fare altro?

Luigi: È giusto rimanere ed è sbagliato andarsene via. Perché constatando che sei una frana, perlomeno non ti illudi di essere una cima. Constata di essere una frana e chiedi pietà al Signore: “Signore, non sono nemmeno capace di rivolgerti un pensiero”. E questo ti rende molto umile verso gli altri.

Teniamo presente che il silenzio è dato dal tanto amore per Uno. Più hai amore per uno e più ti accorgi che l’attenzione verso quell’uno è silenzio, perché esclude ogni altro pensiero. Quando si ha tanta attenzione per uno, non gli è difficile escludere il pensiero per gli altri. È difficile escludere il pensiero per gli altri, quando si ha poco amore, perché si è invasi, tutti ci portano via.

Comincia ad amare uno solo, ti accorgerai che l’amore si forma dentro di te.

 

Marco: Perché è più facile pensare alle ferie che al Signore, anche se so che Dio è più importante?

Luigi: Perché noi siamo già carichi di abitudini. La nostra vita è un solco, e più il solco è profondo e più ci cadiamo dentro. Ogni azione che noi facciamo tende a diventare abitudine, per cui diventa facile. Le tante azioni ripetute, diventano automatiche. Invece le cose nuove ci richiedono una certa fatica. La penitenza è staccarci da tutto quel mondo che ci siamo costruiti quando eravamo stupidi.

Tutte le azioni che facciamo oggi, si scrivono dentro di noi, e domani ci precedono, ci condizionano. E allora la vita diventa facile, perché è il frutto di quello che abbiamo fatto ieri, l’altro ieri... E se dobbiamo cambiare qualcosa, diventa difficile; infatti la novità per noi è difficile. Da questo capiamo come ci possiamo fossilizzare, paralizzare nella nostra vita, se non teniamo presente Dio.

Se ti accorgi che diventa difficile fare silenzio, insisti molto di più, perché devi superarti: è la penitenza, è la catarsi, è sforzarsi di scegliere la cosa che vale di più.

C'è un prezzo da pagare. Noi siamo carichi di abitudini da superare e questo è il prezzo da pagare.

 

Cina: Gesù ci prepara alla vita…

Luigi: Si, Cristo ci prepara alla vita vera che è conoscere Lui. La fede deriva da questa attenzione che abbiamo alle sue parole. Più noi facciamo attenzione alle parole di Dio, più queste ci danno la capacità di credere. In caso diverso, arriverà un giorno in cui vorremmo credere, ma non potremo più, non saremo capaci di credere. Se siamo superficiali, ad un certo momento diventiamo incapaci di credere, perché crederemo solo più alle cose che vediamo e tocchiamo. Siamo alla scuola di Dio, dobbiamo fare silenzio e ascoltare.

 

Piero: Dobbiamo sempre tenere presente che siamo in cammino, per cui ci sono gli alti e bassi. L’importante è avere la consapevolezza che Dio è la cosa più importante, per cui dobbiamo sempre essere collegati a Lui.

Luigi: Più noi lasciamo entrare il Pensiero in noi, e più il Pensiero lavora in noi e ci convince dei veri valori. Il problema con Dio non si risolve lasciando (ad es. lo sci, il calcio). Comincia a lasciare entrare Dio nel tuo pensiero. Inizia a vedere se credi che tutto è opera di Dio oppure no. Man mano che questo Pensiero entra dentro di te, la sua luce comincia ad illuminarti. E’ la sua luce che ti cambia. Cosa vuol dire che ti cambia? Che ti fa vedere la cosa più importante e la cosa meno importante; ad esempio tra un fratello e il denaro.       

Il più delle volte sbagliamo le valutazioni perché la luce di Dio non è entrata in noi sufficientemente. Più noi lasciamo entrare Dio nel nostro pensiero, e più Dio ci illumina sui valori. Convinti dei veri valori, diventa facile lasciare una cosa che vale meno di Dio ed è facile scegliere Dio.

La capacità di volere deriva dalla consapevolezza dell’importanza di una cosa. Dio opera convincendo non imponendo. La Verità è consapevolezza, per cui i figli di Dio sono consapevoli, sanno quello che vogliono, hanno in se stessi la ragione di ciò che vogliono. Se teniamo presente Dio, ci accorgiamo che la sua luce entra in noi e ci cambia. Se non teniamo presente Dio facciamo niente, e al termine della vita ci rendiamo conto che abbiamo fatto niente tutta la vita.

 

Marco: Lui entra in noi, ma se noi lo lasciamo entrare: tocca a noi fare il primo passo.

Luigi: No, anche il primo passo è dono di Dio. Da parte nostra c'è soltanto il difetto. La luce di Dio bussa alla nostra porta e se apriamo la porta, il dono è della luce che ci chiamava. Se la luce non bussa alla nostra porta non andiamo ad aprire. Dio è il Creatore di tutto ed è l’Iniziatore di tutto; tutto è dono di Dio, il difetto è solo nostro.

 

Pinuccia B.: “Io ve l’ho detto adesso prima che avvenga” ce lo sta dicendo a noi adesso affinché noi crediamo alle sue parole.

Luigi: Si, perché la fede è un cammino progressivo, crescente. Dio è il primo che parla a noi e in quanto parla ci chiede un atto di adesione, di fede. Se Dio non parla noi siamo niente; infatti noi siamo una parola di Dio, tutta la creazione è parola di Dio.

L’iniziatore è sempre Dio, il principio è Dio. Dio è colui che inizia e ci chiede l’ascolto, che è già un atto di fede. Più ascoltiamo e più diventiamo capaci di credere sempre di più, fino ad arrivare a capire le sue parole.

 

Pinuccia: Ogni cosa che Gesù dice poi si compie.

Luigi: Si. “Io vi dico le cose prima che avvengano”, ogni giorno Lui ci dice questa parola, affinché quando queste cose avverranno, constateremo che è stata tutta opera sua, che la parola si realizza: “Sei Tu che fai tutte le cose”.


ciclo B - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

 

Gv 14,29: “Ve l’ho detto adesso prima che avvenga, perché quando avverrà voi crediate”.

(21.11.1987)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Luigi: Qui dice: “Io vo dico queste cose prima che i fatti avvengano, affinché, quando avverranno voi possiate credere”, cosa dice a noi questo? Ci insegna che la parola di Dio arriva a noi prima dell’avvenimento, per cui se noi accogliamo la parola e la portiamo in noi, avremo la capacità di intendere il significato dell’avvenimento che accadrà; altrimenti saremo sorpresi dall’avvenimento.

L’intelligenza dell’avvenimento e la possibilità di credere che l’avvenimento è voluto da Dio, dipende dalla parola che noi abbiamo interiorizzato. Questo ci fa capire che la parola di Dio anticipa il tempo. Ora, naturalmente coloro che non la credono non ricevono questo anticipo, e non hanno la possibilità di intendere l’avvenimento, cioè non hanno la possibilità di vedere la mano di Dio nell’avvenimento. Perché la capacità di leggere dipende da quello che si ha interiorizzato. Ma come si può interiorizzare una cosa se prima non arriva la cosa stessa?

Ecco, Dio parla prima dell’avvenimento, e ci fa capire come tutto avviene nel regno di Dio. Nel regno di Dio prima c’è la parola e poi c’è l’avvenimento. Se interiorizziamo la parola, questa ci rende capace di leggere l’avvenimento, di intendere il pensiero di Dio.

Franco: Ma questo che sta per accadere è paragonabile a quello che dice Gesù in merito alla fine dei tempi?

Luigi: Certo. Qui dice “Io vi dico queste cose prima che avvengano”, considerala in senso universale. Dio parla le cose prima che avvengano; anche quando parla di giudizio universale, della fine del mondo. “Io vi dico queste cose affinché siate fatti capaci di evitare il danno di questi avvenimenti”.

Se tu vedi la presenza di Dio nell’avvenimento, eviti di subire la tragedia dell’avvenimento. Tu non vedi la presenza di Dio in quanto non sei capace di leggerlo. Che cos’è che ti rende capace di leggere, di intendere, di vedere? E’ quello che hai interiorizzato. Allora, bisogna che la parola di Dio arrivi prima dell’avvenimento per darti la capacità di intenderlo. Tu intendi con quello che hai dentro.

 

Guido: Bisogna comportarsi come se lui fosse già risorto.

Luigi: Se noi abbiamo accolto la parola di Dio, questa ci dà la possibilità di capire. “Ah, lo sapevo che doveva succedere questo”, capiamo il significato, e quindi ci aspettiamo la resurrezione.

 

Teresa: La parola di Dio è luce. Tutti gli avvenimenti la potenziano, ma senza la parola…

Luigi: E’ la parola di Dio che ti illumina l’avvenimento, non è l’avvenimento che ti illumina la parola. Se non hai la parola, non hai la possibilità di leggere l’avvenimento. Allora la parola ti deve annunciare l’avvenimento prima dell’avvenimento, perché ti deve creare lo spazio per interiorizzare la parola.

Teresa: Poi l’avvenimento è una conferma della parola.

Luigi: L’avvenimento conferma in quanto hai la parola.

 

Pinuccia A.: L’annuncio ci vien dato anche per stimolare la speranza.

Luigi: L’annuncio è parola, e arriva prima dell’avvenimento. L’importanza dell’annuncio sta nel fatto che se l’accolgo, se lo interiorizzo mi dà la possibilità di leggere l’avvenimento. Altrimenti non ho la possibilità di leggere l’avvenimento, resto sorpreso.

Pinuccia A.: Non avessi questo annuncio non potrei nemmeno sperare nella cosa.

Luigi: Certo. L’annuncio, proprio perché è parola di Dio, mi fa capire il significato dell’avvenimento. Il significato è sempre nel Pensiero di Dio, perché Dio opera tutto per salvarci. E’ come il chirurgo che ti deve operare e ti dice “sta tranquilla che l’operazione è per la tua salvezza”; in tal modo puoi affrontarla con serenità. E’ la parola che ti dà la possibilità di sopportare.

 

(?): C’è una fede che è conseguente all’annuncio.

Luigi: Dobbiamo interiorizzare l’annuncio, dobbiamo portarlo dentro di noi. Ed è ciò che diventa la chiave di lettura. E’ come una lingua straniera: diventi capace di interiorizzarla nella misura in cui la studi prima di trovarti in un paese straniero. Quindi, nella misura in cui interiorizzi, quindi che credi alla parola, hai la possibilità di intendere la realtà in cui ti troverai. Il regno di Dio è per noi un paese straniero, nel pensiero del nostro io; soltanto se noi interiorizziamo la parola di Dio siamo fatti cittadini del regno di Dio, dello stesso paese.

(?): “Perché quando avverrà voi crediate” è una fede conseguente all’avvenimento. 

Luigi: Conseguente in quanto vedi la conferma. Per cui “…affinché crediate che sono io”, dice altrove, cioè “che sono io in tutto”. Davanti allo stesso avvenimento c’è chi non ha la possibilità di intendere, e trova la delusione, e chi l’ha interiorizzato, e trova la conferma.

 

Maria Pia: Credo in quanto ho interiorizzato. L’importante è ascoltare, meditare, per arrivare a vedere il suo regno in tutto.

Luigi: Prendiamo ad esempio il Natale. I pastori ricevono l’annuncio e credono; non avessero creduto all’annuncio non sarebbero partiti, non avrebbero capito; o se avessero visto il bambino senza ricevere l’annuncio, l’avrebbero considerato come un bambino qualunque. Questo per dire che il collegamento tra l’annuncio dell’Angelo nella notte santa e la loro dedizione, quindi la partenza per andare a vedere, consente di trovare la conferma nel vedere l’avvenimento, e dire: “è proprio così”.

 

Luigi: La parola di Dio è di una importanza enorme, perché ci dà la possibilità di leggere le opere di Dio. Per cui abbiamo la parola e abbiamo l’opera; ma chi ci dà la possibilità di leggere l’opera è la parola, se l’abbiamo interiorizzata. Se non l’abbiamo interiorizzata siamo sprovveduti di fronte all’opera, è per noi un linguaggio straniero che non capiamo, e non possiamo capire, perché non vediamo il pensiero. Ora, chi ci dà la possibilità di vedere il pensiero è la parola, se la parola la accogliamo da Dio. Allora sappiamo che l’avvenimento è opera di Dio e sappiamo che c’è un pensiero di Dio, “ce la detto prima”.

Noi leggiamo con quello che portiamo dentro di noi. Tutti quanti noi siamo dei commentatori di fronte ad ogni avvenimento; e ogni avvenimento ognuno lo interpreta secondo quello che ha dentro. E’ per questo che ognuno da interpretazioni diverse di fronte allo stesso avvenimento.

Se siamo attenti ci accorgiamo che Dio dice a noi gli avvenimenti prima che accadano, per darci la possibilità di intenderli; perché Dio opera molto bene. Quindi prima di fare le cose, Lui ci fa arrivare la luce sulle cose che farà nella nostra vita.

 

Amalia: (?)

Luigi: Certamente. Non faremmo altro che vedere sempre e in tutto Dio che parla con noi. E quando vediamo Dio che parla con noi in tutto, non tremiamo più per niente. Siamo pensati, siamo conosciuti. Le nostre parure emergono quando crediamo di essere in balia del destino o degli avvenimenti o del caso.

 

Silvana: “…quando avverrà voi crediate”, sarebbe un constatare più che un credere.

Luigi: Constatando credo che tutto è opera di Dio; diventa una conferma. Se l’avvenimento mi è stato predetto, quando si realizza capisco che è voluto, quindi vedo che c’è uno che fa le cose. Invece l’avvenimento che arriva a “caso” mi lascia nello sconcerto, nella paura. Se l’avvenimento mi è predetto e ho creduto, capisco che è programmato, che c’è un regista che coordina tutte le cose, che le cose sono finalizzate, e se sono finalizzate da Dio, vanno a finire bene.

Noi in realtà non moriamo per gli avvenimenti, noi moriamo per la paura. E’ la paura che ci distrugge, prima dell’avvenimento stesso. Ora, c’è la paura perché non vediamo programmato l’avvenimento, non vediamo un regista, non vediamo il regno di Dio.  Infatti Gesù dice “moriranno di paura”, parlando della fine dei tempi. E la fine dei tempi è ciò che accade nella vita di ogni uomo: si muore di paura.

 

Franca: Pensavo all’importanza di credere in Dio Creatore, non c’è nulla che capiti che non sia voluto da Lui.

Luigi: Quello è il fondamento: non avere altro Dio come creatore. Uno solo è il creatore. Ho detto molte volte che questo è il fondamento, ma non basta. Non basta dire “Dio c’è, Dio opera”, ma devo essere fatto capace di leggere, di intendere; e si legge e si intende quando si arriva a vedere il pensiero di Colui che opera. Ora, chi mi dà la possibilità di intendere il pensiero è la parola di colui che opera. Per cui quanto più ho interiorizzato, meditato, studiato la parola, tanto più questa diventa il sillabario, la grammatica che mi insegna a leggere. Ora, più studio la grammatica e più sono capace a leggere.

Nella parola, Dio, ci rivela il suo pensiero; infatti al centro della frase c’è il verbo, e il verbo è quello che ci illumina. Le cose arrivano a noi senza verbo, ma se il verbo è dentro di noi, possiamo vederlo nelle cose, e le possiamo leggere.

Accetta da Dio e leggi il pensiero di Dio nelle cose.

Franca: Lui ci fa arrivare la parola prima che le cose avvengano. Per cui noi sappiamo che non c’è niente che non sia voluto da Dio, quindi bisogna imparare a vivere nel modo di Dio.

Luigi: Cercate prima di tutto il regno di Dio”, questo vuol dire “impara a leggere il pensiero di Dio in tutte le cose, perché tutto è opera di Dio e se è opera di Dio, tutto porta a te il pensiero di Dio. Allora, tutte le creature, tutte le cose, tuti gli avvenimenti, sono “l’asinello” su cui arriva il Figlio di Dio nella sua Gerusalemme, per entrare nella nostra vita (Gerusalemme rappresenta la nostra anima, e la nostra anima la nostra vita). Quindi l’avvenimento è il mezzo attraverso cui il Verbo di Dio entra nella nostra vita.

 

Fabiola: Pensavo al discorso che Gesù fa sulla fine dei tempi. Parla di guerre, distruzioni…

Luigi: E’ tutto quello che avviene nella nostra vita. Noi, come i discepoli, ammiriamo le cose del mondo, le opere degli uomini (loro ammiravano il Tempio), e Lui dice “non resterà pietra su pietra”. Domani faremo l’esperienza che non rimane pietra su pietra; se l’avremo ascoltato potremo dire “me l’aveva detto”. E’ inquadrato in un pensiero superiore. E’ necessario che tutto passi, perché si riveli la verità.

Tutto è un annuncio. Per cui se incominci a cercare Dio ti accorgi di quante guerre, di quanti terremoti succedono intorno a te; perché incomincia ad avere una mentalità diversa da quella del mondo. Tutto incomincia a scatenarsi attorno a te. Però puoi dire “Dio me l’aveva detto”; quindi non resti sorpresa, era previsto, rientra nel piano, ha una funzione, ha un significato. La fine del mondo non va intesa come fine del pianeta, ma è un qualcosa che avviene nella tua vita. E quanto più tu inizi ad alzare gli occhi verso Dio, verso la verità, tanto più ti accorgi che le cose stanno avvenendo.

Fabiola: Però Gesù dice che quel giorno lo sa solo il Padre.

Luigi: Nel senso che soltanto guardando il Padre intenderai quel giorno. Dicendoti “guarda che la cosa arriva da lì”, ti orienta al luogo. Soltanto guardando da- intendi.

Gesù dopo aver parlato di tutti questi disastri, e guerre, e pestilenze, ecc., conclude dicendouno sarà preso a l’altro lasciato”; per dire che il problema è tutto personale.

Fabiola: E quando dice che “i figli si solleveranno contro i padri”?

Luigi: Gesù dice “non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Sono venuto a portare la divisione. Perché d’ora innanzi nella stessa famiglia due saranno contro tre e tre contro due. I padri si volgeranno contro i figli e figli contro i padri”. Lui porta un amore, e quando uno porta un amore, porta una conflittualità, perché amare vuol dire separarsi dall’ambiente precedente per incominciare a vivere per altro. E naturalmente si crea la conflittualità. Il mondo ti accetta in quanto tu gli appartieni, ma il giorno in cui gli dici “io non ti appartengo più”, nasce la conflittualità. La parola di Dio te lo dice prima, se la custodisci comprendi.

 

Domenico: Gesù dice “se hanno odiato me odieranno anche voi”. Io la vedrei anche come contro prova. Noi magari crediamo di andare bene, ma se nessuno ci odia piò essere un campanello di allarme. Si può pensare di essere nel giusto cammino, ma se poi tutti ti applaudono c’è qualcosa che non va.

Luigi: Certo. Infatti il Signore dice “guai va voi quando diranno bene di voi”, perché vuol dire che appartieni ancora a quel mondo.

 

Luigi: Quel credere non è ancora capire. Tu vedi in quanto è stato previsto. Cammini andando di conferma in conferma; diventa una fede crescente, che ti dà la possibilità di impegnarti in ciò che ancora non conosci, di lanciarti in un mondo ancora non conosciuto, il mondo dello spirito, e che conoscerai veramente. E quando conoscerai veramente la fede non ci sarà più, la speranza non ci sarà più, perché toccherai con mano, cioè esperimenterai la Presenza.

La fede tende a rafforzarsi, e si rafforza in quanto constata “le cose sono proprio così”, più constata più cresce. Faccio sempre l’esempio del Cottolengo, che davanti alla suora preoccupata dell’ultima moneta rimasta, lui la prende e la getta via dicendo “vedrai quella moneta domani cosa ti farà arrivare”; e l’indomani arriva tuto il cibo necessario. Per poter fare un gesto così, ha avuto tante prove sula Provvidenza divina. Era totalmente sicuro, aveva una grande fede, era certo che è proprio Dio che fa tutte le cose. A quel punto uno è libero.

La fede cresce nella misura in cui può dire “è proprio così”. Tanto è vero che molti iniziano con la fede è poi di fronte agli avvenimenti restano sconcertati, e incominciano a tentennare; perché non hanno interiorizzato la parola di Dio. Chi invece l’ha interiorizzata se li aspetta, e la fede cresce, cresce fino a quel punto in cui uno può liberamente, puramente dedicarsi alla ricerca di quelle cose che non possono essere date se non sono cercate.

 

Rita: Dicendoci le cose prima ci spiana il cammino.

Luigi: Quando uno può dire “è vero”, poi di nuovo “è vero”, ad un certo momento è tutto vero, e lì metti le ali.

 

Pinuccia A.: L’avvenimento che segue la parola si comprende se si è interiorizzato la parola

Luigi: Tutto avviene per opera di Dio. Se io ho la parola di Dio trovo la conferma, se ho un’altra parola trovo la contraddizione.

Pinuccia A.: L’avvenimento segue la parola indipendentemente dal mio aver interiorizzato la parola.

Luigi: Certo. Soltanto che ti chiusi fuori.

Si resta fuori in quanto non si riesce a capire più niente. Domenica scorsa ho detto che Dio si annuncia in un crescendo di assenza e si fa conoscere in un crescendo si presenza. Tutta la creazione è annuncio di Dio, ma non vedremo mai arrivare Dio nella creazione. Se ci aspettiamo di vedere Dio che ci dice “sono qui”, non lo vedremo mai. “Non aspettatevi di vedere il regno di Dio fuori”. La verità abita dentro di noi. Quindi se ci fermiamo all’annuncio, all’apparenza delle cose, si conclude con l’assenza di Dio, si conclude con la morte di Dio. E’ la conoscenza che ci reca un crescendo di presenza. La conoscenza è personale, è dentro. Quanto più conosciamo Dio, tanto più diciamo “è proprio così’”, e tutti gli avvenimenti sono una conferma della presenza di Dio. Se invece riceviamo gli annunci di Dio e non abbiamo la conoscenza, gli annunci diventano assenza. Per cui l’assenza di Dio diventa una conferma di presenza, per chi conosce.

 

Pinuccia B.: Siamo chiamati a vedere Dio in tutto. Questo sarà possibile nella misura in cui interiorizziamo le sue parole.

Luigi: “Sarete veri miei discepoli se resterete nelle mie parole”. E’ importante restare nelle sue parole, perché restando si conosce la verità. Tutte le parole del Signore vanno meditate molto attentamente, perché sono preziosissime; sono parole di Dio, quindi illuminano i fatti di Dio. Ciò che illumina è la parola. Perché noi vediamo il fatto, ed è la parola che l’Altro ci dice che ci aiuta a capire il significato, che illumina l’avvenimento. Altrimenti l’avvenimento ci lascia con il punto interrogativo. Chi ci dà la possibilità di leggere è l’intenzione; e l’intenzione ci viene da Dio attraverso la parola.

* * *


Ciclo C - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 14,29: “Ve l’ho detto adesso prima che avvenga, perché quando avverrà voi crediate”.

(14.03.1992)

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Nino: Sappiamo che tutto ha un significato e un significato positivo.

Luigi: Tutto è contemplato. Ti senti conosciuto.

 

Delfina: C’è la necessità di essere preparati nelle cose.

Luigi: E’ tutto un problema di conoscenza. Dio parla prima, parla in anticipo, affinché non ci smarriamo a causa delle cose. “Vi dico queste cose prima che avvengano affinché voi sappiate”. Questo ci fa capire che tutto è in mano sua.

Se uno ti dice “guarda che domani tu incontrerai il tale”, e poi tu lo incontri, capisci che è lui che fa tutto. In quanto non è il tale che incontra te, ma è lui che lo fa venire. Se uno ti può dire “domani ti succede questo”, è perché è lui che lo fa avvenire. Non fosse lui a fare gli avvenimenti, non potrebbe in anticipo dirti “ti succederà questo”. Questo vuol dire che tutte le cose sono sue.

 

Marisa: Gesù ci dice che ci lascia la pace, che se ne va, che va al Padre, che ritorna e che Lui e il Padre faranno abitazione in noi. Ci descrive tutto. L’unica cosa è restare in questa parola.

Luigi: Infatti Lui dice che noi siamo veri suoi discepoli se restiamo nelle sue parole. Quindi valgono soltanto le sue parole; sono queste che ci sostengono fino ad arrivare al Padre.

 

Domenico: Ci dice queste cose prima per farcele desiderare.

Luigi: Sì, e nello stesso tempo per farci capire che tutto è già contemplato. Tu non sei in balia di eventi: c’è un programma, e questo programma è determinato da Dio. Dio ha programmato per te il momento della nascita in un certo punto dell’universo, e ha determinato la tua partenza dall’universo. Tutto ha un significato, che sta nel farti giungere alla conoscenza di Dio, cioè alla vita eterna. Il programma è finalizzato, ed è finalizzato per una pienezza di vita. “Io sono venuto perché abbiano una vita, e una vita sovrabbondante”. Il fine è questo: Dio è venuto a condurci a una vita sovrabbondante.

Ora, quando tutto è programmato per questa vita sovrabbondante, che cosa può farti paura? Tutto è già assicurato, non agitarti. Noi corriamo un rischio solo: quello di morire di paura. Se tutto è programmato, possiamo stare tranquilli, dobbiamo lascia fare. Invece agitandoci moriamo di paura, moriamo di fantasia. E’ una fantasia che ci fa morire. Infatti il malato immaginario muore.

 

Giovanna: Tutto è programmato da Dio.

Luigi: Nota bene: è programmato per la nostra felicità eterna, per la nostra pienezza di vita. Di che cosa dobbiamo aver paura? Dio, il creatore dell’universo, il padrone, il Signore di tutte le cose, ha già programmato la nostra felicità eterna, la nostra sovrabbondanza di vita, la pienezza di conoscenza. Allora, dormiamo tranquilli, non agitiamoci per niente.

Giovanna: E’ tutto programmato da Dio, ma abbiamo bisogno del Cristo che ce lo dica prima che avvenga.

Luigi: E’ lui che ci fa capire le cose, che è tutto programmato. Senza di Lui non capiamo niente, moriamo di paura. Senza di Lui troviamo i leoni sulla strada; tutt’al più dobbiamo sperare che siamo leoni cattolici.J Sono proprio le parole che ci fanno capire che tutto è programmato. E’ Lui che vede la verità. Lui è il Figlio. Noi non possiamo passare dal frammento al tutto; nel frammento moriamo di paura. E’ soltanto colui che vede il tutto che ti può rivelare il tutto. Il tutto è come un mosaico, chi ha presente il mosaico capisce e fa capire il senso del singolo tassello. Chi non ha presente il tutto vede solo le pietruzze, vede confusione. “Nessuno può salire in alto se non colui che discende dall’alto”. E’ il tutto che ci fa capire il senso del frammento. Ma noi da soli non possiamo salire dalla terra al cielo, non possiamo passare dal tempo all’Eternità. E’ chi viene dall’Eterno che ti può condurre all’Eterno.

 

Franca: E’ importante ascoltare le parole del Cristo.

Luigi: Se Lui non ti parla ti spegni, diventi cenere.

 

Franca: Dicevi con Franco che nel momento in cui non c’è più la presenza fisica e non ancora la presenza spirituale, siamo sostenuti dalle parole, dalla promessa.

Luigi: C’è la promessa di una Presenza. Se uno anziché morire ti dice “vado fino a Torino e poi ritorno”, sei sostenuta su questa parola. Perché morire e andare a Torino è la stessa cosa, in quanto si perde una presenza; la differenza sta nel fatto che chi va a Torino dopo un po’ di tempo ritorna, chi muore non torna più. Cristo fa una promessa: “ritorno”. “Non vi lascio orfani”, quindi siamo sostenuti da una promessa di una Presenza; e la promessa di una Presenza dà già vita.

 

Silvana: Può succedere che la creatura che ha messo Dio prima di tutto non incontri il Cristo mentre è ancora in vita sulla terra, e che lo incontri dopo morta?

Luigi: Tu già morendo lo incontri. Noi siamo condizionati dal nostro corpo, da tutte le presenze attuali, che premono su di noi. Ma man mano che il tuo corpo si disfa, che se ne va, tu percepisci la realtà di tutto il tuo mondo, e al centro di questa realtà c’è il Cristo storico. Per cui prendi consapevolezza di questo. Se dentro di te è maturata la giustizia essenziale, l’attrazione per il Padre, incontri quella realtà. La realtà del Cristo storico, che ci sia stata duemila anni fa, che ci sia stata cinque secondi fa non c’è nessunissima differenza nel nostro piano personale. Quindi man mano che scade il tuo corpo tu percepisci la realtà che è presente. La scienza stessa sta arrivando a questa presenza, sta contemplando il fatto che tutti gli avvenimenti non sono passati, ci sono ancora, si tratta di percepirli, ma ci sono. Non esiste il passato. Quindi arriverai a capire, e lo potrai dire tu stessa con Dio: “prima che Abramo fosse io sono”.

 

Pinuccia A.: Hai detto che morendo incontro il Cristo storico? Incontro la persona del Cristo?!

Luigi: Tu non puoi arrivare alla persona del Cristo se non attraverso il Cristo storico. Se non ci fosse stato bisogno del Cristo storico non sarebbe venuto. Quindi è un’essenzialità. “Senza di me fate niente”, te lo dice anche storicamente. Altrimenti ti mandava un Gandhi, un Budda, un profeta qualunque. Perché c’è bisogno del Cristo storico? E’ un bisogno per ogni uomo. E’ una funzione essenziale. Questa essenzialità noi la coglieremo.

 

Franco: Se restiamo nelle parole del Vangelo siamo condotti assieme ai discepoli di duemila anni fa al monte dell’ascensione al Padre.

Luigi: Certo. Le parole di Gesù sono per tutti, per ogni uomo, di ogni età e di ogni luogo; sono il punto fisso di riferimento e di passaggio. Sono il punto che collega la terra col cielo.

 

Pinuccia B.: Ogni uomo constaterà che quello che Lui ci ha detto, ce la detto prima affinché quando si compie possa credere. Quindi chi non ha incontrato il Cristo storico prima della morte fisica lo incontra dopo la morte. Ma se lo si incontro dopo la morte fisica, allora è possibile fare il cammino sulle sue parole anche dopo morte?!

Luigi: Tu preoccupati adesso di entrare con quello che Dio ti dà. Non preoccuparti degli altri.

 

Franco: Gesù Cristo è una realtà fisica.

Luigi: Certo. Ed è da capire cosa si intenda per realtà fisica. Noi siamo pieni di parole, ma parole che non dicono niente. Realtà fisica è una di quelle parole che dice niente. J

 

Pinuccia B.: Nel ’78, durante l’ostensione della Sindone, come la vidi ebbi la luce di comprendere come le distanze e il tempo fossero annullati.

 

 

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N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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