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Incontri del Sabato ciclo B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

XVII,20: “E prego non soltanto per essi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me”

 

 

ciclo B - presso Casa di Preghiera:

 

 (21.05.1988)

 

Luigi: Per quelli che per la loro parola crederanno in me, cioè “per la parola di quelli che tu mi hai dato, quindi dei tuoi discepoli”; perché chi è discepolo del Cristo si comporta e parla come Cristo, quasi a dire che anche in loro c’è Lui. Per cui chi non crede nei discepoli del Cristo, non crede in Lui perché anche quando crediamo di comportarci verso le creature, in realtà ci comportiamo verso Dio, perché è Lui che parla con noi in tutto.

(?): Quindi il rapporto è sempre con Dio?

Luigi: Si, è sempre con Dio. Ci fa capire che più siamo in sintonia con Dio, più Dio stesso parla in noi. San Paolo dice: “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me”. Cristo stesso dice: Le parole che vi dico, non sono io che le dico, ma è il Padre in me che compie le sue opere”, per cui “voi rispondete al Padre”. Chi rifiuta me non rifiuta me, rifiuta il Padre che mi ha mandato: “io pensavo di rifiutare un uomo, invece sto rifiutando Dio, se mi parla di Dio”.

 

Paola: Quindi è lo Spirito Santo che suscita le parole da dire.

Luigi: Certo, è lo Spirito di Dio, se sei in sintonia con Dio. Pensa soltanto a Dio e poi Dio penserà a farti parlare, a farti pensare. Tu guarda Dio!

 

Giovanna: Lui che prega è Lui che opera.

Luigi: Tutto ci viene da Dio, tutto, niente escluso. Se Dio non opera cadiamo nel nulla. Se Dio non parla moriamo. Se noi stiamo su è per grazia di Dio, è perché Dio parla e ci fa arrivare qualcosa di Sé. Lui è il vivente, noi viviamo in quanto partecipiamo, ma se Lui non ci dà la possibilità di partecipare, cadiamo nel nulla e sperimentiamo il nulla: Senza di me fate niente. Dio non ci ha creati, Dio tutti i giorni ci crea. Noi siamo pensati in continuazione da Dio, noi siamo un pensato di Dio, tutti i giorni siamo pensati da Dio. E’ lì il guaio: noi pensiamo di essere soli, ci sentiamo soli e ignoriamo che in continuazione siamo pensati da Dio. Se Lui non ci pensasse cadremmo nel nulla. Lui solo è. E’ Lui che ci fa essere. E come ci fa essere? Pensandoci.

 

Franco: Lui non prega per il mondo, prega per quelli che il Padre gli ha affidato, cioè per chi ha riconosciuto Dio creatore. Il fine della preghiera è di portarci a conoscere la verità.

Luigi: Lui non è venuto per fare gli interessi del mondo, perché il mondo ha uno scopo ben preciso. Il mondo è fatto per l’uomo, affinché l’uomo si occupi di Dio. Noi non siamo stati creati per mantenere il mondo, è Dio che lo mantiene; noi siamo stati creati per capire il significato del mondo. Tutto il mondo è stato creato per noi, affinché noi liberamente pensiamo a Dio, ci occupiamo di Dio, conosciamo Dio. Tutta la creazione serve ad ognuno di noi personalmente e ci serve senza disturbarci minimamente, è silenziosissima; però noi dobbiamo pensare Dio. Se invece non pensiamo a Dio, ad un certo momento, tutta la creazione ci disturba, fa rumore per dirci: “Guarda che non stai compiendo la tua funzione”. Tutte le creature ci servono, ma se noi serviamo Dio. Se non serviamo Dio, tutte le creature, ad un certo punto, si ribellano contro di noi perché non compiamo la missione per cui loro esistono. Tutte le creature esistono affinché noi abbiamo a cercare e ad occuparci di Dio; per cui non cercando Dio, non solo tradiamo Lui, ma tradiamo anche tutta la creazione; avremo tutti contro di noi: Dio, la creazione e tutte le creature, perché non abbiamo cercato Dio. Tutta la creazione geme e soffre dentro di noi se noi non cerchiamo Dio.

Franco: Lui prega, ci chiede che cosa fare, oppure…

Luigi: Lui prega per noi. Chi prega eleva. Gesù eleva affinché noi abbiamo ad elevarci con Lui; ci sta portando al Padre. Lui va al Padre affinché anche noi andiamo al Padre.

Dio per sei giorni creò tutto l’universo e gli uomini e poi si ritirò nel suo riposo, il sabato, affinché noi entrassimo nella sua pace. Lui si ritira non perché ha bisogno di riposarsi, infatti come dice san Paolo, Lui anche nel sabato ha continuato ad operare, ma perché anche noi possiamo entrare nel suo riposo, nella sua pace, cioè nel sabato senza sera, nella vita eterna.

 

Silvana: Prego anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; ma si giunge a Cristo per una parola specifica che arriva da qualcuno che incarna il Cristo. Chi non ha la possibilità di incontrare qualcuno che parli del Cristo, come giunge al Cristo?

Luigi: Col filo d’erba.

Silvana: Perché allora qui dice per la loro parola?

Luigi: Tutta la creazione ci parla di Cristo, tutto l’universo è discepolo, perché tutto ci parla di Dio. Cristo è la conclusione, il Pensiero di Dio in tutta la sua opera. La creazione è un discorso e quando uno fa un discorso tende a comunicare un pensiero, a manifestare un pensiero. Il pensiero è quello che arriva all’ultimo, la conclusione della conversazione, quel “ho capito”. Quando il pensiero è comunicato le parole sono passate, ma il pensiero è rimasto. E’ il pensiero che ci cambia. Quando abbiamo capito siamo trasformati. 

Tutta la creazione di Dio è un discorso che Lui fa con ognuno di noi. Al centro di questo discorso c’è il pensiero di Dio che vuole comunicarsi, e il Pensiero di Dio è il Cristo. Per cui all’ultimo della creazione, io trovo il Cristo che è il Pensiero di Dio. Tutta la creazione mi convoglia; il filo d’erba è un tratto del discorso che Dio mi sta facendo. Se io fossi capace a “restare” nel filo d’erba arriverei al Cristo. Così anche gli uomini, la storia, gli avvenimenti: sono un tratto di questo discorso che mi conduce a Cristo, quindi sono dei sentieri che mi conducono alla meta, che è il Pensiero di Dio.

Abramo desiderò vedere il mio giorno, Abramo visse duemila anni prima di Cristo, ma desiderò vedere il pensiero di Dio, perché Dio gli stava sconvolgendo tutta la vita: gli faceva una promessa e poi la buttava in aria, gli mandava un figlio e poi gli chiedeva di ridarglielo, e lui non capiva più niente. “Qual è il tuo pensiero? Mi dici una cosa e poi ne fai un’altra”. Era per suscitare in Abramo il desiderio di capire. Infatti quando ci sono delle contraddizioni, uno fa delle domande.

Dio sta conversando per portarmi a desiderare di vedere il suo pensiero e il suo pensiero è Cristo, è la conclusione del discorso, perché è nel fine che tutto si illumina. Prima del fine invece ci sono le contradizioni: io apparentemente devo andare là, ma perché devo fare questi giri? Quando arriverò là capirò perché dovevo fare quei giri.

Il fine è Cristo, allora tutte le cose mi convogliano là se ho interesse per Colui che mi sta parlando; perché se non ho interesse, Lui può dire tutto cosa vuole, ma non faccio attenzione e non arrivo mai al Pensiero; sento soltanto dei rumori, ma penso e mi occupo di altro. Dio attraverso tutte le sue opere ci convoglia al suo Pensiero.

 

Franca: Gesù continua la sua missione in questi apostoli, quindi quando Lui dice al Padre: “Le parole che tu mi hai dato, io le ho date a loro”, intende quelli che crederanno alla parola del Padre.

Luigi: Chi è mandato dal Padre parla del Padre e non parla di altro. Ci sono creature che parlano di se stesse, vogliono essere al centro di tutto; ce ne sono altre che parlano di un’istituzione, di una regola, di politica, di società e ce ne sono alcune che parlano di Dio, che sono mandate da Dio. Perché ognuno parla di ciò che ha nel cuore, quindi è mandato da ciò che ha nel cuore. Se dentro di noi portiamo Dio, allora Dio ci fa parlare; ma se dentro di noi abbiamo altri interessi, parliamo di altri interessi. Quindi Gesù non prega per il mondo, ma per coloro che portano Dio nel loro cuore.

 

Rita: Sono tutti passaggi che Gesù, a poco a poco, ci fa fare per portarci a essere una cosa sola con Dio. Quindi ci apre la strada, ci indica quello che deve avvenire per ciascuno di noi, se crediamo in Dio e se vogliamo arrivare a Lui.

Luigi: Certo.

 

Pinuccia B: Prego non solo per essi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno, cioè prega per tutti quelli che credono in Lui.

Luigi: Prega per tutti quelli che sono attratti dal Padre. Per cui attraverso questa preghiera finale Lui affida al Padre non il mondo, ma quelli che il Padre ha preso dal mondo. “Attratti”, quindi “presi” al mondo, li ha affidati a Cristo e Lui ora li affida di nuovo al Padre, perché è tutto un processo di maturazione. Lui prega per quelli che arrivano a questo livello. Il mondo non può essere affidato al Padre, perché il mondo non vede il Padre, non vede lo Spirito e quindi ha bisogno di altre trafile.

 

Pinuccia B: Questa preghiera di Cristo è attuale e universale, fuori dallo spazio e dal tempo.

Luigi: E’ per farci capire che è per tutti quelli che hanno interesse per Dio. Per cui è un passaggio che interessa tutti, ognuno di noi.

 

Pensieri conclusivi:

 

Giovanna: Dobbiamo copiare da Gesù che non fa niente se non lo vede fare dal Padre.

Luigi: Si, ma il copiare non mi piace come termine, perché quando uno copia sbaglia sempre, bisogna essere originali.

 

(?): Siamo obbligati a fermarci per vedere e per capire.

Luigi: Siamo consigliati, Dio ci propone, non esercita un’autorità. Lui ci rispetta terribilmente. Quando uno ama rispetta moltissimo, perché sa quanto ci ha pagato caro…

 

Rita: Vivendo nel pensiero di se stessi si muore sempre di più, vivendo nel Pensiero di Dio si vive sempre di più.

Luigi: E in che modo si muore…

 

* * *


ciclo C - presso Casa di Preghiera:

 

Gv XVII,20: “E prego non soltanto per essi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me”

 

(15min 23sec)

(27.02.1993)

 

 “E per essi io santifico Me stesso…”

 

Silvana: Questo versetto specifica bene che la santificazione dipende proprio dalla parola capita, perché è questo che fa appartenere.

Luigi: Certo, infatti Lui aveva già detto: “non prego per il mondo”, quindi il mondo è escluso. Notiamo bene, Gesù dice: “Io sono venuto a salvare il mondo” (Gv 12,47), “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio suo” (Gv 3,16) e poi ad un certo momento dice: “Io non prego per il mondo, ma soltanto per questi… e anche per quelli che per la loro parola”, quindi che metteranno Dio prima di tutto.

 

Franca: “La tua parola è Verità”, quindi le loro parole sono parole di Verità.

Tutto quello che hai spiegato prima, mi ha fatto capire meglio quel “come il Padre ha mandato me così io mando loro”, perché dicendo che prega per coloro che hanno messo Dio prima di tutto, mi ha richiamato che Dio manda suo Figlio Unigenito, Pensiero solo, e così manda noi con questo pensiero unico. Perché chi si dedica a Dio, per loro che hanno messo Dio prima di tutto, hanno un pensiero solo, si dedicano; e in questa dedizione, cercando di capire, c’è già l’appartenenza, c’è già questo pensiero unico.

Luigi: Sì, perché è soltanto nel pensiero solo che avviene la comunicazione, altrimenti c’è incomunicabilità, non si comunica assolutamente niente. Come se io parlassi una lingua e l’altro ne parlasse un’altra; e non c’è possibilità di comunicazione, non s’intendono. È lo Spirito che ti fa capire i segni, non sono i segni che ti fanno capire lo Spirito. Quindi anche se tu moltiplichi i segni, lo Spirito non comunica.

 

Sandra: Tutto ciò che avviene, avviene nella Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Cristo è venuto per portarci in questa Trinità. Chi è nella Trinità vede l’opera del Padre; quindi…

Luigi: …è immerso in questa Luce. Tutta la Luce viene dal Padre.

Sandra: E porta il Pensiero del Padre, con lo Spirito Santo, nel mondo, cioè là dove non si vede…

Luigi: Perché tutto è fatto dal Padre nel suo Pensiero. E questo Pensiero diventa il mare in cui tutto il nostro universo, la nostra vita si immerge. Tutto è immerso in questo Pensiero; ed è soltanto con questo Pensiero che s’illumina.

Se non capiamo le cose, quindi se avvertiamo il mistero, è per la presenza di questo Pensiero. Il mistero, la notte che noi esperimentiamo è testimonianza della presenza in noi del Pensiero di Dio. E fintanto che non vediamo le cose ________?_________, per noi tutto è mistero. Quindi il non capire le cose è prova che le cose sono fatte in un Pensiero che noi non abbiamo presente. 

 

Delfina: Non prega soltanto per quelli che sono stati consacrati, perché la parola del Padre è universale.

Luigi: Gesù dice: “Io non prego per il mondo”, ma prega per quelli che il Padre gli ha dato, soltanto per questi. Quindi, anche in quelli che crederanno alle parole di costoro che il Padre gli ha dato, il seme del Padre c’è già. Il Padre dà in quanto attrae. E anche Cristo, attraendo a sé gli affida al Padre. È così Cristo: attraendo a sé li affida al Padre.

È come se io dicessi: “sono preso dal desiderio di salire sul Monte Bianco”; questa attrazione per il monte bianco mi porta a cercare la guida per arrivare sulla cima del Monte Bianco. Ora, è l’attrazione per salire sul Monte Bianco che mi fa scegliere la guida. La guida è Cristo, quindi è l’attrazione per conoscere il Padre che mi fa scegliere il Cristo. Tra tutti gli uomini che ci sono nel mondo, e sono miliardi, l’attrazione per il Padre mi fa scegliere il Cristo; perché? Perché Lui è la guida che risponde al mio desiderio.

Delfina: Ma intanto dobbiamo capire bene che cos’è la preghiera del Cristo, perché qui Lui dice “non prego solo per costoro…”.

Luigi: Quel “pregare”, per Lui, è consacrare; infatti Lui prima ha detto: “per essi Io santifico Me stesso”. La preghiera è elevazione, cioè è purificazione, per cui uno pensa a-. Cioè, pregare vuol dire pensare a-; siccome non puoi pensare contemporaneamente a due o tre cose, tu quando preghi pensi Dio. Ora, il Pensiero unico di Dio ti purifica, ti libera, ti santifica. Quindi pregare vuol dire contemplare le cose in quel Pensiero unico, cioè guardar dal punto di vista dell’altro. È guardando dal punto di vista dell’altro che l’altro si comunica a me; perché ogni persona ha un punto di vista. Soltanto se io guardo dal punto di vista dell’altro, partecipo di quello che l’altro è.

Delfina: Allora il Figlio prega per noi perché è in unione di pensiero al Padre?!

Luigi: Lui guarda tutto dal punto di vista del Padre e tutte le cose che lui dice le dice dal punto di vista del Padre; per cui: non sono io che parlo ma è il Padre in me che manifesta il suo punto di vista.

 

Domenico: Gesù dice: “Come hai mandato Me nel mondo, così Io mando loro nel mondo”, e poi: “non prego solo per loro, ma anche per quelli che per la loro parola…”. Questi “loro” sono questi che Gesù manda nel mondo.

Luigi: Dice: “Erano tuoi e tu li hai dati a me”; quindi sono quelli che appartengono al Padre, quindi che vivono per quello.

Domenico: Dio si propone, quindi quando Dio manda una creatura, questa deve offrirsi come proposta.

Questi non sono ancora arrivati a Pentecoste, perché stanno facendo il cammino con Cristo. Quindi visto che dice “prego non solo per questi ma anche per quelli che per la loro parola”, vuol dire che anche attraverso la parola di costoro che non sono ancora arrivati a Pentecoste, Dio porta a Cristo le anime di coloro che hanno fame di Lui.

Luigi: Sacra convocazione.

 

Franco: “Per quelli che crederanno in me”, in quel “credere in me” c’è l’impegno a capire quelle parole; quindi si verifica la santificazione che Cristo ci insegna.

Luigi: Credere vuol dire avere interesse per capire. Lì c’è la fede. Se c’è interesse per capire naturalmente c’è partecipazione, quindi c’è comunicazione, c’è santificazione.

 

Giovanna: Qui c’è già un’unità, perché Lui prega il Padre; loro che sono mandati dalle parole del Padre e quelli che crederanno…

Luigi: Tutto l’universo è questa grande unità, infatti si chiama universo perché è uno. Quindi c’è quest’unità stupenda. Siamo immersi in un mare, questo mare è il Pensiero di Dio. Noi siamo immersi nel Pensiero di Dio. Non lo vediamo, ma è il Pensiero di Dio che opera tutto in tutti. Il che vuol dire che Dio è presente tutto in tutti e parla in tutto e in tutti. Noi facciamo l’errore di ritenere che parliamo con le creature. No! Noi non parliamo con le creature, ma noi parliamo con Dio.

Non lo sai, ma stai parlando con Dio, perché attraverso le creature Dio sta parlando con te. Noi dovremmo avere questa consapevolezza, invece ci fermiamo alle creature perché le vediamo e le tocchiamo. Non dobbiamo fermarci a quello che vediamo e tocchiamo, perché c’è una realtà che non si vede e non si tocca, ed è quella la Realtà.

La realtà è questa: è Dio che sta parlando attraverso tutte le creature, e le creature sono dei mezzi. È Dio che sta parlando con te attraverso tutto. Per questo tutto è sacro, tutto è adorabile. Perché c’è Dio che sta parlando in tutto.

Noi siamo in un tempio, e in questo tempio c’è una scuola, e in questa scuola è Dio che sta parlando personalmente. Noi siamo tutti allievi, “voi siete tutti allievi” (Mt 23,8), siamo tutti scolari di Colui che, solo, parla in tutto e in tutti.

Abbi questa consapevolezza del sacro che c’è in tutto. C’è Dio che sta parlando con te. Non dire: “questa è una creatura”, perché è Dio che sta parlando con te.

 

Bruno: Il Padre semina in noi l’interesse per conoscerlo, e questo interesse ci porta all’individuazione del Figlio. Come semina questo interesse? È nella tragedia che nasce questo interesse. Direi che la grande officina dell’interesse per Dio è la tragedia.

Luigi: Per l’uomo attualmente è così, ma Dio all’inizio non ha creato la tragedia. All’inizio Dio ha fatto le cose molto bene; per cui la creatura cresceva in amicizia, in amore, in conoscenza, in gioia. La tragedia nasce in quanto c’è opposizione, ci sono realtà in conflitto. È come diceva prima Fabiola: “spiritualmente è vero, però mi trovo con una realtà fatta di malati cronici, malati disperati, malati all’ultimo stadio”. E questa è una realtà che scandalizza. Questa è tragedia, perché ti trovi con dei dati che non riesci a unificare, quindi ti scandalizzano e ti portano via la fede; al punto da arrivare a dire: “la realtà è tutta un’altra”.

Ora, la tragedia avviene perché in noi è cresciuto un mondo diverso da Dio, in quanto non abbiamo unificato in Dio, non abbiamo costantemente riportato a Lui, in quanto abbiamo perso il Principio.

La tragedia nasce quando tu perdi il Principio. Cioè, tu parti per una località, poi ad un certo momento ti trovi in un paese sconosciuto. E dici: “dove mi trovo?”, e non riesci più ad avere un orientamento, e incomincia la tragedia. Ecco, disorientato, senza sapere dove andare, ti trovi in balia di quello che dice ognuno; e sei in balia di tutte le segnalazione che vengono. La tragedia è disorientamento. Ma questa è parola di Dio. Infatti Dio ti salva attraverso la tragedia. È parola di Dio per dirti: “guarda che hai perso il contatto con il Principio, hai perso il contatto con l’unica cosa necessaria. Tu sei stato creato per questo, vivi per questo”.

Bruno: Te lo dice, ma non è detto che tu abbia la capacità di rispondere. Magari rimani così… Stamattina una madre ci telefona per dirci che suo figlio di 25 anni è morto di overdose. Non è detto che questa donna si converta. Mi chiedevo: ha la capacità di dialogarlo con Dio? Quanto tempo ci metterà?

Luigi: E già, ad un certo momento c’è l’incomunicabilità. Infatti c’è la consapevolezza di questa impotenza: ti trovi di fronte a queste cose e sei impotente, non puoi comunicare. Si va verso un situazione di irreversibilità. E situazione di irreversibilità vuol dire situazione di incomunicabilità. Se c’è l’inferno vuol dire che c’è l’incomunicabilità.

Ad un certo momento Dio non comunica più Se stesso; cioè, comunica Se stesso ma ti crea la tragedia, perché non riesci a sopportare la sua presenza, non riesce a sopportare il suo argomento; non puoi sopportarlo, perché l’infinito si sopporta soltanto con l’Infinito.

Bruno: È una ribellione totale.

Luigi: Ora, noi non ci rendiamo conto, ma vivendo andiamo verso una situazione di irreversibilità che può essere paradiso o può essere inferno; sono due situazioni di irreversibilità.

Nel paradiso non si può più peccare, perché tutto è affascinato in questa grandissima Luce e lì si giustifica tutto. Nell’inferno lo stesso: si è in una situazione di irreversibilità. Allora, teniamone conto di questa gravità. D’altronde, se non ci fosse questo rischio grosso Cristo non sarebbe morto.

Perché al centro di tutto il nostro mondo c’è la Croce? Perché c’è questa Croce. Ci rendiamo conto?! Un uomo inchiodato su una Croce, morto in Croce. Stiamo scherzando?! Allora vuol dire che il rischio c’è.

 

Cris: Mi ha colpito questo: “grazie alla loro parola loro crederanno in Me”, perché non riesco a capire bene la “loro parola”.

Luigi: L’elemento determinante è sempre l’attrazione fondamentale. Torniamo all’esempio del Monte Bianco. Il Monte Bianco ha attratto qualcuno, questo qualcuno si chiederà “come faccio ad arrivare lassù?”; allora incomincia ad interessarsi, a vedere se c’è una guida. Ad un certo momento scopre la guida e allora la segue. Questo tale ora troverà altri che sono attratti dal Monte Bianco e potrà dire: “io ho trovato la guida, eccolo là”. Ecco, “grazie alle loro parole”, queste parole sono segnalazione per coloro che sono attratti dal Monte Bianco. Quest’attrazione è fondamentale, perché tu non puoi segnalare la guida del Monte Bianco a uno che non è attratto dal Monte Bianco.

Cris: Però, supponiamo che uno sia attratto dal Monte Bianco e pensa di aver trovato la guida per il Monte Bianco; ma questa guida invece che portarlo sul Monte Bianco lo porta su un altro Monte.

Luigi: Può accadere, certo, che ti inganni. Però tu comunichi ad un altro in quanto la guida ti ha portato sul Monte Bianco. Ecco, tu, arrivato sul Monte Bianco, hai la capacità di dire: “io l’ho trovata è quella!”. E questo perché ti ha portato. Tu non puoi essere parola di-, se non hai vissuto personalmente quella cosa.

 

Pinuccia A.: D’accordo che tutto è parola di Dio, però possiamo trovarsi di fronte alla parola di Dio diretta e al tempo stesso indiretta; se sono altri che comunicano...

Luigi: È sempre diretta, perché non sei tu che parli.

 

Pinuccia B.: La parola di Dio è universale per cui che ce la dica Cristo…

Luigi: Dio è Colui che opera e che parla tutto in tutti. Le parole degli uomini sono difetto di-; l’uomo è solo difetto. Dove non c’è il difetto c’è Dio.

Pinuccia B.: Per cui che ce la dica Cristo o che ce la dica da un bambino…

Luigi: È sempre Cristo: Ero Io che parlavo con te”, il povero, il malato “ero Io”, è sempre Lui che parla.

Pinuccia B.: La preghiera del Cristo è efficace soltanto se noi ci apriamo a questa parola.

Luigi: “Prego per loro, non prego per il mondo…”.

Pinuccia B.: E con questa preghiera Lui ci porta al Padre, perché in questa preghiera Lui si eleva al Padre e quindi se prega per noi ci porta al Padre.

Luigi: Ho l’impressione che tu non abbia capito l’argomento di questa sera…

 

Franco: Si può dire che storicamente, prima di Cristo, c’erano gli apostoli di Cristo? D’accordo che il prima e dopo Cristo avviene nella vita personale di ognuno di noi, ma nel corso della storia, prima della venuta di Cristo, c’erano già gli apostoli, ciò quelli che portavano la parola per orientare alla salvezza?

Luigi: C’è un prima e c’è un dopo nella storia, il tempo è lineare, quindi c’è il “prima” l’evento e il “dopo” l’evento. Questa è significazione di un prima e di un dopo nel campo dello spirito. Allora dobbiamo sempre capire: nel campo dello spirito che cosa vuol dire “prima di Cristo” e cosa vuol dire “dopo Cristo”?

Nel campo storico c’erano i profeti, e profeta è colui che ti annuncia una realtà che sta per venire. Tutti i profeti si sintetizzano in Giovanni Battista, il cui messaggio si conclude con “metti Dio prima di tutto”. Questo mettere Dio prima di tutto deve avvenire in ognuno di noi per essere attratti dal Padre.

Tu pensando a- privilegi, privilegiando metti prima di tutto. Quindi, fintanto che non pensi Dio, e quindi non metti Dio prima di tutto, resti distratto da Dio; non attratto. Distratto da Dio tu non puoi incontrare Cristo. Cioè, se tu non senti interesse per il Monte Bianco non puoi incontrare la guida per il Monte Bianco, e anche se la incontri dici: “non so cosa farmene”. Ora, la funzione di tutto l’Antico Testamento è quella di formare in te la convinzione che devi arrivare sulla cima del Monte Bianco. Allora, formata questa convinzione, sei preparato per incontrare il Cristo. Lì l’evento si realizza. Prima non si realizza.

Ora, tutto quello che avviene prima del Cristo coopera per formare in te la giustizia essenziale, questa convinzione: “debbo arrivare sul Monte Bianco, anzi dev’essere l’unica cosa necessaria per la mia vita”. Lì matura il tempo per l’incontro con Cristo. Ecco perché Cristo arriva molto tardi nella nostra vita; perché noi stentiamo molto a convincerci che dobbiamo mettere la ricerca di Dio prima di tutto. E se Lui viene prima lo crocifiggiamo, lo mandiamo a morte, perché non sappiamo cosa farcene.

Franco: Quindi nel campo dello Spirito è chiaro che l’incontro è personale. Però hai detto che tutte le creature sono mandate, inviate, apostoli di Dio.

Luigi: In tutte le cose è sempre Dio che parla. Ci sono questi grandi tempi nell’opera di Dio per ognuno di noi: prima parla per formare in noi la convinzione di quello che dobbiamo mettere prima di tutto, cioè di ciò che dobbiamo dedicare il pensiero. Quindi

·        Dio prima opera per formare in noi questa convinzione: “tu devi vivere per questo”;

·        quando ha formato questa, opera per farti incontrare la guida, il Maestro, che porta a compimento quello che desideri dentro di te. Per cui Cristo lo realizza, cioè ti porta sulla cima del Monte Bianco.

·        E poi abbiamo la fase successiva in cui uno vive sul Monte Bianco.

Franco: Attualmente noi possiamo incontrare degli uomini che usano parole di Cristo. Prima di Cristo si potevano trovare uomini che usavano parole di Cristo?

Luigi: Certo, ma non il compimento, perché il compimento c’è soltanto in Cristo. Gli antichi parlavano del Verbo disseminato. Quindi siccome tutto è opera di Dio, c’è dappertutto. “Abramo desiderò vedere il mio giorno”, come ha fatto a desidera il suo giorno? Evidentemente c’è questa formazione.

Franco: L’importante è questo interesse che si deve formare, poi Cristo arriva.

Bruno: Dice “tutte le scritture parlano di Me” (Gv 5,39).

Luigi: Se tu ti metti a scrutare il filo d’erba ad un certo momento trovi Cristo.

 

Pensieri conclusivi:

   

Silvana: Dio ci fa arrivare la sua parola e ci da la possibilità di capire.

Luigi: E se ti impegni a capire guarisci. È parola di Dio, perché Dio vuole salvare tutti. Quindi nessuno può dire: la mia malattia è incurabile. Tutto è curabile, perché Dio vuole salvare tutti.

 

Franca: Solo capendo sono consacrata, santificata. È importante capire. E bisogna capire questo: “come il Padre ha mandato me così Io mando loro”. Impegnandosi a capire si forma questo pensiero unico, trasparente, e lì c’è la rivelazione.

Luigi: Siccome il Padre opera tutto nel Figlio, è in questo pensiero unico che tutto diventa opera del Padre, altrimenti diventa opera tua.

 

Bruno: Hai detto che il futuro nel campo dello spirito è ciò che ancora non hai capito. La parola del Figlio capita è Spirito Santo. Ogni parla capita…

Luigi: …ti inserisce nell’eterno Presente.

Bruno: Giovanni Battista dice: “Verrà uno che vi battezzerà in spirito santo e fuoco”.

 

Fabiola: È la comunione che ci fa vivere e questo si realizza con la parola.

Luigi: La parola capita forma la comunione. La parola non capita crea disunione. La parola capita crea comunione e la comunione è vita.

 

Pinuccia A.: Abbiamo incominciato dicendo: capire è guarire? Abbiamo finito dicendo: capire è guarire!

Luigi: Semplice no?!

 

Pinuccia B.: È capendo che ci si santifica.

Luigi: È capendo la parola di Dio.    

 

 

 

***

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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