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Incontri del Sabato ciclo A-B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

Gv 15,7: “Se voi rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, domandate quanto volete e vi sarà fatto”

 

ciclo A - presso Casa di Preghiera:

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

(28.03.1981)

 

Silvana: Rimanendo in Lui, non si può volere se non quello che vuole Lui; per cui quello che si desidera è nella volontà di Dio, quindi quello che si desidera è giustificato nel fine.

 

Eligio: Rimanere in Cristo vuol dire, mantenere costantemente l’attrazione del Padre; per cui se rimaniamo col Figlio vogliamo anche noi quello che vuole Lui, cioè non possiamo che dedurre tutto dal Padre.

 

Margherita: Il Signore dice che se rimaniamo nelle sue parole possiamo chiedere quello che vogliamo. Quindi quello che possiamo chiedere è che aumenti la nostra fede.

 

Eligio: Noi non possiamo volere altro da quello che vuole il Padre.

 

Luisa: Il tralcio che è unito alla vite non ha più nessun desiderio.

 

Piero: Oppure ha il desiderio di rimanere sempre più unito alla vite.

Luigi: In un altro punto del Vangelo il Signore ci esorta a domandare: “Domandate ed ottenete affinché la vostra gioia sia piena”.

Eligio: La domanda per eccellenza l’ha fatta Gesù in croce: “Padre sia fatta la tua volontà”.

Luigi: Certo.

 

Marco: L’importanza dell’ascolto delle parole di Gesù.

Luigi: Certo, ci vuole il pensiero e l’ascolto.

Marco: Se non abbiamo la capacità di ascoltare Gesù, non abbiamo neanche la capacità di chiedere le cose giuste; quindi non avremo mai la sapienza.

Luigi: Si, perché la sapienza viene da Lui. Quindi se abbiamo in noi la possibilità di chiedere il bene, il vero bene, questo non viene da noi; non siamo noi che diventiamo intelligenti, che capiamo: è dono di Dio. Anche chiedere il vero bene è puro dono di Dio.

Invece desiderare altro è peccato nostro, per cui non possiamo individuare il vero bene. Se non rimanete in Me”, cioè se non abbiamo presente il suo Pensiero. Se non abbiamo presente il suo Pensiero, confondiamo il vero bene con altri beni. E allora magari chiediamo, ma chiediamo altri beni (che non ci vengono dati).

Sono le sue parole che ci sollecitano, perché le parole di Dio che arrivano a noi, immettono in noi il desiderio della luce, di maggior luce; per cui abbiamo una luce crescente che ci mantiene in comunione.

Noi desideriamo qualcosa di Dio, proprio in quanto Dio parla a noi; altrimenti non potremmo nemmeno desiderare. Quindi se in noi c'è il desiderio di Dio, è perché è Dio stesso che ce ne ha fatto dono. Ecco tante anime non desiderano neppure qualche cosa di Dio, perché il desiderio di Dio è puro dono di Dio. Il desiderio della luce è puro dono di Dio.

 

Nino: Alla fine del Vangelo di San Giovanni, ai suoi discepoli che sono stati con Lui per tre anni, Gesù dice: “Non avete ancora chiesto niente nel mio nome”. E’ un ammonimento?

Luigi: Si, perché noi il più delle volte chiediamo nel pensiero del nostro io, secondo i nostri desideri.

 

Cina: “Domandate quello che volete”.

Luigi: Certo, è parola di Dio! Amen! Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, Lui ci assicura che viene dato. Comunque c'è questa promessa da parte di Dio: “Non c'è nulla di nascosto che non vi voglia essere dato”. Dio ama la luce, Dio è il Padre della luce. Non c'è nulla che Lui si rifiuti di darci: sappiatelo!

 

Amalia: Noi il più delle volte chiediamo secondo i nostri sentimenti, quindi non possiamo rimanere in Lui.

Luigi: Si, se chiediamo secondo le nostre impressioni; invece qui Gesù dice: “Se voi rimanete in Me e le mie parole rimangono in voi”; sono le parole che fanno rimanere.

 

Piero: E’ Lui che ce lo dice, quindi non c'è nessun problema.

Luigi: Si, è Lui che ce lo dice, quindi abbiamo la garanzia.

Pinuccia B.: Però ci pone una condizione ben chiara: “Se rimanete in Me e le mie parole rimangono in voi”, mi pare che una sia la verifica dell’altra. Perché noi possiamo illuderci di rimanere in Lui; ma rimaniamo veramente in Lui se le sue parole rimangono in noi, cioè se assimilando le sue parole, ci muoviamo sulle sue parole.

Luigi: Rimanere in Lui vuol dire, siccome Lui è il Figlio del Padre, desiderare ciò che desidera il Figlio del Padre. Il Figlio del Padre desidera la gloria del Padre; qualunque cosa noi chiediamo in questo desiderio, è assicurato, ci viene dato.

Pinuccia B.: Però ci dice di chiederlo, perché ci fa del bene il chiederlo.

Luigi: Ci fa del bene?! È necessario! Se non lo chiedi non ottieni! Non si entra nella casa del Signore, senza la partecipazione personale. Che cos’è la partecipazione personale? È chiedere!

Pinuccia B.: Sarebbe il desiderio?

Luigi: Si, perché: “Viene dato a chi chiede”, “Viene aperto a chi bussa”, “Chiedete e otterrete”, “A chi chiede sarà dato”, “Bussate e vi sarà aperto perché viene dato a chi chiede”. È l’interesse per l’essenziale. Avendo capito che cos’è l’essenziale (ecco la necessità del Verbo di Dio), incominciamo ad insistere, a chiederlo: “Bussate e vi sarà aperto”.

Pinuccia B.: Chiedere vuol dire cercare.

Luigi: Cercare nel Padre, presso il Padre: “Il quale non rifiuta niente” dice San Giacomo. “Per cui se tu hai bisogno di sapienza, chiedila al Padre, il quale non si nega a nessuno”, perché Lui è il Padre della luce.

Pinuccia B.: Allora questo “Rimanete in Me”, vuol dire rimanere nel Figlio, nel desiderio del Figlio, che è tutto desiderio del Padre. Quindi tutte le sue parole ci fanno conoscere il Padre.

Luigi: La parola che arriva a noi, che è segno, pone in noi il desiderio di intenderla. In quanto pone in noi il desiderio di intenderla, pone in noi la richiesta.

        In quanto parla a me, mi fa chiedere quello che vuole dirmi; parlando mi fa chiedere, perché mi fa desiderare il suo pensiero.

Pinuccia B.: Quindi sono le sue stesse parole che suscitano in noi questa domanda: “Domandate quanto volete”.

Luigi: Ma certo, altrimenti noi avremmo un’altra volontà. La volontà in noi deve essere opera della parola ascoltata. La parola ascoltata, arrivando in noi, forma in noi la volontà. Altrimenti in noi si forma la volontà di altro. Se io vedo una bella macchina e non ho il Pensiero di Dio, quella forma in me un desiderio. Vediamo un affare, un interesse, una casa, tutto, in quanto arriva a noi, suscita in noi desiderio, passione, se non è vista col Pensiero di Dio. Per cui ci fermiamo al rapporto orizzontale. E la vita si disperde in tutte le cose.

Ecco l’importanza della trascendenza: “Guarda che è un segno! Cerca il significato presso Dio”. Quindi non fermarti al rapporto: io – cosa; perché entreresti in un processo di amore possessivo. Per cui magari passi tutta la vita a riempire granai, per possedere e non costruisci niente, perché non hai capito la lezione essenziale. Le cose non ti sono state date perché tu le abbia a possedere, ma perché tu le abbia a capire nello Spirito di Dio; perché tu abbia a capire la lezione che Dio ti vuole significare attraverso le cose. Per cui quando vedi un albero, non pensare a quale utilità puoi ottenere, ma cerca di capire la lezione che Dio ti vuole significare di Sé in quell’albero. Quando hai capito questo, sei libero dall’albero e da tutto, perché hai trovato qualche cosa di più importante del possesso dell’albero.

Pinuccia B.: Questo mi risulta molto difficile, perché è molto facile scivolare nell’orizzontale.

Luigi: Dobbiamo sempre tenere presente Dio, che è il Creatore, poi c'è la creazione e poi c'è il nostro io. Dio parla ad ognuno di noi e la creazione è il mezzo attraverso cui Dio parla con noi.Riferisci tutto a Dio, perché è Dio che sta parlando con te.

Invece noi, siccome Dio non lo vediamo, perché Dio è trascendente, ci fermiamo al rapporto orizzontale; e allora viviamo soltanto per le passione che le cose ci creano. Per cui “quella cosa mi crea paura: scappo”. Tanta nostra vita è determinata dallo scappare da certe cose; per cui orientiamo tanta nostra vita per cercare di evitare certe cose. Altre cose invece ci attraggono, allora tanta nostra vita è determinata per possedere quello che ci attrae, che ci piace. E passiamo tutta la nostra vita in questi rapporti orizzontali: ad un certo momento scopriamo che abbiamo sprecato tutta la vita in niente.

 

Pensieri conclusivi:

 

Piero: Bisogna imparare a chiedere nel modo giusto …

Luigi: … sapendo che è Lui che ci insegna a chiedere.

 

Cina: Per vivere devo essere inserita nella vite.

Luigi: Per essere inserita devo imparare a raccogliere in Dio; cercare di capire quello che Dio mi rivela di Sé attraverso tutto quello che mi manda. Capire quello che devo chiedere è già sapienza; cioè capire quello che Lui mi vuol dire di Sé in tutto quello che mi manda, è già sapienza.

 

Pinuccia B.: Rimanere nelle sue parole vuol dire cercare il suo pensiero.

Luigi: Si, ma cercare il suo pensiero partendo dalle sue parole; perché noi possiamo anche metterci a cercare il suo pensiero di iniziativa nostra. “Stai attento perché è Lui che inizia l’opera, quindi afferrati alle sue parole”.

Non siamo noi gli iniziatori, per cui dobbiamo sempre appoggiarci alle sue parole. Lui è il Termine ma è anche il Principio. Quindi dobbiamo appoggiarci alla sua parola e cercare il significato della sua parola in Lui: questo vuol dire raccogliere.

E il sillabario è il Vangelo. Per cui non possiamo pretendere di leggere il giornale se non abbiamo ancora capito l’alfabeto. Dobbiamo partire dall’alfabeto, dal sillabario, per arrivare ad intendere il linguaggio di Dio in tutte le cose. Noi il più delle volte saltiamo il sillabario.

 

 

* * *


ciclo B - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 15,7: “Se voi rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, domandate quanto volete e vi sarà fatto”

 

(05.12.1987)

(19min 16sec)

 

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

Nino: “Se la vostra intenzione è diventata Dio potete chiedere quello che volete, perché chiedete quello che vuole Dio”.

Luigi: “Tutto vi sarà fatto”, “fatto” in Dio è luce. Tutto sarà illuminato, per cui non vivremo più nelle tenebre. Dio illumina tutto. Quindi potremo chiedere qualunque cosa e Dio ci darà la luce su qualunque cosa.

 

Franco: Questa luce che arriva da Dio è conseguenza dell’aver conosciuto Dio?

Luigi: Quella luce viene da Dio, quindi se tu non ti trasferisci in Dio la luce non può illuminare. La luce viene dalla luce, Dio viene da Dio, la vita viene dalla vita, la libertà viene dal Essere libero. Tutto viene dall’Alto.

Franco: Quindi è necessario rimanere nell’intenzione di Dio, per…

Luigi: Con Dio c’è una partecipazione personale. Si può chiedere tutto e Dio non rifiuta nulla a nessuno di coloro che sono nel pensiero di Dio.

Nel pensiero di Dio tu chiedi le cose nel pensiero di Dio.

Franco: Chiedo quello che vuole Dio.

Luigi: Chiedi la vera vita per te. Non è un fare.

 

Delfina: Se conosciamo il Signore non chiediamo più cose inutili.

Luigi: Quando uno conosce quello che veramente vale, chiede quello che veramente vale.

 

Teresa: Il Signore non dice “se vi unirete a me…”, ma “se rimanete in me”.

Luigi: Io posso rimanere soltanto là dove c’è già un unione. Lui è già con me, sono io che devo rimanere.

Teresa: L’opera mia è solo divisione. Se invece resto nell’unità è opera di Dio.

Luigi: Se guardi Dio dici che è tutta opera di Dio. Perché Dio ha iniziato l’opera e questo inizio di opera è unione; e l’opera che ha iniziato, Dio la porta a compimento perfezionando questa unione. Il principio di disunione è il pensiero del nostro io. Infatti il demonio, Satana, è caratterizzato dal principio di disunione, separazione, divisione. Lo Spirito di Dio invece è unione, unificazione. La vita viene dall’unione, la morte è divisione.

Teresa: Se siamo un tutt’uno con Lui chiediamo quello che vuole Lui, …

Luigi: …che è l’essenziale che vuole dare a noi. Se scopriamo la sorgente d’acqua pura, non ce lo sogniamo di andare a dissetarci alla pozzanghera.

 

(?): “Sarà fatto” è lo Spirito Santo?

Luigi: Si.

 

Maria Pia: S. Paolo dice “Per me vivere è conoscere Dio”.

Luigi: La vita eterna sta nel conoscere Dio. Se la vita sta nel conoscere Dio, per vivere non chiediamo altro.

 

Silvana: Rimanendo in Lui, Lui ci fa chiedere quello che ci vuole dare; perché è necessario chiedere quello che si vuole ottenere.

Luigi: Lui sa ciò di cui abbiamo bisogno. Per cui se io so che uno vede le cose molto meglio di me, che sa meglio di me ciò di cui ho bisogno, guardo a Lui affinché Lui mi dica ciò di cui ho bisogno. Dio sa molto meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno.

 

(?): “Chiedete quello che volete”, sembra che abbiamo la scelta di ciò che possiamo chiedere, invece c’è una sola cosa da chiedere.

Luigi: Sì, ma questa sola cosa, fa parte della nostra volontà. La nostra volontà fa parte dell’applicazione del pensiero. Quando nel pensiero si è formata una certa convinzione, la volontà vuole quello che il pensiero ha fatto vedere come giusto, vero e buono.

La nostra volontà non è libera. Tu una cosa che sai che non vale non puoi volerla. Ciò che muove la volontà è la mente, è il pensiero, in quanto è il pensiero che ti fa vedere che la cosa è importante. Se scopri che un libro non vale niente non riesci più a leggerlo; la volontà non te lo fa più volere, perché la mente ha detto “non vale niente”. La nostra volontà si muove in quanto vede un valore. Vedendo ciò che veramente vale in Dio, ecco che vogliamo ciò che vuole Dio.

 

Cris: Ci sono casi in cui chiediamo cosa dannose.

Luigi: Si capisce, quando siamo nell’errore. Soltanto con Dio capiamo ciò che è veramente bene per noi. In caso diverso chiediamo cose che sono a nostro danno, senza renderci conto. La Bibbia dice “Voi abbracciate la morte credendo che sia per voi vita”.

 

Pinuccia A.: Se rimaniamo in Lui non esiste più la nostra volontà. Quello che interessa a noi è soltanto ricevere la luce.

Luigi: Certo, e quella è volontà. Perché lo spirito ci fa capire che la luce è un grande bene. “Signore che io conosca Te, e questo mi basta”.

Pinuccia A.: E’ ancora un atto nostro?

Luigi: Certo. I figli di Dio sono figli consapevoli, non sono delle rotelle di una macchina; partecipano consapevolmente, per cui loro stessi vogliono ciò che vogliono per convinzione personale. Noi abbiamo l’illusione di essere liberi di volere, ma la nostra volontà è sempre determinata dai valori che la società ci presenta, da ciò che dicono gli altri, dall’ambiente a cui apparteniamo; per cui siamo mossi da altro. In Dio invece c’è la partecipazione della Verità, per cui siamo consapevoli di quello che veramente vogliamo.

Pinuccia A.: Pensavo che quando si è in Dio è automatico volere ciò che vuole Dio.

Luigi: Presso Dio non c’è niente di automatico. L’automatismo è nelle macchine. Con Dio c’è la partecipazione consapevole e libera. I figli di Dio sono figli liberi. Ed è proprio in questa libertà che si rivela. Per cui uno si sente libero e vuole quello, non vuole altro. Vuoi perché sei convinta. Ecco per cui dico che Dio non opera imponendo. Dio non sa cosa farsene dei servi. Avesse bisogno di servi li creerebbe. L’inferno è fatto di servi. Le autorità del mondo hanno bisogno di servi e allora comandano. Dio opera convincendo. Per cui, se necessario, ti lascia sbagliare “all’infinito”, ti fa fare la fine del figliuol prodigo, pur di arrivare a convincerti.

Pinuccia A.: Ma per essere convinti bisogna cogliere il Pensiero di Dio.

Luigi: Certo, chi convince è Dio, la Verità. Senza la Verità tutto può solo punzecchiare, e crediamo che quello sia vivere.

Pinuccia A.: Non basta capire che viene da Dio, ma bisogna capire cosa mi vuol dire.

Luigi: L’uomo è convinto dalla Verità. La Verità è in Dio e solo in Dio. In caso diverso sono soltanto reazioni a sentimenti, a sensazioni, a impressioni.

 

Domenico: Domandare per sapere, chiedere per avere. “Quando pregate nel silenzio della vostra stanza, rivolgetevi al Padre vostro e il Padre vostro vi esaudirà”. Dio ci esaudisce se domandiamo nel fine per cui siamo stati creati.

Luigi: La vera richiesta è sempre finalizzata a-. Tu chiedi in quanto hai un fine da raggiungere. Soltanto se sei raccolto in Dio hai per fine Dio. E allora la tua richiesta è vera.

 

Franca: Perché dice “se voi rimanete in me e le mie parole rimangono in voi”, se rimaniamo in Lui è grazie alle sue parole.

Luigi: E’ sempre per quel pericolo che c’è di illudersi. Noi possiamo illuderci di essere con Dio senza essere con le sue parole. Allora Lui ci mette il test: “guarda che se tu non sei con le mie parole non sei nemmeno con me. Ti illudi di essere con me. Tu credi di essere giusto, di essere unito a me, ma non lo sei”. E’ un banco di prova.

 

Pinuccia B.: “Domandate quello che volete e vi sarà dato”, mi richiama la frase di s. Agostino “Ama e fai quello che vuoi”. Se uno rimane in Dio vuole quello che vuole Dio; quindi necessariamente Dio ci esaudisce. Lui stesso vuole che glielo chiediamo.

Luigi Certo.

 

* * *


ciclo C - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 15,7: “Se voi rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, domandate quanto volete e vi sarà fatto”

 

 (04.04.1992)

( 35 min 6 sec)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Franca: Perché prima ha detto “se rimanete in me e io in voi”, ora “se voi rimanete in me e le mie parole”?

Luigi: Noi ci possiamo illudere di essere con Dio. Noi possiamo dire “Gesù, Gesù” da mattina a sera, e credere di essere con Dio. Lui allora ti dice “sarete veramente miei discepoli se resterete nelle mie parole”. Sono le sue parole ad essere spirito e vita. Quindi possiamo illuderci di essere con Dio, quando le parole che riempiono la nostra mente sono ben altre parole dalla parola di Dio. Le sue parole restano in noi soltanto se abbiamo interesse di conoscere Dio. Cristo parla da un suo punto di vista. Ognuno parla da un suo punto di vista. La parola non è altro che traduzione, che comunicazione di un punto di vista. Lui parlando ci comunica il suo punto di vista. Il suo punto di vista è il Padre. Lui guarda tutto dal Padre. Parlando a noi ci comunica il suo punto di vista. Se noi restiamo nel suo punto di vista, quindi se guardiamo le cose dal suo punto di vista, qualunque cosa chiederemo ci sarà dato.

Franca: Cosa intendi per guardare dal suo punto di vista.

Luigi: Guardare dal Padre. Il punto di vista del Figlio è il Padre, per cui tutte le cose che dice, le dice dal suo punto di vista. Il suo punto di vista non è il nostro punto di vista. Ognuno di noi ha dei punti di vista diversi. Ed ognuno parlando parla dal suo punto di vista. “Nessuno ha mai parlato come lui”, quindi nessuno mai ha parlato dal suo punto di vista. E nessuno parlerà mai come Lui. Per cui Lui diventa il passaggio obbligato. Perché il Figlio di Dio è il Figlio unigenito. Non ci sono due figli unigeniti. E’ unigenito, il che vuol dire che solo Lui parla da quel punto di vista; e parlando da quel punto di vista lo comunica a noi, quindi offre a noi la possibilità di fare una cosa con Lui, cioè di vedere le cose dal suo punto di vista, se cerchiamo di capire. E cercare di capire vuol dire trasferirsi nel punto di vista dal quale guarda l’altro. Ecco perché ci ha dato il pensiero. E’ solo col pensiero che tu puoi trasferirti a guardare le cose dal punto di vista di un altro.

 

Delfina: Quando noi siamo in Lui e le sue parole in noi, non chiediamo più altre cose.

Luigi: Chiediamo tutto. Chiediamo di vedere tutto da quel punto di vista. Lui ci esorta a chiedere: “Domandate, domandate tanto, domandate tutto, affinché la vostra gioia sia piena”. Il Figlio ci esorta a domandare tutto, cioè a vedere tutto da quel punto di vista; in modo che possiamo avere la pienezza della vita e la pienezza della gioia.

Delfina: Sarà un altro chiedere.

Luigi: Sarà solo quel chiedere. Perché quando hai capito che la vita sta lì, o sei scema o… La pienezza della gioia sta nel poter guardare tutto da un unico punto di vista che illumina tutto.

 

Giovanna: “Se voi rimanete in me e le mie parole rimangono in voi”. E’ la stessa cosa.

Luigi: Lui parla a livello nostro. Siccome noi corriamo il terribile rischio di illuderci, ci dice queste parole. Ci illudiamo di essere cristiani, ci illudiamo di essere buoni, di fare tutti i nostri doveri, di essere a posto; grava sull’uomo questo “Signore, io ti ringrazio perché non sono come gli altri”. C’è sempre il rischio del figlio maggiore della casa del Padre, che è il rischio del Fariseo al tempio. Chi loda il Signore perché non è come gli altri, non ha capito niente. Possiamo dire “Gesù, Gesù”, da mattina a sera, possiamo andare in Chiesa, fare tutti i nostri doveri, essere scrupolosi, ed essere lontanissimi, abissalmente lontani dalla vita vera. Infatti il Signore dice “Meglio una prostituta”. Ora, evidentemente c’è questo rischio. Allora il Signore dice “Se restate in me e se le mie parole rimangono in voi”. Infatti quando muore una persona cara, siccome si resta nel pensiero di quella persona, si incominciano a ricordare le parole che diceva quella persona; riaffiora tutto. Quando si resta con una persona, poi ti fa ricordare tutte le cose, le parole di quella persona. Perché te le fa ricordare? Perché ricordando inizi a scoprire la persona. Prima eri con la persona, anzi ti illudevi di essere con la persona; prima era nella stessa casa, sempre con te, fisicamente, ma era un illusione. Si incomincia a scoprire soltanto quando la si perde. E perché si inizia a scoprire? Perché restando nel pensiero della persona si ricordano le sue parole e attraverso le sue parole si inizia a scoprire chi era. E’ attraverso le parole che si arriva alla conoscenza della persona.

Giovanna: Anche un avvenimento è parola di Dio.

Luigi: Se non studi la grammatica non puoi leggere il giornale. Gli avvenimenti sono il giornale. Tu non puoi leggere gli avvenimenti se non studi la grammatica.

 

Nino: Le sue parole restano in noi se capite nel pensiero di Dio, possiamo chiedere quello che vogliamo.

Luigi: Non è necessario capire. Basta avere il desiderio di capire. E’ l’interesse che ci fa restare. Il capire è dono di Dio. La luce viene da Lui. Dio ad un certo momento viene a chiedere il frutto dei talenti che ti ha dato; cioè l’interesse. Dio non premia i talenti, premia l’interesse, la fame che tu hai saputo trarre dalle cose per conoscere Lui. Sapendo che tutto parla di Lui, hai interesse per Lui, e l’interesse ti fa restare unito, attratto.

 

Amalia: Gesù dice “Finora non avete chiesto nulla nel mio nome”, rivela proprio la nostra incapacità di vedere dal punto di vista di Dio, quindi di chiedere nel nome di Gesù.

Luigi: Lui è caratterizzato dal fatto che guarda tutto dal punto di vista del Padre, noi siamo nelle sue parole se guardiamo tutto dal punto di vista del Padre. Quando invece preghiamo Dio per i nostri interessi, per la salute, siamo fuori.

 

Pinuccia A.: “Chiedete tutto”, si rivela la pietà di Dio, che vuole che la nostra gioia sia piena.

Luigi: Lo dice: “Affinché la vostra gioia sia piena”, “Sono venuto affinché abbiano la vita, e sovrabbondanza di vita”. Lui non misura la vita che ci vuol dare, Lui ci inonda di vita. Non c’è nulla di nascosto davanti all’Essere conosciuto. Lui ci inonda, e vuole renderci capaci di ricevere questa sovrabbondanza di vita, questo mare di vita, di pace e di luce. Per evitarci di morire nel nostro niente. E siamo noi che ci riduciamo a niente.

 

Rita: Rimanere nelle parole vuol dire cercare di capire.

Luigi: E’ la parabola fondamentale, del seminatore: “Chi non pone mente perde la parola”. Si resta in quanto si pone mente. Se non capite questa parabola non capite niente.

Rita: Se uno cerca di capire, Dio non gli nega la luce.

Luigi: Anzi…; perché Lui ha fatto tutto per darci la luce.

 

Pinuccia B.: Rimanendo in Lui e nelle sue parole cosa possiamo chiedere se non la conoscenza del Padre e di se stesso, lo Spirito Santo?!

Luigi: A quel livello non puoi chiedere altro, perché hai capito l’unica cosa necessaria.

 

Pinuccia B.: Ieri nel Vangelo abbiamo letto “voi non avete la parola del Padre dimorante in voi, perché non volete venire a me per avere la vita”.

Luigi: Poi dice “ho capito che in voi non avete amore per Dio”, cioè non avete interesse per conoscere Dio.

 

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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