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Incontri del Sabato ciclo A-B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

Gv 14,31: “Ma bisogna che il mondo sappia che Io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui”.

 

 

Pensieri tratti dalla conversazione:   

 

ciclo A - incontro n°233 casa di preghiera :                   

(28.02.1981)

 

Pinuccia B.: Nel versetto precedente dice: “Non parlerò più molto con voi”; si riferisce alla sua assenza?

Luigi: Intanto ci fa capire che c'è un tempo in cui Lui parla con noi, e c'è un tempo di assenza, un tempo di silenzio. “Affinché il mondo conosca che io amo il Padre”, cioè bisogna collegare la sua assenza con la conoscere del mondo di questo amore. Cioè Lui si ritira, non entra in contestazione con il mondo, si lascia uccidere, affinché sia rivelato l’amore che Egli ha per il Padre. Lascia spazio alle nostre parole, all’affermazione del nostro io, lascia trionfare il mondo, perché proprio attraverso questo trionfo del mondo, si riveli l’amore che ha il mondo e si riveli l’amore che ha il Figlio di Dio.

Eligio: Perché il mondo deve sapere che Lui ama il Padre?

Luigi: Perché il Figlio si caratterizza proprio in questo: ama il Padre, riferisce tutto al Padre, riceve tutto dal Padre e tutto il suo interesse è per il Padre. E anche noi siamo chiamati a diventare figli di Dio, e per diventare figli di Dio dobbiamo imparare ad avere Dio al centro di tutti i nostri interessi.

Ora, quando si ha qualcosa al centro dei nostri interessi, si rivela nel fatto che uno ha la forza di non entrare in lotta con nient’altro, cioè rinuncia a tutto, lascia tutto. Quando si ama veramente, si è pronti a lasciare tutto per un amore. E nella capacità che uno ha di rinunciare a tutto, che si rivela l’amore. Per cui “quando uno vuole litigare con te per l’abito, dagli anche il soprabito. Se uno ti offende su una guancia, offrigli anche l’altra. Se uno ti costringe ad andare con Lui per cento, va per duecento”. Non entrare in lotta, in discussione, perché riveli che il tuo amore è in quelle cose. Perché ognuno lotta per le cose che ama.

Eligio: Si, ma non contendendo, l’altro capisce perché io agisco così?

Nino: Gesù finirà di mettersi nelle nostre mani.

Luigi: Si, per non contendere. Perché il mondo non è interessato a sapere che il Figlio di Dio ama il Padre, però Lui lo deve testimoniare. “Affinché il mondo conosca che io amo il Padre”. Ognuno di noi, vivendo, fa conoscere agli altri un amore: noi siamo spettatori al mondo di ciò che amiamo. Ognuno di noi recita, sulla scena del mondo, un amore; e tutti gli altri sono testimoni. Ognuno di noi vive per qualcosa che è al centro della sua vita e per questo amore, è disposto a lasciare tutto il resto.

Quando invece entriamo in lotta, testimoniamo che ciò per cui lottiamo è il nostro amore. Il Cristo lotta, ha lo zelo per la casa del Padre; infatti scaccia i venditori al tempio. Quando i suoi vanno a cercarlo a dodici anni dice: “Non sapevate che io mi devo trovare nelle cose che riguardano il Padre mio?”. Anche davanti a padre e madre testimonia che gli sta a cuore la casa del Padre.

Se noi lottiamo per il pensiero del nostro io, testimoniamo cosa ci sta a cuore. Se invece abbiamo la forza di superare il nostro io, testimoniamo al mondo che il nostro amore è Dio. La capacità di un amore si rivela nella capacità che ha di perdere, di lasciare.

Pinuccia B.: Gesù dà questa testimonianza per salvare il mondo.

Luigi: Certo, Cristo fa tutto per salvare il mondo. Ogni parola, ogni scena, ogni fatto, ogni azione, è fatta per salvare il mondo, perché Cristo è venuto per salvare il mondo.

Tutte le sue parole devono sempre essere applicate ad ognuno di noi. Anche la manifestazione di questo amore al di sopra di tutto è per noi, non è per Lui. Non è Lui che ha bisogno di far vedere al mondo che Lui ama il Padre, siamo noi che abbiamo bisogno di capire come si ama quando si ama veramente, come si crede quando si crede veramente. Perché noi crediamo di amare Dio e intanto siamo in lotta con i fratelli per le cose del mondo. Cerca prima di tutto il regno di Dio”, ma cercalo prima di tutto, perché è così che cominciamo a vivere veramente nello Spirito.

Pinuccia B.: Questo coincide con l’amore al prossimo.

Luigi: Chi cerca Dio lavora per tutti, perché dà il vero bene agli uomini. L’uomo soffre perché non tocca niente di Dio, per cui chi dà agli uomini la possibilità di toccare qualcosa di Dio, di sperimentare qualcosa di Dio, dà il vero bene. Noi non sperimentiamo Dio perché siamo pasticcioni, amiamo Dio e amiamo anche altro, abbiamo tanti amori. Uno che voglia abitare in tante case, finisce di non abitare in nessuna; la casa è un luogo di riposo, ma è una sola, ed è lì che va tutta la nostra cura. E così è nei riguardi dell’amore. Quando noi moltiplichiamo gli amori, ci impoveriamo. Quindi la moltiplicazione degli amori è una povertà, è una miseria.

Chi viene a noi e testimonia la semplicità dell’amore, testimonia Dio tra noi, e dà il vero bene agli uomini. Quella è vera grazia, perché li libera dal male. Il male non è il contrario del bene, ma è la dispersione; il male è il bene non portato nella sua semplicità, non portato nel suo compimento, perché fermato a metà strada. Di per sé non esiste il male. Noi generalmente lo concepiamo come qualcosa di opposto al bene, ma è soltanto un’interruzione, una cosa non portata a compimento.

 

Pinuccia B.: “Affinché io amo il Padre” è collegato con il fatto che Lui fa quello che il Padre gli ha ordinato?

Luigi: “Il Figlio fa tutto ciò che vede fare dal Padre”, il Padre è l’amore unico del Figlio. La caratteristica del Figlio è questa: il Figlio riceve tutto dal Padre e riporta tutto al Padre.

Anche noi dobbiamo imparare a ricevere tutto da Dio e a riportare tutto a Dio, perché diventiamo figli nella misura in cui riceviamo tutto da Dio e riportiamo tutto a Dio. Ricevendo tutto da Dio (qui lo chiama comando, ma è amore), non entri in contesa con il mondo, con i fratelli; perché dici: “Dio ha dato e Dio ha tolto. Sia lodato il nome del Signore”. La creatura che riceve tutto da Dio non fa altro che glorificare Dio, sia quando dà, sia quando toglie. E Dio può togliere anche per mezzo del fratello. Quindi il fratello ti glorifica? Loda il Signore! Il fratello ti squalifica? Loda il Signore. Perché tutto è opera di Dio che deve servire per la tua vita.

Bisogna accogliere tutto da Dio e cercare, non di modificare l’avvenimento, ma di intendere il significato che Dio ci vuole comunicare attraverso quell’avvenimento. Per cui il significato è molto più importante dell’avvenimento. Il significato delle cose deve stare molto più a cuore delle cose stesse. Nel mondo a noi stanno a cuore le cose e il significato interessa poco; per cui abbiamo un amore possessivo che tende a possedere la realtà delle cose. Infatti riteniamo che la vita stia nell’avere. Invece colui che mette Dio al di sopra di tutto, mette le cose in second’ordine, perché a lui sta molto a cuore intendere la volontà di Dio nelle cose, non possedere le cose; per cui se una cosa ce l’abbia io o ce l’abbia un altro importa poco. Importa molto il significato, cosa Dio vuol dire attraverso la presentazione del fatto, della creatura; gli sta molto a cuore la parola di Dio.

La vita viene a noi attraverso il significato, attraverso la parola di Dio, non attraverso le cose. Perché il significato lo possiamo cogliere soltanto dalla bocca di Dio. Le cose non le cogliamo dalla bocca di Dio, ma in relazione ai nostri interessi, al pensiero del nostro io. Per cui in relazione al pensiero del nostro io vediamo l’involucro delle cose, non lo spirito, l’anima, non il significato.

Per cogliere il significato di una cosa, dobbiamo sempre rapportarla a Dio, cioè riceverla da Dio e chiedere al Signore di capire il significato. Se in noi si forma l’interrogazione (è Dio che ci interroga, non siamo noi che interroghiamo), anche se non riceviamo la risposta, già sentire il bisogno di intendere il significato di una cosa, anziché sentire il bisogno di possederla, è liberatorio, già questo ci fa avanzare nella vita. Perché ci fa constatare la nostra incapacità, la nostra povertà nell’intendere il significato che Dio ci vuole dire. Ed è positivo. Invece possedere una cosa ci gonfia, quindi ci fa uscire dalla nostra dimensione. Noi cerchiamo l’approvazione degli altri, che non fanno altro che esaltarci. Se stiamo attenti a Dio prendiamo la lezione da Dio e cerchiamo il significato; ed è logico che gli altri a volte ci esaltino e a volte ci deprimano.

Pinuccia B.: E questo vuol dire amare Dio.

Luigi: Tu capisci che se stai attenta a Dio, non puoi contendere, perché il Signore oggi ti dà e domani ti toglie. Vuoi forse metterti in lite con Dio, con il Creatore?

        Dobbiamo fare come Giobbe, che chiede a Dio il motivo per cui prima gli aveva dato tutto e poi gliel’ha tolto; era in collegamento con Dio.

 

Pinuccia B.: Gesù accetta la passione pur di fare la volontà del Padre.

Luigi: Si, con Lui è sempre un passare all’altra sponda, è sempre un partire. Lui è uno che va, non sta fermo. Lui viene tra noi ma non sta con noi; viene dal Padre e ritorna al Padre. Viene per unirci a Sé, e poi ritorna al Padre per portarci al Padre. Ma non è detto che noi con Lui, andiamo al Padre; per cui si crea la distanza. Allora si crea la situazione in cui si trovarono Maria e Giuseppe, quando persero Gesù credendo che fosse nella comitiva. Lui è nella casa del Padre; però nella casa del Padre non si va in comitiva, si va sempre con l’amore personale.

 

Amalia: Gesù testimonia il suo amore principale.

Luigi: Insegna a noi come si ama quando si ama. Non si entra mai in lotta per le cose del mondo. “Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei entrerebbero in lotta”, eppure il mondo è regno di Dio, ma Dio non appartiene al regno di questo mondo; per cui non entra in lotta per le cose del mondo. C'è qualcosa d’altro che gli sta più a cuore.

Chiunque ama Dio deve avere qualcosa d’altro che gli sta più a cuore, per cui è disposto a perdere tutto, “Va, vendi tutto quello che hai”, pur di non perdere il tesoro. Ora, è proprio questa disponibilità che testimonia l’amore.

Margherita: Anche noi subiamo l’opera del Padre.

Luigi: Si, ma una cosa è subire, altra cosa è essere consapevoli, aderire, volere.

Nino: La differenza sta nel subire e nell’adorare.

Luigi: Adorare vuol dire accettare liberamente, partecipare. Il servo invece subisce, non può partecipare. Come il demonio: subisce, nolente, la volontà di Dio, perché la deve fare senza volerlo. Il servo subisce la volontà dall’esterno del padrone. Invece il figlio partecipa, vuole proprio quello che vuole il Padre; è consapevole, intende il Padre, ha l’intelligenza della volontà del Padre. Nel figlio abbiamo l’identità della volontà.

Ora, si tratta di passare da servo a figlio. Il passaggio si fa attraverso la conoscenza. Gesù stesso dice: “Ora non vi chiamo più servi ma amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho ascoltato dal Padre mio”. “Vi ho fatto conoscere…” presuppone il fatto che siano stati ad ascoltarlo.

Quanto più la creatura si rende disponibile, tanto più riceve conoscenza delle cose del Padre. Ricevendo conoscenza passa dalla situazione di servo a quella di figlio, di amico. La caratteristica del figlio, dell’amico sta in questo: conosce. Invece il servo non conosce, ubbidisce per timore, perché gli conviene, ma non per conoscenza del Padre.

Quando abbiamo la disponibilità di dedizione passiamo da servi ad amici, a figli. Quando non abbiamo tempo per Dio ci giustifichiamo: “Io ho i buoi, i campi, la moglie”. Impegnandoci in altro da Dio, dimostriamo che non abbiamo amore per Dio. Perché in ciò che ci sta veramente a cuore siamo sempre disponibili.

 

Pinuccia B.: Ma chi ha “i buoi, i campi, la moglie”, non può essere in una situazione di schiavitù, per cui non ha il tempo per Dio, magari lo si desidera, ma non può?

Luigi: Indubbiamente è una situazione di schiavitù, ma non sono giustificati, perché Gesù dice “non assaggeranno la mia cena”.

Pinuccia B.: Ma allora quando Gesù dice: “Chi mi costringe a fare cento con lui, fanne duecento”, non si è anche in una situazione di schiavitù?

Luigi: In quel caso si fa per salvare un amore superiore; non si entra in lite col fratello per essere disponibili a ciò che ci sta più a cuore. Non si perde tempo col fratello discutendo per cose che passano, per essere disponibili per altro. Invece coloro che si sottraggono all’invito a pranzo, per i propri interessi, rappresentati dai “campi, buoi e moglie”, non sono giustificati. Perché è un problema di elezione. Hanno eletto “i campi, i buoi, la moglie” al posto di Dio. San Paolo dice che è disposto a mangiare carne tutti i giorni senza discutere, per essere disponibile per occuparsi di Dio. Non sta lì il problema. Il problema principale è un altro.

Pinuccia B.: Però c'è anche la situazione di chi è nella “bagna”, per cui ha poco tempo per Dio.

Luigi: Non c'è nessun amore che ti costringa a stare nella “bagna”. Un amore ti tira fuori da qualunque “bagna”. In qualunque situazione uno si trovi non è impedito ad amare, non è impedito di pensare. Non c'è niente al mondo che ci impedisca di elevare la nostra mente, il nostro amore a Dio, perché tutte le cose sono parole di Dio, sono segni di Dio.

Quindi se abbiamo presente Dio, possiamo trarre alimento, per nutrire il nostro amore per Dio, da tutte le cose. Perché non c'è il male. Tutto è opera di Dio. E se tutto è opera di Dio non c'è niente che ci porti via Dio, se abbiamo a cuore Dio.

Pinuccia B.: Se uno è arrivato a Pentecoste, non c'è più niente che lo possa portare via.

Luigi: Ma no. E’ sufficiente sapere che tutto è opera di Dio per non essere portati via da Dio. Perché ciò che macchia la nostra anima, e quindi la rende incapace di Dio, è la molteplicità degli amori, dei desideri, degli interessi. Non c'è nessuno che ci possa impedire di amare altro da Dio, se non siamo noi stessi a scegliere altro.

Puoi essere in una prigione, in un lager, ma non c'è nessuno che ti possa impedire di amare quello che tu vuoi amare. Quello che macchia l’anima è l’amore per altro da Dio; ma l’amore parte dal di dentro, non c'è niente dal di fuori che ci possa costringere ad amare. È ciò a cui noi ci apriamo dal di dentro che ci lega ad un amore, per cui restiamo dipendenti da quello. Il Signore ci osserva. “Perché hai aperto l’uscio a quell’amore?”. Ora, non apriamo mai senza una motivazione, senza un’intenzione. Se non c'è la motivazione di Dio, c'è la motivazione dell’io; è quello che ci rende schiavi, per cui ci troviamo nella “bagna”. Ma anche se siamo nella “bagna” e incominciamo a mettere Dio prima di tutto, cominciamo a chiudere l’uscio ad ogni altra cosa che non sia Dio. E a poco a poco Dio ci libera da tutto.

L’importante è mettere Dio al centro di tutto. In tal caso uno sta molto attento, non lascia più entrare altre cose, perché tutte le cose che gli arrivano vengono da lui giudicate.

Noi, giorno per giorno, volenti o nolenti, edifichiamo una casa nella quale abiteremo. La costruiamo facendo entrare in noi tutte le cose che ci arrivano a noi. Però tutte le cose che arrivano a noi, non arrivano senza di noi, perché se non apriamo la porta nulla può entrare. Bisogna che ci sia un interesse. Per cui le cose arrivano e si fermano sulla soglia della casa: se abbiamo interesse le facciamo entrare. L’interesse può essere per Dio o per il nostro io. Se c'è l’io, allora si apre la porta a tutto un mondo; se c'è Dio, ci fa aprire la porta (ecco il comando del Padre) soltanto ad un certo mondo, e tutto il resto lo lascia fuori. È proprio aprendo la porta, che si costruisce un edificio in cui noi cominciamo ad abitare. Se l’edificio è costruito sull’interesse per Dio, resta stabile; invece se è costruito su interessi dell’io, è costruito sulla sabbia, non è stabile, non resiste agli eventi e ne subiamo il danno.

Se alla base della tua costruzione c'è il Pensiero di Dio, la pietra angolare, la casa non crolla; ma se hai messo alla base il pensiero dell’io, hai costruito sulla sabbia, e la casa crolla.

 

Paolo: A me capita di lottare per delle cose…

Luigi: Bisogna imparare a saper perdere in tutto, perché nelle cose dello spirito vince veramente chi sa perdere. Cristo è uno che saputo perdere in tutto e perdendo tutto ha conquistato tutto.

Paolo: Voglio far valere la mia idea sugli altri.

Luigi: Bisogna imparare, piuttosto di far valere la nostra idea, a comprendere che cosa Dio ci vuole significare attraverso il fratello che la pensa diversamente da noi. Comprendendo, l’altro si sente compreso. Comprendendo si può anche dimostrare la verità. Cristo ha testimoniato la verità, ma ha saputo perdere in tutto quello che non era il Padre. Perché nel tempio non ha saputo perdere, quando è entrato con la sferza? Ha fatto il padrone, perché difendeva il Padre: “Lo zelo per la casa del Padre mi ha consumato”. Lo zelo, l’amore per il regno di Dio ha consumato la creatura, e si è inimicato tutti. L’amore al di sopra di tutto è l’amore che sa perdere tutto, e riesce a comprendere tutto.

 

Cina: Non ho capito bene il significato del versetto.

Luigi: Gesù ha affermato che non parlerà più molto con noi, perché viene il principe di questo che non ha nulla a che fare con Lui. Ma il trionfo del mondo, avviene “affinché il mondo conosca che io amo il Padre”. Ci dice il perché ad un certo momento c'è il trionfo delle tenebre, c'è il trionfo del mondo. E’ necessario che questo avvenga, affinché si riveli l’amore del Padre. Ora, già alla presentazione al tempio, Simeone dice: “Una spada trapasserà la tua anima (cioè tuo figlio, il tuo amore), affinché siano svelati i segreti dei cuori”. I segreti dei cuori del mondo, ma anche i segreti del cuore di Dio.

In Cristo in croce è svelato il segreto del cuore di Dio e il cuore degli uomini.

Pilato quando presenta Gesù, dopo averlo fatto flagellare, dice: “Ecco l’uomo”, cioè in Lui si rivela che cosa è l’uomo e che cosa è Dio. In Dio che si dona al mondo, che si lascia fare dal mondo tutto, si rivela l’amore di Dio per l’uomo, ma si rivela anche l’uomo. Ad un certo momento è necessaria l’ora delle tenebre, il trionfo dell’io, è necessaria questa parentesi, affinché si sveli quello che l’uomo porta dentro di sé.

Ecco perché il Signore ci lascia fare, o fa soffrire tanti per colpa nostra. Svelando i segreti uno prende consapevolezza. Infatti in Cristo morto in croce abbiamo la possibilità di prendere consapevolezza del nostro peccato, dell’amore diverso da Dio che portiamo dentro di noi.

 

Eligio: Gesù ci insegna a dare testimonianza che amiamo il Padre.

Luigi: L’amore di Dio deve essere ricerca della sua presenza. Perché chi veramente ama, cerca la presenza della persona amata. Se veramente amiamo Dio, non andiamo a dire agli altri che amiamo Dio a parole; non è quella la testimonianza che si dà. La testimonianza è: “Tu, con chi vuoi vivere? Di chi cerchi la presenza?”.

Se uno cerca la presenza di Dio, cerca di conoscere Dio e si impegna con Dio; quella è la testimonianza del suo amore, anche se non lo dice a parole.

Eligio: Qui ci fa capire anche come si fa l’apostolato.

Luigi: Gesù dice: “Guai a voi che fate dei proseliti, perché non entrate voi e impedite agli altri di entrare”. Il problema è entrare nella casa di Dio, cioè trovare la presenza di Dio. Il sogno di chi ama Dio è questo: “Abitare negli atri del Signore! Vedere il volto del Signore!”. Questo è il parlare dell’amore.

 

Luigi: “Alzatevi, partiamo di qui”, poiché le parole di Dio sono eterne, quindi sono valide per ogni giorno di ogni uomo. Ogni giorno Dio dice all’uomo queste parole. Cioè, c'è sempre un luogo da cui noi dobbiamo partire.

Pinuccia B.: “Alzatevi”, lo dice a noi e “Partiamo” con Lui.

Luigi: Si, Lui va. Lui è già alzato. Noi dobbiamo alzarci e partire con Lui. Noi dobbiamo partire dai nostri pensieri; non soltanto dal nostro mondo, dalla nostra terra, ma anche dalle nostre conoscenze, dalle nostre convinzioni, perché c'è sempre qualche cosa che deve essere superato. Quindi ogni giorno, ogni attimo il Signore ci dice: “Alzatevi e partiamo”. Ecco, Lui viene a noi, ci invita ad alzarci dal nostro mondo, e a partire con Lui. Lui è uno che va, che ritorna sempre al Padre, va sempre all’altra sponda.

Per cui “non sederti nelle tue convinzioni, in quell’ambiente in cui ti sei già sistemato. No, ogni giorno ti devi alzare dal tuo mondo e partire verso un altro mondo di cui ti parla Dio”. Ci sollecita in continuazione ad occuparci del Padre, perché in continuazione ci manda qualche segno che ha bisogno di essere intelletto presso Dio, nel suo significato. E questo ci impegna ad alzarci: “Guarda Dio”.

 

Nino: Dobbiamo riportare a Dio il nostro io.

Luigi: Certo. Soltanto riportando noi stessi, il nostro io, ci si prepara a rinascere. È la parola di Dio che ci muove, perché noi da soli, tendiamo a sederci, a sistemarci. La partenza richiede la sua compagnia, la sua presenza; si parte con Lui.

 

Margherita: A volte chiedo a Dio, ma se non ricevo risposta, chiudo.

Luigi: Tutte le risposte che non riceviamo le portiamo dentro, e un giorno o l’altro ritornano. Tutti i problemi non risolti non sono perduti, ritornano. Intanto però sperimentiamo la nostra povertà.

Nino: Ritornano se abbiamo mantenuto il desiderio di capirli.

Luigi: No, fintanto che non risolviamo i problemi in Dio, ritornano e si impongono più gravemente. Siccome i tempi sono del Signore, la luce è dono suo, per cui prima di tutto vuole farci capire che la luce è dono suo, però ci fa aspettare. Altrimenti potremmo dire: “Sono io che ho capito”. Per cui, sperimentare la nostra povertà, la nostra incapacità, è una cosa buona. È molto meglio sperimentare di non capire che illudersi, credere di aver capito, perché noi ci inorgogliamo con facilità.

        Per cui lasciamoci fare da Dio, come un bambino che si aspetta tutto dal padre.

 

* * *


ciclo B - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

 

Gv 14,31: “Ma bisogna che il mondo sappia che Io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui”.

 

 

21.11.1987

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Nino: Se non ci avesse avvisato penseremmo di aver vinto noi.

Luigi: “Facciamolo fuori, così l’eredità sarà nostra”.

 

Franco: “Alziamoci, andiamo via di qui”, cosa significa?

Luigi: E’ stufo…J.

Franco: Anche nel Getsemani, dopo l’agonia, dice “Andiamo via”.

Domenico: E’ l’opposto di “armiamoci e partiamo”

Luigi: Indica la necessità del distacco, del superamento, del passare da una riva all’altra. Bisogna passare dalla terra al cielo, cioè dal mondo in cui Dio stesso sta parlando, ma sta parlando al nostro io, al mondo in cui tutte le cose ci parlano di Dio e tutto si incentra sul Padre. E’ quel cielo in cui la testimonianza non è più data dalle cose che si esperimentano nel pensiero del nostro io, ma dalle cose che si riferiscono al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. C’è questo passaggio: “andiamoci a specchiare in un’altra acqua”.

Franco: Quindi “partiamo per andare a constatare il cielo di Dio”.

Luigi: Si.

 

Guido: Vedo in questo versetto la ripetizione di ciò che ha detto in precedenza, “Viene il principe del mondo", in quanto è più vicino.

Luigi: E’ un invito a partire verso un altro mondo. Perché ormai questo mondo sta diventando dominio dell’io, di satana.

Guido: In quegli anni era una cosa molto tangibile. Ma adesso non dovrebbe più essere così, perché dopo che Cristo è risorto, per coloro che hanno creduto…

Luigi: Quello che è avvenuto allora è lezione per farci capire quello che avviene nella vita di ognuno di noi. Questo fatto narrato nel Vangelo avviene nella vita di ognuno di noi. Per ogni uomo si ripete tutto; si ripete la creazione, si ripete l’Antico Testamento, si ripete la fase della Legge, dei comandamenti, si ripete la vita del Cristo e di tutti gli avvenimenti. Quindi dobbiamo leggere gli avvenimenti in funzione della nostra vita personale, per capire quello che avviene nella nostra vita, per capire quello che sta per avvenire nella nostra vita. Queste parole ci danno la chiave di lettura di ciò che sta per avvenire nella nostra vita. Perché la salvezza è per ogni uomo. L’essere nati dopo la venuta di Cristo, non ci avvantaggia rispetto a quelli nati prima o durante Cristo; nello spirito magari siamo prima di Cristo, nell’Antico Testamento, forse non abbiamo ancora incontrato il Cristo. Nel campo dello spirito non abbiamo la linearità del tempo. Anche se siamo nati duemila anni dopo Cristo, magari dobbiamo ancora incontrare Cristo.

Tutta l’opera che Dio fa, la fa personalmente per ognuno di noi; e poi scrive in Cristo la lezione, la grammatica affinché se vogliamo possiamo imparare a leggere quello che Dio sta facendo nella vita di ognuno di noi. E’ questa la preziosità, l’importanza del Vangelo. E’ la grammatica che ci insegna a leggere la nostra vita, a interpretare alla luce di Dio quello che avviene per ognuno di noi. “Questo è per me personalmente. Signore, cosa mi vuoi dire attraverso questo fatto, attraverso questo avvenimento”; qui incomincia la vera preghiera.

 

Teresa: Il mondo deve ancora conoscere che Cristo ama il Padre?

Luigi: Certo. Il mondo deve capire che Cristo si offre alla morte, quindi si assoggetta e lascia trionfare l’uomo, per amore del Padre. Deve capire questo significato: lui ad un certo momento si concede ad una condanna a morte e libera Barabba (e Barabba vuol dire figlio del Padre); lui, Figlio di Dio, si fa figlio dell’uomo, si sottomette all’uomo, per liberare nell’uomo il figlio del Padre. Qui c’è l’amore che si concede, che si sottomette all’uomo colpevole, che dovrebbe essere mandato a morte, per liberare in quest’uomo colpevole il figlio del Padre. Lì si intende l’opera che Dio sta svolgendo, cioè l’amore di Dio per ognuno di noi. Bisogna capire il perché si sottomette, perché lascia parlare noi. Dovrebbe essere Lui a parlare e noi a tacere. Invece Lui tace e lascia parlare noi. C’è un significato profondo: si concede a noi, si sottomette a noi per liberare in noi il figlio del Padre.

 

Luigi: Guai se il mondo credesse di aver trionfato sul Figlio di Dio. Per evitare questo Cristo lo dice prima. Infatti quando prima cercavano di ucciderlo, Lui non si è lasciato prendere; “non era il suo tempo”. Il tempo è Lui che lo determina. Ma se è Lui che lo determina, allora è un atto d’amore se si lascia uccidere. La Croce non è il trionfo del mondo, è il trionfo dell’amore. Infatti, abbiamo detto molte volte, che se c’è una caratteristica dell’amore è questa: l’amore vince perdendo. Cristo, Dio, essendo amore vince perdendo.

 

Tiziana: Se si è nel Pensiero di Dio non c’è nessun segno che ci può separare. Anche il Cristo morto.

Luigi: Anzi. Tutti i segni si sintetizzano in Cristo morto in Croce. Ed è il grande segno dell’amore di Dio. Se è segno dell’amore di Dio, altro che separarci.

 

Tiziana: “Alzatevi a andiamo”, loro si devono alzare; e andare?

Luigi: Devono andare con Lui.

 

Maria Pia: Mi fa venire in mente Gesù che dice “alzate gli occhi, guardate i campi biondeggiano, la messe è pronta” Tutto è pronto, non aspettate altro tempo; c’è una certa urgenza.

Luigi: Mancavano quattro mesi alla messe; quando mancano quattro mesi alla messe è appena spuntato la spiga. E’ il problema degli studiosi: se mancano quattro mesi come fa a biondeggiare la messe? Gesù li fa diventare matti… Gesù parla spiritualmente: “alzatevi, guardate la messe già biondeggia”, intendendo la messe delle anime che stanno arrivando.

 

(?): Gesù è il re, eppure…

Luigi: Noi quando vogliamo essere re ci addobbiamo a festa, invece Lui si lascia uccidere. Eppure Lui vince. Noi perdiamo. Ci insegna qual è la via. Infatti dice “chi più vuol essere in alto, più si abbassi; chi vuol comandare sia servo”. Ecco la via: “come io ho lavato i piedi a voi, così voi…”. Solo perdendo l’amore vince, convince. L’amore che vince convince, e convince in quanto lega. Con-vincere = legare assieme. Ora, Dio opera convincendo, non imponendosi.

 

Silvana: Questo mondo che deve sapere, siamo noi che dobbiamo prendere coscienza.

Luigi: Tutto il nostro mondo deve entrare in questo disegno, perché fa parte di questo disegno. Non c’è nulla che sfugga.

 

Franca: Prima ha detto che è necessario che il nostro io trionfi. Ma ciò avviene perché io amo il Padre. Noi uccidiamo il Cristo ogni volta che trascuriamo Dio. Ma il segno macchiato di Cristo, è macchiato fino a un certo punto, perché Lui fa la volontà del Padre. Ed è questo che ci salva.

Luigi: Certo.

 

Fabiola: Se questo è stato contemplato…

Luigi: Certo, tutto è previsto, ed è stato necessario per renderci liberi. Dio l’ha fatto per noi, per farci passare dalla condizione di schiavitù alla libertà. Sapendolo entriamo nell’amore che ci lega a Lui. Nessuno l’ha obbligato.

 

Luigi: C’è il punto crisi. Giuda si è impiccato. Perché “sono io che ho tradito”. Ma dietro la porta ha trovato il Signore che gli ha detto “Non sei tu! Sono io che te lo fatto fare”. A quel punto Giuda canta; potrà dire: “è l’amore del Padre che me l’ha fatto fare, e l’ha fatto fare anche a te”. Dio creatore lo libera dalla responsabilità che l’ha portato ad impiccarsi. E tutto è avvenuto per evitare ad ognuno di noi di essere dei Giuda. Se è avvenuto è opera di Dio, allora anche ciò che è avvenuto in Giuda è opera di Dio, per evitare a noi di essere dei Giuda. A questo punto ringraziamo Dio per aver creato Giuda, perché non fosse stato per Giuda avremmo potuto tradire nell’illusione di appartenere a Cristo.

 

Rita: “Alzatevi”, elevate il pensiero alle cose del Cielo.

Luigi: Certo, “non pensate più alle cose vostre”.

 

Pinuccia B.: “Ciò avviene affinché il mondo sappia che io amo il Padre”. E’ un seme che muore. Lo interiorizziamo, nel momento in cui ci troviamo a vivere questa esperienza…

Luigi: Nel momento in cui sentiamo in noi gravare la responsabilità del delitto che abbiamo commesso, per cui ci sentiremo responsabili di tutto, questa parola di Gesù sarà la parola luminosa che ci solleverà. E’ l’unica speranza, perché non avesse detto quello, la colpa sarebbe sempre nostra. Nessuno può liberarci dalla colpa che riteniamo nostra. Soltanto se Dio dice “sono io che te lo fatto fare”, siamo liberi. E dice “io l’ho fatto per amore del Padre”. Soltanto Dio creatore può dirci questo. Perché anche le creature ci dicessero “non hai responsabilità”, non possono liberarci da una cosa che siamo coscienti di aver fatto.

 

Fabiola: Il fatto che siamo diversi gli uni dagli altri, dipende dal diverso rapporto che ognuno ha con Dio?

Luigi: Si. Il rapporto con Dio ci fa persone. Infatti il vero nostro nome è dato dal rapporto personale che ognuno ha con Dio. E questo rapporto ci distingue dagli altri, perché ognuno ha un suo mondo da portare a Dio. C’è chi lo porta con un intensità piuttosto che un’altra. Ciò che ci caratterizza come persona è la capacità di dedizione a Dio, che subisce una gamma di valori infiniti. Ci sono San Francesco, San Paolo che tutto in un colpo si dedicano completamente a Dio, altri invece che tentennano. Ognuno ha il suo nome. Ed ognuno diventa capace di leggere in Dio a seconda della purezza di dedizione. Ed è il vero nome di ogni persona, la vera personalità di ognuno di noi.

La nostra personalità viene da Dio. Quindi dalla possibilità di partecipare a ciò che Dio è, noi acquistiamo la nostra personalità. E’ Dio che ci forma la nostra personalità. Più ci allontaniamo da Dio e più diventiamo uomini qualunque, cioè ci confondiamo con tutti. Infatti il mondo più si allontana da Dio e più diventa materia. La materia non ha personalità, non c’è più niente. Più ci eleviamo verso Dio e più acquistiamo personalità. Dio è un formatore di personalità. Presso Dio tutto è persona.                      

    

 

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Ciclo C - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 14,31: “Ma bisogna che il mondo sappia che Io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui.

 

 

(21.03.1992)

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Delfina: “Alzatevi, andiamo via di qui”

Luigi: “Qui” è il luogo in cui tu ti trovi. Parti dal luogo in cui ti trovi e vai in un altro luogo, per imparare a guardare dal suo punto di vista.

Lui è il guardare dal Padre. Lui guarda tutto dal Padre. I figli del Padre guardano tutto dal punto di vista del Padre. Lui è questo sguardo. Noi ci illudiamo quando diciamo di essere con Cristo, ma non guardiamo dal Padre. Se non guardiamo dal Padre non siamo con Cristo. E’ un illusione, ecco perché siamo soggetti a crisi. Perché Cristo è il guardare dal Padre. Se non guardiamo dal Padre non siamo con Lui. Come quando diciamo che non siamo con la Madonna se non guardiamo a Cristo, perché la Madonna guarda al Cristo, è la Madre di Cristo, il che vuol dire che ha tutto il suo pensiero rivolto a Cristo. Quindi se diciamo di essere con la Madonna e non guardiamo a suo Figlio, non siamo né con Cristo né con la Madonna. E’ tutta un’illusione. E se diciamo di essere con Cristo, siccome Cristo è guardare dal Padre, ci illudiamo di essere con Cristo se non guardiamo dal Padre: non siam né col Padre né col Figlio.

Tu sei con una persona in quanto sei con il pensiero che ha quella persona. Se non sei col pensiero della persona, puoi essere con l’abito ma non con la persona; e l’abito non è una persona.

 

Sandra: Finché Cristo parlava io ero col Padre.

Luigi: Lui parlando ti parla del Padre, ti fa guardare a-, non guardi ancora da-.

Sandra: Ma quando Lui se ne va e viene il principe del mondo…

Luigi: …ti rendi conto che non eri con Cristo. Era Lui che parlava con te per darti la possibilità. Ma poi perdendolo tocchi con mano che si può essere con Lui solo a una condizione: se sei dove Lui è. Lui riceve l’Essere dal Padre, quindi guardando dal Padre; soltanto se guardi dal Padre sei con Lui. Infatti dice: “Mi ritroverete alla destra del Padre”. La destra del Padre è discendere dal Padre. Per cui guardando dal Padre ritrovi lui. Se tu non guardi dal Padre non lo troverai più eternamente. Ti resta la fotografia, ma lui non ce l’hai più.

 

Giovanna: “Affinché il mondo sappia…”.

Luigi: Noi siamo il mondo, noi dobbiamo sapere: “Affinché il mondo sappia che io guardo dal Padre”. Amare vuol dire guardare dal punto di vista dell’altro. Dicendoci questo ci dà la possibilità di essere con Lui, cioè se guardiamo come Lui guarda siamo con Lui. 

Giovanna: “…sappia che io amo il Padre e che agisco come il Padre mi ha ordinato”. Quindi “che amo” va inteso che “guardo da-”; invece “che agisco”, come va inteso?

Luigi: Lui è la voce del Padre, lui è la Parola del Padre, lui è il Verbo del Padre, lui è la logica del Padre, lui è lIo sono” del Padre.  E’ questo tutto il suo operare. Non fa altro che predicare questo. “Padre, ho fatto conoscere il tuo nome”, ci fa capire che oggi come oggi, il Figlio di Dio non fa altro che glorificare il nome del Padre, parlare del Padre, per dare a noi la possibilità di guardare dal Padre. Perché se non guardiamo dal Padre non lo capiamo. E se siamo con una persona che non capiamo, non siamo con quella persona.

Giovanna: Quindi solo con Lui possiamo guardare dal Padre.

Luigi: Se guardiamo dal Padre siamo con Lui. Perché Lui è colui che guarda dal Padre.

 

Marisa: Lui non parla più, c’è un perché: “viene il principe del mondo”; “ma contro di me non fa nulla”.

Luigi: Dice “non ha niente a che fare con me”.

Marisa: Difronte alla menzogna dell’io, il Cristo tace, non può parlare.

Luigi: Non è che non possa parlare. E’ per dare la possibilità all’uomo di dire la menzogna. Dio è colui che è presente. Lo puoi smentire? Nessuno al mondo può dimostrare che Dio è assente; neanche l’ateo: si arrovellerà con tutte le sue forze per dimostrare che Dio è assente ma non potrà dimostrarlo.

Dio è presente in tutto, eppure ti fa fare esperienza della sua assenza. E come fa? Ti fa essere menzogna. E come fa a farti essere menzogna? Ti dà la possibilità di dire “io sono”, di predicare “io sono”. Solo Dio può dire “Io sono”.

Gli ebrei non osavano dire il nome di Dio, “io sono” di Dio, perché sapevano la gravità di quello che dicevano. Noi facciamo un minestrone, diciamo “io sono”, “tu sei”, per noi va bene tutto, digeriamo tutto. Poi però ci troviamo nei pasticci.

Come fa, lui che è il Presente, a dare a te la possibilità di esperimentare la sua assenza? Tu diventi figlia delle tue parole, dicendo “io sono”, diventi figlia della menzogna, che non ha niente a che fare con la verità. Si ritira per darti la possibilità di predicare la menzogna; e allora tu inizi a toccare con mano la meraviglia della verità. E’ per darti la possibilità. E’ una medicina.

 

Franca: Qui cosa intende per “mondo”?

Luigi: “Mondo” è tutto ciò che non è Dio. Perché bisogna superare tutto, anche gli angeli. Tutto ciò che non è Dio è opera di Dio, ma va superato, perché è soltanto un mezzo per farti guardare a Dio e scoprire come si guarda da-. Perché guardando Dio tu scopri che Dio è il principio del tuo pensare, e incominci a guardare da Dio.

Franca: “Ciò avviene affinché il mondo conosca che io amo il Padre”. Lui dice “se mi amaste vi rallegrereste, perché io vado al Padre”.

Luigi: Amare vuol dire guardare dal punto di vista dell’altro.

 

Franca: “Il mondo non lo può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce”, perché qui dice “affinché il mondo sappia”?

Luigi: Proprio perché non può conoscerlo. Il mondo non può ricevere lo Spirito Santo. Soltanto da Dio si può ricevere. Perché lo Spirito di Verità ti viene dal Padre. “Lo manderò dal Padre”. L’ho detto mille volte: è questo da-. Se lo manda dal Padre, finché tu guardi il mondo stai fresca, non puoi riceverlo. Tu puoi anche cantare “Signore che bel tramonto, che bei fiori”, ma non ricevi lo Spirito di Verità.

Franca: Quindi “affinché noi sappiamo che Lui guarda le cose dal punto di vista del Padre”.

Luigi: Certo, cioè lo Spirito di Verità lo ricevi dal Padre, quindi guardando dal Padre. E chi guarda dal Padre è il Figlio. E soltanto attraverso il Figlio puoi ricevere lo Spirito di Verità dal Padre.

 

Franca: “Alzatevi, andiamo via di qua”, come dire “adesso che vi ho detto queste cose avete la possibilità di muovervi”?

Luigi: Si capisce.

 

Silvana: L’esperienza dell’assenza di Dio ci dà la possibilità di accostarci alla parola come va capita. Nel senso che prima parlava e noi la intendevamo nel pensiero del nostro io, ora si rende assente per darci la possibilità…

Luigi: …della sapienza. Noi stolti, attraverso l’esperienza dell’assenza di Dio, abbiamo la grazia, la possibilità da parte di Dio, di diventare sapienti, di superare l’io, perché fintanto che siamo nell’io siamo stolti. Riferire le cose al proprio io è stoltezza. Dio è il creatore. Noi non possiamo fare un filo d’erba, nemmeno un fiore; non possiamo fare niente, subiamo. Quindi se subiamo non siamo il Creatore, il Principio, il punto fisso di riferimento. E se viviamo avendo il nostro io come punto fisso di riferimento siamo dei grandi scemi.

 

Pinuccia A.: A questo punto, dopo tutto quello che Lui ci ha detto, dovremmo aver capito che Lui vede tutto dal Padre. E noi dovremmo camminare con Lui guardando tutto dal Padre.

Luigi: Tu sei con Lui soltanto in quanto guardi dal Padre. Fintanto che tu non guardi dal Padre, tu non sei con Lui. Ti puoi illudere. Come puoi essere illusa di essere con me, perché hai presente il fisico, ma io non sono il mio fisico.

 

Luigi: E’ Lui che parlando con noi ci convoca là dove Lui è. Se Lui non parla, noi restiamo qui mentre Lui è la. E’ la parola il ponte.

 

Pinuccia B.: “Ciò avviene affinché il mondo conosca che io amo il Padre”, rivela la sua intenzione. Tutto quello che dice, tutto quello che fa, lo dice e lo fa affinché il mondo sappia che Lui ama il Padre.

Luigi: Cioè che Lui guarda dal Padre. Perché quando ami soffri se non sei con l’altro? Perché amando l’altro guardi dal punto di vista dell’altro, ma siccome l’altro non è con te, lontano da te, non sei sicura che l’altro guardi come tu guardi; e allora c’è la sofferenza. Questo rivela che amando uno si trasferisce a vivere con l’altro, anche se l’altro è lontano. Per cui hai bisogno che l’altro ti telefoni o ti scriva tutti i momenti. Perché? Perché tu sei con l’altro. Questo ti fa capire che l’amore è guardare dal punto di vista dell’altro. E se tu non vuoi guardare dal punto di vista dell’altro crei sofferenza. E se l’altro non è presente e non ti fa vedere il suo punto di vista, soffri.

 

Pinuccia B.: “Come il Padre mi ha ordinato”.

Luigi: Perché guarda tutto dal Padre. Tutto da-. Chi guarda da- è mosso da-.

Pinuccia B.: Ci dice queste cose per farci diventare figli.

Luigi: Non puoi diventare figlia se non guardi dal punto di vista dell’altro. Guardando da- diventi figlia di-.

Pinuccia: E’ una conferma di quell’altra parola che dice “Il figlio non fa niente se non lo vede fare dal Padre”.

Luigi: Certo. Invece fintanto che tu guardi a-, non ci siamo.

 

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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