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Incontri del Sabato ciclo B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

 

ciclo C - presso Casa di Preghiera:

(13.03.1993)

 

come Tu stesso, o Padre, sei in Me”

 

Nino: Lui tra noi è l’espressione del Pensiero del Padre, quindi il Padre è in Lui perché Lui è il Pensiero del Padre che si manifesta. Il Pensiero del Padre però non è come il nostro, che si limita ad una parte intellettuale, ma è un Padre che crea; infatti nel prologo è detto: “tutto è stato fatto nel Verbo di Dio”. Quindi tutta la creazione è opera di Dio, tutti gli avvenimenti, tutto quello che capita ogni giorno è opera del Pensiero di Dio; quindi è strettamente legato al Padre e va tenuto unito al Padre, per non alterare quella che è la Verità.   

 

Franca: “…come Tu Padre sei in Me…”, quando si trova un “come” bisogna conoscere questo “come”. 

Luigi: Se ce lo dice, ce lo presenta.

Franca: Il Padre si rivela solo al Figlio, quindi conoscere “come” il Padre è nel Figlio fa parte del in sé del Padre? Solo il Figlio conosce quello che il Padre è. Quindi per conoscere questo “come” è necessario che il Figlio abbia formato in noi se stesso, perché il Padre si rivela solo a suo Figlio. Ecco: come dobbiamo comportarci di fronte a queste parole?

Luigi: In quanto ce le dice vuol dire che ad un certo livello è possibile capire, altrimenti non direbbe le parole. Se dice le parole, e se dice: “come il Padre è in Me” (dopo arriverà a dire “così essi siano in noi”) evidentemente ci fa una proposta. Ma in quanto ci fa una proposta vuol dire che ci presente una meta. E in quanto ci presente una meta, questa deve essere intellegibile da noi, altrimenti non ce la proporrebbe.

Franca: Il Figlio ci presenta…

Luigi: “…come il Padre è in Me”, poi dirà “così loro siano…”

Franca: Quindi, in quanto ce lo presenta, possiamo già capire come il Padre è nel Figlio?

Luigi: Si capisce, se la lingua è accessibile noi dobbiamo cercare di impegnarci per capire, anche quando è difficile. Attualmente ci presenta questa parola: “Come Tu sei in Me”, quindi “come il Padre è nel Figlio”.

Franca: Il Figlio in quanto è Figlio è unito al Padre al suo Principio, dove riceve, perché il Figlio riceve dal Padre. Quindi…

Luigi: Qui dice “come il Padre…”, non come il Figlio è; dopo dirà “come Tu sei in Me”.

 

Domenico: Il Padre è nel Figlio in quanto è soggetto del suo Pensiero.

Luigi: Sì, soggetto vuol dire principio di-.

Domenico: La scorsa domenica hai detto: “…ed è attraverso il Figlio, diventato soggetto del nostro pensiero, quando sottomettiamo tutto a Lui, che giungiamo a scoprire il Padre Soggetto del suo Pensiero; cioè di quel pensiero che il Figlio stesso ha formato in noi, perché abbiamo sottomesso tutto a Lui…”

Luigi: “Solo il Figlio conosce il Padre”.

Domenico: “…attraverso il Figlio che si fa oggetto del mio pensiero, si fa oggetto per portarmi a vedere il Padre oggetto del mio pensiero” (hai detto tempo fa, nel tema “Capovolgimento di luogo”). Se attraverso il Figlio che si fa oggetto del mio pensiero, il Padre diventa oggetto del mio pensiero, quando il Padre diventa oggetto del mio pensiero, in che modo il Figlio diventa soggetto del mio pensiero? Diventerà il Padre soggetto?!

Luigi: Il Padre diventa soggetto del suo Pensiero. Il Figlio diventa soggetto del mio pensiero.

Domenico: E diventa soggetto del mio pensiero affinché tutto si possa sottomettere a Lui…

Luigi: Bisogna sottomettere tutto, altrimenti il concetto di sottomissione sparisce; c’è il concetto di sottomissione in quanto Lui diventa il soggetto. Infatti perché in un primo tempo siamo noi il soggetto? Cioè sei tu che pensi Dio; perché? Perché non tutto è sottomesso; e fintanto che tutto non è sottomesso è il tuo io che pensa, perché sceglie. Facendo delle scelte sei tu. Ma questo è segno che tutto non è sottomesso. Quando tutto è sottomesso l’altro diventa il Principio; altrimenti il concetto di sottomissione svanisce.

Domenico: Ma quando tutto è sottomesso, hai detto, c’è ancora molteplicità; si presuppone che questa molteplicità è data dalle parole che mi dice il Figlio, e sono ancora parole che hanno bisogno di una realtà. E allora si verifica il tutto sottomesso.

Luigi: Infatti c’è poi il passaggio dal Figlio al Padre.

Domenico: Il tocco che diventa Realtà (hai detto).

Luigi: Sì, però in un primo tempo c’è il passaggio da io soggetto, cioè io che penso a Dio, poi sottomissione di tutto al Pensiero di Dio (perché con noi c’è il Pensiero di Dio), il Pensiero di Dio diventa soggetto, perché tutto è sottomesso.

Dobbiamo approfondire il concetto di sottomissione. Per arrivare al concetto di sottomissione bisogna arrivare al concetto che quello diventa il principio di tutto; altrimenti non è sottomesso. Per cui il capovolgimento avviene nel “tutto sottomesso”. Fintanto che non arrivi al “tutto sottomesso” tu non hai il passaggio al soggetto.

Domenico: Ma in questo “tutto sottomesso” che precede la realtà, il tocco del Padre, siamo ancora nella molteplicità; è qui che mi riesce difficile mettere a fuoco la cosa.

Luigi: Tronchiamo

 

Franco: Noi diciamo Padre a ciò cui ci dedichiamo; qui Gesù dicendo “come Tu Padre sei in Me”, lo dice a Dio; noi potremmo dire la stessa cosa a una creatura e quella diventa nostro Padre.

Luigi: Il Padre è suo principio, è l’Essere di cui Lui è Pensiero. Il Padre è l’Essere di cui Lui, il Figlio, è pensiero. Il pensiero da solo non sta su, perché ha bisogno di un principio. E questo avviene anche in noi. Infatti noi quando pensiamo, poi abbiamo bisogno di realizzare il pensiero, perché poi la realtà diventa l’elemento che sostiene il mio pensiero. Oppure, se il pensiero si porta verso l’Assoluto, allora Dio diventa il Principio del mio pensiero. Noi abbiamo bisogno di capire che cos’è questo pensiero che da solo non sta su.

Franco: E non ha più bisogno di realizzarsi.

Luigi: Di realizzarsi nel mondo esterno. Perché corriamo questo rischio: generalmente tendiamo a realizzare nel mondo esterno quello che pensiamo. Io penso a una montagna, per realizzarlo devo andare sulla montagna; perché lo porto dentro. Cioè il pensiero tende a realizzarsi così. Questo è l’errore che si fa in tutto il mondo. Noi crediamo di realizzare il pensiero trovando una forma che possiamo toccare. Invece il pensiero in noi deve trascendere tutto il mondo creato perché ha la giustificazione di sé non nel mondo creato, ma nell’Essere Assoluto, cioè in Dio.

Franco: Hai detto altre volte però che in realtà questo non lo possiamo assolutamente capire. Cioè, il pensiero che abbiamo di una cosa creata è già una realizzazione di quella cosa. Perché proviene da quella cosa. Io non potrei pensare a una cosa se non ci fosse, quindi di per sé il pensiero è già una realizzazione; però noi non capendo questo cerchiamo di vederlo fuori...

Luigi: …quando pensiamo a noi. Se invece non pensiamo a noi tendiamo a vedere, a capire il Principio di quel pensiero che portiamo in noi. Qui dice: “come il Padre è nel Figlio”, fermiamoci su questo “come”.

Franco: Il Figlio è l’espressione dell’Essere del Padre, quindi il Padre è soggetto di questo pensiero. Per noi invece è oggetto, perché dobbiamo passare attraverso un capovolgimento.

 

Domenico: Gesù dice: “In quel giorno conoscere che Io sono nel Padre, il Padre è in Me…”(Gv 14,20), questo è Spirito Santo?

Luigi: Certo.

Domenico: Queste parole solo con lo Spirito Santo diventano comprensibili, perché nella fede non si può capire.

Luigi: In quanto ti vengono annunciate ti mettono in movimento verso-.

Domenico: Fin dove si può arrivare a capire?

Luigi: Nella misura in cui tu ti impegni a capire progredisci verso- e ti avvicini allo Spirito Santo. Perché lo Spirito Santo deriva dalla conoscenza del Padre e del Figlio.

Domenico: La conoscenza viene dalla presenza?!

Luigi: Lo Spirito Santo è presenza.

Domenico: Ma hai detto che la vera conoscenza viene dalla presenza.

Luigi: No! Capovolgi tutto. Non hai capito.

 

Osvaldo: Finché l’io ha la possibilità di fare delle scelte non può arrivare a capire il soggetto.

Luigi: Fintanto che noi abbiamo la possibilità di fare delle scelte siamo sempre noi che facciamo scelte. Cioè, tu passi da un fiore al Pensiero di Dio. Sei tu che passi da- a-.

La coscienza del nostro io scaturisce da questa possibilità di passare da una cosa all’altra. E lì dici: “sono io che penso”. Tu pensi in quanto esalti, in quanto metti prima di tutto una cosa, ma per mettere prima di tutto una cosa (e il tuo io sta lì), devi avere tante cose.

Attualmente io posso preferire tra questi registratori un registratore; ma sono io che faccio la scelta. La realtà è “tanti registratori”, perché preferisco uno piuttosto che un altro? Ecco, qui si forma un’intenzione in me. Ecco, ci dev’essere un motivo per cui ne preferisco uno su tutti. Posso dire: “Scelgo questo perché mi piace la forma”, e introduco un intenzione, che forma poi il mio pensiero, quindi forma il mio io. Il giorno in cui tu non puoi più scegliere…; ora, tu puoi arrivare in quanto sottometti tutto ad una cosa, e se quella cosa è la Verità, allora tu ti incontri, tu conosci, e diventi figlio di- (tutto sottomesso a- diventi figlio di quello).

Osvaldo: Quindi noi dobbiamo superare la possibilità che abbiamo nel nostro io di scegliere, ma non tramite il nostro io?!

Luigi: No, tu superi la possibilità di scelta in quanto scegli. Cioè, se scegli metti una cosa al di sopra di tutto. Se tu incontri una cosa che ti colpisce incominci a pensare a quella cosa; pensare a quella cosa vuol dire incominciare a subordinare tutte le altre cose a quella. Cioè, tu tendi a realizzare quella cosa; realizzare vuol dire rendere permanente con te quella presenza. Il che vuol dire che ad un certo punto diventi figlio di quella cosa, e diventi tutto sottomesso a quella.

Osvaldo: Restando sempre il più possibile con quella cosa…

Luigi: …resti in quella cosa. Prima eri fuori, cioè prima la guardavi da fuori, cioè da tante altre cose; poi eleggendola a poco per volta entri dentro e resti con-. Quindi non è che si diventa quella cosa, ma si resta con-. Tu devi restare con-, ma resti con- in quanto diventi figlio di quella cosa, cioè diventi tutto pensiero di quella cosa, come il Figlio è tutto pensiero del Padre. Allora lì, se tu sei con la Verità, contempli in quella cosa ogni cosa, e trovi la giustificazione di ciò che contempli. E allora sei in pace, perché sei nella Luce. Se invece hai scelto, hai messo prima di tutto altro dalla Verità, altro da Dio, tutto è una gran confusione, ed è caos, non capisci più niente, perché in quella cosa non riesci a giustificare tutte le altre cose e nemmeno te stesso.

 

Bruno: “Il Figlio non fa nulla se non lo vede fare dal Padre!” (Gv 5,19), quindi il Figlio ha nel Padre, il Principio, la giustificazione di tutto.

Luigi: Quindi si direbbe non libero…; invece è la vera libertà. Siamo noi i non liberi.

Bruno: Il Figlio non subisce condizionamenti, il suo Principio non è condizionato, è l’Essere Assoluto…

Luigi: …ha in Sé la ragione di Sé. Ora, quell’avere in sé la ragione, che è poi il Padre, ti fa capire “come” il Padre è nel Figlio; perché nel Padre c’è la ragione del Figlio stesso. Per cui il Figlio ha in sé la ragione di Sé; questo è quel “come”. Invece noi non abbiamo mai in noi la ragione né di noi né delle cose. Dobbiamo tendere a quello.

Bruno: Ciò che è oggetto del nostro pensiero ci informa, cioè diventa principio del nostro pensiero.

Luigi: Ti informa in quanto suscita in te una passione.

Bruno: La bella cosa ti sottomette, sei già sottomesso all’oggetto che guardi; più permani in quello sguardo e più sei sottomesso…

Luigi: …sei informato, prendi la forma, fino a diventare tutto pensiero di-, al punto che diventa uno strazio per te separarti da-.

Bruno: Quindi quando sei tutto pensiero di- l’altro è soggetto.

Luigi: E già, è per quello che dicevo che il concetto di sottomissione ti porta al soggetto. Mentre invece se non sottometti tutto, resta il tuo io; ecco come non ti puoi liberare dal tuo io e perché vai nell’inferno.

 

Bruno: Il Figlio non fa nulla se non lo vede fare dal Padre; poi il Figlio dice a noi: “senza di Me non potete far nulla”. Così insegna a noi a fare come fa Lui; come Lui non fa nulla senza vederlo fare dal Padre, così anche noi. Questo è sottomettere: vedere le cose nel Principio, vederle fare dal Padre. È così che il Padre diventa soggetto, e quindi fa uno col Figlio.

Luigi: Certo.

Bruno: Il Padre è la sorgente dell’Essere cioè è la sorgente di tutto nel Figlio.

Luigi: Certo, è la Sorgente che è nel Pensiero che Lo conosce; per cui nella conoscenza c’è la comunicazione, c’è la presenza dell’Essere. Lì bisogna arrivare: nella conoscenza, nella comunicazione dell’Essere. Per cui nella conoscenza c’è la presenza dell’Essere; c’è la presenza della ragione, cioè conoscendo tu hai in te la ragione di ciò che conosci. Conoscendo il Padre (il Figlio conosce tutto il Padre) ha in sé la ragione di ciò che conosce. Così il Padre è presente nel Figlio, e così dev’essere presente in noi.

Bruno: Quello è essere alla presenza, cioè allo Spirito di Presenza?!

Luigi: Certo, si tende alla Verità.

Bruno: La ragione è Persona, la verità è Persona, è presenza.

Luigi: Si capisce; altrimenti si va al caos. Si parte dal caos e si arriva al caos; tutto vuoto. Durante le preghiere sentivo sventolare le cartoline, però non ci si rende conto che girando quelle cartoline si determina di qui a un mese il tempo a Londra.

 

Franca: Ma prima ho chiesto se potevamo capire determinate parole…

Luigi: Si capisce, se uno ti dice una parola araba, a te che non sai l’arabo, senti soltanto il rumore e non ti serve a niente. Ora, evidentemente, se Dio parla, non parla per comunicarci niente. Ci deve comunicare qualche cosa. È comunicandoci qualche cosa che forma in noi quella scala che ci porterà alla vita eterna; cioè che ci fa arrivare alla conoscenza dello Spirito Santo. Ma che si forma poco alla volta, se credi.

Quindi se tu credi cammini e se cammini vuol dire che ti fa vedere qualche cosa di più. Non è che tu veda tutto solo quando arriverà lo Spirito Santo e che prima sei al buio; man mano che tu ascolti la parole e credi alla parola fai dei passi nella luce, perché si va di luce in luce.

 

Giovanna: Quindi ci sarebbe da capire questo “come Tu Padre sei in Me”; a noi sembra impossibile, però in quanto lo dice…

Luigi: …vuol dire che ci vuole comunicare qualche cosa. Altrimenti non ce lo direbbe; ci direbbe: “pensa Dio ed è tutto fatto”. Invece con queste parole sta tracciando un sentiero per i tuoi passi. Ma tu devi camminare su quel sentiero. E tu cammini in quanto ti impegni. Quindi “sarà vero mio discepolo - cioè camminerà - colui che resta nelle mie parole” (Gv 8,31). Tu resti in quanto cerchi di capire. Quindi evidentemente questo è pane spezzato alla tua capacità. La parola arriva a quel livello in cui tu ti trovi per farti fare qualche passo. Il passo è un progresso nella luce. Incominci a capire qualche cosa. Prima non capivi niente, poi inizi a capire questo: “ah, la vita mi è stata data per arrivare là”; non sei ancora arrivata là, però hai capito che la vita ti serve per arrivare là. E così, man mano che Lui parla, ti avvicina a quel “là”.

Giovanna: Quindi da lì incomincio a sottomettere.

Luigi: Si capisce; quando la parola di Dio ti ha fatto capire che devi arrivare là, succede che tu incominci a sottomettere ogni cosa di te a quel fine. Il che vuol dire che incominci a scartare le altre mete. Ed è una grande liberazione poter scartare altre mete. Ora, scartando succede che in te si potenzia. È come quando tu scegli un amore, allora incominci a scartare tutti gli altri amori; quell’amore lì si potenzia moltissimo, e diventa molto forte. E cresce fino a renderti capace di realizzare la cosa.

Giovanna: Quindi sottometto di fronte ad una sua parola quando mi fermo…

Luigi: …per cercare di capire da Dio, per fede, che cosa Cristo dicendo queste parole ti vuole comunicare.

Giovanna: Sapendo che se la dice vuole comunicare qualcosa. Quindi sottometto nel senso che tralascio tutto il resto per dedicarmi a quello.

Luigi: E già, perché quando tu pensi, sottometti, perché se pensi ad una cosa, necessariamente escludi le altre cose. Tu non puoi pensare contemporaneamente a due cose. Se alla domanda: “perché pensi a quello?”, rispondi “perché Dio me l’ha presentata”, hai una certa giustificazione. Se dici: “penso a quello perché mi piace”, non è valida come giustificazione. Ma se tu dici: “È Dio che mi ha fatto arrivare questa parola”. Però intanto tu pensando a quello eleggi, prediligi, preferisci quello a tutto il resto. E già quello ti potenzia.

Giovanna: Quindi si capisce anche perché più la parola è difficile e più mi fa tribolare...

Luigi: …e più ti potenzia, più ti rafforza. Per questo dico che non bisogna rifiutare le cose difficili; anzi, più le cose sono difficili e più dobbiamo impegnarci in quelle. E non soltanto ad impegnarti in quelle cose che ti sembrano facili. No, ti devi impegnare nelle cose difficili, perché è quello il pane per oggi, per te, per farti crescere.

 

Sandra: Il pensiero che viene dato deve diventare persona.

Luigi: Il pensiero si informa di-. Cioè, con il Pensiero tu hai la possibilità di sottomettere tutto a-; cioè, tu in quanto già pensi, dai la preferenza ad una cosa piuttosto che all’altra; infatti alla domanda “perché pensi a quello piuttosto che all’altro?”, rispondi introducendo una certa giustificazione, che è intenzione. Ed è l’intenzione che forma la persona. Per cui tu hai in te la ragione. Sarà anche fasulla, perché puoi dire “perché mi piace”; va benissimo, ma tu diventi persona. Tu diventi persona in quanto introduci in te una ragione di ciò cui tu pensi.

Sandra: Mi è venuto anche in mente che c’è Maria che dice: “non conosco uomo” (Lc 1,34); quindi per poter iniziare, per poter concepire questo pensiero…

Luigi: Sì, ma tu non puoi concepire con cinquanta uomini. Tu devi metterne uno al di sopra di tutto. Quindi è nella singolarità che si concepisce. Il “non conosco uomo” esclude tutto l’umano; lei è in una singolarità con Dio. La nostra anima è fatta per quello, per questa singolarità. Nella dualità non si concepisce. Nella dualità si fa una Babilonia.

Sandra: E sarà Lui che ci farà persona.

Luigi: Lui ti fa persona indipendente da te; ti fa persona dandoti suo Figlio, cioè dandoti il suo Pensiero. Noi portiamo in noi il Pensiero di Dio in cui c’è la ragione di tutto, anche se non lo sappiamo. Noi siamo persone per questa presenza, per questo dono che Dio ha fatto. Gesù dice alla Samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio” (Gv 4,10).

Sandra: Però a volte diamo testimonianza di non essere persone.

Luigi: Certo. Però noi siamo persone e ci distinguiamo dagli animali in quanto portiamo in noi un Pensiero, il Pensiero Assoluto, in cui c’è la ragione di ogni cosa. Noi possiamo tenerlo presente come possiamo non tenerlo presente. E allora se non lo teniamo presente diventiamo peggio degli animali, perché c’è il pensiero che ci frega.

 

Pinuccia A.: Io, creatura, che non ho in me il principio di niente, come posso capire l’in sé di un Essere che ha in se stesso il principio di sé? Cosa vuol dire?

Luigi: Non dire che tu non hai in te il principio. Tu hai in te il principio, perché hai in te Dio. Tu sei, tu esisti come persona, in quanto hai in te Dio, cioè hai in te Colui che ha in sé la ragione di tutto. Non lo conosci, però siccome l’hai in te lo subisci, e in quanto lo subisci, desideri capire la ragione di tutto. Ora, tu non puoi ignorarlo ma non lo conosci; però subisci la passione di questa presenza. Questa presenza cos’è? E’ la presenza di un Essere in cui c’è la ragione di tutto. Tu desideri la ragione di tutto. Tu desideri Dio, però non lo sai. Però desideri la ragione di tutto; quando tu incontri una cosa di cui non vedi la ragione soffri. Perché soffri? L’animale non soffre. Tu soffri perché porti in te qualche cosa che ti fa desiderare la ragione di tutto. E questo è Dio. Dio è la Verità. Dio è Colui in cui c’è la ragione di tutto. Se vivi con uno che ha in se la ragione di tante cose, per restare con Lui desideri capire quelle tante cose di cui lui ha la ragione, altrimenti tu perdi il contatto con lui. Ora, è per questa presenza di Uno che ha in sé la ragione di tutto che noi desideriamo capire, conoscere, quindi c’è l’attrazione alla conoscenza. È questa presenza che forma in noi questa passionalità.

Pinuccia A.: Quindi Dio ha in sé la ragione di tutto, e questo vuol dire che tutto parte da Lui.

Luigi: Tutto parte da Lui e tutto ritorna a Lui. E soltanto quando ritorna a Lui e in Lui si vede la giustificazione finalmente la cosa è compiuta; altrimenti si resta nell’incompiuto, e nell’incompiuto tu soffri, perché sei rimasta a metà strada, come Valentino.

 

Rita: Si è informati da ciò cui si dedica il pensiero. C’è quella famosa frase che dice: “guarda che ti guarda”; si diventa tutto sguardo di-. Che cos’è questo pensiero, chi me l’ha dato. È Dio il principio del nostro pensiero. E quando Lui diventa il Principio, cioè il soggetto del nostro pensiero…

Luigi: Quando diventa soggetto diventa quello che è. Altrimenti no! Ora, per diventare soggetto devo aver sottomesso tutto; perché basta una cosa non sottomessa che io sono in quella pluralità in cui sono io che penso. E se sono io che penso sono fregato, perché sono io soggetto del mio pensiero; e questo mi impedisce di arrivare a conoscere il Principio del mio pensiero.

 

Pinuccia B.: “…come il Padre è in Me”, è il Padre che lo genera, quindi il generante è presente nel generato.

Luigi: No! Non è perché Lui genera allora è presente nel generato; infatti una madre genera il figlio, ma una madre non è presente nel generato.

Pinuccia B.: Ma la generazione di Dio è un’altra cosa.

Luigi: Allora devi precisare in che cosa consiste questa presenza. Perché noi abbiamo delle generazioni in cui non c’è la presenza del generante nel generato. Tanto è vero che c’è la madre che non conosce più il figlio e il figlio che non conosce più la Madre. Questo in Dio non avviene.

Pinuccia B.: Il Padre ha in sé la ragione del suo Pensiero e il Pensiero ha la ragione di sé nel suo principio, e quindi c’è l’ha in sé.

Luigi: La differenza tra il figlio generato dalla madre e il Figlio generato dal Padre è questa: il figlio della madre non ha in sé la ragione di colei che l’ha generato, invece il Figlio di Dio ha in sé la ragione di Colui che lo genera.

Pinuccia B.: Avere la ragione vuol dire capire il motivo per cui

Luigi: Ecco perché dico che noi dobbiamo fare una corsa verso Dio, perché noi correndo verso Dio stiamo arrivando ad avere la ragione per cui esistiamo, per cui viviamo, in noi stessi. Perché conoscendo Dio introduciamo in noi la ragione. Invece ciò che ci fa soffrire è non avere la ragione di-. Per cui il Padre è presente nel Figlio in quanto è la ragione del Figlio stesso. Per cui il Figlio ha in sé la ragione di sé.

Pinuccia B.: Ha il Padre in sé, quindi ha la ragione in sé.

Luigi: Questo avviene soltanto nella conoscenza e non in altro modo.

Franca: Ma perché il Figlio ce l’ha in sé?

Luigi: Perché conosce il Padre. Quando tu conosci una cosa hai in te la ragione della cosa, altrimenti non la conosci. Perché nel rapporto della Verità, nel rapporto con Dio, tutto avviene attraverso la conoscenza. Quindi quando tu conosci una cosa certamente se la conosci hai in te la ragione della cosa; altrimenti non la conosci. Quando io ti presento una cosa e tu non capisci, non hai in te la ragione, non conosci la cosa. Quindi il principio di conoscenza è la presenza del principio di una cosa, cioè la giustificazione. Ecco, il Figlio ha il Padre in sé, perché ha in sé la ragione di sé.

Franca: Quindi “…come il Padre è in Me , vuol dire “come io ho in me la ragione di essere”.

Luigi: Si capisce, e questo avviene sul piano della conoscenza. Certamente il Figlio è colui, essendo Pensiero del Padre, che è conoscenza del Padre. Se conosce il Padre ha in sé la ragione di quello che Lui è, del suo pensiero. Se non l’avesse in sé, se l’avesse altrove, non avrebbe conoscenza. Per cui nel Pensiero che conosce c’è la presenza dell’Essere conosciuto.

 

          

          

“…e Io in Te…”

               

Nino: Direi che è ancora più incomprensibile questo, perché il pensiero parte da noi, è originato da noi. Quindi se Lui è Pensiero di Dio non può essere che originato dal Padre. Il principio di sé, la generazione di sé, sta nel Padre.

Luigi: “come… Io sono in te”, cioè “come” il Pensiero di Dio è in Dio. “Come” il Pensiero di Dio è nel Padre? Oppure: “come” il Pensiero di Dio è in Dio?

Nino: Come generato.

Luigi: Il figlio che è generato dalla madre è nella madre?

Nino: Qui stiamo parlando di pensiero; il pensiero non ha madre e non ha padre, il pensiero ha la persona che lo genera.

Luigi: E quello è il Padre.

Nino: In questo caso è il Padre.

Luigi: Per capire il “come” il Figlio è nel Padre non basta dire che il Figlio è generato. Perché noi abbiamo esempi di creature generate che non sono nel generante; il figlio generato dalla madre non è nella madre; anzi esce dalla madre. Cioè, nella creazione è distacco successivo da-. Mentre invece nello spirito non c’è distacco, anzi c’è l’inclusione progressiva.

Nino: In Dio c’è eternità, quindi non c’è un passato e un futuro, ma c’è un eterno presente. Quindi non riesco nemmeno a immaginare una cosa che abbia una successione di tempo, temporale.

Luigi: Ma certo, logico. Però bisogna arrivare alla giustificazione, cioè a capire il perché il Figlio è nel Padre. Cioè non basta dire “perché è generato”; perché come dico noi abbiamo esempi di generazione in cui il generato non è nel generante. Evidentemente, siccome tutto è lezione di Dio, ci deve condurre a capire il motivo per cui il generato è nel generante. Non in base alla definizione “generato”, perché noi abbiamo esempi di generati che non sono nel generante.

 

Franca: Hai detto che sul piano della conoscenza chi conosce ha in se stesso il principio.

Luigi: Altrimenti non conosce; è esclusivo.

Franco: Si è detto che il Padre ha in se stesso il principio di sé; il Padre pensa a se stesso, perché non pensa ad altro all’infuori di sé; pensando a se stesso genera il Pensiero di sé. Generando il Pensiero di Sé, questo Pensiero che genera è persona.

Luigi: Presso Dio tutto è persona.

Franca: “…Io in Te”, perché il Pensiero non può essere separato dal suo Principio.

Luigi: Anche lo stesso Pensiero in noi, non è mai separato dal suo Principio. Il pensiero è caratterizzato da questo: è sempre informato dal suo Principio. Cioè, se io penso ad una bella automobile già il mio pensiero è informato da-. Tanto è vero che il mio pensiero informato dall’automobile suscita in me il desiderio di automobile. Quindi il desiderio è conseguente. Quindi se tu guardi ad una cosa, guardando sei pensiero di-, tu sei informata da quella cosa. Questa informazione della cosa forma in te la passione, il desiderio; che può diventare una passione assoluta, un desiderio assoluto. Ecco, basta guardare e c’è già tutto un inizio, una rivoluzione che si forma in noi. Per cui devi già far fatica a distaccarti da quella cosa che hai guardato. Prima no, prima eri libera; dopo aver guardato fai fatica, perché l’altro incomincia già ad informarti. Tu diventi figlia di-, e devi far fatica a sottrarti a quell’attrazione.

Franca: È in quel modo che il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre?

Luigi: È in quel modo che l’occhio uccide la mente; l’occhio uccide il pensiero. Quello che tu guardi ti uccide il pensiero. Perché ti fa passione di-. Tu guardi la televisione, quello che vedi in televisione ti uccide il pensiero. Tu più guardi la televisione e più diventi scema.

Franca: Invece più guardo Dio…

Luigi: …e più Dio ti fa pensiero, perché è Lui che ti informa.  

         

Franca: Prima si è detto “solo il Figlio conosce il Padre”, quindi il Figlio forma in noi il suo pensiero per poter conoscere il Padre. Questo pensiero che il Figlio forma in noi (lo forma nella misura in cui noi sottomettiamo tutto) sarebbe…

Luigi: …è Lui stesso. Noi non lo sappiamo, ma è Lui. “Il Padre ha il potere di dare la vita, e anche il Figlio ha il potere di dare la vita…”, (Gv 5,21), cosa vuol dire “dare la vita”? Da se stesso, per cui comunica se stesso. Il che vuol dire che fa di noi (noi non lo sappiamo e lo sapremo soltanto dal Padre) se stesso. Cioè ci forma una cosa sola, come Lui è. E soltanto il Figlio conosce il Padre. E se Lui non formasse in noi quello che Lui è, noi non conosceremo mai il Padre. Il Padre si rivela soltanto al Figlio, per cui il Figlio forma in noi se stesso in modo da poter ricevere la rivelazione dal Padre. Egli dice: “Io vado a prepararvi un posto…; affinché dove sono Io siate anche voi” (Gv 14,2-3). Vedi che forma il posto?! “In modo che possiate vedere la gloria del Padre”. Perché il Figlio ha il potere. Come il Padre ha il potere di dare la vita, così anche il Figlio ha il potere di dare la vita.

 

Domenico: Hai detto: il Padre è nel Figlio in quanto è soggetto del suo pensiero, il Figlio è nel Padre perché è l’oggetto del Pensiero del Padre. Queste cose erano state ben chiarite con l’argomento della domenica, PRESENZE SPIRITUALI, però siamo sempre fermi a queste parole che sono una parte. Il Figlio è nel Padre in quanto è oggetto del Pensiero del Padre.

Luigi: …è lo stesso Pensiero del Padre. Il Padre è soggetto perché è Principio generante; però abbiamo visto che è ancora un concetto insufficiente; perché abbiamo esempi di cose generate che non sono nel generante. Quindi evidentemente la cosa va approfondita per arrivare a intendere quello che Lui afferma. Noi ci troviamo di fronte ad una affermazione del Figlio di Dio che non possiamo smentire; tu puoi anche non tenerne conto, sei orgoglioso e allora è finito, chiuso. Quindi ci annuncia una cosa che attualmente non puoi capire. Ma se te l’annuncia è per sollecitarti a capire. Abbiamo detto che le cose che non capisci sono per sollecitarti a capire, è il pane. Qui Gesù dice. “Io sono nel Padre”. Come è nel Padre? Dire “generato” non è sufficiente, quindi dobbiamo arrivare al concetto di conoscenza. E nei termini di conoscenza che puoi capire “come”. Quando si conosce una cosa c’è la presenza della cosa stessa. Perché dovremo poi arrivare a capire come attraverso la conoscenza c’è la comunicazione dell’Essere. Per cui il Figlio conoscendo il Padre riceve l’Essere dal Padre. Per cui attraverso la conoscenza accade un fatto immenso, straordinario in noi. Infatti tu prima di conoscere non conosci; quando conosci cosa succede?

È entrato in te un essere: c’è la comunicazione dell’essere. E tu non sei più quello di prima. Tanto è vero che prima tu dicevi: “io quello non l’ho mai visto”. Ma se dopo aver visto tu dici: “io non l’ho mai visto”, sei menzoniero. Dopo aver visto non sei più quello di prima. Tu non puoi più dire: “non l’ho visto”, ti condanneresti. Quindi è nella conoscenza che avviene la ragione, la giustificazione di “presenza in-”. Per cui la Presenza è una conseguenza della conoscenza. E non viceversa. Non è che tu vedendo una cosa la conosci.

Domenico: Dipende a che livello.

Luigi: Tutte le presenze; se tu vedi un fiore non è che tu lo conosca; eppure l’hai visto.

Domenico: Ma se è lo “Spirito Santo penetra nei misteri di Dio” (1 Cor 2,10), prima dello Spirito Santo quale conoscenza possiamo avere?

Luigi: Intanto c’è la grande conoscenza secondo la fede. Tu non puoi smentire che Dio è il Creatore, perché il fiore non l’hai fatto tu; basta questo. Poi man mano che assimili le parole del Figlio, queste parole ti fanno crescere in conoscenza. C’è tutta una conoscenza, fino ad arrivare a sottomettere tutto. E perché sottometti tutto? Perché hai una certa conoscenza alle spalle. È la conoscenza che ti conduce; e sottomettendo conosci di più, ti potenzi.      

 

(42min 17sec)

 

Franco: Tutti questi discorsi devono essere necessariamente portati nel campo del pensiero.

Luigi: Solo lì, perché “Dio è Spirito” (Gv 4,24).

Franco: Si era fatto l’esempio del “contenente-contenuto”: qui si parla di un contenuto che diventa contenente.

Luigi: Si capisce.

Franco: Prima si è detto che il Padre è soggetto del Pensiero, del Figlio. È troppo semplicistico ribaltare la cosa? Cioè, il Figlio è l’oggetto del Pensiero del Padre. Gesù dice: “Il Padre è in Me”, perché Lui è il Soggetto, e “Io sono nel Padre”, perché il Figlio è l’oggetto, è il Pensiero del Padre. Quindi presenta i due volti di questa realtà: vista dal Padre e vista dal Figlio.

Luigi: Certo, però non è sufficiente, perché siamo ancora nel concetto di generato e generante. Così, se tu guardi un fiore, tu sei soggetto perché stai guardando il fiore, il fiore è oggetto, ma questo non vuol dire che il fiore sia dentro di te.

Franco: Come pensiero sì.

Luigi: Certo, come pensiero sì, ma come oggetto no. Noi abbiamo degli esempi, quindi parole di Dio, in cui l’oggetto non è dentro il soggetto. Infatti se tu guardi un fiore non è che il fiore sia dentro di te. Quindi bisogna arrivare a dei termini tali in cui resta chiaro che l’oggetto è nel soggetto.

Franco: Questo si avvera con la conoscenza?

Luigi: Si capisce, infatti lo Spirito Santo che è Spirito di conoscenza, Spirito di Presenza ti convince e ti conduce a penetrare i misteri di Dio.

Franco: Lo Spirito Santo che è Spirito di conoscenza coincide con lo Spirito di Presenza.

Luigi: Certo.

 

Osvaldo: Tu dici: vedi il fiore ma non consoci il fiore; ma questo non è soltanto perché noi abbiamo questo corpo che ci limita?

Luigi: Certo, nel campo nostro, nel pensiero dell’io, noi incontriamo sempre le presenze prima di conoscerle. Tu dici “perché c’è il corpo”, ma il corpo è ancora un’espressione di questo io (è un campo di gioco). Nel campo dell’io le presenze arrivano a te prima di conoscerle. Per cui, non è che tu vedendo una cosa la conosci. Nel campo del tuo io, vedi la cosa ma non la conosci; e se credi di conoscerla prendi una cantonata. Allora vuol dire che nel campo dell’io le presenze arrivano prima della conoscenza. Nel campo di Dio, nel campo non dell’io, nel campo trascendente di Dio le presenze arrivano dopo la conoscenza.

Osvaldo: E questo è conseguenza della sottomissione?

Luigi: Certo, nel campo dello spirito tu non arrivi allo Spirito senza sottomettere tutto. Però nel campo dello spirito tu prima conosci e poi trovi la presenza (se posso dire “prima” e “poi”), mentre invece nel campo dell’io prima esperimenti la presenza. Tanto è vero che tutte le fregature ce le prendiamo perché prima abbiamo le presenze e poi diciamo “se avessi saputo”. Prima ti imbarchi perché vedi una presenza e dici: “questa risponde alle mie esigenze”, poi però dici: “se avessi saputo”. La conoscenza viene dopo; prima c’è la presenza. Nel campo dell’io prima c’è la presenza e poi se ti applichi arrivi a conoscere. Se per esempio vedi un fiore, prima lo vedi e poi dici “che fiore è questo?”, poi se incominci a penetrare, incominci a capire qualche cosa. È questione di dedizione, ma certamente non è la presenza che ti fa conoscere. La presenza ti pone il problema. Ora, questo c’è perché c’è Dio che parla al nostro io. Dio creatore presenta le cose al tuo io, tu le cose le subisci, quindi vedi la presenza.

Osvaldo: Ma anche con le parole del Vangelo è sempre Dio Creatore che parla al mio io?

Luigi: Si capisce. La parola di Dio giunge al tuo io, anche il Vangelo; infatti tu leggi la parola, è una presenza, ma non la capisci. Quindi vedi che la presenza ti arriva prima che tu la capisca. Questo perché è Dio che te la fa arrivare, e in quanto te la fa arrivare non puoi ignorarla. Se tu incontri una persona per strada e gli chiedi: “per andare al tal paese come devo fare?”, quella persona non la consoci però l’hai incontrata. Vedi che è una presenza?! Se tu vuoi sapere gli devi correre dietro; e dopo averlo ascoltata e chiedendo, poco alla volta, conosci qualche cosa. Le presenze arrivano a te, nel tuo io, e poiché arrivano a te indipendentemente da te, non le puoi ignorare. Hai visto, quindi non puoi ignorarlo, però non sai chi sia. Per sapere chi sia devi dedicarti. Ecco che passiamo alla dedizione di pensiero, con tutta la problematica per arrivare a conoscere Dio. Quindi Dio arriva a te come annuncio, come segno, per cui non lo puoi ignorare. Dio è il Creatore e parla al tuo io; quindi non puoi ignorarlo, però se vuoi conoscere qualche cosa di Lui, ti devi dedicare. Se non ti dedichi resti soltanto al segno.

 

Bruno: Il Padre non è solo il Principio del suo Pensiero, del Figlio, ma è anche il Fine.

Luigi: Certo, è il Principio e il Fine.

Bruno: Quindi se penso al Padre come al Pensante e al Figlio come al Pensiero del Pensante, il Pensiero è il Pensante; perché il Padre pensa a Se stesso, non è il Figlio. Allora, se il Padre lo vedo come veggente e il Figlio come la visione di questo veggente, la visione di questo Veggente è il Veggente, perché vede se stesso il Padre nel Figlio.

Luigi: Sì, però è il Figlio che deve contemplare se stesso nel Padre per giustificarsi. E la giustificazione è poi lo Spirito Santo, cioè rapporto. Per cui c’è il Padre che genera, il Figlio che è generato e il Figlio che ha bisogno di vedersi nel Padre generato, per concludere, per giustificarsi, e abbiamo lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo che diventa rapporto tra Padre e Figlio, è il Figlio contemplato nel Principio; per cui il Principio diventa fine. Il Padre è Principio e diventa anche Fine, perché il Figlio diventa l’oggetto della contemplazione di Sé nel Padre, e qui è lo Spirito Santo.

Bruno: È un azione compiuta…

Luigi: …e lì c’è pace. Per cui Dio è soddisfatto in Se stesso. Dio non ha bisogno delle creature, della creazione, perché Dio è in pace.

 

Bruno: Quando si percorre una strada si è sottomessi a quella strada, perché è la strada che ci conduce, non siamo noi a condurre la strada; così come quando pensiamo siamo sottomessi al pensiero con cui pensiamo, perché è il pensiero che ci conduce, che ci sottomette…

Luigi: …ci condiziona.

 

Giovanna: La conoscenza è essere in-; quindi il Figlio è nel Padre in quanto conosce il Padre; è la conoscenza che lo fa essere.

Luigi: Certo.

Giovanna: Ma la conoscenza

Luigi: Il Figlio conoscendo il Padre vede quello che il Padre opera, quindi vede Se stesso. Il Figlio conosce Se stesso come Figlio di-, come opera del Padre. Ma questo è una conseguenza della conoscenza del Padre. È la conoscenza che ti fa conoscere quello che viene da-. Non c’è l’automatismo. Il Padre non è una macchina che ad un certo momento produce il Figlio. Quindi, richiede conoscenza. È soltanto la conoscenza che ti rende partecipe. Per quello che dico che soltanto attraverso la conoscenza si arriva alla Vita Eterna. Non si arriva attraverso sacrifici, rinunce, penitenze, tutto quello che vuoi. Come d’altronde tu la Verità non la trovi facendo sacrifici, rinunce o piangendo dalla mattina alla sera. Tu puoi piangere da mattina a sera tutte le tue lacrime, stai tranquillo che la Verità non la trovi. La Verità ha una via sola: la conoscenza. O tu la conosci e la trovi, o tu non la conosci e non la trovi. Anche se fai tutti i sacrifici di questo mondo, se non conosci la Verità non la trovi. Il che vuol dire che c’è una porta unica che ti introduce in quel regno che è il regno della Verità, la conoscenza. Il Figlio è la conoscenza del Padre: “nessuno conosce il Padre se non il Figlio” (Mt 11,27). Il che vuol dire che il Figlio essendo porta unica, operando con noi, non fa altro che convocarci di fronte a questa porta. Perché soltanto attraverso quella porta si entra nella conoscenza di Dio, del Padre. Lui è la porta, il passaggio obbligato; e se Lui è il passaggio obbligato, tutte le opere che Lui fa nella nostra vita le fa per convocarci di fronte a questa porta attraverso cui si giunge a conoscere il Padre.

Giovanna: Quindi Lui è la conoscenza.

Luigi: Certo, Lui è conoscenza.

Giovanna: Quindi Lui è una cosa sola con il Padre perché è la conoscenza del Padre.

Luigi: Certo, quindi ha in sé la ragione stessa del Padre.

 

Giovanna: Noi veniamo informati da quello che pensiamo; se pensiamo a Dio veniamo informati da Dio; invece Lui, il Figlio di Dio è Pensiero di Dio.

Luigi: …è il Pensiero di Dio.

Giovanna: È Lui che ci informa?!

Luigi: Si capisce.

 

Silvana: Quando abbiamo fatto il versetto: “do la mia vita e la riprendo di nuovo” (Gv 10,17), si era detto che questo Pensiero deriva dal Padre che lo genera; e dato che è l’Essere stesso che il Figlio riceve dal Padre, lo riporta al Padre per riceverlo nuovo.

Luigi: Sì, lo riporta al Padre per riceverlo nuovo, per riceverlo come Spirito Santo. E Lui porta a noi questa possibilità. Lui è il vivente, dà a noi la possibilità di essere vivi per partecipazione.

 

Rita: Il Figlio quindi conosce il Padre. Conoscendo vede se stesso generato dal Padre. È questa generazione che vede nel Padre che lo fa essere…

Luigi: Ed è nel Padre perché è Pensiero stesso del Padre; come il pensiero è in colui che lo pensa. Se io sto pensando una cosa, questo pensiero è in me, e posso comunicarlo. Non solo, io posso comunicarlo, ma posso anche non comunicarlo; posso anche non averne la possibilità. Invece il Figlio di Dio ha sempre la possibilità. Però non basta che Lui possa comunicare, è necessario che ci sia una creatura capace di ricevere. È il ricevere la comunicazione richiede di essere sulla stessa lunghezza d’onda. Siccome qui siamo con l’Infinito, l’Infinito richiede una lunghezza d’onda infinita, quindi si comunica soltanto là dove c’è la presenza dell’Infinito, quindi soltanto nel Pensiero di Dio che portiamo in noi. Ecco perché noi portiamo il Pensiero di Dio: perché il Pensiero di Dio è l’elemento attraverso cui possiamo comunicare con Dio e Dio può comunicare con noi; altrimenti, non può comunicare con noi senza la presenza di suo Figlio.

Rita: Comunque è tutta opera del Padre.

Luigi: Certo, perché il Padre ha in sé la ragione di tutto, anche del Figlio.

 

Pinuccia B.: “Io in Te”, cioè il Figlio si comunica nel Padre; conoscendo il Padre conosce Sé come generato dal Padre. Quindi “Tu Padre in Me e Io in Te”, questo è lo Spirito Santo, perché è rapporto che c’è tra Padre e Figlio.

Luigi: Certo.

Pinuccia B.: E allora cos’è che ci manca?

Luigi: Lo Spirito Santo.

Pinuccia B.: Ma abbiamo visto - “Tu Padre in Me” - che il Figlio ha in sé la ragione di sé perché ha il Padre in sé…

Luigi: Quando conosce il Padre ha in sé la ragione. È nella conoscenza che c’è la ragione. Perché se non ci fosse la ragione tu non conosceresti. Vedi che il termine è conoscenza?! Tu conosci una cosa in quanto hai in te la ragione. Se non hai in te la ragione dici: “non la conosco”, perché non hai il principio della cosa stessa. Quindi nella conoscenza c’è il Principio stesso, quindi c’è il Padre.

Pinuccia B.: “Io in Te”, il Padre ha in sé la ragione del Figlio.

Luigi: Certo, cioè ha in sé la ragione del suo Pensiero, per cui il Figlio è nel Padre.

Pinuccia B.: Contempla se stesso nel Padre. Ora, questo contemplare se stesso nel Padre, hai detto che è lo Spirito Santo. Quindi a noi manca questa visione.

Luigi: E dice ancora: “…così essi pure siano in noi”.

 

Silvana: E stato poi detto il “come”?

Luigi: È nella conoscenza che si realizza questa Presenza; per cui la Presenza è figlia della conoscenza. Non basta il concetto di generazione, non basta il concetto di oggetto, perché è nella conoscenza che si realizza. Questo vuol dire che la Presenza del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre è figlia della conoscenza.

 

Pinuccia B.: Quindi questa presenza del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre è la terza Persona?!

Luigi: Certo, è lo Spirito della Presenza, il quale deriva dalla conoscenza del Padre e del Figlio.

 

 

Pensieri conclusivi:             

 

Nino: Mi manca lo Spirito Santo.

Luigi: Tu non puoi dire che Lui non sia in te; non è detto che tu sia con Lui come Lui è con te. Però c’è lo Spirito Santo.

Nino: Il Padre pensa a se stesso, genera il Figlio e in quel modo è nel Figlio; il Figlio conosce se stesso nel Padre e conosce il Padre e ha in sé la ragione…

Luigi: No, il Figlio conosce il Padre, conoscendo il Padre poi conosce Se stesso. Il Figlio di per sé non conosce se stesso, perché essendo Figlio conosce se stesso come conseguenza del Padre.

Nino: Come generato.

Luigi: Come generato dal Padre.

Nino: A quel punto ha la ragione del Padre in sé.

Luigi: Certo, perché per conoscere devi avere la ragione in te di una cosa, altrimenti non conosci. Fintanto che tu non hai in te la ragione di una cosa, non conosci la cosa.

Franco: Dire “il Principio è in te” è la stessa cosa?!

Luigi: Certo. Il Principio che giustifica la cosa.

 

Franca: Gesù prega “affinché siano uno come noi siamo uno”, è meraviglioso pensare che noi che siamo niente rispetto all’Infinito, siamo chiamati a essere una cosa sola come loro sono una cosa sola.

Luigi: Certo, infatti Dio è tanto potente che fa essere ciò che non è; noi siamo la testimonianza: noi ieri non eravamo e ora…

Franca: Il fatto che ci fa desiderare è proprio segno del nostro destino.

Luigi: Certo, altrimenti tu non potresti nemmeno desiderare la cosa. Se tu desideri capire vuol dire che appartieni alla categoria della conoscenza. La conoscenza è eternità, quindi appartieni all’Eterno.  

 

Domenico: Un anno fa, nell’argomento UNIONE IN CIELO avevi detto: “qui capiamo che questa unione tra Padre e Figlio è determinata dalla comunicazione dell’Essere che c’è tra Padre e Figlio; comunicazione che avviene solo attraverso la conoscenza.”

 

Franco: “Se non credete a me credete a queste opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in Me e Io nel Padre” (Gv 10,38).

 

Osvaldo: L’inquietudine che ci è data da queste parole è per metterci in movimento, ma se non ci impegniamo è un disastro.

Luigi: L’inquietudine rivela già il tuo destino. Tu sei fatto per capire, quindi vivi il tuo destino, non tradire il tuo destino, perché sei fatto per capire.

 

Bruno: La conoscenza è come una strada; una strada è giustificata dal fatto che viene da- e porta a-; la conoscenza è la strada che conduce alla Presenza. Quindi la Presenza è figlia del compimento della strada. Quindi qual è il Principio e il fine di questa strada? È l’Infinito, è l’Eterno.

Luigi: È ciò che devi mettere prima di tutto. Cos’è che ti fa camminare? Se ti porti nell’Uno, se ti impegni a ricomporre, a ricondurre tutto in questo Uno, l’Uno diventa infinito.

 

Giovanna: Dio mi ha creata per farmi conoscere queste parole.

Luigi: Sì, perché conoscendole sei fatta partecipe di quello che Lui è. Dio ti ha creata per partecipare a quello che Lui è, al banchetto.

Giovanna: Però non può farlo senza di me.

Luigi: No, senza di te Lui fa il dono di Sé a te; però la conoscenza di Sé non te la può dare senza di te. Per cui tu non puoi ignorarlo, e quello avviene per opera sua, ma non puoi conoscerlo se non ti dedichi a Lui.

Giovanna: E questo dono se non mi dedico diventa il mio tormento.

Luigi: Si capisce.

 

Sandra: “Come il Padre è in Me, così Io in te”

Luigi: No, “come il Padre è in Me e Io in Te”, “e” congiunzione.

Sandra: Lui solo può dire “e Io pienamente in Te”.

Luigi: Solo il Figlio può dirlo. Comunque per noi c’è il “così”, per Lui non c’è il “così”.

 

Silvana: Il Figlio è la conoscenza del Padre; e dato che si arriva alla presenza solo attraverso alla conoscenza…

Luigi: …si intuisce anche come non si arriva allo Spirito Santo se non attraverso la conoscenza.

 

Pinuccia A.: Visto che l’Infinito è uno, si può dire che comprende il Principio, il Fine e giustifica tutto?!

Luigi: Certo.

 

Zina: Più uno approfondisce e più emerge...

Luigi: …e più diventa persona; perché meno noi approfondiamo e più siamo banali. Tanto è vero che non approfondendo anche le nostre parole sono banali: “oggi piove”, “oggi cosa hai mangiato?”. Invece più uno approfondisce e più diventa singolarità. Dio è la massima singolarità; quindi è un principio di novità eterna. Dio non dice mai banalità.

 

Rita: Dio parlando fa essere. “Se Dio non edifica la sua casa invano faticano i costruttori” (Sal 127).

 

Pinuccia B.: È elementare e anche impressionante la parola “in”; “come in cielo così in terra”.

Luigi: Arrivederci.

 

 

(20.03.1992)

(1h 04min 24sec)

 

così essi pure siano in noi”

 

Nino: Siamo chiamati all’unità nella Verità in Dio. Noi siamo destinati alla Verità; quando arriviamo a vedere l’unità nella Verità, arriviamo a vedere il compimento, arriviamo a vedere una cosa che non è più smentibile, alla quale non possiamo più opporre nessuna ragione contraria, nessuna contraddizione, ed è quello che ci convince; perché tanti hanno la loro verità da proporre, però Cristo ne ha una che non è smentibile, che riesce a conciliare a sé ogni cosa e ogni persona.

 

Franca: Gesù prima aveva detto: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola…; affinché tutti siano uno…”, e tu hai detto che i “tutti siano uno” sono i nostri pensieri. Infatti hai detto: “tutti i nostri pensieri devono formare una cosa sola; è detto che è dentro di noi questo tutti”. Però Lui ha detto “non solo per questi” riferendosi agli apostoli, “ma anche per quelli”. Quindi ci sono “questi” e “quelli”; cosa vuol dire nello spirito.    

Luigi: Sono i pensieri.

Franca: Cioè, sarebbero quelli che hanno capito qualche cosa e quelli che vengono dopo. Non capisco la differenza tra “questi” e “quelli” …

 

Franca: “Affinché essi siano una cosa sola in noi”, in noi…

Luigi: “Come, così”, “Come Tu Padre sei in Me…, così…”.

Franca: Ci invita a capire come il Padre è nel Figlio e il Figlio nel Padre per essere anche noi in loro. Solo capendo noi siamo in loro una cosa sola.

 

Domenico: Avviene tutto nel processo di conoscenza, quindi bisogna arrivare a conoscere come il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre, per poter arrivare a essere una cosa sola col Figlio. Noi saremo una cosa sola col Figlio, non saremo una cosa sola col Padre e col Figlio. Perché avevi detto che ricevendo la stessa cosa che riceve un altro, facciamo la stessa cosa con quell’altro. Però quello che il Figlio riceve dal Padre lo riceve solo attraverso la conoscenza del Padre e di quello che il Padre fa.

Luigi: Certo.

Domenico: Quindi nel momento in cui il Figlio ci porta a essere tutto pensiero del Padre e ci affida al Padre, in quel Lumen Gloriae noi arriviamo a conoscere come conosce il Figlio.

Luigi: Conoscendo il “come” si realizza il “così”. Il che vuol dire che nella conoscenza c’è la realizzazione. Se non conosci il “come” tu non arriverai mai al “così”.

Domenico: Ma quando attraverso il Lumen Gloriae si arriva alla gloria del Padre e alla glorificazione del Figlio, si può già parlare di una conoscenza del Figlio? Mi sembra sia una conoscenza diversa da quella che è il Figlio, perché il Figlio è una cosa sola col Padre e con lo Spirito Santo; però in quel Lumen Gloriae, quando si parlava di quel lampo che è conoscenza, dalla conoscenza diventa presenza, perché il pensiero che conosce porta in sé la presenza di quello che conosce.

Luigi: Nel “come-così” si realizza lo Spirito Santo. Conoscendo il “come” tu ricevi lo Spirito Santo.

Domenico: Quindi capire “come” il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre vuol dire capire come il Padre e il Figlio sono uno.

Luigi: Sì, ma per capire come sono uno, devi capire come sono uno nell’altro.

Domenico: E questa conoscenza si ha nel Lumen Gloriae?

Luigi: Attraverso il Lumen Gloriae.

Domenico: Si entra nella dimensione dell’Infinito.

Luigi: Certo

 

Sandra: Anche la conoscenza di qualsiasi cosa o persona viene vista come pensiero di Dio.

Luigi: Deve, perché Dio parla in tutto, quindi bisogna; non è detto che noi lo vediamo così. Se ci fermiamo soltanto ai segni che arrivano a noi, all’apparenza, ai sentimenti, alle impressioni, non conosciamo.

Sandra: E non conoscendo si crea la non conoscenza. Conoscendo invece si entra in questo pensiero unico.

Luigi: È nella conoscenza che si realizza; il che vuol dire che prima non si realizza. 

Sandra: E nel realizzare…

Luigi: …trovi la realtà. Altrimenti prima non trovi la realtà, ma resti con la tua problematica.

Sandra: E così in Dio saremo una cosa sola.

Luigi: È una soluzione un po’ abbreviata; è una dimostrazione un po’ così…; così resta dimostrato che c’è il purgatorio. J

 

Giovanna: Prima abbiamo detto che il Figlio è nel Padre perché Lui conosce il Padre…

Luigi: …è Pensiero del Padre generato dal Padre, quindi riceve tutto dal Padre.

Giovanna: E adesso ci dice: “così essi pure…”.

Luigi: Quando tu conosci una cosa, la conosci veramente, perché hai in te stessa la causa, il principio della cosa. Fintanto che tu non hai in te il principio o la causa della cosa, non conosci la cosa. La conoscenza ti fa scoprire la Presenza, hai in te il Principio della cosa. Ma fintanto che tu non hai in te il principio di una cosa, non conosci la cosa. Quindi soltanto nella conoscenza c’è la realizzazione della Presenza.

Giovanna: Ma Lui dicendo queste parole a noi, a che cosa ci impegna?

Luigi: A conoscere “come” il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre; perché soltanto conoscendo quel “come” si realizza il “così”; il che vuol dire che soltanto conoscendo la causa trovi in te la causa stessa.

Giovanna: Ma cosa vuol dire impegnarmi a conoscere questo?

Luigi: È parola di Dio. E quando la parola di Dio arriva a te, non sei tu che te la inventi ma la trovi.

Giovanna: Ma hai detto: “non sono io che mi metto lì e cerco di capire questo…”

Luigi: No! Tu devi metterti lì e cercare di capire. Perché se Dio ti parla, puoi dire: “io ho altro da fare”; puoi anche fare altro; però Dio ti ha parlato. Ora, quando uno ti parla non puoi dire: “adesso non mi metto”. Tu devi mettercela tutta, perché è l’altro che ti parla, altrimenti l’offendi. Direi che tutta la nobiltà della creatura è questa capacità di fare attenzione all’altro che gli sta parlando. L’Altro gli fa un dono grandissimo a parlargli, perché parlandogli gli comunica qualche cosa di sé. Ed è un dono grande questo, perché noi da soli non riceviamo niente. Però si chiede a noi la dedizione all’ascolto, quindi questa libertà da tutto, per dedicarci tutto a Lui. Tu non puoi contemporaneamente ascoltare un altro, lo offenderesti.

Giovanna: È quello che si diceva ieri della Madonna, che era tutto pensiero di Dio “non conosco uomo” (Lc 1,34), aveva solo questo interesse.

Luigi: Per cui ti devi dedicare totalmente. La capacità, la possibilità di capire non dipende da te, ma dall’Altro. Quindi ti raccoglie dalla tua situazione e ti conduce, ma tu devi essere tutta disponibile, devi impegnarti con tutte le tue forze.

Chi veramente ascolta ama, e chi veramente ama ascolta. Caratteristica dell’amore è l’attenzione, che è segno della dedizione all’altro. Soltanto in questa dedizione c’è la trasparenza. Il Figlio intende tutto del Padre perché è tutto puro Pensiero del Padre, Unigenito, quindi Pensiero solo e di niente altro. Ma nello stesso tempo ci fa capire “come” si arriva a ricevere la comunicazione del Padre. Soltanto in quanto si è pensiero unico e puro; in questa purezza c’è la trasparenza, c’è l’Infinito, c’è la comunicazione. Altrimenti non c’è comunicazione. Se tu non hai lo Spirito puoi sentire tutte le parole più nobili e più grandi di questa terra, ma per te sono solo rumore, puro rumore e nient’altro che rumore. La parola di per sé non comunica lo Spirito, la parola è rumore che arriva a te. Se hai lo Spirito sì, ma senza lo Spirito niente.       

Giovanna: Quindi questo “così” da parte mia è la dedizione.

Luigi: Questo pensiero puro; quando ascolti pensi soltanto a quello e nient’altro. È nel pensare solo a quello che c’è la comunicazione. Ma se tu hai altre preoccupazioni, altri pensieri non ricevi o ricevi rumore. Perché ci sia la comunicazione del Pensiero (siccome nel Pensiero di Dio siamo nel campo dell’Infinito, dell’Eterno, e dell’Assoluto) ci deve essere l’unità.

Là dove c’è molteplicità non c’è comunicazione. Arriva il segno, la parola, arriva l’annuncio, però non può essere intelletto. Cioè, ti senti disturbata, ma non puoi intendere. Quindi c’è tutta un’opera di Dio per cercare di formare in te questa attenzione.

“Il principio di ogni sapienza è l’attenzione” (Pr 9,10), perché nell’attenzione pura c’è la comunicazione. Come può uno che porta un pensiero comunicarlo all’altro? È possibile comunicare un pensiero ad un altro soltanto in quanto nell’altro c’è il pensiero puro, che fa attenzione a colui che gli sta parlando.

 

Bruno: _______________?_________________

Luigi: Lui guarda tutto dal punto di vista del Padre. Poi la meraviglia sta lì: nella totalità di attenzione, che poi dopo è semplicità di intenzione (pensiero unico) c’è la comunicazione, perché c’è già; cioè in quel Pensiero unico c’è già la Realtà stessa. Per cui la Realtà è già in te. Non è che la Realtà si trasferisce; la Realtà non si trasferisce, è già tutta in te.

Bruno: In noi c’è il principio dell’universo…

Luigi: In noi c’è già tutto: c’è ogni sapienza, ogni luce, è già tutto in noi, non c’è bisogno di spostarci.

Bruno: L’errore è quello di considerare le cose come…; per esempio sarebbe un errore sentire il canto degli uccelli e immaginare che provenga da chissà quale principio. È la Verità che porta a considerare che il principio di quello che senti è in Dio; perché Dio è principio di tutto. Quindi c’è un’inversione di movimento, perché prima il principio del canto degli uccelli lo vedevi fuori di te, che partiva da un principio che era fuori. Quando invece cerchi di ricondurti alla Verità allora lo vedi da dentro, non da fuori. Per cui vedi proprio questo canto degli uccelli come: Principio è il Padre per mezzo del Figlio, in vista del Figlio che guarda al Padre; è quasi che il Padre parla al Figlio, cioè manifesta Se stesso al Figlio. Ecco perché il Figlio conosce il Padre: perché vede il Padre Principio di tutto ciò che accade; e vede che tutto procede da dentro a fuori, e non da fuori o da chissà dove. E molto semplicemente è come se l’universo fosse un cerchio e in ognuno di noi ci fosse il centro da cui procedono i raggi di questo cerchio. Raggi che avanzano verso la periferia…

Luigi: …e poi ritornano.

Bruno: Quindi pensavo a questo ascendere e discendere, quindi a questo venire da Dio, dal Padre...

Luigi: …viene dal Padre per ritornare al Padre…

Bruno: …per mezzo del Figlio. Il pensiero più prossimo è il Figlio, dall’inizio alla fine di questo processo. Quindi c’è questa ascesa e questa discesa.

Luigi: L’importante è capire dov’è il confine della discesa e perché incomincia il ritorno.     

  

Franco: Gesù prega, e attraverso la sua parola (la parola è preghiera) ci porta in un rapporto diretto con il Padre per mezzo del Pensiero di Dio in noi e dice questo rapporto “affinché tutti siano uno”, e ci svela a parole quale è il rapporto tra i due “come Tu Padre sei in Me e Io in Te”.

Luigi: Lui ce lo annuncia. Se noi facciamo attenzione all’annuncio ci avviciniamo, poco per volta, a quello che è il Figlio stesso, cioè il Pensiero puro del Padre. E nel Pensiero puro del Padre c’è l’intelligenza delle parole che Lui ha detto. Ma fintanto che noi non arriviamo all'intelligenza, cioè a capire il “come”, non possiamo trovare il “così”. Cioè non si tratta di azioni, ma si tratta di capire.

Ora, il primo termine da capire è come il Padre è nel Figlio e il Figlio nel Padre. Fintanto che non capiamo questo non riusciamo certamente a realizzare il “così”; quindi non siamo in un campo né di magie, né di azione da fare, ma siamo nel campo dell’intelligenza. Siamo nel regno della Verità. Il regno di Dio è il regno della Verità e nel regno della Verità si avanza con l’intelligenza. Si tratta quindi di capire; capendo si realizza. Ecco perché ti pone sempre questi confronti “come - così”: ti impegna al “come”. Ma tu, impegnato nel “come”, appena ricevi la luce su quel “come”, il “così” è immediato. Non è che una volta che hai capito il “come” devi poi capire il “così”, perché si è già realizzato.

Franco: La conoscenza ti fa essere.

Luigi: Certo, il “come” è l’ombra del “così”. Quindi l’azione non è dal passare dal “come” al “così”, ma l’azione è arrivare al “come”. Quindi tutta la dedizione della creatura sta nel capire la parola che Dio gli fa arrivare; ed è per questo che deve distaccarsi da tante cose, deve raccogliersi, deve meditare, deve pensare, deve pregare. Ma tutto è in funzione di quel capire.

Franco: E quel capire avviene solo nel puro Pensiero del Padre.

Luigi: Certo, nel puro Pensiero. Perché siccome tutto è fatto nel Verbo, e il Verbo è il Principio, tutto è fatto in questo Principio. Soltanto in questo Principio tu capisci. Ecco perché Dio parla per raccoglierti e si raccoglie sempre di più fino a quel punto di purezza in cui c’è la comunicazione, che è una scoperta. Ma la comunicazione non avviene dall’esterno a-. La comunicazione è già dentro di te; il che vuol dire che Lui parlando ti convoca ad una realtà che è già in te. Ecco perché dico che conoscendo la cosa si realizza: perché è già. E’ già tutta.

Franco: Quindi questa parola è necessaria proprio per formare questo pensiero. Cioè, non è che dobbiamo arrivare alla totalità di pensiero per poter capire questa parola, ma dobbiamo cercare di capire questa parola.

Luigi: No, è questa parola che ti convoca ad una realtà che è già. Però soltanto Colui che contempla la Verità ti può comunicare la Verità. Gli altri ti dicono niente, non possono comunicarti niente. Soltanto il Figlio.

 

 

* * *

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione,

non è stato rivisto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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