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Incontri del Sabato ciclo C

Condotti da Luigi Bracco

presso Casa di Preghiera

 

 

Gv XXI,23-25: «23Si sparse allora questa voce tra i fratelli che quel discepolo non sarebbe morto. Ma Gesù non gli aveva detto “non muore”, ma l discepolo che rende testimonianza di queste cose qui descritte. “Se volessi che rimanga finché io venga che importa a te”. 24E’ questo i E noi sappiamo che la sua testimonianza è veritiera. 25Gesù ha fatto ancora molte altre cose, che se si scrivessero una per una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne dovrebbero scrivere».

 

 

 (28.01.1989)

 

 

Si sparse allora questa voce tra i fratelli che quel discepolo non sarebbe morto.

Ma Gesù non gli aveva detto “non muore”,

ma “Se volessi che rimanga finché io venga che importa a te?”.

 

Nino: La seconda venuta…

Luigi: …è un fatto personale. Scorpora la sua venuta dalla morte dell’uomo; non coincide col momento della morte.

 

Delfina: “Finché io venga”, è un invito ad aspettarlo.

Luigi: Noi tendiamo a confondere l’incontro con Dio con la nostra morte. E questo è un errore, perché noi possiamo morire e non incontrare Dio. L’incontro con Dio non coincide con la morte, non è in relazione alla morte. Dio è vita. Noi dobbiamo trovare questa vita. La morte si vince scoprendo la vita non lottando contro la morte. Gesù dice: “Chi viene dietro di me non proverà la morte”. Il problema non è imparare a morire, il problema è imparare a vivere. Il più delle volte gli uomini passano tutta la vita senza aver imparato a vivere. Bisogna imparare a vivere.

 

Silvana: Dice che da parte di alcuni c’è un’interpretazione materiale, e poi c’è un richiamo a intendere tutto nello Spirito.

Luigi: La Verità non è legata a qualche cosa, come può essere la morte; non è un avvenimento. Non è che tu facendo ginnastica ad un certo momento trovi la Verità. Non è che andando in un certo luogo trovi la verità. La Verità non è legata ad un certo luogo, e non è legata ad un certo tempo. Quindi non è che morendo si trovi la Verità. La Verità è trascendente tutto; trascende il tempo e trascende lo spazio. Quindi la Verità è oggetto di intelligenza. Alla Verità si arriva solo con la conoscenza. Non si giunge con altri atti, nemmeno con la morte. Per cui noi possiamo morire e trovarci nelle tenebre.

Non è che tu muori e trovi la luce. Trovi la luce se l’hai già trovata prima. Quindi alla luce si giunge attraverso la conoscenza, e la vita eterna sta nella conoscenza. Vita eterna non nel senso dopo morte, ma vita eterna contrapposta a vita fasulla; vita vera contrapposta a vita fasulla che facciamo noi. Perché noi vivendo per mangiare, per vestire, per guadagnare, per la famiglia, per il lavoro, per l’istituzione, facciamo una vita fasulla; questo non è vivere, è un reagire a degli stimoli, non è vivere. La vera vita invece sta nel conoscere Dio. Questa è vita vera. L’uomo vive in quanto cerca. Sant’Agostino dice che già cercando si vive, quindi quanto più trovando si vive.

 

Pinuccia A.: “A te che importa”, Il rapporto con Dio è personale. Non dobbiamo fare confronti.

Luigi: Il rapporto con Dio è personale. “Signore, sono tanti quelli che si salvano?”. “Sforzatevi voi di entrare”, cioè lo sforzo di entrare nella Verità, nella conoscenza di Dio è un fatto essenzialmente personale. Noi non possiamo giustificarci dicendo: “Gli altri attorno a me non cercano Dio”. Nessuno di noi è giustificato da quello che fanno o che non fanno gli altri. Dio opera personalmente con ognuno di noi. E’ un problema d’amore, è un problema di verità, quindi è un problema personale. Dio vuole che ognuno di noi risponda personalmente. Assolutamente non siamo giustificati da quello che fanno o non fanno gli altri. Quello che conta è la responsabilità personale che ognuno di noi si assume verso la ricerca e la conoscenza di Dio. Perché Dio creatore è colui che nessuno può ignorare, perché non siamo noi che facciamo il mondo. Non potendolo ignorare ci dobbiamo impegnare per conoscerlo. C’è una differenza abissale tra il non ignorare e il conoscere. Tu non puoi ignorare Dio, perché Dio si afferma, è Colui che parla con te. Tu non puoi ignorare Colui che parla con te; ma una cosa è non ignorare Colui che parla con te e una cosa è conoscere Colui che parla con te.

 

Franca: “Si sparse la voce…”

Luigi: La voce è il mondo che la sparge, è il mondo che fraintende. “Lui ha detto che quel discepolo resterà fintanto che Lui non tornerà”: allora non morirà: il mondo interpreta così, perché fa coincidere la morte con l’incontro col Cristo. Qui invece cerca di sfatare questa mentalità che mette in relazione la morte con la conoscenza, con l’incontro con Dio.

Franca: La seconda venuta di Gesù può venire prima o dopo morte.

Luigi: Il Signore dice: “Vi sono alcuni tra voi che mi ascoltate che vedranno il regno di Dio prima di morire”, con questo afferma che la conoscenza di Dio, la conoscenza della Verità, non è legata alla morte fisica. Altrimenti diremmo: “Quando morirò vedrò”. No! Quando moriremo non vedremo. Ecco perché non bisogna dire: “Fintanto che sono su questa terra mi impegno nelle cose della terra, poi quando morirò vedrò”. Se tu non ti sforzi adesso di entrare nella vita eterna, se non ti sforzi adesso per cercare di conoscere Dio, dopo non lo vedrai. Quindi si vede Dio nella misura in cui lo cerchiamo adesso, subito; non quando andremo in pensione, quando avremo tempo. Non avrai mai tempo se non lo cerchi adesso.     

 

Franca: Perché dice Se voglio che rimanga…”?

Luigi: E’ un linguaggio umano verso la creatura. Il Signore sa perfettamente cosa farà.

 

Raffaella: Questo “restare” che significato ha?

Luigi: Restare vuol dire non camminare, stare fermi. Sai cosa vuol dire restare fermi in un amore? Soltanto nella misura in cui resti ferma consegui una meta. Un essere che è in mutamento continuo non arriva da nessuna parte. Per cui raggiungere è effetto della costanza. Avere costanza vuol dire restare fermi in un proposito. Il proposito giusto è questo: cerca prima di tutto il regno di Dio. Ora, se tu resti ferma in questo proposito fai la volontà di Dio.

Non basta ascoltare la parola di Dio per fare la volontà di Dio, ma bisogna fare la parola ascoltata. Ora, la volontà di Dio, Dio te la dichiara: “Non preoccuparti del mangiare, del vestire, non preoccuparti degli altri, ma preoccupati di questo!”. L’ha detto chiaro e netto: “Cerca prima di tutto il regno di Dio”. Se uno è costante, fermo in questo pensiero, cioè se si impegna a cercare prima di tutto il regno di Dio, Dio stesso gli promette che giungerà alla conoscenza, alla luce, alla conoscenza della Verità, prima ancora di morire. E’ parola di Dio! Dio è fedele.

Ora, non è che noi speriamo sulle nostre fatiche, sulle nostre parole, ma speriamo sulla sua parola. Lui ha detto: “Conoscerete”. Quindi dobbiamo fare conto sulla sua parola. L’importante è stare fermi su questa parola.

 

Pinuccia B.: Anche in questo versetto si vede la grossa differenza che c’è tra Pietro e Giovanni. Il contemplativo corregge l’interpretazione errata che può essere uscita dai testimoni di questo colloquio.

Luigi: Certo.

Pinuccia B.: Chi contempla le cose in Dio riferisce le parole che sente in Dio, per vederle dal punto di vista di Dio. Altrimenti si fraintende.

Luigi: Per chi non cerca Dio la realtà è il mondo esterno, il mondo materiale, il mondo degli uomini, il mondo della società. Pietro era estroverso, quindi per lui la realtà era il mondo attorno. Per chi cerca Dio invece tutto il mondo esterno diventa un mondo di segni, un mondo di parole di Dio, la vera realtà diventa lo Spirito. Allora sta fermo nello Spirito, perché tutti i segni esterni lo convogliano in questo Spirito, resta fermo nello Spirito. Cammina restando fermo.

Pinuccia B.: L’incontro con Dio deve avvenire prima…

Luigi: …se vogliamo trovare la Verità. Dio non ci ha creati per la morte, Dio ci ha creati per la vita; quindi noi dobbiamo preoccuparci di vivere; solo che vivere vuol dire conoscere cos’è la vita. Il più delle volte noi crediamo che la vita stia nel movimento nel mondo attorno, per cui più ci agitiamo nel mondo attorno e più pensiamo di vivere, “più premo sul pedale della macchina e più sono vivo”. No, tu sei sempre lo stesso, non è che aumenti la vita perché aumenti la velocità. Anzi così facendo perdi la vita.

La vita è in Dio, è nascosta in Dio. Dice “nascosta”, affinché tu debba cercarla e trovarla. Quindi non ti è palese. La vita non la vedi davanti a te. La vita sta in Dio ed è nascosta in Dio. Questo richiede un impegno personale, perché devi trovare una cosa che è nascosta. Infatti una delle parabole sul Regno di Dio lo definisce un tesoro nascosto. “Chi trova il tesoro nascosto va vende tutto quello che ha, con gioia, per possedere il tesoro”. Perché ha trovato la vita! Altrimenti anche se conquistasse tutto il mondo, credendo di vivere, perderebbe la sua anima; e perdendo la sua anima perde tutto. E’ come mettere tanto letame attorno ad un ramo secco: non servirebbe assolutamente a niente.

Quindi tutte le volte che cerchi di accumulare mondo attorno a te, accumuli letame; non accumuli vita. La vita vera sta dentro di noi. Sta in Dio e in noi. La Verità abita dentro di noi, Dio è in noi, quindi dobbiamo rientrare dentro di noi e cercare in Dio, che abita dentro di noi, nei nostri pensieri (è un Pensiero tra i pensieri). Nel Pensiero di Dio dobbiamo trovare la nostra vita.                

 

E’ questo il discepolo che rende testimonianza di queste cose qui descritte,

 e noi sappiamo che la sua testimonianza è veritiera.

 

Nino: Quella è realmente parola di Dio perché nessuno la può smentire.

Luigi: Se nessuno la può smentire vuol dire che non soltanto coloro che l’hanno seguito sanno che è vera, ma tutti sanno che è vera. La Verità non è smentibile; può essere rifiutata, può essere pestata, può essere bestemmiata, ma la Verità è quella che è.

Nino: Non tutti si interessano.

Luigi: Ma quella è un'altra cosa. La Verità è indipendente dall’uomo. Possono rifiutarla ma non possono smentirla. Allora quel noi diventa generale: “noi uomini sappiamo”. Poi possiamo fregarcene; come vedendo una curva possiamo non farla, finendo nel prato.

 

Amalia: La testimonianza è la conseguenza della visione.

Luigi: Certo. Prima di tutto la Verità non ha bisogno degli uomini. La Verità si testimonia da sola. Chi conosce la Verità partecipa di questa testimonianza, perché la Verità trascende tutto, quindi non ha bisogno dell’uomo. La Verità non è condizionata dall’uomo che dice “sì, è vero”. L’uomo può dire “sì è vero”, “no, non è vero”, ma la Verità resta tale e quale. Tutti gli uomini possono gridare “2+2=5”, ma la verità è sempre “2+2=4”. Quindi non sono gli uomini che modificano la Verità o che parlano la Verità. La Verità esiste di per sé. Gli uomini che cercano la Verità partecipano di essa e partecipando diventano testimoni. Se non cercano la Verità necessariamente subiscono, ma non partecipano; e la Verità resta tale e quale.

 

Delfina: La testimonianza è vera quando ______?______

Luigi: La Verità è vera di per sé, indipendentemente da noi. Non quando noi la viviamo. La Verità è quella che è. Dio esiste sia che noi lo cerchiamo sia che non lo cerchiamo, sia che crediamo sia che non crediamo, sia che lo amiamo sia che non lo amiamo. Se noi la cerchiamo e la riconosciamo allora partecipiamo; perché noi partecipiamo nella misura in cui conosciamo. Conoscendo Dio partecipiamo di Dio, non conoscendo Dio non partecipiamo di Dio. Però Dio resta sempre tale e quale. L’inferno è caratterizzato dal fatto che non si partecipa di Dio, perché non si può conoscere Dio. Il Paradiso è caratterizzato da questo: si conosce Dio. Quindi conoscere Dio è paradiso, non conoscere Dio è inferno. Noi qui vivendo senza preoccuparci di conoscere Dio già stiamo sperimentando l’inferno, perché l’esperienza del non conoscere Dio è inferno. Allora, Dio è vero di per sé.

Conoscere Dio è la vera preoccupazione di ogni uomo; per cui la nostra giornata vale per quella che ci impegniamo nella conoscenza di Dio; altrimenti il giorno passa come se non l’avessimo vissuto. E così può essere tutta la nostra vita: passa senza che noi l’abbiamo vissuta, passa inutilmente, perché quello che vale è conoscere Dio.

 

Giovanna: Chi non cerca Dio dà testimonianza a Dio?

Luigi: Dio trae gloria da tutto e da tutti, anche nell’inferno, anche da coloro che lo bestemmiano, perché tutto rende gloria a Dio. Dio è colui che regna, e regna su tutti, sia in coloro che credono, sia in coloro che non credono o che lo glorificano o che non lo glorificano. Tutte sono sue creature e tutte, in un modo o nell’altro, rendono gloria a Dio. Però se tu non cerchi Dio, non conoscendo Dio non puoi partecipare. In tal modo rendi gloria a Dio, ma nolente. Per cui la creatura che muore rende gloria a Dio perché testimonia che lei non è vita. La vita è un’altra. Quindi chi muore testimonia che la vita è altrove. Quando l’uomo dice “io sono tutto” e il giorno dopo muore, confessa che tutto è un Altro. Tutte le creature, sia che vivano, sia che muoiano, rendono gloria a Dio. Chi conosce partecipa consapevolmente di questa gloria, quindi vive. Ma anche chi muore rende gloria a Dio a sua insaputa. L’importante è prendere coscienza della realtà in cui ci troviamo. Noi siamo come pesci in un mare, l’importante è prendere coscienza che siamo nel mare. Questo mare è Dio che regna in tutto, è Dio che è presente. E’ Dio che opera in noi il volere e il fare e il pensare; muove tutto di noi.

Prendi coscienza di questa realtà in cui tu ti trovi. Non vivere stupidamente, senza renderti conto della realtà in cui ti trovi. La realtà è Dio che sta parlando con te, è Dio che sta operando in te, è Dio che vive con te; impara a vivere con Lui.

Giovanna: Se partecipo di Dio, da tutto traggo vita.

Luigi: Sì, perché la vita sta nel conoscere Dio. Più tu conosci Dio più tu vivi, meno conosci Dio e più sperimenti la non vita. Ma questa esperienza di non vita rende ancora gloria a Dio, perché non conoscendo Dio con la tua morte dici “la vita non è in me, la vita è in un Altro”.

 

Franca: “Dio vuole che tutti si salvino e giungano a conoscere la verità”, hai sottolineato il tutti.

Luigi: Tutti! Questa è la volontà di Dio. Se tu vuoi fare la volontà di Dio devi impegnarti lì. Perché Lui vuole che tu ti salvi. Però la salvezza in che cosa consiste? Nel conoscere Dio! E Colui che ti dà l’esistenza e che ti dice “io voglio questo”, non ti conduce alla conoscenza, alla sua luce, senza di te. Lui ha espresso la sua volontà affinché tu non possa dire “io non sapevo”; se vuoi fare la volontà di Dio ti devi impegnare a conoscere Dio. Però alla conoscenza di Dio non arrivi senza di te. Tu puoi vivere per altro, puoi vivere per “i buoi, i campi, la moglie”; e vivendo per quello non giungi alla salvezza. Perché il Signore dice: “non gusteranno la mia cena”; cioè non arriveranno alla conoscenza di Dio. Ho detto molte volte che “i buoi, i campi, la moglie” non sono peccato, perché sono creature di Dio; però se vivi per quelle sei in peccato, e non giungi, e diventa un peccato imperdonabile.

La volontà di Dio non è un meccanismo. Noi non siamo delle rotelle in una macchina, per cui una volta avviata, la macchina arriva. No! I figli di Dio nascono da Dio con partecipazione consapevole.

Franca: Comunque solo qualcuno vede la vita eterna in questa vita, non tutti.

Luigi: Siamo già nella vita eterna, siamo noi che siamo stupidi a vivere per altro.

Franca: Perché ha detto “alcuni”.

Luigi: Perché non è automatico! Dio non fa il ciclostile. Dio vuole, però questa volontà non si realizza senza di te, perché non si giunge alla salvezza (e la salvezza sta nel conoscere la Verità) se non ti applichi, se non ti dedichi a fare la volontà di Dio. Non è un automatismo. Noi non siamo delle macchine, siamo degli esseri pensanti, siamo degli esseri che possono dire “io sono tutto”, mentre Dio è tutto. E fintanto che diciamo “io” certamente non entriamo nella luce di Dio, non entriamo nella Verità. Bisogna imparare a dimenticare il nostro io (e questo è il vero morire) e incominciare a dire “Dio”, a guardare di questo “Tu”. Perché noi viviamo in quanto guardiamo un Tu, non in quanto guardiamo noi stessi. Il nostro io è omicida: più pensiamo a noi e più ci distruggiamo, perché nel pensiero del nostro io non possiamo conoscere Dio. La Verità non si conosce nel pensiero del nostro io. La Verità si conosce nel Pensiero di Dio. Il Pensiero di Dio abita dentro ognuno di noi, ma non è il nostro io.

Allora bisogna che la smettiamo di pensare a noi stessi e parlare di noi, di glorificare noi, di metterci in vetrina; bisogna incominciare a mettere in vetrina Dio, a parlare di Dio, a glorificare Dio.

Franca: Ho detto “io non capisco”…

Luigi: Tu prova a dire Dio. Non dire “io”, dimentica quella parola, fai come se non l’avessi mai conosciuta. Tu diventi stupida proprio dicendo “io” da mattina a sera. E non soltanto diventiamo stupidi se diciamo “io”, ma facciamo instupidire anche tutti quelli che ci sentono parlare. Perché non c’è nessuno che annoi di più di uno che dica “io” da mattina a sera.

 

Pinuccia B.: E’ una testimonianza diretta, perché scrive cose che ha visto e sentito.

Luigi: Non puoi rendere testimonianza di una cosa che non vedi.

Pinuccia B.: Poi dice “Noi sappiamo che la sua testimonianza è vera”. Questo lo possiamo dire tutti perché non lo possiamo smentire.

Luigi: Quindi lo sai. Infatti il Signore ci dirà: “Tu sapevi”. Quando ci troveremo di fronte a Dio, la prima cosa che ci dirà sarà “tu sapevi”. Cioè sappiamo semplicemente che non abbiamo fatto il filo d’erba. Basta questo. “Tu sapevi che un Altro ha fatto il filo d’erba. Tu sapevi che un Altro creava tutte le cose attorno a te. Gli avvenimenti non eri tu a farli avvenire, ma un Altro li faceva avvenire. Tu sapevi questo, perché allora non l’hai cercato?”. Sarà quella la nostra confusione. Diremo: “Avevo i buoi, i campi e la moglie, avevo altro da fare, non avevo tempo per te”. E’ lì la nostra colpa. Avevamo altri fini, per il pensiero del nostro io.

Il nostro io è nudo, non giustifica niente, perché non è principio di niente. E’ il nostro io che ha bisogno d essere giustificato, ma non è giustificante niente. Quindi quando dovremo dire “lì c’era il mio io” saremo con le spalle al muro, non saremo più giustificati. Noi siamo giustificati quando possiamo dire “Dio”, perché in Dio c’è la giustificazione. Quindi in tutto quello che raccogliamo in Dio troviamo la giustificazione, quindi troviamo la luce. Ma tutto quello che noi facciamo nel pensiero del nostro io, quello non ci giustifica mai, assolutamente. Anzi, ci copre di vergona. Tant’è vero che abbiamo bisogno di nascondere il nostro io sotto qualche diritto, in qualche dovere, in qualche regola, in qualche etichetta.

Pinuccia B.: E’ Dio che forma la nostra personalità.

Luigi: Certo, più tu cerchi di difendere la tua personalità e più la distruggi.   

       

Gesù ha fatto ancora molte altre cose, che se si scrivessero

una per una, penso che il mondo stesso non potrebbe

contenere i libri che se ne dovrebbero scrivere

 

Luigi: Tutto il mondo scritto non può contenere la Parola di Dio. La Parola di Dio trascende, non può essere scritta.

Nino: Tutto quello che giunge a noi, educazione, avvenimenti, ecc., è tutto proposta di Dio, è in attesa di una nostra risposta.

Luigi: Certo, è lì che capiamo che la vita che portiamo dentro di noi è infinitamente superiore a tutto il mondo che sta attorno a noi. Perché come diceva Pascal “Il mondo non può comprendere il nostro pensiero, ma il nostro pensiero può comprendere il mondo, quindi il nostro pensiero è superiore al mondo”. La vita che c’è nel pensiero è infinitamente superiore a tutto quello che troviamo nel mondo. Allora piantiamola lì di correre per il mondo, entriamo dentro di noi. Perché dentro di noi c’è un universo ben maggiore dell’universo che c’è fuori.

        Noi portiamo la passione dell’assoluto, e questa è la nostra anima; se perdiamo la nostra anima abbiamo perso tutto, anche possedessimo tutto il mondo; perché abbiamo perso la capacità di conoscere la Verità.

 

Delfina: L’importante è conoscere la Verità.

Luigi: Sì, l’importante è conoscere Dio. Il Signore dice “Pensa a me e io penso a tutto”, è parola di Dio. L’ho detto mille volte: se venisse un’industriale, l’Avvocato, e ci dicesse “tu pensa a quello che ti dico io, e io penso a tutto il resto”, ci fideremmo. Dio dice a ognuno di noi: “Pensa a me e io penso a tutto il resto” e noi non ci fidiamo. Perché?

 

Giovanna: “Ci sono molte altre cose che Gesù ha fatto”, si riferisce a Gesù…

Luigi: …Figlio di Dio.

Giovanna: Quindi intende tutta l’opera di Dio.

Luigi: Tutto il mondo è opera del Figlio di Dio. Ma l’opera del Figlio di Dio è immensamente superiore a tutto il mondo. Il mondo è un libricino e l’opera di Dio è infinitamente superiore all’opera del mondo. Perché basta entrare dentro di noi e scoprire un universo molto superiore all’universo che abbiamo attorno, e qui c’è l’opera di Dio più l’opera di Dio che c’è fuori. Dio scrive fuori e scrive dentro, ma quello che scrive dentro di noi è infinitamente superiore e non può essere scritto fuori. Quindi non c’è nessun mondo fuori che possa contenere l’opera di Dio che Dio scrive dentro di te, che è vita eterna.

 

Marisa: Dio ci guarda sorridendo in queste nostre tortuosità.

Luigi: Certo, Lui ci guarda sorridendo con la speranza che ha che noi dimentichiamo noi stessi e la nostra personalità. E’ Lui il formatore della nostra personalità. Più noi ci avviciniamo a Dio e più Lui esalta la nostra personalità; perché è Lui il principio della personalità. Presso Dio tutto è persona. Più ci allontaniamo da Dio e più diventiamo dei numeri.

Maria: E’ difficile da capire, perché sembra che perdiamo qualcosa se ci perdiamo in Lui.

Luigi: No, in Dio acquistiamo qualcosa. Se io vivo con una persona con una personalità nobilissima, altissima, profondissima, più frequento quella personalità e più sono arricchito in continuazione. Noi viviamo per partecipazione, noi non siamo viventi, noi siamo vivificabili. Noi viviamo nella misura in cui partecipiamo. Tutta la creazione vive in quanto partecipa: dalla pianta, all’animale, all’insetto, all’uomo. Tutta la creazione non esiste di per sé, non vive di per sé, vive per partecipazione dell’Essere. E anche noi: noi viviamo in quanto partecipiamo. La vita è comunione, quindi è partecipazione. Soltanto che partecipare con Dio, che è l’Essere, Uno, devo dimenticare me stesso, devo immergermi in questo Pensiero. E più mi immergo in questo Pensiero e più partecipo di questa Personalità infinita, immensa, nobilissima, amante, e naturalmente ne sono arricchito.

Marisa: Ma l’energia che fluisce…

Luigi: Dio non è un’energia, Dio è una Persona. Dio è Persona e quanto più ci avviciniamo a Dio e tanto più partecipiamo di questa personalità. E’ Dio che forma la nostra personalità. Mentre più diciamo “io” e più diventiamo…

Marina: Ma tra noi non si arriva ad una uniformità.

Luigi: No, l’uniformità c’è là dove c’è lontananza da Dio. Più ci allontaniamo da Dio troviamo la massa, la materia, il numero, e troviamo l’uniformità. Per cui l’uniformità è il contrapposto della personalità. Se per esempio siamo tanti a salire su una cima altissima ci differenziamo a seconda della capacità di ognuno, dello sforzo di ognuno. Quando più ci avviciniamo a Dio tanto più c’è una differenziazione enorme (trenta, sessanta, cento), e ognuno avrà come nome, un suo nome personale. Non c’è confusione. La confusione avviene lontano da Dio. Lontano da Dio sono tutti uguali. Dio è un principio di differenziazione, perché è un principio di personalità. Quindi più cerchiamo Dio e più Dio ci forma la personalità, ma più ci allontaniamo da Dio, anche se urliamo “Dio, Dio” da mattina a sera, siamo delle rotelle di una macchina.        

 

Pinuccia A.: Perché non ci fidiamo di Dio?

Luigi: Perché ci fidiamo tanto di noi stessi. Siamo così scemi da fidarci di noi stessi.                   

(?): Non è detto che se viene un industriale e mi dice “fai quello che ti dico e io penso a tutto”, io gli dia fiducia. Non ha senso...

Luigi: Non ha senso ma noi lo facciamo. Tanto è vero che se viene una persona e ci dà una certa garanzia noi ci fidiamo. Invece dubitiamo di Dio. Questo accade perché la persona umana la vediamo e la tocchiamo, Dio invece non lo vediamo e non lo tocchiamo. Siamo sempre lì che ci corriamo dietro uno con l’altro; siamo tutti lì ad elemosinare un soldino da un uomo, “dammi uno sguardo”; abbiamo tutti bisogno di essere guardati, le donne soprattutto.  

Franca: Tutti abbiamo bisogno di essere guardati?!

Luigi: Certo, tu passi in via Roma hai bisogno che qualcuno ti faccia un sorrisetto, che ti dica “Ciao Franca…”; questo è elemosinare un briciolo di vita dai passanti. Abbiamo Uno che non passa, eppure quello sguardo noi non lo cerchiamo. Ecco la nostra stupidità.

 

Franca: La creazione è parola scritta di Dio, oltre a questa c’è una parola che non è scritta e questa è infinitamente più grande.

Luigi: Certo, è superiore. La parola scritta è un segno. Lo Spirito è infinitamente superiore al segno. Il segno è una breve cosa, e quello che ti annuncia è infinitamente superiore. Tant’è vero che c’è bisogno di passare dal segno allo Spirito, è il passaggio, la Pasqua. Se vuoi capire qualche cosa tu devi superare il segno e buttarti nello Spirito. Nello Spirito c’è l’intelligenza, nel segno no. Per cui tutta la creazione che è segno, dice a noi che andiamo a elemosinare dalla creazione e quando ci viene tolta ci sentiamo morire: “non guardare me, perché io domani mattina non ci sono più. Io sono soltanto un segno di Dio che arrivo a te per dirti: non guardare a me, guarda a Dio, alza gli occhi al di sopra della creazione, a Colui che fa la creazione, perché la tua vita sta lì, non sta nelle creature”.

 

Raffaella: Perché dice non so se il mondo possa contenerlo”, invece di dire “certamente il mondo non può contenerlo”?

Luigi: In questo Vangelo dice penso che il mondo stesso…”.  

 

Pinuccia B.: Giovanni ci dice che Gesù ha fatto molte altre cose per dilatare la nostra anima, per aprirla all’interesse, perché c’è un Infinito davanti a noi.

Luigi: Certo.

Pinuccia B.: Dio vuole essere conosciuto. Conoscendo quello che Lui è, conosceremo anche tutto quello che ha fatto.

Luigi: L’Infinito non può essere scritto. L’Infinito lo puoi solo contemplare.

Pinuccia B.: Siamo miliardi e miliardi di persone da quando esiste il mondo, siamo chiamai a conoscere tutto quello che Dio ha fatto.

Luigi: Siamo stati creati per conoscere Dio. Dio è infinitamente superiore a tutto. Non deve interessarti il tutto, ti deve interessare Dio che è tutto. L’opera che Dio fa è una minima cosa rispetto al tutto che è Lui. Quindi non cercare Dio per i suoi doni, per le sue opere, per la sua creazione, perché tutta la creazione ti invita a cercare Dio, perché Dio è tutto, non la creazione.

 

Pinuccia B.: Questo versetto mi ha richiamato i primi versetti del Vangelo di San Giovanni: “In Principio era il Verbo, e il Vero era presso Dio e il Verbo era Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di lui nulla è stato fatto”. E’ un invito a ricominciare.

Luigi: Senza di lui tutto ciò che è fatto è ridotto a nulla. Ecco per cui c’è questo niente che angoscia l’uomo. Siccome l’uomo è fatto per il tutto, quando questo mondo, questa creazione, questi uomini, diventano niente (perché vivendo per essi diventano niente), resta con l’angoscia. Perché l’angoscia è la constatazione, nel campo di assoluto che noi siamo, della presenza del niente. Perché il campo di assoluto tu non lo puoi annullare. Tu sei un campo di assoluto. Quando questo campo di assoluto constata il niente ecco l’angoscia, la disperazione. Nel campo dell’Assoluto tu non puoi sopportare il niente. Il niente non esiste, però lo subisci; e il riflesso del niente in un campo di assoluto produce l’angoscia.

 

Alcuni pensieri conclusivi:             

 

Amalia: Dobbiamo imparare a vivere.

Luigi: Dobbiamo imparare a vivere! Se aspettiamo ancora un po’…

 

Franco: Dio vuole renderci partecipi del suo Infinito.

Luigi: Certo, è lì la meraviglia: noi che siamo niente, poveri paria, siamo chiamati ad abitare con Lui.

 

Alberto: Se noi non dedichiamo la nostra vita a Dio, Lui ci fa restare nelle tenebre, però non lo fa per…

Luigi: …condannarci, non lo fa per giudicarci, ma lo fa per farci capire che soltanto con Lui e presso di Lui c’è la vita. 

 

Silvana: La Verità arriva a tutti.

Luigi: Si annuncia a tutti, non si fa conoscere da tutti. La Verità si fa conoscere personalmente. E’ un fatto personale. Si annuncia a tutti, massa, si rivela personalmente, a tu per tu (nome, cognome, indirizzo e codice postale).

 

Pinuccia A.: Quando le creature non ci assecondano è parola di Dio.

Luigi: Dobbiamo vederle come parola di Dio.

 

Franca: Dio non può essere contenuto nei segni.

Luigi: Dio scrive di sé anche nei segni e nei libri, si annuncia. Na quello che Lui è, non lo trovi certamente nei libri; lo trovi soltanto se rientri in te stessa, nel tuo intimo e lì prendi contatto con Dio che è presente in te. Perché la conoscenza di Dio si ha soltanto da Dio senza interposta alcuna creatura, alcuna istituzione, alcun libro. Niente! Rapporto personale, diretto. Lì la novità con cui Dio ci tratta. Dio ci tratta personalmente e ci convoca personalmente.

 

(?): Che differenza c’è tra Dio e la Verità?

Luigi: Dio è Verità. Cris ha detto: “Se nel dubbio scelgo Dio trovo la Verità”; nel dubbio che Dio sia vero o non vero, se scelgo Dio trovo la Verità.

 

Marisa: Chi sceglie di incontrarsi con sé arriva a Dio.

Luigi: Quello è un gran pasticcio. Noi dobbiamo dimenticarci. Abbiamo tanti nomi.

Marisa: Però dopo un po’ che ci raccontiamo storie…

Luigi: Ma noi amiamo raccontarci storie e amiamo quelli che ci raccontano storie, andiamo a cercarli.

Dio solo è se stesso, noi non siamo mai noi stessi. Noi siamo come l’acqua: prendiamo la forma del recipiente in cui veniamo a trovarci: abbiamo tante facce, abbiamo tanti nomi. 

 

Pinuccia B.: La frase che Gesù dice a Pietro, “Se volessi che rimanga finché io venga che importa a te”, la dice a ciascuno di noi, perché Lui vuole che ci fermiamo nella ricerca di Lui finché Egli venga. Siamo fatti per quello.

Luigi: Certo. Bisogna immergerci in Dio, perché la nostra vita è nascosta in Dio; e più in fretta ci immergiamo in Dio, ci buttiamo in Dio, più in fretta troviamo Dio.

 

Post incontro:

 

Luigi: Se tu non hai la vita nello spirito allora hai la vita animale. Nella vita animale, necessariamente, se vuoi far vivere il tuo corpo devi mangiare, assimilare, cioè devi creare comunione con altro da te. Se il tuo spirito è vivo, può darsi, per grazia di Dio…, perché il tuo spirito sostiene il corpo.

Pinuccia B.: Non è nelle nostre mani.

Luigi: Però c’è sempre la comunione, cioè c’è sempre bisogno di comunicarti con altro da te. L’altro può essere Dio, e allora Dio sostiene tutto e quindi può liberarti dal bisogno di mangiare.

Pinuccia B.: Infatti quando non c’è Delfina vivi lo stesso.

Luigi: Ma no, sono storie, io mangio.

Pinuccia B.: Nella situazione nostra c’è il problema del mangiare e di conseguenza tutti gli altri problemi.

Luigi: Se tu mangi c’è poi il problema dell’intestino, di evacuare, ecc.

Pinuccia B.: Ci chiedevamo il significato di quello che ha detto Margherita in merito al fatto che si è trovata la casa cosparsa di escrementi. Che segno è per noi?

Luigi: Uno dei problemi più grossi oggi è il problema dell’immondizia. Il mondo sta affogando nell’immondizia. Ieri sera a Milano c’è stato un comunicato urgente da parte del Sindaco che invitava tutti a usare le macchine il meno possibile, perché l’atmosfera è arrivata ad un punto di saturazione che sta avvelenando. Invitava a sospendere il riscaldamento due o tre ore al giorno, perché non si respira più. Sono segni per dirci che stiamo intossicando tutto con i nostri escrementi. Abbiamo esaltato la macchina e adesso…

Siccome abbiamo la fame di assoluto, anziché vivere per Dio, ci volgiamo a vivere per altro, facciamo un errore, ma questo errore ricade su di noi; e ricade in questo modo: ci porta via la vita, ci toglie la possibilità di vivere. Stiamo arrivando a dei limiti di saturazione molto allarmanti che gravano sul mondo.

C’è il buco dell’ozono che se si allarga c’è il rischio di essere colpiti dai raggi ultravioletti che provocano tumori a tutto andare. Produciamo più anidride carbonica con l’effetto serra; l’anidride carbonica è riassorbita soltanto dal mondo verde, che la trasforma in ossigeno, ma il mondo verde non riesce a convertire tutta l’anidride carbonica; si è rotto il ciclo. E’ aumentata la produzione di anidride carbonica con le industrie e poi si sta distruggendo uno dei più grandi polmoni del mondo, che è la foresta amazzonica. L’economia vive lì sopra. O si riducono i popoli alla fame dicendo di non toccare le piante o altrimenti l’anidride carbonica che produce l’industria non viene più riciclata. Non solo, l’industria produce piogge acide, e queste piogge che uccidono gli alberi. Il problema si aggrava ad una velocità enorme. Pensa che in una foresta in Germania muoiono centomila piante a giorno. Anche in Itali, nella foresta di Camaldoli, stanno morendo tutte le piante, anche la pineta di Ravenna, per le piogge acide, sta morendo. Quello è per farci capire che l’uomo distrugge il suo ambiente di vita, ed è la conseguenza del fatto che abbiamo puntato su certe cose anziché puntare sullo Spirito.

Pinuccia B.: L’uomo avesse puntato sullo Spirito il progresso tecnologico sarebbe stato diverso?!

Luigi: Avrebbe tutto un altro senso. Uno dei culti della nostra società è la macchina, perché la macchina è motivo di prestigio per l’uomo, per cui più l’uomo ha la macchina lussuosa e più riceve inchini dagli altri. Ecco allora la grande produzione di macchine. Solo che le macchine ci stanno distruggendo. Perché ogni macchina che passa ti distribuisce tumore; poco ma sicuro: è accertato. Questo perché i gas di scarico sono patogeni. Come la sigaretta: provoca tumore.

Pinuccia B.: Siamo giustificati a usare la macchina se l’intenzione è buona?

Luigi: Se sei guidata dallo Spirito adoperi la macchina secondo lo spirito. Ma se tu non vivi per lo spirito succede che la macchina la adoperi per altro. Sbagliando valore tu adoperi la macchina come prestigio, per farti vedere.

Pinuccia B.: Dio però può neutralizzare…

Luigi: Dio neutralizza fino a un certo punto, poi non neutralizza più, perché ti fa toccare con mano. In un primo tempo ti avvisa e poi ti fa toccare con mano. Come chi fuma solo una sigaretta al giorno: comunque la sigaretta provoca il tumore.

 

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N.B.: Il testo, tratto da registrazione,

non è stato rivisto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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