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La Sindone di Torino: “novità” del
Secolo
Il mondo della demitizzazione e del
secolarismo aveva escluso i miracoli e ritenuto i fatti del Vangelo una poco
più che novellistica di uso pastorale sorta attorno alla figura di Gesù in seno
al primo Cristianesimo a sostegno del messaggio e della dottrina che si stava
formando e annunciando, ed ecco che ora il miracolo stesso si
impone in pieno secolo ventesimo a testimoniare e a confermare i
miracoli del Vangelo, la loro veridicità alla lettera senza i filtri dei generi
letterari, e Cristo si ripresenta all'attenzione degli uomini con tutto il peso
della sua Divinità e della sua incarnazione, della sua e della nostra tragedia,
tragica realtà in cui ci ripropone il problema di Dio e il nostro peccato, il
problema cioè del Dio fatto uomo che il mondo moderno riteneva di aver
definitivamente relegato tra i miti di una epoca tramontata. «La destra del Signore si è alzata; la destra del Signore ha fatto
meraviglie. La pietra scartata dai
costruttori è diventata restata d'angolo. Ecco l'opera del
Signore: una meraviglia ai nostri occhi» (Sal
118,16.22-23).
Il nostro secolo è la sera di quegli
«otto giorni dopo» in cui l'apostolo Tommaso venne
invitato a mettere le sue mani nelle ferite di Gesù risorto dopo ch'egli aveva
apertamente dichiarato il suo scetticismo, ed a toccare la Divinità tra noi ed
il suo Amore sofferto.
Oggi sono molti i
Tommaso che hanno bisogno di mettere le loro mani nelle ferite di Cristo
per credere alla presenza di Dio tra noi.
La Sindone di Torino è il documento
dell'umanità e della divinità di Cristo riservato, attraverso le vicende di
duemila anni, per il nostro secolo: un documento che restituisce dal buio dei
secoli e del tempo alla luce della intelligenza e
della fede la Realtà spirituale che è nel mondo.
Essa
non è soltanto una fotografia di Gesù fatta da Gesù stesso per noi, ma è un
filmato di tutta la sua passione, morte, sepoltura, e del tempo in cui è
rimasto nel sepolcro. Il lenzuolo su
cui tale filmato è stato impresso è quello che Giuseppe di Arimatea
verso la sera di quel giorno in cui Gesù fu crocifisso,
andò a comperare per avvolgere il corpo di Lui nella tomba, come sappiamo dai
Vangeli.
Ciò che è stato impresso su tale
lenzuolo e che oggi vediamo con i nostri stessi occhi, non è un falso, né un
dipinto, né un'opera dell'uomo, e ormai questo è indiscutibile e nessuno più lo
pone, tante sono le conferme delle diverse scienze, a parte il fatto, che resta
fondamentale e incontrovertibile e che è stato rivelato dalla macchina fotografica,
che nessun uomo avrebbe potuto in qualunque modo fare un'opera in negativo,
quale la Sindone è, quando non si poteva né sapere né immaginare cosa fosse il
negativo poiché non se ne aveva il concetto prima della scoperta fotografica.
Certamente nei secoli passati, quando la
macchina fotografica non aveva ancora svelato il segreto della Sindone,
un'infinità di voci si levarono a contestare ed a
declassare l'autenticità e il valore di tale documento, dichiarandolo opera di
qualche artista. E ci furono anche vescovi che dichiararono di essere a
conoscenza del nome del pittore che l'aveva dipinta! A
tanto arrivano le passioni umane e gli interessi di parte quando ci si trova di
fronte a qualcosa che dà fastidio! si può infatti
svuotare la Sindone tutta la sua forza intrinseca di fede di vita se non si
afferma ch'essa non è vera, non è autentica, ma che è opera di uomini, della
loro arte, della loro fede o della loro fantasia.
Quando nella notte dal 3 al 4 dicembre
dell'anno 1532 la Sainte Chapelle
di Chambéry, in cui era
custodi la Sindone, fu devastata da un furioso incendio, furono molti, cui
quella reliquia dava ai nervi, a ritenere distrutta, definitivamente cancellata
dalla faccia della terra.
Ed essa corse effettivamente il rischio
di andare totalmente distrutta, invece fu miracolosamente salvata, anche se la
cassa d'argento in cui era custodita raggiunse nell'incendio il punto di
fusione dell'argento: 960 gradi.
Ne riportò bruciature per l'argento fuso
colato in un angolo di essa, che, dato il modo in cui
il lenzuolo era, piegato, si ripeterono in molti punti, senza peraltro toccare
il Volto né alcuna parte centrale della figura di Gesù.
E quando, restaurata, fu ripresentata al
pubblico, coloro che avevano desiderato la sua
distruzione, non esitarono ad insinuare essere ora questa una copia della
prima. Tra costoro era Calvino che disse: «Quando un Sudario è bruciato,
s’è ne trova sempre uno nuovo il giorno dopo». Oggi si può facilmente
capire quale sciocchezza dicesse Calvino, poiché la Sindone è un documento unico al mondo che non solo non può essere
stato fatto da mano di uomo, ma non può nemmeno essere copiato.
(III
parte – continua)