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Dispensa n°30

Incontro n° 229

Mercoledì 26.12.1979  

                                        

 

 

Gv 6,14-I: «La gente visto il segno che aveva compiuto diceva: “Questi è davvero il profeta che deve venire al mondo” ».

 

Imparare a leggere i segni

 

Conversazione:

 

Eligio: Mi è venuto in mente che non abbiamo mai parlato del significato del ragazzo che ha i cinque pani e i pesci che Gesù moltiplicherà; perché il Signore non ci ha presentato un uomo o una donna?

Luigi: Non so se ne avessimo parlato. Non ne avevamo accennato?

Nino: No, non mi sembra.

Eligio: “Furono sazi”; il concetto di sazietà, come va inteso?

Luigi: La sazietà è sempre relativa alla capacità che uno ha di mangiare. Quasi a dire: Lui non ha lasciato mancare il pane. Questo è per insegnare che da parte di Dio c'è sempre una sovrabbondanza, rispetto al desiderio, al bisogno della creatura. Cioè ciò che Dio offre è in sovrabbondanza rispetto a ciò che la creatura è capace di assimilare, di fame. Dio non lascia mai mancare il suo cibo o il suo lavoro. Abbiamo detto che Lui ci impegna a tempo pieno e quand’anche noi facessimo tutto, Lui ci offre ancora del lavoro, non ci lascia mai disoccupati, non ci lascia mai con mancanza di lavoro. C'è sempre del lavoro da fare nella sua vigna. Il lavoro sovrabbonda.

Eligio: C'è però il rischio che quello che sovrabbonda vada perduto.

Luigi: Si, c'è il rischio, certo; perché quello che non raccogliamo si perde. Non che si perda in senso oggettivo, ma perde noi; perché quello che non raccogliamo diventa per noi motivo di diminuzione di vita. Comunque, quello che raccogliamo diventa per noi motivo di vita, diventa per noi vita; perché raccogliendo noi restiamo raccolti e quindi ci rende partecipi della vita.

La vita, che non è avere, perché noi generalmente passiamo tutta la nostra vita cercando di avere e crediamo che vivere sia raccogliere cose materiali; ma quello non è vivere, abbiamo soltanto l’impressione, il sentimento, l’illusione di vita. La vera vita è essere; ma Colui che veramente è, è Dio. Noi non siamo l’Essere, noi possiamo solo partecipare all’Essere. Noi siamo nella misura in cui partecipiamo all’Essere, allora l’Essere viene in noi. Ma per partecipare all’Essere, bisogna raccogliere nell’Essere.

Quindi Dio offre a noi il lavoro, offre a noi cibo da assimilare: sono i segni. Cibo da assimilare, lavoro da compiere, frammenti da raccogliere in Lui. Nella misura in cui raccogliamo diventiamo partecipi di quello che Egli è. Allora qui inizia la vita; la vita inizia non quando riceviamo i segni, perché i segni sono proposte di vita, non quando viviamo qui nel nostro mondo, ma quando incominciamo a raccogliere. Raccogliendo noi partecipiamo all’Essere, e vita è partecipazione all’Essere.

Eligio: Mi pare che manchi un passaggio, perché questi uomini hanno abbandonato le loro case, le loro famiglie e hanno seguito Gesù. Gesù ha moltiplicato i pani e il significato del segno è che Dio sovrabbonda di doni nei nostri confronti. Restano dei frammenti da raccogliere, però Gesù non lo dice a questi ma lo dice ad altri. Non so se ne avevamo parlato di questo.

Luigi: Si, ne avevamo parlato. Abbiamo detto che chi può raccogliere i frammenti è soltanto il discepolo del Cristo, cioè colui che ha lasciato tutto per seguire il Cristo; solo colui che è già partecipe può raccogliere i frammenti. Non sono gli altri che possono raccogliere i frammenti. Per raccogliere bisogna già essere partecipi, cioè per raccogliere bisogna che ci siano i frammenti e bisogna che ci sia il canestro, cioè che ci sia il luogo in cui raccogliere. Per avere il canestro, cioè per avere il luogo in cui raccogliere, bisogna già avere ricevuto da Dio qualche cosa. Ora, il luogo in cui si raccoglie è il Padre.

Ora, il discepolo, colui che ha già ricevuto dal Figlio qualche cosa del Padre, ha la possibilità di portare al Padre, di raccogliere nel Padre. Per questo penso dica ai suoi discepoli e non agli altri: “Raccogliete i frammenti”. Gli altri ormai avevano mangiato a sazietà, non potevano più raccogliere i frammenti. Perché ognuno mangia in funzione della fame che ha. Quello che rende molto facile assimilare è la fame.

Noi possiamo non aver fame di cose di Dio, possiamo avere una fame relativa, e possiamo avere la vera fame. Chi non ha fame non può assimilare niente, perché non desidera, e anche se gli si offri del cibo…; non si può far mangiare uno che non abbia fame. Ognuno mangia secondo la sua fame.

Dio opera prima di tutto per formare in noi la fame, la fame di Sé. In un primo stadio della nostra vita, Dio opera per formare in noi la fame di Sé, quindi per raccoglierci dalle nostre dispersioni in cui abbiamo moltiplicato le fami. Per cui abbiamo tante fami, tanti amori, tanti interessi. Dio opera in questa nostra dispersione per formare in noi la fame di sé. Ma noi potremmo anche avere fame ma non avere il pane; in tal caso si muore di fame. Si può anche morire di fame.

Penso che sia più sano morire di fame che morire per l’incapacità di assimilare il pane. Penso che sia più sano morire di fame perché in quest’opera il “difetto” è di Dio, in quanto il pane è un dono di Dio. E’ Dio che dona il pane. Invece avere altre fami è un peccato nostro, perché vuol dire trascurare Dio, non avere interesse per Dio. Allora ognuno ha la possibilità di mangiare soltanto quel pane in relazione alla propria fame; ma soltanto chi è in rapporto con Dio, soltanto chi è in ascolto. Infatti Gesù dice: “Beati voi che siete dentro, perché a voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio”; perché raccogliere è poi arrivare a conoscere i misteri, capire. Il Signore dice: “A tutti gli altri le cose vengono dette in parabole, ma a voi è dato conoscere i misteri del regno”. E che differenza c'è tra gli altri e voi? “Voi che siete dentro”, dice. Ma perché voi siete dentro e gli altri sono fuori?

La condizione per essere dentro è quella di aver fatto una scelta. Uno è dentro nella misura in cui ha fatto una scelta e ha scelto Dio prima di tutto. “Noi abbiamo lasciato tutto per seguire Te”. Ecco, questo ci fa entrare, ci rende sensibili perché l’abbiamo fatto oggetto di vita, oggetto di scelta. “Abbiamo lasciato tutto per seguire Te”. La creatura a questo punto è sensibilizzata, appartiene al mistero. Non è che abbia conosciuto, ma appartiene al mistero; cioè ha la possibilità di intendere il mistero. Allora: “A voi è dato conoscere il mistero di Dio, agli altri no, agli altri è detto tutto in parabole”. Cosa vuol dire “dire in parabole”? Vuol dire parlare in modo da far capire agli altri che sono nella cecità, altrimenti non capiscono. “Affinché vedano e non vedano; sentano e non capiscano”, in modo da accorgersi che si trovano davanti a qualche cosa in cui loro non sono dentro, e risvegliare in loro la fame. Allora il Signore parla in parabole a coloro che sono fuori, per risvegliare in loro la consapevolezza della loro sordità, della loro cecità, e risvegliare in loro il desiderio, la fame di intendere, di vedere. Se in loro si forma il desiderio, entrano dentro, perché seguendo il desiderio lasciano “l’altro” per occuparsi di “questo”. Come uno incomincia ad occuparsi di-, incomincia a farsi sentire la fame, che è amore, che è interesse. Come si forma l’interesse, uno acquista la capacità di assimilare qualche cosa; più assimila di Dio e più cresce interesse; più cresce interesse e più diventa capace di assimilare. Ad un certo momento Dio fa crescere la nostra anima, fino al punto da renderla capace di assimilare in vita eterna, di assimilare l’Infinito.

Quindi Dio prende la nostra povertà (qui c'è il concetto di fanciullezza), il poco che noi abbiamo da offrire, e quel poco che gli possiamo offrire, fosse anche solo un bicchiere d’acqua (qui gli hanno offerto cinque pani e pochi pesci), un minimo, lo trasforma in vita eterna. Ecco per cui dico che Dio opera sul nostro egoismo, sul nostro io, per suscitare un inversione di marcia; il bicchiere d’acqua dato in nome suo.

Dio ti presenta un povero, magari tu non sei capace a capire il linguaggio di Dio, ma sei capace a capire il linguaggio di uno che sta morendo di fame. Ecco, incomincia ad invertire la marcia, dal tuo egoismo ti invita a passare ad un atto d’amore. È poi su quel bicchiere d’acqua che il Signore incomincia a ricamare. Perché? Perché nell’inversione di marcia (un giorno si diceva che se al Signore dai un dito Lui si prende tutto il braccio) abbiamo una progressione di richieste da parte di Dio per far crescere in noi sempre più la fame, in modo da renderci capaci di assimilare dei cibi sempre più sostanziosi. Per cui quando si è piccoli Dio incomincia a nutrirci col latte, poi man mano ci dà cibi più sostanziosi. Cosa succede nutrendoci col latte? Che l’organismo si rafforza; rafforzandosi diventa capace di cibi sempre più sostanziosi. Se noi parlassimo di concetti di vita eterna ad una creatura che è tutta immersa nel mondo, quella non capirebbe niente, sarebbe tutta astrazione. Però potremmo dirle: “Guarda se tu hai due vestiti, comincia a darne uno a chi non ne ha”, “Hai due pani, comincia a darne uno a chi non ne ha”. Ecco il processo di inversione di marcia. Ma da lì alla vita eterna ci sono abissi. Eppure è proprio su questo inizio, su queste piccole offerte della creatura fatta in nome non più del proprio egoismo, ma nel nome di un altro, che il Signore comincia a costruire, ad edificare. Ma ad edificare che cosa? La fame, l’interesse, il desiderio. E questo desiderio deve essere potenziato al punto tale da… Ma come si potenzia? Si potenzia attraverso le conferme.

Noi ci accorgiamo che quanto più ci interessiamo delle cose di Dio, tanto più troviamo conferme in tutto. Quanto più ci sono queste conferme e tanto più cresce l’interesse. Uno è convalidato: “Ah, ma è proprio vero!”, e ad un certo momento le cose coincidono, tutte le tessere del mosaico vanno a posto. Allora uno resta convalidato nei valori; al punto da poter dire: “Chi me lo fa fare di correre dietro al resto!”. Allora uno si dedica solo più a Dio. Più uno si dedica in senso puro alle cose di Dio e più diventa capace, fino ad entrare nella vita eterna. Ma è tutto opera di Dio.

(17:25)

 

Nino: Tutte queste tessere vengono a coincidere. E questa è la conoscenza di cui parlavo altre volte. La vera conoscenza del Padre l’avremo solo a Pentecoste ma, mentre siamo ancora in cammino, c'è una conoscenza parziale del Padre, che abbiamo proprio nella coincidenza di queste tessere del mosaico…

Luigi: Si, sono conoscenza; non è la conoscenza assoluta. Ad ogni passo che noi facciamo, Dio conferma.

Eligio: Non è la conoscenza del in sé di Dio

Luigi: Ecco, non è la conoscenza del in sé di Dio.

Nino: Si tratta di una conoscenza graduale.

Luigi: Ogni passo che noi facciamo in senso positivo, verso la Verità, verso la vita vera, ci viene confermato (per questo dico: le tessere); Dio non aspetta a confermarci quando arriviamo all’ultimo. Ogni passo fatto bene, ogni atto di bontà fatto in nome di Dio, viene subito confermato. La Bibbia stessa dice: “Apri il tuo cuore al povero: vedrai quanta luce si formerà nella tua anima”. Tutte le cose sono fatte bene.

Come ogni atto compiuto nel nostro egoismo che produce piacere, soddisfazione, ma subito dopo produce rimorso, perché c'è qualche stonatura che non va nell’armonia del tutto, così ogni cosa che noi facciamo nell’armonia divina ci viene confermata con un senso di liberazione, con un senso di pace, con un raggio di luce. È Dio! Perché non è che Dio aspetti là, sulla punta del Monviso, e dica: “Stiamo un po' a vedere questo qui cosa è capace di fare!”. No, Dio è tra noi, Dio è con noi. E’ il messaggio del Natale.

Cosa vuol dire che Dio è tra noi? Vuol dire che ogni volta che noi facciamo un passo secondo Lui, Lui ci dice: “Bravo”, ce lo conferma. Ora, è proprio confermandoci che accresce in noi la fame, l’interesse, l’amore. Perché trovandoci confermati, incominciamo a sentirci maggiormente rafforzati e quindi più entusiasti del fatto.

Quindi Dio opera in tutto per cercare di farci crescere. Teniamo presente che noi partiamo dal niente. Ma guai se uno si fermasse.

Nino: Questo è già un gradino di conoscenza.

Luigi: Ma noi andiamo verso una conoscenza che rivoluziona tutto. Queste sono conferme ancora sul piano sentimentale. Troviamo questa gente che ha lasciato il proprio paese, i propri affari, i propri lavori per seguire Gesù; e per seguire Gesù in un deserto; e sono stati confermati con la moltiplicazione dei pani, ma ad un certo momento non hanno capito più niente. Perché anziché capire il segno di quello che Gesù aveva fatto, dicono “Costui è il profeta che deve venire: facciamolo nostro re!”. Non hanno capito il segno. E come mai non hanno capito il segno? Perché può succedere che magari lasciamo tutto, partiamo, andiamo dietro a Gesù, tutto quanto, e poi ad un certo momento il terremoto. Perché interpretiamo il “fatto” di Gesù in funzione della nostra mentalità. “Guarda, sono stato buono, Dio mi ha premiato!”. E non capiamo invece che quell’opera che il Signore ha fatto, ce l’ha fatta per sollecitarci a cercare il significato presso Lui.

Ora, l’importante è questo: imparare a leggere i segni di Dio. Ed è molto difficile, perché la lettura dei segni richiede sempre la presenza di Dio, richiede sempre questo riferire a Dio. Ora, noi ci troviamo in un mondo che è tutto segno di Dio. Sono scritture di Dio. Noi ci troviamo di fronte ad una scrittura di Dio. L’universo è scrittura di Dio, come la Bibbia è scrittura di Dio, come il Vangelo è scrittura di Dio. Il difficile è imparare a leggere questi segni. Una lezione del Signore è questa: “Quand’anche tu avessi lasciato tutto per venire dietro di Me, stai attento che puoi fallire nel leggere i miei segni”. “Mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo, ho fatto un atto di generosità, e Dio mi ha subito premiato”; uno resta contento, soddisfatto di questa mano sulla spalla che ha ricevuto, e si ferma. È un errore. Con Dio bisogna sempre alzare gli occhi al di sopra di tutto quello che facciamo, di tutto quello che riceviamo, per cercare sempre il significato di quello che Dio sta dicendo. “Dio sta parlando!”, “Dio sta parlando con te! Che cosa mi vuol significare?”. “Dio ha moltiplicato il pane; che cosa vuol significare?”, “Ma cosa vuol significate di Sé?”. Non va inteso così: “Il Signore mi ha premiato”.

Dobbiamo cercare presso Dio.

Pinuccia B.: Allora Dio né castiga, né premia?! Se faccio le cose nel pensiero dell’io mi castiga; se le faccio nel Pensiero di Dio mi premia.

Luigi: Si. Tutte le cose vanno sempre intese nel Pensiero di Dio. Nel Pensiero di Dio, Dio opera. Perché Dio opera? Qual è il fine di Dio nella sua opera? È se stesso. Quindi Dio opera per renderci partecipi di sé, per condurci a conoscere Lui; quella è la vita eterna. È Lui Stesso il premio, non c'è un altro premio. Il premio non è “Sono stato soddisfatto di quello che ho fatto”. Il premio è Lui Stesso. Lui stesso viene con i suoi doni, ma i suoi doni sono Lui.

 

Amalia: La significazione dei segni è sempre una rivelazione delle cose di Dio.

Luigi: Si, certo, è rivelazione delle cose di Dio, perché sono segni di Lui.

Nino: Dio non è che ci premia ma ci fa capire che siamo stati in armonia con Lui.

Amalia: Non è solo uno stimolo a camminare ma è proprio una rivelazione.

Luigi: Certo, ma tu cammini in quanto c'è già una rivelazione da parte di Dio. Perché se Dio non ci facesse già vedere qualcosa di Sé, noi non ci metteremo in movimento.

Tu ti metti in movimento in quanto ha visto e poi non ha più visto; ma qualche cosa ha visto. Il lampo del Tabor ci vuole; e questo lampo Dio lo manda indipendentemente da noi. Per questo che ad un certo momento Dio ci fa vedere qualche cosa, o ci fa vedere che c'è da vedere, in tutti i segni.

Nel segno del Natale, Dio fa vedere che c'è qualcosa da vedere, e allora uno si mette in movimento. Ma Natale è un segno. Quel Bambino nella grotta è un segno. Ma il segno va inteso. Noi possiamo intenderlo nell’io, in senso sentimentale (commozione, pietà); oppure possiamo dire: “Cosa Dio mi vuol significare attraverso questo avvenimento, attraverso questo Bambino che nasce da una Vergine? Cosa Dio mi vuol significare di Sé in questo?”. Fare questo vuol dire raccogliere, vuol dire riportare in Dio, unificare in Dio. E ogni raccolta che noi facciamo dei segni di Dio in Dio, ci rende partecipi dell’essere di Dio. Ma questo ci richiede sempre un superamento. Perché noi attualmente non vediamo. Il segno, proprio come segno, non è ancora intelligenza, non è comprensione.

Vedere Gesù Bambino è come vedere tanti bambini che nascono. Tu vedi tanti bambini che nascono, e questo è uno dei tanti. Ha già qualcosa di speciale attorno, ma è un segno. Però c'è un annuncio in questo segno. Ora, l’annuncio è una proposta, è un invito, è una sollecitazione a cercare di capire che cosa Dio ci vuole di sé. L’annuncio arriva a noi senza di noi; l’intelligenza del segno non arriva a no senza di noi, cioè richiede da parte nostra una dedizione, perché richiede un passaggio dal pensiero di noi stessi al Pensiero di Dio. Cioè la lettura dei segni non può avvenire senza Dio.

Però c'è un rischio: i segni possono essere intesi nel pensiero del nostro io, possono essere rivestiti delle nostre intenzioni. Cosa vuol dire leggere i segni? Vuol dire capire l’intenzione di colui che fa i segni. “Sono io che ho fatto i segni?”, “È lei che fa i segni?”.

Certamente non siamo noi che facciamo i segni, perché la caratteristica dei segni è questa: non essere fatti dalla creatura. Il filo d’erba non siamo noi che lo facciamo; è certissimo che non siamo noi che lo facciamo, perché se fossimo noi potremmo dire: “Fanne un altro!”. “No, non sono capace a farlo!”. “Vedi che non l’hai fatto tu?”, questo è evidentissimo. Questo è il sigillo dei segni di Dio.

Tutti i segni di Dio hanno questa caratteristica: non è la creatura che li fa. Allora, di fronte ad un segno, non fatto da uomo (ecco per cui la Vergine…), in noi si forma il problema: “qual è l’intenzione di Colui che ha fatto questo segno, in questo segno? Qual è la sua intenzione?”. Ora, per comprendere l’intenzione bisogna elevare la nostra attenzione a Lui; per fare questo bisogna passare da una piano naturale a un piano soprannaturale.

Nel piano soprannaturale, la chiave di volta è sempre Dio. Invece nel piano naturale abbiamo un’altra chiave di volta, i fatti possono essere interpretati nel pensiero di noi stessi. Invece nel piano soprannaturale, tutte le cose devono passare attraverso Dio, perché solo Dio le illumina, perché dipendono da Dio. Allora, Dio fa i segni sul nostro piano naturale, però con la caratteristica che non sono opere nostre. Se li intendiamo nel pensiero del nostro io facciamo peccato, perché non è “cosa tua”, non devi quindi attribuirla a te, non devi rivestirla dei tuoi abiti, cioè delle tue intenzioni.

Ecco l’errore che hanno fatto costoro: hanno ricevuto i pani (i pani sono segni di Dio) e li hanno rivestiti del loro abito, “Siamo stati soddisfatti: adesso facciamolo re”. È come dire: “Oggi ho mangiato il panettone, mi è piaciuto, adesso vivo per il panettone”. Ecco l’errore! “Perché questo mi fa piacere”. Vedi l’inversione come avviene?! Invece di accogliere il panettone dalle mani di Dio, di cogliere il significato, ti fermi al “Mi piace; adesso vivo per quello che mi piace” e ti chiudi nel pensiero dell’io, non ti apri più al trascendente.

Quindi il problema sta nell’arrivare a capire l’intenzione di Colui che fa i segni. E per capire l’intenzione di Colui che fa i segni bisogna passare dal pensiero di noi stessi, del nostro mondo, al Pensiero di Dio; perché l’intenzione ce la rivela soltanto Colui che opera. Quindi soltanto se abbiamo la possibilità di pensare Dio, abbiamo la capacità di intendere l’intenzione di Dio nei suoi segni; ma quando vediamo l’intenzione di Dio nei suoi segni, questa intenzione ci unisce al Cristo. Perché nell’intenzione si rivelano i valori, quello che vale di più. Lì scopriamo quello che vale di più. Ma scoprendo quello che vale di più, incominciamo ad aprirci alla grandezza del Cristo, incominciamo a scoprire l’importanza del Cristo. Allora qui, se cerchiamo Cristo, Cristo non scappa più; non se ne va più solo sul monte. Qui si lascia trovare. “Costui è veramente colui che cercavamo!”, Perché abbiamo letto i segni secondo l’intenzione di Dio.

Abbiamo capito il passaggio che è necessario fare?

Tutta l’opera di Dio, sono tutti segni per suscitare in noi…; certo che è in questa fase che può sorgere il peccato, possiamo non passare all’Autore dei segni. Perché i segni hanno la caratteristica di non essere fatti da noi. Ma possiamo travisare ed interpretare in funzione del nostro io. Lì c'è il peccato; anziché unire i segni all’Autore, uniamo i segni a noi, all’io. Noi abbiamo questa possibilità. “Non disgiungere, non separare ciò che Dio ha unito”. Dio ha unito le opere sue a Sé, perché ha detto: “Non è fatto dalla creatura; tu non disgiungere quello che Dio ha unito”. Ma per mantenerlo unito, dobbiamo fare un lavoro enorme, dobbiamo fare il lavoro di superare tutto di noi stessi, tutta la nostra mentalità, tutta la mentalità degli altri e cercare la ragione presso Dio delle opere di Dio.

È questo il compito difficile dell’uomo: cercare presso Dio la ragione delle sue opere.

Ora, cercare presso Dio la ragione delle sue opere è già aprirci al Cristo, perché il Cristo accetta soltanto quello che è motivato dal Padre. Soltanto se in noi si forma la vera motivazione, la motivazione del Padre, ma questa non si forma senza di noi, Cristo ci riconosce. Lì Cristo non scappa, lì si fa toccare, lì abbiamo la possibilità di sperimentare la presenza del Dio tra noi, il Natale.

 

Nino: Si potrebbe pensare che i segni di Dio siano solo quelli che apparentemente non sono fatti da uomini, come il filo d’erba. Qualunque avvenimento è fatto da Dio, anche un avvenimento che faccio io, che fa lei, che fa un altro; sono sempre segni di Dio, è sempre un segno da trascendere e da andare a cercare il significato presso Dio.

Luigi: Si, ma lì c'è quel rischio grande. Perché per arrivare lì bisogna avere già visto qualche cosa di Dio; altrimenti non si arriva. È molto necessario precisare questo, perché è lì che si capisce l’importanza della nascita verginale del Cristo.

Certamente tutto è opera di Dio, ma ad un certo momento non vediamo più Dio. Invece vediamo in tutto gli uomini e la natura. Ed è proprio lì che Dio, ancora per salvarci, ci fa un’opera non più fatta da uomo, in cui l’uomo non c’entra. Perché la salvezza sta lì. È vero che tutto non è fatto dall’uomo, dalle stelle lontanissime al filo d’erba, però l’uomo ad un certo momento riesce a trascurare talmente tutto questo, e ad incentrare tutto sull’uomo. “Questo è l’uomo che l’ha fatto!”. “I grattacieli sono gli uomini che li hanno fatti!”. Ad un certo momento vedono solo più gli uomini e il filo d’erba sparisce, non dice più niente; le stelle spariscono, non dicono più niente. Ecco, l’uomo ha questa terribile capacità di staccarsi da Dio e di vedere solo più le cose in funzione di se stesso e in funzione degli altri. Vede soltanto più l’uomo come autore. Allora Dio, ed è l’ultima opera grandiosa di salvezza, opera di misericordia, mette in modo imponente davanti agli uomini, indiscutibile, con il sigillo della sua Verità, in modo che l’uomo non lo possa incrinare, un fatto che non è fatto dall’uomo: il Natale: questo Bimbo non nasce per opera di uomo. Riusciamo a dimostrare in modo diverso? Non lo possiamo dimostrare.

Ed è lì, attraverso quello, se accogliamo, cominciamo, e quello ci porterà a capire veramente che tutto quello che fanno gli uomini, non sono gli uomini che lo fanno, ma è Dio che lo fa; ma è un passaggio successivo, attraverso il Cristo, che ci porta lì. Altrimenti non arrivi, altrimenti vedi solo gli uomini.

Nino: Lì non capisci ancora il Cristo, il Cristo lo capisci alla fine.

Luigi: Il Cristo, come Figlio di Dio, lo capirai soltanto nel Padre, perché “Soltanto il Padre conosce il Figlio”; però capisci che non c'è più l’opera dell’uomo. Perché ti è dichiarato: “Non è opera di uomo!”. Ma ti è dichiarato in modo che tu non possa dimostrare che c'è un inganno, e dire: “No, no, lì l’uomo c’entra!”. Cioè, tu lo puoi fare, ma con malizia, perché la realtà è un’altra. Si, è vero, puoi dire che questo foglio bianco è verde; lo puoi dire, però sei smentito dalla coscienza, non hai elementi sufficienti per dire che questo foglio è verde.

L’annuncio arriva a noi in modo tale che noi non lo possiamo incrinare; e se l’uomo non lo può incrinare, l’uomo deve cercare di essere attento, deve cercare di capirlo; non può trascurarlo senza il peccato. Non può metterci la malizia e dire: “Ah no! Questo non è secondo il mio schema. Io vedo che tutti i bambini nascono in questo modo; quindi anche questo Bambino deve essere nato così!”. Ecco, allora interpreta secondo la sua esperienza; qui c'è il peccato! Perché Dio gli sta presentando una cosa in modo diverso e lui non l’accetta. Invece noi dobbiamo essere aperti. Allora, se ci manteniamo aperti…

Nino: Tutta la fede è apertura, sennò…

Luigi: Certo, è logico! Ma tu capisci che attraverso questa apertura c'è un’opera eccezionale di Dio, di recupero di tutto l’universo di tutte le opere che riteniamo siano opere degli uomini. Per cui ad un certo momento arriviamo a dire che chi ci ha pestato un piede è Dio, non è più l’uomo. Ma fintanto che non arriviamo qui, diciamo: “Si, si, Dio sarà lontano, ma chi attualmente mi pesta il piede è un uomo! E quindi Dio non c’entra!”. Allora ce la prendiamo con gli uomini; e incomincio a chiuderci in una serie di rapporti tra uomini in cui ci consumiamo e logoriamo tutta la vita nel niente. E ad un certo momento giungiamo a quella Verità in cui Dio dice: “Ero Io in tutto! E tu non hai capito niente!”.

Nino: Allora tutto il significato del Cristo sarà capito alla fine di tutti gli altri segni.

Luigi: Sì. Cristo è venuto a recuperarci in quanto si è formata un’attrazione per Dio, un’attrazione per il Padre. Cioè, se noi poco o tanto, abbiamo raccolto qualche segno di Dio in Dio, e quindi si è formato un interesse per Dio, qui c'è già un’apertura, una possibilità, a toccare il Cristo. Cristo viene e dice: “Chi non è attratto dal Padre non può venire a Me”. Cristo viene in quanto la creatura, dispersa nel mondo, sente il bisogno di Dio e patisce questa sua dispersione nel mondo. Cristo viene in questo bisogno della creatura. Cristo viene a rispondere a questo. Quindi bisogna vedere se in noi c'è questa attrazione per Dio, se in noi c'è questo bisogno per Dio; oppure se non c'è questo bisogno per Dio. Anzi se per noi è un fastidio parlare di Dio, perché per noi è bene trovarsi nelle cose del mondo, appassionarci per le cose del mondo (quindi Dio o Cristo è soltanto un disturbatore nei nostri affari, nelle nostre cose), allora vuol dire che siamo pecore del mondo, non apparteniamo a Dio. Allora non possiamo seguire Cristo nel modo più assoluto, perché lo faremmo per abitudine, andremmo in Chiesa ma non apparteremmo a Dio.

L’appartenenza a Dio richiede in noi attrazione, desiderio di Dio. E’ l’attrazione che ci rende dipendenti da-, che ci fa appartenere a-. Ognuno di noi appartiene a ciò che desidera, a ciò che ama.

Se in te c'è già desiderio di Dio, c'è già attrazione per il Padre, per conoscere Dio, appartieni a Dio, sei già pecora di Dio. E in quanto sei pecora di Dio (“Chi è da Dio …”) sei da Dio, in questo desiderio sei da Dio. Ma chi è da Dio ha già Cristo come re, “Io sono re della Verità; chi è dalla Verità ascolta la mia voce”. Quindi chi è da-, chi appartiene a Dio, chi ha desiderio di Dio, ha già l’orecchio formato per ascoltare la voce di Dio, per ascoltare il Cristo. La voce di Dio viene per raccoglierci, per portarci da tutta la nostra dispersione, per liberare questa pecora che è smarrita nelle cose del mondo e per portarla nell’ovile. Ma è necessario che questa pecora sia una pecora smarrita, non bisogna che stia bene nel mondo. In tal caso bisogna aspettare che il Padre faccia maturare lo smarrimento. Allora per la pecora che è nel mondo, Dio parla in parabole, per accecare, per rendere sordi, per portare alla morte, magari. Ed è ancora tutta opera di misericordia per far capire che si tratta di pecore smarrite.

È soltanto dallo smarrimento che inizia l’opera di recupero da parte del Cristo tra noi. Allora, Cristo viene tra noi per recuperarci in questa fame. Ma noi non capiamo chi sia Lui. Per capire chi sia Lui, bisogna che Lui ci porti al Padre. Quando saremo condotti al Padre, allora capiremo anche Gesù. Prima no, non è possibile.

(42:00)

Vorrei leggere il commento alla IV domenica di Avvento che hanno trasmesso alla radio (scritto da Luigi).

 

«Dopo che l’Angelo Gabriele ebbe annunciato a Maria che un filo invisibile legava il frutto del suo seno al frutto del seno di Elisabetta sua parente, Maria si affrettò attraverso i monti, a recarsi da Elisabetta, per condividere con lei il mistero che le aveva unite, e il canto di grazia delle loro anime a Dio, per le grandi opere che aveva voluto compiere in loro. Così in cima all’Antico Testamento, troviamo due madri che ci si incontrano: l’una porta in grembo l’ultimo e il più grande dei profeti, Giovanni il Battezzatore e l’altra porta in grembo Colui di cui parlarono tutti i profeti: Dio tra noi.

“Benedetta tu tra le donne”, il disegno di Dio nel volere una creatura tutta secondo la sua volontà, si è compiuto in Maria. Essa è il fiore sbocciato in cima alla creazione di Dio: una meraviglia di fede, di umiltà, di dedizione, di amore, di silenzio che Dio volle formare selezionandolo attraverso i millenni, per realizzare la sua incarnazione nel mondo.

Maria è Colei che diede Dio al mondo. Dio la volle per insegnare a tutti gli uomini chi è colei che dà Dio al mondo, che rivela la presenza di Dio agli uomini.

Il vero Natale è qui con Maria. Questa creatura che cammina sulle strade del mondo tutta immersa nella realtà di Dio. L’uomo ha in sé la capacità di accogliere il Verbo di Dio, poiché è stato creato in ascolto della parola di Dio; ma per poterlo accogliere, deve aver assimilato la lezione che Dio gli presenta in Maria.

Ecco, Maria indica una tremenda meditazione che deve precedere il Natale; poiché senza di essa non c'è Natale per l’uomo, non c'è incontro con la presenza di Dio, ma solo una festa mondana, una fiera del consumismo.

“Benedetto il frutto del tuo seno”; Maria è Colei che ci genera figli di Dio, perché essa è la contemplazione pura di Dio, Colei che non conosce e non vuole conoscere altro che Dio. I figli di Dio nascono qui, in questa contemplazione pura, in questa volontà, perché nascono da Dio. Dio, Colui che opera e parla tra noi e a noi in tutto, e che parlando ci conduce nella sua fame, nel desiderio di vedere il suo volto, volle incarnarsi, nascere tra noi, per mezzo di una Vergine; avere per madre una ragazza povera ed umile, insignificante nel grande impero romano di allora, ed insignificante nel grande impero del consumismo di oggi; per rivendicazioni sociali e della corsa del benessere di oggi, dove l’uomo è stato posto al centro di tutto; ma una ragazza che non conosceva e non volle conoscere altro che Dio; e non far conto su altro che su Dio, perché aveva posto Dio al centro di tutto.

Tutto questo non avvenne senza una ragione, perché avvenne personalmente per noi per insegnare a noi che i figli di Dio nascono da Dio, solo da Dio. “I figli di Dio non nascono per via di carne, né per diritto di sangue, né per volontà di uomini”, né per opera della società o delle strutture, i figli di Dio nascono da Dio e questo presuppone un’anima che faccia conto solo su Dio.

Soltanto quella creatura che è tutta ascolto di Dio e guarda solo a Dio, può dare Dio al mondo e ad ogni uomo. Per questo Maria è all’inizio dell’uomo nuovo e della nuova umanità.

“Te beata che hai creduto”; le menti smarrite, confuse dai tanti avvenimenti che sconcertano prima i cuori scoraggiati e angosciati, ritrovano qui in Maria, quella essenzialità che dà orientamento e senso alla loro vita, e trovano in lei la via diretta, semplice, per giungere alla Verità di Dio, questa meta per la quale siamo stati creati.

 Se non vediamo ancora in noi la Verità di Dio in tutto il suo splendore e la sua gloria senza nubi, è soltanto perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione a questa creatura in cui la promessa di Dio si è compiuta. Tutto ciò che in noi rimane incompiuto rispetto alla conoscenza della Verità e quindi rispetto alla vita, alla carità, alla libertà, è a motivo della nostra disattenzione da Maria.

 “L’anima mia glorifica il Signore”; la vita, la liberazione, la salvezza vengono nel mondo attraverso i canali della contemplazione di Dio, della glorificazione di Dio. Maria è la contemplazione pura di Dio, è la glorificazione di Dio. In un mondo tutto attento agli uomini e alle realtà terrene, in un mondo che esalta gli uomini perché fa conto solo su loro, sulle loro risorse, sulle loro scelte, sulle loro lotte, sui loro programmi, sulle loro promesse, sulle loro parole, sulla loro politica, Maria è Colei che è attenta solo a Dio.

“Non conosco uomo”; essa disse all’Angelo all’Annunciazione, ma è da lei che viene la vita, la liberazione, la salvezza perché è da lei che Dio viene tra noi ed è solo da lei che Dio viene a noi personalmente. Nulla accade senza significato e non è senza significato che Gesù, salvezza di Dio, sia voluto nascere tra noi, sulla nostra terra, da una Vergine tutta immersa nell’amore di Dio, perché è lei che dà Dio ad ogni uomo.

 

Conclusione:

“Grandi cose ha fatto per noi il Signore”, per indicarci la strada della salvezza, della liberazione, della vita ed evitarci di smarrirci nelle tante strade delle parole che dicono gli uomini. È la parola di Dio, ascoltata e creduta che rende feconda la nostra vita e dà significato ad ogni cosa.

Dio non lascia mancare la sua parola e non lascia mancare l’educazione a come si ascolta la sua parola anche agli uomini che non sono più capaci di ascoltare, tanto si sono riempiti di se stessi e delle loro parole.

Con Maria, Dio ha posto nel nostro mondo una fonte purissima alla quale ogni uomo può attingere; essa è la creatura per mezzo della quale Dio ci insegna come si ascolta la parola di Dio, per giungere a vedere la presenza di Dio. Ma è anche una creatura di una forza terribile tra noi, poiché se gli uomini possono uccidere suo Figlio e proclamare la glorificazione dell’uomo e il trionfo dell’uomo, niente possono fare contro questa creatura che non conosce l’uomo, ma in tutto glorifica Dio. Essa è la Madre che dà Dio agli uomini ma è anche la Vergine dell’Apocalisse».

 

Eligio: Non ho capito l’ultima frase: “È la Madre ma è anche la Vergine”.

Luigi: Maria è questa donna terribile: è questa dolcissima madre che dà Dio agli uomini ma è anche la Vergine dell’Apocalisse, che è la Vergine vestita di sole che domina su tutto. È una forza terribile contro cui nessuno può lottare, perché è più forte di ogni forza. Perché noi il Cristo lo possiamo uccidere nel senso che possiamo uccidere la presenza di Dio dentro di noi; noi possiamo annullare, dire ad esempio: “Io sono ateo”; non possiamo annullare questa creatura che non fa conto su cosa dice l’uomo, che ci propone soltanto Dio. Ecco, la Vergine è questo.

Il Figlio di Dio si mette nelle mani dell’uomo, invece questa donna non si mette nelle mani dell’uomo. La differenza è questa, che il Figlio di Dio dice: “Faranno di me tutto quello che vorranno” e si mette nelle mani dell’uomo, per salvare l’uomo; questa donna, non si mette nelle mani dell’uomo, si rifiuta di conoscere uomo; scappa nel deserto. La Vergine dell’Apocalisse scappa nel deserto, non si lascia toccare dall’uomo. È lì la caratteristica: non si dà. Essendo la madre del Figlio può sembrare che si dia, invece no! Lei non si dà! Lei dà suo Figlio, e dà suo Figlio per salvare il mondo, perché è necessario che il Figlio si dia nelle mani dell’uomo, per salvare l’uomo. Perché l’uomo si salva soltanto attraverso le sue opere. Dio si deve fare figlio dell’uomo per salvare l’uomo. Invece la Vergine non si fa figlia dell’uomo. È lì la terribilità di Maria.

Eligio: Ti ho chiesto questo perché ho letto altre interpretazioni…

Luigi: La Vergine dell’Apocalisse è la forza terribile per noi. E non si mette nelle mani dell’uomo; resta tra noi, ma non si lascia uccidere. Suo Figlio sì! Ma lei non si lascia uccidere. Per cui resta una forza che proclama che Dio è tra noi. Mentre noi uccidiamo il Dio tra noi, Maria continua a proclamare che Dio è tra noi; e noi contro quello non possiamo fare niente.

Eligio: Contrasta un po' con la visione tradizionale che abbiamo della Madonna.

Luigi: È la donna contro la quale l’uomo non può fare niente. Perché vedi, per poter fare qualcosa contro qualcuno, bisogna che costui si metta nelle nostre mani, o si renda dipendente da noi. Ma se qualcuno non si rende dipendente da noi, non possiamo fare assolutamente niente contro quello.

Ora, Maria è una che non si rende assolutamente dipendente dall’uomo, per cui l’uomo non la può incrinare. Invece il Cristo sì. Al Laus, la Madonna nel suo messaggio ha detto: “I sacerdoti possono fare tutto verso mio Figlio ma verso di me non possono fare niente”. Quindi fa parte dell’Apocalisse. Il Laus è un Santuario dove la Madonna si è manifestata, prima di La Salette, circa 300 o 400 anni fa (dal 1664 al 1518 -  https://www.santiebeati.it/dettaglio/92052 ). Sono stati dati tanti messaggi; in uno di questi messaggi disse: “I preti possono fare contro mio Figlio quello che vogliono, ma nulla possono fare contro di me”, cioè conferma la Vergine dell’Apocalisse. D’altronde conferma il suo “non conosco uomo”.

Eligio: I protestanti non l’hanno trattata molto bene, però …

Luigi: Ma tu capisci che per trattarla bene bisogna conoscere, bisogna capire. Se non si capisce la funzione della Vergine, si dice: “Ma questa è una storia! Ma quella è una donna che ha avuto un bambino come tutti gli altri!”. Perché loro ritengono il Cristo come Figlio di Dio solo dal momento del battesimo del Battista, in cui il Padre dice: “Questi è il Figlio mio diletto, ascoltatelo!”. Per cui per loro la concezione è una concezione naturale. Per loro Maria è il simbolo della madre; mentre Maria ha una funzione importantissima, proprio come Vergine, proprio nel fatto di dire “Non conosco uomo. È lì la funzione grandiosa: Dio solo! La funzione della Vergine sta lì. Tutto quello che è avvenuto è carico di significato. Insegna a noi che si nasce figli di Dio soltanto dipendendo da Dio; ma fintanto che facciamo conto su altro o su altri non possiamo concepire Dio. “I figli di Dio non nascono per opera di carne, non nascono per opera di uomo, nascono da Dio”. Però lei è la Madre dei figli di Dio, quindi è colei che ci insegna come si nasce, come si diventa figli di Dio.

Eligio: Pensavo che lei, come Vergine, dipendendo solo da Dio, a dodici anni non capiva quello che le succedeva, ma lo custodiva nel suo cuore.

Luigi: Si, capisce, è logico. Dipendere tutto da Dio non è ancora capire tutto di Dio. Si deve dipendere tutto da Dio per nascere e per essere introdotti alla grande Verità della vita eterna, della conoscenza di Dio. Anche lei doveva arrivare a Pentecoste.

 

Pinuccia B.: Ma è Gesù che ci insegna a diventare figli.

Luigi: Si, è Gesù che ci conduce al Padre, e poi il Padre ci fa figli. Però nel concetto di figlio c'è il concetto di madre. Per cui noi troviamo una donna che concepisce senza uomo, ma non troviamo nessun bambino che nasca senza madre. Questo per dire che i figli di Dio non nascono senza madre, cioè senza questa preparazione, questa dipendenza da Dio.

 “Ecco tua madre”, la madre è quella che insegna come si fa a diventare figli. È certo che il figlio è generato per opera dello Spirito Santo; anche noi, in quanto la Madre ci conduce, siamo messi nella condizione. Poi Cristo ci condurrà al Padre. Non è che la Madre ci conduca al Padre, però ha la funzione, a noi che facciamo conto sull’uomo, su di noi, sulle nostre risorse, sulle nostre capacità, sulle nostre virtù, su tutto quanto, ha la funzione di insegnarci la totale dipendenza da Dio.

Alla conclusione di tutto l’Antico Testamento, quindi all’inizio del Nuovo Testamento, abbiamo questa donna che concepisce per opera dello Spirito Santo. Questo è un segno, ma qual è il significato? Come un segno è la moltiplicazione dei pani. Qual è il significato di questo?

Noi possiamo intenderlo nel pensiero del nostro io e allora incominciamo a dubitare: “Qui c'è la novella, qui c'è la favola”; ma in realtà questa donna ha concepito in modo diverso. Oppure possiamo tenere presente Dio e dire: “Quale significato ha? Cosa ha voluto significare per la mia vita personale?”; perché il fatto è avvenuto per me personalmente. L’annuncio arriva a me.

Perché Lui ha voluto nascere da una Vergine, anziché nascere naturalmente? Nascere naturalmente non è peccato, è Dio che ha fatto così le cose; quindi non era peccato she Maria avesse concepito per intervento di uomo. Perché Lui ha voluto nascere come uomo, tra noi, attraverso una Vergine? Perché? Qual è il significato? Ci deve essere un significato profondo per la nostra vita essenziale, per la nostra vita spirituale; cioè per la nostra anima.

In questa pagina di Vangelo ci troviamo con delle creature che vogliono nominare Cristo loro re, quindi che vogliono comprenderlo, che vogliono averlo con sé. In opposizione, abbiamo la Madonna che fa capire il perché costoro non poterono avere Cristo con sé. C'è una differenza tra questa gente e lei. La Vergine ha concepito il Figlio di Dio, loro non l’hanno concepito, anzi il Figlio di Dio è scappato da loro. Come mai? Mancava la Madre. E fintanto che non c'è l’anima nostra con Maria, veniamo a trovarci con una situazione in cui vogliamo toccare qualcosa di Cristo e non possiamo toccare niente; non potendo toccare non siamo guariti. È logico, perché soltanto chi tocca può essere guarito.

Pinuccia B.: Infatti Gesù dice: “Nessuno può venire a me se non è attratto dal Padre”, ed essere attratti dal Padre vuol dire avere la Madre.

Luigi: Si, perché la Madre è solo attratta da Dio e non fa conto su altro. Si richiede questo, e questa è la condizione per concepire, per concepire il Verbo, e quindi per poter toccare qualcosa del Cristo.

 

Nino: Nel Vangelo, della Madonna si parla pochissimo.

Luigi: Si, perché chi parla è il Verbo.

Nino: Da quel “Non conosco uomo” a quel “Sia fatto secondo la tua parola”.

Luigi: Anche agli uomini dice “Fate tutto quello che Egli vi dirà”, ma è sempre la stessa cosa. Lei può dire solo quello. Colei che dipende solo da Dio che cosa può dire? Se noi dipendessimo solo da Dio che cosa diremmo? Diremmo: “Si faccia di me secondo la tua parola” e diremmo alle creature: “Fate tutto quello che Egli vi dice”. Non possiamo dire altro, non possiamo parlare noi.

Eligio: La Madonna dice a Gesù: “Perché figlio ci hai fatto questo?”; è un’anima tutta rivolta a Dio, che dipende da Dio, totalmente, di fronte a qualunque evenienza vede la mano di Dio.

Luigi: Non capisce, allora chiede “perché?”. Però proprio questa sua domanda ha suscitato la meravigliosa risposta di Gesù: Perché mi cercate? Non sapevate che devo occupare delle cose che riguardano il Padre mio?”. È un lampo che ti illumina trent’anni di silenzio. Basta quel lampo che ti fa capire tutto. Perché nota ciò che è successo dopo: Lui ritorna con loro, sta sottomesso. Prima, dando quella risposta, non è stato sottomesso; dopo è stato sottomesso, ma ormai aveva fatto esplodere la bomba atomica; ormai aveva rivendicato, per tutto e per tutti, “Io mi devo occupare di questo!”. Come se uno dicesse: “io amo quella!”, poi continuasse ad andare con chiunque. Non interessa. È lo squarcio che illumina tutto. Ad un certo momento le cose sono avvenute per far dire a Dio quella parola. Comunque il Vangelo dice che Maria non capì, che non ha capito che cosa Gesù volesse dire, ed era logico che non capisse perché non era ancora arrivata a Pentecoste. Non si resero conto di cosa volesse dire occuparsi delle cose del Padre. Se noi diciamo “mi occupo di Dio”, gli altri non capiscono cosa voglia dire occuparsi di Dio. Se bastasse dare tutti i giorni mille lire ad un povero per occuparsi di Dio, lo capirebbero. Invece se tu dicessi ad una persona: “Se vuoi occuparti di Dio, devi cercare Dio prima di tutto”, non comprenderebbe. Perché sono argomenti superiori alla mente umana. E fintanto che non arriva lo Spirito Santo, non si può capire come uno possa spendere tutta una vita per conoscere Dio, non può capire come conoscere Dio sia vivere. Invece quando uno è dentro, dice: “Certo, la vita è conoscenza”.

 

Rina: Da cosa si deduce che Maria e Giuseppe si sono disperati a cercare Gesù?

Luigi: Perché Maria dice: “Tuo Padre ed io, angosciati, ti cercavamo”, esprime sofferenza, angoscia. Simeone dirà: “E a te una spada trafiggerà l’anima”. Quindi la sofferenza c'è, è logico.

 

Cina: La Madonna è un esempio per noi.

Luigi: Si, è un esempio, ma è anche qualche cosa di più. Ci fa anche capire che questi, che dopo aver mangiato i pani andarono per eleggere Gesù loro re, trovarono il rifiuto di Gesù. Gesù se ne andò solo sul monte e non si lasciò eleggere come re. È proprio Maria che ci fa capire questo. Perché non intesero i segni, non si preoccuparono di capire il significato del miracolo.

Cina: Fa capire come si può essere nello sbaglio anche se si segue Gesù.

Luigi: Ma certo, si sbaglia perché si interpretano i fatti in funzione del nostro sentimento. Ad esempio, se facciamo un’opera secondo Dio, una cosa buona, ne riceviamo gioia e diciamo: “Ah, guarda il Signore come è buono! Mi ha subito ricompensato!”. E non ci preoccupiamo più, chiudiamo il cerchio; invece di cercare il significato secondo Dio, in Dio, che cosa Dio ci abbia voluto significare mandandoci questo.

Bisogna sempre mantenersi in dialogo con Dio; perché sapendo che Dio opera in tutto e che tutto è segno, bisogna andare a cercare il significato dei segni di Dio presso Dio. Cercare il significato vuol dire comprendere l’intenzione di Dio nelle cose che ci fa, e non interpretare le cose nella nostra intenzione. E questo è il regno di Dio.

Pinuccia B.: Quindi costoro mentre dicevano: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo”, avrebbero dovuto cercare il significato presso Dio di questo profeta che Dio ha promesso?!

Luigi: Prima di tutto avrebbero dovuto cercare il significato presso Dio della moltiplicazione dei pani. Gesù li rimprovera, perché dice loro: “Vi siete soddisfatti”. Gesù lo commenta Lui stesso.

Pinuccia B.: Perché profeta e re non è la stessa cosa?

Luigi: È la stessa cosa. “È quel Messia che deve venire!”. Li rimprovera perché “Avete mangiato di questi pani e vi siete saziati! Non perché avete capito il segno”. È il motivo per cui vogliono farlo re che Gesù non approva. E Lui non accetta quel motivo, non accetta di essere re, perché non vede in loro l’intenzione del Padre, vede un’altra intenzione. E allora sfugge, non accetta.

Pinuccia B.: L’intenzione che vuole vedere in noi, prima ancora di Pentecoste, prima ancora che capiamo, è il desiderio del Padre; questa è l’intenzione del Padre?

Luigi: Certo, ma chi ha questo desiderio del Padre, accoglie tutto dal Padre e riporta tutto al Padre.

 

Rina: Una cosa è accogliere dal Padre e una cosa è capire dal Padre.

Luigi: Ah, certo! È il passo più difficile. Però accogliere è necessario.

Pinuccia B.: Ma tra l’accogliere e il capire, in mezzo c'è ancora il desiderio di capire.

Luigi: Sì, è il passo più difficile. Prima di tutto perché siamo portati, naturalmente, ad interpretare le cose secondo le nostre intenzioni; quante volte giudichiamo gli altri in base a quello che siamo noi. Infatti dicendo “quel tale fa così perché…”, non ci accorgiamo che lo rivestiamo dei nostri abiti. Per questo il Signore dice: “Non giudicate”. Perché tutte le volte che non raccogliamo le cose in Dio, automaticamente rivestiamo gli altri del pensiero di noi stessi, perché giudichiamo gli altri con degli schemi che abbiamo presente, e sfasiamo tutto.

Nino: La saggezza popolare è arrivata a capire quello, infatti dice: “Chi ha il sospetto ha il difetto!”.

Luigi: Si, quando noi trascuriamo Dio, non facciamo altro che proiettare sugli altri tutto quello che sono i nostri schemi.

 

(1:15:00)

 

Margherita: La Madonna è opera unicamente di Dio, oppure poteva essere qualsiasi creatura?

Luigi: È opera unicamente di Dio, certo. È opera pura di Dio, è Dio che l’ha fatta.

Pinuccia B.: Però Lei ha risposto liberamente.

Margherita: Poteva rispondere anche di “no”?

Luigi: Certo, perché Dio tratta sempre consapevolmente le creature, quindi nella consapevolezza c'è sempre libertà. Dio non fa schiavi; altrimenti potrebbe avere tutto l’universo a sua disposizione. No, la conoscenza di Dio richiede consapevolezza e la consapevolezza è libertà.

Margherita: Anche il fatto di sfuggire all’uomo, non capisco cosa voglia dire; vuol dire che era totalmente attratta da Dio?

Luigi: Si, vuol dire che non vuole conoscere uomo; cioè dicendo “Non conosco uomo”, dice “Non voglio conoscere uomo”, come dire: “Non voglio accettare altri motivi di vita umani, perché dipende tutto da Dio”. La creatura che dipende tutta da Dio, accetta solo ciò che vede secondo Dio e rifiuta ogni altra ragione, ogni altro motivo. Noi invece, molte volte, abbiamo come elemento determinate della nostra vita tanti motivi umani. “Qui faccio un piacere al tale”, “Ma questo non è poi che sia male”, sono motivi umani. Quando Pietro stesso risponde a Gesù che dice “È necessario che il figlio dell’uomo sia mandato a morte, sia tradito, giudicato…”, risponde: “No, ci saremo noi che ti difenderemo”. Ecco, è un motivo umano. Ora, il più delle volte siamo mossi da motivi umani.

La Madonna invece non accetta motivazioni umane, accetta soltanto motivazioni divine; dipende da Dio, non si lascia muovere da altro. È lì che diventa terribile.

Perché noi, su una creatura, possiamo fare qualcosa se quella creatura, poco o tanto, dipende da noi, è attratta da noi, si fa dipendente da noi. Ma su una creatura che non sia dipendente, non si può fare assolutamente niente.

Nino: Può far tutto ma non la tocca, può anche ucciderla ma non le può fare del male.

Luigi: Non la può incrinare.

Eligio: Però perché Gesù non è altrettanto indipendente? L’hanno ucciso fisicamente ma non spiritualmente.

Luigi: Il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo.

Nino: Forse la differenza è che il Figlio è entrato in questione con gli uomini; la Madonna li ha ignorati.

Luigi: Sì. Il Cristo ha amato l’uomo. Possiamo dire, anche se sembra strano, che la Madonna non ha amato l’uomo; amato in senso naturale. Cristo amando si è messo nelle mani dell’uomo e ha subito le conseguenza del fatto di essersi messo nelle mani dell’uomo. Un regalo nobilissimo fatto ad una creatura volgare è destinato ad una cattiva fine; il Cristo è questo regalo infinito, immenso, che si mette nelle mani dell’uomo e dice: “Fa di me tutto quello che vuoi”. E il destino è fatale. La Madonna non si mette nelle mani dell’uomo.

Pinuccia B.: Non entra in dialogo.

Luigi: Certo. Infatti la Madonna non salva gli uomini. La Madonna non può salvare l’uomo. Chi salva è Cristo, chi salva l’uomo è soltanto colui che si mette nelle mani dell’uomo. Quello è il mistero di Dio tra noi. La Madonna c’è per farci capire la preparazione: come si ascolta.

Natale è la parola di Dio, con le mani aperte, tra noi. La Madonna è Colei che dice: “Guarda come si ascolta questa parola. Ti dico come si ascolta”; e questa è intoccabile. La funzione della Madonna è questa: “Si ascolta in questo modo!”.

Cristo è la parola che parla. Noi possiamo uccidere la parola che parla, in quanto si mette in comunicazione con noi. Chi ci dice come si ascolta, non si mette in comunicazione con noi.

Pinuccia B.: La Madonna ha la funzione di segnalazione e di preparazione.

Luigi: Infatti dice: “Fate tutto quello che Lui vi dirà”. Non dice lei cosa dobbiamo fare, ma dice: “Fate tutto quello che Lui vi dirà”, l’attenzione è a Lui. Quando nelle apparizioni di La Salette dice: “Non posso più trattenere il braccio di mio Figlio”; abbiamo la funzione dell’Apocalisse, la funzione del giudizio. Mentre prima, nell’incarnazione, abbiamo il Figlio che si concede nelle mani dell’uomo, qui abbiamo il Figlio che diventa un giudice. E’ la verità di Dio che si impone e può sconvolgere tutto. Prima il Figlio si mette nelle mani dell’uomo, ora non si mette più nelle mani dell’uomo; la cosa diventa pesante!

Pinuccia B.: I segni vanno intesi sempre nell’intenzione di Colui che parla; per cui anche in paradiso, nella vita eterna, si richiederà sempre un superamento. Ma anche in paradiso Dio ci parlerà attraverso i segni?

Luigi: Non saprei dire, perché sono due cose diverse. Adesso per noi cercare il significato del segno richiede fatica, mentre in Paradiso non c'è la fatica. Adesso Dio parla già a noi come figli di Dio; però abbiamo sempre la funzione del segno, parola. Per cui anche adesso non ce ne accorgiamo, ma stiamo parlando e le parole che diciamo arrivano a come segni, e per passare dal segno al pensiero, facciamo un lavoro di trascendenza, per cercare di cogliere il pensiero. La parola arriva come segno; non ce ne rendiamo conto, ma attraverso quel segno, bisogna sempre passare dal segno al pensiero; perché se uno non dà segni l’altro non tocca niente. Il segno tocca l’altro, ma l’altro deve poi passare al pensiero, sennò il pensiero non arriva.

 

Pinuccia: L’unico che si comunica senza segni è il Padre.

Luigi: Sì, è il Padre.

 

Nino: Io posso pensare qualunque cosa, ma se non do dei segni di ciò che penso l’altro non può capire.

Luigi: Il segno entra nel mondo dell’altro; l’altro, per associazione, fa attenzione e cerca di arrivare a capire il pensiero che c'è dietro al segno. Il pensiero è in ognuno di noi.

Adesso noi vediamo un albero, un filo d’erba, una creatura e diciamo che dobbiamo capire l’intenzione di Dio nel presentarci questo. Ma dobbiamo arrivare a capire come ci sia uno che parla a me. E quando uno dice una parola, non diciamo: “Adesso devo cercare di capire l’intenzione di chi mi parla!”, perché ci viene naturale, non facciamo fatica. Se arriva uno che parla in una lingua straniera, allora si fa molta fatica ad arrivare al pensiero. Questo è un segno per dirci come può avvenire la vita con Dio. Dio parla ed immediatamente si coglie il Pensiero di Dio.

Pinuccia B.: Pensavo che nella vita eterna Dio parlasse senza segni, che parlasse direttamente.

Nino: Può darsi che lo faccia.

Pinuccia B.: Ma il fatto che ci voglia un superamento…

 

Eligio: Pensavo alla contemplazione.

Luigi: La contemplazione è interiore. Non crediamo di trovare Dio nella vita eterna, fuori di noi. Dio è in noi.

Eligio: Però partiamo da Dio.

Luigi: Certo. Ma non troviamo Dio fuori di noi, perché Dio è in noi.

Pinuccia B.: Forse c'è una comunicazione diretta, ma senza segni.

Luigi: Certo che c'è una comunicazione diretta; la comunicazione della presenza di Dio è senza segni. Ma anche adesso Dio è presente in noi senza segni.

Pinuccia B.: Ma ci parla attraverso i segni.

Luigi: Ci parla attraverso i segni.

Pinuccia B.: Pensavo che in Paradiso ci parlasse senza segni.

Luigi: Ad esempio: tutte le creature che troveremo in Paradiso, se Dio ci condurrà in Paradiso, saranno segni di Dio, parole di Dio. Tutte le creature! Gli angeli sono segni di Dio, sono parole di Dio. Tutte le creature che sono state qui in terra, saranno tutte segni di Dio, tutti segni di Dio da raccogliere in Dio. Però Dio in noi è presente personalmente.

Pinuccia B.: La parala eterna che Lui dice è suo Figlio; e quella la dice senza segni.

Luigi: Certo, ma questa Parola eterna che Lui dice, la dice dentro ognuno di noi, direttamente; tant’è vero che l’anima nostra, si dice, è creata da Dio ed è in rapporto personale con Dio. Ed è creata senza intervento di creatura. Il corpo noi lo otteniamo per mezzo di intervento di creature; l’anima nostra è in diretto rapporto personale con Dio, non c'è in mezzo nessuna creatura. Il ché vuol dire che Dio crea personalmente la nostra anima. E cosa vuol dire che crea personalmente la nostra anima? Che lì non ci sono segni. Però il nostro corpo è un segno e gli altri corpi sono segni, sono parole di Dio che vanno raccolte lì.

Pinuccia B.: Fin che siamo su questa terra, in cammino, gli altri segni hanno la funzione di portarci ad ascoltare quell’unica Parola che il Padre vuol dire, che è suo Figlio: generare il suo Figlio in noi. Nella vita eterna, se il Padre la dice direttamente questa parola…

Luigi: No, ma ciò che il Padre dice direttamente è sempre il Verbo, “Io sono”. Tutte le altre parole ce le dice così, come creature.

Pinuccia B.: In Paradiso sarà una funzione in sovrappiù, diciamo in abbondanza di amore, tutti gli altri segni, le altre creature? Perché non sono sostanziali, Dio è tutto.

Luigi: Certo.

Eligio: Nulla aggiungono alla sostanza.

Luigi: Però ognuno può penetrare a seconda della capacità di amore. A seconda di quello che uno ha amato, che si è donato, ha la possibilità di penetrare nella profondità del mistero di Dio. Per cui tutte le opere che Dio fa, eternamente fa, perché noi ritroveremo tutto, tutte queste parole, tutti questi segni di Dio, saranno anch’essi intelletti in Dio a gradi diversi; a seconda dell’amore che uno ha coltivato. Fino ad arrivare al punto estremo in cui la creatura non può più capire assolutamente niente. La creatura che non ha amato Dio, si troverà nell’impossibilità di capire qualcosa.

Pinuccia B.: Né capisce Dio, né capisce le sue opere.

Luigi: Cioè, da tutto è contraddetta.

Pinuccia B.: Tutti questi segni in Paradiso non hanno la funzione di aiuto, di farci penetrare di più nel mistero di Dio, ma di soprappiù.

Luigi: Essenziale è il rapporto personale con Dio. Tutta la creazione, per Dio, è un soprappiù. Quindi la gloria che noi diamo a Dio, o la gloria che noi possiamo dire di Dio, non è che aggiunga qualche cosa a Dio; come non toglie niente a Dio la creatura che nega Dio. Per quanto io aggiunga qualcosa all’infinito, non è che l’infinito cresca di qualche cosa; e per quanto uno tolga all’infinito non è che l’infinito perda qualche cosa. Anche in termini matematici, l’infinito ha questa proprietà: non c'è nulla, neanche un numero grandissimo, che modifichi l’infinito. Invece qualunque numero, se noi togliamo una piccolissima quantità, resta modificato. Quella è la diversità. Noi siamo creature, siamo numeri; alla creatura basta aggiungere qualche cosa che già si modifica. Invece in Dio, nell’Infinito, che la creatura lo glorifichi, che la creatura lo neghi, non lo tocca minimamente: resta tale e quale. L’infinito supera tutte le creature. Quindi giova alla creatura lodare Dio, ma a Dio no.

La trascendenza di Dio è intoccabile. E’ come la Vergine, non conosce uomo. L’uomo invece si, ha bisogno di essere conosciuto.

Eligio: Però, a differenza della legge dei numeri, che non arriva mai all’infinito, si avvicina sempre ma non arriva mai, c'è un salto di qualità. Per l’uomo c'è un punto di saldatura con l’Infinito, altrimenti non potrebbe contemplare Dio, non potrebbe vedere le cose partendo da Dio.

Luigi: C'è un momento a cui è dato alla creatura di fare un salto di qualità, il salto in Dio, la rinascita da Dio. Per cui in un primo tempo siamo numeri che tendono a crescere, a crescere, a crescere verso l’infinito; e c'è un momento in cui si salta e si nasce dal Padre, si nasce da Dio: Pentecoste. Lì abbiamo un io nuovo che nasce, lì è un io consapevole. Altrimenti non sappiamo nemmeno che cosa sia il nostro io. Invece da Dio nasce un io consapevole, che sa quello che è: pensiero del Padre. Allora qui c'è l’introduzione all’Infinito. Qui la creatura, sotto un certo aspetto, acquista certe qualità particolari; per cui non è più toccata da tutto quello che dicono gli uomini.

Per questo la Madonna è qualcosa di terribile, perché non è più toccata da tutto quello che dicono gli uomini; non la tocca, non conosce. Lei conosce solo Dio, quindi non rimane toccata; non c'è più niente che le possa far male.

 

 

*   *   *

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione,

         non è stato rivisto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

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