- ut unum sint -

di che cosa si tratta

                                                              

 

Dispensa n°6

Incontro 87

Domenica 26.06.1977  

 

 

Gv 3,34-36; 4,1-26: 34Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. 35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. 36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

                          «1Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» – 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli –, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4Doveva perciò attraversare la Samaria.
5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia  chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».».

 

La Samaritana

(sintesi generale)

 

Dall'esposizione di Luigi Bracco:

 

Prima che Pinuccia ci faccia il riassunto degli ultimi versetti del capitolo precedente, notiamo il quadro in generale:

tutto il discorso formato da queste parole di Gesù alla Samaritana attraverso le quali la conduce a desiderare il Messia, si svolge in sei tappe più la tappa finale dove c'è la rivelazione di Gesù che dice: “Sono Io che parlo con te”.

Queste sei tappe o argomenti sono distribuiti in due piani: a tre a tre.

-       Abbiamo il primo argomento che è la voce dell’acqua;

-       e  il secondo argomento che è l’adorazione in spirito e verità.

Se approfondiamo ritroviamo gli argomenti della terra (acqua) e del cielo (spiritualità). L'argomento spiritualità l'avevamo già trovato nel discorso con Nicodemo (nel discorso della carne e dello spirito); oppure l’argomento del segno e del Verbo che abbiamo trovato nel prologo del vangelo di San Giovanni.

Quello che è caratteristico è questo: nei due piani, i tre argomenti, passano attraverso una domanda, un’interrogazione, un problema e una risposta.

La prima domanda nasce sull’argomento dell’acqua, quindi "terra". Quando Gesù chiede: “Donna, dammi da bere”, sorge il problema. Poi ci sarà la risposta, che presenta l’acqua superiore come quella che soddisfa.

Negli argomenti della terra c'è già Dio che parla, che propone per similitudine, un qualcosa di uguale e diverso, ma nel campo dello spirito.

Il secondo piano è il piano della spiritualità. Per cui abbiamo un’introduzione con una richiesta di Gesù, che dice: “Va, chiama tuo marito e vieni qua”. Quindi siamo su un piano personale. Quando abbiamo parlato della terra e del cielo, abbiamo notato che negli argomenti del cielo ci si introduce soltanto personalmente, perché gli argomenti della terra sono al di fuori di noi, esteriori, mentre gli argomenti del cielo sono interiori, ed essendo interiori sono trascendenti, dunque richiedono il superamento del nostro io.

La richiesta di Gesù è una richiesta personale: “Va, chiama tuo marito..!”. Qui sorge una domanda, un problema da parte della donna: “Come è possibile?”. La risposta di Gesù, “Dio è spirito e vuole adoratori in spirito e verità”, provoca nella donna l’interrogazione, il desiderio finale che presagisce ormai la rivelazione della presenza.

Quello che Gesù ha fatto l’ha fatto per ognuno di noi personalmente, per insegnare a noi come, se restiamo in ascolto, Lui ci conduce alla fame, al desiderio necessario per ricevere la rivelazione della presenza di Colui che parla con noi. E alla rivelazione della presenza dello spirito si arriva solo personalmente.

Tutto ciò è l'argomento di base, il pensiero guida. Adesso ascoltiamo i riassunti.

 

 

Lettura dei riassunti:

 

Pinuccia:

 

Domenica 22 maggio; Giovanni capitolo III versetto 34.

 

Sono gli ultimi versetti del discorso di Giovanni Battista. “Perché quegli che Dio ha inviato pronunzia parole di Dio, perché Dio non gli dà lo spirito con misura”.

“Perché”; questo perché indica che c'è un rapporto tra questo versetto e il versetto precedente, il versetto 33: “Chi accetta la sua testimonianza, con ciò suggella che Dio è verace”.

È importante intendere questo rapporto, anche se non è evidente, perché le parole di Dio, solo quando sono capite, possono essere custodite.

“Chi accetta la sua testimonianza, con ciò suggella che Dio è verace”. La testimonianza di Colui che viene dal cielo, è quella di parlarci delle cose del cielo.

Sono due i mondi che premono sull’uomo, che non sono indipendenti tra loro. Ma interferiscono, in quanto nel mondo dipendente dall’io, le cui conoscenze sono tutte relative all’esperienza dei nostri sensi, sentimenti, ragioni, preme anche l’annuncio, il messaggio, la parola del mondo trascendente, la cui conoscenza è possibile solo in Dio.

Essendo due i mondi, s’impone all’uomo il problema della scelta, perché l’uomo non può applicarsi contemporaneamente a due cose.

Essi si annunciano per essere scelti; ci fanno una proposta, per cui l’uomo, scegliendo, applicandosi all’uno o all’altro, si assume una responsabilità, rivelando il suo cuore, il suo interesse.

Chi accoglie la testimonianza di Colui che viene dal cielo e che ci parla delle cose del cielo, sceglie di applicarsi al mondo trascendente, alle cose del cielo che ci sono annunciate, proposte ma che non conosciamo ancora.

In quanto ci sono proposte, esse ci chiedono un certo impegno per essere conosciute; però, dato che non possono essere sperimentate, ci applichiamo ad esse, soltanto dietro la parola, l’annuncio che ci parla di esse. Esse ci impegnano ad applicarci ad un mondo che sfugge alla nostra vista, ai nostri sensi, sentimenti, ragioni, il nostro io, per andare solo dietro alla parola di Dio. Il mondo che si interiorizza, diventa intimo e personale perché facendoci uscire dal mondo dipendente da noi, ci richiede il superamento dell’io.

Per cui, se la parola che arriva a noi dal cielo è accolta, essa diventa sentiero, solo sentiero, impegno, opera di riflessione, meditazione, applicazione di intelligenza e mente per arrivare a capire quelle cose di cui ci parla questa parola.

Quindi abbiamo la cosa superiore che abita in cielo e abbiamo la parola di questa cosa superiore che abita in cielo e che giunge a noi.

Non giunge a noi la cosa, la cosa è in cielo, ma è il messaggio di questa cosa che giunge sulla nostra terra, nel nostro mondo, nel nostro io; giungendo a noi ci impone una scelta:

-       se decidiamo di occuparci della cosa superiore che abita in cielo, se ci impegniamo, non abbiamo altro mezzo per giungere ad essa se non la parola stessa di questa cosa superiore.

Quanto ci occupiamo del mondo esterno, tanto più riveliamo, siamo spettacolo al mondo, che ci sta molto a cuore il pensiero dell’io; infatti chi pensa a sé, non può fare a meno di cercare di avere tutto un mondo intorno a sé, un mondo che diventa esterno e che nella misura in cui ci occupiamo di esso, crea in noi instabilità, volubilità, dispersione e quindi morte: ed è opera di Dio.

Quanto più infatti il nostro io si esalta, tanto più c'è da parte di Dio, l’opera dispersiva di questo essere, fino a portarlo a sminuzzarlo nel limite.

Quanto più invece ci separiamo da questo mondo che ci esalta perché dipende dall’io, tanto più ci chiudiamo nel segreto della nostra interiorità, per impegnarci a seguire e ad interessarci non di cose che ci toccano, ma della parola di quella cosa che è in cielo, e che ci è stata annunciata.

 

“Ciò che viene dal cielo è superiore a tutti”; ci è detto che è superiore, ed è proprio per noi, perché maggiormente ci serve per la nostra vita, perché vale più di tutto, e quindi si presenta a noi come un motivo da scegliere tra tutto e più di tutto.

Gesù ce lo dice esplicitamente: “Non preoccupatevi del mangiare e del vestire: cercate prima di tutto il regno di Dio”. Questo cercare prima di tutto è rispondere a questa parola di colui che viene dal cielo e che ci parla delle cose del cielo.

Cercando di capire ciò che ci è stato annunciato, riceviamo il sigillo della verità di Cristo: “Con ciò suggella che Dio è verace”. Cioè seguendo, ascoltando la parola di Dio, accettando la testimonianza delle cose del cielo, impegnandoci nella parola di Dio, abbiamo la promessa di Dio: “Con ciò suggella”.

“Con ciò”, cioè colui che accoglie, arriva a suggellare, ad avere la prova della verità di Dio. E la prova non è esterna  ma è interna all’uomo.

Nella prima lettera di San Giovanni è detto esplicitamente: “Chi crede nel Figlio di Dio ha in sé (non fuori) la testimonianza di Dio”; questo è il miglior commento di: “Chi accetta la sua testimonianza con ciò suggella che Dio è verace”.

“Con ciò”, cioè accettando la parola di Dio; e questo non vuol dire accettare di preoccuparci di altro, ma impegnarci a conoscere quella cosa di cui la parola è messaggio, un annuncio, una proposta. Se noi ci impegniamo in questo, giungiamo a quanto dice San Giovanni: “Chi crede, chi aderisce a Colui che viene dal cielo, ha in sé la testimonianza di Dio”.

Avere in noi stessi la testimonianza di Dio è questa promessa: “Noi verremo a lui e faremo la nostra abitazione presso di lui… , "…in colui che mi ama, che crede in me, che osserva la mia parola, che mi segue".

 

"Come mai si rivela a noi e non al mondo?"

Perché la rivelazione è personale, perché richiede il superamento dell’io; ed è eterna.

Per cui la testimonianza della verità di Dio questo suggello che Dio è verace, è la testimonianza che ognuno porta nel proprio cuore.

Quindi è inutile aspettarci la rivelazione, la conoscenza di Dio fuori di noi, tra le cose apparenti, “Il regno di Dio è già dentro di voi”. E allora, se è già dentro di te, entra dentro di te, lascia il mondo esterno (ecco la necessità della chiusura) e impegnati seguendo questa parola che ti è annunciata a cercare Colui che abita dentro di te e allora arriverai ad avere in te stesso il sigillo della verità di Dio: questa è la promessa della Pentecoste.

Poiché il sigillo della verità di Dio è lo Spirito Santo che abita in noi e che è testimonianza della presenza del Padre e del Figlio in noi.

 

Seconda parte del versetto:

Con questo possiamo captare il rapporto con il versetto seguente.

“Perché quegli che Dio ha inviato pronunzia parole di Dio, perché Dio non gli dà lo spirito con misura”; cioè Dio non misura il suo spirito nel dare il suo dono. Il suo parlare diventa sempre più crescente, profondo, fino a condurci al dono totale, poiché Dio non misura il suo dono.

Ciò significa che Dio vuole donare tutto Se stesso: “Non c'è nulla di nascosto che non abbia a essere rivelato”; Dio vuole far conoscere tutto di Sé. Nel mandare a noi il suo messaggero, Lui non limita i doni da dare da questo messaggero a noi, ma nello stesso messaggero, nella stessa parola che egli manda, Lui dona tutto Sé stesso. Per cui, coloro che accolgono il messaggio di Dio, giungono a possedere questa promessa, a possedere lo Spirito di Dio, ad averne un’esperienza personale. E’ questa conoscenza, questa esperienza della verità di Dio, che libera l’uomo dalla soggezione delle cose esterne che lo rendono schiavo e lo fanno patire.

 

La fede non ci salva ancora, ci è data per arrivare a sperimentare; solo credendo, cioè impegnandoci in-, si giunge a vedere; ma non basta accettare, bisogna impegnarci.

 

Le parole di Dio ci conducono nella misura in cui noi le seguiamo e ci mettiamo a disposizione.

Il vero lavoro va fatto nel segreto della propria stanza. Qui comincia la vita spirituale, si comincia ad aprire gli occhi dentro, si cerca il silenzio e più lo si trova e più si trova vita. Ecco l’uomo nuovo che nasce dal cielo! Allora si tocca con mano la presenza di Dio, la verità di Dio in noi: “Noi verremo a lui….”. La più grande grazia della mia vita fu il capire il tutto di Dio e il niente mio” (diceva il prof. Moscati); quando si arriva a capire questo, allora cominciamo a ricevere tutto come grazia di Dio: è la grande liberazione.

 

Dio non finisce mai di darsi all’uomo; la sovra-misura è in questa vita crescente, infinita, eterna, che Lui ci dona: “Avrà in se stesso una fonte crescente in vita eterna”, Gesù disse alla Samaritana. Si va cioè di conferma in conferma verso panorami sempre più infiniti.

 

Quanto più troviamo la testimonianza di Dio dentro di noi, tanto più la troviamo fuori; è un’espressione di Dio. Tutto diventa significazione e lo spirito ce ne rivela il significato, ed è un’intelligenza personale, perché tutto dipende da ciò che uno ha dentro.

Per questo, anche in questo campo, Gesù ci dice: “Cerca prima di tutto il regno di Dio”, cioè, prima di tutto portati in alto, perché restando in basso non capirai. Solo dalla vetta si capisce la panoramica della vallata, il senso dei sentieri, ecc.: portati in alto!

È il messaggio centrale, che richiede fatica e distacco.

Bisogna uscire dalla gara col mondo, dalla corsa in cui c'è in gioco il nostro io e fermarci.

Questo è possibile quando non ci sta più a cuore l'io e quindi non ci importa di perdere la corsa. È il lusso di Maria Maddalena che ha rotto il vaso di profumo, lo spreco della vita dietro Dio; agli occhi del mondo è sprecata, poteva lavorare per i poveri, e invece l’ha sprecata ai piedi del Signore.

 

Un altro punto: Perché “Dio non dà lo spirito con misura”?

Nella parola di Gesù che giunge a noi, c'è già tutto lo spirito e lo afferma Gesù stesso: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. La difficoltà per riceverla è solo nostra, perché ad un certo punto, la parola diventa esigentissima.

La parola è un segno che arriva nel nostro mondo e ci parla di un mondo diverso; se siamo semplici, giusti, se non abbiamo l'io al centro, aderiamo anche se non comprendiamo.

Ricevendo i messaggi dal Cielo, siamo interrogati dal cielo e questi messaggi sono proposte. Nel pensiero del nostro io, pensiamo di essere noi ad interrogare sul senso della vita e invece è il Cielo che interroga noi e ci pone il problema.

L’uomo semplice come il bambino chiede sempre: “perché?”; è il Cielo che preme molto su di noi; l’uomo adulto non riceve più questa pressione, perché ha tanti muri, non sente più per lo stesso rumore creato dal mondo. Ha gli occhi rivolti a terra, non ha più tempo, non è più disponibile, è chiuso al Cielo.

 

Bisogna avvicinarci al regno di Dio e alla verità come un cieco che invoca la luce (Il discorso con Nicodemo).

“Con la pazienza possederete le anime vostre”; ora sono gli altri che ci posseggono. Dobbiamo imparare ad essere posseduti da Dio, qui è la libertà.

Lui è il Creatore che trasmette tutto e noi le creature che riceviamo tutto; facciamo sempre il grande errore di crederci già fatti e allora ci preoccupiamo di metterci a fare qualcosa e invece siamo un essere che Dio sta facendo, trasmettendo Se stesso a noi.

Quindi lasciati fare, continua ad essere ricevente perché eternamente sarà così.

La figura ideale è la Madonna; è ricevendo che si concepisce la verità, il Figlio di Dio.

La Madonna ha concepito ascoltando la Parola di Dio, che è un sentiero infinito.

Quindi dobbiamo essere infinitamente, eternamente in questa posizione di ascolto: Lui tutto, io niente; è il vero rapporto. Il niente è colui che riceve sempre da tutto e si dona; concepisce sempre per opera di tutto. Quindi non sono mai io che penso, che faccio, che decido, che scelgo, è sempre tutto opera di Dio.

Ecco la grande lezione della Madonna: la creatura in ricezione. Concepisce per opera dello Spirito Santo, cioè in quanto riceve la Parola di Dio, cioè nell’ascolto.

È la posizione ideale, la creatura che glorifica sempre Dio, anche quando pensa, quando parla, ecc.. riferisce sempre tutto a Dio, perché tutto è opera sua. Così si diventa figli e Lui Padre; “Beata te che hai creduto perché in te si compiranno le promesse di Dio”.

La promessa di Dio: “Noi verremo a Lui”, la Pentecoste, si compirà solo se stiamo in ascolto.

La Pentecoste è la presa di coscienza della presenza del Padre e del Figlio; la venuta del Padre e del Figlio è lo Spirito Santo. È coscienza, perché è Persona che abita già in noi; ma noi siamo fuori. La coscienza si prende solo dentro, fuori ci parla in parabole e dentro a colui che è entrato nel segreto della sua stanza, e lì ascolta il Padre.

Dovremmo essere convinti che la vita sta solo in questo, e che la nostra giornata vale solo se rimaniamo in ascolto, anche quando Dio ci manda qualcuno a chiederci qualcosa.

Se siamo in ascolto, ciò di cui gli uomini hanno veramente bisogno: essenzialmente gli uomini hanno bisogno di Dio, dell’essenziale, cioè della conoscenza del Padre; per questo Gesù, nella piscina, guarì un solo malato.

“Una cosa sola è necessaria e Maria ha scelto la parte migliore”.

 

Domenica 29 maggio 1977

 

C'è stata un’introduzione prima dell’argomento nella quale si è sottolineata l’importanza del principio che deve orientarci, l’impegno principale, cioè quello di conoscere Dio.

La giornata è valida in quanto uno si impegna lì, non se uno riesce a fare un lavoro con un certo distacco o con una certa serenità. Questo sarà una conseguenza se uno si appassiona per-. Proponiti di cercare Dio e Dio ad un certo momento ti libererà e ti distaccherà da ciò a cui sei attaccato. Se invece noi ci proponiamo il distacco, non ci riusciremo, anzi, finiamo di pensare solo a quella cosa.

“Sono creato per conoscere Dio, per impegnarmi nell’essenziale e che cosa faccio per conoscere Dio?”, questo deve essere il tuo problema quotidiano. Non è che se rinunci a qualcosa automaticamente tu conosca più Dio. La conoscenza di Dio è una cosa diversa dai problemi morali. Questa richiede un insieme di pensieri rivolti al prima di tutto e di operazioni per poterci impegnare.

 

Versetti 35-36

“Il Padre ama il Figlio e tutte le cose ha posto in sua mano. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, ma chi rifiuta di credere al Figlio, non vedrà la vita e la collera di Dio resta in lui”.

Qui i temi sono quattro:

-          1° l’amore che passa tra il Padre e il Figlio e come in questo amore ci sia il trasferimento di tutte le cose dal Padre nella mano del Figlio.

-          2° credere al Figlio;

-          3° il concetto di vita eterna;

-          4° il concetto di collera di Dio che resta in colui che rifiuta di credere al Figlio.

 

1° Tema: Se ci è detto che il Padre amando il Figlio mette tutte le cose nelle sue mani, che significato, che proposta reca nella nostra vita questo annuncio?

Ci è detto per segnalarci due cose:

·         Per insegnarci che tutte le cose arrivano a noi attraverso il Figlio e quindi per accentrare la nostra attenzione su di Lui, perché solo Lui ci dà la possibilità di conoscere il Padre e di diventare anche noi figli di Dio e quindi di diventare capaci di ricevere il tutto.

·         Per insegnare a noi che solo diventando figli riceviamo il tutto. È una segnalazione che indica una vocazione. Il tutto che il Padre dà al Figlio e a noi se diventiamo figli, che cos’è? È Lui stesso! Perché Dio è l’Essere, e non dà altro dal suo essere; più diventiamo figli, più Dio stesso diventa il nostro tutto. Quando uno ama tanto dice alla persona amata: “Tu sei il mio tutto!”. Il tutto è la persona stessa del Padre che deve diventare il nostro tutto. Il Padre amando, dona Se stesso; l’amore del Padre è il Padre stesso, poiché non ci sono due atti in Dio: l’essere e l’amare. Nel Pensiero di Dio, l’amore non è altro che la generazione stessa del Verbo.

 

L’amore in Dio è voler dare l’esistenza, è far essere, è voler il bene dell’altro, volere che l’altro sia. Il Padre, amando il Figlio, fa essere il Figlio e questo non è altro che comunicare Se stesso al Figlio, il dono di Sé al Figlio. Il Padre genera il Figlio in quanto dona Se stesso al Figlio. È una lezione per noi; man mano che cresciamo, che diventiamo figli, diventiamo capaci di accogliere Dio stesso, la conoscenza di Dio, l’essere di Dio; è la partecipazione di Dio secondo la preghiera di Gesù: “Ut unum sint”.

È una comunione che si forma attraverso l’ascolto del Figlio. Questo annuncio ci mette in contrapposizione con il Figlio; perché se il Padre, amando il Figlio, passa tutto nelle sue mani, finché noi non siamo figli di Dio, Dio non pone tutte le cose nelle nostre mani.

Qui abbiamo il termometro per misurare il cammino; man mano che la nostra vita si spiritualizza, superando il pensiero dell’io messo al centro, e si avventura nel cielo di Dio, nelle cose trascendenti, e quanto più raccoglie le cose in Dio, tanto più riceve il regno di Dio.

“Dio ha dato a voi il regno!”. Man mano che la creatura ascolta il Figlio, cioè la Parola di Dio che giunge a noi, non solo si spiritualizza, ma riceve nelle sue mani tutto dal Padre, diventa figlio di Dio. Questo annuncio quindi, ci segnala che siamo creati per diventare una cosa sola con lo Spirito di Dio, per operare come opera Dio, addirittura per partecipare alla sua opera creatrice e salvatrice; ma tutto questo dipende dal fatto di diventare figli di Dio.

 

2° Tema: Necessità di credere nel Figlio.

Tutto questo avviene attraverso il credere al Figlio che è il Pensiero, il Verbo di Dio, la Parola di Dio che giunge a noi. C'è detto che il Padre pone tutto nelle sue mani, perché dobbiamo sapere che se abbiamo bisogno di qualcosa esso ci giunge per mezzo del Figlio.

E perché non per mezzo del Padre? Perché nel pensiero del nostro io giunge a noi la Parola di Dio, il Figlio. Il Figlio è la Parola di Dio che parla a noi del Padre; nella misura in cui noi ascoltiamo la Parola di Dio che giunge a noi, questa parola ci fa figli e quindi ci rende capaci di ricevere i doni di Dio: cioè il dono che Dio fa di Sé.

Dio parla a noi nel Figlio, più ascoltiamo il Figlio e più partecipiamo della sua vita. Per cui questo credere alla Parola, è già vivere, è vita eterna.

 

3° Tema: Il concetto di vita eterna.

Non va intesa come un prolungamento in opposizione alla vita terrena; vita eterna è vita vera, contrapposta a vita non vera; vita assoluta, contrapposta a vita relativa. Vita non vera è quella che delude, passa, è soggetta alla morte. Vita eterna è vera perché non muta più, anzi, si va di conferma in conferma. Chi crede alla parola di Dio che è verità, va di conferma in conferma e quindi abbiamo una vita crescente che non passa attraverso smentite come invece chi si appoggia sul mondo. Per questo ci viene detto: “Chi crede nel Figlio - che è la verità - ha la vita eterna”.

 

4° Punto: La collera di Dio.

Chi invece si rifiuta di credere al Figlio, di ascoltare la Parola di Dio, e la Parola di Dio si fa sentire anche nei sepolcri, non vedrà la vita. Non soltanto dice che non l’avrà, ma neanche la vedrà. “Il mondo non può ricevere lo spirito di verità”, cioè non può vedere, pur ritenendo di essere nel vero, perché il mondo crede in ciò che tocca. E qui abbiamo il concetto di collera: “La collera di Dio resta in Lui”.

La collera non va intesa come odio perché non c'è passionalità in Dio. La collera di Dio consiste nel lasciare, da parte di Dio, che la creatura segua i pensieri del suo cuore. Egli sta molto dietro a chi ama, li rimprovera, li ammonisce, li corregge per portarli verso di Lui. Verso la creatura indifferente a Dio, anche Dio è indifferente, cioè l’abbandona; per cui tutto va secondo i suoi desideri, perché tocchi con mano cosa vuol dire non ascoltare la sua parola. Si arriva ad uccidere pensando di essere onesti e di rendere gloria a Dio. Il vero concetto di mancanza di amore, non è l’odio ma l’indifferenza. Noi corriamo il rischio di entrare nell’indifferenza di Dio se non ascoltiamo Dio; invece, più ascoltiamo Dio, più entriamo nella partecipazione di Dio e Dio ci sta molto dietro perché ama il Figlio. Ma è necessario che veda in noi qualcosa del Figlio, non fosse altro che l’ascolto della Parola di Dio, l’attenzione, l’interesse per-; perché il Figlio è quello che guarda il Padre.

La creatura parte dallio posto al centro e pian piano matura verso la spiritualizzazione con tutto Dio al centro.

Come noi entriamo nel cielo allora vediamo che tutto è opera di Dio; infatti il cielo è caratterizzato da questo: tutto è opera di Dio.

Fintanto invece che noi siamo in terra, non vediamo l’opera di Dio. La terra infatti è caratterizzata da questo: tutto è opera dell’uomo, tutto dipende dall’uomo, in funzione dell’uomo. Dio opera anche in terra, perché la terra è sgabello dei suoi piedi, però il suo trono è in cielo; trono è il luogo da cui regna.

Quindi per conoscere Dio e il suo regno, dobbiamo portarci in cielo, perché Dio ha il suo trono in cielo. Se noi vogliamo vedere il regno di Dio, e conoscere questa regalità di Dio che opera anche in terra, dobbiamo superare l'io, portarci in cielo ed entrare nel mondo trascendente, dove troviamo il trono di Dio. Di lì capiremo tutto il suo disegno sulla nostra terra, dove Dio opera facendo giungere la sua parola.

Ma se noi invece non crediamo alla sua Parola, si crea il distacco tra noi ed essa: abbandonati ai pensieri del mondo, ai nostri interessi, abbiamo l’ira di Dio su di noi; allora la creatura è morta. Era destinata a crescere, a diventare figlia di Dio e dà luogo invece ad un aborto, ad una deformazione: ha fallito!

In questo processo di fallimento abbiamo diversi aspetti, diverse forme della creatura che sta abortendo:

-l’ateismo,

-la strumentalizzazione di Dio,

-l’indifferenza.

 

Questo abbandono di Dio, è un abbandono apparente e provvisorio, è un’opera d’arte anch’esso, perché Dio opera sempre per salvare la creatura.

Dio in un primo tempo ci sta dietro, mandandoci i suoi annunci e richiami, e questo è il Figlio che opera, se noi aderiamo incomincia il travaglio della nostra vita spirituale; per spiritualizzare la nostra vita dietro le sue parole, che ci scuotono e ci convincono della necessità di superare l'io e il mondo che ha per centro l'io, e per cominciare a portarci sui sentieri del cielo, dove abbiamo il tesoro e un Maestro Unico che è lo Spirito di Dio.

Non abbiamo più altre lezioni. Lo stesso Spirito Santo è il nostro Maestro: tutti i motivi che ci guidavano in terra non ci servono più, anche le stesse parole non ci servono più, anche quelle che ci servivano come norma morale, come si entra nel cielo, c'è bisogno di tradurle. Così tutto viene spiritualizzato con Dio, secondo lo Spirito di Dio.

Così per tutte le operazione del mondo che devono essere ritradotte con lo Spirito di Dio, per essere viste e capite in Dio, è una consumazione di tutto l’universo nell’unità di Dio: “Affinché siano consumati nell’unità”. Più consumiamo l’universo in questa unità, più facciamo una cosa sola con Dio; noi restiamo raccolti, quindi uniti a Dio, nella misura in cui raccogliamo in Dio. Meno raccogliamo e più siamo dispersi, portati via dalle cose. Il raccoglimento avviene se siamo già penetrati nel cielo di Dio; se abbiamo cioè aderito al Figlio. Se invece non aderiamo si crea distacco; Dio opera ancora lasciandoci seguire ciò di cui siamo convinti, affinché tocchiamo con mano cosa vuol dire non seguire Lui. Però più l’uomo si esalta, più arriva il momento in cui c'è il crollo. Anche l’indifferenza di Dio, l’ira di Dio è sempre opera di misericordia di Dio, perché la creatura non avendo aderito alla parola, non riceve più la parola di Dio, per cui ormai l’unica lezione che può ricevere, è il crollo di ciò di cui è convinta. In senso assoluto, non c'è indifferenza, è solo apparente, in quanto Dio non gli sta più dietro con il suo pungolo, con la sua parola; e allora la creatura si sente sola, perché ha voluto provare ad essere sola e libera ed ora tocca con mano cosa vuol dire essere autonomi.

Qui termina il discorso con Giovanni Battista e il capitolo terzo.

 

La conclusione è che diventando figli riceviamo il tutto che è Dio stesso, che deve diventare il nostro tutto; nel tutto di Dio abbiamo tutto. Cioè più ci avviciniamo al cielo, più conquistiamo la terra. Più vai in alto più possiedi la terra. Non è quindi dandosi da fare che si conquista la terra. Più ti dai da fare in senso orizzontale, più perdi tempo e perdi la terra.

 

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Pinuccia: “Una cosa sola è necessaria” per questo Gesù ha guarito uno solo… cioè Gesù ha voluto mettere in evidenza l’essenziale; è venuto sulla terra non per guarire fisicamente i corpi malati.

Luigi: Lui non è venuto per guarire, perché se così fosse, avesse trovato cento malati, li avrebbe guariti tutti cento. Il problema è: come mai ne ha guarito uno e ha lasciato tutti gli altri malati? Per farci capire che c'è un significato in ciò che Lui ha fatto! Ma affinché noi non avessimo ad intendere che tutta la sua missione sta nel guarire tutti i malati, ha evitato di guarirli tutti. Come Lui non è venuto per risolvere un problema sociologico; anche se qualche problema sociale l'aveva risolto, sempre per farci capire che quello era soltanto un segno di cose più profonde. Quindi, alcuni li ha lasciati malati e altri li ha guariti. Operando in modo diverso, crea una contraddizione, e la contraddizione ci sollecita ad approfondire l’argomento. Ci sollecita al "come mai?".

Come con la samaritana: c'è un’acqua sola, poi ci sono due acque. Quando ci sono due acque nasce il problema. Come mai due? Come mai Gesù con uno agisce in un modo e con l’altro agisce in modo diverso? Nasce il problema. Come di fronte a sua madre. Egli dice: “Chi è mia madre?”, oppure: “Perché mi cercate? Io mi debbo occupare delle cose del Padre mio”. Ora, come mai fa questo? Affinché noi non avessimo ad intendere, a mettere come assoluto una norma morale, del tipo: “se io vivo per mia madre, la mia vita morale è a posto…”; no!

Gesù mette i valori a posto e ci dice che l’unica cosa necessaria. Il lavoro essenziale deve sempre essere quello di guardare il Padre e tutto è subordinato a questo. Gesù non è venuto solo per guarire i corpi, se fosse venuto per guarire i corpi avrebbe guarito tutti i malati che avrebbe trovato sulla sua strada.

Per cui quando si dice: “Gesù è buono, perché guarisce…”, si sbaglia. Le sole guarigioni che Lui ha fatto, le ha fatte per significare ben altre guarigioni. Infatti Lui non ha guarito tutti, ha guarito qualcuno e gli altri li ha lasciati. Quando qualcuno gli chiedeva di guarire un malato, Lui lo rimproverava, perché non è venuto per guarire i malati, per fare i miracoli. Continuamente Gesù mette a fuoco l'essenziale. Il miracolo è sempre un segno.

 

Pinuccia: Essenzialmente gli uomini hanno bisogno di Dio, della conoscenza del Padre. È stato detto nel riassunto: Gesù ha guarito uno solo per farci conoscere il Padre, non per guarire i corpi.

Luigi: Si, ma va rapportato al fatto che lì c'erano tanti malati e Lui non ha guarito tutti. Come mai? Il problema è quello. Perché ha guarito uno solo? Ci sarà una ragione?! È una parabola anche quella. Per cui tutte le opere che avvengono in terra (compresa la Samaritana, l’acqua), hanno un valore di significato. Per cui Gesù con la Samaritana parte dall’acqua, ma non si ferma a quel problema; Lui parte dall'acqua per agganciarsi alla creatura. Per cui tutto quello che avviene sulla nostra terra, è soltanto un fatto occasionale (infatti la terra passa) per agganciarci al problema principale di Dio. Per cui Dio parla sulla nostra terra, perché non intendiamo altro linguaggio; parla in mezzo ai nostri problemi, in mezzo ai nostri argomenti, si introduce, ma per portarci via a questi. Se noi non usciamo da questi, Lui ci toglie la terra. Perché cui o noi superiamo la terra con lo spirito nostro, prima che la terra scompaia, o Lui la terra ce la fa scomparire ugualmente. Il superamento della terra, cioè il passaggio dalla terra al cielo, avviene soltanto personalmente, perché presuppone il superamento del pensiero del nostro io.

Il dialogo di Gesù con la Samaritana, è il dialogo che Dio fa attraverso le sei giornate per  creare l’uomo. Possiamo immaginarci queste sei tappe della creazione come i sei argomenti con cui Gesù ha portato la Samaritana ad essere donna, cioè ad essere anima che desidera il Messia, che desidera la Verità.

Attraverso i sei giorni della creazione il Signore ha formato l’uomo, cioè ha formato un essere che è desiderio dell’assoluto, desiderio di Verità. E come diventa desiderio di Verità, ecco che Dio entra nel riposo, perché il desiderio ormai si esprime, per diventare capace di scoprire la Presenza, che è una scoperta personale. Però anche qui abbiamo, come nella creazione, tre giornate e tre giornate e c'è un punto di passaggio. Il momento in cui Gesù dice: “Va, chiama tuo marito!” cioè: “Rivela lo scopo per cui tu vivi! Se sai quello che tu vuoi”, cioè la interessa personalmente.

 

Cina: Dio parla e propone argomenti per la nostra vita personalmente. Non basta accettare, bisogna impegnarci.

Luigi: Si, perché la Parola di Dio, in quanto arriva a noi, ci impegna su qualche cosa che ancora non vediamo, che ancora non capiamo; ci impegna affinché, maturando in noi il desiderio di ciò che propone, diventiamo capaci di vedere, di comprendere. In quanto Dio ci propone una cosa che ancora non conosciamo, se noi non crediamo alla parola, se non ci impegniamo, certamente non arriveremo a ciò che essa ci propone.

Cina: Se non la facciamo nostra…

Luigi: Cosa vuol dire “farla nostra”? La parola di Dio in quanto ci propone una cosa che ancora non abbiamo, diventa per noi proposta di una passione per-, di un desiderio per-. E’ come se uno ci dicesse: “Guarda che sulla punta del Monviso c'è un grande tesoro”; ce lo propone, e in quanto ce lo propone, se crediamo, ci impegna ad attrezzarci, a camminare, a fortificarci per arrivare sulla punta dove c'è il tesoro. Non basta che dire: “Io ci credo che sulla punta del Monviso c’è un tesoro!”, ma poi continuo ad andare per i nostri affari, riveliamo che non crediamo in quella parola.

La parola di Dio diventa proposta e quindi impegno a camminare. Ma camminare dove? Camminare sulla parola stessa. Perché la parola, come arriva, diventa anche sentiero. Per cui non dobbiamo allontanarci da essa, perché diventa strada: “Io sono il cammino!”, “Sono la Verità ma sono anche la strada che conduce alla Verità”, dice Gesù. Ed è un lavoro personale, perché si tratta di seguire una parola, e si arriva personalmente.

E’ molto chiaro nell’episodio della Samaritana. E’ una caratteristica delle cose del cielo, le quali si danno soltanto là dove si matura un certo desiderio. Direi che Gesù ci ha fatto vedere l’episodio della Samaritana, proprio per farci capire che le cose dello spirito, possono essere date soltanto se desiderate.

Tutto il discorso che Gesù ha fatto con la Samaritana è servito per far maturare nella donna, un’anima che invoca il Messia. Ora, siccome quello che Lui ha fatto è quello che ancora oggi fa con ognuno di noi, perché è sempre Dio che opera, possiamo capire ciò che Dio fa nella nostra vita. Per cui attraverso tanti incontri, Dio chiede a noi un bicchiere d’acqua, “Dammi da bere!”, Egli interviene nella nostra vita con una contraddizione, un conflitto, un dolore, una disgrazia, viene nel nostro mondo con un conflitto per condurci.

 

Nino: Noi stentiamo tanto a dare fiducia a Gesù, che è la persona più degna di fiducia; e più siamo accorti nelle cose di questo mondo, meno diamo fiducia a Lui.

Eligio: Non gli si da fiducia non perché non si abbia fiducia, ma perché lo si sente lontano.

Luigi: Ieri sera commentavamo questo brano di Vangelo dove Gesù dice: “Sono venuto in nome di Dio e voi non mi avete accolto. Se uno viene a voi, parlando di se stesso, in nome proprio, voi lo accogliete. E questo denuncia che voi non avete amore per Dio!”.  Come mai c'è questo errore, questo sbaglio nella creatura umana? Se viene a noi uno che parla di Dio, della cosa essenziale, principale, ci dà fastidio, ci urta, non ci interessa o ci interessa poco; se invece uno viene a noi parlandoci di affari, parlando di sé, noi restiamo ammirati e lo accogliamo. È una cosa madornale. Siamo insensati! Come mai c'è questo sbaglio?

Lo sbaglio è che noi siamo pieni del pensiero del nostro io, perché ognuno è sensibile, è interessato, ha orecchio aperto a seconda di ciò che porta nel cuore. Per cui se io amo il denaro o sono interessato al denaro, ecco che il mio orecchio è particolarmente sensibile agli argomenti del denaro. Ma se dentro di me non porto il problema di Dio, non ho messo Dio al centro, non sono interessato alle cose di Dio, perché ho altri interessi! È Lui che mi crea l’errore madornale!

 

Nino: C'è proprio della stupidità in noi, perché magari non crediamo in Dio, poi però ci facciamo leggere la mano.

Luigi: Certo, è molto più interessante perché è un problema dell’io, ti fa contento perché ti dice che ti andranno bene gli affari! Se tu hai il pensiero del tuo io al centro e incontri una persona che ti dice: “Come sei buono, bello, grande…”, quello ti gonfia e sei portato a dargli ragione. Se invece ti dà una bastonata, sei portato a dire: “Quel tale ha torto”. Se invece hai il problema di Dio, quello che ti dice: “Guarda come sei buono, guarda come sei bello”, pensi: “Cosa mi sta dicendo? La verità è un’altra! Gesù dice che Dio solo è buono.”. E’ il nostro io che ci frega. La grande fregatura che ci prendiamo nelle distorsioni, nell’ascolto, e quindi nell’accettazione dei valori, è dovuta al pensiero dell’io. Bisogna convincersi che il pensiero dell’io messo al centro è un principio di distorsione e quindi di accecamento. E’ ciò che ci impedisce addirittura di aprirci al problema essenziale di Dio. Il pensiero dell’io ci fa credere furbi, intelligenti.

 

Eligio: Noi nasciamo in questo errore. Nel Salmo 50 il “Miserere” dice: “Nel peccato siamo concepiti”, nel peccato ti formi i primi ragionamenti, nel peccato ti inserisci nel mondo degli adulti. Questa deviazione la portiamo, è co-sostanziale.

Luigi: D’altronde la condizione è il superamento dell’io; nel regno della Verità, nel regno del cielo si entra soltanto personalmente perché si richiede questo superamento dell’io. Ora, ci dobbiamo convincere che noi non siamo Dio, e che quindi ci dobbiamo superare, che dobbiamo mettere al centro della nostra vita il Pensiero di Dio e non il nostro io. Evidentemente, fintanto che non siamo convinti di questo e non mettiamo Dio al centro della nostra vita, non entriamo nel regno della verità; il che vuol dire che siamo condotti per il naso, e tante cose che a noi sembrano giuste, poi si rivelano sbagliate.

 

Nino: Quello che si fa leggere la mano dovrebbe arrivare a capire quanto è stupido.

Luigi: Non può arrivarci, perché deve avere un piede su un’altra sponda.

Eligio: C'è chi ha la schiavitù della chiromanzia e chi ne ha altre. Nel brano della Samaritana ho notato che Gesù prescinde sempre dalla situazione morale della creatura con cui entra in dialogo.

Luigi: Guai se non ci fosse da parte di Dio questa attenzione!

Eligio: Tranne che con i Farisei.

Luigi: Tranne che con l’ipocrisia.

Eligio: Lì il loro costume è sempre stato bollato da Gesù.

Luigi: Si.

Eligio: Guarda la Maddalena, guarda la Samaritana, Matteo.

Nino: Si direbbe che coi Farisei abbia perso un po’ della sua carità.

Luigi: No, è anche carità. Di fronte a certe colpe è opportuno che Dio agisca così.

Nino: Certo che a volte Gesù è di una violenza, di una durezza che...

Luigi: Io penso che sia carità anche quella! Tu avrai fatto esperienza che di fronte a certe colpe, proprio per essere misericordiosi, bisogna essere duri e invece di fronte a certe altre, bisogna essere molto tolleranti. Quando c'è doppiezza d’animo (chi è doppio di animo lo sa egli stesso), c’è bisogno di una sferzata che scuota e che liberi.

Credo che il Signore abbia usato molta misericordia verso i Farisei; non è stato severo, anche se agli occhi nostri magari si.

Nino: Non c'è giudice migliore di Lui. Ha usato la via migliore…

Luigi: …per liberarli.

Nino: Anche se a noi rimane un’impressione di durezza. È un po’ come Gesù fece ai mercanti del tempio.

Luigi: Anche lì, per sfatare quello che generalmente si sente dire, “Gesù è tutto dolcezza, è tutto amore…”. Un momento, conoscilo bene Gesù! Molte volte si sente dire: “Gesù è molto buono! Per cui ogni cosa che facciamo va sempre bene…”. No, Gesù è esigentissimo, bisogna conoscerlo a fondo. Dicendo così si fa del sentimentalismo. Come anche nei riguardi della Madonna.

 

Emma: Certe parole di Gesù sono facili, ma altre parole sono dure; ci troviamo come davanti a una parete.

Luigi: Come esigenza. Gesù ci fa vedere gli appigli, i chiodi nella parete; ma i chiodi bisogna metterli nella testa. Più mettiamo i chiodi nella testa, più li mettiamo nella parete. Apparentemente il Signore parla a livelli molto diversi. Ad esempio con la Samaritana, inizia dicendo: “Dammi un bicchiere d’acqua”, argomento facile, di pianura, accessibile; poi ad un certo momento arriva: “Dio è Spirito e Verità e vuole adoratori in Spirito e Verità” non si capisce più niente: ecco la parete! Per cui nell’anima di quella Samaritana nasce l’interrogazione, il bisogno di capire, il bisogno di un Messia, di Uno che le spieghi le cose.

Per cui il Signore interviene in noi parlando in parabole, beatitudini, argomenti con della morale, invita a far penitenza, a ritornare bambini, poi a poco per volta, se noi ascoltiamo ci conduce a parole molto più impegnative. E davanti a queste parole potremmo anche alzare le spalle, andare per i fatti nostri, a chiudere la conversazione e non ricevere più. Abbiamo visto che l’argomento della Samaritana matura fino alla rivelazione della Presenza di Dio, del Messia, in quanto la Samaritana resta in ascolto, perché chi conduce è la Parola. Diciamo che le due tappe essenziali, fatte di tre tappe ciascuna, sono sempre provocate da un’interrogazione di Gesù:

-           “Dammi dell’acqua”;

-           “Va a chiamare tuo marito!”.

È Lui che mette in movimento. Più noi ci fermiamo nell’ascolto, e più la Parola ci sollecita; e ci sollecita fino, ed è un cammino, a raggiungere la vetta (restando con Lui).

Allora, Lui parlando ci porta a quei desideri che poi provocano da Lui le relative spiegazioni. Quando ad esempio parlava in parabole, parla affinché non capiscano. “Però a voi che siete dentro Io parlo e spiego le cose”; forse non è misericordioso?! Gesù parla in parabole affinché non capiscano: apparentemente sembra duro. Quindi chi non è “dentro” si trova dinanzi a una parete. Ma quella parete è per provocare un’interrogazione! Se uno interroga, entra dentro. E come interroga, Lui risponde.

Una volta il battesimo era tutta un’introduzione ad interrogare Dio; non era soltanto un rituale. Era una pedagogia ad interrogare Dio. E tutta l’opera di Dio nella nostra vita, anche nel cristianesimo, è formazione affinché noi diventiamo capaci, non più a interrogare le creature, ma a interrogare il Maestro. “Il Maestro è Uno solo” dice Gesù. E questo Maestro parla ad ognuno di noi.

Dio non ci vuole dipendenti gli uni dagli altri, per questo ci educa, attraverso tutte le cose, affinché noi impariamo ad interrogare Lui, nello Spirito. E se noi interroghiamo, Lui risponde. Allora si crea, convincendoci poco per volta, quell’amicizia, quell’intimità, per cui uno non è mai più solo, perché è sempre con un amico; ma con un amico che è Maestro, che capisce, che comprende, che perdona! In qualunque luogo uno si sente a casa sua; può essere in mezzo a una strada, può essere in una casa d’oro, può essere in una baita: non importa niente! Perché lui è sempre con Dio e Dio è Colui che fa tutto! Una volta che uno si è convinto di tutto ciò, è libero!

Altrimenti uno può dire: “Ma io sono qui alla pioggia, mi prendo una pleurite..!” e mi affanno. No! Tutto è previsto e tutto è ordinato da Dio: allora ecco la grande libertà. Non si è più dipendenti da niente! Ora, Dio opera per portarci in questa libertà, che è poi la libertà del cielo. E’ una libertà che inizia e matura qui. Quindi apparentemente Dio ci mette di fronte a delle pareti, affinché noi provochiamo da Lui la mano, l’aiuto. E se noi gli diciamo: “Scendi e dammi una mano perché c'è la parete!”, Lui scende sul piano nostro e ci da una mano.

 

Pinuccia: A me sarebbe piaciuto approfondire ancora queste sei tappe nella formazione dell’uomo. E volevo chiedere

-                  se ci potevi collegare queste sei tappe con i sei giorni della creazione;

-                  e aiutarci a vedere queste sei tappe nella nostra formazione, visto che vanno applicate alla nostra vita personale.

Luigi: Quando siamo stati a Vigna ne abbiamo parlato, abbiamo accennato dei rapporti tra i vari argomenti di Gesù con la Samaritana e i nostri argomenti personali.

Abbiamo visto cosa poteva rappresentare il marito. E quand’è che Dio viene a noi e ci chiede un bicchiere d’acqua, cosa può significare nella nostra vita personale.

Ciò che importa è cogliere l’anima del tutto: cioè quella di far maturare in noi la fame, il desiderio dell’assoluto, della verità, del cielo di Dio; in quanto è la condizione per poter accogliere la rivelazione della verità. Perché nel mondo della verità si può ottenere solo ciò che si desidera. Invece nel nostro mondo terreno i conflitti pesano su di noi, si impongono. Nel Cielo le cose ci sono proposte, ci sono offerte, ma non imposte. Se si imponessero si tradurrebbero in inferno, perché diventeremmo incapaci di poterle sopportare. Allora che cos’è che ci rende capaci di sopportare l’argomento Dio, Verità, Assoluto? E' il desiderio di Dio, della verità, dell'Assoluto!

Anche nei rapporti personali, quello che ci rende capaci di sopportare la presenza di qualcosa, è il desiderio di quella cosa. Soltanto se desideri l’incontro con una persona, quella persona, arrivando è bene accetta. Ma se tu non desideri quella persona, quella persona arrivando ti dà fastidio, non la sopporti; per cui o scappi o scappa lei. Tutto è in relazione.

Per cui noi abbiamo due termini che stanno maturando:

1.      da parte di Dio: Dio che si vuole donare,

2.      e da parte della creatura: la creatura deve maturare in desiderio quello che Dio vuol donarle. Perché se non matura il desiderio, il dono per lei diventa un inferno. E' come costringere a mangiare uno che non ha fame: è una situazione infernale, creo un tormento.

Ora, questo è segno di ciò che avviene nella nostra vita, sempre. Perché Dio opera in noi la fame, in modo che diventiamo capaci di accogliere quello che Lui ci vuol dare. Se in noi non si forma la fame, dandoci il suo dono ci butta nell'inferno, non dandocelo rimaniamo privati del paradiso; in entrambe i casi possiamo sopportarLo.

L'anima di tutta la trama, lasciamo stare le sei giornate, è la meta. L’importante è avere ben chiara la meta, perché è nel fine che si illumina ogni cosa. Se noi non vediamo chiara la meta, è inutile che analizziamo. L’anima è l’opera, è la conversazione che Dio fa con ognuno di noi, come fece con la Samaritana, per far maturare in noi l'aspirazione, il desiderio.

Nella nostra vita naturale ci muoviamo sospinti dal bisogno di mangiare, dal bisogno di vestire, dal bisogno di una casa, dal bisogno di un affetto, dal bisogno di prestigio, della figura. Ma questo non è vivere! E' soltanto reagire a degli stimoli. Dio interviene in questo campo, per farci maturare come persone, per portarci la vera vita, cioè per avere in noi stessi la ragione del nostro vivere. Perché fintanto che viviamo in funzione degli altri, non abbiamo in noi stessi la ragione del nostro vivere; sostanzialmente non siamo una persona. La persona è tale in quanto ha in se stessa la ragione di ciò che dice, di ciò che opera, di ciò che dice.

 

Nino: Dio si serve continuamente del "caso" per agganciarci, si serve degli imprevisti.

Luigi: La Samaritana, per sfuggire all’argomento che bruciava: “Io non ho marito…, cade proprio nella padella. Cade nell’argomento principale: “Dove bisogna adorare? Sul monte o là?”. Intanto è in pieno argomento. Per cui noi crediamo di scappare da certe cose, e cadiamo proprio dove Dio ci vuole condurre. È Lui il Creatore di tutto, è il Maestro, è un Artista meraviglioso. Quando accettiamo anche il caso come opera di Dio, immediatamente il caso acquista significato, acquista una forza enorme, perché capiamo che è Dio che opera in tutto.

Nino: A volte vorresti trasmetterlo anche agli altri, ma non puoi.

Luigi: Eh no, perché prima di tutto non sei tu che convinci gli altri. Anche lì dobbiamo riconoscere che non siamo noi che cambiamo gli altri. E' Dio che convince!

 

 

***

 

 

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 Descrizione: http://www.pensierisudio.com/flrw11.gif

 

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