Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: F:\Il Magnificat di Maria sul mondo.mht

UtUnumSint

Liberazione dell'uomo

 

 


 

Parte terza

FORMAZIONE ALL'ASCOLTO

 

 

Solo chi libera dal male che l'uomo porta dentro, libera veramente l'uomo.

 


 

 

La crisi dell'uomo

 

La divinizzazione del nostro io, questo fermarci all'uomo anziché risalire fino a Dio, non ci rende più umani, bensì più inumani.

Una antropologia che voglia mettersi al posto della teologia, perdendo di vista Dio, perde di vista anche l'uomo reale. Allora incominciano le crisi di identità: non sappiamo più chi siamo, non ricordiamo più il nostro nome.

Allora si va in giro per il mondo come smemorati a cercare qualcuno che ci dica chi siamo e dove abitiamo e che cosa dobbiamo fare e dove dobbiamo andare; allora facciamo grandi inchieste e diventiamo degli esperti in scienze statistiche e dei calcolatori di percentuali delle opinioni degli altri. Siamo aperti a tutti, in ascolto di tutti, eccetto di Colui che, solo, ha il vero nome per noi.

Staccati da Dio perdiamo anche la coscienza del nostro vivere. Si rimane morti in attesa di demolizione.

Quanto avviene sul piano fisico, visibile, talvolta è terribile; ma ciò che conta davvero nella vita degli uomini avviene nell'invisibile, e questo talvolta è ben più terribile.

Per secoli si è lottato, con immenso dispendio di vite umane e di energie, per liberare l'uomo dai condizionamenti esterni; lo si è ritrovato più legato, più condizionato, più incerto, più insicuro, più arrabbiato di prima.


 

Un gregge senza pastore

 

Quel giorno in cui Gesù, che stava accompagnando i suoi apostoli in un luogo deserto a riposare un poco, vide sull'altra riva del lago una folla numerosa che lo attendeva, dice il Vangelo che ne ebbe pietà, perché «erano come pecore senza pastore».

 

L'umanità quando non ascolta la Parola di Dio è come un gregge senza pastore: vaga senza saper dove andare; ovunque corre, ovunque si accalca; tutto l'attrae, tutto la esalta e tutto la avvilisce.

 

Anche i nostri pensieri staccati dall'ascolto di Dio sono come un gregge senza pastore: non hanno una guida, una luce, un punto fisso di riferimento. Vita senza orientamento, senza senso. Non si sa più perché si vive. La causa? Mancanza di ascolto di Dio.

Molti però oggi dubitano di questo, poiché dicono: «Che bisogno c'è di pregare, di ascoltare Dio? Basta amare i fratelli. Non abbiamo bisogno di preoccuparci di cercare Dio, di ascoltare Dio, di avere dei rapporti personali, più o meno ipotetici, con Dio!». Gli uomini oggi sono molto maturi! Hanno trovato una scuola che li ha promossi tali. È la scuola dei nuovi teologi, i quali danno oggi per scontati due punti: la raggiunta maturità dell'uomo e la sua capacità di affrontare da padrone la vita sulla terra in tutte le sue forme senza più bisogno di ricorrere a Dio.

Gesù diceva: «Se non ritornerete come bambini, non entrerete». Pochi anni fa uno di questi teologi in una loro assemblea in cui qualcuno aveva richiamato il bisogno della preghiera per sciogliere tanti problemi, diceva: «Abbiamo pregato per duemila anni; adesso è ora di agire!». La cronaca non dice se l'abbiano ritenuto maturo e con quale voto.

«È evidente che la situazione attuale della preghiera nel mondo è piuttosto sconfortante», scrive uno che se ne intende: P. Voillaume.

Fortunatamente ci sono dei giovani che, nonostante le promozioni del mondo, riconoscono: «Non abbiamo imparato ad ascoltare». Beati loro! Hanno già individuato che tutto viene dall'ascolto.


 

Cristo è venuto a ristabilire l'uomo nell'ascolto

 

Quando Gesù vide quella folla che Lo attendeva, ed era come un gregge senza pastore, «si mise ad istruirli lungamente». Li ristabiliva nell'ascolto.

L'uomo ha bisogno di ascoltare, e ascoltare lungamente, parole di Dio, per ritrovare il senso della vita e vivere, ma anche e soprattutto per smontarsi dalle promozioni del mondo e dal ritenersi maturo. Non ha bisogno di miracoli, non ha bisogno di benessere: ha bisogno di fermarsi ad ascoltare.

«Bisogna ascoltare a lungo - scrive Mons.  Ancel -: ascoltate, amate, siate come persone che non sanno nulla e che hanno tutto da imparare». Ascoltando le parole di Dio, l'uomo infatti viene riportato ad essere come un fanciullo onde poter entrare nel Regno della vita. È questa la prima grazia che si ottiene fermandoci ad ascoltare le parole di Dio. «Io sono venuto affinché coloro che vedono diventino ciechi», dice Cristo.

Un giorno Egli ai Farisei che insistevano per fargli dire chi mai fosse, aveva risposto: «Io sono il Principio che parlo a voi». Colui che parla all'uomo è il Verbo di Dio. E l'uomo vive ascoltando. «L'uomo vive di ogni parola che procede dalla bocca di Dio».

Sottrarsi all'ascolto è sottrarsi alla vita.

Dio ha fatto l'uomo per la vita; per questo l'ha fatto naturalmente aperto all'ascolto: l'ha fatto bambino. Il bambino è tutto ascolto.

Come mai poi diventando maturo diventa incapace di ascoltare?

 

 


La lezione di un notturno a Gerusalemme

 

Alla Verità bisogna avvicinarsi piuttosto non sapendo che sapendo, più con la nostra povertà che con le nostre ragioni, perché l'uomo cieco può essere illuminato, ma l'uomo superbo, che essendo cieco dice di vedere, no!

Per entrare nella vera conoscenza bisogna nascere di nuovo, nascere dall'alto, da Dio. Per questo Gesù aveva risposto a Nicodemo: «In verità, in verità Io ti dico che se uno non nasce di nuovo, non può vedere il Regno di Dio».

Nicodemo era uno dei capi dei Giudei in Gerusalemme. Era venuto di notte a trovare Gesù mentre questi si trovava in città. Venne dicendogli «Maestro, noi sappiamo che sei venuto da parte di Dio come un dottore; nessuno infatti può fare i miracoli che fai tu se Dio non è con lui».

Pensava di fare cosa gradita al Maestro dicendogli di essere sicuro, e con lui anche qualcun altro dei capi, che Egli era da Dio. Ma Gesù l'aveva subito contraddetto.  Il sapere di Nicodemo non era vero sapere; come la luce dei sensi o della ragione degli uomini non è vera luce.

Dio che dà l'esistenza all'uomo, ed è Dio che lo conduce a vedere la Verità. L'uomo è una creatura; come tale è un essere che non si muove mai per primo, né nei pensieri, né nei desideri, né nella volontà. L'uomo è un essere che risponde a delle sollecitazioni, a dei richiami. È Dio che muove per primo, e ogni operazione dell'uomo, sia nel pensiero, sia nell'azione, è sempre una risposta ad un'opera di Dio.

Dio parla, l'uomo risponde: sì, no. E incomincia a vivere, o a morire; a vedere la luce, o a precipitare nelle tenebre. Dio è il Principio dell'uomo naturale, e Dio è il Principio dell'uomo spirituale, dell'uomo che pensa e dell'uomo che prega.

Dio è il Principio di tutto, anche della ricerca dell’uomo, della sua fame essenziale, poiché la creatura non si può muovere se non è mossa.

L'uomo infatti non può desiderare ciò che non vede, ciò che non conosce. Egli vive dunque tra i doni di Dio e dei doni di Dio prima ancora di desiderarli, prima di esserne cosciente. E prima di saper ragionare, già cammina tra le ragioni di Dio, ed adopera i dati di Dio.

La grazia di Dio lo precede in tutto, sia che l'uomo lo riconosca, sia che non lo riconosca.  Per questo egli deve evitare di subordinare le cose alle sue ragioni ed evitare di accogliere solo ciò che la sua ragione gli dimostra.

Egli vive in un Pensato superiore di cui coglie solo una minima parte; la sua ragione non deve condizionare il suo ascolto, la sua adesione e la sua attenzione, a meno di stroncargli l'ascensione verso i doni più alti, e farlo precipitare nella morte. La Verità è sempre più grande delle nostre ragioni. E questa la condizione per restare sulla strada della vita. Bisogna quindi sottomettere queste ad essa e non viceversa.

 

* * *

 

Gesù coglie la mentalità nazionalistica di Nicodemo e punta il suo dito immediatamente su di essa, poiché se tale mentalità non cambia, sarà inutile ogni altro argomento.  Per questo gli dice: «Tu credi di vedere giusto e di sapere?  Ebbene in verità ti dico che nessuno può vedere le cose nella verità se prima non sarà nato di nuovo».

Nicodemo trovandosi contraddetto proprio in ciò su cui egli maggiormente sperava di poter essere gradito al Maestro, cerca, come ogni uomo, di sostenersi con gli argomenti del mondo: «Come può un uomo rinascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel seno di sua madre e rinascere?».

Presentando un argomento materiale diceva l'impossibilità per un uomo di cambiare il suo carattere, di rinnovarsi, di rinascere: vecchi motivi che nel mondo continuamente si ripetono per giustificare il nostro disimpegno dalle esigenze dello Spirito.

L'uomo cioè rifiuta l'argomento divino con la scusante di essere fatto di carne ed ossa, con esigenze materiali insopprimibili; come se un tale uomo, ed una tale natura, in un tale mondo come il nostro, non fosse tutto opera di Dio e quindi ancora e sempre soggetto all'ascolto ed alle esigenze di Dio.

In questo caso, l'argomento «essere uomo», «essere del mondo», diventa peccato, poiché diventa rifiuto della Parola di Dio.  L'uomo, che a contatto con l'invito di Dio si rifiuta per un argomento umano, diventa colpevole: «non assaggeranno la mia cena», dice il Signore.

La Divinità esige sempre una fede, un'adesione, una dedizione di chi è soltanto tenebra, per convertirlo in luce: «Se non crederete che Io sono, morirete nel vostro peccato».

Ma Nicodemo con la sua obiezione voleva provocare Gesù: poneva argomenti assurdi per sollecitare la luce di Dio.

 

* * *

 

Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico: chi non rinascerà nell'acqua e nello Spirito, non potrà entrare nel Regno di Dio». Rivelava che ogni uomo per diventare uomo deve nascere due volte: una volta secondo la carne, e una volta secondo lo Spirito. Ma questa seconda non avviene se l'uomo stesso, personalmente, non la vuole con tutte le sue facoltà.

Per questo Gesù diceva: «Bisogna che voi nasciate di nuovo». Nicodemo aveva risposto: «Impossibile!». Gesù gli confermò: «Bisogna!». E gli significava il doppio lavoro richiesto all'uomo per vedere la luce: morte al mondo e vita secondo Dio. «Dio è Spirito e vuole adoratori in spirito e verità». E aggiunse: «Ciò che nasce dalla carne è carne, e ciò che nasce dallo Spirito, è spirito.  Non meravigliarti se ti ho detto: Bisogna che voi nasciate di nuovo. Lo Spirito soffia dove vuole e tu ne senti la voce, ma non sai né donde viene né dove va. Così è di ogni nato dallo Spirito».

Due sono le nascite; due sono le vite: vita secondo la carne, senza Dio; vita secondo lo Spirito, in amicizia con Dio. Due sono i mondi: c'è il mondo impersonale in cui le cose e le esistenze avvengono senza di noi; c'è il mondo personale in cui le cose non avvengono senza di noi.

 

* * *

 

Chi nasce dallo Spirito è spirito e non appartiene più al mondo, poiché nel Regno di Dio tutto è spirituale.

Ma se la nostra nascita nella carne avviene senza la partecipazione della nostra volontà, la nascita nello Spirito di Dio non può avvenire senza la nostra volontà. «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te», scriveva s. Agostino.

La nascita dall'alto non può avvenire senza la nostra volontà, ma non con la sola nostra volontà, o con la sola volontà degli uomini. Qui ha ragione Nicodemo: l'uomo da solo non può rinascere, non può diventare un altro, non può cambiare. Non si formano gli uomini con le parole umane o del mondo, né con i mezzi di comunicazione più o meno di massa, e neanche con le grandi indagini statistiche, i convegni, le tavole rotonde sul sesso o sulla contestazione.

Gli uomini veri si formano con Dio, nel silenzio e nella preghiera.

 

* * *

 

«Lo Spirito soffia dove vuole, e tu ne senti la voce, ma non sai né donde viene né dove va». Il mondo è il luogo in cui soffia lo Spirito di Dio per far sentire agli uomini nati secondo la carne gli argomenti, i richiami, le esigenze della sua Verità; ma gli uomini ne odono soltanto il rumore senza avere la possibilità di comprenderli con la loro ragione.

Chi dicesse per questo che gli argomenti di Dio sono troppo duri, astratti, incomprensibili, inaccettabili, si condannerebbe al distacco dalla vita e quindi alla morte. La vita infatti deriva dalla conoscenza di Dio come vero Dio, e chi rifiuta di conoscere, rifiuta di vivere. Allora il mondo diventa nemico di Dio.

Il non capire una cosa non ci giustifica il rifiuto di essa, non ci scusa. «Se non fossi venuto e non avessi parlato, non avrebbero colpa; ma poiché sono venuto e ho parlato, non hanno scusa per il loro peccato», dice il Signore.

 

* * *

 

Quella notte Gesù aveva accolto Nicodemo, poiché Gesù accoglie chiunque venga a Lui e non respinge nessuno. E conversando con lui l'aveva condotto su quella soglia in cui l'uomo scopre la propria povertà ed il proprio smarrimento. A questo punto infatti Nicodemo, che era entrato dicendo: «Noi sappiamo!», diceva a Gesù: «Come può avvenire questo?».

Gesù l'aveva riportato nella sua vera dimensione di povero uomo, quella di riconoscersi cieco nonostante il suo nome di maestro. Era la dimensione vera di ogni uomo, era la situazione giusta per incominciare a ricevere la luce, poiché per ricevere la luce bisogna riconoscersi ciechi.

Nicodemo ormai non vanterà più le sue ragioni; non parlerà più; piuttosto sentirà solo il bisogno di invocare, come il povero cieco di Gerico: «Signore, che io veda!».

La conversazione con Gesù gli aveva riportato il cuore nella semplicità dell'ascolto, lo aveva fatto ritornare bambino, pronto per quella rinascita che gli pareva tanto impossibile. Non parlò più. Parlò invece il Maestro divino, a lungo, quella notte: con pazienza e tanta bontà lo conduceva in quegli alti pascoli dello Spirito dove si contempla la salvezza di Dio.


 

 

La canzone di una vigna

 

Dio ha fatto l'uomo per l'ascolto e tutto nella creazione tende ad aprire all'uomo l'orecchio ed a fargli alzare lo sguardo verso Colui che parla ed opera in tutto.

Non si può dimenticare Dio: anche coloro che Lo negano pensano a Lui. Come mai allora l'uomo diventando maturo diventa incapace di ascoltarlo e di intenderlo?

Nel libro del profeta Isaia, scritto duemila settecento anni fa, c'è una pagina impressionante per la sua bellezza, ma più ancora per la sua profonda verità nel descrivere i due tempi della vita di ogni uomo, la giovinezza e la maturità:

«Canterò al mio diletto la canzone della sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna sopra una fertile collina. Le fece una siepe, la sgombrò delle pietre, vi piantò scelti vitigni, edificò in mezzo ad essa una torre, vi costruì un torchio.  E aspettò che facesse le uve.

Invece fece lambrusche.

Ora, dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giudea: giudicate voi tra me e la mia vigna.  Che cosa dovevo fare di più per la mia vigna che non l'abbia fatto?  E perché mentre aspettavo che facesse uve mi ha fatto lambrusche?

E ora vi spiegherò quel che sto per fare alla mia vigna: toglierò via la sua siepe e sarà devastata e calpestata dai passanti. La ridurrò un deserto; non sarà potata né sarchiata, e vi cresceranno sterpi e spine; e comanderò alle nubi che non piovano una goccia sopra di essa».

 

* * *

  

Questa vigna di cui parla Isaia è ogni uomo fatto da Dio per l'ascolto delle sue Parole e per intenderle e vivere nella luce della Verità. «Ecco, la vigna del Signore siete voi uomini: aspettai foste intelligenti ed ecco siete stolti; aspettai la giustizia ed ecco l'empietà».

Come mai mentre Dio ha fatto tutte le cose perché l'uomo possa ascoltare e intendere, questi diventa «stolto»: incapace cioè di ascoltare e di intendere? Ecco, per ascoltare non basta avere gli orecchi, come per vedere non basta avere gli occhi.

Quanti corrono su tutte le strade e in tutti i luoghi del mondo e non vedono niente! Quanti sentono le parole che illuminano e danno vita e non capiscono niente! Gesù stesso dice: «Hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non intendono». E quante volte ripete: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti».

Gli orecchi da soli non ascoltano, e gli occhi. da soli non vedono. Si ascolta e si vede con l'anima. E l'anima può avere amori diversi da Dio.

Ecco perché l'uomo diventando adulto diventa incapace di ascoltare Dio: entrano nel suo cuore altri interessi, altri amori che gli portano via il tempo interiore, la disponibilità dell'anima all'ascolto di Dio. Allora anche se si hanno orecchi, non si intende più.


 

 

La fede viene dall'ascolto

 

Meno ci si ferma ad ascoltare Dio e meno si ha forza per credere. Col venir meno dell'ascolto viene meno la fede. La fede deriva dall'ascolto.

Più la fede se ne va e più i nostri orecchi si aprono agli argomenti del mondo. E più si aprono all'ascolto del mondo e meno si ha tempo per fermarci ad ascoltare Dio.

Si inizia così la spirale che porta l'uomo a toccare la sua morte senza poter avere un momento di riposo, di riflessione. «Toglierò alla mia vigna la siepe di protezione e sarà devastata e calpestata da tutti coloro che passano». È la vita dell'uomo. L'uomo nel mondo non ha più tempo per la sua anima devastata da tutti coloro che passano.

Il mondo toglie all'uomo il tempo per la vita dello spirito, lo priva del tempo della preghiera, della ricerca di Dio, della contemplazione. Al posto gli dà del denaro.

 

* * *

 

Certamente il denaro dà sicurezza, assenza di rischio, protezione, libertà; ci fa ammirare e ci lascia l'impressione di essere grandi e di valere qualcosa. È il massimo fattore di prestigio. In cambio ci toglie una cosa sola: la libertà dello spirito.

 

L'«homo economicus» priva l'uomo che pensa ed ama di quel minimo di libertà e di tempo libero indispensabili per dedicarsi a Dio, sorgente del pensiero e dell'amore, senza i quali la nostra anima muore.

Nel mondo non si ha tempo per mangiare il nostro pane spirituale, perché il mondo non ama l'uomo e poco gli importano le esigenze della sua vita spirituale, i suoi problemi interiori, i richiami della sua coscienza. Ognuno lo esperimenta.


 

 

Ascoltare è amare

 

Camus ha scritto una frase terribile: «Si lavora tanto che non si ha più il tempo per amare».

Ecco, l'ascolto è un problema d'amore. Ascoltare è amare.

Togliendoci il tempo per ascoltare, il mondo ci toglie il tempo per amare, ci toglie il tempo per vivere. Infatti non si vive più. E i giovani si ribellano: si ribellano alla morte che abbiamo nazionalizzato, istituzionalizzato, eretta a sistema, nel mondo.

Per ascoltare Dio bisogna sapersi fermare su questa strada in cui tutti corrono fino alla morte. Si richiede una rottura. «Sappiate trovare il tempo per ascoltare, lasciatevi prendere dal mistero, abbandonate la vostra confusa agitazione». Senza questa rottura con i valori del mondo non si può trovare il tempo interiore per ascoltare.

Non basta andare in vacanza; non basta andare in ferie; non basta andare in pensione. Il silenzio in noi esige una rottura con il mondo.

È questo il primo passo per ascoltare.


 

 

Il primo passo per l'ascolto

 

Il silenzio in noi, condizione per l'ascolto, esige una rottura con il mondo, con i valori del mondo e la mentalità del mondo.

Per ritrovare ciò che è essenziale per la vita bisogna imparare a dire «no» a tutto il resto. Non c'è un vero «sì» se non è accompagnato da un vero «no».

L'essenziale esige una scelta continua, e quindi anche una continua rottura.

Ogni rottura richiede una certa violenza: verso di noi e verso gli altri; verso cioè il nostro bisogno di parlare di noi, e verso l'invadenza del mondo che vuole imporci i suoi schemi, la sua mentalità, i suoi interessi.

Bisogna fare questa violenza e imparare a dire «no» in una civiltà di consumi che tende a farci a sua immagine e somiglianza, strumentalizzandoci a sé. È la condizione per creare in noi il silenzio che ascolta.

Bisogna imparare a dire «no» all'invadenza di tutto ciò che è inutile, vano, convenzionale; dire «no» alla moda, alla tradizione, alla vita che fanno tutti; dire «no» all'ingranaggio delle faccende esteriori, degli affari, della figura, della mentalità del mondo.

Quando non siamo capaci a dire «no», allora viene meno in noi anche il «sì», cioè viene meno in noi la disponibilità della nostra anima all'ascolto di Dio, e quindi la disponibilità alla Verità, alla libertà, alla vita.

Quando viene meno nella nostra anima l'ascolto di Dio, allora il denaro diventa religione, la carriera diventa religione, il mangiare diventa religione, la figura davanti al mondo diventa religione, l'economia, la politica, lo sport diventano religione: un'epidemia religiosa. L'unica cosa che non diventa più religione per noi è il tempo per Dio, che invece diventa «recitazione», quando lo mettiamo. Si vive per il denaro e si «recita» la preghiera.

Quando la preghiera è vera, è «ascolto di Dio»; quando non è vera, è «recitazione».  Si recita per gli altri, e forse anche per se stessi.


 

 

Recitare non è vivere

 

Se si vuole imparare ad ascoltare, bisogna evitare tutto ciò che trasforma la nostra vita in una recitazione.

Se facciamo attenzione a noi stessi, ci accorgiamo che ogni giorno recitiamo certe parti: recitiamo in chiesa, recitiamo in casa, recitiamo in piazza, recitiamo in ufficio, recitiamo sul lavoro.

Ogni luogo e ogni ora ha la sua parte di recitazione.

Recitare non è vivere. Molti arrivano fino alla morte senza aver mai vissuto. La recitazione è esattamente il contrario della vita.

Vivere è tutt'altra cosa. La vita è ascolto. Ascolto non con gli orecchi, ma con l'anima.

L'ascolto è collegato alla presenza dell'Altro, cioè all'attenzione all'Altro; e l'attenzione all'Altro richiede la disponibilità della nostra anima, richiede cioè il silenzio in noi di tutto: «di ogni altro pensiero».

Quando s. Giovanni della Croce descrive la sua avventura spirituale nella sua «nocke oscura» per la salita al Monte di Dio, dice di essere partito «estando ya mi casa sosegada», essendo già la mia casa addormentata. La sua casa, cioè il suo mondo, l'aveva già messa a tacere.

Bisogna imparare a far tacere in noi il mondo.


 

 

Quando vuoi pregare

 

Tutto dev'essere silenzio in noi se si vuole ascoltare la Parola che procede dalla bocca di Dio e dà vita all'uomo.

«Quando vuoi pregare, dice Gesù, entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega lì il Padre tuo nel segreto».  È un richiamo all'interiorità profonda sotto il segno della solitudine con Dio.

Ogni uomo essendo chiamato a conoscere la Verità, è chiamato all'ascolto di Dio, e quindi è chiamato a questa solitudine. Qui sta la purezza di cuore che fa trovare Dio.

Puro di cuore è colui che fa tacere ogni altra voce per ascoltare la voce di Dio.

Ma come si può far tacere in noi il mondo? Come si può ottenere il silenzio in noi, quel silenzio in cui si ascolta la voce di Dio?

A coloro che non potevano intendere le sue parole, Gesù diceva: «perché non siete pecore di Dio». E ciò che ci interessa che ci fa aprire le porte all'ascolto. Chi non ha interesse per Dio non può ascoltare le parole di Dio.

Le pecore di Dio ascoltano la voce di Dio perché hanno interesse per Dio. Ma coloro che non sono pecore di Dio ascoltano altre voci, e questo impedisce loro di ascoltare Dio.

Come faremo tacere in noi il mondo se lo riteniamo importante per noi? Non potremo assolutamente farlo tacere. Non siamo liberi nemmeno di far tacere o di far parlare in noi chi vogliamo. Tutti entrano in noi e fanno sentire e risentire la loro voce nel nostro tempio interiore e ci rubano una parte della nostra anima.

 

* * *

 

Chi apre in noi la porta all'ascolto è l'interesse che abbiamo per ciò che si dice.

Se vogliamo far tacere in noi il mondo, bisogna prima che ci convinciamo della sua non importanza per la nostra vita essenziale; e non solo della sua non importanza, ma del danno ch'esso reca occupando la nostra anima.

Fintanto che non ci convinciamo di questo, inutilmente ci sforzeremo di non ascoltare il mondo e di fare il silenzio in noi: il mondo continuerà ad entrare e ad urlare dentro di noi anche quando vorremo non ascoltarlo più, anche quando ci chiuderemo nella nostra stanza per pregare, anche quando vorremo ascoltare la voce di Dio: anzi più cercheremo il silenzio e più lo sentiremo risuonare ed impedire alla nostra anima l'ascolto.

Finora abbiamo imparato, vivendo nel mondo, a svuotarci l'anima di Dio, a rendere tutto vano e inutile, a suicidarci; perché non imparare a riempirci l'anima di Dio ed a vivere?


 

 

E l'interesse che apre l'orecchio all'ascolto.

 

Come per mangiare il pane è necessaria la fame, così per ascoltare la parola è necessario l'interesse per ciò che si dice. È l'interesse per qualcosa che risveglia in noi l'attenzione e quindi apre i nostri orecchi all'ascolto. Se misuriamo quindi quanto interesse abbiamo in noi per conoscere Dio, potremo conoscere anche il grado della nostra capacità di ascolto delle parole di Dio, e potremo anche capire perché non le ricordiamo.

Principio dell'ascolto di Dio è l'interesse per Dio.  Non si può parlare di ascolto di Dio a chi non ha interesse per Dio. Bisogna aspettare che maturi la fame. «Nessuno può venire a Me, dice il Verbo, la Parola che parla a noi di Dio, se non è attratto dal Padre».

 

* * *

 

Si vive veramente quando la fame precede il pane. La fame è la condizione perché il pane sia interessante. Ma se il pane precede la fame, allora non si vive e non si assimila: si accumula. Così è per l'ascolto. La Parola di Dio, che è vita, è interessante quando la fame, il bisogno di conoscere Dio la precede. Allora si cerca la Parola e non ci si accontenta delle parole che possono dire gli uomini. Ma quando la Parola di Dio precede la nostra fame, allora non è per noi interessante: essa giunge non desiderata, non attesa, e viene disprezzata e calpestata.

Bisogna cioè che si formi in noi prima l'interesse per Dio e le cose eterne: bisogna che Dio ci attragga. «Signore, diceva s. Agostino, io sento in me stesso una voce che mi dice dover io fare ritorno a Te: aprimi dunque la tua porta e in pari tempo insegnami in quale modo si venga a Te; io altro non ho che la volontà; altro non so che debbo disprezzare tutto ciò che è passeggero e vano e andare dietro a ciò che è immutabile ed eterno».

Agostino qui sapeva già quello che voleva; sapeva già che doveva dire no alle cose «passeggere e vane» e dire sì a ciò che è «immutabile ed eterno». Aveva interesse per Dio, aveva fame di Dio. È la fame lo portava a cercare il suo pane, a invocarlo.

Ma quando non si ha fame? Quando non si ha interesse? Quando non si ha volontà di superare ciò che è passeggero e di cercare ciò che è immutabile? Quando non si sa più quello che si vuole, né per che cosa vivere, allora si è malati.


 

 

L’uomo sordo e muto

 

Quando Gesù guarì quell'uomo sordo e muto al di là del Lago di Genezareth (un uomo che non poteva ascoltare e quindi non poteva parlare; quando non si è capaci di ascoltare non si è nemmeno capaci di parlare, e tutto ciò che si dice è niente: vuoto assoluto, rumore puro), lo condusse in disparte dalla gente.

Ogni fatto di Gesù è carico di significato, è lezione di vita per ogni uomo. Per curare quell'uomo sordo e muto ed aprirlo all'ascolto, Gesù lo portò in disparte dalla gente, ci racconta il Vangelo di s. Marco. L'uomo malato è sovraccarico di gente, è sovraccarico di rumore: ha bisogno di essere portato in disparte.

Gesù non portò quel sordo e muto in disparte per tenerlo in disparte, ma per curarlo. Per imparare ad ascoltare Dio è necessario separarsi da tutto ciò che non è Dio. Il distacco è necessario per la cura, ma non è sufficiente di per sé. Il distacco non è la vita, ma è per la cura: è per farci trovare in rapporto diretto con Dio. «Ti condurrò nel deserto e là parlerò al tuo cuore», dice la Scrittura.


 

 

Il cuore di tutta la formazione all'ascolto

 

La formazione all'ascolto non può fare a meno del rapporto personale maestro-discepolo. Qui nasce l'interesse, l'attrazione.

Tale rapporto diretto è il cuore di tutta la formazione all'ascolto.

Ogni altro fattore, ogni altra parola o voce, devono accogliere e rispettare sempre questo rapporto diretto, e ogni persona deve difendere questo suo rapporto diretto: meglio perdere anche tutto il mondo, ma non questo.

Per questo Gesù portò quell'uomo sordo e muto in disparte dalla gente: per restare con lui, o meglio perché lui potesse restare con il suo Maestro senza essere disturbato nell’ascolto dalla presenza degli altri. L'uomo malato ha bisogno di essere sgombrato di tutto ciò che lo distrae dalla sorgente della Vita, che lo distrae dalla Parola che procede dalla bocca di Dio.

Il silenzio è necessario non per il silenzio, ma per essere presenti a Colui che è presente.

Il silenzio è una Presenza.


 

 

Il silenzio è presenza

 

«Quando vuoi trovare il Tutto, fai tacere tutto», dice s. Giovanni della Croce.

Il silenzio non è dunque un vuoto, ma una pienezza; non è un'assenza di pensiero, ma è l'attività piena del pensiero nella sua espressione più elevata in cui scopre la Presenza di Dio, il vero Essere presente che parla con noi, e si dispone all'ascolto.

Qui si coglie l'essenziale; qui si ritrova la nostra fame vera, genuina, il nostro interesse per la Verità: si risente tutta l'attrazione di conoscere Dio, che è l'attrazione fondamentale di tutto il nostro essere, l'anima della nostra vita.

Dio si rivela nel silenzio.

Nell'Apocalisse è detto che la rivelazione del Mistero Divino è preceduta da una mezz'ora di silenzio in tutto l'universo.

È il silenzio di tutte le cose in noi che prepara la nostra anima all'ascolto della Parola di Dio.

L'Apocalisse ci rivela e ci conferma un passaggio necessario.

Dio ci conduce nel deserto per farci sentire la sua fame, per attrarci con quell'attrazione nella quale ci ha voluti prima che il mondo ci sovraccaricasse l'anima e la soffocasse.

Bisogna inaugurare un'impresa di sgombero e di semplificazione.

 

 


(la prossima parte verrà proposta il 14.04.2020 

 - Anniversario Luigi Bracco - )

 


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