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Avvento, senso della vita (I parte)

 


L'uomo è immerso in una notte poiché il mistero che lo circonda è tanto. Ma in ogni notte c'è la promessa di un'alba. E' il senso dell'Avvento.

L'Avvento è tempo di ascolto dei profeti che fanno sentire la loro voce nella notte dell'uomo per orientarli e preparare all'alba. Chi non disprezza ciò che gli si annuncia nella sua notte, veglia, medita, prepara e si prepara.

L'Avvento è un tempo di silenzio e di raccoglimento per prendere coscienza della realtà in cui ci troviamo e del senso di essa. In essa vi è una parola, una promessa, un segno di speranza che dà luce alla vita e significato alla notte intera.

L'Avvento è un tempo per noi, per prendere coscienza della promessa dell'alba ch'è scritta nella nostra notte, in tutte le cose e che ogni uomo porta scritta in se stesso, nel suo cuore, nella sua mente, nella sua stessa carne.

La promessa è questa: la Verità di Dio verrà e si manifesterà nella nostra vita e rivelerà la sua gloria in tutte le cose. Ognuno la vedrà e la capirà nella misura in cui avrà vegliato personalmente per essa.

Quelli che nella loro notte veglieranno per essa e la cercheranno con tutto il loro cuore, la comprenderanno ed essa li libererà da ogni schiavitù. E' questa la promessa fatta nella notte di ogni uomo, ed è questa l'attesa di tutte le creature. Nella notte dell'uomo soffia il vento dello Spirito.

I profeti di Dio ci fanno prendere coscienza dell'attesa ch'è in tutte le cose e anche nella nostra stessa vita, poiché ciò che essi hanno detto e scritto è ciò che è detto e scritto in tutto. Ovunque andiamo, ovunque volgiamo lo sguardo, tutte le cose ci dicono: Dio è, Dio viene. Come possiamo ignorare Colui di cui tutto parla? Infatti Dio è Colui che nessuno può ignorare.

Non si può ignorare che tutto passa e che nel passare di tutte le cose Dio annuncia e rivela la sua venuta. Nel passare di tutte le cose c'è l'annuncio di Dio che viene e c'è l'invito a vegliare per Lui, a conoscerlo, affinché Egli non giunga a noi come un estraneo, un ignoto, poiché in tal caso non potremmo sopportare la sua presenza, la sua luce. Non possiamo amare ciò che non conosciamo.

Vegliare vuol dire mettere del tempo per conoscere Dio, e non soltanto per ciò che ne dicono gli altri, ma personalmente. L'amore, quando è autentico, vuol sempre conoscere personalmente. Per questo quanti vegliano per Dio amano il raccoglimento e il silenzio: essi vendono tutto ciò che hanno per assicurarsi questo campo in cui hanno trovato il tesoro di vita. Non importa il prezzo che si deve pagare per possedere tale campo: anzi maggiore è il prezzo, più intensa sarà la luce, più forte l'amore.

Ma c'è un rischio nella vita dell'uomo, ed è quello di addormentarsi per tutto il tempo, immerso nelle cose che ha da fare, e di non vedere il passare di tutte le cose e il significato di esso. C'è il rischio di ritenere la nostra terra un luogo stabile per costruirvi la nostra vita e non vedere il vuoto che sta al disotto di esse e verso cui sta franando. E' l’errore alla radice della crisi in cui si dibatte oggi l’umanità intera. “Io direi - scrive Carlo Ro - che l’errore peggiore del nostro tempo sia questo materialismo, detto anche consumismo, che consiste nel restringere tutta l'esistenza a un pacchetto di comodità, di agi”.

Dopo le tre grandi crisi: crisi della scienza, crisi dell'autorità, crisi del religioso, si è aperta oggi la strada  al campo della conflittualità permanente nel mondo del culto del benessere, in cui l'uomo è posto in contraddizione con se stesso per ciò che egli stesso vuole e per cui vive: i mezzi del benessere infatti quanto più crescono, tanto più oggi tendono a far sì che l'uomo si senta sempre più massa, numero, ruota, mentre egli vorrebbe, e non può non volerlo, sentirsi sempre più persona. Sono i segni dei tempi. E' la notte che ci aggredisce con i suoi dilemmi per portarci continuamente sul cammino della riflessione, del raccoglimento, della preghiera, della vita interiore che contrasta con il culto del fare, del correre, del guadagnare, del benessere che costituisce una morte interiore che può precedere di molto la morte fisica.

Meraviglioso prologo alla nostra vita personale con Dio, l’Avvento è tutto un invito a fermarci per fare spazio al raccoglimento, per preparare in noi una mente ed un cuore che siano in grado di accogliere Colui che viene, che già sta venendo. Procediamo sospinti dall’ondata della folla degli eventi che giorno dopo giorno ci conduce davanti a Colui che è, di fronte a questo grande ed unico mistero della nostra vita.

Tutto ciò che accade è pedagogia alla vita eterna, è opera di Dio che per noi si fa Parola per educarci con una pazienza ed una misericordia infinite a scoprire la sua Verità. La creazione, la storia, la vita, sono tutte un dono d’amore di Dio: è amore che si fa dialogo con noi.

 

 

(articolo pubblicato il 02.12.1981,

sul settimanale Diocesano “La Fedeltà”, scritto da Luigi Bracco)

 

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