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Segni dei tempi (VI parte - Fine)

 


I tempi ci sospingono in avanti: «salva la tua vita; non voltarti indietro e non ti fermare in tutto il paese circonvicino, ma salvati al monte affinché tu non perisca» mandò a dire a Lot il Signore. I tempi sono pervasi di spiritualità e di pensiero. Sono segni e segni di Dio per noi. Per questo Gesù rimproverava gli uomini di non saper intendere i segni dei tempi: non intendevano l'opera di Dio.

La divinità scrive nella creazione parole per l'uomo. Non c'è un solo punto dell'universo che ignori l'uomo: tutto è carico di significato per lui. Quando Dio, dopo aver creato l'universo, riguardò le cose fatte, vide e riconobbe che tutte erano: «molto buone». Buone per chi? per che cosa?  Buone per l'uomo; gli dicevano qualcosa per la sua salvezza. Tutte le cose hanno dunque un significato.

Se tutte le cose hanno un significato per l'uomo, non c'è noia in esse. La noia sorge là dove manca un significato; per questo essa domina sempre in ogni giorno, in ogni compagnia, in ogni lavoro, in ogni vita quando non hanno significato, quando nessuno sa quale significato possano avere.

La noia è tra gli uomini, non nell'universo di Dio. Tutte le cose giungono a noi per offrirci il loro significato, perché ce l'hanno. Se lo cogliamo, ci rivelano Dio; se non lo cogliamo, diventano abitudine e noia e quindi muoiono. E' il significato che giustifica l'esistenza di una cosa.

Quando il significato viene meno, cessa anche il motivo della esistenza. Allora subentra la noia, questo necroforo incaricato di seppellire tutto ciò che non ha più significato per l'uomo. Così, forme e strutture svuotate di contenuto autentico cadono come vecchi scenari una sull'altra.

Ogni mattino che ci leviamo troviamo un idolo caduto, un mito abbattuto, una tradizione cambiata. I cambiamenti ci denunciano la relatività di una cosa e quindi ci sospingono avanti. Verso dove? Verso che cosa?

Ci sospingono verso l'essenziale, verso l'assoluto. Il mutare, il passare delle cose ce lo mettono in evidenza. Così, sia che intendiamo il significato dei tempi e andiamo verso lo Spirito, perché abbiamo visto i suoi segni, sia che non intendiamo, tutti siamo costretti a camminare verso l’Assoluto: entriamo in lotta con il mistero divino.

Il tempo con le sue lezioni di vita ci raduna tutti, buoni e cattivi, credenti ed atei, davanti a Dio.  A questo punto possiamo capire la parabola di Gesù nella quale paragona il Regno di Dio ad una rete gettata in mare    che raccoglie e porta a riva ogni sorta di pesci. E' la logica di Dio.

Ogni  logica,  quando  è  tale,  tende  a  condurci davanti ad una realtà, ad una presenza: tende cioè a farcela vedere, constatare. La logica di Dio ci sospinge davanti alla sua Verità, al suo Verbo.

Sarebbe un errore allora cercare di trattenere, di perpetuare ciò che va; vivere di cose passate ritenendo che il tempo sia una fatalità che non        lascia se non un residuo amaro di ricordi e ceneri, ruderi e monumenti da conservare. Il tempo ha un significato nettamente positivo.

«Non ritornate indietro a prendere le cose vostre, non fate assegnamento su cose passate», perché le cose passano per sospingerci avanti, verso Qualcuno che ancora non conosciamo, che ancora non abbiamo incontrato.

«Chi messa la mano sull'aratro si volge indietro, non è fatto per il Regno di Dio» dice Gesù.

La salvezza sta davanti a noi. Bisogna ricordarsi della moglie di Lot: «E fattosi giorno, gli Angeli sollecitarono Lot dicendo: affrettati, prendi tua moglie e le due figlie che hai, per non essere travolto nel castigo di questa città. E indugiando egli, presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perché il Signore voleva risparmiarlo. E lo condusse via, e lo misero fuori della città; e quivi gli parlarono dicendo: salva la tua vita: non voltarti indietro e non ti fermare in tutto il paese circonvicino, ma salvati al monte affinché tu non perisca. Il Signore dunque piovve sopra Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco dal cielo e distrusse quelle città e tutto il paese all'intorno, tutti gli abitanti delle città e tutto il verde della campagna. E la moglie di Lot essendosi voltata indietro, fu cambiata in una statua di sale». Fu una lezione di vita, una parabola del Signore, carica d’insegnamento per noi, per farci capire come dobbiamo comportarci nei nostri “segni dei tempi” ed evitare di diventare “statue di sale”.

I tempi camminano a senso unico: tutto converge e si fonde in un’unica realtà. Al centro del mondo che muta e si consuma, al centro dei tempi, si profila un volto, un nome: la realtà del Cristo. Lo sguardo degli uomini si concentra sulla sua figura, sulla sua Persona.

E' lui che viene perché è Lui che è.

Dio fa passare tutte le cose per condurci qui, per farci conoscere la sua Verità e salvarci. Tutte le cose e tutte le creature vengono fatte passare, vengono sacrificate per noi. E' il sacrificio per l'alleanza del Signore con gli uomini: è la Messa dell'universo.

 

(articolo pubblicato il 26.07.1972,

sul settimanale Diocesano “La Fedeltà”, scritto da Luigi Bracco)

 

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