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Se tu sapessi il dono di Dio (VIII parte)

 


 

Quanto più la nostra vita è dominata dal pensiero del nostro io, tanto più essa è polarizzata su ciò che è esterno e temporaneo: le cose, le creature, il mondo. Il nostro io cerca la sua vita e la sua gloria nel mondo esterno, poiché su di esso può proiettare la sua ombra.

Non c'è più in noi spazio per il silenzio e l'ascolto di Dio, questo ospite che abita in noi.  Ma non ascoltando Lui è la Verità che non ascoltiamo. Questo significa che in noi non c’è più spazio per la Verità. Le conseguenze sono facilmente intuibili.

E' Dio che parlando ci conduce alla presenza del suo Spirito e nella sua Verità, poiché Dio solo è il rivelatore di Se stesso.  E' la Verità che testimonia se stessa ed è rivelatrice di se stessa. E' la Verità che genera i suoi figli: non sono i figli che generano la Verità. Così accade che non conoscendo la Verità si cada nella vanità e nel vuoto di una vita senza senso.

Ma anche la delusione, l'inutilità e il vuoto sono parole che Dio stesso fa giungere alla nostra anima per avvisarci della strada sbagliata su cui stiamo camminando e della necessità di non fermarci alle cose esteriori e di non farle oggetto del nostro vivere, ma di andare oltre e di cercare presso di lui ciò che invano cerchiamo dalle creature. I veri doni di Dio si trovano solo presso Dio.

La sicurezza dell'uomo, la sua luce e la sua pace non stanno nella ricchezza, ma nel Regno di Dio. Per cui attraverso l'esperienza della vanità e del vuoto l'uomo è ricondotto da Dio davanti al suo vero problema: quello di superare il mondo esterno e di attingere il dono di Dio. Il dono di Dio si attinge interiormente.

Dio è Spirito e può essere trovato solo nello Spirito e nell'interiorità, non nell'esteriorità, nella superficialità e nella transitorietà. Dio è eterno e non può essere trovalo nelle cose temporanee. Dio è unità e non può essere trovato nella molteplicità. Dio è raccoglimento e non può essere trovato nella superficialità e nella dispersione.

Dio è immutabile e non può essere trovato nelle cose che mutano.

Certamente Dio raccoglie frutti anche dalle cose superficiali, temporanee, disperse, e da tutte le vie egli richiama gli uomini a sé perché fa giungere i suoi messaggi ovunque.

Dio raccoglie anche in quei campi dove non ha seminato, ma si fa trovare solo in un suo campo. Per cui fintanto che l'uomo non si impegna nel campo di Dio non può trovare Dio. Per questo Gesù dice: "Non temere piccolo gregge se piacque al Padre vostro dare a voi il Regno; vendete quello che avete, datelo in elemosina".

“Il tesoro di Dio è nascosto in un campo e chi lo scopre va con gioia a vendere tutto ciò che ha per comperare quel campo”.

Questo avviene perché la strada che conduce al tesoro di Dio è interiore e richiede il superamento del pensiero del nostro io e di tutto quel mondo che ha il nostro io al centro. Il campo di Dio è l'interiorità, non l'esteriorità; per cui chi volesse trovare Dio, la Verità, cercando nel mondo esterno si voterebbe al fallimento in anticipo come chi volesse cercare stelle alpine in un campo di grano.

Dio ha dato agli uomini l'intelligenza per capire i luoghi in cui si trovano le cose ed in cui debbono essere cercate. Sbagliare luogo vuol dire condannarsi all'insuccesso e alla vanità della vita, appunto: al non senso di essa.

Anche Dio ha un suo luogo: l'interiorità. Per questo S. Giovanni scrive: "Colui che è in voi è più grande di tutto ciò che è nel mondo".

L'incontro con Dio è dentro di noi, non fuori. "L'appuntamento per l'incontro con l'ineffabile ospite è fissato dentro l'anima" disse Paolo VI in un suo discorso.

Dio opera "fuori" per condurci all'appuntamento "dentro", per condurci a trovare la vita in noi stessi, nel suo Verbo che abita dentro di noi.

 

(articolo pubblicato il 24.08.1977,

sul settimanale diocesano “La Fedeltà”, scritto da Luigi Bracco)

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