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I segni dell’amore di Dio  (V parte)

 


Ciò che ci consente di vedere è nello stesso tempo ciò che ci consente di vivere. La luce non è soltanto visione, è anche vita. Nella luce è la vita. Non esiste sulla terra un solo essere vivente, per piccolo che sia, che non riceva vita dalla luce, che non sia legato alla luce, all'energia presente nella luce.

Gli uomini perdono la vita perché perdono la luce nella loro anima, né si preoccupano di ricuperarla quando la perdono, come non si preoccupano di camminare in essa quando li raggiunge con un suo raggio.

Dio dandoci la possibilità di pensarlo, ha posto nelle nostre mani il principio, la sorgente stessa della luce e quindi della nostra vita: un dono di amore infinito, un tesoro immenso al quale ognuno può attingere a piene mani quanto vuole, come può anche non attingere. «Chi ha sete venga a Me e beva» dice il Verbo di Dio, luce degli uomini, che ogni uomo porta dentro di sé, poiché Dio abita nell'uomo interiore.

Ponendo il suo Spirito nell'uomo, Dio ha compiuto un atto di fiducia che attende dall'uomo un atto di coscienza. “Ecco - dice il Signore - ho posto nelle tue mani la vita e la morte, quello che vorrai ti sarà dato; però io ti dico: scegli la vita!”. La maggior parte degli uomini sceglie la morte.

Gli uomini non riconoscono che la loro vita è nella luce. “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non comprendono”. Allora incomincia a pensare ed a fare ciò che loro non conviene e che li carica di pesi fino a paralizzarli del tutto sulla via dello spirito. Si apre così nell’uomo la crisi della fede e della speranza.

Allora l'uomo non riesce più ad uscire dalla routine del suo mondo; diventa una pura ripetitività. Allo spirito si sostituisce l'abitudine; al pensiero si sostituisce l’azione, il movimento; alla luce si sostituisce il denaro.

Allora anziché trovarsi in un mondo dove si vive nell'ascolto di Dio e nel raccoglimento nella Verità, dove la preghiera è messa al primo posto perché si è attratti in tutto da Dio, dal desiderio di conoscerlo, che è amore; anziché trovarsi in un mondo dove si vive nella comprensione, nella misericordia e nella libertà dei figli di Dio come figli nella casa del Padre, si è costretti a vivere in un mondo dove Dio non è al primo posto, dove non si vede né amore per la Verità, né giustizia, né libertà, né comprensione, né perdono,  ma  affari  e

lotte e guerre e ambizioni e passioni per il denaro e

per il proprio io. Avendo abbandonato la luce si perde anche la vita, e inutilmente la si cerca altrove, poiché la vita resta nella luce.

All'uomo che sta spegnendosi nella ricchezza che si è accumulato addosso scambiandola come luogo della sua vita, Dio fa ancora giungere la sua Parola, il suo ammonimento, per risvegliargli la coscienza di ciò che più vale e risuscitarlo dal sepolcro in cui l'uomo si chiude ritenendo che la ricchezza sia il vero bene con cui poter risolvere tutti i suoi problemi e liberarsi da tutti i suoi mali.

Dio non abbandona l'uomo a corrompersi nel suo sepolcro, ma opera in tutto per richiamarlo alla vita, e anche questo è un segno dell’amore che Dio ha per l'uomo.

La ricchezza non risolve i problemi degli uomini, ma li complica, li rende ossessivi e insolubili, facendo loro sprecare la vita dietro cose che valgono niente. L'amore alla ricchezza è una vera miseria agli occhi di Dio, quindi è una vera miseria in realtà, poiché rende gli uomini ottusi ai veri valori, incapaci di vedere, di amare, di credere in Dio, incapaci di vivere il loro destino, di essere disponibili interiormente per cercare e conoscere Dio: l'unica avventura per la quale ogni uomo è stato creato. Si ritengono giustificati da ciò che non li può giustificare.

Chi ama la ricchezza non è più padrone della sua anima, né del suo tempo interiore, né della sua mente, e mentre si vanta di essere libero, è carico di catene e schiavo di tutto. L’amore alla ricchezza costruisce catene e scava abissi tra l’anima e Dio. “Non potete amare Dio e il denaro.

Se principio di intelligenza nell'uomo è l'amore per Dio e il desiderio di conoscerLo, principio della stoltezza nell'uomo è l'amore alla ricchezza. La Parola stessa di Dio dice: «l'uomo quando è ricco non capisce più niente; non vede più il fine, non conosce più la vita, non capisce più i segni che Dio gli pone davanti ogni giorno, sulla porta stessa della sua casa, per salvarlo».

La ricchezza rende l'uomo cieco e quindi lo priva della vita: egli vende ogni giorno la sua vita spirituale per un piatto di lenticchie. E' la parabola del ricco che pensava solo a mangiare, a bere, a star bene, e del povero che se ne stava sulla soglia della casa di lui ad elemosinare quello che cadeva da quella mensa. Era Dio che si era posto alla porta di quel ricco, per salvarlo, se mai l'avesse visto.

 

 (articolo pubblicato il 15.10.1980,

sul settimanale Diocesano “La Fedeltà”, scritto da Luigi Bracco)

 

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