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Se siete risorti con Cristo  V parte - Fine

 


Dio non ha bisogno delle nostre mani per cambiare il mondo, ma siamo noi che abbiamo bisogno della sua mano per cambiare i nostri cuori e i nostri pensieri, per illuminare le nostre tenebre e per ritrovare il senso della nostra vita e la nostra armonia con Lui.

Non si tratta di fare un mondo che sia credibile ai nostri occhi, ma di purificare i nostri occhi per vedere ed intendere le lezioni che Dio ci dà nel mondo. Non si tratta di cambiare le lezioni, ma di capirle.

Non è la verità che deve adattarsi a noi, ma siamo noi che dobbiamo adattarci alla Verità. Non è la vite che ha bisogno del tralcio, ma è il tralcio che ha bisogno della vite per vivere e per portare frutto. Siamo noi che abbiamo bisogno di conoscere la Verità. «Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi».

L'uomo porta in sé una vocazione irreversibile che ha il marchio della eternità. Ogni uomo è voluto, chiamato e destinato da Dio a conoscere la Verità ed a partecipare della sua Gloria eterna. L'eterno, l'infinito, è la vera dimensione dell'uomo. Privarlo di questo impegno con l'infinito di Dio è ridurlo ad un corpo in disfacimento che prima o poi dà i segni della decomposizione.

Siamo noi che abbiamo bisogno di conoscere Dio per ritrovare la vita in noi e l'armonia con tutte le cose. La vita, l'unità e l'armonia sono opera di Dio, non degli uomini. E' la conoscenza di Dio che crea comunione di pensieri, di interessi, di volontà e di vita. Non conoscere Dio è principio di divisione e di conflitti; non conoscere Dio è essere nella morte.

Gesù dà la vita e salva perché reca al mondo la conoscenza del Padre. Egli è la rivelazione viva, personale di Dio. «Signore mio e Dio mio!» aveva esclamato l’apostolo Tommaso di fronte al suo Signore risorto, quando questi era ritornato per sottomettersi a lui; «vieni, tocca, guarda!». Fu per significarci che anche dopo che Cristo è risorto noi possiamo ancora trovarci nel nostro vecchio mondo in preda al male ed aver bisogno che Cristo ritorni a morire per noi. La passione di Cristo e la sua morte continuano in ogni uomo fino alla fine del mondo.

Non basta che Cristo sia morto e risorto! Bisogna intendere ciò che ha voluto significarci con tale morte e con tale resurrezione.

«Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, non quelle della terra; preoccupatevi delle cose invisibili, non di quelle invisibili». La misura della nostra risurrezione è data da ciò che noi cerchiamo.

Cristo è morto e risorto per aiutare la nostre anime ad occuparsi delle cose invisibili, e ci ha condotti al giorno di Pentecoste perché noi con il suo Spirito potessimo penetrare sempre più profondamente nella contemplazione dei segreti di Dio e del suo regno, a cogliere la visione dell’invisibile: una realtà tutta nuova della quale traspare il regno di Dio in tutto: luce che piove su tutto.

Si tratta si cambiare noi stessi e di affidarci a Dio anziché pretendere che Dio si affidi a noi ed alle nostre pretese. La Verità non si affida agli uomini, ma sono gli uomini che debbono affidarsi alla Verità. «Vi affido al Signore e alle parole della sua Grazia, che ha il potere di edificare» diceva S. Paolo.

Dobbiamo convincerci che non siamo noi che custodiamo la Verità, ma è la Verità che custodisce noi. Qui sta la nostra conversione. Si tratta di cambiare noi stessi e di preoccuparci di riconoscere il nostro rapporto con la Verità, se vogliamo risorgere.

La conversione vera sta nella nostra dedizione alla Verità. «Consacrali nella Verità» pregava Gesù il Padre, per tutti coloro che avevano creduto e che avrebbero creduto in Lui. E S. Paolo scriveva ai Romani: «Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma convertitevi rinnovando la vostra mente per poter discernere l’intenzione di Dio».

Convertirsi è cercare la comunione con l'intenzione di Dio. Non è Dio che deve entrare in sintonia con noi, ma siamo noi che dobbiamo entrare in sintonia con Dio. Allora vedremo aperti ai nostri passi, ai nostri pensieri, la porta che ci introduce nella conoscenza di Dio.

L'universo è un luogo teologico in cui si annuncia la Verità a chiunque, perfino all'analfabeta; ma la conoscenza della Verità è un luogo sacro, e il sacro è una dimensione in cui ci si può inoltrare solo con spirito di povertà, di fede, di amore, dietro le Parole di Dio: sono queste che ci danno la possibilità di varcare il confine tra il mondo visibile e il mondo invisibile.

 

(articolo pubblicato il 29.05.1980,

sul settimanale Diocesano “La Fedeltà”, scritto da Luigi Bracco)

 

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