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Mercoledì 28 ottobre 2020

(cassetta di venerdì 28.10.1992)

 

 

Gesù se ne andò sul monte a pregare

 (Lc 6,12-19)


In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.  Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo, Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore

 

(28:20)

Cina: Prima di ogni cosa bisogna cercare il Pensiero di Dio.

Luigi: Prima di ogni cosa bisogna andare in montagna.

Delfina: Ogni decisione di Gesù, viene preparata con il silenzio…

Luigi: … e sulla montagna. E tutto questo lo fa per noi, per farci capire quello che va messo prima di tutto; perché la montagna è il simbolo di ciò che va messo prima di tutto, in alto, al di sopra di tutto. “Quando mi avrete innalzato, attirerò tutto di voi a Me”. Però bisogna andare in montagna.

Maria: Gesù andava spesso in montagna per pregare.

Luigi: Infatti i fatti più importanti anche nell’Antico Testamento, sono avvenuti tutti in montagna; da Mosè sul monte Sinai, al monte Oreb per i profeti, il Carmelo, il Calvario. La Trasfigurazione avvenne sul monte Tabor.

Maria: Gesù è la guida che ci porta in montagna, anche se è difficile arrivare alla meta, se perseveriamo, con Lui ci possiamo arrivare.

Luigi: Ma certo, è la difficoltà che dà bellezza.

Maria: Quando Gesù scende dalla montagna sceglie i dodici, che significato ha?                                                                             

Luigi: Prima di tutto è Lui che sceglie, non siamo noi che scegliamo, quindi l’iniziativa è sempre sua. I dodici rappresentano tutta l’umanità; dodici è il numero completo; dodici sono le tribù di Israele. Israele è stato scelto da Dio come popolo di attori che dovevano recitare una certa parte sulla scena del mondo per tutti i popoli. Quindi sulla scena sono rappresentati tutti i popoli, affinché ognuno avesse la sua lezione.

Franco: Dodici è un numero chiuso.

Luigi: Si, perché i posti sono pochi.

Giovanna: I dodici aderiscono tutti alla chiamata di Gesù.

Luigi: Si, anche Giuda, l’uomo di Kairot. Dio è il padrone dell’universo.

Giovanna: Dio chiama chi vuole ma non tutti rispondono.

Luigi: Erano suoi discepoli. Lui li ha chiamati, erano disponibili per cui sono andati; tra questi però ha scelto un Giuda. Nei dodici è rappresentata tutta l’umanità, per cui anche noi possiamo essere un Giuda. E allora era necessario che sulla scena del mondo ci fosse un Giuda. Noi possiamo essere Pietro, possiamo essere Giovanni, Bartolomeo e possiamo anche essere Giuda; per cui è necessario che ognuno di noi abbia uno specchio per potersi ritrovare. Dio a nessuno ha tolto la speranza.

Giovanna: Gesù prima di fare qualcosa lo contempla nel Padre.

Luigi: Si, perché “il Figlio non fa niente se non lo vede fare dal Padre”.

Giovanna: Si, ma nonostante contempli tutto nel Padre, sceglie anche un Giuda.

Luigi: L’ha fatto di proposito, l’ha costruito Lui, l’ha voluto Lui, era necessario per evitare che tanti altri fratelli diventassero Giuda. Nei fiumi del Brasile ci sono i piranha e quando i mandriani guadano il fiume con la mandria, prendono la bestia più vecchia, più malata, e la lasciano andare per prima; in tal modo, mentre tutti i piranha si concentrano su quella, spolpandola completamente, la mandria passa. È un simbolo del Cristo. Anche Giuda è stato posto lì per noi, per evitare a noi (gregge) di essere dei Giuda. Don Mazzolari diceva: “Io voglio bene a mio fratello Giuda, perché ha fatto una parte molto infelice per evitare a me di essere un Giuda”. Noi in cielo ringrazieremo anche Giuda, perché in Giuda c'è l’opera di Dio.

Giovanna: Chi fa l’esterno è lo stesso che fa l’interno.

Luigi: Certo.

Giovanna: Però chi fa questa parte fuori, può esserlo anche dentro.

Luigi: Sei mai andata a teatro?! Le scene che si presentano sono recitate da uomini; non puoi identificare la parte che l’uomo recita con quello che l’uomo è; non puoi dire che quello è un delinquente perché sulla scena recita un delitto. Quel delitto l’ha recitato per te che sei spettatore. Sei tu che devi imparare la lezione. Tu non puoi andare a denunciare quel tale che ha ucciso sulla scena. Ti direbbero che sei matta. Sei matta perché non hai capito che la lezione era per te; quell’uomo stava recitando per te. E tu?

Noi ci troveremo di fronte a Dio che ci dirà: “Ero io!”, “Ero io!”, “Ero io che facevo recitare agli altri quella parte per te!”. Perché Dio non ha creato solo l’universo, le stelle, ma ha creato anche gli uomini, per ognuno di noi.

Marisa: Non c'è il rischio che la parte che Dio fa recitare al fratello ci prenda troppo, al punto da non vedere più Dio che opera nella creatura?

Luigi: Certo, infatti può accadere che scegli la guida per andare sul Monte Bianco, e ad un certo momento ti innamori della guida e non ti interessa più salire sul Monte Bianco. C'è questo rischio; per cui se non riferiamo in continuazione le cose a Dio, rimaniamo schiavi della parte che recita l’attore; ci innamoriamo della parte che recita l’attore. Ammaliati dalla parte che recita l’attore, ad un certo momento ci accorgiamo che l’uomo è tutto diverso dalla parte che Dio gli ha fatto recitare; e restiamo ingannati. Noi confondiamo la parte recitata con l’uomo.

Franca: Gesù passò la notte in preghiera in montagna e poi chiamò a Sé i discepoli.

Luigi: Certo, perché: “Non siete voi che avete scelto Me ma sono Io che ho scelto voi”, dobbiamo sempre avere questa consapevolezza. Altrimenti diciamo: “Sono io che ho preso i voti; sono io che mi sono consacrato”. Ci vuole sempre questa consapevolezza: è Lui il Creatore, è Lui l’Autore, è Lui che fa tutto.

Quindi riferisci tutte le cose a Lui, accetta tutto da Lui, considera Lui soggetto di tutto, addirittura dei tuoi stessi pensieri, perché Lui è il soggetto, è Lui che ti fa pensare, è Lui che ti fa pregare, ma è sempre Lui. Guai se tu trascuri questo, perché questo è il rapporto essenziale. Lui è il Creatore, Lui è il Signore, noi siamo le creature. Dio ci chiama a Sé, perché ci ha creati per Sé; perché la nostra vita è nascosta in Dio.

E’ soltanto cercando Dio che tu trovi la tua vita, altrimenti no, tu fai la morte.

 

Franca: Comunque non è che uno non sappia il fine per cui Dio ci ha creati, però Dio ci fa passare un periodo della nostra vita in cui crediamo di fare bene andando in missione.

Luigi: Appunto perché non ci rendiamo conto che cosa vuole dire mettere Dio prima di tutto. Noi magari facciamo un voto: “Signore, io mi consacro a Te” e poi in realtà ci consacriamo alle pentole, alla pulizia della casa!

Franca: Però è anche necessario passare attraverso questo.

Luigi: E’ necessario perché non abbiamo intelligenza. Se ci fosse intelligenza non sarebbe necessario, perché Dio ha fatto le cose bene. Per cui “prima di tutto” è “prima di tutto”; invece noi diciamo: “prima di tutto” e invece prima di tutto mettiamo tutto il resto.

 

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