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  Audio dell'intero incontro

Mercoledì 21 agosto 2019

(Tratto dalla cassetta del 21 agosto 1991)

 

… li mandò nella sua vigna

(Mt 20, 1-16)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno i primi e i primi, gli ultimi».

 

 Parola del Signore

 

Delfina: La ricompensa è uguale per tutti, sia per quelli che hanno lavorato dalla prima ora, sia per quelli che hanno lavorato solo un’ora.

Luigi: Non bisogna pretendere, perché i doni di Dio sono liberi. Di fronte alla persona, e la persona è un essere libero, non bisogna mai pretendere. E non bisogna offendersi se dà più a uno piuttosto che ad un altro.

 

Maria: Non tutte le persone sono chiamate alla stessa ora …

Luigi: L’iniziativa è di Dio, certamente.

 

Valeria: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi”; vuol dire a fare niente, o vuol dire a fare niente per conoscere Dio?

Luigi: A fare niente nel mondo. Magari noi sudiamo ventiquattrore su ventiquattro, fatichiamo, col risultato di trovarsi davanti il Signore che ci dice: “Perché tutta la vita hai fatto niente?”. A chi dice: “Ho faticato tutta la vita, ho impiantato fabbriche, ho fatto carriera, ho governato degli stati, ecc.” il Signore dirà: “Hai fatto niente!”. Dopo aver sudato tanto il risultato è che ti trovi davanti Uno che ti dice che hai fatto niente.

 

Agata: Non tutte le persone sono chiamate alla stessa ora, perché questa è volontà di Dio.

Luigi: L’iniziativa è di Dio! Noi dobbiamo imparare a vivere nell’iniziativa di Dio, non nell’iniziativa nostra. È Lui il Signore! E se Lui non chiama, noi facciamo niente; anzi, non vediamo nemmeno il lavoro da fare!

Agata: Non è anche questione di intensità?

Luigi: Si, nella risposta. Ma l’iniziativa deve essere di Dio, altrimenti noi facciamo solo del rumore da mattino a sera e concludiamo niente.

 

Marisa: Qui non viene precisato il tipo di lavoro che viene fatto nella vigna.

Luigi: È il lavoro del Signore.

Marisa: Perché in effetti il lavoro grosso lo fa Lui.

Luigi: Si. Che consiste nel chiamarci a lavorare la sua vigna: quello è il grande lavoro.

Marisa: Noi siamo gli esecutori.

Luigi: La vigna del Signore è Lui stesso. Lavorare in Lui vuol dire conoscerlo. Quindi è Lui che ci chiama a conoscerlo: “Sforzati di entrare nella vita eterna, sforzati di conoscermi”. È Lui che chiama; chiama a tutte le ore, però l’iniziativa è sua. La risposta è scandalosa.

Marisa: “Mormoravano perché avevano sopportato il peso della giornata e il caldo”

Luigi: È lì la grande fregatura.

Marisa: C'è qualcosa che non quadra.

Luigi: Non quadra perché hanno faticato, hanno sudato tutta la giornata mentre avrebbe dovuto essere un momento di gioia. Loro hanno visto l’impegno con Dio come un dovere, non come un atto d’amore, come una dedizione, come una gioia. E allora nella ricompensa sentono l’offesa. Perché uno che ricompensa l’altro e poi dice: “io delle mie cose posso fare quello che voglio”, si sente dire: “Benissimo, tu puoi fare quello che vuoi, però perché non ami anche me come ami l’altro? Tu hai dato a quello che è andato a lavorare alla sera lo stesso denaro che hai dato a me che ho cominciato a lavorare fino al mattino”. E il padrone dice: “Se io sono buono, se voglio dare a quell’altro lo stesso denaro che do a te”, “Così tu dimostri che ami più quell’altro di me: e perché non ami me come ami l’altro?”. L’ingiustizia sta nel fatto che c'è una differenza d’amore. Ma perché c'è questa differenza d’amore? La differenza si rivela qui: chi è andato a lavorare all’ultima ora non è andato per ricevere una ricompensa. Chi è andato al mattino è andato per la ricompensa. Tant’è vero che quando riceve la paga si lamenta perché: “io ho sudato, io ho faticato”. Per cui il suo impegno con Dio è stato una fatica, non è stato una dedizione d’amore. Quelli dell’ultima ora sono andati per far piacere, o per togliersi dalla noia del giorno, ma non certamente per la ricompensa. Quindi se tu lavori nel pensiero del tuo io, quella ricompensa ti ferirà; se tu invece lavori nel pensiero di Dio, superando il pensiero del tuo io, la tua ricompensa sarà motivo di gioia.

 

Giovanna: Fintanto che il Signore non chiama noi non siamo responsabili.

Luigi: Se Dio non chiama tu non puoi nemmeno vedere il lavoro che c'è da fare, perché è Lui che chiamando ti fa vedere, è Lui che ti dà la possibilità, altrimenti noi ce lo sogniamo! Diciamo: “Che noia tutta la vita!”, perché non sappiamo che cosa fare.

Giovanna: Ma è possibile che ci sia un tempo che Lui non chiama?

Luigi: Non soltanto è possibile, ma questo tempo c'è! C'è per farci toccare con mano che l’iniziativa è sua, che l’opera è sua, che il dono è suo. Come c'è il tempo in cui tu invochi la luce e Dio non ti dà la luce, così c'è un tempo in cui sei annoiata perché non vedi che ci sia qualcosa che valga nella tua vita, e lo trascorri a fare niente. Fatichi magari da mattina a sera ma fai delle cose che non rispondono a quel desiderio di eternità che porti dentro di te. Tutti i giorni fai da mangiare e in cinque minuti mangiano tutto, oppure non lo mangiano nemmeno! A cosa vale tutto questo? Tutta la nostra vita è così: si fatica, si suda, per che cosa se poi restiamo con niente? A che cosa serve la vita? Ecco, subiamo questo senso di vanità che ci pesa, che ci frustra. Tutto questo è per farci capire che se Dio non ci aiuta, se non ci soccorre, se non viene Lui, noi né ottieni la luce, né vediamo come valorizzare la nostra vita. Se Dio non ci fa prima toccare con mano che nonostante tutti i nostri sforzi, non possiamo giungere alla luce, quando giunge la luce, non la vediamo come dono di Dio, la vediamo come merito nostro. Invece se ci sforziamo e non otteniamo niente, quando la luce arriva diciamo: “Ah, questo è dono di Dio!”.

 

 

 

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