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Mercoledì 29 maggio 2019

(Tratto dalla cassetta del 19.5.1993)

 

Molte cose ho ancora da dirvi

(Gv 16,12-15)

 

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

                         

 

Pinuccia: Ho trovato molto bello l’annuncio di Paolo nella prima lettura.

Luigi: In queste parole ti fa vedere un disegno unitario, ti fa vedere il senso di tutta la creazione di Dio; cioè la creazione di Dio ha questo fine: risvegliare in te l’interesse per conoscerlo, per la ricerca di Lui. E tu ti devi buttare in questa ricerca, anche se vai a tentoni, anche se non sai dove sbattere; l’importante è che tu cominci. Queste parole danno un’unità alla tua vita, ti danno la possibilità di dare un significato alla tua vita. Noi invece cosa facciamo? Moltiplichiamo gli idoli. Moltiplicando gli idoli ci disperdiamo, perché diciamo: “io credo in Dio ma credo anche negli affari; credo anche che bisogna darsi da fare per mangiare, per vestirci per guadagnare”.

Pinuccia: Questa lettura ci fa capire che bisogna dosare il pane in base alla fame.

Luigi: Quello che ti fa dosare il pane è la presenza di Dio. Se tu hai presente Dio dosi il pane. Quello è già un segno se in te è presente lo Spirito di Dio oppure no: se in te non è presente lo Spirito di Dio tu vai sempre oltre, cerchi di imporre. Ed è finito! Quello rivela che tu non hai lo Spirito, perché cerchi di fare l’altro secondo il tuo stampo.

Pinuccia: Paolo ha fatto questo discorso ai pagani, però se l’avesse fatto ai Giudei...

Luigi: Si, ma anche gli Ebrei non sopportavano la resurrezione. Quindi, pensa un po’…

 

Maria: “Molte cose ho ancora da dirvi...”

Luigi: Niente vi sarà nascosto. Lo Spirito Santo è il compimento di tutta l’opera di Dio. Fintanto che non riceviamo lo Spirito Santo siamo in cammino; quindi corriamo il rischio di fermarci, di confonderci, di scambiare un mezzo per il fine. Pentecoste è la venuta dello Spirito Santo, che è condizionata a certe cose ben chiare che Gesù ha definito; non è un atto magico, ma è un problema di conoscenza. Conoscenza del Padre e del Figlio: “In quel giorno noi verremo e faremo la nostra dimora presso di lui”, quindi scoperta della presenza del Padre e del Figlio in noi.

 

Valeria: “Vi annuncerà le cose future”, cosa significa?

Luigi: La Verità completa, la Verità eterna. Futuro agli occhi dello Spirito è ciò di cui dobbiamo ancora prendere consapevolezza. Tutto è presente in Dio, però ci sono cose che noi attualmente abbiamo capito e cose che non abbiamo ancora capito: le cose da capire rappresentano il futuro. “Lo Spirito Santo vi porterà a vedere la Verità in tutto”, la Verità completa, il disegno di Dio in tutto.

 

Osvaldo: “Quando verrà lo Spirito di verità ...”, lo Spirito Santo viene per tutti, per chi è preparato e per chi non lo è. Colui che non è preparato viene "incenerito"?

Luigi: Certo, la venuta dello Spirito coincide con la morte; non con la nostra morte naturale, ma la morte come distacco da tutto. Infatti Gesù dice: “Bisogna che io me ne vada altrimenti non può venire in voi lo Spirito”. Siccome Lui è la sintesi di tutta l’opera di Dio, dicendo: “Bisogna che io me ne vada”, è necessario che tutta l’opera di Dio se ne vada perché noi abbiamo a ricevere lo Spirito che viene dal Padre. Perché fintanto che c’è in noi l’opera di Dio, questa ci distoglie dal ricevere lo Spirito del Padre, perché abbiamo un’altra realtà con noi; fosse anche il Cristo, ma abbiamo un’altra realtà. Questa “altra realtà” che abbiamo con noi ci impedisce di ricevere lo Spirito dal Padre. Ora, la fine di tutte le cose, coincide con la morte, la notte, che è distacco da tutte le cose per metterci in rapporto personale con il Padre, per ricevere dal Padre quello che deriva solo dal Padre. Ecco per cui il Figlio dice: “È necessario che io me ne vada, perché se non me ne vado non può venire in voi lo Spirito. Ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò dal Padre”. Evidentemente ci manda dal Padre una cosa che Lui non ci può dare, che la dà soltanto il Padre.

Osvaldo: Quindi o riceviamo lo Spirito, oppure quando arriverà…

Luigi: La Verità arriva nel momento in cui si impone, stiamo andando tutti verso un giorno di Verità; può darsi che noi non siamo capaci di sopportare questa Verità. Perché noi sopportiamo la Verità soltanto in quanto ce l’abbiamo dentro; sopportiamo l’infinito soltanto in quanto lo portiamo dentro di noi. Allora, se si impone, la verità viene a noi come una cosa impossibile da capire: è una cosa che ci annulla tutto, che ci confonde tutto. E non la si può sopportare, non la si può capire.

Osvaldo: Allora, quand’è che riuscirò almeno ad entrare in Purgatorio?

Luigi: Quando avrai messo Dio prima di tutto. Tu entri in Purgatorio in quanto sei orientato a Dio, in quanto hai messo Dio prima di tutto. Purgatorio è purificazione da tutto quello che non rientra ancora in quel prima di tutto. Se non sei orientato non puoi entrare in Purgatorio. Purgatorio è dove tu purghi; ma tu purghi in quanto hai già un fine ben preciso: ti purghi in quel fine. In te ci possono essere tante cose che non rientrano in quel fine, allora c’è la purgazione, in modo da essere tutto puro in quel fine.

Osvaldo: E in Purgatorio sono ancora nel tempo.

Luigi: Si, infatti il Purgatorio è soggetto a finire; quindi vuol dire che è soggetto al tempo. L’eterno è costituito soltanto dal Paradiso e dall’Inferno.

 

Giovanna: Basta avere presente l’intenzione di Dio e poi, anche se non si riporta tutto a Dio...

Luigi: Ma guarda che tu hai un’intenzione in quanto cammini in quell'intenzione. Non basta avere un’intenzione e poi vivere per altro: la perderesti. Non puoi restare nella luce se non cammini nella luce. Non puoi avere l’intenzione di andare a Cuneo e poi andare a Torino. Non puoi avere due intenzioni: un’intenzione scaccia l’altra.

Può accadere che pur avendo presente l’intenzione di Dio (che è di farsi conoscere), non riesci a portare tutto a Dio; e rimani intossicata. L’intossicazione è data da un alimento non assimilato: non giungi a capire, non porti a compimento.

Quindi tu puoi avere una meta e sbagliarti lungo la strada. Tu vuoi andare a Cuneo, sei convinta, però strada facendo sbagli la strada: quando te ne accorgi, torni indietro e prendi quella giusta. Questo è l’esempio di peccato veniale: hai un’intenzione fondamentale, ma ti distrai; però siccome è predominante l’intenzione fondamentale, hai la possibilità di rinsavire. Mentre il peccato mortale è avere un’intenzione diversa da Dio: vivi per altro da quello che Dio ti ha detto.

“Io ti ho creato perché tu mi conosca”, questa è l’intenzione fondamentale. Se tu vivi per il denaro, sei in peccato mortale, perché vivi per un’intenzione diversa da quella di Dio. Invece puoi avere presente l’intenzione fondamentale e a volte fermarti, e dire: “Oh che bello questo!”. È una deviazione, ma non ti porta via l’intenzione fondamentale; anzi, ti richiama: “Guarda che stai perdendo tempo prezioso!”.

 

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