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Mercoledì 20 marzo 2019

(Tratto dalla cassetta del 10 marzo 1993)

 

Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme

(Mt 20, 17-28)

 

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

 

Franco: Ecco, anche queste parole sono per noi …

Luigi: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme”: è Dio che ti indica il senso della vita. Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme, la città di Dio. A chi domanda: “A cosa serve la vita?”, Dio risponde: “Stiamo salendo a Gerusalemme”.

Franco: Però la Gerusalemme celeste discende da Dio …

Luigi: Certo e in quanto discende da Dio, tutte le città di Gerusalemme terrestri sono destinate a crollare. È lì la fregatura, per cui poi non capisci più niente! Fai conto su una Gerusalemme che è destinata a crollare, poi fai conto su un’altra Gerusalemme che è anch’essa destinata a crollare, tutto questo per convincerti che la vera Gerusalemme è quella che discende dall’alto.

Franco: Oggi siamo stati a trovare un signore che non può più camminare perché è malato e concludevamo dicendo che il Signore poco per volta ci toglie tutto, anche il semplice fatto di fare una passeggiata.

Luigi: È lì che subentra la crisi, perché non si capisce perché Dio operi certi avvenimenti. "Perché prima stavo bene e adesso non più?", "Perché prima potevo andare dove volevo, potevo correre qui, correre là e adesso non lo posso più fare? Perché?". Quando sei giovane puoi andare dove vuoi e poi, invecchiando, subisci la volontà di un Altro che ti impedisce di fare ciò che vuoi. Perché? Noi abbiamo bisogno di trovare una ragione. Ogni avvenimento è sopportabile nella misura in cui ne trovi la ragione; ma quando subisci un avvenimento del quale non riesci a capire la ragione, quello ti diventa insopportabile. Ecco perché bisogna intendere il senso dei tempi, prima che gli avvenimenti accadano. Tutto ha una ragione, ma la devi intendere prima che questi ti piombino addosso. Perché? Perché tutto ti conduce verso la Gerusalemme celeste, cioè a vedere le cose dal punto di vista di Dio.

Noi abbiamo bisogno di vedere le cose dal punto di vista di Dio, perché lì c’è la ragione di tutto. Se invece vediamo le cose dal nostro punto di vista, siamo soggetti al crollo, al fallimento, ed è quello che ti butta a terra.

Franco: Ad un certo punto è necessario fare il salto nell’Infinito per poter guardare tutte le cose dal punto di vista dell’Infinito.

Luigi: E quel salto lo puoi fare soltanto con l’intelligenza. Altrimenti non puoi far altro che pensare come il profeta Geremia nella prima lettura: “Se io faccio bene, ricevo il bene da Dio e se faccio il male Dio mi risponde con il male”; e ad un certo momento anche questa regola salta. Ma allora che senso ha tutto questo?

        C’è un salto da fare: bisogna portarsi in cielo per vedere bene la terra. Dalla terra non puoi capire il significato di tutto ciò che avviene in terra. E quel salto lo puoi fare solo col pensiero portandoti a vedere le cose dal punto di vista del cielo.

Franco: Ecco il significato delle contraddizioni che troviamo nella vita.

Luigi: Quando tu hai acquisito il punto luce, il punto fisso di riferimento, anche se devi fare ancora tanta strada non ha importanza; perché sai che in quel punto fisso a cui fai riferimento, presto o tardi, tutto verrà unificato.

 

Domenico: Quel punto fisso di riferimento deve diventare l’oggetto del mio pensiero messo al di sopra di tutto.

Luigi: Si, perché Dio si trova soltanto in quel prima di tutto. Siccome quando pensi non puoi pensare contemporaneamente due cose, quando pensi privilegi. Ciò che privilegi lo metti prima di tutto.

Domenico: Ma il passaggio da Dio che si fa oggetto del mio pensiero alla scoperta che Dio è il Soggetto del mio pensiero, è il salto nell’Infinito?

Luigi: Si, perché Dio Soggetto è un Infinito. E questo lo scopri già nella fede. Il salto nell’infinito, come concetto, lo fai già nella fede: Dio è l’Essere Assoluto, Dio Creatore, Principio di ogni cosa. Il concetto di Essere Assoluto è il concetto di Uno, quindi Infinito. Anche se Dio si concede a te, non cessa di essere Infinito; è sempre Dio, anche se tu lo uccidi; anche morto resta Dio. E questo significa che dentro di te diventa uno stimolo.

 

Giovanna: Se Dio si fa oggetto del nostro pensiero non è un rapporto giusto.

Luigi: Però, siccome è Dio che si fa oggetto del nostro pensiero, noi non siamo in colpa. Quindi quando Dio si fa pensare da noi, è l’Infinito che si fa pensare da noi, e anche se si concede alla creatura, è sempre Dio! La creatura può anche uccidere Dio, cioè può non tenere conto del Pensiero di Dio, ma Dio resta Dio! Dio è immutabile anche quando si concede a noi. Infatti Cristo non è terra-terra ma è terra-cielo e la parte cielo è intoccabile. E c’è da ringraziare che sia così, perché è proprio attraverso quel cielo-terra che noi troviamo l’uscita di sicurezza.

Per cui anche se tu hai ucciso Cristo, Dio morto in te, ucciso da te, è ancora motivo di salvezza, perché è Dio. Il fatto che Dio sia morto in te, ucciso da te, vuol dire che ne sperimenti l’assenza. Ma Dio assente è una presenza enorme! Non c’è nessuno più presente di quando è assente. Noi siamo attratti dal vuoto, dall’assenza. Perché? Perché portiamo dentro di noi una Presenza.

 

Giovanna: Perché Dio si offre a diventare oggetto del mio pensiero?

Luigi: Perché noi facciamo esperienza che Dio è con noi ma che noi non siamo con Dio. Ecco la nostra grande difficoltà: non riusciamo, non sappiamo come fare ad essere con Dio come Lui è con noi. C’è un dislivello di pensiero: Lui mi pensa ma io non sono capace a pensarlo; Lui mi ama ma io non sono capace ad amarlo come Lui ama me. C’è sempre una frattura, per cui ci sentiamo a disagio.

Lui si offre ad essere oggetto del nostro pensiero, perché soltanto conoscendo come Lui è con me, dà a me la possibilità di essere con Lui. Dio mi dice: “Io ti ho fatto capire come si fa ad essere con me: ti offro il mio Pensiero. Offrendoti il mio Pensiero, tu ti accorgi che Io sono con te. Ora, tu offri a me il tuo pensiero, fallo oggetto del Mio Pensiero e allora tu sarai con Me come Io sono con te”.

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