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Audio dell'intero incontro

 

Mercoledì 2 dicembre 2020

(Tratto dalla cassetta del 2 dicembre 1992)

 

 

 

 

Sento compassione per la folla

(Mt 15, 29-37)

 


In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

 Parola del Signore

(15:10)

 

Delfina: La folla porta i malati a Gesù affinché li guarisca, e poi quando avvengono le guarigioni si stupiscono.

Luigi: Si, perché l’avvenimento supera le loro aspettative.

Delfina: E poi vediamo che il Signore si preoccupa di non rimandarli indietro digiuni.

Luigi: Se li lasciasse andare, potrebbero morire per strada, perché non hanno il nutrimento sufficiente. Per questo, tu preoccupati soltanto di stare in ascolto della sua parola e Lui provvederà a tutto; non preoccuparti di niente, Lui pensa a tutto.

 

Maria: La folla seguiva Gesù da tre giorni perché aveva interesse ad ascoltare la sua parola.

Luigi: Certo, stava cercando Dio prima di tutto; e quando si cerca Dio prima di tutto, Dio provvede a tutto il resto. Perché prima aveva detto: “Cercate prima di tutto il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” e qui dimostra che è proprio così.

 

Franco: Si trovano nel deserto.

Luigi: Si, il deserto rappresenta la fame, il bisogno; nel deserto si muore, si invoca la vita. E Dio arriva là dove noi stiamo patendo questa fame, quindi dove stiamo rischiando la morte.

 

Osvaldo: Il significato profondo della moltiplicazione dei pani qual è?

Luigi: Il pane è sempre in relazione alla fame; è un linguaggio comprensibile. Gesù, in quanto Verbo Incarnato, parla un linguaggio comprensibile da noi, scende a livello di intelligenza di coloro che ascoltano. Quando parli ad un bambino, per farti capire, devi scendere a livello di ciò che lui ha presente; perché se non parli di ciò che l’altro ha presente, lui non capisce. Quindi quando parli bisogna sempre adeguarsi a colui che ascolta in modo che possa avere presente ciò che tu gli stai dicendo. Il capire è sempre riferito a ciò che uno ha presente. Costoro che seguono Gesù da tre giorni nel deserto, la fame l’avevano presente. Il problema di Dio non è quello di fare miracoli, anzi, Lui rimprovera: “Voi se non vedete segni e miracoli non credete”; però l’uomo è tenuto a capire i segni che Dio gli dà. Quindi Dio non li attira facendo il giocoliere, o suonando la grancassa: Dio viene a parlargli. La parola è una cosa diversa dal prodigio, dal miracolo. Parlare vuol dire che scende al loro linguaggio e li conduce a vedere la presenza di Dio; dove c'è fede è possibile, ma dove non c'è fede non è possibile.

Dove non c'è fede si pretende il miracolo. Alcuni dicono: “solo se Dio fa un miracolo si io credo”; ma anche se vedono il miracolo non hanno la possibilità di credere. “Se sei figlio di Dio scendi dalla croce”, Lui non è sceso; ma non scendendo dalla croce ha dimostrato di essere Figlio di Dio, perché portava a compimento l’opera di salvezza proprio restando in croce, non scendendo dalla croce. Se fosse sceso avrebbe fatto un miracolo, che però non sarebbe stato sufficiente per salvarci. Invece restando in croce Gesù ha dato una comunicazione che salva; è la comunicazione che Dio può dare a livello nostro.

Osvaldo: Al massimo dell’impotenza Dio ha dimostrato il massimo dell’onnipotenza.

Luigi: Si, è proprio da questo incontro. Perché noi siamo il massimo dell’impotenza, questo nulla nostro è la condizione per scoprire il tutto di Dio; altrimenti non possiamo scoprire il tutto che è Dio.

Giovanna: Gesù avrebbe potuto creare del pane per sfamarli magicamente, senza chiedere niente a loro, invece ha preso…

Luigi: …quello che gli hanno messo a disposizione. Se tu gli offri un bicchiere d’acqua, Lui lo trasforma in vita per te; ma il bicchiere d’acqua glielo devi offrire. È su ciò che tu, di te,  metti a disposizione di Dio, che Dio compie la trasfigurazione. Per cui Dio muore chiedendoti qualche cosa: “Ho sete”. Dio che dona a tutti, che arricchisce tutti, muore chiedendoti qualche cosa. Perché tu ti rivolgi a Dio, sapendo che è un Essere onnipotente, chiedendogli sempre qualcosa: “Signore, fammi questo, dammi quello” e non ti accorgi che è Lui che chiede a te, è Lui che sta domandando a te, perché la condizione essenziale per poterti donare i suoi doni è questa: mettere a sua disposizione quello che porti in te. Perché è quello che portiamo in te che ti impedisce di ricevere i doni di Dio. Chiedendoti qualcosa, ti dà la possibilità di aprirti all’Infinito. E Lui ti dona l’Infinito, ma ci vuole la tua offerta, limitata, di cose finite che sei tu, per accogliere l’Infinito che Lui è.

 

Giovanna: Il fatto che fa distribuire il pane dai discepoli, cosa significa?

Luigi: Gesù si fa dare i pani, li dà e i discepoli li distribuiscono. Ognuno di noi può dare soltanto nella misura in cui riceve da Dio. Però Dio ci chiede, ce lo trasfigura in dono suo, come Spirito suo, ce lo dà affinché lo distribuiamo. Perché ognuno di noi potrà trattenere solo ciò che avrà saputo dare. Se teniamo per noi, con noi, qualcosa, quel qualcosa lo perdiamo. Noi otterremo soltanto ciò che avremo donato a Dio.

Dio si presenta anche nei fratelli, sotto forma di fame, sotto forma di bisogno; ma se tu tieni presente Dio, anche nei riguardi dei fratelli, ti rapporti sempre a Dio. È come la mamma che dà la caramella al bambino e poi gliela richiede: è proprio da questa corrispondenza che si crea l’amore. L’amore è un infinito che è ben al di sopra di una caramella. Eppure attraverso questa caramella, che è un segno, data e richiesta, si crea un’apertura verso l’infinito e si crea l’amore.

Franca: Questa folla che si raduna intorno a Gesù, che sono storpi, ciechi, sono i nostri pensieri malati?

Luigi: Si, sono i nostri pensieri malati che sono storpi, malati, ciechi, zoppicanti, schiavi, morti: sono lì che fanno ressa attorno a Gesù.

Franca: Nel deserto si forma il bisogno.

Luigi: Si, deserto vuol dire aridità, vuoto, assenza di vita; nel deserto si muore quindi si ha bisogno di aiuto; e questi malati rappresentano i nostri pensieri malati che hanno bisogno di Cristo. Cristo non viene per i pensieri sani, ma per i malati.

 

Agata: “…e glorificava il Dio di Israele”; quindi Gesù compie queste grandi cose, questi miracoli, perché contempla continuamente il Padre, ed è un esempio per noi.

Luigi: Si, perché noi siamo malati perché non portiamo tutto a Dio. Quindi tutto ciò che non portiamo a Dio, che resta in noi incompiuto, quello ci fa ammalare. Infatti Gesù predicava il regno di Dio, e predicando il regno di Dio guariva ogni sorta di malattie. Quindi l’uomo si ammala e muore per quanto non riporta a Dio; Cristo guarisce e risuscita, in quanto porta a Dio. I pensieri stessi in noi, non riportati a Dio, ci avvelenano, ci intossicano, ci fanno morire.

 

Silvana: L’importante è che si formi in noi il bisogno di incontrare Uno che ci liberi dalla nostra schiavitù.

Luigi: Si, perché nel bisogno si forma il Volto di ciò che risponde al tuo bisogno. È nella notte che si forma il Volto di ciò che ti può illuminare. Nel bisogno si veglia e nella veglia si forma il disegno di colui che ti può liberare; e lo puoi identificare.

Silvana: Ma il disegno è specifico di Colui che ci libera in quel modo?

Luigi: Si forma il volto, ma tu non sai come si formi; però si forma il bisogno di Lui.

Silvana: Si forma il bisogno di essere liberati.

Luigi: Si forma il pensiero di ciò che ti può liberare dalla tua situazione. Ed è quel pensiero che ti farà identificare il Cristo. Durante la notte si forma il disegno del sole che sorge, del giorno.

 

 

 

 

 

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