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Audio dell'intero incontro

 

Mercoledì 30 settembre 2020

(Tratto dalla cassetta del 30 settembre 1992)

 

Ti seguirò, Signore; prima però…

(Lc 9,57- 62)

 

 

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno se mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».                           

Parola del Signore

 

(15:22)

 

Delfina: Gesù li rimprovera tutti e tre: il primo perché motivato dall’entusiasmo del momento, voleva seguire Gesù senza preparazione; il secondo perché antepone le necessità del mondo a quelle di Dio; il terzo perché è nel pensiero del proprio io, infatti Gesù gli fa capire che Dio non è il “dopo” ma è il “presente”…

Luigi: Gesù gli fa capire che Dio deve essere messo prima di tutto.

 

Maria: Quando il Signore ci fa arrivare la parola di Dio la dobbiamo accogliere, non dobbiamo rimandare altrimenti non arriveremo mai in cima a quella scala dove Lui ci aspetta.

Luigi: Se rimandiamo non lo troveremo più.

 

Valeria: “Ti seguirò dovunque tu vada”, possono essere solo parole.

Luigi: Si, sono solo parole dettate dal sentimento. Infatti Gesù, a coloro che sono mossi da tanto sentimento dice: “Prima fa bene i conti a tavolino”, cioè riconosci le esigenze, altrimenti rischi di essere tagliato fuori; arrivato a metà dell’opera, non potrai più proseguire.

Valeria: “Se non siete fedeli nel poco, come potrò darvi il molto?”.

 

Giovanna: “Un tale, dice Gesù …”, non è iniziativa di Gesù.

Luigi: Si, infatti quando si è mossi dal sentimento si prende l’iniziativa; ma a queste condizioni non puoi seguire Gesù.

 

Marisa: Aspetto finché non sento che il Signore Gesù mi chiama.

Luigi: Certo, l’importante è restare in attesa.

 

Silvana: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annuncia il regno di Dio”. Vuol dire: “Su questo segno annuncia il regno di Dio?”.

Luigi: Tu va e annuncia il regno di Dio. Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu non ti preoccupare, ci pensa il Signore a seppellire i morti. Tu preoccupati di annunciare il regno di Dio. Preoccupati di annunciare che Dio regna in tutto. Il regno di Dio è vicino a tutti; bisogna annunciarlo altrimenti saremmo portati via da altre cose. Quindi non preoccuparti. Seppellire i morti è un’opera di misericordia. Non preoccuparti neanche delle opere di misericordia. Anche dei poveri, non preoccuparti, cerca il regno di Dio prima di tutto. Quello va messo al di sopra di tutti, di qualunque cosa.

 

Franca: Non possiamo seguire Gesù se l’iniziativa cade in mano nostra.

Luigi: Quando però ci chiama non possiamo avanzare delle scuse, perché altrimenti la cosa cade nella nostra iniziativa e restiamo tagliati fuori. Si cammina in quanto si resta nell’iniziativa di Dio; altrimenti non si entra. È Lui che parlando ci fa entrare. Questo significa che è necessario essere disponibili quando la parola arriva. Se diciamo: “Ancora cinque minuti e poi verrò da te”, siamo tagliati fuori, non lo troveremo più, perché siamo caduti nella nostra iniziativa: “Sono io che…”. Eternamente non potrai dimenticare quel: “sono io che…”. Non puoi cancellare il tuo io. Si entra nel regno di Dio non dicendo: “io che …”, ma si entra dicendo: “Tu…”. E questo succede quando non si mette Dio prima di tutto.

 

Agata: Prima Maria ha detto che quando arriva la parola di Dio bisogna accoglierla. E tu hai risposto: “Altrimenti la perdi”. Questo mi preoccupa perché basta un pensiero, una parola non riportata a Dio per perdere Dio.

Luigi: Infatti Gesù dice: “Vi sarà chiesto conto di ogni parola detta inutilmente”.

Agata: Però mi dà speranza il fatto di potermi sempre riagganciare a Dio. Lo perdo anche se cerco di ricollegare?

Luigi: Lo perdo quando l’iniziativa cade in mano mia. E là dove c’è la mia iniziativa perdo il rapporto con Colui che è il Principio, perché non lo riconosco più come Principio. Do luogo ad un’azione, ad una parola che è giustificata nel mio io; non è più giustificata in Dio. Dal momento in cui io dico: “Cinque minuti e sono da te …”, la cosa parte da me. Ora, questo mio io che mi ha fatto dire queste parole, mi impedisce adesso di riconoscere Dio come Principio. Se io potessi dimenticare il mio io, tutto il mio mondo, vedrei Dio come Principio. Lo dice San Paolo: “Tutto considero una perdita, e tutto lascio indietro, per Cristo”.

Allora, se dimentichi te stessa, se Dio ti chiama, lasci la pentola sul fuoco, non ti importa. Se invece dici: “Eh già, poi brucio l’arrosto!”, vuol dire che hai presente il tuo io, e la pentola sul fuoco diventa importante per te, e hai perso Cristo. Non lo trovi più. Perché il tuo io, quell’azione di tua iniziativa, non la puoi cancellare. E quella ti impedisce di restare nell’iniziativa di Dio. Non si può restare con Dio senza rimanere nella sua iniziativa, perché Lui è il Principio. Non possiamo restare con Lui che è il Principio se diamo luogo, col nostro io, ad un altro principio. È Lui che muove l’azione. Noi entriamo nel regno di Dio in quanto Lui muove l’azione, non in quanto noi muoviamo l’azione.

 

Franco: Allora l’ammonimento che ci viene da tutti questi tre esempi è quella di rimanere nell’iniziativa di Dio.

Luigi: Si, la cosa più importante è di rimanere nell’iniziativa di Dio. Perché Lui è l’Iniziatore, Lui è il Principio. Non possiamo restare con Colui che è il Principio se abbiamo un altro principio: per forza lo perdiamo! Per questo per noi è molto difficile restare con Dio. Noi arriviamo sempre in ritardo. Lui è già passato. Noi perdiamo un’infinità d’iniziative. Bisogna imparare a vivere nell’iniziativa di Dio. Bisogna imparare a pensare con Dio, a parlare con Dio, ma sempre mossi da Dio in modo da poter essere giustificati. Allora restiamo con Dio. “Signore, mi hai detto questo, allora io faccio questo. Mi hai detto quello allora io faccio quello”. In tal modo restiamo con Dio.

Non si resta con Dio dicendo: “Signore, Signore” da mattina a sera. Così siamo lontanissimi da Dio, e Lui non ci conosce. E se diciamo “Ma io sono la sposa di Dio”, Lui ci chiude la porta in faccia e ci dice che non ci ha mai conosciuta. Restiamo con Dio solo se siamo in sintonia con il suo Spirito.

Franco: Perché nel primo caso c'è uno che vuole seguirlo?

Luigi: Di chi è l’iniziativa? Bisogna seguirlo quando Lui ci chiama. Quando quell’indemoniato è stato guarito, Gesù gli dice: “Va a casa tua e dì quello che Dio ti ha fatto!”.

L’uomo non deve prendere l’iniziativa, perché deve imparare a vivere sull’iniziativa di Dio, se vuole restare con Dio. Dio è il Creatore, e se è il Creatore, è il Principio di tutto, ed l’uomo deve imparare a vivere in questo principio; altrimenti scappa, non può restare. Non conta la sua volontà; perché con la sua volontà può dire: “Signore, io ti amo con tutto il cuore”, ma non lo trova assolutamente, perché resta dominato dalle pentole, dai buoi, dai campi, dalla moglie.

Franco: C'è il rischio di cui parla la prima lettura: “Gli passa vicino e non lo vede”.

 

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