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Mercoledì 10 aprile 2019

(Tratto dalla cassetta del 31 marzo 1993)

 

Voi fate le opere del padre vostro

(Gv 8, 31-42)

            

 

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio
fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

 

 

Bruno: Il Signore dice: “Restate fedeli alla mia parola”, la parola è relazione. Quindi non separare dall’Essere nulla.

Luigi: “L’uomo non divida ciò che Dio ha unito”; noi ne abbiamo fatto un problema di matrimonio, ma è tutto un altro problema! Per non dividere devi dare il nome a tutto alla presenza di Dio. Adamo ha dato il vero nome alla presenza di Dio. Tu devi nominare tutte le cose alla presenza di Dio, cioè rapportando a Dio, per mantenere presente Dio. Altrimenti la cosa non nominata alla presenza di Dio, ti porta via Dio. È un dialogo continuo con Dio: ecco la preghiera. È un impegno formidabile, bellissimo, perché è vita, è la vera vita. Pensa che noi passiamo la maggior parte della nostra vita con il problema del mangiare, della politica. Alla fine della nostra vita, forse in agonia, diremo: “Sono stato scemo per tutta la mia vita! Avevo questo stupendo lavoro da fare e ho sprecato il tempo”. Sarà difficile, sarà tutto quello che vuoi, ma è entusiasmante, è un’avventura stupenda quella per cui Dio ci ha creati; tanto da essere completamente scemi a vivere in modo diverso.

 

Bruno: La libertà di cui parla il Figlio è libertà dalle creature, perché i rapporti con le creature sono “terreno minato”.

Luigi: Certo, ma se tu sei con Dio non ti senti schiavo, tutto l’universo ti serve, e tu tratti veramente bene con tutte le creature.

Bruno: Siccome non posso vivere senza una presenza, se l’universo diventa la mia presenza, mi creo una dipendenza, sono schiavo.

Luigi: Nabucodonosor è schiavo della sua statua. E' lui che è dipendente e allora deve rendere schiavi tutti gli altri. L’uomo che offende, che si arrabbia con suo fratello, è perché non riesce a comunicare in profondità col fratello.

Bruno: Se non sei fatto capace da Dio di partecipare al Pensiero di Dio...

Luigi: … devi fare una famiglia, un’azienda, una casa, ma devi fare qualche cosa. Non puoi stare fermo, perché ti senti morire. Colui che vive in profondità, in rapporto con Dio, non ha bisogno di fare, anzi si ferma molto, ha un "fare" che lo prende tutto. Chi invece vive in superficie deve correre per tutto il mondo, con affanno, perché altrimenti perde il treno con il mondo.

 

Silvana: “Se Dio fosse vostro padre certo mi amereste” il problema del Cristo è qui. Se si ha interesse per Dio, ci si impegna nelle parole del Cristo.

Luigi: Si, e di conseguenza si amano tutte le creature, buone e cattive, amici e nemici, si ama tutto se uno ha Dio come Padre, perché vede in tutto la Parola di Dio. Altrimenti cominciamo a distinguere il simpatico dall’antipatico, a stabilire “qui c’è il bene e qui c’è il male”. E non si dialoga più con Dio.

 

Agata: “Se rimanete fedeli alla mia parola sarete davvero miei discepoli, conoscere la Verità e la Verità vi farà liberi”: questo è l’essenziale. Noi desideriamo arrivare a questa conoscenza che ci farà liberi.

Luigi: Magari desiderassimo la conoscenza della Verità! In realtà noi desideriamo possedere.

Agata: “Se rimanete fedeli…”, c’è bisogno di questa fedeltà. Non basta credere in Dio, ma bisogna riportare tutto a Lui.

Luigi: Il Signore dice: “Con pazienza...” il ché vuol dire che diventa faticoso, lungo. Però tu devi essere paziente fino ad arrivare alla luce, al frutto. Bisogna amare la profondità. In un’altra versione è scritto: “Se resterete nelle mie parole”. Si resta in una parola per cercare di capirla. È importante questo restare, questo non separarsi. Non mollare, non stancarti, devi essere disposto a morire per quella parola, a vivere per quella parola, perché è “parola di Dio per me”, fintanto che non arrivi a capire che cosa ti vuol dire. Quando uno ama tanto una persona, basta che non capisca una parola detta dalla persona amata, che inizia un crogiuolo: “Chissà perché ha detto quella parola”. Questo restare nelle parole è segno del tanto amore. “Sarete veri miei discepoli se resterete nelle mie parole per arrivare a vedere la Verità, il mio Pensiero”. La libertà viene dalla conoscenza. Noi invece crediamo che più si è ricchi e più si è liberi. No, tu sarai veramente libero solo quando conoscerai la Verità.

 

Pinuccia A.: Pensavo all’incapacità che abbiamo di fermarci a pensare, per cui sentiamo il bisogno di fare.

Luigi: Ma questo “fare” è un infantilismo nei riguardi del mondo del pensiero. Molti si giustificano così: “Dal momento che non sono capace a pensare, almeno faccio”, “Dal momento che non sono capace a cercare Dio, faccio il professore”; è un infantilismo, è un’azione nevrotica: l’azione è una nevrosi.

Pinuccia A.: Io faccio maglia; è una nevrosi? Ascolto le cassette e faccio maglia.

Luigi: Siccome c’è una debolezza di fondo, abbiamo bisogno di integrare; è come dire: “Almeno faccio qualche cosa”.

Bruno: Avevo letto una definizione: se nella normalità due più due fa quattro, per lo psicotico fa cinque, per il nevrotico fa tre.

Luigi: Al nevrotico manca sempre qualcosa.

 

Pinuccia B.: “Chi fa il peccato resta schiavo del peccato”.

Luigi: Guarda che sapienza c’è in queste parole! Ti illumina tutto il problema umano. Basterebbe tenere presente queste parole. Tutta la psicologia ha in queste parole di Gesù una chiave di lettura stupenda.

Pinuccia: Se una cosa non la riporto a Dio, questa cosa diventa la mia realtà, e se diventa la mia realtà, mi domina. Se invece la riporto a Dio, anche se non la capisco, la mia realtà è Dio, allora divento dipendente da Dio.

Luigi: Certo.

 

 

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