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Dispensa n°6

Incontro n° 121

Domenica 26.02.1978

 

 

 

 

Gv 5,6: 6Gesù vedendolo giacere e sapendo che in questo stato durava da molto tempo, gli disse: “Vuoi essere guarito?».

 

Vuoi essere guarito?

 

 

Dall'esposizione di Luigi Bracco:

 

Cerchiamo, se il Signore ce ne dà la possibilità, di intendere la lezione che è contenuta in questo versetto.

Prima abbiamo visto la causa della vera malattia dell’uomo (la malattia spirituale) e domenica scorsa abbiamo anche visto gli effetti di questa malattia. Teniamo presente che la malattia dell’uomo inizia dal momento in cui egli sospende il cammino della vita, cammino che necessariamente conduce alla porta delle pecore ed introduce nella città di Dio. Per passare attraverso la Porta delle pecore si richiede il superamento dell’io. Se tale superamento non avviene, l’uomo incomincia a cadere malato, a giacere quindi sotto quei portici intorno alla piscina, e a dover aspettare il movimento dell’acqua, perché tutto stagna nella sua vita. Qui si puntualizza se veramente uno ha la volontà o no di uscire da questa malattia. E’ l’essenza della domanda che fa Gesù: “Vuoi essere guarito?”.

Egli interroga l’uomo circa ciò che veramente vuole. Ma innanzitutto va messo in evidenza l’iniziativa di Gesù. Notiamo che generalmente in tutte le guarigioni, Gesù è sollecitato da parte degli stessi malati, o dai parenti, discepoli o conoscenti, che lo pregano, mentre Lui generalmente resiste o chiede un atto di fede. Il miracolo generalmente avviene come un soprappiù.

E in particolare troviamo che Gesù non prende l’iniziativa. Invece qui è Gesù stesso che prende l’iniziativa e chiede al malato se vuole essere guarito. Lui stesso offre la guarigione ad uno che da lungo tempo giaceva vicino alla piscina. Indubbiamente tutto ciò che Gesù fa, lo fa per darci una lezione e una lezione particolare per la nostra vita personale.

Ora, la iniziativa nell’offrire la guarigione al malato, evidentemente, deve avere un significato particolare. Per cogliere il significato rileggiamo alcuni episodi del Vangelo in cui si ritrova la stessa iniziativa di Gesù e cerchiamo, attraverso quello che ci mette in evidenza in tutti questi fatti, di cogliere il perché di essa.

 

Nel capitolo IX di San Giovanni troviamo l’episodio del cieco nato guarito da Gesù nel giorno di sabato: <<Passando vide un uomo cieco dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché è nato cieco?” Egli rispose loro: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così affinché siano manifestate in lui le opere di Dio. Io debbo compiere le opere di Colui che mi ha mandato finché è giorno. Viene la notte quando nessuno può lavorare; fintanto che sono nel mondo sono la luce del mondo”. Detto questo sputò in terra e fatto del fango con la saliva, ne spalmò gli occhi del cieco, dicendogli: “Va e lavati nella piscina di Siloe (che vuol dire inviato)”… Andò egli, si lavò e tornò che ci vedeva…Condussero dai Farisei colui che era stato cieco. Era in un giorno di sabato che Gesù aveva fatto quel fango e gli aveva aperto gli occhi…>>.

 

  Nel Vangelo di San Giovanni al capitolo VI: <<Avvenne pure, un altro giorno di sabato, che Egli entrò nella sinagoga e insegnava e lì stava un uomo la cui mano destra era secca. Ora gli scribi e i farisei l’osservavano per sapere se guariva nel giorno di sabato e così trovare un pretesto per accusarlo. Ma egli che intuiva i loro pensieri disse all’uomo che aveva la mano secca: “Alzati e sta qui in mezzo”, ed egli si alzò e stette in piedi. E Gesù disse loro: “Io vi domando: è permesso in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o troncarla?”. E girando lo sguardo su tutti loro disse a quell’uomo: “Stendi la tua mano!”. Ed egli la stese e la mano ritornò sana. Ora essi quali forsennati si misero a complottare su ciò che potessero fare a Gesù>>.

 

Notiamo che sia nella guarigione del cieco nato, sia nella guarigione di questo uomo con la mano rattrappita, Gesù prende l’iniziativa.

 

Ancora Luca 13,10: << Di poi Gesù insegnava in una sinagoga in giorno di sabato (ecco sempre questo sabato che cade come una goccia). C'era là una donna posseduta da uno spirito che da 18 anni la teneva inferma, ed era così curva che non poteva in alcun modo guardare in cielo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: “Donna, sei liberata dalla tua infermità” e le impose le mani e subito essa si raddrizzò e rendeva gloria a Dio. Ma il capo della sinagoga intervenne indignato che Gesù avesse guarito in giorno di sabato e diceva al popolo: “Ci sono sei giorni durante i quali si deve lavorare; venite dunque in quei giorni a farvi guarire e non in giorno di sabato. Gesù rispose e disse: “Ipocriti, ognuno di voi non scioglie forse il suo bue o il suo asino dalla stalla in giorno di sabato e non lo conduce a bere? E questa figlia di Abramo, tenuta legata dal demonio per 18 anni, non doveva forse essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?”. E mentre parlava così i suoi avversari arrossivano, ma tutto il popolo si rallegrava delle cose meravigliose che Egli faceva.>>

 

Un altro passo ancora. Luca 14, 1-6: <<In un sabato Gesù, per ristorarsi, entrò nella casa di un capo dei farisei, i quali lo spiavano. Davanti a Lui stava un idropico. Gesù prendendo la parola disse ai dottori della Legge e ai farisei: “E’ permesso guarire in giorno di sabato?”. Ma essi tacquero. Allora prese per mano colui, lo guarì e lo congedò. Poi rivolto ad essi soggiunse: “Chi di voi se il suo asino e il suo bue cade in un pozzo, non lo tira subito fuori anche in giorno di sabato?”. E in questo nulla gli potevano ribattere.>>

 

Adesso ritorniamo al nostro Vangelo. Abbiamo visto che in tutti questi miracoli Gesù ha preso l’iniziativa. Però questa iniziativa e questi miracoli vengono a coincidere con il giorno di sabato. Evidentemente Gesù prende l’iniziativa per dimostrare una sua tesi, e non per guarire quei malati. Gesù infatti non è venuto per fare dei miracoli, ma per salvare gli uomini, quindi per riportare gli uomini ad una certa essenzialità che è venuta meno.

Tutte le opere che il Signore fa, le fa per salvare gli uomini.

Ora, è proprio il pensiero del sabato, dal momento che è associato in quel modo, su cui noi dobbiamo soffermarci per cercare di intendere le ragioni dell’iniziativa di Gesù.

Il sabato è presentato come il giorno del riposo del Signore. Dopo i sei giorni della creazione, il settimo giorno (il settimo giorno ebraico è il sabato), il Signore entrò nel suo riposo. Questo giorno del riposo del Signore però è stato inteso dagli uomini come anche un loro giorno di riposo; come se si trattasse di dover applicare una certa regola: “In quel giorno ti riposerai”. Ma la legge, il comando, la regola: “Il settimo giorno ti riposerai”, non è l’ordine di far niente in quel giorno. Perché non è che il Signore il settimo giorno abbia fatto niente.

Gesù stesso dirà in seguito, giustificando la sua opera in sabato: “Il Padre mio opera tutt’ora”, ed era di sabato. Il Padre opera.

Allora in che cosa consiste questo riposo del Signore? E in che cosa consiste questo riposo al quali gli uomini sono invitati in quel giorno?

Il riposo del Signore è cessare dall’operare esternamente per rientrare nella sua Vita, la vita Trinitaria, nella sua essenza. E’ lì il luogo in cui il Signore ritrova la sua pace.

San Paolo che dice: “Se oggi udirete la Parola di Dio, sforzatevi di entrare nella sua pace”, cioè “sforzatevi di entrare nel giorno del suo riposo”. Il riposo di Dio nel settimo giorno è una dichiarazione all’uomo, perché tutto quello che è detto e tutto quello che il Signore ha fatto, lo ha detto e lo ha fatto anche per gli uomini.

Gesù lo dirà apertamente: “Anche il sabato è stato fatto per l’uomo”. Cosa vuol dire che anche il sabato è stato fatto per l’uomo? Vuol dire che in questo giorno l’uomo non è che sia invitato a fare niente, ma è invitato ad entrare in Dio, cioè nella pace di Dio.

Come dice San Paolo: “Se oggi voi udirete la sua parola, sforzatevi di entrare nella sua pace”, cioè sforzatevi di entrare nella Vita di Dio, perché Dio ha la sua pace in se stesso. Quindi sforzatevi di raccogliere tutte le opere dei sei giorni di Dio che il Signore fa giungere a voi nella conoscenza di Dio; sforzatevi per entrare, attraverso le sue opere, nell’essenza della vita di Dio.

Invece, intendendo il settimo giorno come il dover applicare una regola, un comandamento, cioè fare niente, riposarci, succede che l’uomo dice: “io lavoro sei giorni e il settimo giorno mi riposo, con ciò lo consacro al Signore, applico il suo comando. Faccio niente e mi salvo!”. Ora, proprio nel dire questo, cioè confondere la volontà di Dio con un certo modo di essere e non passare all’anima, a quello che è il significato dell’opera di Dio, rende l’uomo malato, paralitico.

L’uomo ritiene di essere salvo identificando la volontà di Dio col non fare niente, cioè con l’applicazione di una regola. “Oggi per me questa è la volontà di Dio. E se io mi comporto così, cioè se mi riposo in quello che sono e con quello che ho, se faccio niente, sono salvo”.

Naturalmente l’uomo dicendo: “In questa regola c’è la volontà di Dio per me”, si paralizza proprio in quello che Dio gli chiede, in quel “Sforzati di entrare”. Perché il settimo giorno è stato dato affinché l’uomo si sforzi di entrare nella pace del Signore. E la pace del Signore, è poi la pace nostra.

Ora, dopo i sei giorni il Signore si è ritirato nel suo riposo per invitare gli uomini ad entrare in esso. Quando Gesù dice: “Adesso me ne vado” si lamenta perché i suoi discepoli, avendo sentito dire che Lui se ne andava, hanno incominciato a pensare con tristezza che sarebbero rimasti soli, invece di interrogarlo circa il luogo in cui sarebbe andato. E lo dice: “Poiché Io vi ho detto che me ne vado vi siete rattristati e nessuno mi interroga: dove vai?”. Ecco, il Signore parla affinché noi lo seguiamo, affinché lo interroghiamo, affinché cerchiamo di capire qual è il significato della sua opera.

Dunque domandiamoci: qual è il significato del settimo giorno, di questo giorno in cui il Signore, dopo aver creato tutte le sue opere si ritira?

Il settimo giorno è un invito a tutti noi a passare dalla creazione a Dio, a raccogliere quindi il frutto dell’opera dei sei giorni, a raccoglierla in Dio per conoscere Dio, perché soltanto chi raccoglie in Dio riceve mercede di vita eterna, cioè riceve la conoscenza di Dio. Ma il fatto di intendere come volontà di Dio il fare niente, il fermarci, il riposarci, è una paralisi dell’uomo: “Perché ve ne state tutto il giorno a fare niente?” rimprovera Gesù in una sua parabola.

Di fronte all’uomo che fa niente nell’essenziale c'è una soluzione unica.

Ecco la ragione per cui il Figlio di Dio, per fare la volontà di Dio, cioè per far intendere, per significare all’uomo il significato di quello che il Padre ha fatto, prende l’iniziativa.

Di fronte a colui che ritiene di salvarsi con una certa regola, non c'è altra via che Dio stesso prenda l’iniziativa per svegliarlo, per farlo camminare; perché sta fermo. Chi si ritiene salvo, si ritiene come coloro che si ritengono sani, che si ritengono giusti e non si muove più. Invece è necessario muoversi.

Ecco perché troviamo l’iniziativa del Figlio di Dio, sempre e soltanto in giorno di sabato. Negli altri giorni invece Lui aspetta che siano gli altri, anzi fa resistenza a fare dei miracoli, perché il suo messaggio è un altro.

Ci confermano tutti gli altri episodi che abbiamo letto, in cui il miracolo avviene in giorno di sabato. E ne vedremo le conseguenze.

Ora, Gesù non guarisce tutti i malati sotto i cinque portici, ma solo costui, che è malato da 38 anni. Non lo guarisce solo per lui, ma lo guarisce per tutti gli spettatori che gli sono attorno e che gli solleveranno il problema che vedremo di seguito. Ed è proprio il problema del sabato. Per cui accuseranno il Cristo di essere un bestemmiatore, di non essere uno da Dio, un giusto, perché viola il sabato, non tiene conto del sabato.

Il Signore lo fa di proposito, proprio per fare intendere che il sabato ha un’anima ben diversa da quella che essi intendono.

C'è ancora da tener presente l’interrogazione che Gesù fa: “Vuoi essere guarito?”. Sembra superfluo chiedere ad un malato se vuol essere guarito, perché il malato desidera, vuole la guarigione. Eppure, se Gesù chiede al malato: “Vuoi essere guarito?”, è perché evidentemente è possibile che un malato non voglia essere guarito.

Lo vediamo in certi casi di stanchezza di vita, in cui l’uomo desidera morire. E il morire è la conclusione di tutta una malattia.

Abbiamo dunque dei malati che non desiderano guarire, che desiderano morire. È per questo che Gesù chiede: “Vuoi essere guarito?”.

Il Signore le cose, i miracoli, non le fa in modo magico; chiede sempre la partecipazione. Vuole che l’uomo prenda coscienza di quello che vuole, perché in definitiva il Signore ci dà veramente quello che noi vogliamo avere.

La richiesta a quel malato: “Vuoi essere guarito?”, rappresenta quello che Dio attraverso la nostra vita, poco per volta, selezionando tutte le nostre scelte, chiede a noi: “Ma tu, nella tua vita, sai quello che vuoi?”.

Molte volte ci lamentiamo delle nostre malattie, dei nostri mali, della nostra incapacità a camminare, ma sappiamo veramente quello che vogliamo? Cioè, vogliamo veramente essere guariti? Oppure vogliamo essere malati, magari per suscitare intorno a noi una certa compassione o un certo interesse, un certo amore?

Ci sono molti che desiderano essere malati e vogliono restare ammalati per avere attorno a sé una certa attenzione, perché l’uomo vive molto di più di amore e di attenzione che del suo stesso star bene.

Noi siamo tutti mendicanti di un pensiero, di un po’ di interesse da parte degli altri, di un po’ di amore. E in fondo in fondo siamo disposti ad essere malati, pur di ottenere un pochino di compassione, un pochino di amore da parte di qualcuno. E’ qui che l’interrogazione di Gesù ha la sua ragione di essere posta.

Teniamo presente che l’essenza della nostra malattia è non donarci totalmente all’essenziale, è non dedicarci a quell’essenzialità che, come dice Gesù, è: “Cerca prima di tutto il Regno di Dio e non preoccuparti del mangiare, del vestire, ecc.”. Tutte le volte in cui ci sottraiamo all’impegno essenziale, giustifichiamo le nostre malattie spirituali e le preferiamo alla guarigione.

Colui che non può mettere prima di tutto ciò che Dio vuole che si metta prima di tutto è un malato. E quante volte noi giustifichiamo le nostre malattie, cioè il nostro non poter mettere Dio prima di tutto, ciò che Dio vuole noi mettiamo prima di tutto. Quante volte vogliamo essere malati. Giustifichiamo le nostre malattie e non vogliamo essere guariti, perché sappiamo che perdiamo qualcosa che ci sta a cuore più di tutto.

Ma proprio qui sta la causa della nostra malattia, causa che non vogliamo rimuovere.

Ecco, penso sia questa la domanda che Gesù fa ad ognuno di noi: “Ma tu, veramente vuoi essere guarito?”.

 

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Pinuccia B.: L’esempio che tu hai portato, cioè che ci sono dei malati che non desiderano guarire, si riferiva alle malattie fisiche o questo può succedere per le malattie spirituali?

Luigi: Le malattie fisiche sono dei segni di quella che è la vera malattia.

Pinuccia B.: Quindi anche spiritualmente può succedere che qualcuno non voglia guarire per richiamare l’attenzione su di sé?

Luigi: Soprattutto spiritualmente. Intendevo spiritualmente. Le malattie fisiche sono un segno della vera malattia. Ora se nei campi dei segni si verifica ciò, è perché nel campo sostanziale accade questo. Altrimenti non ci sarebbe il motivo della significazione.

 

Rina: Sembra non sia possibile che debba esistere un malato che non voglia guarire.

Luigi: Credo che tu ne abbia già avuti alla tua portata. Quanti desiderano essere ammalati e quanti sono ammalati immaginari!

Rina: Già quella è una malattia.

Luigi: Certo, il voler essere ammalati è già una malattia.

Pinuccia B.: Un vittimismo.

Luigi: Comunque, non parliamo di malattie naturali, perché quelle sono segni. Passiamo alla malattia essenziale. La malattia essenziale è quella di non mettere prima di tutto la ricerca di Dio.

Pinuccia B.: Se la causa del non voler guarire dalle malattie fisiche è per attirare l’attenzione degli altri, spiritualmente quale può essere la causa?

Luigi: Sempre quella: è il pensiero dell’io. Quando c'è il pensiero dell’io l’uomo incomincia a non voler più desiderare di essere guarito, a desiderare magari che il Signore stia lontano. I Geraseni supplicano Gesù di andarsene lontano perché sta rovinando i loro interessi. Sono uomini malati che chiedono a Gesù di stare lontano perché rovina i loro interessi, e preferiscono la loro malattia.

Ora, Gesù è uno che impegna nell’essenziale. Ci sono persone che non desiderano essere guarite. Per questo il Signore venendo a noi dice: “Ma tu vuoi essere guarito?”, “Lo sai quel che vuoi? E lo vuoi veramente? Oppure lo reciti soltanto?”.       

 

Consideriamo prima il problema del sabato. Avete qualcosa da dire circa questa iniziativa o meglio circa la giustificazione di quell’iniziativa presa dal Figlio di Dio?

Qui il Figlio di Dio viene per dimostrarci qual è la volontà del Padre, perché noi la fraintendiamo, come fraintendiamo quando dice: “Non preoccuparti del mangiare e del vestire”, ritenendo che sia un invito a fare niente perché Dio provvede. Invece Dio non vuole che tu ti preoccupi del mangiare e del vestire, affinché tu possa essere disponibile per ciò che ti deve impegnare a tempo pieno: la conoscenza di Dio. Il tuo tempo interiore deve essere dedicato a Lui.

Noi invece, intendendolo nel pensiero dell'io, vediamo soltanto l’aspetto esterno della regola: mi dice di non preoccuparmi? Non mi preoccupo. No! Lui ti dice di non preoccuparti, perché tu possa preoccuparti di altro.

Così per il giorno festivo: giorno del riposo. Il Signore ti dice di riposare da tutti quelli che sono i pensieri del tuo io, del mondo, delle cose esterne, per applicarti, per sforzarti di entrare nella sua pace, non nel far niente.

Nel pensiero dell'io traduciamo tutto in regola, cioè pietrifichiamo lo spirito, lo rendiamo abitudine, norma, regola. Noi diciamo: “questa è la volontà di Dio per me, Dio mi ha messo in questi doveri, Dio mi ha stretto in questi impegni, questa è la volontà di Dio, quindi sono giustificato”, e facciamo come gli invitati a nozze: “Abbimi per giustificato, Dio mi ha dato i buoi, i campi, la moglie, non posso venire, abbimi per giustificato”. Dire: “Questa è la mia regola, questo è il mio impegno, questo è il mio dovere, (dovere di creatura, dovere del proprio stato), io sono giustificato”, paralizza.

L’uomo che si ritiene giustificato, non cerca altro: ecco la paralisi di quest’uomo. L’uomo paralizzato significa l’uomo che si giustifica nei propri doveri, ritenendoli volontà di Dio e non cerca Dio, non mette l’essenziale.

Nell’uomo paralizzato soltanto Dio può intervenire, perché si ritiene giù salvo. Di fronte all’uomo salvo, solo Dio può intervenire dicendo: “No, guarda che tu ti stai ingannando, non sei salvo”. Deve sbloccare una situazione che pietrifica l’uomo. L’uomo tende sempre a pietrificare le cose, a trasformarle in abitudini, in regole, in doveri e quindi a privare dell’anima la Parola di Dio, la volontà di Dio. Qui ha bisogno dell’iniziativa di Dio. Ecco perché il Figlio di Dio prende l’iniziativa in giorno di sabato e soltanto in giorno di sabato.

Pinuccia B.: Proprio per scalzare questa mentalità.

Luigi: Per salvare l’uomo, perché l’uomo tende a dire: “Signore, ti ringrazio perché compio i miei doveri, sono un uomo giusto, ecc.”. Il Figlio di Dio viene per salvare l’uomo, quindi per sbloccarlo da una situazione in cui si crede salvo, si crede giustificato. “No – gli dice Lui – non sei giustificato: Dio ti ha creato perché tu ti preoccupi di entrare nella sua pace, nella pace di Dio: la pace di Dio è la vita di Dio, è la conoscenza di Dio”. La conoscenza di Dio è vita eterna: “Sforzatevi di entrare in questa vita eterna, oggi!”.

Ogni nostro oggi è un’offerta che Dio fa a noi di vita eterna. Dice: “Sforzati di entrare oggi, perché domani non sai”.

Ines: Dice proprio oggi?

Luigi: Oggi, “Se tu oggi senti la Parola di Dio, sforzati di entrare”. Noi abbiamo l’oggi non il domani. Il domani non è in mano nostra, quindi la vita eterna ci è offerta oggi e tu sforzati di entrare oggi. Dio opera quest’oggi perché tu entri. La parola di Dio è una proposta affinché noi entriamo. La vita eterna ci è offerta ogni giorno, la vita eterna non arriva con la nostra morte. La vita eterna è già adesso, noi siamo già nella vita eterna, ma dobbiamo sforzarci di entrare in essa, perché possiamo essere cacciati fuori, o possiamo restare fuori.

Afferrati alla Parola che Dio ti manda ed entra, perché attraverso la parola di Dio si entra nella Città di Dio. Non dire: “Io oggi non posso”. Se rinvii a domani, il domani non sarà più per te un oggi: “Non gusteranno, non assaggeranno la mia cena”.

Eppure gli invitati alle nozze del Figlio hanno messo, come ostacolo che impedisce l’entrata nella vita, i doveri; hanno messo “i buoi, i campi, la moglie” davanti all’essenziale, tutte cose sacrosante. Dio stesso ha dato all’uomo il lavoro, degli impegni, ecc.; ma tutto ciò che ci viene da Dio non deve essere per noi motivo di arenamento, motivo di ostacolo. Anche i poveri possono essere motivo di ostacolo a Dio. Gesù stesso dice: “I poveri li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete Me”.

Quando si arriva al conflitto per cui in nome di questo io mi sottraggo all’impegno essenziale, c'è un qualcosa che in me non va.

Ora, Dio attraverso la vita seleziona, ci fa fare delle scelte. Attraverso le scelte noi evidenziamo quello che ci sta veramente a cuore.

Nel tuo cuore c'è veramente il pensiero di Dio? o c'è altro?

A poco a poco il Signore ce lo evidenzia. La vita è tutta una selezione e attraverso questa selezione resta in noi solo ciò che vogliamo avere prima di tutto. Ci viene dato soltanto quello che noi abbiamo messo prima di tutto nel nostro cuore. “Ad ognuno sarà dato soltanto quello che avrò voluto avere”. Ecco perché Dio risponde a ciò che veramente noi vogliamo.  Cosa vuoi?

Ora, non è che formuliamo la risposta, “io voglio questo”, ma, giorno dopo giorno, diciamo quello che vogliamo, perché ogni giorno dichiariamo quello che più ci sta a cuore, che è quello a cui noi rivolgiamo il nostro interesse principale nella giornata. Dimostriamo ciò che vogliamo e il Signore ce lo dà, ecco perché la preghiera è soddisfatta. Soltanto che donandocelo ci fa toccare con mano ciò che esso vale: tocchiamo con mano il nostro errore.

Accade tutte le volte che noi non mettiamo prima di tutto quello che Lui dice di mettere prima di tutto.        “Hai preferito questo? Adesso tocca con mano la vita che ti viene da questo”. “Hai preferito un re a Dio? Tocca con mano cosa vuol dire avere un re su di te, anziché Dio”.         “Hai preferito la creatura a Dio? Tocca con mano cosa vuol dire servire la creatura anziché Dio”. Con tutte le conseguenze.

Sono lezioni di misericordia di Dio anche queste, perché Dio scrive sui nostri errori, sempre per salvarci, per raccoglierci, per riprenderci. E nello stesso tempo evidenzia, fintanto che è possibile. Perché l’evidenziazione dei nostri mali è una sua concessione.

Dio scrive e scrivendo dona se stesso. Se nel dono di Sé noi diciamo: “Facciamolo fuori così la vigna sarà nostra finalmente”, giungiamo a ciò che è morte nostra, al punto estremo.

 

Teresa: Il motivo per cui Gesù fece quei miracoli in giorno di sabato, siccome il sabato è il giorno dedicato al Signore, non potrebbe essere quello di portare la gente a lodare Dio?

Luigi: Certo, è proprio per quel motivo.

Teresa: Vedendo le meraviglie che operava facendo il miracolo…

Luigi: No, le meraviglie Lui le operava tutti i giorni. In questa scena, ciò che è da evidenziare è l’iniziativa. E’ proprio questa che caratterizza il sabato. Nel sabato abbiamo l’iniziativa del Cristo. Gli altri giorni Dio risponde, ma risponde a stento alle richieste degli altri.

Teresa: Lo fa per portarci al Padre.

Luigi: Certo, perché proprio nel sabato è significato l’invito a portarci al Padre. E’ il problema principale che Cristo sviluppa ampiamente. E che sarà l’argomento di San Paolo, circa il problema della legge, in cui dimostra che la legge non salva. È il cavallo di battaglia delle Lettere ai Romani e ai Galati: la legge non salva. Quello che salva è l’unione con Cristo, è lo Spirito.

Ora, Gesù opera il miracolo proprio di sabato per liberare gli uomini da una certa schiavitù alla quale si sottomettono ritenendo la lettera al posto dello Spirito.

Teresa: Ma Gesù riguardo al cieco nato dice: “E’ cieco perché sia manifesta la gloria di Dio”. Quindi, anche gli altri miracoli che Gesù ha fatto di sabato, sono per manifestare la gloria di Dio.

Luigi: La gloria di Dio è nella pace, è il riposo, è l’entrare nella sua pace, nella conoscenza di Dio: “Affinché vediate…, affinché possiate essere dove sono Io e vediate la mia gloria”. Questa è la pace di Dio ed è la pace nostra. Quando noi preghiamo per coloro che sono entrati nella vita eterna diciamo: “L’eterno riposo dona loro o Signore, splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace.”; è il riposo di Dio. Ma in che cosa consiste il riposo di Dio? “La luce splenda”. Ecco: la luce, la conoscenza, la verità, questa è la pace. Bisogna entrare in questa pace.

Ora, il giorno del sabato è stato fatto per l’uomo, affinché l’uomo entri in questa pace. Non è che il Signore avesse bisogno di riposare il settimo giorno. Il Signore si è fermato, si è riposato il settimo giorno, affinché l’uomo possa entrare. Quindi l’anima del settimo giorno è questa: “il sabato è fatto per l’uomo” affinché l’uomo entri, affinché l’uomo raccolga, affinché l’uomo si elevi a Dio.

Teresa: Nei sei giorni gli ha dato la possibilità di corrispondere, poi nel settimo aspetta la sua risposta.

Luigi: I sei giorni rappresentano tutta l’opera che Dio fa, il settimo giorno Dio aspetta la risposta dell’uomo, perché senza l’uomo, senza questa risposta, l’uomo non entra. Non basta l’opera di Dio, la vera vita non nasce in noi dai doni che riceviamo da Dio, quindi dai sei giorni. La vera vita nasce in noi dal ridonare e dal riportare a Dio quello che Dio ha dato, ha fatto arrivare a noi attraverso i sei giorni.

Quindi la vera nascita inizia dal momento in cui doniamo, portiamo a Dio; non in cui riceviamo, ma in cui portiamo a Dio quello che ha messo nelle nostre mani. Incomincia con l’offertorio, a cui segue la consacrazione; perché è Dio che deve fare suo quello che Lui ha dato a noi.

Facendo suo anche noi entriamo. Entriamo in Lui, diventiamo cosa sua; quindi ci sentiamo conosciuti come Lui ci conosce, ci sentiamo amati come Lui ci ama.

 

Pinuccia B.: I sei giorni e il settimo giorno sono un segno per ogni momento che arriva a noi e che dobbiamo raccogliere?

Luigi: Certo, ogni giorno è settimo giorno; ogni momento, ogni fatto che arriva a noi arriva attraverso i sei giorni. Ogni avvenimento arriva a noi su una superficie, ma questa superficie sprofonda in abisso di sei giorni di opere di Dio. Ogni parola che arriva a noi arriva da distanze lontanissime, sei epoche lontanissime attraverso cui giunge ad incontrarci. Noi non ce ne rendiamo conto…; come fa un avvenimento a giungere alla nostra presenza? Come facciamo ad incontrare una parola, a incontrare un fatto, ad incontrare una persona?

E’ Dio che dirige dall’eternità, che dall’eternità ha predisposto tutte le cose, affinché in quel determinato luogo, in quel determinato punto, noi ci incontrassimo. Tutto è ordinato da Dio dall’eternità.

Quindi il fatto che avviene, il punto della presenza, è un punto che sprofonda in un’infinità di epoche, tutte guidate, pilotate da Dio per condurre a questo incontro. E da quell’incontro, opera dei sei giorni di Dio, inizia la creatura nuova, l’uomo.     L’uomo che è fatto da Dio dall’eternità. L’uomo è fatto di questi incontri. In questi incontri l’uomo si sveglia e comincia a guardare Colui che lo chiama e impara a guardare il Signore.

Noi viviamo in un mondo che è tutto di un Altro. Noi non siamo capaci a fare nemmeno un filo d’erba. Tutto è fatto, ma è fatto da distanze lontanissime. Ecco perché non possiamo fare niente.

Noi siamo degli esseri ai quali giunge l’opera immensa attraverso tutto un travaglio. Ad esempio l’acqua di una sorgente: noi diciamo “l’acqua sgorga lì”; ma per arrivare a sgorgare in questa sorgente che vediamo, l’acqua ha fatto un cammino di chilometri e chilometri sottoterra; si è purificata passando attraverso chissà quali strati di minerali; un cammino enorme, e la vediamo soltanto in questo punto. Così è l’avvenimento che incontriamo adesso. Per arrivare a noi, in questo momento, in questo punto, è passato attraverso epoche lunghissime. È nel punto in cui beviamo, è il momento in cui incominci a guardare in alto: è questo il settimo giorno.

Per cui possiamo dire che il settimo giorno è la settima e ultima puntata di tutto un romanzo di sei epoche attraverso le quali Dio forma l’uomo. Ed è soltanto in questo settimo giorno che la creatura è invitata a volere qualche cosa, ad esprimere un pensiero.

Pinuccia B.: E’ la raccolta?!

Luigi: E’ l’opera di raccolta in Dio.

Cina: Penso a quel settimo giorno come ad un giorno di festa.

Luigi: Certo.

Cina: Quale è la mia festa che aspetto di più? Se è il giorno del Signore, la guarigione mi è offerta in quel giorno. Viene la guarigione se c'è questa attenzione, questa risposta.

Luigi: Tenendo presente questo ammalato, dobbiamo riconoscere che egli è un rassegnato, che ormai non aspetta più nulla; per questo Gesù puntualizza: “Vuoi essere guarito?”.

Vedremo in seguito che questo malato quasi si giustifica dicendo: “Vedi, se io sono così non è colpa mia, ma è perché non c'è nessuno che mi butti e quando io cerco di buttarmi, un altro scende prima, ed io non ci riesco”. Quel malato non sta aspettando. Sentendosi dire: “Vuoi essere guarito?” si sente quasi in dovere di dare una giustificazione. “Come mai sei così? Dopo tanto tempo e ancora non sei guarito avendo l’acqua lì vicino?”, e lui si giustifica.

Cina: E’ una parola di salvezza quella che gli dice Gesù, che si dovrebbe cogliere al volo. Invece è proprio a causa di quella malattia che non si accorge della salvezza che gli viene offerta.

Luigi: Non è che questo malato sospirasse il giorno della guarigione.

Teresa: Ma è stato tanto tempo lì; se non avesse sospirato la guarigione se ne sarebbe andato.

Luigi: Bisogna vedere come avrebbe potuto andarsene, in quanto era paralitico. Gesù arriva anche nella nostra paralisi, nei nostri errori, arriva nella nostra festa intesa in modo sbagliato, perché l’iniziativa è sua e guai se non fosse sua. Perché la nostra festa sbagliata ci giustifica e ci fa dire: “Io faccio festa quindi sono a posto”. Per questo dico che soltanto l’iniziativa di Dio ci può liberare da questo errore, perché riteniamo di fare bene.

Abbiamo fatto coincidere il fare niente con la giustificazione di un nostro dovere. Anche questo ammalato si giustifica: “Guarda che se io sono malato non è per colpa mia, ma la colpa è di Dio, perché tutte le volte che io cerco di buttarmi, un altro si butta prima, non ho nessun uomo che mi aiuti…”.     Ecco come ragiona.

Gesù gli dirà: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. Ma prima gli chiede: “Lo vuoi veramente? Oppure è un sogno, un pio desiderio, uno schermo?”.

Teresa: Lo ha guarito senza la sua volontà?

Cina: E come lo ha guarito? Lo ha guarito e basta?

Luigi: Lo ha guarito con la Parola, come guarisce tutti. Con la Parola. Però guarendolo lo ha messo nei pasticci, perché, poi lo vedremo, lo ha messo in conflitto con tutti gli altri; in quanto gli altri sono in conflitto con Dio. “Ma come? In giorno di sabato tu fai una cosa che non ti è lecita? Che non è secondo la legge?”. Ecco il conflitto.

“Colui che mi ha guarito mi ha detto di portare il mio giaciglio”, risponde. Incomincia ad essere un uomo che afferma lo spirito. Ormai abbiamo l’uomo che appartiene a Dio e non più alla legge, non più agli uomini. Gesù gli ha detto: “Cammina” e lui incomincia a camminare; e camminando deve testimoniare lo spirito, non dà più ragione al mondo. Abbiamo un uomo nuovo.

È come per la Samaritana e per tanti altri episodi che troviamo nel Vangelo. Come il Funzionario, che è partito sulla parola e che trova il figlio guarito. C’è sempre questo fatto: è la parola di Dio applicata, vissuta, che fa guarire, che fa rinascere.

 

Ines: Capisco che se noi fossimo fedeli al nostro posto di creature, accetteremmo questa provvisorietà.

Luigi: Provvisorietà, senz’altro. Non dobbiamo però confondere il “posto di creatura” come volontà di Dio.

Ines: No, intendevo che essendo creature non dobbiamo mai essere sicuri, in nessun momento, di essere a posto. Penso a quei Farisei che, essendo di sabato, facevano il loro dovere, credevano che bisognava fare così. Questo mi fa pensare che non devo essere sicura, perché non sono i doveri, non è la legge che salva.

Luigi: Ne sei convinta?

Ines: Sì, ben convinta; loro confondevano…

Luigi: Non loro, ma noi.

Ines: Sì, noi. Ma se siamo sinceri con noi stessi, Dio ce lo fa capire. Lui non vuole che ci appoggiamo sulla legge, sui doveri, altrimenti inganniamo noi stessi.

Luigi: Certo, non dobbiamo appoggiarci sulla nostra giustizia, sull’interpretazione della volontà di Dio secondo gli altri.

 

Ines: Non è possibile che Gesù l’abbia fatto accadere di sabato, se non per insegnarci qualcosa.

Luigi: Certo.

 

Eligio: Vedo nell’intervento di Gesù in quel paralitico un messaggio di speranza.

Luigi: Guai se non ci fosse la speranza.

Eligio: Costui da 38 anni è paralizzato, cioè per quasi tutto l’arco della sua esistenza...

Luigi: Qui è detto che “Gesù, sapendo che durava da molto tempo in questo stato…”; “in questo stato”, come per dire: “Guarda in che stato sei da tanto tempo!”. Quindi, va inteso: “vedendo da quanto tempo noi continuiamo una vita malata… credendoci giustificati”.

Eligio: Di costui era già passata una buona parte della sua esistenza, che era trascorsa in mezzo alle opere che attraverso i sei giorni Dio aveva creato. Ora, queste opere, questi segni di Dio non gli erano serviti. Il contenuto di speranza sta in questo: alla fine, pur avendo sciupato tutta l’esistenza in mezzo ai segni di Dio, si presenta Dio che esce dal settimo giorno, dalla sua pace, dal luogo della sua vita trinitaria e ci chiama e opera in noi tutto quanto, in un’esistenza in cui noi non siamo stati capaci di operare.

E poi, nell’interpretazione che hai dato al settimo giorno, mi pare che ci sia anche una risposta al problema che ci siamo posti due domeniche fa, sul come conoscere Dio; non per analogia, non per rapporto, non per conoscenze umane, ma chiamandoci al settimo giorno, che è il giorno in cui Dio entra nella sua vita trinitaria.

Luigi: Ecco, Dio entra in se stesso. Non è che sia uscito fuori di se stesso, ma entra in se stesso per noi, per dirci: “Entra in me”.

Eligio: E invitandoci ad entrare in questo suo giorno (e indubbiamente si entra attraverso un rapporto di amore e di conoscenza), ci indica appunto in che cosa consiste questo “come”. Cioè noi dobbiamo tralasciare le creature, scavalcare i sei giorni, semmai usare le creature per dimenticarle, ed entrare “nell’insenità di Dio”, in questo “come” dobbiamo conoscerlo.

Luigi: Sì, in quel silenzio di tutto in cui scopriamo il Tutto di Dio.

Eligio: Ma mi pare anche che vuoi insegnarci questo: ad un certo punto i sei giorni vanno trasformati in un settimo giorno continuo.

Luigi: Certo, perché tutte le cose arrivano a noi attraverso i sei giorni della creazione ed aspettano noi per entrare in noi e per noi nel settimo giorno. Senza di noi, il settimo giorno nella nostra vita non viene. Ogni cosa, un avvenimento, una parola, una persona che incontriamo, arriva a noi dai sei giorni; il settimo giorno di essi, però non avviene senza di noi, perché nella conoscenza di Dio non si entra senza di noi.

Così tutte le creature, tutte le cose arrivano a noi, si mettono nelle nostre mani e dicono a noi: adesso tu portaci a Dio. E questo “portaci a Dio” non avviene se non le portiamo a Dio. Ecco perché il vero compito sacerdotale avviene dentro di noi, nel segreto.

Sant’Agostino dice: “La tua mente è il vero altare su cui tu devi offrire i veri sacrifici al Signore”. Va portato tutto al Signore. Senza la nostra mente, senza questo altare l’offerta non avviene.

Possiamo fare esteriormente tanti sacrifici, tante penitenze ma “il tuo pensiero dov’era? Non era con me, perché non portavi niente a Me”, ci dirà il Signore. “Ma io Signore ho fatto tanti salti mortali, ecc.”. No, c'era il tuo io di mezzo.  “Nel digiuno, nei vostri sacrifici io trovo il vostro orgoglio, il vostro io, la vostra figura, la vostra ambizione. Non è quello che io chiedo”.

Eligio: Quindi nel settimo giorno deve verificarsi il compimento di ricondurre, da parte della creatura, tutte le opere dei sei giorni della creazione con la quale si incontra. Cioè c'è questo riporto dei doni.

Luigi: Certo, il settimo giorno è una cosa stupenda, meravigliosa. È una cosa stupenda nella creazione, nell’opera di Dio, questo Dio che entra nel suo riposo e che dice che il sabato è stato fatto per l’uomo. Una cosa meravigliosa. Per cui “voi uomini non dovete sottomettere l’uomo al sabato, perché il sabato è stato fatto per l’uomo. Non sottomettete l’uomo ad un fare niente. Il riposo di Dio è stato fatto per l’uomo, affinché l’uomo entri nell’unica cosa necessaria. E’ bellissimo!

Rina: E’ un tempo di incontro.

Luigi: E’ un tempo di incontro, di silenzio, di tutto: “Quando vuoi pregare entra nel segreto della tua stanza e lì rivolgiti al Padre”.

Rina: Se il tempo del sabato è il tempo dell’incontro, di ricerca e di guarigione, si deve fare in modo che tutta la settimana, tutta la nostra vita sia un sabato continuo.

Luigi: Sarebbe l’inizio della vita eterna.

Eligio: Siamo tutti alla ricerca del sabato.

Teresa: Se nei sei giorni Dio rende capace l’uomo di dare una risposta, se non la diamo facciamo fallire i sei giorni.

Luigi: Giusto, facciamo fallire tutto. Cioè, non falliamo solo noi, ma in noi fallisce tutto l’universo, cioè tutta l’opera di Dio. Gesù dice: “A questa generazione sarà chiesto conto del sangue versato dal principio fino adesso”, perché tutta la creazione, tutto l’universo (sono i sei giorni) sono stati fatti per ognuno di noi.

        Per cui se tu non entri guarda che fai fallire anche tutto l’universo, in te fallisce tutta l’opera di Dio.

Eligio: Sì, però dopo tutti questi rimproveri, Gesù gli chiede: “Vuoi essere guarito?”.

Luigi: Certo, “Vuoi? Vuoi essere guarito?”

Eligio: E dopo tutta una vita di errori…

Luigi: Come sulla Croce, al ladrone. Dio opera per salvare, quindi anche quando ci dice: “Vuoi essere guarito?”, lo dice per salvare, per risvegliare in noi la sua grazia. Perché noi generalmente ci adagiamo in un clima di abitudini, di tran-tran, di routine; e la nostra volontà sparisce. “E tu che cosa vuoi? Per che cosa vivi? Che cosa vuoi dalla vita?”. “Signore io credevo di servirti”, ma Egli dice: “Ma se non sai nemmeno quello che vuoi!”.

Ecco perché si evidenzia il “Vuoi essere guarito?”. Soltanto se la nostra volontà coincide con la sua, noi siamo consapevoli di quello che vogliamo. “Io ti dico: cerca prima di tutto il Regno di Dio” e tu: cosa vuoi? Fintanto che in noi non matura questo desiderio…

Ines: Non capisco cosa vuol dire che si rovina tutto l’universo.

Luigi: Fallisce tutto l’universo in noi, perché l’universo è stato fatto affinché noi ci alzassimo a Dio. Se noi non ci alziamo a Dio, tutta quell’opera fallisce.

Tu pensa ad una persona che ha fatto tanto per te, per risvegliare in te un certo pensiero d’amore, e che si sia sacrificata, ma il pensiero d’amore in te non scaturisce: tutta la sua opera è sciupata, proprio perché aveva fatto tutto in un pensiero e il pensiero non è nato. Il fiore non è nato. “Ma io mi ero sacrificato tanto, avevo messo tanto letame attorno perché spuntasse il fiore e il fiore non è nato. E’ il deserto”.

Pinuccia B.: E questo Gesù lo chiama “sangue sparso” di cui dovremo dar conto?

Luigi: Certo.

Pinuccia B.: E perché lo chiama “sangue”? Perché significa l’opera di Dio? In quanto l’opera di Dio è un segno della sua Incarnazione?

Luigi: Si capisce, è tutta opera sciupata.

Pinuccia B.: Richiama Gesù in croce che sparge il suo sangue. L’Incarnazione.

Luigi: Soprattutto in Cristo in croce c'è la sintesi, il “Tutto è compiuto”. In Cristo abbiamo il massimo della rivelazione quando dice: “Tutto è compiuto”. Meditando su quelle parole, dette in quella circostanza, abbiamo la chiave per intendere il significato di tutta l’opera di Dio.  L’opera di Dio si sintetizza nel Cristo, il vertice; lì abbiamo la luce. Raccogliendo in Dio troviamo la luce su tutto il mistero che portiamo in noi.

Ecco perché non si può giustificare quel Moon che dice che l’opera del Cristo non è stata compiuta e che è soltanto un passaggio. La seconda venuta del Cristo è una cosa molto diversa. Non c’è bisogno di un terzo Adamo. Cristo è il compimento di tutte le cose, tutto è compiuto lì.

Pinuccia B.: Deve compiersi in noi.

Luigi: Deve compiersi in noi, in noi personalmente. Quindi non più fuori. Non c'è più lo spettacolo. Lo spettacolo era quello. Se quello non ti è servito, non c'è una ripetizione. Dio non si ripete.

Pinuccia B.: Per noi il Cristo è spettacolo; e chi non può assistere a questo spettacolo, sia perché non ne ha sentito parlare, sia perché è vissuto prima? Lo so che lo incontra lo stesso il Cristo, però non ha lo spettacolo davanti.

Luigi: Tutto è spettacolo. Ogni avvenimento è Parola di Dio.

Pinuccia B.: Ma esplicito così, come quello del Cristo?

Luigi: Se noi aderiamo alla parola di Dio nel momento in cui giunge a noi, attraverso i fatti che arrivano a noi, anche se fossimo sperduti in un’isola o in una foresta, quella ci conduce al Cristo. Siamo in un sistema. Nel sistema tu non può togliere una ruota senza rovinare tutto, perché una cosa riferisce all’altra.

Cristo è al centro. Quindi quando parto dalla periferia, qualsiasi sia il punto da cui mi trovo in periferia, mi riporta al centro; presto o tardi arrivo al centro, non posso farne a meno. Cristo è al centro di tutta la creazione, di tutto l’universo. L’opera di Dio non è fatta a stanze separate. L’opera di Dio è continua, e quando noi ci inseriamo, siamo condotti al centro.

Pinuccia B.: Anche per un selvaggio dell’Africa, aderire alla Parola significa cercare Colui che quella parola gli annuncia?

Luigi: Certo, attraverso tutte le cose riceve l’annuncio. Le cose non si fanno da sole, quindi tutte le cose ci fanno alzare gli occhi all’Autore.

 

 

 

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 Descrizione: http://www.pensierisudio.com/flrw11.gif

 

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