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Dispensa n°27

Incontro n° 226

Domenica 16.12.1979  

                                                                      

 

Cosa significa raccogliere nel Padre

 

 

Gv  6,13-V: «Essi perciò li raccolsero e riempirono dodici canestri dei frammenti che erano rimasti dei cinque pani d’orzo avanzati da coloro che avevano mangiato ».

 

 

Esposizione di Luigi Bracco:

 

Restiamo ancora nel tema del raccogliere, come conclusione, ci fermiamo su questo argomento: Cosa significa raccogliere nel Padre.

Abbiamo visto cosa significano e la funzione dei frammenti, cosa significa e quale sia la funzione del raccogliere; abbiamo visto che cosa è che rende l’uomo capace di raccogliere; e l’ultimo argomento è stato: è necessario raccogliere con Cristo.

Ora, dove raccoglie Cristo? Qual è il luogo in cui bisogna raccogliere? Cristo è venuto per raccogliere tutto e tutti nel Padre, e invita noi a raccogliere con Lui, perché chi non raccoglie con Lui disperde.

Noi non possiamo effettuare la raccolta senza lo Spirito di Dio. Cristo dice che ogni offerta va consumata nel fuoco; il fuoco è lo Spirito. Quindi ogni cosa, ogni parola, ogni pensiero va consumato nel fuoco di Dio. Ogni cosa va portata alla presenza dello Spirito di Dio. Lo Spirito di Dio è un fuoco che consuma tutta la materialità, il segno, e ci fa vedere il significato eterno, fino a portarci a vedere il piano di Dio in tutta la sua opera, il fine del Padre. Viene consumato, cioè viene tolto tutto quello che è della creatura, tutto quello che passa, per mettere in evidenza quello che c'è di eterno nel segno; perché lo Spirito ci porta a vedere il significato dell’opera di Dio.

Dio opera tutto per condurci ad un fine, quindi tutto diventa un mezzo per condurci a quel fine. Il fine è Lui stesso, è il Padre, la conoscenza del Padre. Il giorno in cui possiamo vedere tutta l’opera di Dio, il progetto di Dio per portarci alla nostra vita eterna, sarà il giorno in cui avremo raccolto tutto nel Padre. Cioè, bisogna arrivare fino al rendimento di grazie; il vero rendere grazie è capire l’intenzione di Colui che ci fa il dono.

Ora, noi dobbiamo arrivare a vedere l’intenzione di Dio in tutti i suoi doni, in tutte le creature, in tutti i giorni, dobbiamo santificare tutte le opere di Dio. Santificare vuol dire vedere l’intenzione di Dio. Ed è lo Spirito che ci fa vedere l’intenzione; per questo tutte le cose vanno passate attraverso lo Spirito. E il Cristo, che viene a battezzarci in Spirito Santo e fuoco, e quindi viene a raccogliere tutto nel Padre, viene proprio a purificare tutti i segni delle opere di Dio che noi intendiamo nel pensiero del nostro io e che quindi carichiamo di materia, che deviamo dal loro fine. Il Signore viene a recuperare tutto questo attraverso lo Spirito di Dio e quindi viene a renderci evidente il disegno, il programma, il progetto dell’opera di Dio per condurci alla nostra salvezza. Il pensiero, che è molto significativo, è questo: “Partecipa al mio Pensiero eterno su tutte le cose”; è Dio che parla alla creatura.

Quindi in tutte le cose, ogni giorno, c'è un pensiero eterno di Dio; e Dio invita la creatura a partecipare a questo pensiero eterno, a scoprire l’intenzione di Dio, a scoprire questo pensiero eterno nelle cose, e non vedere soltanto le cose per quel che servono a noi. “No: cerca il significato!”.

Raccogliere nel Padre vuol dire cercare il significato di Dio in tutte le sue opere. Il Padre rappresenta l’ovile, colui che viene a raccogliere le pecore nell’ovile; il Padre rappresenta il canestro; il Padre è la casa di Dio; e il Figlio è colui che viene a raccogliere tutte le cose e a riportarle nel Pensiero del Padre.

Qui dice: “Partecipa al mio pensiero eterno in tutte le cose, non puoi accoglierlo integralmente, poiché è infinito; ma una tale comunione ti varrà qualche luce, o almeno qualche riflesso che renderà più sicura la tua strada quaggiù. L’idea che possiedo sugli uomini e sulla realizzazione dei piani dell’amor divino, ti aiuterà a concepirli con maggior rispetto e stima. E poi ricordati che tu stesso attribuirai agli esseri e alle cose della terra, un valore ben diverso dal valore che attualmente attribuisci loro”. Dice ancora: “Lavora in me”. Ecco questo portare tutto in Dio.

Dio si presenta a noi come un campo di lavoro, come una vigna. “Lavora in me”, cioè “Raccogli in me, porta tutto alla presenza del mio Spirito e lascia trasfigurare quello che porti dal fuoco del mio Spirito”. Il fuoco dello Spirito di Dio è un fuoco che brucia, che consuma tutta la materialità e spiritualizza il mondo, e spiritualizza anche la nostra vita.

“Tu sei il mio servo o meglio ancora tu sei un mio membro e tanto più tu lavori per te, quanto più agisci per me; nulla di quanto è compiuto per me va perduto”. Non siamo noi che purifichiamo, è lo Spirito che purifica. L’importante è che portiamo alla presenza. Perché noi possiamo tenere le cose alla presenza delle nostre passioni, delle nostre intenzioni, a noi stessi; oppure possiamo portarle alla presenza di Dio. Perché le cose, i frammenti, le creature ci sono imposte, le subiamo anche se non le vogliamo. La nostra vita è tutta un frammento, e questo lo subiamo. Invece il raccogliere in Dio, non ci è imposto, ci è soltanto proposto. E qui viene fuori il dramma esistenziale che subisce ogni uomo, perché ogni uomo subisce quello che gli è imposto. Il più delle volte, non fa quello che gli è proposto.

I frammenti con cui noi ci troviamo, sono una proposta di raccoglimento; perché in quanto ci fanno vedere una cosa rotta, ci propongono di restaurarla. Ora, la cosa rotta ci è imposta, la subiamo nella nostra natura; ci troviamo con un mondo che è tutto frammenti, con una vita che è tutta frammenti, con dei pensieri che sono tutti frammenti e non vediamo l’unità. Diciamo che il frammento ci è imposto, mentre l’unità ci è proposta,

I frammenti in quanto sono imposti, ci propongono di essere raccoglierti nell’unità di Dio. Per raccoglierli alla presenza di Dio, abbiamo bisogno dello Spirito di Dio: “Senza di me non potete fare niente”; ecco ci sono proposti perché per poterli raccogliere nell’unità, abbiamo bisogno del canestro, abbiamo bisogno dell’ovile, abbiamo bisogno del tempio, abbiamo bisogno della casa, abbiamo bisogno del luogo, del granaio: abbiamo bisogno del luogo per riporre tutto quello che ci è imposto. Soltanto in quanto portiamo i frammenti in questo luogo, si forma l’unità, vediamo l’unità, e nell’unità troviamo la vita.

Però non possiamo formare questa unità se non abbiamo il luogo dove portarli. E questo luogo è la presenza, è il Pensiero di Dio. Senza il Pensiero di Dio non possiamo portarli.

Dio dando a noi il Pensiero di Dio (noi abbiamo il Pensiero di Dio con noi) dà a noi la possibilità, dà a noi il canestro dove riporre tutto nell’unità. Però siccome il Pensiero di Dio è trascendente, è superiore a noi, richiede da noi il superamento dell’io. Ecco, ci viene solo proposto, non ci viene imposto, perché richiede il superamento di noi stessi. Senza di noi la raccolta non si fa, perché richiede il superamento di noi stessi.

Il raccoglimento in Dio è un’opera soprannaturale; il trovarci con i frammenti è un’opera naturale. Tutto ciò che è soprannaturale richiede l’aiuto di Dio, richiede la presenza di Dio. L’abbiamo letto nei Salmi, l’invocazione, questa richiesta di aiuto di Dio.

La caratteristica del soprannaturale è questa: non si può entrare nel soprannaturale senza l’aiuto di Dio. Mentre nel naturale entriamo anche senza l’aiuto di Dio; cioè nel pensiero dell’io, senza l’aiuto di Dio, ci disperdiamo. Senza l’aiuto di Dio, senza il Pensiero di Dio, non possiamo raccogliere nell’unità. Infatti il luogo in cui noi raccogliamo è Dio stesso, è il Padre, è questo raccogliere nel Padre.

 

 

Conversazione:

 

Pinuccia B.: Quindi il luogo si identifica col mezzo: bisogna raccogliere con lo Spirito e nello Spirito.

Luigi: Il mezzo è il Cristo e il Cristo è il Pensiero di Dio; però il luogo è il Pensiero di Dio; cioè è il Padre, il pensiero del Cristo, il pensiero del Figlio che è il Padre. Il luogo in cui si raccoglie è il Padre; il centro di unificazione è il Padre. Infatti il Cristo, come conclusione di tutta la sua opera offre, quindi raccoglie, tutto e dice: “Niente e nessuno ho disperso di quello che Tu mi hai dato”.

L’ideale della nostra vita sarebbe questo: arrivare all’ultimo giorno e poter offrire a Dio tutte le opere che Lui ci ha dato, senza averne dispersa alcuna; riportare tutto al Padre.

Questa è la funzione essenziale della vita di ognuno di noi, questo è il lavoro principale che bisogna fare: raccogliere nel Padre, per vedere nel Padre, tutto il progetto, il disegno, la sua provvidenza per la salvezza dell’uomo, per portare l’uomo a partecipare, a conoscere la sua Verità, a partecipare alla sua vita eterna.

La visione di questo quadro di tutta l’opera di Dio, per portare l’uomo alla vita eterna è raccoglimento. Una cosa è raccolta in quanto è vista nell’intenzione di Dio. Noi attualmente passiamo da un pensiero all’altro, saltiamo da un pensiero all’altro, infatti non possiamo pensare contemporaneamente due pensieri: o pensiamo ad uno o pensiamo all’altro. Il che vuol dire che non abbiamo unificato. Invece il lavoro che noi dobbiamo fare è quello di unificare. Quando abbiamo unificato un pensiero in un altro, abbiamo la possibilità di pensare i due pensieri, e non sono più due pensieri, ma uno è opera dell’altro. Allora abbiamo la possibilità di pensare contemporaneamente, in un solo istante, il Creatore e la sua opera; Colui che parla e la sua parola. Invece fintanto che non abbiamo raccolto, dobbiamo saltare da un pensiero all’altro, allora la nostra vita è fratturata. Anche i pensieri di luce che ci vengono sono frammenti. Ci arriva un raggio di luce e poi dopo magari quello se ne va; oppure anche se lo custodiamo, rimane staccato da altre cose o anche da altri raggi di luce. Perché tutto quello che arriva a noi, arriva a noi come opera di Dio frammentaria, e chiede a noi l’unificazione.

Però non possiamo unificare senza la presenza dello Spirito di Dio. Se teniamo presente lo Spirito di Dio, lo stesso Spirito di Dio, fa sentire in noi questa esigenza di unificazione, questo bisogno di unire. Come uniamo un frammento a Dio, la prova di questa unione è il lampo di luce: lampo di luce che ci fa vedere contemporaneamente l’opera e Colui che ha operato, cioè, l’opera in Colui che ha operato.

Pinuccia B.: Ma allora quando vedo una creatura di Dio e ho presente il Creatore di questa creatura, l’ho raccolta in Dio?

Luigi: Se tu puoi dire in coscienza: “Questo è opera del Signore”, vuol dire che c'è già stato un certo raccoglimento, per fede. Però potrai dire che l’opera è compiuta soltanto il giorno in cui vedrai quello che Dio significa di sé in quel fiore; ciò che vuol dire di sé a me, perché Dio parla personalmente, attraverso le sue opere, ad ognuno di noi.

Cosa vuol dire “parla”? Vuol dire che in quell’opera, in quel fiore, Lui manifesta se stesso, ma manifesta anche me; per cui manifesta sé a me.

Ora, un essere parla personalmente a noi in quanto ci fa vedere che sta parlando a noi; per cui in quello che mi dice ritrovo me e ritrovo Lui. Se uno viene a me e mi dice un segreto che conosco solo io, cosa mi fa vedere? Mi fa vedere che Lui conosce me, ma fa anche vedere me a me, e mi fa capire che Lui sta parlando personalmente a me. Altrimenti io posso intendere che tutto è opera di Dio, ma che Dio operi per tutti, che sia un’opera anonima. Quando Gesù dice a Natanaele: “Ieri ti ho visto quando eri sotto il fico”, Natanaele ha visto se stesso conosciuto da-; quindi ha visto il Maestro che parlava personalmente a lui; vedi che in quella parola: “Io ti ho visto ieri”, è una parola, è un segno: c'è Natanaele, c'è il Cristo, e c'è la parola personale solo per Natanaele. Natanaele non ha detto: “Questa parola l’ha detta per tutti”, ma “l’ha detta per me personalmente”; ecco il raggio di luce, e la sua risposta: “Tu sei il re di Israele, il Salvatore, il Figlio di Dio”. Ecco, è scattato il raggio di luce, ha visto. Quando un’opera è veramente raccolta scatta la luce; cioè nasce una creatura nuova. Vuol dire che siamo, per quel fatto che Dio ci ha dato da raccogliere, siamo entrati, abbiamo raccolto nel Padre. Direi che la conseguenza della raccolta avvenuta è il lampo di luce nella nostra anima; che si è vista conosciuta, compresa, ed ha compreso!

 

Eligio: Una cosa è credere che Dio sia la Causa della sua opera, un’altra è considerarlo come oggetto di conoscenza.

Luigi: Solo nella misura in cui conosciamo Dio diventiamo capaci di raccogliere. Che cos’è che rende noi capaci di raccogliere? Più noi conosciamo la persona e più siamo capaci di intendere le opere di quella persona, capiamo l’intenzione di quella persona in quello che fa. Per cui più raccogliamo nel Padre e più conosciamo il Padre, e più conosciamo il Padre e più siamo capaci di raccogliere.

In un primo tempo abbiamo la fatica del raccogliere, perché ancora non conosciamo il Padre; e questo non lo possiamo fare senza il Cristo. Quindi abbiamo bisogno del Cristo. E’ seguendo il Cristo che il Cristo ci raccoglie. Ma più conosciamo del Padre e più la raccolta è facilitata; è facilitata al punto che diventa un canto, senza più alcuna fatica.

Ecco, la tanta conoscenza di Dio ci rende molto facile il raccoglimento in Dio. Quella raccolta di cui parlava Pinuccia è ancora una raccolta per fede: vedo un bel panorama e penso che è opera di Dio Creatore; infatti non si può ancora vedere come un pensiero unico. Vedo il fiore e vedo il Padre, fai la deduzione; vedi il Padre che lo crea ma passi da una cosa all’altra, non vedi un pensiero unico.

Invece parlavo di una visione in cui ti vedi conosciuta e conosci; ma questa è già la conseguenza di un lampo di luce che deriva dalla raccolta effettuata. Quel lampo diventa attuale ed è eterno, perché non passa più, è il significato. Per cui tutte le volte che vedrai quello lo vedrai come significato di Dio.

Leggo ancora questo: “Però mi sono necessari dei collaboratori, per questo che ho bisogno di te”. Ecco, il raccoglimento non può avvenire senza di noi, per questo Dio dice: “Ho bisogno di collaboratori”: cioè “ho bisogno dell’uomo”, non perché Dio abbia bisogno dell’uomo, però per portare a compimento l’opera dell’uomo c'è bisogno dell’uomo, per la salvezza dell’uomo. “Colui che ti ha creato senza di te non ti salva senza di te”.

Poi dopo precisa: “Ho bisogno di contemplativi che mi aiutino a cancellare le colpe, unendo alla loro vita di preghiera, di lavoro e di amore alla mia, completando con l’offerta generosa delle loro sofferenze provvidenziali la mia oblazione redentrice. Ho bisogno di contemplativi che uniscano le loro invocazioni alla mia preghiera”. Noi dobbiamo cogliere l’anima di tutto questo parlare: “Che uniscano il loro raccoglimento”, invocare è portare dentro: “al mio raccoglimento, alla mia opera”. Lui opera per raccogliere: “Per ottenere quei missionari, quegli educatori spirituali, penetrati dal mio Spirito, dei quali il mondo ha inconsapevolmente sete. L’importante non è fare molto, ma fare bene, cioè portare a compimento”. Fare bene vuol dire portare in Dio. Dio è il buono, Dio è il bene: “e per fare bene è necessario molto amore”. Qui insiste molto sulla contemplazione, sulla funzione della contemplazione; qui parla di confluenza, mentre noi parliamo di raccoglimento, quindi “confluenza è una parola d’ordine che può salvare l’umanità” (il raccogliere in Dio); “perché è per Me, è con Me, in Me, nell’unità dello Spirito Santo, che è resa al Padre una gloria totale, tramite la riunificazione di tutti gli uomini, di tutte le cose. Si, io sono il punto Omega, verso di Me tendono tutti gli affluenti umani, o dovrebbero tendervi, sottopena di dispersione”.

Per cui Dio diventa il punto, la meta, il fine verso il quale dobbiamo tendere con tutte le nostre forze. Ecco il raccogliere, il tendere verso una meta, avere un fine. Tutte le cose, come vengono orientate a Dio, acquistano significato per noi; ma bisogna avere presente Dio come fine. Altrimenti le cose ci disperdono. “Tra questi ci sono i ruscelli dolci e tranquilli, i torrenti che rotolano impetuosi che scendono in un gorgoglio di schiuma, con tutto ciò che hanno trascinato per via; ci sono le acque fangose in apparenza sporche; ma dopo poche leghe, grazie alla ossigenazione del mio Spirito, tutto quello che in esse vi è di infetto viene purificato, diventano perfettamente sane e salubri e possono raggiungere le acque del mare; è questo tutto il gran lavoro che si opera, e che è invisibile agli occhi degli uomini”. Tutto questo lavoro di purificazione avviene attraverso lo Spirito. L’essenziale è quello.

 

Pinuccia B.: Nel Vangelo di stamattina dice che “brucerà la pula”; sarebbe questo?

Luigi: Sì, e raccoglie il grano nel granaio. La pula è il rivestimento, è il segno, è la materialità; il grano invece rappresenta la spiritualità, la spiritualizzazione. Ora, in tutte le cose c'è un seme di spiritualità; se noi le raccogliamo in Dio, lo possiamo vedere. Tutte le cose sono ricoperte da una pula, ed è l’apparenza che vediamo fuori, e questa va bruciata. Le cose che passano vanno superate. Bruciare vuol dire superare; ma con lo Spirito, perché senza lo Spirito non si può. Invece bisogna cogliere il grano, il frumento, il chicco. Ora, questo è lo Spirito, il significato; e questo è un significato eterno di Dio nella cosa stessa. Allora viene raccolta nel granaio del Padre. Tutte le cose vanno consumate nel fuoco, vanno purificate attraverso questo fuoco.

Il fuoco mette in evidenza l’eterno che c'è in tutte le cose. In tutte le cose Dio parla a noi qualche cosa di Sé, quindi qualche cosa di eterno, e ci aiuta a raccoglierlo nel Pensiero del Padre. E’ questa conversione verso la vetta. Quanto più convergiamo verso la vetta, verso Dio, tanto più ci avviciniamo. È il fuoco che consuma tutte le cose, consuma e purifica, per cui tutto diventa significazione di Dio; e come diventa significazione ci unisce. Perché noi siamo uniti nella misura in cui passiamo al significato; è quello che ci unisce, è Dio che ci unisce. Non ci unisce per un atto di volontà. È soprattutto un lavoro di pensiero, non è un lavoro di volontà, di virtù, di sacrifici.

Dio ci aiuterà attraverso tutto quello che facciamo, perché Dio raccoglie qualunque cosa che gli offriamo, anche dei salti mortali; però siccome il lavoro essenziale è il lavoro di raccolta, è un lavoro soprannaturale, che presuppone la presenza di Dio, è essenzialmente un lavoro di pensiero.

Siccome Dio è Spirito, noi possiamo raccogliere nella misura in cui pensiamo Dio; non possiamo essere con Dio se non lo pensiamo, perché Dio è Spirito.

Ora, pensare vuol dire tenere presente; perché noi potremmo anche metterci di fronte al crocifisso, di fronte al Santissimo Sacramento, ma avere il pensiero altrove: non lo pensiamo e non siamo presenti. Il pensiero che cos’è? Il pensiero è la possibilità che Dio dà a noi, avendo messo in noi il suo Pensiero, è la possibilità di superare noi stessi, di superare tutto quello che vediamo con i nostri occhi, che sentiamo con i nostri sensi, per pensare Lui. Abbiamo la possibilità di pensare Lui. Pensando Lui, abbiamo la capacità di incominciare il raccoglimento, di raccogliere. È tutto un lavoro fatto essenzialmente con il pensiero, perché presuppone la presenza: pensare vuol dire tenere presente. Però non posso tenere presente Dio con i sentimenti, non posso tenerlo presente parlando con le mie parole. No, Dio lo posso tenere presente soltanto con il pensiero. Perché Dio non è sentimento, Dio non è azione, Dio non è una recitazione, Dio non è una posizione. Anche se io stessi genuflesso dalla mattina alla sera, ma non pensassi a Dio, non resterei presente a Dio. Proprio perché Dio è sopranatura, Dio è trascendente. Essendo trascendente non potrei pensarlo se Lui non desse a me la possibilità di pensarlo. Quindi Dio si raggiunge solo col pensiero, non in modo diverso. Allora il principio della raccolta sta nel Pensiero di Dio.

Pensando Dio cominciamo a sentire il bisogno di raccogliere, cominciamo ad avere la possibilità, la capacità di raccogliere, e cominciamo a raccogliere. Ma bisogna restare lì!

Ho detto molte volte che tutte le volte che non pensiamo, sbagliamo; non pensando sbagliamo. Questo è un segno. Ora, cosa succede quando diciamo che sbagliamo perché non abbiamo pensato? Non abbiamo tenuto presente Dio; cioè ci siamo lasciati guidare dalle impressioni, da sentimenti, da quello che avevamo presente.

Tutte quelle volte che ci lasciamo guidare dai sentimenti, dalle impressioni, ma non pensiamo, cioè non teniamo presente Dio, poco o tanto sbagliamo. Quindi il principio del raccoglimento è il pensare. Il principio del peccato è lo sbaglio che deriva dal non tenere presente, per cui non si rende testimonianza di Dio.

Ora, per rendere testimonianza a Dio si deve tenere presente Dio, perché “non sono più io ma è Dio che opera in me”, in quanto lo teniamo presente.

Noi non potremmo tenere presente Dio se Dio non ci desse la grazia, il dono di poterlo pensare. M

Dio, creandoci, ha dato a noi il pensiero, il suo Pensiero, il suo Spirito. Noi abbiamo presente Lui. Però averlo presente non vuol dire che noi lo abbiamo presente. Noi lo possiamo pensare potenzialmente, ma ci accorgiamo che non possiamo pensare a due cose contemporaneamente, quindi dobbiamo superare ogni altra cosa per pensare solo Lui. Pensando Lui, inizia in noi la vita.

In cosa consiste questa vita? La vita è unificazione. Tenendo presente Lui, noi incominciamo ad avere la possibilità di raccogliere in Lui. Quindi la possibilità di raccogliere in Lui è grazia che deriva dal Pensiero di Dio tenuto presente.

Dio dà a noi la possibilità di pensarlo; noi possiamo non pensarlo e allora diventiamo una fabbrica di frammenti che ci disperdono sempre di più. Se lo pensiamo, Dio ci dà la possibilità di recuperare anche tutti i frammenti che abbiamo disperso. Tutti, anche le azioni più malvagie, più cattive, che sono procedute dal nostro io. Dio ci dà la possibilità di recupero. Perché Dio è infinitamente superiore a tutte le nostre opere, a tutti i nostri frammenti.

Quindi:

·        se non Lo teniamo presente, abbiamo la possibilità di tenerLo presente;

·        se Lo teniamo presente abbiamo la possibilità di raccogliere;

·        se raccogliamo, nella misura in cui raccogliamo, incominciamo a partecipare, a restare uniti; diventiamo capaci di restare uniti, restiamo raccolti.

Ma tutto è per grazia di Dio.

 

Pinuccia B.: Tante volte abbiamo presente Dio ma non abbiamo la possibilità di raccogliere.

Luigi: No, se abbiamo presente Dio, sentiamo il bisogno di raccogliere, perché Dio ci fa sentire il bisogno di raccogliere. Il Pensiero di Dio ci fa sentire il bisogno di raccogliere: è il fuoco.

Eligio: Non possiamo tenere presente Dio e non raccogliere?

Luigi: Non possiamo tenere presente Dio e non sentire il bisogno di raccogliere. Possiamo tenere presente Dio, sentire il bisogno di raccogliere e non raccogliere; o perché non siamo capaci o per tanti motivi.

Eligio: Ma io tengo presente Dio solo se mi supero.

Luigi: Certo, però puoi tenere presente Dio e non raccogliere. Tu pensando Dio, senti il bisogno di capire il significato di ciò che Dio ti fa; ma non hai ancora capito!

Eligio: Ma raccogliere è sinonimo di capire?

Luigi: Il frammento raccolto è capito.

Eligio: Pensavo che raccogliere volesse dire portare alla presenza.

Luigi: Portare alla presenza vuol dire capire. All’inizio porti alla presenza di Dio per fede; e allora tenendo presente Dio, Dio fa sentire a noi il bisogno di raccogliere; sempre che raccogliamo, perché non è detto che possiamo raccogliere; perché il Signore ci conosce.

Per cui se arriviamo da una grande dispersione e il Signore ci dà la possibilità di pensarlo, è già tutto grazia; ma dobbiamo fare una fatica enorme per poter incominciare a raccogliere qualcosa. Perché, come il beato è un potenziale immenso di raccolta, è capace di vedere in ogni minima cosa le significazioni di Dio, così colui che è molto disperso, può pensare Dio, ma non vede ancora niente delle significazioni di Dio, proprio perché è tanto disperso. E dovrà fare tanta fatica, mentre quell’altro non fa nessuna fatica a vedere le significazioni di Dio, le parole di Dio, ad intendere le parole di Dio. Chi è all’inizio deve fare tanta fatica, perché ha tutto un suo mondo di dispersione da superare.

Eligio: Allora costui non può restare tanto alla presenza di Dio, avrà solo dei momenti…

Luigi: Ed è proprio questo che gli fa sentire tanto il bisogno di raccogliere. Il primo passo è tener presente Dio: devi aver presente Dio, perché questo è l’inizio di ogni opera di raccolta. L’atto di fede è sempre fondamentale per ogni inizio di vita vera, è il principio.

Siccome Dio è il principio, noi dobbiamo metterlo come principio. Fintanto che non lo mettiamo come principio, non facciamo altro che disperderci di frammento in frammento, cioè andiamo verso la morte, che è dispersione. Mettendo Dio al centro cominciamo a seminare in noi il principio. Ma questa è una semina. Una cosa è seminare, altra cosa è raccogliere. Certamente chi raccoglie gioisce e gioisce anche chi ha seminato; ed ognuno di noi raccoglie nella misura in cui ha seminato.

Quindi pensare a Dio, credere in Dio è il seme, è il principio, poiché Dio parla a noi personalmente, ci dà la possibilità di pensarlo. Questo seme tende a portare frutto; il frutto è questa maturazione, il frutto è desiderio di raccogliere, bisogno di raccogliere. Raccogliendo si arriva alla mietitura, si arriva al granaio; e abbiamo l’ultima fase. E’ tutto un processo di maturazione.

Eligio: Stento a capire l’unificare in Dio disgiunto dal raccogliere.

Luigi: Infatti non devi disgiungerlo. Se tu pensi Dio, il Pensiero di Dio è un pensiero unificante; però siccome Dio è il Creatore, oppure Dio parla a te, se tu tieni presente Dio, non puoi non sentire il bisogno di capire quello che Lui ti dice. Ecco, se non tieni presente Dio non senti il bisogno di capire quello che Lui dice, ma se tieni presente Dio senti il bisogno di capire quello che Lui ti dice. Tutte le sue opere sono parole; per cui se tieni presente Dio senti il bisogno di capire quello che Lui dice a te in ogni cosa.

Ora, questo bisogno di capire è la grazia conseguente al tener presente Dio. Però sentire il bisogno di raccogliere non è ancora aver raccolto; noi sentiamo il bisogno di guarire, ma non è ancora essere guariti. Noi senz’altro sentiamo il bisogno di raccogliere, ma poi diciamo: “Ma come si fa per raccogliere?”; non sappiamo come fare.

Ecco che qui c'è “Chi con Me”. Abbiamo bisogno di un “con”, di Qualcuno che insegni a noi come si fa a raccogliere. Ed è il Cristo che viene a noi e insegna a raccogliere nel Padre. Attraverso le sue lezioni, attraverso le sue scene, ci conduce a raccogliere nel Padre. E quanto più con Lui conosciamo il Padre, perché raccogliendo conosciamo sempre di più il Padre, tanto più diventiamo noi stessi capaci di raccogliere sempre più velocemente. Ad un certo momento diventiamo capaci di raccogliere tutte le cose che Dio fa, senza disunirci più dal Padre.

Attualmente noi sentiamo tanta difficoltà a raccogliere perché magari per pensare Dio dobbiamo chiudere gli occhi, dobbiamo raccoglierci, dobbiamo fare silenzio, eliminare il pensiero di ogni altra cosa; e poi ad un certo momento dobbiamo smettere perché dobbiamo mangiare, dobbiamo dormire, o abbiamo altri bisogni. Per cui passiamo da una cosa all’altra, non restiamo sempre raccolti. E questa è una tristezza, è una sofferenza, proprio perché saltiamo da una cosa all’altra. Invece Dio ci ha creati perché noi potessimo restare con Lui sempre, in tutto, per cui senza lasciarlo mai. Il non lasciarlo mai non significa essere delle statue per cui “io terrò sempre chiusi gli occhi per pensare solo Lui, non guarderò mai niente”; no! diventeremo capaci di restare sempre con Lui in tutte le opere che fa, perché vedremo Lui in tutto. Dio ci conduce a vedere Lui in tutto. “E sarete sempre con Me, in ogni cosa”. Perché le parole di una persona non ci distaccano dalla persona, anzi ci aiutano ad addentrarci sempre di più nel pensiero di quella persona.

Tutte le opere che Dio fa e tutte le opere che vediamo, essendo fatte tutte in Dio, non sono per noi motivo di dispersione, perché essendo parole di Dio, ci aiutano ad addentrarci sempre di più nel suo Pensiero, quindi a mantenerci sempre di più uniti a Lui. Capito questo non scappiamo più dalle cose.

Prima scappavamo dalle cose per pensare Dio, adesso ci accorgiamo addirittura che quelle cose che prima erano nemiche, sono dei servi che ci aiutano a stare raccolti in Dio, a conoscere di più Dio, a glorificare di più Dio in tutto. Che cos’è cambiato? È cambiata la conoscenza del Padre! La profondità della Persona, per cui la conoscenza è arrivata ad estendersi su tutte le sue opere, di modo che vediamo di più Lui in tutto.

Allora non c'è più niente che ci porta via da Dio; anche gli avvenimenti luttuosi, scandalosi che vediamo attorno a noi, li vediamo come parola di Dio, in cui Lui significa qualche cosa agli uomini per aiutarli ad entrare nella vita eterna. Allora non c'è più niente che ci scandalizzi.

Scandalizzare in sostanza vuol dire, distaccarsi da Dio. “Questo per me è un inciampo, perché per pensare questo non posso più pensare Dio, non li posso mettere assieme: questo è motivo di scandalo”. Il giorno in cui li potremo vedere assieme, non sarà più un motivo di scandalo, diventeranno un aiuto. Ma questo è conseguenza di tanto raccoglimento.

Eligio: La voce di una persona mi dà la possibilità di conoscerla meglio.

Luigi: Cosa c'è di sbagliato in noi, per cui sentendo la voce di Dio, restiamo distratti da Dio? Cioè, perché la voce di Dio ci porta lontano da Dio? Cosa succede? Cosa c'è di sbagliato in noi? Ecco perché bisogna arrivare al disegno di Dio, alla proposta di Dio, al progetto di Dio. Il progetto di Dio è questo: farci vedere tutto parola sua, voce sua, attraverso la quale Lui ci introduce nel suo intimo, nella sua vita, nel suo Pensiero; a conoscere sempre di più il suo Pensiero. Allora, vediamo una cosa che ci scandalizza? Dobbiamo dire: “Questa è voce di Dio”; ma in quanto è voce di Dio, in quanto suscita in noi il bisogno di capire cosa ci vuole significare, ci tiene già uniti a Dio; ci sollecita, di per sé è già grazia di Dio.

Eligio: Indipendentemente dal capire il significato. Dobbiamo cercare di capire, ma capire…

Luigi: È grazia di Dio! Teniamo presente che più un’anima è santa e più è capace di raccoglimento, più è veloce, vede già il significato della cosa. Noi diciamo che è un’anima santa, ma è perché ha raccolto tanto in Dio e c'è già tanta grazia di Dio. Allora il vero lavoro da fare è questo: raccogliere tanto in Dio. Perché più raccogliamo in Dio e più il capitale, il tesoro, la ricchezza interiore si forma in noi e dà a noi la capacità di restare sempre con Dio.

Pinuccia B.: Comunque la cosa è raccolta quando è capita.

Luigi: Certo, in Dio.

Pinuccia B.: E magari rimarrò unita a Dio perché sento il bisogno di capire, ma non ho raccolto fintanto che non ho capito.

Luigi: Certo. E teniamo presente che fintanto che abbiamo dei frammenti davanti a noi, vuol dire che abbiamo ancora una conoscenza difettosa di Dio, imperfetta di Dio; per cui non abbiamo ancora capito in quella profondità alla quale Dio ci chiama. Perché i frammenti sono grazia di Dio, che Dio ci presenta per dirci: “Non addormentarti a fare niente, perché Io ti chiamo a conoscermi”. Per cui il frammento è la faccia negativa della vocazione, della meta per la quale Dio ci ha ci ha creati.

Pinuccia B.: In Paradiso continueremo a raccogliere, ma non i frammenti.

Luigi: No, in Paradiso raccoglieremo come si raccolgono alla presenza di una persona le parole che ci dice quella persona. E’ una cosa molto diversa. Ognuno sarà capace di intendere le parole del Signore nella misura in cui ha raccolto quando raccoglieva qui in terra. Perché è qui che abbiamo un capitale da spendere. Là non abbiamo più un capitale da spendere. Qui abbiamo la possibilità di tradire, qui abbiamo la possibilità di raccogliere o di non raccogliere; perché è qui che abbiamo la possibilità di aumentare l’amore, perché abbiamo la possibilità di tradire. Ma il giorno in cui non abbiamo più la possibilità di tradire, non possiamo più aumentare l’amore.

L’amore in noi è aumentabile fintanto che abbiamo la possibilità di tradirlo; allora c'è in noi qualcosa di personale con cui possiamo contribuire alla fedeltà in questo amore. Il giorno in cui per necessità non possiamo più tradire, perché non abbiamo più occasioni per tradire, l’amore è stabilizzato. Ma l’amore stabilizzato ci rende capace di intendere e di restare nell’amore, nella comunione, nella misura in cui prima abbiamo raggiunto la fedeltà, abbiamo raccolto.

Quindi, in questo tempo di silenzio, dobbiamo riflettere su cosa vuol dire raccogliere nel Padre e su come si fa a raccogliere nel Padre; e quali sono i presupposti.

Tutte le cose vanno purificate nel fuoco, devono essere passate attraverso lo Spirito di Dio, perché soltanto passandole attraverso lo Spirito di Dio, sono raccolte nel Padre. E raccogliere nel Padre vuol poi dire conoscere il Padre. Questo lavoro può avvenire soltanto attraverso il Cristo. Pensiamo al grano, al granaio.

 

 

Seconda parte dell’incontro:

 

Luigi: Il tema è: cosa vuol dire raccogliere nel Padre.

Ines: Gesù, siccome non aveva come noi il pensiero dell’io che lo dominava, appena vedeva un fatto lo attribuiva subito al Padre.

Nino: Prima di tutto Gesù aveva la conoscenza del Padre per cui non trovava fatica come noi.

Luigi: Per Lui non era fatica. Anche noi, il giorno in cui saremo figli di Dio, non avremo difficoltà; anzi, il raccogliere sarà motivo di gioia. Intanto si raccoglie tutto nel Padre. Gesù raccoglieva tutto nel Padre: tutto, anche la morte. E poi intendeva tutto secondo il disegno del Padre. Abbiamo visto che quando Pietro tende a distoglierlo da questo disegno, gli dice: “Vai via da me perché tu sei un demonio; perché tu conosci le cose secondo gli uomini, non secondo Dio!”. Quasi a dire: “Tu non conosci il progetto del Padre”.

Non conoscere il progetto del Padre ci fa parlare secondo gli schemi umani, e questo ci rende dei demoni. Di qui l’importanza di conoscere il progetto del Padre. Conoscere il progetto del Padre, vuol dire conoscere il fine per cui il Padre opera e crea tutte le cose; per cui crea noi e crea tutte le cose. E poi vedere anche i mezzi attraverso i quali opera per portarci a giungere a quel fine. E questo vuol dire raccogliere nel Padre.

Perché per raccogliere nel Padre, prima di tutto dobbiamo vedere il fine per cui opera il Padre e poi i mezzi che adopera per condurci a quel fine. Perché per fare un progetto, prima di tutto uno stabilisce quello che vuole avere, l’idea: “Io voglio costruire una casa così, che mi serva così”; adesso deve stabilire quali mezzi utilizzare per avere la casa costruita in questo modo.

Prima di tutto dobbiamo sempre avere il fine. Quindi, noi creature, siccome siamo opere di Dio, portiamo in noi questa significanza di quello che fa Dio. Allora, se per poter fare qualche cosa dobbiamo aver presente un fine, succede che se agiamo senza finalità, agiamo a casaccio, sbagliamo tutto, facciamo il mucchio, non facciamo una casa. Questo è segno per dire a noi come opera Dio. Cioè, Dio ha creato questa grande casa (noi stessi siamo casa di Dio) per quale scopo? Per quale fine? Lui le cose le ha fatte, adesso invita noi a partecipare a questo suo disegno, affinché anche noi possiamo convivere, essere creatori con Lui, fare come fa Lui. Perché fintanto che non vediamo il progetto del Padre nella sua creazione sbagliamo, perché utilizziamo le cose nei nostri progetti. Allora vediamo una cosa e diciamo: “Ah, questa cosa mi può servire per il mio progetto!”; non pensiamo al progetto di Dio. Prima di vedere un nostro progetto, dobbiamo vederla secondo il progetto del Padre.

“Perché il Padre mi presenta questo?”. Questo è il ragionamento del figlio. Ecco perché dobbiamo imparare a raccogliere con il Figlio. Perché il Figlio raccoglie in modo caratteristico, in un modo tutto diverso da come operiamo noi; per insegnare a noi come si fa a raccogliere nel Padre. Il modello è quello.

·               Primo passo: il Figlio accoglie tutto dal Padre, noi dobbiamo accogliere tutto dal Padre.

·               Secondo passo: accogliendo tutto dal Padre, dobbiamo cercare di vedere il fine dell’opera del Padre.

·               Terzo passo: vedendo il fine dell’opera del Padre, dobbiamo cercare di vedere i mezzi con cui Dio opera per condurre noi a questo fine.

Poco per volta, questo ci rende capaci di interpretare i fatti, gli avvenimenti, fino a farci vedere il progetto totale di Dio, che è poi il regno di Dio, che è poi la realtà in cui noi ci troviamo. Perché noi ci troviamo nel regno di Dio. Questa realtà in cui ci troviamo è l’opera che Dio sta facendo. Quindi sono tutti i mezzi che Dio sta ponendo nella nostra vita per realizzare quel fine per il quale Lui ci ha creati.

Ma se non abbiamo ancora trovato il fine, non abbiamo presente il fine, se non abbiamo ancora visto il fine del Padre, ci troviamo con tutti i frammenti che non sappiamo come interpretare, per cui li interpretiamo come fini nostri, nelle nostre intenzioni, con i sentimenti nostri. E questo è essenzialmente un lavoro di pensiero, perché Dio è Spirito e richiede da noi questa sopranatura, quindi questa trascendenza di tutto ciò che attualmente vediamo.

Ines: Bisogna stare attenti in continuazione.

Luigi: Prima di tutto è un lavoro fatto nel raccoglimento silenzioso, nella preghiera, nel distacco da tutte le cose, perché richiede trascendenza. Trascendenza vuol dire che queste cose le possiamo ottenere soltanto per mezzo di Dio. E cosa vuol dire che le possiamo ottenere soltanto per mezzo di Dio? Che dobbiamo fare attenzione a Dio. E cosa vuol dire fare attenzione a Dio? Vuol dire distaccarci da tutte le altre cose, non più fare attenzione ad altre cose, perché l’attenzione deve essere unica.

O io faccio attenzione a questo o faccio attenzione a quell’altro: non posso pensare a due cose contemporaneamente; questa è lezione di Dio. Allora debbo distrarmi da ogni altra cosa non trascendente, cioè dalle cose naturali, dalle creature, dalle cose che vedo e che tocco, per rivolgere tutta la mia attenzione a Dio, nel silenzio, nella preghiera, pensando a Lui, pensando alle parole che Lui già mi ha fatto arrivare attraverso suo Figlio, a quelle lezioni che Lui mi ha dato. Ma bisogna cercare di raccogliere queste parole nel Padre. Perché anche le parole del Vangelo, le parole del Figlio di Dio, si possono ancora interpretarle in funzione del proprio modo di essere, della propria recitazione di vita, di tante cose.

Comunque, la prima cosa è accogliere tutto dal Padre perché tutto viene dal Padre e tutto va riportato al Padre; ma niente viene rapportato al Padre se non per mezzo di noi, o meglio, se non per mezzo del Figlio che è in noi. E cos’è questo Figlio di Dio che è in noi? È il Pensiero di Dio. Per questo dico che prima di tutto dobbiamo accogliere tutto dalle mani di Dio, anche se non capiamo niente e poi cercare di riportare tutto, attraverso il Pensiero di Dio, nel Padre. Riportando, le cose si illuminano.

Ad esempio, noi cerchiamo a cosa deve servire la nostra vita, e fintanto che interroghiamo gli uomini su cosa serve la vita, ci viene detto: “La vita serve per conquistarti un posto al sole; per far carriera; per guadagnare denaro; per sposarsi; per avere dei figli”; cioè ci propongono dei fini umani che non possono soddisfare quel bisogno di assoluto che è in noi; perché ad un certo momento tutti questi fini passano e ci deludono, per cui: “Io sono vissuto per questo, e adesso? La mia vita è servita a niente perché io sono stato deluso da questo fine”.

Sono tutte lezioni di Dio per dirci: “Cerca più su”. E fintanto che noi non alziamo gli occhi dalle creature al Creatore, non possiamo intendere il fine della nostra vita. E quando incominciamo ad alzare gli occhi a Dio per cercare il fine della nostra vita, cosa succede in noi? Succede che pensiamo Dio. Allora abbiamo il Pensiero di Dio e il pensiero della vita. Se pensiamo il Pensiero di Dio, è il Figlio di Dio che è in noi che ci fa questo lavoro. Fintanto che noi non arriviamo ad approfondire quella conoscenza di Dio che abbiamo dentro di noi, per abbinarlo, per vederlo al concetto di vita che stiamo cercando, non scopriamo perché Dio ci ha dato la vita. Quindi la funzione del raccogliere richiede un approfondimento di Dio, fino ad arrivare ad includere quel concetto, quel problema che portiamo in noi da raccogliere. Fintanto che non lo vediamo incluso in Lui, secondo Lui, non è raccolto. Ma quando, approfondendo il Pensiero di Dio in noi, arriviamo a vedere la cosa in Lui, quella cosa si illumina.

Ines: Sempre si illumina?

Luigi: Si, perché è opera di Dio! Non sei tu, non è opera della creatura.

Ines: Ma Dio fa sempre capire? Tu capisci sempre quello che Dio le vuole dire?

Luigi: No, non è che fa sempre capire. È Lui che misura il tempo. Però Lui vuole che noi chiediamo con pazienza; dice: “Con la pazienza, arriverete a possedere le vostre anime”. Noi non possiamo possedere le nostre anime fintanto che non sono illuminate da Lui; ma ci chiede pazienza. Quel frutto che seminato nel buon terreno, nel terreno profondo, giunge a maturazione con pazienza.

Perché per Gesù non era necessaria questa pazienza? Perché Gesù vedeva in anticipo; il Padre gli faceva vedere in anticipo le opere che stava facendo. La meraviglia dell’essere figlio è questo: che Dio fa vedere in anticipo le cose che sta facendo. Per cui prima che avvengano, il Figlio ha già il significato delle cose che stanno avvenendo; perché: “Il Padre ama il Figlio e gli fa vedere tutte le cose che fa”. Cosa vuol dire che gli fa vedere tutte le cose che fa? Le cose non sorprendono più, perché il Padre gli fa vedere il fine di tutte le cose che sta facendo. Allora i frammenti, il problema vita, come mai non sappiamo quale sia il significato? Perché questo? Sono sollecitazioni per farci approfondire la conoscenza di Dio, fino ad includere la ragione della nostra vita in Lui, voluta da Lui.

E questa ragione è Lui stesso. Perché in Dio i problemi si semplificano molto, perché Lui non può volere altro che se stesso in tutto ciò che fa, perché Lui è l’Essere.

La nostra mente, pensando Lui, arriva al punto da essere dominata da Lui, che è l’Essere, l’Unico, il Creatore di tutto e il fine di tutto; allora immediatamente capiamo che siamo stati creati per Lui, che il fine della nostra vita è Lui Questo è il significato: Dio ci ha creati per Sé. Non può averci creato per altro, perché altro è nulla. Qui scatta una luce. A questo punto la tua vita è illuminata nel suo significato. Hai capito a che cosa serve la vita: la vita serve per conoscere Dio, per arrivare a Dio. Ma chi ti ha fatto capire questo? È l’approfondimento.

Prima avevi una nozione superficiale, per cui non riuscivi a collegare Dio con la tua vita; pensavi a Dio e pensavi alla tua vita. Approfondendo Dio, ad un certo momento scatta questa unificazione: l’opera è stata raccolta, il frammento è stato raccolto ed è stato illuminato da Dio, ha acquistato un senso. Il frammento, quando è raccolto, acquista un significato.

Fintanto che non capiamo il significato delle cose, vuol dire che la nostra opera di raccoglimento difetta, è difettosa. Ed è difettosa in quanto non conosciamo ancora a sufficienza Dio, fino a quel punto da vedere raccolto quel frammento in Lui, nel suo progetto.

Che Lui ci abbia creato per Sé, è la linea essenziale. Dio ci ha creati per Sé, per conoscere Lui, per farci partecipare alla vita eterna; perché conoscere Lui è vita eterna.

Il problema è: come fa Dio a condurci a questo fine quando noi pensiamo sempre soltanto a noi stessi, ai nostri progetti, ai nostri fini?

Ora, chi ama Dio desidera vedere tutta l’opera che Dio sta svolgendo per liberare la sua vita da tutte queste deviazioni, da tutte queste dispersioni, per raccogliere. E ad un certo momento capisce la centralità del Cristo; e più capisce e più desidera conoscere, perché vede il progetto di Dio, che è il progetto del Padre, che si sta svolgendo nella propria vita, vede il regno di Dio in tutto. Ma più vede il regno di Dio e meno si rende schiavo delle cose, perché capisce che tutto è soltanto voluto da Dio.

Infatti noi ci rendiamo schiavi delle cose perché abbiamo paura; ma abbiamo paura perché non abbiamo ancora visto il progetto di Dio. E fintanto che non abbiamo visto il progetto di Dio abbiamo paura; perché “Lì c'è l’uomo; lì c'è il caso; lì c'è la natura!”, vediamo le cose staccate da Dio. E questo modo di ragionare ci fa vedere che esistono tanti regni, e questo ci mette paura, perché: “Domani mi possono capitare addosso degli avvenimenti che non mi aspettavo!”. Ma il giorno in cui vediamo il progetto di Dio in tutto, non abbiamo più paura di nulla. Una delle prime cose che dice Gesù è: “Perché temete, uomini di poca fede: sono Io!”. In tutto c'è Lui.

Pinuccia B.: In tutto è Lui che monta su un asinello.

Luigi: Attraverso le creature, l’asinello, viene a noi. E noi dobbiamo imparare non a vedere l’asinello, ma a vedere Lui.

Pinuccia B.: “Non temere figlia di Sion, il Signore viene a te, a cavallo di un asinello”, cioè Dio viene a noi attraverso le cose più umili.

Luigi: Comunque, il frammento è una cosa non raccolta in Dio, non capita in Dio. La cosa non si unifica da sola, senza di noi. La cosa che arriva richiede da noi il lavoro di raccolta in Dio; e questo non c'è nessuno che possa farlo al posto nostro. Tutti ci possono ammonire, tutti ci possono dire quello che dobbiamo fare, ma nessuno lo fa se non lo facciamo noi.

Pinuccia B.: Però se uno riceve un aiuto da una persona che ha già raccolto certe parole in Dio, per noi è molto più facile.

Luigi: Comunque, se voi non fate personalmente questo lavoro di raccolta, non basta sentirsi dire il significato delle parole (frammenti, asinello, ecc.).

Pinuccia B.: Volevo dire che Dio ci manda anche degli aiuti.

Luigi: Si, tutto è aiuto.

Nino: Perché è anche facile disperdere.

Pinuccia B.: La parola stessa “frammento”; se non è raccolta rimane proprio un frammento.

Luigi: Ognuno deve mettere un suo lavoro personale, perché ognuno di noi è un mondo a sé. La luce di Dio è una luce crescente: più uno va avanti in Dio e più la vita diventa vita eterna.

 

Ines: Dio tratta personalmente ognuno di noi.

Luigi: Certo. Per questo c'è un lavoro personale per ognuno di noi.

 

Eligio: Raccogliere significa collegare il fatto a Dio per coglierne il significato. Solo il Cristo mi abitua a fare questo lavoro.

Luigi: Il Cristo mi abitua a raccogliere nel Padre, cioè ad accogliere tutto dal Padre, e poi a riportare tutto al Padre, per intelligere tutto secondo il fine del Padre, fino a vedere il progetto totale della creazione stessa del Padre. E allora lì diventiamo partecipi della creazione stessa di Dio, entriamo cioè nella Città di Dio, entriamo nel regno di Dio.

È il Figlio che opera questo, perché quando diciamo: “Pensiamo al Padre; raccogliamo nel Padre”, non siamo noi che raccogliamo, ma è il Figlio in noi che raccoglie nel Padre. Quindi Lui scende al livello nostro, insegna a noi, infonde in noi questa abitudine; arriva un certo momento in cui noi stessi raccogliamo nel Padre. Ma dire “noi stessi” è errato, perché non siamo noi, è il Figlio in noi che raccoglie nel Padre.

Noi formiamo una cosa sola col Figlio nella misura di intensità con cui raccogliamo nel Padre; perché è il Figlio che raccoglie nel Padre. Il Figlio si caratterizza in questo: tutto riporta e riferisce al Padre. Noi non siamo figli nella misura in cui non accettiamo tutto dal Padre, non riportiamo tutto al Padre, non intendiamo tutto secondo il Padre.

Fintanto che pensiamo: “Questo è l’uomo; qui è la natura; qui è il caso”, non siamo figli di Dio e non apparteniamo al regno di Dio. Il Figlio si caratterizza in questo: tutto accoglie dal Padre, tutto riporta al Padre, tutto intende dal Padre. Ed opera tra noi per insegnare a noi a fare così. Per questo viene per farci entrare nel regno di Dio. Infatti solo col Pensiero di Dio, ma quando dico “Pensiero di Dio”, intendo il Figlio di Dio. Noi senza il Pensiero di Dio non possiamo raccogliere in Dio. Sarebbe assurdo potessimo raccogliere in Dio senza il Pensiero di Dio. Perché quando non pensiamo Dio, raccogliamo altro: facciamo la raccolta di carta straccia, o di carta dorata! Siamo figli di altri. Ognuno di noi raccoglie a seconda di ciò di cui è figlio; diventiamo figli di ciò che raccogliamo.

Se raccolgo carta straccia, divento carta straccia, perché divento pensiero di quello che raccolgo. Senza il Pensiero di Dio non posso raccogliere niente in Dio; ma il Pensiero di Dio è il Figlio, per cui senza il Figlio io non posso raccogliere niente nel Padre. Per cui il Figlio è veramente colui che raccoglie tutto nel Padre, quindi che, venendo dal Padre, ritorna tutto al Padre; tutto, tutto! Questa è la caratteristica del Figlio.

E noi siamo chiamati a diventare tali, a diventare figli di Dio; per adozione, ma siamo chiamati a fare questo lavoro. E fintanto che non facciamo questo lavoro, saremo sempre infelici. E’ come essere un figlio di re che fa il lavoro dello spazzino: è infelice perché ha un’altra vocazione. Fintanto che in noi non si realizza quel destino per cui siamo stati creati, c'è una frattura tra il nostro destino e quello che siamo. La felicità sta nell’attuare, nel realizzare, con il Figlio di Dio, quello per cui noi siamo stati creati, destinati. E quello per cui noi siamo stati destinati, lo possiamo intendere soltanto contemplando, guardando Dio, guardando il Padre; perché è nel Padre che possiamo scoprire il nostro destino, il fine della vita. E poi da lì, conoscendo il fine, abbiamo la possibilità di intendere tutto il progetto dell’opera di Dio per condurci a questo fine.

Eligio: Quindi solo con Cristo, Pensiero incarnato di Dio, posso imparare a raccogliere nel Padre, e a non appropriarmi dei doni di Dio.

Luigi: E questo è l’errore di tutta la nostra vita. Perché il segno, il frammento non è che sia una cosa sbagliata, o opposta al tutto, diventa opposto quando noi lo stacchiamo da Dio; allora diventa per noi motivo di rovina. Ma il segno è come la parola; la parola non è opposta al mio pensiero. Quando uno parla, quello che dice non è in opposizione al suo pensiero. La parola è un frammento rispetto al pensiero, è un pane spezzato, quindi è un aiuto, purché noi manteniamo sempre presente la persona che ci sta parlando. Quello è l’importante! Altrimenti, mentre la persona sta parlando con noi e noi pensiamo ad altro, le parole ci arrivano ma noi non possiamo assolutamente arrivare al pensiero che ci vuole comunicare. Al massimo sentiamo il rumore delle parole ma non arriviamo al pensiero. Per raccogliere le parole nel pensiero ci vuole l’attenzione a colui che ci sta parlando; non disgiungere mai la creatura dal Creatore, il frammento dal tutto. “Dio è il tutto, non separare il frammenti, perché il frammento è il pane spezzato da Dio per richiamarti al suo Pensiero; ma tu mantieni sempre presente Lui, Lui che ti sta spezzando il pane, per raccoglierti nel suo Pensiero”.

Eligio: Riportando a Dio ho la prova del fuoco.

Luigi: Tutta la creazione, tutte le creature, i frammenti, sono legna per alimentare il fuoco della conoscenza di Dio; è legna che Dio ci offre. Altrimenti nella nostra pochezza corriamo il rischio di lasciar spegnere questo fuoco, perché diciamo: “Ah, ma io ho già conosciuto! Ho già capito!”. È Dio che ci offre della legna per alimentare questo fuoco della conoscenza di Dio, perché dice: “No, non sei arrivato ancora!”. Perché noi siamo come bambini di tre anni che credono di aver già conosciuto tutto il mondo. E allora il Signore ci presenta sempre delle contraddizioni, dei frammenti. “E quello che cos’è?”; è legna per alimentare questo fuoco della conoscenza e per farci partecipare.

Noi dobbiamo stare attenti! È legna che il Signore ci offre per alimentare il fuoco; quindi non utilizzarla per altro. Dio ci offre uno stimolo, un incentivo, per conoscerlo di più. Quindi approfittiamo di questo! Un concetto nuovo, una frase nuova, una parola nuova, raccogliamola con attenzione, perché è legna che il Signore ci offre per alimentare il fuoco della conoscenza. Bruciata, scopriamo l’eterno che c'è nel frammento, che c'è nella legna. È proprio bruciando la legna che scopriamo l’energia eterna che c'è nella legna. Perché se non bruciamo la legna non scopriamo; addirittura marcisce. E’ per questo motivo che abbiamo bisogno della presenza dello Spirito di Dio, perché senza lo Spirito di Dio non bruciamo niente; abbiamo bisogno di accendere un fiammifero per bruciare la legna, altrimenti marcisce. Se accendiamo il fiammifero la legna brucia e ci scalda. Qui è lo stesso: abbiamo bisogno dello Spirito di Dio. Tutta l’opera di Dio è legna, ma questa legna la dobbiamo portare vicino allo Spirito, mantenerla sempre vicino allo Spirito; lo Spirito ce l’accende, e di lì scaturisce luce ed energia e calore: ci fa entrare.

La legna è riferita al pensiero di me stesso, è Dio che si “condensa”, scusa l’espressione, riferita al mio io; devo arrivare alla trascendenza, devo superare questo, per arrivare al significato. Ma per fare questo ho bisogno dello Spirito di Dio, devo sempre tenere presente lo Spirito di Dio.

Pinuccia B.: Il Figlio ci insegna a raccogliere tutto nel Padre…

Luigi: …e poi ci affida al Padre affinché noi stessi raccogliamo nel Padre. Perché Lui non ci affida al Padre perché il Padre abbia bisogno che il Figlio gli affidi la creazione. Lo dice per noi. Quando uno ci dice: “Guarda che ti ho affidato al Padre!”, vuol dire che ci invita ad andare al Padre, a rivolgerci al Padre, a dipendere dal Padre. Così è lo stesso. Gesù ce lo dice affinché anche noi abbiamo a guardare al Padre, a raccogliere nel Padre, dopo che Lui ci ha raccolti, ci ha custoditi, cioè ci ha insegnato a raccogliere nel Padre. Dopo averci insegnato a raccogliere nel Padre ci invita a raccogliere nel Padre come raccoglie Lui, per formare una cosa sola con il Figlio. Faremo una cosa sola con il Figlio in quanto faremo cosa fa il Figlio. E il Figlio cosa fa? Il Figlio è Colui che raccoglie tutto nel Padre, riconosce in tutto il Padre, anche se stesso: per cui Lui si genera dal Padre come il Padre lo genera. E quindi anche noi dobbiamo rinascere dal Padre, rinascere continuamente dal Padre; riconoscerci sempre figli del Padre in tutto. È la gloria del Padre, la conoscenza del Padre che ci fa una cosa sola; per cui più conosciamo il Padre, più si fa una cosa sola; ma meno conosciamo il Padre e più noi siamo fratturati, non possiamo formare l’unità. Ci fa una cosa sola con tutta l’opera creatrice di Dio, perché tutto è opera di questa conoscenza, di questa gloria del Padre. Perché la gloria del Padre è di una tale profondità che unifica tutto, ha un potere unificante; d’altronde è Lui che fa tutto. Però Lui fa tutto, noi lo crediamo per fede, ma la fede di per sé non ci unisce; la fede ci fa desiderare il bisogno di vedere questa gloria; perché ci unisce la visione di questa gloria. È per questo che se la fede non è portata avanti verso la gloria, se ne va; non possiamo trattenere la fede, la perdiamo. La fede è un mezzo che ci è dato per arrivare là; ma se non la utilizziamo come mezzo, il mezzo ci viene portato via.

L’errore gravissimo che noi facciamo è quello di dire: “io credo!”; ma il giorno dopo ci accorgiamo che non crediamo più.

Se tu credi, cammina e cammina in fretta verso la conoscenza di Dio; altrimenti domani la fede se ne sarà andata da te; perché la fede serve per quello: per camminare.

Dobbiamo precisare che il raccogliere per fede è il raccogliere con Cristo, perché è il Cristo che raccoglie. Quando siamo nel processo induttivo, noi più che raccogliere, siamo raccolti per mezzo del Cristo nella conoscenza del Padre; è poi dopo, conoscendo il Padre, per opera del Cristo, che diventiamo capaci; è la conoscenza del Padre che ci rende capaci di raccogliere.

Nino: Per capire qualcosa di Dio, dobbiamo rivolgerci a Dio.

Luigi: Infatti San Giacomo chiama il Padre: “Il Dispensatore della luce”, è Lui, è solo Lui. Anche la stessa conoscenza del Figlio, quello che caratterizza il Figlio, è la conseguenza dell’aver raccolto il Figlio nel Padre; raccogliendo il Figlio nel Padre ci è data la possibilità di conoscere il Figlio. Il Figlio, Gesù, come parola di Dio, nel Padre.

Se diciamo: “Il Padre, il Figlio, ma Dio sarà proprio Trinità?”, è perché non abbiamo il concetto di cosa vuol dire “Padre” e di cosa vuol dire “Figlio” in Dio. Raccogliendo si illumina, e capiamo che effettivamente è così. Ma capiamo anche la nostra vocazione, cioè come dobbiamo essere noi. Perché soltanto quando avremo Dio come Padre, ma Padre dei nostri pensieri, Padre del nostro parlare, Padre del nostro agire, Padre del nostro vivere, Padre in tutto, noi saremo veramente figli. Ma fintanto che noi abbiamo per padre altri, e dipendiamo da altro o da noi stessi, noi siamo figli di altro o di noi stessi. E diventare figli di noi stessi è un impoverimento crescente, in una crescita progressiva. Perché se vogliamo far essere un uomo, facciamo un errore grosso quando diciamo: “Adeguiamoci all’uomo, conosciamo l’uomo”, perché più ci adeguiamo all’uomo e più impoveriamo l’uomo. L’uomo, diventa veramente uomo, proprio in quanto trascende se stesso, non conosce se stesso, ma conosce qualcosa al di sopra di se stesso al quale si deve adeguare. Direi che l’uomo diventa veramente uomo nella misura in cui si misura, o guarda, qualche cosa che lo supera infinitamente. “Siate perfetti come il Padre vostro che è perfetto”. Ecco, Dio ci mette in quella mentalità. Invece noi più vediamo la nostra povertà, la nostra miseria, più ci diminuiamo. Non è che conoscendo quello che siamo restiamo quello che siamo; più conosciamo quello che siamo più ci diminuiamo. Invece se noi cambiamo, se abbiamo davanti qualche cosa di infinitamente grande al quale dobbiamo tendere, quello ci fa essere. Non è l’uomo ma è Dio che ci fa essere. Ignorare Dio è distruggere l’uomo.

Ines: Sant’Agostino dice: “Che io conosca Te per conoscere me”.

Luigi: Si, conoscendo Dio conosciamo noi, ma conosciamo noi come opera di Dio. Allora il nostro essere è opera di Dio; conosciamo noi come creature di Dio; in tal modo entriamo, perché tutto accettiamo da Dio, tutto riportiamo in Dio. Ma Dio, in quanto ti consideri creatura di Dio, siccome Dio parla in continuazione a te, ti sollecita; ed è sempre un Essere superiore a te, continuamente ti impegna in qualche cosa di più grande di te. Sei dunque chiamata a superare quello che hai conosciuto fino ad oggi, perché Dio continua a parlare. E parlando ti sollecita ad approfondire di più, ad andare più in profondità nella conoscenza di Lui, in continuazione, perché il suo parlare ti supera sempre e ti fa partecipare alla sua vita, alla sua conoscenza. Invece non tenendo presente Dio, ad un certo momento ti fermi al “Questo l’ho capito, questo lo conosco”, e incominci a morire, non hai più qualche cosa che ti sollecita a superarti.

L’uomo, noi stessi, siamo fatti per superarci in continuazione, non per adeguarci a quello che siamo.

È un errore gravissimo dire: “Ma io sono fatto così, ho questo carattere, questo temperamento! Non sono capace!”. Non dirlo mai! Perché Dio ti può fare immensamente diverso, è Dio che ti sta facendo. Fino a ieri sei stato questo, domani sarai tutto diverso. Per cui non giudicare gli altri ma non giudicare nemmeno te stesso, perché Dio ti può continuamente rinnovare. Guarda Dio, l’importante è sempre questo guardare Dio. Approfondisci Dio. Ora, però è importante tenere presente le opere, le parole che Dio mi stai facendo arrivare, perché sono proprio queste che misurano in te la conoscenza di Dio e ti sollecitano ad approfondire di più Dio. Se tieni presente le opere e soprattutto le parole del Vangelo, le parole di Gesù, queste sono una sollecitazione continua.

Perché siamo arrivati ad accogliere certi principi, certe conoscenze, ad essere convinti di una certa visione? Perché ci siamo fermati molto sulle parole di Gesù. Sono le parole di Gesù che ci sollecitano. Ad esempio, tutto questo tema del raccogliere, perché ci fermiamo su questo argomento? Perché Gesù ha detto: “Raccogliete i frammenti perché nulla vada perso”. Ecco, fermandoci a raccogliere queste parole, le parole sono una sollecitazione ad approfondire. In un primo tempo possiamo dire: “Ma perché dice di raccogliere? Perché lo dice ai discepoli? Perché ci sono i canestri?”, le parole stesse sono frammenti che ci sollecitano ad approfondire di più, per vedere qual è il significato per la nostra vita di questa frase, di questa parola di Gesù. E intanto forma in noi una convinzione di Dio come regna, del progetto del regno di Dio.

Qui San Giacomo dice: “Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio”. Sapienza vuol proprio dire vedere il significato, il progetto dell’opera di Dio in tutto, vedere il fine. Non possiamo vedere il progetto se non vediamo il fine. Quindi prima di tutto dobbiamo scoprire il fine per cui Dio opera; avendo conosciuto il fine, allora abbiamo la possibilità (perché tutte le sue opere sono fatte in una finalità, la Città di Dio è ben salda) di arrivare ad intendere il progetto dell’operare di Dio, che è poi la sapienza. “La chieda a Dio che dona a tutti generosamente, senza rimproverare niente e gli sarà concessa; ma la chieda con fede, senza oscillare, perché colui che dubita, oscilla, somiglia ai flutti del mare, agitati dal vento e spinti da una parte all’altra. Non pensi un uomo tale di ricevere qualcosa dal Signore, perché ha l’animo indeciso, non sa quello che vuole, instabile in tutti i suoi disegni”.

L’instabilità nostra è proprio effetto di frammenti, ci rende incapaci (ecco l’incapacità di raccogliere) di ricevere la sapienza.

 

 

Pensieri conclusivi:

 

Pinuccia B.: Nella fede più che raccogliere siamo raccolti da Gesù nel Padre.

Luigi: Cosa vuol dire lasciarci raccogliere? Vuol dire seguire i suoi argomenti; in tutti i suoi argomenti Lui ci parla del Padre.

Se uno sta dietro a quello che l’altro gli dice, va a finire là dove l’altro lo conduce. Ora, Gesù viene a noi per parlarci del Padre. Lui ci raccoglie. Se noi gli stiamo dietro, se noi stiamo attenti, sono i suoi argomenti che ci raccolgono nel Padre e ci insegnano a pescare. Molte volte ho fatto l’esempio che possiamo assistere ad uno che pesca e possiamo a nostra volta imparare a pescare. Se noi seguiamo la lezione del Verbo di Dio, impariamo a nostra volta a raccogliere come Lui raccoglie, e diventiamo capaci di raccogliere. La prima lezione è questa: tutto è opera di Dio: “Anche i capelli del tuo capo sono tutti contati”. Allora se seguiamo Lui, incominciamo ad avere la mentalità che tutto è opera di Dio, quindi accettiamo tutto da Dio. Poi a poco per volta cominciamo a capire che tutto è segno di Dio, parola di Dio. Già solo il fatto di capire che tutte le creature sono segno di Dio, ci fa intuire l’opera di raccoglimento che si richiede a monte, per arrivare a dire: “Tutte le creature sono segno di Dio”.

La maggior parte degli uomini è ben lontana dall’intendere che tutte le creature sono segni di Dio, che tutti i fatti sono segni di Dio; questo perché si richiede tutta un’opera di raccolta. E questo avviene attraverso l’ascolto del Figlio di Dio. E più noi ascoltiamo e più Lui ci fa vedere tutte le cose secondo il Padre; e più vediamo le cose secondo il Padre, più a nostra volta diventiamo capaci di raccogliere. Ma è tutta opera del Figlio: “Nessuno può salire in alto se non colui che discende dall’alto”. Quindi chi discende dall’alto, discende per portare in alto. Allora, il Figlio di Dio che è in alto, che è nel Padre, discende verso noi creature per portarci in alto, quindi per raccoglierci. Ma come noi saliamo in alto con Lui, a nostra volta diventiamo capaci di discendere e di raccogliere, di entrare e di uscire per riportare in Lui; diventiamo un potenziale.

Eligio: Tutte le cose che arrivano a noi devono essere passate attraverso il fuoco.

Luigi: Tutte le cose che arrivano a noi, dovremmo preoccuparci di passarle attraverso il fuoco dello Spirito; cioè, tutte le cose bisogna presentarle al fuoco dello Spirito di Dio. Lo Spirito di Dio ci brucia, ci consuma l’aspetto transitorio e ci mette in evidenza l’aspetto eterno, la dimensione eterna che c'è nella cosa. È come se un gioiello arrivasse a noi immerso in un “pastame” di imbottitura: lo mettiamo nel fuoco e tutto quello che è l’imbottitura brucia, e ad un certo momento si evidenzia la perla che non è bruciata, che è messa in evidenza dal fuoco. Tutte le cose vanno sempre passate attraverso lo Spirito. Passare attraverso lo Spirito vuol dire confrontare, vedere, rapportare, mettere alla presenza dello Spirito di Dio.

Lo Spirito ci fa vedere. Vedendo, lasciamo cadere la cosa che non ha importanza, la cosa che passa, la cosa transitoria, e cerchiamo di cogliere, come cosa molto preziosa, il significato di Dio della cosa, che resta eternamente, che resta oro. Perché in ogni cosa c'è qualche cosa di eterno che arriva a noi, c'è un frammento di eternità. Nella misura in cui noi raccogliamo nelle cose quanto di eterno ci recano, accumuliamo l’eternità in noi. Il rischio è quello di non accogliere la cosa da Dio.

 

Nino: Stando uniti al Pensiero di Dio siamo noi pensiero di Dio.

Luigi: Lui è presente in noi, non è che noi siamo già pensiero di Dio.

Leggo ancora qualche pensiero; cerchiamo di cogliere non tanto le parole quanto l’essenza, la sostanza di queste parole.

“Quaggiù tu non vedi quello che operi ma posso assicurarti”, qui è Dio che parla alla creatura “che nulla si perde di quello che fai, quando raggiungi con la tua offerta, sia pure modesta, la mia propria preghiera, la mia oblazione, la mia azione di grazie”; e qui abbiamo il rendimento di grazie, perché nulla va perduto quando raggiungiamo questo rendimento di grazie, cioè quando raggiungiamo l’intenzione del Padre. “Così facendo, tu permetti a molte anime sconosciute, di convergere verso di Me, e attraverso i sobbalzi del piano terrestre, sarà loro facilitato, al momento del transito, la loro definitiva assunzione in Me. Di fronte alla moltitudine immensa e anonima, che scoraggerebbe le volontà più zelanti, io ti concedo il mezzo di collaborare efficacemente alla loro spiritualizzazione, in un modo ben più sicuro del ministero stesso della predicazione o della confessione…”, qui parla ad un Sacerdote. Quindi dice: “…in un modo ben più sicuro del ministero stesso della predicazione o della confessione. Lasciami fare, sono io a fissare per ciascuno il modo di collaborazione che mi aspetto da Lui”. Cioè fa capire che c'è un lavoro essenziale che è al di sopra di ogni sacramento, che è arrivare a questo rendere grazie, cioè a vedere la visione, ad accogliere tutto nel Padre. E nella misura in cui raccogliamo, facilitiamo gli altri.

 

 

 

 

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N.B.: Il testo, tratto da registrazione,

         non è stato rivisto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 Descrizione: http://www.pensierisudio.com/flrw11.gif

 

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