UtUnumSint
Gv
2,1-2: «1Tre
giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e
c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i
suoi discepoli».
Dall’esposizione
di Luigi Bracco:
“Il terzo giorno si
facevano le nozze a Cana di Galilea e la madre di
Gesù era là.
Anche Gesù fu invitato alle nozze”. Qui
abbiamo tre argomenti:
-
il terzo giorno,
-
le nozze a Cana di Galilea,
-
la madre di Gesù era là.
In questo versetto si dice: “…anche Gesù fu invitato…”, quindi Gesù è in aggiunta,
è un sopraggiunto; ma gli elementi essenziali che ci vengono
presentati in questi primi versetti del Vangelo sono: il terzo giorno, le nozze
di Cana, la madre di Gesù presente.
1.
Iniziamo a considerare il primo argomento, “il terzo giorno”.
Va ricordato che sia con
Giacomo e Giovanni che con Gesù, l’evangelista fa diverse tappe e ognuna le
rappresenta con un “indomani”. Invece in questi primi versetti è
presentata una novità: “il terzo giorno”. Si passa dal concetto di “indomani” al concetto
di “terzo giorno”.
Dobbiamo chiederci il perché
avviene questo passaggio al concetto nuovo di “terzo giorno” e cosa indica il “terzo giorno”.
Il concetto di “terzo giorno”, nei Vangeli, è sempre denso
di significato; Gesù stesso lo richiama spesse volte,
ad esempio quando caccia i venditori e i mercanti dal tempio e i farisei gli
obiettano con quale autorità faccia queste cose e Lui risponde: “Distruggete questo tempio ed io in tre giorni lo rifarò”.
L’evangelista
ci fa notare che Gesù stava parlando del suo corpo.
Qui viene fuori che gli
uomini possono distruggere il tempio di Dio; tempio
di Dio è ogni uomo perché Dio abita nell’uomo.
Allora se gli uomini sono coloro che possono distruggere il tempio di Dio, cioè
possono distruggere l’uomo, Gesù si presenta come Colui che in tre giorni rifà
l’uomo: “…lo rifarò…”; infatti Gesù è venuto a
salvare e quindi a rifare l’uomo.
Abbiamo visto nella
meditazione domenicale questo aspetto: le parole
degli uomini rendono gli uomini sordi e muti e le parole di Dio invece
ricostruiscono l’udito e fanno parlare l’uomo.
Così gli uomini si
distruggono a vicenda; l’uomo, considerandosi autonomo
da Dio, è omicida, si distrugge, lontano da Dio muore. Con Cristo viene ricostruito.
Gesù ripropone
il “terzo giorno” quando dice: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli
uomini, che lo schiaffeggeranno e lo disprezzeranno, lo manderanno a morte, lo
uccideranno, ma Egli, il terzo giorno, risorgerà”.
Anche quando Giuseppe e
Maria smarriscono il Bambino Gesù a Gerusalemme, lo cercano per tre giorni e,
come ci fa notare il Vangelo di S. Luca, “… sul finire del terzo giorno lo ritrovarono nel tempio”.
Vedete come il “terzo
giorno” è carico di significato?!
Abbiamo visto che nelle
prime tappe del cammino dei discepoli con Gesù vi erano due “indomani”:
-
un primo “indomani” in cui Giovanni Battista, vedendo
Gesù passare, lo segnala ai suoi discepoli e costoro vanno dietro la
segnalazione;
-
un secondo “indomani” in cui Gesù va in Galilea,
ritorna là donde era venuto;
Questo “terzo giorno” è un
terzo “indomani”, ma che evidentemente appartiene già al concetto di quel
“terzo giorno” in cui il Signore
ricostruisce.
Sono significazioni delle
tappe che ogni anima è chiamata a fare nel suo cammino verso la Vita Eterna. Vi
sono tappe che precedono l’incontro con Gesù e tappe che vanno vissute con
Gesù.
Faccio un esempio: una delle
tappe in preparazione a Gesù è significata dall’episodio dello
smarrimento al tempio da parte di Giuseppe e Maria di Gesù Bambino. Qui avviene
che Maria e Giuseppe cercano Gesù per tre giorni e, sul finire del “terzo giorno”, lo ritrovano nel tempio. Ecco, lo ritrovarono nel
tempio e se il tempio è ognuno di noi, evidentemente questa scena significa
la scoperta
interiore del Maestro che ognuno di noi porta dentro di sé. Questa scoperta
avviene dopo una ricerca faticosa, in lacrime, di Colui che
si è smarrito e non si trova.
Abbiamo qui un “terzo
giorno” che è una conclusione dell’essere con Gesù.
Il “terzo giorno” simboleggia la conclusione
di tre tappe:
-
la
prima tappa è quella dell’anima che, avendo avuto la segnalazione da Gesù,
parte dal mondo, si stacca e viene a scoprire dove Egli abita, perché Lui non è
di questo mondo.
-
la
seconda tappa, il secondo “indomani”, è caratterizzata da una promessa: “Vedrete i cieli aperti”, è Gesù che orienta alla
meta finale, quindi alla speranza di arrivare alla conclusione che consiste nel
vedere la Verità di Dio, nel vedere il volto del Padre;
-
la terza tappa è il “terzo giorno”.
Per scoprire l’anima del “terzo giorno” in cui Dio ricostruisce
l’uomo, poiché l’uomo si ricostruisce in Dio, dobbiamo
approfondire questo brano di Vangelo. Nella conclusione è scritto: “Così a Cana di
Galilea Gesù fece il primo dei suoi miracoli e manifestò la sua gloria”, tenendo presente che Giovanni quando parla di miracoli intende “segni”, possiamo
ritradurre “…Gesù fece il
primo dei suoi segni e manifestò la sua gloria”.
Ecco, il “terzo giorno” è caratterizzato da questo:
la manifestazione della sua gloria, per cui ogni volta che si parla del “terzo giorno” ci viene
preannunciata la Pentecoste.
Abbiamo parlato della
gloria, della “sua” gloria, cioè la gloria del Figlio è ciò che Egli è nel
Padre, quindi è la conoscenza del Figlio nel Padre e quando si parla di
conoscenza del Figlio nel Padre, si parla di Pentecoste, infatti
Gesù dice “Noi verremo a
lui e faremo la nostra abitazione in lui.”
Quindi questo “terzo giorno” che Gesù accenna in questi
diversi episodi (la sua resurrezione, lo smarrimento al tempio, la
ricostruzione del tempio in tre giorni), ci preannunciano
che Gesù, il Verbo di Dio è fedele in
tutto il suo parlare.
Quindi già nei primi suoi segni, Lui ci significa quella realtà verso la
quale andiamo incontro, realtà che se noi seguiamo Lui, scopriremo, troveremo,
constateremo.
Quindi tutte le sue parole,
oltre che ad essere delle significazioni di quel dono
verso il quale Egli ci conduce, sono anche promessa di questo incontro, di
questa realtà.
Ora, la ricostruzione dell’uomo avviene in
tre tappe:
-
la fede, il distacco dal mondo, la
partenza verso -;
-
la speranza che si forma sulla promessa
di Gesù “Vedrete i
cieli aperti”;
-
l’amore, la contemplazione, la
carità, il “terzo giorno”, lo Spirito Santo.
2.
Il secondo concetto è: le nozze a Cana
di Galilea.
Teniamo presente che se per “terzo giorno” riteniamo la conclusione di
tutta l’opera di Dio, di tutto il parlare di Dio, di tutte le promesse di Dio,
quindi la Pentecoste, che è l’incontro con la conoscenza della Verità, noi
vediamo che quando Gesù parla della manifestazione di questa Verità, del Regno di Dio, abbina quel
momento con: “…il
mondo riderà…il mondo farà festa…voi gemerete… voi soffrirete… perché saranno
giorni di prova…però abbiate fiducia perché arriverà…”.
Notiamo anche che ci sono
due elementi che prendono rilievo man mano che ci avviciniamo alla conclusione:
-
il trionfo, il benessere, la ricchezza del mondo,
rappresentati dal giorno di nozze,
-
e dall’altra parte una pena, una tristezza, la
tribolazione di coloro che non possono divertirsi, perché sono appesi ad una
luce che deve venire. E se aspettano una luce che deve venire, non possono partecipare alla festa di questo mondo.
Il Signore parlando della
fine del mondo, fa presagire che prima che avvenga questo giorno, il mondo sarà
in festa, riderà.
Abbiamo accennato diverse
volte a Noè e Gesù stesso usa queste parole: “Sarà come ai giorni di Noè, sarà come ai giorni di Lot: pensavano a sposarsi, pensavano a mangiare, pensavano
a divertirsi, pensavano a comperare, pensavano a
vendere, pensavano a costruire e, all’improvviso, arrivò il diluvio”.
Ecco, il mondo che fa festa,
che pensa a mangiare, a sposarsi, a divertirsi, a costruire, ma, all’improvviso
“venne il diluvio”;
“Così sarà come ai giorni di Lot, di Sodoma e Gomorra dove
la gente pensava solo a mangiare, a divertirsi e piovve fuoco dal cielo!”.
Quindi c’è una minaccia che
si affaccia all’orizzonte mentre il mondo, che vive completamente
nell’ignoranza di quanto sta per avvenire, continua a
divertirsi.
Coloro che invece vivono
nell’attesa, perché hanno ricevuto la parola di Dio, non partecipano alla festa
del mondo.
Quindi abbiamo Noè che si prepara
l’arca, abbiamo Lot che scappa da Sodoma
e non partecipa a questo mondo.
Ecco, nel “terzo giorno”, abbiamo questa festa del
mondo: nelle nozze a Cana di Galilea è significata la
nostra vita nel mondo, nell’ignoranza di quello che sta per avvenire; perché
certamente stiamo andando incontro al Regno di Dio che
si avvicina.
“Fate penitenza, vegliate, pregate affinché siate fatti degni
di accogliere questo segno, di ricevere il Regno di Dio e non dobbiate subire
la rovina del diluvio, la rovina del fuoco dal Cielo”.
3.
Il terzo aspetto che troviamo è: “ la madre di Gesù era là”.
Abbiamo detto che Gesù viene presentato come un’aggiunta, un sovrappiù, come uno
qualunque, uno che non suscita interesse; anche se presente, Gesù è un invitato
tra i tanti.
Ad un certo momento diventerà
il protagonista di tutta la festa, colui dal quale dipenderà l’esito della
festa; ma inizialmente è uno che si è aggiunto, forse è arrivato insieme ai
discepoli.
L’elemento fondamentale è
che la madre di Gesù era là, in quella festa, in quelle nozze, cioè nel mondo, nel
nostro mondo c’è sempre la madre di Gesù.
Notiamo che Giovanni non
dice “Maria”, non dice “la Vergine”, ma dice “la madre di Gesù”.
Questo aspetto è molto importante,
perché la madre di Gesù è Colei che
genera Gesù in noi e che è sempre presente tra noi; ed è sempre presente
perché tutte le cose ci segnalano, ci orientano sempre a Dio.
Ora, tutte le cose ci
orientano a Dio attraverso ammonimenti, lezioni di vita, e sono significate da
questa Madre sempre presente. La Madre è Colei che genera la salvezza di
Dio: Gesù vuol dire “salvezza di Dio”. Ogni uomo è
salvato da Gesù, perché è Gesù che ricostruisce l’uomo.
Ora, nella festa del mondo,
in questo benessere, in questo stordimento, in questa
ubriacatura, gli uomini bevono talmente tanto vino che ad un certo momento il
vino viene a mancare.
In questa
ubriacatura del mondo, la madre di Gesù, l’anima contemplativa, l’anima che ha
presente Dio, veglia, e veglia rivolta a Dio perché sa che soltanto con la luce di Dio, da
Dio, viene la salvezza.
E’ lei che genera, è lei che
richiama, quindi è lei che, attraverso tutte le cose, ci orienta a Dio, infatti è lei che, ad un certo momento, dirà una parola
significativa, caratterizzante: “Fate
quello che vi dirà”.
Fintanto che noi riteniamo
che la salvezza stia nella festa, nel vino del mondo, nel benessere, nella
ricchezza, siamo sviati, siamo divertiti. Affinché la nostra anima incontri la salvezza di Dio è necessario passare dal
divertimento alla conversione.
La presenza della madre di
Gesù tra noi, ci orienta, ci ammonisce che la nostra salvezza sta in Dio. E’
una presenza silenziosa, non parla, perché non si può parlare ad uno che è ubriaco, non si può parlare ad uno che è
immerso negli affari del mondo: bisogna aspettare che sopraggiunga la crisi. Quando
arriverà la crisi lei avrà una parola da dire;
l’importante però è che sia presente.
Pensieri tratti dalla conversazione:
Giovanni: Non ho ben chiaro il concetto del “terzo
giorno”…
Luigi: Il “terzo giorno” è
la conclusione di tre tappe: abbiamo due tappe segnate da due
“indomani” e abbiamo un terzo “indomani” che è segnato dal “terzo
giorno”, perché Gesù dice: “In
tre giorni io ricostruirò il tempio che gli uomini distruggono”.
Il tempio è in ogni uomo e il tempio è Egli stesso,
per cui quando parla della sua morte dice: “Mi manderanno a morte, ma il terzo giorno risorgerò”. Ecco il “terzo giorno”: in
tre giorni abbiamo la ricostruzione.
Ora, questi tre giorni rappresentano le tre tappe
che avvengono nella nostra vita spirituale con Gesù e che ci sono significate
da ciò che abbiamo visto precedentemente:
1. prima tappa: i primi discepoli
vanno dietro a Gesù e scoprono dove Egli abita.
2. Nel secondo giorno Gesù
promette che “vedranno
i cieli aperti e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”, cioè vedranno il Regno di
Dio che verrà donato: è l’apertura, per cui li orienta al possesso di
ciò che Lui ha. Non basta sapere dove Lui abita, è necessario l’invito ad entrare in questo luogo, ad abitare, a restare; e glielo
promette.
3. La terza tappa è la
rivelazione,
la ricostruzione dell’uomo, poiché l’uomo si ricostruisce
alla Presenza di Dio.
Ora, per arrivare alla Presenza di Dio bisogna
distaccarsi dal mondo; abbiamo visto che per distaccarsi dal mondo sono necessarie delle giornate, direi altri “tre
giorni” precedenti; ma dell’Antico Testamento, con Giovanni Battista, in cui
bisogna convincerci che non siamo noi la luce, non siamo noi il Messia, fino a
dire: “…io sono soltanto una
voce”, ecc.. Ecco,
ci vuole questo orientamento considerato nel capitolo uno di s.Giovanni.
Quando si sfocia dall’Antico Testamento all’incontro
con Cristo, in quanto si è scoperto il Cristo iniziano
con Lui altre tre giornate.
Direi che abbiamo sei giornate: tre di
preparazione al Cristo e tre in compagnia del Cristo e la conclusione che è la
Pentecoste.
Ecco, queste tappe del nostro cammino
interiore sono simboleggiate, significate, perché Dio
parla per segni in tutto ciò che fa.
Vediamo con quanta insistenza Gesù parla
di questi tre giorni che rinnovano sempre la stessa significazione: fede
(distacco), speranza (promessa) e carità (realizzazione della promessa).
Cina: Hai detto che la Madre
di Gesù è sempre presente in ogni anima ma non parla, però nel Vangelo c’è
scritto che parla ai servitori.
Luigi: Dopo aver parlato con
Gesù, prima no! E’ presente ma non grida “Non
ubriacatevi!”. Tace, fa silenzio,
piange, ci lascia fare, non può parlare: la Vergine
che ascolta non può parlare; cioè noi portiamo questo pianto dentro di noi
perché tutti noi portiamo il Pensiero di Dio in noi. La Madonna è la
contemplazione di Dio, la contemplazione pura di Dio
che riflette in noi la nostalgia di Dio; è come aver presente una cosa
meravigliosa e insozzarsi in tutte altre cose.
E’ quella presenza che crea
in noi la nostalgia: “Oh, poter
realizzare quel tipo di vita, poter essere così….,
invece dobbiamo sobbarcarci di tante
altre cose”. Quindi resta in noi il richiamo,
perché la presenza è un richiamo, è un pianto. In noi c’è il richiamo di Dio,
c’è l’anima. L’anima nostra, la Vergine è Colei che porta Dio nel mondo, Colei
che dà Dio al mondo.
C’è Dio in noi; Dio tra
noi c’è sempre, altrimenti noi non avvertiremo nemmeno la nostalgia, il bisogno
di Dio, però siamo molto lontani, perché dispersi da tante altre cose.
Ecco, noi tutti siamo in questo giorno di nozze e c’è la Vergine tra noi.
Cina: Sembra impossibile che Maria non
parli!
Luigi: Lei non parla perché
se parlasse sarebbe il Verbo. Chi parla è il Verbo,
non è la Madre: la Madre è Colei che tace!
Pinuccia B.: Parla nel
momento della crisi!
Luigi: Parla nel momento
della crisi dopo aver parlato con Gesù! Vi è il momento della crisi, e la crisi
mette in evidenza Gesù. Prima è
uno qualunque, uno tra i tanti invitati. “…c’era
anche…”, quell’”anche” è
molto importante. Non dice: “C’era anche
la madre…”, la Madre è essenziale; in aggiunta “…c’era anche Gesù…”,
si era aggiunto insieme ad altri invitati. Infatti anche noi mentre ci impegniamo nei nostri affari,
nei nostri interessi, nei nostri lavori, c’è “anche” Gesù, lo mettiamo “anche”
Gesù, ma dà fastidio. Come nelle nostre case, c’è “anche” un’immagine di Gesù,
ma dà fastidio.
Quando
però subentra la crisi, quando incominciamo a scoprire che ciò per cui noi
viviamo si sta sfaldando, diventa niente (“Non hanno più vino…” ), perché manca lo Spirito, manca la vita,
allora Gesù diventa il protagonista; non è più “l’anche”. Prima Gesù era uno
qualunque e i protagonisti erano gli sposi, la festa, l’ubriacatura, il bere,
il mangiare, la gioia, la festa del mondo. Ad un certo
momento diventa l’unico da cui dipende tutto, la rovina o la salvezza, ma questo
lo vedremo in seguito.
L’importante ora è capire che mentre Gesù
non conta, c’è la Madre che conta.
E’ l’elemento fondamentale, perché ho detto che questo episodio gira su tre
perni: il terzo giorno, le nozze, la Madre. L’elemento essenziale,
costitutivo della nostra vita nel mondo è determinato da questo “terzo giorno”,
da queste nozze, e da questa Madre che è in noi, da questa contemplazione
di Dio che noi portiamo in noi che veglia, che aspetta il momento di Dio. Il momento della crisi del vino è Dio che la
fa, non è lei; però, siccome la Madre veglia scopre i
segni dei tempi! Se non ci fosse nessuno a vegliare nessuno si accorgerebbe
della mancanza del vino, e si andrebbe alla rovina!
Ecco la caratteristica dell’anima
contemplativa, dell’anima che ha presente Dio: s’accorge
dei segni dei tempi, s’accorge che la vita viene meno. Allora è lì che
incomincia a parlare, prima no!
Emma: La Madonna ci porta al
Cristo!
Luigi: La Madonna ci
porta al Cristo quando incominciano le crisi, perché non ci può portare al Cristo fintanto che ci ubriachiamo. Quando
Lei vede che siamo ubriachi, tace, non può parlare, perché è proprio inutile
che parli! Quando uno è innamorato di una cosa, non ha
orecchi per sentire ammonimenti. Quando uno è tutto teso verso un fine, non ha
orecchi per sentire. La Madre di Dio, colei che è incaricata di dare la
salvezza di Dio a noi è presente ma tace: non può dire niente. E’ una lezione
per ognuno di noi, perché c’è il momento di Dio; infatti
il Signore dice: “…mio tempo”. Dio ha un “suo tempo”, non sradica il fico prima del tempo, ha un suo tempo. Il tempo di Dio
è quando l’anima incomincia a sentire la sua povertà. Infatti
abbiamo visto che tutto il processo dell’Antico Testamento sfocia nell’uomo che
scopre la sua povertà, il suo niente, il suo bisogno di trovare una salvezza,
perché sta morendo: questo è il tempo! Qui noi troviamo la Vergine che dà alla
luce, che valorizza il mondo, il Figlio; la troviamo qui, su questa vetta,
quando l’uomo ormai è alle strette, perché scadono tutti i valori in cui lui si
ubriacava. Prima non si può parlare, Cristo non suona la grancassa, anzi Lui
dice: “Fate bene i conti a
tavolino perché la mia strada è quella!”, non attira con
degli argomenti, non blandisce la situazione ma dice ai suoi discepoli: “Volete andarvene anche voi?”
Giovanni: Questo terzo
giorno può anche non essere avvertito o può essere
rifiutato dalla creatura?
Luigi: E’ la conclusione,
ma può non arrivare.
Giovanni: Quindi arriva una
volta sola.
Luigi: Può anche non
arrivare, se l’anima non segue le tappe non arriva
alla meta. A Pentecoste arrivano solo coloro che muoiono
con Cristo al loro io, risorgono con Cristo ai problemi dello Spirito, del
Cielo, vanno al Padre con Cristo, perché Cristo ascende al Padre, e finalmente
arrivano al terzo giorno, a Pentecoste, alla conclusione; se si fermano
prima c’è l’aborto, la vita si interrompe, non si conclude. Si richiede un
progresso da parte della creatura, altrimenti resta l’offerta da parte di Dio e
la creatura che non accoglie, che non riconosce e resta giudicata da quella parola che ha rifiutato.
Colui che ti ha creato senza di te non ti può
salvare senza di te, cioè alla Verità non si arriva senza di noi, proprio
perché si richiede il superamento dell’io. Ora, nemmeno Dio può costringerci
a superare il pensiero del nostro io. Certo, Lui ci costringerà nel senso
che non potendo annullare la presenza di Dio, se stesso, questa presenza si trasforma in inferno. L’inferno è dato da una
presenza non compresa, è l’impossibilità di comprendere una presenza che c’è
comunque; la convivenza con un essere che non si può comprendere crea una
situazione infernale. Per poter arrivare alla
conoscenza della Verità, si richiede questo superamento, perché nel pensiero
del nostro io, certissimamente, non possiamo conoscere Dio. Il pensiero del
nostro io può essere conosciuto in Dio, Dio non può essere conosciuto nel
pensiero dell’io. Allora, per arrivare alla conoscenza
di Dio, al “terzo giorno”, alla meta, si richiede una tappa
fondamentale: il superamento dell’io. Bisogna arrivare
a conoscere Dio in Dio. Ecco questo slancio d’amore in cui la creatura,
rinnegando se stessa, si afferra a Dio, alla rivelazione di Dio, alla Parola di
Dio, alla volontà di Dio (qui incomincia a nutrirsi di Lui), è la gemma.
Pinuccia B.: Mi riesce
difficile capire perché proprio nel terzo giorno ci venga
presentata questa festa del mondo e la Madre, perché sia nella prima che nella
seconda tappa siamo nella festa del mondo e c’è la Madre presente; anzi la
festa del mondo e la Madre sono più presenti nelle prime due tappe che nella
terza: la terza tappa dovrebbe già essere una conclusione, perché siamo già
nella manifestazione di Dio.
Luigi: Tieni presente che
Gesù, parlando del terzo giorno, dice: “Sarà come ai
tempi di Noè, come ai tempi di Lot , mangiavano, bevevano…”.
Pinuccia B.: Quello è il terzo giorno?
Luigi: Sì! Perché quando
dice: “Sarà come…”, parla del giorno della rivelazione del Regno di Dio, della
manifestazione del Regno di Dio, un giorno chiaro e manifesto: “Sarà come ai giorni di Noè…sarà come ai tempi di Lot…” . Il terzo giorno trova delle anime
preparate nel mondo, ma il mondo gozzoviglia, è
immerso nel benessere. Abbiamo due crescite che avvengono nel mondo:
o abbiamo la crescita verso il benessere del mondo,
giorno di festa; come ai tempi di Noè, abbiamo gente che ride e che scherza,
gente che costruisce e che compera, che si sposa…
o e abbiamo Noè che cresce costruendosi
l’arca.
Ai tempi di Lot
lo stesso, Lot che scappa e gli altri che si
divertono: Sodoma e Gomorra.
Ad un certo momento arriva la crisi, il fuoco dal
cielo, il diluvio. Ma il diluvio sorprende queste due
direzioni completamente opposte:
1.
una che è lanciata verso il cielo, verso lo
Spirito e che naturalmente è scampata alla rovina, fugge alla rovina,
2.
l’altra massa che invece va nel pieno della
rovina. Ora, Gesù dice che sarà “Come un
ladro di notte…”, il terzo giorno arriva all’improvviso su chi non è preparato.
Eligio: Mi è del tutto
nuova, assolutamente inedita, l’interpretazione che dai delle nozze di Cana: una situazione di ubriacatura, di diversione del
mondo, della creatura dai veri problemi che la dovrebbero interessare, che sono
la ricerca di Dio, l’attenzione al parlare di Dio, rappresentate dalla presenza
di Cristo, che è il Verbo, in questa situazione di festa. L’interpretazione
ufficiale, invece, indica la presenza di Gesù come un avallo in questo
matrimonio, che è poi una scelta, una delle tante tappe che uno può compiere
nel processo di avvicinamento a Dio.
Poi volevo chiedere una cosa: nel parlare
del terzo giorno, Cristo dice “Distruggete il tempio e io nel terzo giorno lo riedificherò”, alludendo con questo al suo corpo, tu hai
detto, ed è vero, che tempio di Dio è l’anima nostra, quindi noi distruggiamo
Dio e Cristo riedifica?
Luigi: Non distruggiamo
Dio, ma distruggiamo la nostra anima, l’uomo.
Eligio: Siccome la nostra
anima è tempio di Dio, cancelliamo Dio dalla nostra anima; quindi hai detto che
Dio riedifica quello che noi distruggiamo. Sembra quasi che la riedificazione
di Dio nell’anima nostra, avvenga indipendentemente da noi. Cioè, come può Dio
riedificare questo tempio nell’anima nostra, nolenti noi, senza la
partecipazione della nostra volontà?
Luigi: A
coloro che gli chiedono “Con quale autorità tu fai questo?”, Lui dice: “Distruggete questo tempio
in tre giorni io lo ricostruirò …”, e porteranno queste parole come capo
d’accusa nel processo.
Ma Gesù dice: “Distruggete questo tempio
…”, non per invitarli a
distruggerlo ma quasi a dire: “Voi distruggete questo tempio ed io lo ricostruisco in tre giorni!”
Eligio: Ma come può ricostruirlo se io che l’ho
distrutto non desidero questa ricostruzione?
Luigi: Lui ha presente il tempio, cioè ha presente l’uomo. Gli uomini distruggono l’uomo,
Lui lo ricostruisce!
Eligio: Ah, quindi non è
un’azione mia verso Dio?
Luigi: No! Lui dice: “Voi uomini…”,
quindi dice che l’uomo è omicida! Accusa
Pietro dicendogli: “Tu sei Satana! Perché conosci le cose degli uomini e non conosci le cose di Dio!”. Satana è omicida, dice Gesù! Allora coloro che conoscono soltanto le cose degli uomini sono omicidi. “Sei Satana! Perché
ragioni secondo gli uomini…”, ragionando secondo gli uomini si distrugge l’uomo. L’uomo essenzialmente è fatto, è anima
che tende a Dio; quando noi distogliamo l’uomo dalla meta, da Dio, uccidiamo
l’uomo, distruggiamo il tempio. Gesù lo ricostruisce, o meglio offre la
ricostruzione. L’incarnazione è per ricostruire quello che l’uomo ha
distrutto.
Eligio: Non pensavo però
che l’affermazione fosse rivolta a delle persone che distruggevano i terzi.
Luigi: Lui è venuto per
ricostruire! Se non ci fossero gli uomini che distruggono l’uomo,
non ci sarebbe bisogno dell’incarnazione.
Pinuccia B.: Gesù parlando
del tempio intendeva il corpo di Gesù, non la nostra anima!
Luigi: Il corpo di Gesù è la nostra anima!
Eligio: Hai detto che Satana è omicida. Mi riesce
difficile capire come la distruzione del tempio di Dio nell’anima nostra, possa
avvenire per una forza esterna e non possa dipendere, invece, da un orgoglio
nostro. Questo non riesco a capirlo, ci credo, ma è un muro che non riesco a
superare.
Luigi: Questo accade in quanto
noi ci sottomettiamo! Tutte le volte che noi non ci orientiamo a Dio ci sottomettiamo alle potenze sataniche; come noi
veniamo meno all’unione con Dio, immediatamente cadiamo sotto l’influsso di ciò
che non è Dio. Ad esempio se io mi assoggetto ad un
uomo che è avido di denaro, io subisco tutte le conseguenze di quell’egoismo e
quindi, ad un certo momento, sono trascinato da queste passioni.
Eligio: Ed è una considerazione che si riferisce
al mio io il fare questa scelta?
Luigi: Certo!
Eligio: Ma non posso imputare a Satana la scelta,
altrimenti non ne sarei responsabile!
Luigi: Ah, no! Satana è omicida per tutti coloro che si sottomettono a Satana, perché la premessa
è che l’uomo si stacchi da Dio. Immediatamente, come io passo dal Pensiero di
Dio al pensiero dell’io, cado nel pensiero di questo
mondo, dice il Signore, e sono sotto l’influsso di Satana!
Se noi dimentichiamo Dio
restiamo in balia degli uomini, delle passioni del mondo. Soltanto con Dio
abbiamo la possibilità di recuperarci da questa dispersione, da questa
schiavitù e giungere alla liberazione.
Eligio: Mi sembra di cadere nel manicheismo,
perché ammetto un principio diverso da Dio, che è il
principio del male, che è Satana.
Luigi: No!
Pinuccia: E’ una persona Satana?
Luigi: Certo! Tutto è persona! S. Tommaso dice
che presso Dio sono tutte persone! Gli Angeli sono persone: tutto è persona! Presso Dio
tutto è persona perché tutto è cosciente, tutto il resto è significazione.
Eligio: Ad un certo
punto il Signore ha manifestato la sua gloria. Solo i discepoli hanno creduto,
e gli altri?
Luigi: I discepoli hanno creduto, perché i discepoli erano quelli del “terzo giorno” con Cristo; gli altri erano al terzo
giorno come gli abitanti di Sodoma e di Gomorra, come ai tempi di Noè. Per cui
abbiamo Noè che è significato dai discepoli di Gesù: Noè costruisce l’arca e i
suoi discepoli seguono Lui; abbiamo gli altri che invece si divertono, quelli
delle nozze. La sorpresa assume aspetti diversi, riflessi diversi.
La gloria di Dio ha aspetti diversi, per cui per
questi è una conferma in quanto credono, per gli altri
è una rovina. Però questo è segno di un ben altro
terzo giorno. Il Signore agisce significando a larghi giri per poi arrivare
all’essenza, per cui quell’essenza è significata nel
mondo molto lontano da Lui; e poco per volta noi troviamo la ripetizione di
questi argomenti, ma sempre più vicino, sempre più vicino, fino al giorno di
Pentecoste, in cui non c’è più il segno. Gesù quando parla di questo momento
dice: “Finora vi ho parlato in
parabole, viene il momento in cui non vi parlerò più per segni, ma apertamente, vi parlerò del Padre”.
Quindi i segni già portano l’impronta di quel “apertamente vi farò vedere il Padre”.
Quel “apertamente” è
una Realtà. Nei segni abbiamo già, sotto un certo aspetto, l’analogia con
quella Realtà; per cui nei segni vi sono sempre degli elementi che non entrano.
I segni per essere intesi hanno bisogno di un’anima, hanno bisogna della
Madonna, la contemplazione di Dio. Soltanto colui che
contempla Dio può intendere il significato dei segni.
Ti ricordi quando abbiamo detto che il saggio
indica la luna e lo stolto guarda il dito? Ecco, lo stolto non capisce il
segno. Per capire il segno bisogna essere saggio, cioè per capire il segno,
bisogna che ci sia la Madre di Gesù, colei che contempla. Per capire i segni
bisogna cogliere l’anima, bisogna aver presente lo
Spirito, bisogna aver presente Dio.
Altrimenti noi guardiamo il dito e non guardiamo la luna; guardiamo il segno in sé e lo
scambiamo come realtà.
Eligio: Quello che mi fa pensare è la necessità
di un segno esteriore per produrre un effetto interiore nell’anima, cioè per
avere una conferma che il Cristo, il Verbo di Dio è Colui che
mi salva. Naturalmente questo testimonia la debolezza nostra.
Luigi: Infatti abbiamo
detto che il Giovanni Battista lo segnala, lo indica “Ecco l’Agnello di Dio”,
qui abbiamo la segnalazione dei primi discepoli che partono, che vanno. Questo
per dirci, in riferimento al fatto del manicheismo,
che se noi siamo orientati a Dio, con Dio tutto è bene: la realtà è questa!
Se noi siamo semplici, se noi aderiamo a Dio (semplice è colui che non rifiuta, che aderisce
con semplicità) allora essendoci la Presenza di Dio, la Verità di Dio,
l’accogliamo, aderiamo anche se non la capiamo. L’importante è non rifiutare la
cosa prima di capirla: io debbo aderire. La fede,
non soltanto crede a ciò che conosce, ma crede anche a
ciò che non conosce, a quello che non capisce. Questa è l’essenza della
fede. Se aderiamo a Dio, tutto allora diventa positivo, tutto diventa segno di Dio, e abbiamo l’anima che intende il
significato! Non c’è niente che faccia male, perché tutto ci aiuta, ci
convoglia e ci segnala la salvezza di Dio. Se invece noi trascuriamo Dio siamo nel peccato originale!
Se ci stacchiamo da Dio
tutto, immediatamente, diventa male. Col peccato originale c’è la maledizione,
ed è il distacco, la conversione dal Creatore alla creatura. Però
quello che determina è la Verità, è la Realtà. Ora, la Realtà è in Dio, in Dio
non ci sono due principi, in Dio c’è un unico principio: “Io sono il tuo Dio, non avrai altro Dio
all’infuori di me”, questo è il principio essenziale. Staccati da Dio sperimentiamo il male: ma siamo già nel peccato
originale.
Eligio: Io capisco che tutto quello che è
all’infuori di Dio è un segno di Dio. Anche Satana è un segno di Dio?
Luigi: Certo!
Eligio: Ma che Satana possa condizionare, cioè
limitare la mia libertà, questo non lo posso accettare!
Luigi: No! Sei tu che ti sei privato della tua
libertà! Sei tu che ad un certo momento ti sei messo a
lustrare i piedi di un’altra creatura! Sei tu che ti fai schiavo…
Eligio: Una volta, mentre andavamo alla Grangia e
parlavamo con Don Berardo del peccato originale, hai spiegato molto bene come
il peccato consista in un atto di autonomia della creatura dal Creatore. Non
tanto una seduzione di satana sul mio io, ma direi una diversione della mia
anima da Dio.
Luigi: La sottomissione a Satana è una conseguenza
del peccato!
Eligio: Allora la responsabilità è tutta mia!
Luigi: Certo!
Eligio: Perché Satana è il principe di questo
mondo? L’io è il principe di questo mondo! Oppure l’io coincide con Satana!
Luigi: Certo! Portato alle estreme conseguenze il nostro io coincide con Satana, il nostro io
staccato da Dio diventa Satana! Gesù dice a Pietro: “Beato te Pietro, perché non la carne, non il
sangue, ma il Padre mio te l’ha rivelato!”, ma cinque minuti dopo
si è sentito dire “Vattene via da me Satana!”
Cina: Non aveva poi compiuto una cosa grave!
Luigi: Pietro l’aveva
esortato dicendo: “Guarda che noi
non ti lasceremo in balìa dei tuoi nemici, ti difenderemo!”
ma Gesù gli risponde: “Vattene via
da me Satana, perché tu ragioni secondo il sentimento, secondo gli uomini, e non tieni presente
le ragioni di Dio!”. Noi dobbiamo sempre tenere presente tutte
le parole del Signore. Non dobbiamo soltanto prenderne una e tralasciare le
altre! Tutto dobbiamo considerare, perché è così che
si matura, cioè è così che Lui ci fa maturare a questo grande “terzo giorno”, a questo
grande evento della scoperta dello Spirito in noi.
Cina: Succede che si approda da una parte e si
scappa dall’altra.
Luigi: E lì è il sentimento, perché noi
estrapoliamo un tratto, una lezione e la facciamo assoluta. E se dico “Oh, Gesù Bambino nella grotta di Betlemme,
tutta pietà, tutta bellezza, tutta bontà…” e dimentico il Getzemani, la croce, mi fermo, interrompo il cammino verso
la vita eterna. Il Cristo, abbiamo visto, viene, passa e và;
se noi non lo seguiamo Lui ci saluta e restiamo nella bagna. Lui non è uno che
resta, Lui và! A Pentecoste resterà sempre con noi, ce lo promette, fino alla fine del mondo Lui resterà. Gesù
dice: “Affinché dove
sono io siate anche voi!”, ma dice anche: “Dove Io sono voi non potete venire!”, quindi
è nettissimo! Dice “Padre mio e
Padre vostro!”, non dice: “Padre
nostro!”; “Io sono di lassù,
voi siete di quaggiù”. Quindi Lui viene quaggiù, chiama e và, coloro che lo seguono li porta a conoscere il Padre, ma
il seguirlo è la condizione. Altrimenti resta il segno del suo passaggio, il
ricordo del suo passaggio, ma Lui non c’è, non nutre
più; rimangono i resti ma manca l’anima. Noi da soli, con tutte le bucce di
questo mondo, non possiamo ricostruire il frutto, non possiamo
fare assolutamente niente.
Soltanto con la sua Presenza possiamo camminare,
quando Lui viene. Non dobbiamo sforzarci di ricordare le sue parole, è uno
sforzo di volontà che gira a vuoto; è come il motore che non parte: scarichiamo
la batteria e nient’altro!
*
* *
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N.B.:
Il testo, tratto da registrazione
(integrato
con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),
non
è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.
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