UtUnumSint
Gv 2, 3-5 (I): «3Nel frattempo,
venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. 4E Gesù rispose: “Che ho da fare con te,
o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. 5
La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”».
Dall'esposizione
di Luigi Bracco:
La volta scorsa ci siamo
fermati sul significato del “terzo
giorno” in cui ci state le nozze a Cana e anche
sulla presenza della madre di Gesù. Ora ci fermiamo ad
osservare la dinamica di questo giorno di festa, cioè del senso dell’evolversi
degli avvenimenti in questo giorno di nozze.
Il senso dell’evolversi degli avvenimenti, in
questo giorno di festa, lo vediamo soprattutto nell’evolversi dei valori. Osserviamo
che man mano che cresce la festa, diminuisce il vino. La diminuzione di vino
provoca un intervento della madre di Gesù (da notare che Giovanni non chiama
mai Maria, o la Vergine, ma la chiama sempre “la madre di Gesù” e penso che questo abbia un significato
profondo).
Il diminuire del vino provoca l’intervento della
madre di Gesù e di conseguenza, l’evidenziazione di Gesù.
Infatti già la volta scorsa abbiamo notato che in
principio Gesù era un’aggiunta alla festa delle nozze, era uno qualunque; man
mano che gli avvenimenti si evolvono diventa il protagonista della festa
stessa, cioè colui dal quale tutto viene a dipendere. Allora possiamo già
intuire il senso di questi avvenimenti: tutto si evolve per accentrare
l’attenzione su Gesù.
Ora, il giorno di nozze è la nostra stessa vita,
perché l’uomo è un essere chiamato all’unione con Dio, quindi alle nozze con Dio.
“Questa è la vostra eredità: conoscere il vostro
Signore e
imparare a vivere con Lui”, imparare ad essere uniti con Lui. Infatti Gesù conclude la sua vita terrena pregando il Padre
affinché siano tutti una cosa sola con Lui.
Quindi se il destino dell’uomo è la comunione con
Dio, è questa unione, la vita dell’uomo è essenzialmente un
giorno di nozze.
Ecco, nella dinamica di queste nozze di Cana vi è significato il senso
dell’evolversi degli avvenimenti che succedono nella nostra vita. Questo
crescere di festa, questo diminuire di vino, questo intervento della madre di
Gesù, questo accentrarsi dell’attenzione su Gesù, noi lo ritroviamo nella
nostra stessa vita.
Quindi
la meditazione su questo giorno di nozze ci evidenzia, ci fa capire, se lo
approfondiamo, il significato di quanto avviene nella nostra vita; perché nella
vita di ognuno di noi, nella vita di ogni uomo, c’è una festa che cresce, c’è
un vino che diminuisce, c’è una madre che interviene, che percepisce il senso
dei tempi che avvengono nella nostra vita e c’è un accentrarci della nostra
attenzione su Gesù.
Il primo mutamento dei valori che si nota in
questa festa è il vino.
Ora, il vino significa ciò che rallegra la festa,
ciò che dà gioia alla festa. Se in questo giorno di
nozze noi ritroviamo il tempo della vita dell’uomo, ecco che nel vino noi troviamo
significato ciò di cui gli uomini traggono gioia per la loro vita.
E cos’è che dà gioia alla vita dell’uomo? Quello
che dà gioia alla vita dell’uomo è ciò per cui vive, cioè è il valore, è ciò
che è il motivo del suo vivere.
Qui si dice che man mano che la festa prosegue,
il vino diminuisce, cioè man mano che la nostra vita si svolge nel mondo,
cresce la festa con il mondo; cresce perché noi siamo
orientati a cercare il benessere, la ricchezza, il valore del mondo, la figura,
cresce la nostra festa nel mondo, con il mondo, però diminuisce il vino.
Se per vino noi intendiamo il motivo che ci fa
vivere, la ragione del nostro vivere, ecco che quanto
più noi aumentiamo il nostro benessere in terra, la nostra ricchezza, la nostra
posizione, il nostro prestigio, tanto più viene a mancare in noi il senso, il
valore stesso della vita.
Faccio un esempio: quando si è poveri
si trova molta importanza nel lavorare per avere un pane, per avere qualcosa da
mangiare, però man mano che ci si arricchisce il lavoro perde di valore, perde
senso, non c’è più bisogno, quindi scade il valore, viene a mancare il vino. Magari si continua a
lavorare, però manca l’incentivo, il motivo per cui si lavora, non c’è più la
pressione, non c’è più la ragione per -. Ora, se manca la ragione, manca la gioia, non è più giustificato, allora viene la
routine.
Prendiamo l’esempio del rito: la funzione rXsa dovrebbe sorgere come
espressione di una certa spiritualità; per cercare Dio mi devo inginocchiare,
mi devo raccogliere nel silenzio. Ma se ad un certo
momento, perché ritengo di aver raggiunto una certa spiritualità, continuo
ad inginocchiarmi, continuo a
raccogliermi nel silenzio, ma non sono più sollecitato dal bisogno di cercare Dio
e lo faccio solo più per dovere, ecco che viene a mancare la gioia, perché
viene a mancare il vino, viene a mancare il motivo, viene a mancare lo spirito.
Magari si parla ancora tanto, però non si dice
più niente, perché manca l’anima; si ascoltano magari tante parole però,
sostanzialmente non si trattiene più niente; si fa tanto rumore ma non si
comunica più niente di sostanziale, si corre magari per tutte le strade del
mondo, ma si è sempre fermi allo stesso punto; ci si agita e non si muove
niente.
Noi lo sentiamo questo
problema perché manca la sostanza della vita, c’è soltanto più la recitazione,
c’è soltanto più la figura, si fa ancora il rito ma non si è più motivati.
Qui subentra la madre. Abbiamo detto che la
madre di Gesù significa l’anima contemplativa, l’anima
che guarda Dio, che ha presente l’essenziale della vita, nota il senso dei
tempi: “Non hanno più vino”,
viene a mancare il vino. Ella vede che gli
uomini recitano soltanto più la loro vita ma non c’è più in loro la ragione di
vivere.
La ragione di vivere viene sempre a mancare, perché
tutto si esaurisce, se noi non puntiamo direttamente sulla ricerca di Dio,
per cui fintanto che noi rivolgiamo la nostra vita a delle cose che passano,
queste in un primo tempo sostengono la nostra vita perché sono dei valori, ma poi
si esauriscono. E c’è una ragione: si esauriscono perché ci debbono
orientare verso dei valori superiori, nello stesso tempo devono dimostrare che
la nostra vita non è fatta per quello.
Se la nostra vita è un giorno di nozze con Dio,
la nostra vita deve tendere a conoscere Dio, deve tendere ad imparare a convivere con Dio, è un matrimonio, è
un’unione, una convivenza e quindi deve occuparsi, preoccuparsi di Dio: questo
è il vero valore davanti al quale tutti gli altri valori scadono.
Per cui
in un primo tempo della nostra vita ci sono delle cose che valgono, man mano
che viviamo tutti questi valori si evolvono, scadono, non fanno più presa e se
noi non ci orientiamo ad impegnarci a preoccuparci di Dio, la nostra vita muore:
viene a mancare il vino.
Pensieri tratti dalla conversazione:
Luigi:
Su questo pensiero centrale dell’evoluzione dei valori, sul significato di
questo vino c’è qualcosa da chiedere?
Giovanni:
Col tempo l’uomo viene a riconoscere Dio come massimo valore, perché anche
materialmente l’uomo fino ad un certo punto ha la
speranza nella vita e lavora per la carriera, poi nella vecchiaia riconosce che
era una cosa inutile. Umanamente questo dovrebbe venire di
per sé.
Luigi:
Ma non basta! Tutto è grazia di Dio. Anche il vino che viene a diminuire è
opera di Dio: però non è sufficiente!
X:
Non è sufficiente perché sarebbe un fatto automatico; arrivando alla vecchiaia,
con lo scadere di tutti i valori, che all’inizio ci hanno sostenuto, ma che non
sono veri valori perché non sono Dio, non è detto che automaticamente ci
interessiamo di Dio.
Luigi:
E’ il passaggio a Dio che è difficile! Prendiamo
come esempio l’abitudine al fumare: ad un certo momento tu scopri che la
sigaretta è dannosa, per cui vorresti smettere; eppure non basta sapere che è
dannosa! Come mai non basta?
Oppure, uno ha
raggiunto una certa carriera, un certo posto, poi ad
un certo momento diventa inutile, assurdo perché non ha più bisogno di quel
posto in quanto ha raggiunto un certo benessere, un capitale; eppure, forse per
il nome, o per la gloria non se ne può liberare. Ci possono essere tanti motivi
che giocano, che pesano sul nostro io, per cui noi non possiamo liberarci dalle
tante cose inutili della nostra vita che constatiamo
tali.
Non basta constatare l’inutilità, la vanità di una cosa per potercene
liberare: noi ne constatiamo la vanità, ma non possiamo
liberarcene; per liberarcene bisogna orientare la nostra vita a qualche cosa
di superiore, cioè soltanto avendo un bene migliore, possiamo lasciare un
bene inferiore, altrimenti non possiamo lasciarlo, anche se ne vediamo tutta la
sua vanità. Quante abitudini noi abbiamo assunto e che non possiamo lasciare,
perché non c’è qualcosa d’altro che ci prende!
Gesù parla degli
operai della vigna, quelli ai quali il padrone rivolge l’invito alle cinque
della sera, e dice: “Come mai ve ne state qui tutto il giorno a fare
niente?”. Anche
nella nostra vita, ad un certo punto scopriamo che
tutto il nostro agitarci, tutto il nostro parlare, tutto il nostro muovere,
tutto il nostro far rumore, è un “fare
niente”, sostanzialmente, perché si formano in noi altri bisogni,
che poi scopriamo, ed è opera di Dio, che sono un “fare niente”. Magari noi ci
sacrifichiamo tanto per il bene degli altri aiutandoli materialmente e poi, in
conclusione, ci accorgiamo (ed è Dio che ce ne fa accorgere), che abbiamo fatto
niente, in quanto constatiamo che gli altri non sanno
cosa farsene del nostro aiuto puramente sociale!
E così in tutti
i valori: è il Signore che ci fa toccare con mano il loro decadimento! Però
non basta; infatti, sempre nella parabola degli operai della vigna, quando il
padrone si rivolge a quelli delle cinque dicendo “Perché state qui
tutto il giorno senza fare niente?”, loro rispondono: “Perché
nessuno ci ha presi a giornata!”;
se noi non siamo presi da qualche cosa di superiore, giriamo a vuoto in tutte
le nostre faccende inutili, vane, pur constatandone la vanità. Bisogna essere
presi; se uno non è preso da qualche cosa che vale di più, non lascia il meno,
non può lasciare il meno. Noi non possiamo stare “senza”: noi siamo fatti per essere con
“qualcosa” o con “qualcuno”, anche se questo “qualcosa” o questo “qualcuno”
diventa “niente” o diventa “nessuno”, noi non possiamo
lasciarlo, se non siamo presi da qualcosa di superiore.
Giovanni:
In sostanza l’uomo riconosce la sua nullità, però resta
schiavo.
Luigi:
Si, e la tristezza dell’uomo è data proprio dalla
sua schiavitù! Perché fintanto che l’uomo riconosce la validità di ciò che
egli fa, anche se è un illuso, trova gioia; e anche se gli altri dicono che è
uno stupido, e che è niente ciò che lui fa, fintanto che agli occhi suoi ciò
che egli fa è importante, in quanto vale, trova gioia
di vita, c’è ancora del vino. Qui non abbiamo la tristezza della vita; la tristezza della vita subentra quando uno scopre l’inutilità
di ciò che fa! Quando si deve fare ciò che è inutile la vita diventa
pesantissima, perché ci si accorge che si gira a vuoto; però non basta constatare questo. Non basta constatare
che il vino viene meno: si resta senza. Chi scopre l’inutilità di un certo tipo
di vita non sa come porre rimedio, è necessario che ci sia un intervento
superiore, cioè bisogna essere presi da qualche cosa che vale di più, bisogna scoprire
un valore superiore e orientare la propria vita lì, per riuscire a lasciare ciò
che vale meno: ecco il passaggio.
Giovanni:
Il vino, in senso spirituale, è la Parola di Dio?
Luigi:
No, la Parola di Dio è quella che verrà dopo, all’ultimo. Il vino è ciò che dà
gioia, è ciò che vale, è
ciò che dà significato alla nostra vita, ciò che vale per noi. Questo
è il vino: quello che rallegra la nostra vita, un valore.
Ad
un certo momento il vino diventa Parola di Dio, infatti vediamo che il vino
buono arriva all’ultimo; invece questo vino che si esaurisce, rappresenta i
valori della nostra vita, è ciò che per noi è importante.
In verità ciò
che per noi è importante dovrebbe essere Dio, la parola di Dio,
però non è così, perché l’importanza di una cosa è la conseguenza, è la sintesi
di due fattori: un fattore oggettivo ed un fattore soggettivo. Per
cui una cosa può essere importantissima in sé, ma per me può essere
considerata di poco valore.
Perché Gesù qui
dice: “Non è ancora giunta la mia ora”? Perché era inutile che
Lui parlasse a della
gente che si ubriacava, non era la sua ora; perché quella gente avrebbe
ritenuto la sua parola di poco valore, anche se è importantissima. Abbiamo
visto molte volte che ciò che dà importanza al pane è la fame; noi possiamo
trovare il pane quando non abbiamo fame, il pane è
importantissimo, però se non abbiamo fame, non gli diamo valore.
Ciò che dà
valore ad una cosa è costituito da due fattori: uno
oggettivo (la presenza di quella cosa) ed uno soggettivo (la fame), quello che
parte da me.
Quindi noi
possiamo dare molta importanza anche a cose che valgono poco, per motivi
nostri, del nostro io; basta osservare nel campo della moda, o nel campo della
politica, quante volte noi riteniamo importantissime tante cose che poi
scopriamo che sono vane, inutili, che valgono niente.
Ora, che cos’è
che fa dare valore a queste cose che ad un certo
momento rivelano di essere poco, di essere niente, tant’è vero che il Signore
dice: “Ciò che è grande agli occhi degli uomini è abominevole presso
Dio e ciò che invece agli occhi degli uomini è niente è molto grande presso Dio” quindi: “Beati
i piccoli, se voi non diventerete piccoli non potrete entrare”,
c’è un capovolgimento dei valori.
Giovanni:
Prima il vino era importante, poi mancando il vino gli
uomini incominciano a riflettere sulla mancanza…
Luigi:
Però chi fa riflettere è la presenza di Gesù e la
presenza della madre: è la madre che genera il Figlio di Dio dentro di
noi. Ciò che rallegra la vita dell’uomo è ciò che per lui è importante, ciò
in cui giustifica la sua vita. Quindi se tu dici: “Ma
se io non lavoro non mangio, se io non lavoro non posso tirare avanti la mia
famiglia!”, tu ritieni il lavoro molto importante! Ecco, quello ti giustifica
agli occhi tuoi; ma non sei giustificato agli occhi del Signore! Uno può dire: “Io
devo pensare a seppellire mio padre!”, cioè devo stare con
lui fintanto che muoia, ma attualmente, agli occhi di
questo figlio, la vita vissuta per suo padre è giustificata. Ora, fintanto che
lui si vede giustificato, questo dà senso alla sua
vita, scoprirà magari un giorno che quella vita non ha avuto senso, quando ci
sarà un’altra luce.
Quando uno tende ad una meta, anche se quella meta è fasulla, in
quanto è tutto proiettato verso quella meta, trova gioia. Se si organizza una
gita, alla vigilia, si è presi da quell’evento, si prova gioia, poi magari si scopre
che era una cosa fasulla, che non valeva niente, e si arriva a ritenere di aver
sprecato tutta la propria preparazione. Però fintanto
che si vive, anche nell’illusione, di una meta, si trae gioia: ecco il vino; è
un valore, ed è un valore presente nella nostra vita.
X:
Mi ha sempre lasciato perplesso questo atteggiamento
di Gesù, sia sotto il profilo umano, che sotto il profilo dell’applicazione per
l’anima nostra, alla luce dell’interpretazione che hai dato. Sotto il profilo umano,
in quanto si rivolge a sua madre con termini che
sembrano duri; poi quando la madre gli fa presente che non hanno più vino, Lui
le risponde che non è ancora giunta la sua ora, perché sono nel pieno della
festa e quindi, non sono in grado di capire il suo intervento. Ma poi, subito dopo, fa il miracolo trasformando l’acqua in vino,
che li conferma nella festa del mondo.
Luigi:
Sì, ma qui è successo un fatto straordinario! Ma di questo
argomento non ne abbiamo ancora parlato, lo affronteremo più avanti.
X: Affrontare il primo punto: la Madonna è l’ideale per ogni
anima nostra, come disponibilità e apertura a Dio.
Noi ci troviamo nella festa del mondo, ma con noi c’è il Signore è c’è anche
sua madre, che fa presente questa necessità.
Luigi:
Solo lei può far presente questa necessità, cioè solo
chi ha presente Dio, chi è disponibile per Dio, vede il senso dei tempi;
gli altri credono di essere nel pieno della festa, chi invece ha presente Dio,
vede l’altro che sta morendo. Soltanto la madre di Gesù vede questo: è madre di
Gesù colei che genera il Verbo di Dio tra noi, ed è
proprio lei, questa contemplazione di Dio che ci renderà, poi dopo, attenti al
Verbo di Dio, alla Parola di Dio.
X:
Direi che Lei è attenta anche alla situazione ambientale, alle persone che in
quell’occasione sono presenti alla festa. Non capisco la risposta di Gesù a sua
madre.
Luigi:
Ma la risposta di Gesù a sua madre è un rimprovero! La
risposta di Gesù rientra sempre in quell’ordine: abbiamo sempre lo stesso di
Gesù di dodici anni che risponde ai suoi genitori:
“Perché
mi cercavate?”.
La madre che dice: “Perché ci hai fatto questo?
Sono tre giorni che
noi con angoscia ti cercavamo!” e Lui risponde: “Perché mi
cercavate?”,
vedi che abbiamo sempre lo stesso Gesù?! Quando Maria e i parenti
vanno da Gesù, e Egli dice: “Chi è mia madre, chi sono i miei
fratelli?”,
rivolto a tutta la gente, a tutta la folla che gli sta intorno, “Ecco
mia madre, ecco i miei fratelli: coloro che ascoltano la parola di Dio”.
X:
Io mi sarei aspettato che desse questa risposta ma che poi uscisse dal gruppo e prendesse a
braccetto sua madre. In questa scena invece dà la risposta di rimprovero ma poi
fa il miracolo.
Luigi:
No, non è che Lui dà la risposta e poi fa il miracolo.
Qui Maria, la madre di Gesù, non fa una proposta di miracolo; generalmente
l’interpretazione ufficiale è questa: è Lei che interviene, che sollecita il
miracolo. Ma non è vero! Lei non sollecita il miracolo,
lei constata, e lo constata con il Figlio “Non
hanno più vino”. Ora, la constatazione è effetto della
contemplazione, la Madonna è colei che non parla, è colei che non prende
iniziative. L’iniziativa è sempre di Dio, l’iniziativa
è del Figlio. E’ il Figlio Colui che parla, il Verbo.
X:
Quindi non dovrebbe parlare la Madonna.
Luigi:
Maria constata e lo constata solo con Gesù: “Non
hanno più vino!”, “Cosa deve importare questo a
te e a me!”, ecco la risposta di Gesù. Che
è la stessa risposta quando dice “Perché mi cercavate? Non sapete
che io mi debbo occupare delle cose del Padre mio?”.
“Cosa deve importare a te e a me se il vino viene meno?”:
non è questo l’argomento! Lei che è il frutto della contemplazione, constata il segno dei tempi, constata quello che sta
avvenendo. “Cosa deve importare questo a
te e a me?”, non
è una cosa che deve importare perché questa è opera di Dio, è Dio che sta
operando. Anzi, il vino viene a mancare proprio perché le anime si aprano ai
veri valori; se si crea una situazione di povertà, è opera di Dio per aprire le
anime ai veri valori. Quindi: “non ti preoccupare di
questo? Lascia che le cose vadano come devono andare!”.
X:
Ecco adesso vorrei che di qui ne traessimo un insegnamento personale. Quando
per grazia di Dio noi fossimo in una situazione di apertura alla volontà di Dio,
noi non dovremmo mai parlare? Cioè allora la Madonna ha parlato a sproposito?
Luigi:
Noi dobbiamo constatare, constatare e cercare di
capire i segni dei tempi. Parlare vuol dire intervenire, vuol
dire proporre per-, ma qui la Madonna non propone il miracolo.
Pinuccia
B.: Allora perché Gesù rimprovera la Madonna se constata?
Lei fa quel che deve fare, constata semplicemente,
contempla l’opera di Dio!
Luigi: Gesù le dice semplicemente: “Questo non deve importare
né a te, né a me! Cosa importa se viene a mancare il vino?”.
X: Allora c’è una lezione profondissima: noi non dovremmo mai
parlare, ma lasciare che sia Dio a operare, a manifestare la sua volontà.
Luigi:
Sì, è logico, perché l’iniziativa è di Dio. Gesù, in un altro luogo del Vangelo
dice: “Il Figlio non può fare niente se non lo vede fare dal Padre”
e se noi lo seguiamo attentamente, ci accorgiamo che Gesù si rifiuta sempre
di agire su proposta degli altri; Lui è sempre uno che agisce in quanto inizia il Padre; quando invece gli altri glielo
propongono, Lui si rifiuta: Lui non agisce su iniziativa degli altri, fosse
anche sua madre. La lezione è questa! Bisogna essere figli del Padre! Bisogna
aspettare l’iniziativa del Padre! “Non è la mia ora!”,
è il Padre che decide l’ora, non sei tu, non è la
creatura e non è la madre.
X:
Hai detto che Gesù aspetta l’iniziativa del Padre. Che cosa vorrebbe
significare per noi?
Luigi:
L’iniziativa è del Padre perché è Lui che semina, è Lui che porta. Infatti Gesù dice: “Io non rifiuto nessuno di
coloro che il Padre mi manda”, però aggiunge: “Nessuno può
venire a me se il Padre
non l’attrae”.
Allora, Lui non
rifiuta nessuno di coloro che il Padre manda; ma cosa vuol dire questo “mandare”? Far sentire la fame di-; fintanto che non c’è la fame di-, non è giunta la sua ora, perché Lui è il
Pane, il Pane di vita.
Ma
quand’è che è la sua ora? Quando c’è uno che incomincia ad aver fame. Fintanto
che gli altri si nutrono di altri pani, non è ancora giunta la sua ora, Lui non
propone il suo pane. Lui deve aspettare che sia il Padre che conduce gli
uomini alla fame, allora subentrerà il suo pane. Difatti quando Lui avrà
compiuto la sua missione, si darà al mondo e il mondo
lo ucciderà, perché è sangue versato.
X:
Il rimprovero che Lui fa alla Madonna, che significato ha e che insegnamento
vuole essere per noi?
Luigi:
Che non dobbiamo preoccuparci delle cose che vengono a mancarci, ma dobbiamo
intendere il significato, il senso delle cose. Cioè, se i valori crollano non dobbiamo preoccuparci di rimediare questi
valori, non deve interessarci; dobbiamo capire il senso, il significato, cioè
quello che vuol recare l’evolversi dei valori nell’animo dell’uomo.
La fine del
mondo avviene nella vita di ogni uomo, ed è Dio che la opera. Quando parla
della fine del mondo Gesù dice: “Crolleranno
le stelle del vostro cielo….”,
per significare il crollo di tutti valori, “Si oscurerà il sole…”,
ciò che illumina la nostra vita; quando i valori che illuminano la nostra vita,
che danno senso, crollano c’è la fine del nostro mondo.
E perché accade questo?
Perché c’è un altro valore che deve sorgere nella nostra vita, che deve
essere messo in evidenza: è il vino buono che viene
dato all’ultimo.
Per
cui gli uomini in un primo tempo si soddisfano con
tutti i vini del mondo, con tutti i vini della terra e tutti questi sono
destinati a finire; perché? Perché deve sorgere un altro vino.
Ora, non
affannarti se vedi che i valori crollano, non darti da fare, non preoccuparti,
cerca di capire, piuttosto, il senso di questi tempi, il significato del tempo
in cui tu ti trovi, cerca di capire perché nella tua vita constati
questa fine dei valori. L’importante è sempre cogliere il significato delle
cose; non ti preoccupare delle cose, preoccupati
del significato delle cose.
X:
Ci sono però delle cose che oggettivamente mi impegnano
con un dovere irrinunciabile ad agire più che a star lì a capire il
significato; davanti ad un povero, non posso fare tanti ragionamenti sul
significato della povertà, ho il dovere, perché Dio stesso me lo impone, di
aiutarlo. E’ legittimo dover interpretare il segno piuttosto che agire?
Luigi:
Sì, è vero quello che tu dici, d’altronde penso a cosa deve
succedere in noi se, vedendo un povero, ed avendo da dargli di che
supplire, noi ci rifiutassimo per cercare il significato. Se noi abbiamo
presente Dio, avendo presente Dio, non possiamo non
vedere il povero e non possiamo neanche dimenticare che noi abbiamo di che
sfamarlo. Dio mi fa vedere chi ha fame e mi dà il pane in tasca: io non posso
non vedere il povero, perché è Dio che me lo presenta e quindi non posso dire:
“Non l’ho visto!”; non posso non vedere il pane che ho in tasca, perché so che ce l’ho, cioè io so di avere quello che può supplire a
quella fame, quindi io devo fare un atto di iniziativa mia per tradire ciò che ho
presente se mi rifiuto di rispondere a quella fame. Povero è uno che ha fame.
Ora, c’è anche
il povero spirituale, e il Signore quando dice povero non intende solo povero materiale, ma intende povero in tutti i sensi. Perché
ciò che ci tradisce è sempre l’azione autonoma; l’azione autonoma nostra è sempre un rifiuto
di vedere ciò che Dio ci presenta da vedere. Per cui
se io non vedo il povero, faccio un’azione autonoma, se non vedo il pane che ho
con me, faccio un’azione autonoma, da queste azioni autonome nasce poi un
rifiuto, per cui passo e non l’ho visto. Ma c’è
un’azione autonoma. Se io ubbidisco a Dio, ubbidendo a Dio debbo tenere presente il povero e debbo tenere presente il
pane che possiedo, non posso non farlo perché debbo ubbidire a Dio.
Ma proprio per
ubbidire a Dio, non posso fermarmi, ecco per cui l’azione
fatta per ubbidire a Dio mi porta la luce, mi porta a scoprire il
significato.
X:
Ecco che allora direi che per ultimo viene il
significato?
Luigi: Abbiamo visto come Giovanni Battista ubbidendo
all’opera di Dio, ha accettato di battezzare Gesù e ha colto il significato, ha
visto, è stato illuminato per cui ha potuto dire: “Ecco l’Agnello di
Dio”.
Quindi
l’atto di ubbidienza (la fede) è sempre questo: tener presente Dio, mai agire
autonomamente. L’azione autonoma è sempre una rottura nella fede, per cui se mi
rifiuto di vedere una cosa che vedo, non rispondo e
faccio un’azione autonoma. L’azione autonoma è sempre un travisamento di una
realtà. Faccio un’azione secondo la fede se dico che questa matita rossa è rossa, ma faccio un’azione autonoma se dico che è nera,
allora traviso.
X:
Perché dici “secondo la fede” quando l’oggetto ce l’ho
davanti?
Luigi:
Dico “fede” in quanto io debbo rispettare ciò che Dio
mi presenta, aderire anche se non capisco (es. non so cosa sia il rosso, però
dico che è rosso). La fede è sempre un’accettazione di ciò che Dio mi
presenta. Giovanni Battista non capisce perché deve battezzare Gesù, in quanto Gesù è più grande di lui, però accetta, crede,
aderisce. La fede è sempre un atto di adesione anche a ciò che non capiamo.
Invece la rottura nella fede è l’atto autonomo, per cui io traviso la cosa e
dico che è nera anche se in coscienza so che il colore
è diverso. Quindi se io vedendo un povero dico che non l’ho visto, la mia
coscienza mi dice: “Tu l’hai visto”, e io non lo posso
cancellare. La Verità è superiore a me; e proprio perché la verità è superiore
a me, chiede a me questo rispetto.
Il principio
della sapienza è proprio questa attenzione,
quello che chiamiamo il timore di Dio. Siamo su un terreno di Dio: “Quella
terra su cui tu stai è terra sacra, togliti i sandali”,
dice
Dio apparendo nel roveto ardente a Mosè. Ora, cosa vuol dire questo “togliti i sandali”?
E’ il timore di Dio!
Stai attento che
ti muovi nel sacro. Tutto è di Dio, tutto è opera di Dio, tutta la nostra
giornata è tutta di Dio, tu ti muovi nel sacro, stai attento a non fare niente
di autonomo, di iniziativa tua, ma rispetta le opere
di Dio.
Se uno ha
presente Dio in tutto, certamente si comporta in un certo modo che lo apre alla
luce, perché rispettando la fede, accettando, aderendo alla fede,
questa ti porta a capire, alla luce. Ecco allora l’apertura, l’illuminazione;
per cui attraverso l’amore, l’adesione, la fede si giunge alla luce. Quindi la
luce non è la premessa, ma è la conseguenza di questo rispetto della presenza
di Dio perché chi illumina è Dio non è l’uomo. Però
chiede all’uomo questa adesione, questa attenzione,
questa fede, questa umiltà.
L’episodio che
troveremo domenica prossima, di Gesù che parla della sua passione, della sua
morte e i discepoli che pensano chi sia il primo fra loro, per cui Gesù quando
li interroga si vergognano, vedi il senso della
vergogna!
Perché l’uomo ha
il senso della vergogna? Tutte le volte che l’uomo gira attorno al pensiero di
sé, pensa a sé, si vergogna; e si vergogna perché è
circoscritto, c’è l’azione autonoma, c’è il travisamento
della realtà, della verità.
Se io dico che
questa matita è rossa non ho il senso della vergogna, anzi mi sento fortificato
e lo posso difendere davanti agli altri;se invece dico
che è nera mi sento vergognato, perché sto travisando per un mio interesse.
Qual è il motivo
che ti fa travisare la realtà? È la menzogna. E qual è il motivo per cui tu
devi dire la menzogna? C’è un interesse personale che ti fa travisare,
per cui non sei aperto a Dio.
Emma:
Dunque quando uno lavora da un po’ di tempo deve
capire quando ha denaro a sufficienza….
Luigi:
Quello l’ho detto per significare come i valori vengano meno nella nostra vita;
per cui in un primo tempo siamo sospinti da un bisogno, ad esempio dal bisogno di mangiare. Il bisogno di mangiare ci rende
importante, ad esempio, il lavoro. Ma quando devo lavorare non più sospinto dal
bisogno di mangiare, il lavoro perde di importanza,
perché non c’è più la pressione, non è più motivato. Lo posso fare per abitudine,
ma non c’è più la pressione.
Ora, tutti i
valori che in un primo tempo della nostra vita, sembravano importanti, presto o
tardi, perdono di valore; se noi fossimo intelligenti
lo capiremmo dall’inizio, perché il Signore stesso ci dice “Non
preoccupatevi del mangiare e del vestire”.
Tutte le cose sono ordinate da Dio e se noi fossimo orientati
a Dio, siccome Dio ha fatto bene tutte le cose, “Venite che tutto è pronto”,
capiremmo subito quali sono i veri valori. Dio, all’inizio della vita ci fa già
trovare quello di cui abbiamo bisogno (infatti si dice
che per ogni bambino che nasce c’è già una culla pronta).
Per ogni anima
c’è già una culla pronta; Dio dispone tutto l’universo, tutte le creature, per
accompagnarla. Quindi tutte le creature servono
l’anima, affinché possa disporsi sempre di più a conoscere il suo Signore, a
cercare Dio.
S. Agostino dice
che Dio ha fatto tutto l’universo a servizio del nostro corpo, affinché il
nostro corpo possa servire l’anima in modo che l’anima
possa disporsi a contemplare a servire il Signore.
Quando le cose
sono a posto tutto è silenzioso, anche il nostro corpo
non lo sentiamo; quando sentiamo il nostro corpo è perché abbiamo qualcosa
fuori posto, o non stiamo bene, che può anche essere disordine dello spirito,
però sentiamo il corpo. Ma quando tutte le cose sono a
posto, tutto tace. Guarda l’universo, tutto è in ordine, tutto è in silenzio;
quando c’è rumore c’è disordine, c’è qualcosa che non funziona, che non è a
posto.
Una macchina
quando incomincia a stridere, a far rumore, c’è qualcosa che non và.
Allora dobbiamo
chiederci: quando tutto è a posto, perché c’è questo silenzio?
Perché l’anima
possa elevarsi verso Dio, liberamente, senza essere disturbata da nessun rumore;
per cui anche il corpo è silenzioso affinché noi non ci accorgiamo nemmeno di
averlo. Ma che cos’è che dobbiamo elevare a Dio? Il
pensiero.
Tu a che cosa
pensi?
Ora, tutto il
corpo è in silenzio affinché tu possa elevare la tua mente al Verbo di Dio, a
concepire Dio, in questo silenzio.
Giovanni:
Non è la preghiera di Tamir?
Luigi:
E’ la preghiera di compieta: “Lascia, o Signore, che tutti i rumori della
terra, vengano assorbiti nel Tuo Cielo”. Infatti guarda l’universo come è meraviglioso, praticamente
riesce ad assorbire tutti i rumori degli uomini.
Cina:
L’anima si accorge di questa mancanza di vino o deve aspettarsi che la Madonna
lo constati?
Luigi:
L’anima si accorge dello svuotamento dei valori, della mancanza di vino, ma
non riesce a fare la diagnosi. Se ne accorge nel senso che sente la noia,
la tristezza della vita. Lo denuncia in quei termini: la vita viene ad essere privata della gioia; la mancanza della gioia è già
il vino ormai esaurito, finito. Il vino significa ciò che dà gioia alla vita, e
quello che dà gioia alla vita è la motivazione; quando noi facciamo una cosa
non giustificata, non motivata, senza ragione, siamo tristi. Noi, quando
facciamo una cosa, abbiamo bisogno di vederla sempre giustificata, per noi deve
avere un certo valore. Se ciò che facciamo è motivato, vale per qualche cosa,
allora non ci pesa farlo. Se io devo fare una cosa inutile, per esempio leggere
un libro già letto, che già conosco, diventa una fatica enorme, perché non è
giustificato.
Cina:
C’è da augurarsi che cambino questi valori che non valgono…
Luigi:
Non basta però, come dicevo a Giovanni, che i valori crollino! Se
i valori crollano, noi cadiamo nella tristezza.
Cina:
L’augurio è di aggrapparsi ai valori veri.
Luigi:
Non è dato a noi di aggrapparci ai valori veri; bisogna che essi si
presentino, si rivelino. Non basta essere in questa situazione di disagio, noi
possiamo morire in questa situazione di disagio. Nella tristezza noi possiamo
morire. Ecco perché i primi discepoli trovando Gesù affermano:
“Abbiamo trovato, finalmente quello di cui hanno parlato Mosè e i
Profeti”,
è un giorno di gioia in quanto hanno trovato il modo di uscire dalla tristezza!
Erano nella tristezza. Però bisogna che il ladro venga...
Cina:
Quando c’è il crollo dei valori l’aggancio ai veri
valori avviene…
Luigi:
…sempre nel Pensiero di Dio, con la presenza di Dio perché Dio è il Principio.
Infatti la madre di Gesù è quella che genera in noi il
Verbo, questa contemplazione di Dio.
X:
Io penso che la lezione più bella di questo miracolo
sia la conferma che anche immersi in quelli che noi chiamiamo i valori del
mondo, che poi non sono valori messi a confronto con i veri valori, è che Gesù,
la Verità, è presente comunque: i veri valori li abbiamo comunque sempre in
noi. Direi che siamo immersi nella festa del mondo e cerchiamo di inebriarci di
vini diversi…
Luigi: C’è Gesù e c’è la Genitrice di Gesù: Colei che genera
Gesù in noi. Quante volte abbiamo detto che noi
possiamo incontrare mille volte Gesù per strada e non farcene niente. Cosa c’è
in noi di sbagliato che ci impedisce di vederlo come lo videro i primi
apostoli, perché non ci dice niente?
Certamente Gesù
c’è in tutto perché Dio opera in tutto, quindi anche le cose più banali, più
insignificanti sono cariche di significato, è terreno sacro, è opera di Dio. Quindi anche le cose più banali sono cariche di
spiritualità, sono cariche di vino, però non ci dicono niente.
E che cos’è che
a noi dice qualche cosa? La creazione dice a noi qualche cosa in corrispondenza
all’interesse che abbiamo dentro di noi, allora lì siamo toccati.
Fintanto che non
si crea questa sintonia di interessi con Dio, noi non
scopriamo la grandezza di Gesù. Per me c’è molto
significato nella dinamica, nello svolgersi di questi avvenimenti, in questo
giorno di nozze, che sono poi la nostra vita; perché la nostra vita è un giorno
di nozze a cui siamo chiamati.
Questa è
l’eredità, non disprezzare l’eredità come Esaù che dice: “Cosa me ne faccio dell’eredità se io muoio di
fame?”, per
cui lui dimostra di avere più interesse per un piatto di lenticchie che al
diritto della primogenitura. La primogenitura gli sarà tolta con offesa,
malamente per dire che colui che disprezza l’eredità
(e per eredità si intende il fine della vita: “Tu uomo sei stato creato per
questa eredità, è questa la tua parte, ciò che ti spetta”)non può goderne. Per cui Dio dice al popolo ebreo di non lasciare niente in
eredità ai sacerdoti perché: “Io sono la loro eredità”,
quindi non date alcun lascito affinché abbiamo ad avere in me la loro eredità. Ecco
che l’uomo deve essere attento a non disprezzare il suo destino, a non
disprezzare la sua anima, a non disprezzare questo suo desiderio di verità,
di assoluto, questa fame di Dio che porta dentro di sé, perché se lo disprezza
in nome di cose che passano gli verrà tolto. “Cosa importa a noi
dello spirito, noi abbiamo bisogno attualmente di avere i piedi per terra, di
cose materiali, dobbiamo risolvere i nostri problemi sociali, politici,
economici, sono queste le cose che valgono”, ragionando in questo modo noi
preferiamo il piatto di lenticchie al diritto alla primogenitura.
Allora il
diritto alla primogenitura ci sarà tolto malamente, recandoci un’offesa.
X:
Mentre viene meno il vino, quindi il motivo di allegria del mondo, subentra
Lui per agganciarci ai veri valori.
Luigi:
No, no, no, la lezione è ben più complicata, non è soltanto perché viene meno
il vino resti agganciato…
X:
No, no, Lui c’è comunque, mente i valori crollano…
Luigi:
Lui c’è, Lui c’è…
X:
Lui c’è e nel miracolo di Cana c’è e subentra con
un’azione diretta…
Luigi;
Lui c’è, però l’evangelista dice: “….ed anche Gesù fu invitato alle
nozze”,
capisci?
“Anche”, quell’“anche” è eccezionale come importanza! Perché c’era “anche”. Dio non è un “anche”.
X:
Dio è un soprattutto.
Luigi:
Noi viviamo la nostra festa e invitiamo anche Gesù; i protagonisti sono gli
sposi: basta che ci sia da bere e poi aggiungiamoci pure “anche” l’aspetto rXso. E’ ciò che facciamo noi:
nella nostra vita facciamo i nostri interessi e poi ci
aggiungiamo “anche” Gesù.
X:
Nella maggioranza dei casi si fa proprio così.
Luigi:
Fintanto che Lui è uno fra tutti, Dio non dice niente, e rimprovera la
Madonna, la Madre, se gli dice qualche cosa: “Cosa
deve interessare questo? Non è questo il momento!”.
Non è il momento, perché fintanto che Lui è un “anche”, non interviene.
Bisogna che
siano gli avvenimenti, ed è il Padre che svolge gli avvenimenti, ad incentrare l’attenzione su Gesù.
Maria ha capito
che l’iniziativa era in mano a Gesù, non quando l’ha rimproverata perché in
quel caso Lui risponde soltanto ad un suo intervento.
Poi fa l’iniziativa: “l’ora mia”. Richiamando “l’ora mia”, presenta una cosa che si sta enormemente
dimenticando, per questo Lei dice “Fate attenzione a Lui”:
ecco il momento. Il momento è questa attenzione, e quando
l’animo è attento Lui diventa il Protagonista. E’ sufficiente che ci sia uno,
anche un semplice servo (non gli sposi, perché purtroppo, al culmine della festa, probabilmente gli sposi e i capotavola
ignoravano addirittura la vicenda del miracolo), forse la creatura più umile,
che fa attenzione, per determinare l’ora. Perché se c’è un servo che fa attenzione è il Padre che ha iniziato l’opera.
X:
Però lì l’attenzione è tutta circoscritta tra la Madonna e Gesù.
Luigi:
Sì, ma è il termine “madre”, colei che genera il
Verbo in noi, che apre l’anima all’attenzione.
Cina: E’ quello che volevo chiedere: dipende da noi questo
passaggio, oppure bisogna star lì ad aspettare?
Luigi:
E’ l’attenzione, senza attenzione Dio non parla.
Il rispetto è attenzione perché l’anima nostra è fame di Dio, è desiderio di
Dio, ora quando uno ha fame è attento, quando uno
ha altre fami non è attento a quel pane, perché la sua attenzione è tutta
rivolta altrove. Se non c’è attenzione quel pane tace, non dice niente, è
presente ma non dice niente, non può dire niente e
rimprovera coloro che lo sollecitano a dire qualche cosa, perché “il Figlio non può fare niente se non lo vede
fare dal Padre”. Gesù dice “Nessuno può venire a me se non è attratto
dal Padre”, però dice anche “Io non respingo nessuno di coloro che il
Padre mi manda”. Ma deve essere
sempre il Padre.
E’ il Padre che
manda ed è il Padre che attrae, tutto è il Padre. Il Figlio raccoglie quello
che il Padre manda e porta alla conclusione, al frutto. Il Figlio è Figlio in quanto è sempre attento all’iniziativa del Padre.
L’iniziativa è del Padre e il Figlio rifiuta qualsiasi altra iniziativa.
Lui continuamente rifiuta qualsiasi iniziativa.
Pinuccia
B.: Mi risulta difficile capire l’iniziativa della
Madonna, mi pare che fa una constatazione, non sollecita il miracolo. Tu dici
che Gesù rimprovera coloro che sollecitano il
miracolo…
Luigi:
Fa una constatazione, non sollecita il miracolo…
X:
A me pare più di una constatazione perché fa presente a Gesù; non avesse più
detto niente…, però
dopo dice: “Fate tutto quello che Lui vi dirà”…
Pinuccia
B.: Lì convoglia tutta l’attenzione su Gesù……
X:
Ma in previsione di un intervento miracoloso, altrimenti che senso avrebbe!
Luigi:
No, la versione ufficiale è quella che la Madonna ha anticipato l’ora della
manifestazione di Gesù; ma io non credo sia così, perché Gesù rifiuta. Così
fosse che senso avrebbe il rifiuto di Gesù? Egli dice: “Non è giunta
l’ora” e dopo
cinque minuti fa il miracolo.
X:
Allora che senso ha che la Madonna gli dica che non hanno più vino, che Gesù la
rimproveri ma che dopo compia il miracolo?
Luigi:
Penso che bisogna andare più in profondità, proprio
sulla parola che Gesù dice “L’ora mia non è ancora venuta”,
è lì l’iniziativa. L’iniziativa è di Gesù non della Madonna, per cui la Madonna
si accoda. Gesù dicendo “L’ora mia non è ancora venuta”,
propone, ma è Lui che propone quest’ora
all’attenzione. La Madonna sapeva perfettamente cosa voleva dire “l’ora di Gesù”, e in quanto gliela propone, rende evidente che gli
animi non sono attenti a Lui. L’intervento della Madonna è una conseguenza
della proposta di Gesù. Chi ha proposto è Gesù, non è la Madonna, è il Verbo
che ha detto “L’ora mia non è
ancora venuta”.
Supponiamo di
essere in comitiva in una sala e tutti fanno brusio, e uno dice “Dì qualcosa!”,
l’altro gli risponde “No, non è proprio il momento di parlare”, ma questo vuol
dire che propone di parlare. Il “Fate silenzio!” dunque è iniziativa di colui che ha detto “Non è proprio il momento di parlare!”.
X:
Non capisco perché la Madonna, pura contemplazione, viene
rimproverata perché ha parlato, e dopo il rimprovero dice “Fate tutto
quello che vi dirà!”.
Luigi:
La Madonna invita a fare attenzione a Gesù perché Lui ha proposto la sua ora.
Diamo un’altra versione, anziché dire “ora” diciamo “ma
non c’è nessuno che fa attenzione a me!”.L’altro dice: “Fate attenzione!”.
Chi è che ha invitato a fare attenzione? Quello che ha detto “Non c’è
nessuno che fa attenzione a me!”; l’ora è questa!
X:
Cioè, la Madonna ha detto “State
attenti che quest’ora…”
Luigi:
Non “…che quest’ora”. Gesù si lamenta dicendo che la sua ora non è ancora
venuta, manifesta la sua tristezza perché Lui è venuto solo per quello! Nel Vangelo di San Marco Gesù dice “Io sono venuto per predicare il Regno di Dio!
Andiamo in tutti i paesi perché io sono venuto per questo!”, Lui è venuto per quello.
Ora, quando uno dice: “Io sono venuto per parlare però non c’è nessuno che
faccia attenzione” fa un lamento “L’ora mia non è ancora
venuta!”.
Pinuccia
B.: “L’ora mia…” vuol dire la sua manifestazione?
Luigi:
L’ora di parlare, l’ora di recare il suo messaggio, ma
non c’è nessuno che ha fame! L’ora di dare il suo pane, ma non c’è nessuno che
ha fame! Si stanno ubriacando di vini. La parola successiva della Madonna è
ubbidienza al Figlio, Lei sta servendo il Figlio. Il Figlio si lamenta di una
cosa, la madre serve il Figlio. La madre non è l’iniziatrice, Gesù è
l’iniziatore, la madre serve all’iniziatore: ecco la
contemplativa, non parla, Lei non parla, Lei è la mano del figlio.
Pinuccia
B.: Puoi spiegare il rimprovero che fa alla Madonna? Che cosa le rimprovera? La
rimprovera perché parla? Qual è il male della Madonna, perché il rimprovero
presuppone un male.
Luigi:
Certo, è logico! E’ quello di preoccuparsi del fatto che non hanno più vino, fa
una constatazione e Gesù le dice “Che cosa
ti deve interessare questo a te e a me? Fa attenzione a Dio!”.
L’attenzione deve sempre essere rivolta a Dio, se noi
sappiamo che in tutto c’è la mano di Dio, in un terremoto, ad esempio, “Che
cosa deve interessare a te? Cerca il significato
presso Dio!”. E’ un richiamo a fare attenzione a Dio. Io lo
vedo nella linea dei rimproveri, perché non presuppone un male, ma dice “Cosa deve
interessare questo a te e a me, donna!”, non è in senso
offensivo. Lui non è che disprezzi la Madonna quando dice “Chi è mia
madre, chi sono i miei fratelli?”.
Se la madre è tra coloro che ascoltano la parola,
anche lei è madre; però Lui non dice “madre”, dice “donna”.
Pinuccia:
E perché la chiama “donna”?
Luigi:
Perché è sempre in quella linea in cui Lui non fa valere i rapporti naturali;
i rapporti naturali non sono veri valori, il vero valore
è uno solo, è Dio. D’altronde cosa vuol dire essere madre in senso naturale?
E’ un servizio di Dio, perché è Dio che genera.
Ora, Gesù si
mantiene sempre in questa linea; qui vediamo la continuità di spirito con il
bambino Gesù di dodici anni che dice: “Ma perché mi state cercando?”.
Intanto stupisce, ed è significativo, che parli la
madre e non parli Giuseppe che è il padre; perché in quei casi il primo che
interviene è sempre il padre, e magari gli prudevano le mani. Ma la scena la fa la Madonna, quindi evidentemente…
X:
Però Lei dice “Tuo padre ed io ti cercavamo…”,
mette prima il padre.
Luigi:
Ma questa è l’opera della Madonna, però chi parla è la Madonna; anche lì si
rivelano tante cose, anche in Giuseppe che tace…. ci
sono tante cose… . Però il fatto che Gesù dica “Perché
mi state cercando?”.
Un ragazzo di dodici anni che dice questo, …non so se mi spiego! Comunque,
siamo sulla stessa linea del Gesù che a trent’anni dice: “Cosa deve importare questo a te e a me?”,
o del Gesù che dice: “Chi è mia madre e chi sono i miei
fratelli ?”, E’ sempre lo stesso
spirito. E’ sempre uno che dice “Mio padre è Dio!”.
Per cui, anche la madre è una creatura e in quanto è
una creatura deve sentirsi dire “Guarda Dio, non preoccuparti del resto! perché in tutto c’è
la mano di Dio. Lascia che Dio operi!”;
e quando Dio, attraverso queste opere, suscita la fame
allora Gesù dice: “E’ arrivata la mia ora!”.
Ora, Gesù ha
fatto il miracolo per dare una lezione ad ognuno di
noi; non l’ha fatto per sé o per sua madre, ma l’ha fatto per ognuno di noi,
perché noi siamo schiavi di tanti valori, ambientali, sociali e anche rXsi.
Infatti
uno dei tabù rXsi contro cui Gesù ha lottato è il
culto del sabato, perché non abbiamo a mettere dei valori che non siano Dio, la
ricerca di Dio, che giustifichino la nostra vita. Gesù è venuto, prima di
tutto, a sgombrare il terreno da tutto ciò che non è Dio, per cui chi dice: “Io ho i buoi, io ho i campi, io ho la madre,
io ho il padre…”, non è fatto per il regno di Dio. Dopo
che ha sgombrato il terreno, abbiamo l’anima che è disposta ad ascoltare il suo
messaggio.
E’ un messaggio
lunghissimo che ci deve portare alla conoscenza del Padre, quindi
all’individuazione della Presenza di Dio in noi; ma tutto questo
presuppone una liberazione del terreno da tutto quello che ci blocca, che blocca il nostro io all’ascolto della parola di Dio.
*
* *
š ›
N.B.:
Il testo, tratto da registrazione
(integrato
con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),
non
è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.
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