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di che cosa si tratta

 

 

Dispensa n°1

Incontro n°46

Domenica 05.09.76

 

 

Gv 2,1-2: «1Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli».

 

Il terzo giorno

 

Dall’esposizione di Luigi Bracco:

           

“Il terzo giorno si facevano le nozze a Cana di Galilea e la madre di Gesù era là. Anche Gesù fu invitato alle nozze”. Qui abbiamo tre argomenti:

 

-     il terzo giorno,

-     le nozze a Cana di Galilea,

-     la madre di Gesù era là.

 

In questo versetto si dice: “…anche Gesù fu invitato…”, quindi Gesù è in aggiunta, è un sopraggiunto; ma gli elementi essenziali che ci vengono presentati in questi primi versetti del Vangelo sono: il terzo giorno, le nozze di Cana, la madre di Gesù presente.

 

1.      Iniziamo a considerare il primo argomento, “il terzo giorno.

Va ricordato che sia con Giacomo e Giovanni che con Gesù, l’evangelista fa diverse tappe e ognuna le rappresenta con un “indomani”. Invece in questi primi versetti è presentata una novità: il terzo giorno”. Si passa dal concetto di “indomani” al concetto di “terzo giorno”.

Dobbiamo chiederci il perché avviene questo passaggio al concetto nuovo di “terzo giorno” e cosa indica il “terzo giorno”.

Il concetto di “terzo giorno”, nei Vangeli, è sempre denso di significato; Gesù stesso lo richiama spesse volte, ad esempio quando caccia i venditori e i mercanti dal tempio e i farisei gli obiettano con quale autorità faccia queste cose e Lui risponde: “Distruggete questo tempio ed io in tre giorni lo rifarò”. L’evangelista ci fa notare che Gesù stava parlando del suo corpo.

Qui viene fuori che gli uomini possono distruggere il tempio di Dio; tempio di Dio è ogni uomo perché Dio abita nell’uomo.

Allora se gli uomini sono coloro che possono distruggere il tempio di Dio, cioè possono distruggere l’uomo, Gesù si presenta come Colui che in tre giorni rifà l’uomo: “…lo rifarò…”; infatti Gesù è venuto a salvare e quindi a rifare l’uomo.

Abbiamo visto nella meditazione domenicale questo aspetto: le parole degli uomini rendono gli uomini sordi e muti e le parole di Dio invece ricostruiscono l’udito e fanno parlare l’uomo.

Così gli uomini si distruggono a vicenda; l’uomo, considerandosi autonomo da Dio, è omicida, si distrugge, lontano da Dio muore. Con Cristo viene ricostruito.

 

Gesù ripropone il “terzo giorno” quando dice: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, che lo schiaffeggeranno e lo disprezzeranno, lo manderanno a morte, lo uccideranno, ma Egli, il terzo giorno, risorgerà”.

Anche quando Giuseppe e Maria smarriscono il Bambino Gesù a Gerusalemme, lo cercano per tre giorni e, come ci fa notare il Vangelo di S. Luca, “… sul finire del terzo giorno lo ritrovarono nel tempio”.

 

Vedete come il “terzo giorno” è carico di significato?!

 

Abbiamo visto che nelle prime tappe del cammino dei discepoli con Gesù vi erano due “indomani”:

 

-           un primo “indomani” in cui Giovanni Battista, vedendo Gesù passare, lo segnala ai suoi discepoli e costoro vanno dietro la segnalazione;

-           un secondo “indomani” in cui Gesù va in Galilea, ritorna là donde era venuto;

 

Questo “terzo giorno” è un terzo “indomani”, ma che evidentemente appartiene già al concetto di quel “terzo giorno” in cui il Signore ricostruisce.

 

Sono significazioni delle tappe che ogni anima è chiamata a fare nel suo cammino verso la Vita Eterna. Vi sono tappe che precedono l’incontro con Gesù e tappe che vanno vissute con Gesù. 

Faccio un esempio: una delle tappe in preparazione a Gesù è significata dall’episodio dello smarrimento al tempio da parte di Giuseppe e Maria di Gesù Bambino. Qui avviene che Maria e Giuseppe cercano Gesù per tre giorni e, sul finire del “terzo giorno”, lo ritrovano nel tempio. Ecco, lo ritrovarono nel tempio e se il tempio è ognuno di noi, evidentemente questa scena significa la  scoperta interiore del Maestro che ognuno di noi porta dentro di sé. Questa scoperta avviene dopo una ricerca faticosa, in lacrime, di Colui che si è smarrito e non si trova.

Abbiamo qui un “terzo giorno” che è una conclusione dell’essere con Gesù.

 

Il “terzo giorno” simboleggia la conclusione di tre tappe:

 

-      la prima tappa è quella dell’anima che, avendo avuto la segnalazione da Gesù, parte dal mondo, si stacca e viene a scoprire dove Egli abita, perché Lui non è di questo mondo.

-      la seconda tappa, il secondo “indomani”, è caratterizzata da una promessa: “Vedrete i cieli aperti”, è Gesù che orienta alla meta finale, quindi alla speranza di arrivare alla conclusione che consiste nel vedere la Verità di Dio, nel vedere il volto del Padre;

-     la terza tappa è il “terzo giorno”.

 

Per scoprire l’anima del “terzo giorno” in cui Dio ricostruisce l’uomo, poiché l’uomo si ricostruisce in Dio, dobbiamo approfondire questo brano di Vangelo. Nella conclusione è scritto: “Così a Cana di Galilea Gesù fece il primo dei suoi miracoli e manifestò la sua gloria”, tenendo presente che Giovanni quando parla di miracoli intende “segni”, possiamo ritradurre “…Gesù fece il primo dei suoi segni e manifestò la sua gloria”.

 

Ecco, il “terzo giorno” è caratterizzato da questo: la manifestazione della sua gloria, per cui ogni volta che si parla del “terzo giorno” ci viene preannunciata la Pentecoste.

Abbiamo parlato della gloria, della “sua” gloria, cioè la gloria del Figlio è ciò che Egli è nel Padre, quindi è la conoscenza del Figlio nel Padre e quando si parla di conoscenza del Figlio nel Padre, si parla di Pentecoste, infatti Gesù dice “Noi verremo a lui e faremo la nostra abitazione in lui.

 

Quindi questo “terzo giorno” che Gesù accenna in questi diversi episodi (la sua resurrezione, lo smarrimento al tempio, la ricostruzione del tempio in tre giorni), ci preannunciano che Gesù, il Verbo di Dio è fedele in tutto il suo parlare.

Quindi già nei primi suoi segni, Lui ci significa quella realtà verso la quale andiamo incontro, realtà che se noi seguiamo Lui, scopriremo, troveremo, constateremo.

Quindi tutte le sue parole, oltre che ad essere delle significazioni di quel dono verso il quale Egli ci conduce, sono anche promessa di questo incontro, di questa realtà.

 

Ora,  la ricostruzione dell’uomo avviene in tre tappe:

 

-     la fede, il distacco dal mondo, la partenza verso -;

-     la speranza che si forma sulla promessa di Gesù “Vedrete i cieli aperti”;

-     l’amore, la contemplazione, la carità, il “terzo giorno”, lo Spirito Santo.

 

2.      Il secondo concetto è:  le nozze a Cana di Galilea.

Teniamo presente che se per “terzo giorno” riteniamo la conclusione di tutta l’opera di Dio, di tutto il parlare di Dio, di tutte le promesse di Dio, quindi la Pentecoste, che è l’incontro con la conoscenza della Verità, noi vediamo che quando Gesù parla della manifestazione di questa  Verità, del Regno di Dio, abbina quel momento con: “…il mondo riderà…il mondo farà festa…voi gemerete… voi soffrirete… perché saranno giorni di prova…però abbiate fiducia perché arriverà…”.

 

Notiamo anche che ci sono due elementi che prendono rilievo man mano che ci avviciniamo alla conclusione:

-                    il trionfo, il benessere, la ricchezza del mondo, rappresentati dal giorno di nozze,

-                    e dall’altra parte una pena, una tristezza, la tribolazione di coloro che non possono divertirsi, perché sono appesi ad una luce che deve venire. E se aspettano una luce che deve venire, non possono partecipare alla festa di questo mondo.

 

Il Signore parlando della fine del mondo, fa presagire che prima che avvenga questo giorno, il mondo sarà in festa, riderà.

 

Abbiamo accennato diverse volte a Noè e Gesù stesso usa queste parole: “Sarà come ai giorni di Noè, sarà come ai giorni di Lot: pensavano a sposarsi, pensavano a mangiare, pensavano a divertirsi, pensavano a comperare, pensavano a vendere, pensavano a costruire e, all’improvviso, arrivò il diluvio”.

Ecco, il mondo che fa festa, che pensa a mangiare, a sposarsi, a divertirsi, a costruire, ma, all’improvviso “venne il diluvio”; “Così sarà come ai giorni di Lot, di Sodoma e Gomorra dove la gente pensava solo a mangiare, a divertirsi e piovve fuoco dal cielo!”.

 

Quindi c’è una minaccia che si affaccia all’orizzonte mentre il mondo, che vive completamente nell’ignoranza di quanto sta per avvenire, continua a divertirsi.

Coloro che invece vivono nell’attesa, perché hanno ricevuto la parola di Dio, non partecipano alla festa del mondo.

Quindi abbiamo Noè che si prepara l’arca, abbiamo Lot che scappa da Sodoma e non partecipa a questo mondo.

Ecco, nel “terzo giorno”, abbiamo questa festa del mondo: nelle nozze a Cana di Galilea è significata la nostra vita nel mondo, nell’ignoranza di quello che sta per avvenire; perché certamente stiamo andando incontro al Regno di Dio che si avvicina.

Fate penitenza, vegliate, pregate affinché siate fatti degni di accogliere questo segno, di ricevere il Regno di Dio e non dobbiate subire la rovina del diluvio, la rovina del fuoco dal Cielo”.

 

3.     Il terzo aspetto che troviamo è: la madre di Gesù era là.

Abbiamo detto che Gesù viene presentato come un’aggiunta, un sovrappiù, come uno qualunque, uno che non suscita interesse; anche se presente, Gesù è un invitato tra i tanti.

Ad un certo momento diventerà il protagonista di tutta la festa, colui dal quale dipenderà l’esito della festa; ma inizialmente è uno che si è aggiunto, forse è arrivato insieme ai discepoli.

L’elemento fondamentale è che la madre di Gesù era là, in quella festa, in quelle nozze, cioè nel mondo, nel nostro mondo c’è sempre la madre di Gesù.

Notiamo che Giovanni non dice “Maria”, non dice “la Vergine”, ma dice “la madre di Gesù”.

Questo aspetto è molto importante, perché la madre di Gesù è Colei che genera Gesù in noi e che è sempre presente tra noi; ed è sempre presente perché tutte le cose ci segnalano, ci orientano sempre a Dio.

Ora, tutte le cose ci orientano a Dio attraverso ammonimenti, lezioni di vita, e sono significate da questa Madre sempre presente. La Madre è Colei che genera la salvezza di Dio: Gesù vuol dire “salvezza di Dio”. Ogni uomo è salvato da Gesù, perché è Gesù che ricostruisce l’uomo.

Ora, nella festa del mondo, in questo benessere, in questo stordimento, in questa ubriacatura, gli uomini bevono talmente tanto vino che ad un certo momento il vino viene a mancare.

In questa ubriacatura del mondo, la madre di Gesù, l’anima contemplativa, l’anima che ha presente Dio, veglia, e veglia rivolta a Dio perché sa che soltanto con la luce di Dio, da Dio, viene la salvezza.

E’ lei che genera, è lei che richiama, quindi è lei che, attraverso tutte le cose, ci orienta a Dio, infatti è lei che, ad un certo momento, dirà una parola significativa, caratterizzante: “Fate quello che vi dirà”.

Fintanto che noi riteniamo che la salvezza stia nella festa, nel vino del mondo, nel benessere, nella ricchezza, siamo sviati, siamo divertiti. Affinché la nostra anima incontri la salvezza di Dio è necessario passare dal divertimento alla conversione.

La presenza della madre di Gesù tra noi, ci orienta, ci ammonisce che la nostra salvezza sta in Dio. E’ una presenza silenziosa, non parla, perché non si può parlare ad uno che è ubriaco, non si può parlare ad uno che è immerso negli affari del mondo: bisogna aspettare che sopraggiunga la crisi. Quando arriverà la crisi lei avrà una parola da dire; l’importante però è che sia presente.

 

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Giovanni: Non ho ben chiaro il concetto del “terzo giorno”…

Luigi: Il “terzo giorno” è la conclusione di tre tappe: abbiamo due tappe segnate da due “indomani” e abbiamo un terzo “indomani” che è segnato dal “terzo giorno”, perché Gesù dice: “In tre giorni io ricostruirò il tempio che gli uomini distruggono”.

 

Il tempio è in ogni uomo e il tempio è Egli stesso, per cui quando parla della sua morte dice: “Mi manderanno a morte, ma il terzo giorno risorgerò. Ecco il “terzo giorno”: in tre giorni abbiamo la ricostruzione.

Ora, questi tre giorni rappresentano le tre tappe che avvengono nella nostra vita spirituale con Gesù e che ci sono significate da ciò che abbiamo visto precedentemente:

 

1.       prima tappa: i primi discepoli vanno dietro a Gesù e scoprono dove Egli abita.

2.       Nel secondo giorno Gesù promette che “vedranno i cieli aperti e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”, cioè vedranno il Regno di Dio che verrà donato: è  l’apertura, per cui li orienta al possesso di ciò che Lui ha. Non basta sapere dove Lui abita, è necessario l’invito ad entrare in questo luogo, ad abitare, a restare; e glielo promette.

3.       La terza tappa è la rivelazione, la ricostruzione dell’uomo, poiché l’uomo si ricostruisce alla Presenza di Dio.

 

Ora, per arrivare alla Presenza di Dio bisogna distaccarsi dal mondo; abbiamo visto che per distaccarsi dal mondo sono necessarie delle giornate, direi altri “tre giorni” precedenti; ma dell’Antico Testamento, con Giovanni Battista, in cui bisogna convincerci che non siamo noi la luce, non siamo noi il Messia, fino a dire: “…io sono soltanto una voce”, ecc.. Ecco, ci vuole questo orientamento considerato nel capitolo uno di s.Giovanni.

 

Quando si sfocia dall’Antico Testamento all’incontro con Cristo, in quanto si è scoperto il Cristo iniziano con Lui altre tre giornate.

Direi che abbiamo sei giornate: tre di preparazione al Cristo e tre in compagnia del Cristo e la conclusione che è la Pentecoste.

 

Ecco, queste tappe del nostro cammino interiore sono simboleggiate, significate, perché Dio parla per segni in tutto ciò che fa.

Vediamo con quanta insistenza Gesù parla di questi tre giorni che rinnovano sempre la stessa significazione: fede (distacco), speranza (promessa) e carità (realizzazione della promessa).

 

Cina: Hai detto che la Madre di Gesù è sempre presente in ogni anima ma non parla, però nel Vangelo c’è scritto che parla ai servitori.

Luigi: Dopo aver parlato con Gesù, prima no! E’ presente ma non grida “Non ubriacatevi!”. Tace, fa silenzio, piange, ci lascia fare, non può parlare: la Vergine che ascolta non può parlare; cioè noi portiamo questo pianto dentro di noi perché tutti noi portiamo il Pensiero di Dio in noi. La Madonna è la contemplazione di Dio, la contemplazione pura di Dio che riflette in noi la nostalgia di Dio; è come aver presente una cosa meravigliosa e insozzarsi in tutte altre cose.

E’ quella presenza che crea in noi la nostalgia: “Oh, poter realizzare quel tipo di vita, poter essere così…., invece dobbiamo sobbarcarci  di tante altre cose”. Quindi resta in noi il richiamo, perché la presenza è un richiamo, è un pianto. In noi c’è il richiamo di Dio, c’è l’anima. L’anima nostra, la Vergine è Colei che porta Dio nel mondo, Colei che dà Dio al mondo.

C’è Dio in noi; Dio tra noi c’è sempre, altrimenti noi non avvertiremo nemmeno la nostalgia, il bisogno di Dio, però siamo molto lontani, perché dispersi da tante altre cose. Ecco, noi tutti siamo in questo giorno di nozze e c’è la Vergine tra noi.

Cina: Sembra impossibile che Maria non parli!

Luigi: Lei non parla perché se parlasse sarebbe il Verbo. Chi parla è il Verbo, non è la Madre: la Madre è Colei che tace!

Pinuccia B.: Parla nel momento della crisi!

Luigi: Parla nel momento della crisi dopo aver parlato con Gesù! Vi è il momento della crisi, e la crisi mette in evidenza Gesù. Prima è uno qualunque, uno tra i tanti invitati. “…c’era anche…”, quell’”anche” è molto importante. Non dice: “C’era anche la madre…”, la Madre è essenziale; in aggiunta “…c’era anche Gesù…”, si era aggiunto insieme ad altri invitati. Infatti anche noi mentre ci impegniamo nei nostri affari, nei nostri interessi, nei nostri lavori, c’è “anche” Gesù, lo mettiamo “anche” Gesù, ma dà fastidio. Come nelle nostre case, c’è “anche” un’immagine di Gesù, ma dà fastidio.

      Quando però subentra la crisi, quando incominciamo a scoprire che ciò per cui noi viviamo si sta sfaldando, diventa niente (“Non hanno più vino…” ), perché manca lo Spirito, manca la vita, allora Gesù diventa il protagonista; non è più “l’anche”. Prima Gesù era uno qualunque e i protagonisti erano gli sposi, la festa, l’ubriacatura, il bere, il mangiare, la gioia, la festa del mondo. Ad un certo momento diventa l’unico da cui dipende tutto, la rovina o la salvezza, ma questo lo vedremo in seguito.

L’importante ora è capire che mentre Gesù non conta, c’è la Madre che conta. E’ l’elemento fondamentale, perché ho detto che questo episodio gira su tre perni: il terzo giorno, le nozze, la Madre. L’elemento essenziale, costitutivo della nostra vita nel mondo è determinato da questo “terzo giorno”, da queste nozze, e da questa Madre che è in noi, da questa contemplazione di Dio che noi portiamo in noi che veglia, che aspetta il momento di Dio.  Il momento della crisi del vino è Dio che la fa, non è lei; però, siccome la Madre veglia scopre i segni dei tempi! Se non ci fosse nessuno a vegliare nessuno si accorgerebbe della mancanza del vino, e si andrebbe alla rovina!

Ecco la caratteristica dell’anima contemplativa, dell’anima che ha presente Dio: s’accorge dei segni dei tempi, s’accorge che la vita viene meno. Allora è lì che incomincia a parlare, prima no! 

 

Emma: La Madonna ci porta al Cristo!

Luigi: La Madonna ci porta al Cristo quando incominciano le crisi, perché non ci può portare al Cristo fintanto che ci ubriachiamo. Quando Lei vede che siamo ubriachi, tace, non può parlare, perché è proprio inutile che parli! Quando uno è innamorato di una cosa, non ha orecchi per sentire ammonimenti. Quando uno è tutto teso verso un fine, non ha orecchi per sentire. La Madre di Dio, colei che è incaricata di dare la salvezza di Dio a noi è presente ma tace: non può dire niente. E’ una lezione per ognuno di noi, perché c’è il momento di Dio; infatti il Signore dice: “…mio tempo”. Dio ha un “suo tempo”, non sradica il fico prima del tempo, ha un suo tempo. Il tempo di Dio è quando l’anima incomincia a sentire la sua povertà. Infatti abbiamo visto che tutto il processo dell’Antico Testamento sfocia nell’uomo che scopre la sua povertà, il suo niente, il suo bisogno di trovare una salvezza, perché sta morendo: questo è il tempo! Qui noi troviamo la Vergine che dà alla luce, che valorizza il mondo, il Figlio; la troviamo qui, su questa vetta, quando l’uomo ormai è alle strette, perché scadono tutti i valori in cui lui si ubriacava. Prima non si può parlare, Cristo non suona la grancassa, anzi Lui dice: “Fate bene i conti a tavolino perché la mia strada è quella!, non attira con degli argomenti, non blandisce la situazione ma dice ai suoi discepoli: “Volete andarvene anche voi?”

 

Giovanni: Questo terzo giorno può anche non essere avvertito o può essere rifiutato dalla creatura?

Luigi: E’ la conclusione, ma può non arrivare.

Giovanni: Quindi arriva una volta sola.

Luigi: Può anche non arrivare, se l’anima non segue le tappe non arriva alla meta. A Pentecoste arrivano solo coloro che muoiono con Cristo al loro io, risorgono con Cristo ai problemi dello Spirito, del Cielo, vanno al Padre con Cristo, perché Cristo ascende al Padre, e finalmente arrivano al terzo giorno, a Pentecoste, alla conclusione; se si fermano prima c’è l’aborto, la vita si interrompe, non si conclude. Si richiede un progresso da parte della creatura, altrimenti resta l’offerta da parte di Dio e la creatura che non accoglie, che non riconosce e resta giudicata da quella parola che ha rifiutato.

Colui che ti ha creato senza di te non ti può salvare senza di te, cioè alla Verità non si arriva senza di noi, proprio perché si richiede il superamento dell’io. Ora, nemmeno Dio può costringerci a superare il pensiero del nostro io. Certo, Lui ci costringerà nel senso che non potendo annullare la presenza di Dio, se stesso, questa presenza si trasforma in inferno. L’inferno è dato da una presenza non compresa, è l’impossibilità di comprendere una presenza che c’è comunque; la convivenza con un essere che non si può comprendere crea una situazione infernale. Per poter arrivare alla conoscenza della Verità, si richiede questo superamento, perché nel pensiero del nostro io, certissimamente, non possiamo conoscere Dio. Il pensiero del nostro io può essere conosciuto in Dio, Dio non può essere conosciuto nel pensiero dell’io. Allora, per arrivare alla conoscenza di Dio, al “terzo giorno”, alla meta, si richiede una tappa fondamentale: il superamento dell’io. Bisogna arrivare a conoscere Dio in Dio. Ecco questo slancio d’amore in cui la creatura, rinnegando se stessa, si afferra a Dio, alla rivelazione di Dio, alla Parola di Dio, alla volontà di Dio (qui incomincia a nutrirsi di Lui), è la gemma.

 

Pinuccia B.: Mi riesce difficile capire perché proprio nel terzo giorno ci venga presentata questa festa del mondo e la Madre, perché sia nella prima che nella seconda tappa siamo nella festa del mondo e c’è la Madre presente; anzi la festa del mondo e la Madre sono più presenti nelle prime due tappe che nella terza: la terza tappa dovrebbe già essere una conclusione, perché siamo già nella manifestazione di Dio.

Luigi: Tieni presente che Gesù, parlando del terzo giorno, dice: “Sarà come ai tempi di Noè, come ai tempi di Lot , mangiavano, bevevano…”.

Pinuccia B.: Quello è il terzo giorno?

Luigi: Sì! Perché quando dice: “Sarà come…”, parla del giorno della rivelazione del Regno di Dio, della manifestazione del Regno di Dio, un giorno chiaro e manifesto: “Sarà come ai giorni di Noè…sarà come ai tempi di Lot…” . Il terzo giorno trova delle anime preparate nel mondo, ma il mondo gozzoviglia, è immerso nel benessere. Abbiamo due crescite che avvengono nel mondo:

o abbiamo la crescita verso il benessere del mondo, giorno di festa; come ai tempi di Noè, abbiamo gente che ride e che scherza, gente che costruisce e che compera, che si sposa…

o e abbiamo Noè che cresce costruendosi l’arca.

 

Ai tempi di Lot lo stesso, Lot che scappa e gli altri che si divertono: Sodoma e Gomorra. Ad un certo momento arriva la crisi, il fuoco dal cielo, il diluvio. Ma il diluvio sorprende queste due direzioni completamente opposte:

1.                        una che è lanciata verso il cielo, verso lo Spirito e che naturalmente è scampata alla rovina, fugge alla rovina,

2.                        l’altra massa che invece va nel pieno della rovina. Ora, Gesù dice che sarà “Come un ladro di notte…”, il terzo giorno arriva all’improvviso su chi non è preparato.

 

Eligio: Mi è del tutto nuova, assolutamente inedita, l’interpretazione che dai delle nozze di Cana: una situazione di ubriacatura, di diversione del mondo, della creatura dai veri problemi che la dovrebbero interessare, che sono la ricerca di Dio, l’attenzione al parlare di Dio, rappresentate dalla presenza di Cristo, che è il Verbo, in questa situazione di festa. L’interpretazione ufficiale, invece, indica la presenza di Gesù come un avallo in questo matrimonio, che è poi una scelta, una delle tante tappe che uno può compiere nel processo di avvicinamento a Dio.

Poi volevo chiedere una cosa: nel parlare del terzo giorno, Cristo dice “Distruggete il tempio e io nel terzo giorno lo riedificherò”, alludendo con questo al suo corpo, tu hai detto, ed è vero, che tempio di Dio è l’anima nostra, quindi noi distruggiamo Dio e Cristo riedifica?

Luigi: Non distruggiamo Dio, ma distruggiamo la nostra anima, l’uomo.

Eligio: Siccome la nostra anima è tempio di Dio, cancelliamo Dio dalla nostra anima; quindi hai detto che Dio riedifica quello che noi distruggiamo. Sembra quasi che la riedificazione di Dio nell’anima nostra, avvenga indipendentemente da noi. Cioè, come può Dio riedificare questo tempio nell’anima nostra, nolenti noi, senza la partecipazione della nostra volontà?

Luigi: A coloro che gli chiedono “Con quale autorità tu fai questo?”, Lui dice: “Distruggete questo tempio in tre giorni io lo ricostruirò …”, e porteranno queste parole come capo d’accusa nel processo. Ma Gesù dice: “Distruggete questo tempio …”, non per invitarli a distruggerlo ma quasi a dire:  “Voi distruggete questo tempio ed io lo ricostruisco in tre giorni!”

Eligio: Ma come può ricostruirlo se io che l’ho distrutto non desidero questa ricostruzione?

Luigi: Lui ha presente il tempio, cioè ha presente l’uomo. Gli uomini distruggono l’uomo, Lui lo ricostruisce!

Eligio: Ah, quindi non è un’azione mia verso Dio?

Luigi: No! Lui dice: “Voi uomini…”, quindi dice che l’uomo è omicida! Accusa Pietro dicendogli: “Tu sei Satana! Perché conosci le cose degli uomini e non conosci le cose di  Dio!”. Satana è omicida, dice Gesù! Allora coloro che conoscono soltanto le cose degli uomini  sono omicidi. “Sei Satana! Perché ragioni secondo gli uomini…”, ragionando secondo gli uomini si distrugge l’uomo. L’uomo essenzialmente è fatto, è anima che tende a Dio; quando noi distogliamo l’uomo dalla meta, da Dio, uccidiamo l’uomo, distruggiamo il tempio. Gesù lo ricostruisce, o meglio offre la ricostruzione. L’incarnazione è per ricostruire quello che l’uomo ha distrutto.

Eligio: Non pensavo però che l’affermazione fosse rivolta a delle persone che distruggevano i terzi.

Luigi: Lui è venuto per ricostruire! Se non ci fossero gli uomini che distruggono l’uomo, non ci sarebbe bisogno dell’incarnazione.

 

Pinuccia B.: Gesù parlando del tempio intendeva il corpo di Gesù, non la nostra anima!

Luigi: Il corpo di Gesù è la nostra anima!

 

Eligio: Hai detto che Satana è omicida. Mi riesce difficile capire come la distruzione del tempio di Dio nell’anima nostra, possa avvenire per una forza esterna e non possa dipendere, invece, da un orgoglio nostro. Questo non riesco a capirlo, ci credo, ma è un muro che non riesco a superare.

Luigi: Questo accade in quanto noi ci sottomettiamo! Tutte le volte che noi non ci orientiamo a Dio ci sottomettiamo alle potenze sataniche; come noi veniamo meno all’unione con Dio, immediatamente cadiamo sotto l’influsso di ciò che non è Dio. Ad esempio se io mi assoggetto ad un uomo che è avido di denaro, io subisco tutte le conseguenze di quell’egoismo e quindi, ad un certo momento, sono trascinato da queste passioni.

Eligio: Ed è una considerazione che si riferisce al mio io il fare questa scelta?

Luigi: Certo!

Eligio: Ma non posso imputare a Satana la scelta, altrimenti non ne sarei responsabile!

Luigi: Ah, no! Satana è omicida per tutti coloro che si sottomettono a Satana, perché la premessa è che l’uomo si stacchi da Dio. Immediatamente, come io passo dal Pensiero di Dio al pensiero dell’io, cado nel pensiero di questo mondo, dice il Signore, e sono sotto l’influsso di Satana!

Se noi dimentichiamo Dio restiamo in balia degli uomini, delle passioni del mondo. Soltanto con Dio abbiamo la possibilità di recuperarci da questa dispersione, da questa schiavitù e giungere alla liberazione.

Eligio: Mi sembra di cadere nel manicheismo, perché ammetto un principio diverso da Dio, che è il principio del male, che è Satana.

Luigi: No!

Pinuccia: E’ una persona Satana?

Luigi: Certo! Tutto è persona! S. Tommaso dice che presso Dio sono tutte persone! Gli Angeli sono persone: tutto è persona! Presso Dio tutto è persona perché tutto è cosciente, tutto il resto è significazione.

 

Eligio: Ad un certo punto il Signore ha manifestato la sua gloria. Solo i discepoli hanno creduto, e gli altri?

Luigi: I discepoli hanno creduto, perché i discepoli erano quelli del “terzo giorno” con Cristo; gli altri erano al terzo giorno come gli abitanti di Sodoma e di Gomorra, come ai tempi di Noè. Per cui abbiamo Noè che è significato dai discepoli di Gesù: Noè costruisce l’arca e i suoi discepoli seguono Lui; abbiamo gli altri che invece si divertono, quelli delle nozze. La sorpresa assume aspetti diversi, riflessi diversi.

La gloria di Dio ha aspetti diversi, per cui per questi è una conferma in quanto credono, per gli altri è una rovina. Però questo è segno di un ben altro terzo giorno. Il Signore agisce significando a larghi giri per poi arrivare all’essenza, per cui quell’essenza è significata nel mondo molto lontano da Lui; e poco per volta noi troviamo la ripetizione di questi argomenti, ma sempre più vicino, sempre più vicino, fino al giorno di Pentecoste, in cui non c’è più il segno. Gesù quando parla di questo momento dice: “Finora vi ho parlato in parabole, viene il momento in cui non vi parlerò più per segni, ma apertamente, vi parlerò del Padre”. Quindi i segni già portano l’impronta di quel “apertamente vi farò vedere il Padre. Quel “apertamente”  è una Realtà. Nei segni abbiamo già, sotto un certo aspetto, l’analogia con quella Realtà; per cui nei segni vi sono sempre degli elementi che non entrano. I segni per essere intesi hanno bisogno di un’anima, hanno bisogna della Madonna, la contemplazione di Dio. Soltanto colui che contempla Dio può intendere il significato dei segni.

Ti ricordi quando abbiamo detto che il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito? Ecco, lo stolto non capisce il segno. Per capire il segno bisogna essere saggio, cioè per capire il segno, bisogna che ci sia la Madre di Gesù, colei che contempla. Per capire i segni bisogna cogliere l’anima, bisogna aver presente lo Spirito, bisogna aver presente Dio.  Altrimenti noi guardiamo il dito e non guardiamo  la luna; guardiamo il segno in sé e lo scambiamo come realtà.

 

Eligio: Quello che mi fa pensare è la necessità di un segno esteriore per produrre un effetto interiore nell’anima, cioè per avere una conferma che il Cristo, il Verbo di Dio è Colui che mi salva. Naturalmente questo testimonia la debolezza nostra.

Luigi: Infatti abbiamo detto che il Giovanni Battista lo segnala, lo indica “Ecco l’Agnello di Dio”, qui abbiamo la segnalazione dei primi discepoli che partono, che vanno. Questo per dirci, in riferimento al fatto del manicheismo, che se noi siamo orientati a Dio, con Dio tutto è bene: la realtà è questa! Se noi siamo semplici, se noi aderiamo a Dio (semplice è colui che non rifiuta, che aderisce con semplicità) allora essendoci la Presenza di Dio, la Verità di Dio, l’accogliamo, aderiamo anche se non la capiamo. L’importante è non rifiutare la cosa prima di capirla: io debbo aderire. La fede, non soltanto crede a ciò che conosce, ma crede anche a ciò che non conosce, a quello che non capisce. Questa è l’essenza della fede. Se aderiamo a Dio, tutto allora diventa positivo, tutto diventa segno di Dio, e abbiamo l’anima che intende il significato! Non c’è niente che faccia male, perché tutto ci aiuta, ci convoglia e ci segnala la salvezza di Dio. Se invece noi trascuriamo Dio siamo nel peccato originale!

Se ci stacchiamo da Dio tutto, immediatamente, diventa male. Col peccato originale c’è la maledizione, ed è il distacco, la conversione dal Creatore alla creatura. Però quello che determina è la Verità, è la Realtà. Ora, la Realtà è in Dio, in Dio non ci sono due principi, in Dio c’è un unico principio: “Io sono il tuo Dio, non avrai altro Dio all’infuori di me”, questo è il principio essenziale. Staccati da Dio sperimentiamo il male: ma siamo già nel peccato originale.

Eligio: Io capisco che tutto quello che è all’infuori di Dio è un segno di Dio. Anche Satana è un segno di Dio?

Luigi: Certo!

Eligio: Ma che Satana possa condizionare, cioè limitare la mia libertà, questo non lo posso accettare!

Luigi: No! Sei tu che ti sei privato della tua libertà! Sei tu che ad un certo momento ti sei messo a lustrare i piedi di un’altra creatura! Sei tu che ti fai schiavo…

 

Eligio: Una volta, mentre andavamo alla Grangia e parlavamo con Don Berardo del peccato originale, hai spiegato molto bene come il peccato consista in un atto di autonomia della creatura dal Creatore. Non tanto una seduzione di satana sul mio io, ma direi una diversione della mia anima da Dio.

Luigi: La sottomissione a Satana è una conseguenza del peccato!

Eligio: Allora la responsabilità è tutta mia!

Luigi: Certo!

Eligio: Perché Satana è il principe di questo mondo? L’io è il principe di questo mondo! Oppure l’io coincide con Satana!

Luigi: Certo! Portato alle estreme conseguenze il nostro io coincide con Satana, il nostro io staccato da Dio diventa Satana! Gesù dice a Pietro: “Beato te Pietro, perché non la carne, non il sangue, ma il Padre mio te l’ha rivelato!”, ma cinque minuti dopo si è sentito dire “Vattene via da me Satana!”

Cina: Non aveva poi compiuto una cosa grave!

Luigi: Pietro l’aveva esortato dicendo: “Guarda che noi non ti lasceremo in balìa dei tuoi nemici, ti difenderemo!” ma Gesù gli risponde: “Vattene via da me Satana, perché tu ragioni secondo il sentimento, secondo gli uomini, e non tieni presente le ragioni di Dio!”. Noi dobbiamo sempre tenere presente tutte le parole del Signore. Non dobbiamo soltanto prenderne una e tralasciare le altre! Tutto dobbiamo considerare, perché è così che si matura, cioè è così che Lui ci fa maturare a questo grande “terzo giorno”, a questo grande evento della scoperta dello Spirito in noi.

Cina: Succede che si approda da una parte e si scappa dall’altra.

Luigi: E lì è il sentimento, perché noi estrapoliamo un tratto, una lezione e la facciamo assoluta. E se dico “Oh, Gesù Bambino nella grotta di Betlemme, tutta pietà, tutta bellezza, tutta bontà…” e dimentico il Getzemani, la croce, mi fermo, interrompo il cammino verso la vita eterna. Il Cristo, abbiamo visto, viene, passa e ; se noi non lo seguiamo Lui ci saluta e restiamo nella bagna. Lui non è uno che resta, Lui ! A Pentecoste resterà sempre con noi, ce lo promette, fino alla fine del mondo Lui resterà. Gesù dice: “Affinché dove sono io siate anche voi!”, ma dice anche: “Dove Io sono voi non potete venire!”, quindi è nettissimo! Dice “Padre mio e Padre vostro!”, non dice: “Padre nostro!”; “Io sono di lassù, voi siete di quaggiù”. Quindi Lui viene quaggiù, chiama e , coloro che lo seguono li porta a conoscere il Padre, ma il seguirlo è la condizione. Altrimenti resta il segno del suo passaggio, il ricordo del suo passaggio, ma Lui non c’è, non nutre più; rimangono i resti ma manca l’anima. Noi da soli, con tutte le bucce di questo mondo, non possiamo ricostruire il frutto, non possiamo fare assolutamente niente.

Soltanto con la sua Presenza possiamo camminare, quando Lui viene. Non dobbiamo sforzarci di ricordare le sue parole, è uno sforzo di volontà che gira a vuoto; è come il motore che non parte: scarichiamo la batteria e nient’altro!       

 

* * *

 

 

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N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

  

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