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di che cosa si tratta

 

 

Dispensa n°2

Incontro n°47

Domenica 12.09.1976

 

 

Gv 2, 3-5 (I): «3Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. 4E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. 5 La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”».

 

“Nozze di Cana:vino che viene a mancare”
(L’evoluzione dei valori)

 

Dall'esposizione di Luigi Bracco:

 

La volta scorsa ci siamo fermati sul significato del “terzo giorno” in cui ci state le nozze a Cana e anche sulla presenza della madre di Gesù. Ora ci fermiamo ad osservare la dinamica di questo giorno di festa, cioè del senso dell’evolversi degli avvenimenti in questo giorno di nozze.

Il senso dell’evolversi degli avvenimenti, in questo giorno di festa, lo vediamo soprattutto nell’evolversi dei valori. Osserviamo che man mano che cresce la festa, diminuisce il vino. La diminuzione di vino provoca un intervento della madre di Gesù (da notare che Giovanni non chiama mai Maria, o la Vergine, ma la chiama sempre “la madre di Gesù” e penso che questo abbia un significato profondo).

Il diminuire del vino provoca l’intervento della madre di Gesù e di conseguenza, l’evidenziazione di Gesù. Infatti già la volta scorsa abbiamo notato che in principio Gesù era un’aggiunta alla festa delle nozze, era uno qualunque; man mano che gli avvenimenti si evolvono diventa il protagonista della festa stessa, cioè colui dal quale tutto viene a dipendere. Allora possiamo già intuire il senso di questi avvenimenti: tutto si evolve per accentrare l’attenzione su Gesù.

Ora, il giorno di nozze è la nostra stessa vita, perché l’uomo è un essere chiamato all’unione con Dio, quindi alle nozze con Dio. “Questa è la vostra eredità: conoscere il vostro Signore  e imparare a vivere con Lui”, imparare ad essere uniti con Lui. Infatti Gesù conclude la sua vita terrena pregando il Padre affinché siano tutti una cosa sola con Lui.

Quindi se il destino dell’uomo è la comunione con Dio, è questa unione, la vita dell’uomo è essenzialmente un giorno di nozze.

Ecco, nella dinamica di queste nozze di Cana vi è significato il senso dell’evolversi degli avvenimenti che succedono nella nostra vita. Questo crescere di festa, questo diminuire di vino, questo intervento della madre di Gesù, questo accentrarsi dell’attenzione su Gesù, noi lo ritroviamo nella nostra stessa vita.

 

Quindi la meditazione su questo giorno di nozze ci evidenzia, ci fa capire, se lo approfondiamo, il significato di quanto avviene nella nostra vita; perché nella vita di ognuno di noi, nella vita di ogni uomo, c’è una festa che cresce, c’è un vino che diminuisce, c’è una madre che interviene, che percepisce il senso dei tempi che avvengono nella nostra vita e c’è un accentrarci della nostra attenzione su Gesù.

 

Il primo mutamento dei valori che si nota in questa festa è il vino.

Ora, il vino significa ciò che rallegra la festa, ciò che dà gioia alla festa. Se in questo giorno di nozze noi ritroviamo il tempo della vita dell’uomo, ecco che nel vino noi troviamo significato ciò di cui gli uomini traggono gioia per la loro vita.

E cos’è che dà gioia alla vita dell’uomo? Quello che dà gioia alla vita dell’uomo è ciò per cui vive, cioè è il valore, è ciò che è il motivo del suo vivere.

 

Qui si dice che man mano che la festa prosegue, il vino diminuisce, cioè man mano che la nostra vita si svolge nel mondo, cresce la festa con il mondo; cresce perché noi siamo orientati a cercare il benessere, la ricchezza, il valore del mondo, la figura, cresce la nostra festa nel mondo, con il mondo, però diminuisce il vino.

Se per vino noi intendiamo il motivo che ci fa vivere, la ragione del nostro vivere, ecco che quanto più noi aumentiamo il nostro benessere in terra, la nostra ricchezza, la nostra posizione, il nostro prestigio, tanto più viene a mancare in noi il senso, il valore stesso della vita.

Faccio un esempio: quando si è poveri si trova molta importanza nel lavorare per avere un pane, per avere qualcosa da mangiare, però man mano che ci si arricchisce il lavoro perde di valore, perde senso, non c’è più bisogno, quindi scade il valore, viene a mancare il vino. Magari  si continua a lavorare, però manca l’incentivo, il motivo per cui si lavora, non c’è più la pressione, non c’è più la ragione per -. Ora, se manca la ragione, manca la gioia, non è più giustificato, allora viene la routine.

Prendiamo l’esempio del rito: la funzione rXsa dovrebbe sorgere come espressione di una certa spiritualità; per cercare Dio mi devo inginocchiare, mi devo raccogliere nel silenzio. Ma se ad un certo momento, perché ritengo di aver raggiunto una certa spiritualità, continuo ad  inginocchiarmi, continuo a raccogliermi nel silenzio, ma non sono più sollecitato dal bisogno di cercare Dio e lo faccio solo più per dovere, ecco che viene a mancare la gioia, perché viene a mancare il vino, viene a mancare il motivo, viene a mancare lo spirito.

Magari si parla ancora tanto, però non si dice più niente, perché manca l’anima; si ascoltano magari tante parole però, sostanzialmente non si trattiene più niente; si fa tanto rumore ma non si comunica più niente di sostanziale, si corre magari per tutte le strade del mondo, ma si è sempre fermi allo stesso punto; ci si agita e non si muove niente.

Noi lo sentiamo questo problema perché manca la sostanza della vita, c’è soltanto più la recitazione, c’è soltanto più la figura, si fa ancora il rito ma non si è più motivati.

 

Qui subentra la madre. Abbiamo detto che la madre di Gesù significa l’anima contemplativa, l’anima che guarda Dio, che ha presente l’essenziale della vita, nota il senso dei tempi: “Non hanno più vino”, viene a mancare il vino. Ella vede che gli uomini recitano soltanto più la loro vita ma non c’è più in loro la ragione di vivere.

La ragione di vivere viene sempre a mancare, perché tutto si esaurisce, se noi non puntiamo direttamente sulla ricerca di Dio, per cui fintanto che noi rivolgiamo la nostra vita a delle cose che passano, queste in un primo tempo sostengono la nostra vita perché sono dei valori, ma poi si esauriscono. E c’è una ragione: si esauriscono perché ci debbono orientare verso dei valori superiori, nello stesso tempo devono dimostrare che la nostra vita non è fatta per quello.

 

Se la nostra vita è un giorno di nozze con Dio, la nostra vita deve tendere a conoscere Dio, deve tendere ad imparare a convivere con Dio, è un matrimonio, è un’unione, una convivenza e quindi deve occuparsi, preoccuparsi di Dio: questo è il vero valore davanti al quale tutti gli altri valori scadono.

Per cui in un primo tempo della nostra vita ci sono delle cose che valgono, man mano che viviamo tutti questi valori si evolvono, scadono, non fanno più presa e se noi non ci orientiamo ad impegnarci a preoccuparci di Dio, la nostra vita muore: viene a mancare il vino.

 

 

   Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Luigi: Su questo pensiero centrale dell’evoluzione dei valori, sul significato di questo vino c’è qualcosa da chiedere?

 

Giovanni: Col tempo l’uomo viene a riconoscere Dio come massimo valore, perché anche materialmente l’uomo fino ad un certo punto ha la speranza nella vita e lavora per la carriera, poi nella vecchiaia riconosce che era una cosa inutile. Umanamente questo dovrebbe venire di per sé.

Luigi: Ma non basta! Tutto è grazia di Dio. Anche il vino che viene a diminuire è opera di Dio: però non è sufficiente!

X: Non è sufficiente perché sarebbe un fatto automatico; arrivando alla vecchiaia, con lo scadere di tutti i valori, che all’inizio ci hanno sostenuto, ma che non sono veri valori perché non sono Dio, non è detto che automaticamente ci interessiamo di Dio.

Luigi: E’ il passaggio a Dio che è difficile! Prendiamo come esempio l’abitudine al fumare: ad un certo momento tu scopri che la sigaretta è dannosa, per cui vorresti smettere; eppure non basta sapere che è dannosa! Come mai non basta?

Oppure, uno ha raggiunto una certa carriera, un certo posto, poi ad un certo momento diventa inutile, assurdo perché non ha più bisogno di quel posto in quanto ha raggiunto un certo benessere, un capitale; eppure, forse per il nome, o per la gloria non se ne può liberare. Ci possono essere tanti motivi che giocano, che pesano sul nostro io, per cui noi non possiamo liberarci dalle tante cose inutili della nostra vita che constatiamo tali.

Non basta constatare l’inutilità, la vanità di una cosa per potercene liberare: noi ne constatiamo la vanità, ma non possiamo liberarcene; per liberarcene bisogna orientare la nostra vita a qualche cosa di superiore, cioè soltanto avendo un bene migliore, possiamo lasciare un bene inferiore, altrimenti non possiamo lasciarlo, anche se ne vediamo tutta la sua vanità. Quante abitudini noi abbiamo assunto e che non possiamo lasciare, perché non c’è qualcosa d’altro che ci prende!

Gesù parla degli operai della vigna, quelli ai quali il padrone rivolge l’invito alle cinque della sera, e dice: “Come mai ve ne state qui tutto il giorno a fare niente?”. Anche nella nostra vita, ad un certo punto scopriamo che tutto il nostro agitarci, tutto il nostro parlare, tutto il nostro muovere, tutto il nostro far rumore, è un “fare niente”, sostanzialmente, perché si formano in noi altri bisogni, che poi scopriamo, ed è opera di Dio, che sono un “fare niente”. Magari noi ci sacrifichiamo tanto per il bene degli altri aiutandoli materialmente e poi, in conclusione, ci accorgiamo (ed è Dio che ce ne fa accorgere), che abbiamo fatto niente, in quanto constatiamo che gli altri non sanno cosa farsene del nostro aiuto puramente sociale!

E così in tutti i valori: è il Signore che ci fa toccare con mano il loro decadimento! Però non basta; infatti, sempre nella parabola degli operai della vigna, quando il padrone si rivolge a quelli delle cinque dicendo “Perché state qui tutto il giorno senza fare niente?”, loro rispondono: “Perché nessuno ci ha presi a giornata!”; se noi non siamo presi da qualche cosa di superiore, giriamo a vuoto in tutte le nostre faccende inutili, vane, pur constatandone la vanità. Bisogna essere presi; se uno non è preso da qualche cosa che vale di più, non lascia il meno, non può lasciare il meno. Noi non possiamo stare “senza”: noi siamo fatti per essere con “qualcosa” o con “qualcuno”, anche se questo “qualcosa” o questo “qualcuno” diventa “niente” o diventa “nessuno”, noi non possiamo lasciarlo, se non siamo presi da qualcosa di superiore.

 

Giovanni: In sostanza l’uomo riconosce la sua nullità, però resta schiavo.

Luigi: Si, e la tristezza dell’uomo è data proprio dalla sua schiavitù! Perché fintanto che l’uomo riconosce la validità di ciò che egli fa, anche se è un illuso, trova gioia; e anche se gli altri dicono che è uno stupido, e che è niente ciò che lui fa, fintanto che agli occhi suoi ciò che egli fa è importante, in quanto vale, trova gioia di vita, c’è ancora del vino. Qui non abbiamo la tristezza della vita; la tristezza della vita subentra quando uno scopre l’inutilità di ciò che fa! Quando si deve fare ciò che è inutile la vita diventa pesantissima, perché ci si accorge che si gira a vuoto; però non basta constatare questo. Non basta constatare che il vino viene meno: si resta senza. Chi scopre l’inutilità di un certo tipo di vita non sa come porre rimedio, è necessario che ci sia un intervento superiore, cioè bisogna essere presi da qualche cosa che vale di più, bisogna scoprire un valore superiore e orientare la propria vita lì, per riuscire a lasciare ciò che vale meno: ecco il passaggio.

 

Giovanni: Il vino, in senso spirituale, è la Parola di Dio?

Luigi: No, la Parola di Dio è quella che verrà dopo, all’ultimo. Il vino è ciò che dà gioia, è ciò che vale, è  ciò che dà significato alla nostra vita, ciò che vale per noi. Questo è il vino: quello che rallegra la nostra vita, un valore.

Ad un certo momento il vino diventa Parola di Dio, infatti vediamo che il vino buono arriva all’ultimo; invece questo vino che si esaurisce, rappresenta i valori della nostra vita, è ciò che per noi è importante.

In verità ciò che per noi è importante dovrebbe essere Dio, la parola di Dio, però non è così, perché l’importanza di una cosa è la conseguenza, è la sintesi di due fattori: un fattore oggettivo ed  un fattore soggettivo. Per cui una cosa può essere importantissima in sé, ma per me può essere considerata di poco valore.

Perché Gesù qui dice: “Non è ancora giunta la mia ora”? Perché era inutile che Lui parlasse a  della gente che si ubriacava, non era la sua ora; perché quella gente avrebbe ritenuto la sua parola di poco valore, anche se è importantissima. Abbiamo visto molte volte che ciò che dà importanza al pane è la fame; noi possiamo trovare il pane quando non abbiamo fame, il pane è importantissimo, però se non abbiamo fame, non gli diamo valore.

Ciò che dà valore ad una cosa è costituito da due fattori: uno oggettivo (la presenza di quella cosa) ed uno soggettivo (la fame), quello che parte da me.

Quindi noi possiamo dare molta importanza anche a cose che valgono poco, per motivi nostri, del nostro io; basta osservare nel campo della moda, o nel campo della politica, quante volte noi riteniamo importantissime tante cose che poi scopriamo che sono vane, inutili, che valgono niente.

Ora, che cos’è che fa dare valore a queste cose che ad un certo momento rivelano di essere poco, di essere niente, tant’è vero che il Signore dice: “Ciò che è grande agli occhi degli uomini è abominevole presso Dio e ciò che invece agli occhi degli uomini è niente è molto grande presso Dio” quindi: “Beati i piccoli, se voi non diventerete piccoli non potrete entrare”, c’è un capovolgimento dei valori.

 

Giovanni: Prima il vino era importante, poi mancando il vino gli uomini incominciano a riflettere sulla mancanza…

Luigi: Però chi fa riflettere è la presenza di Gesù e la presenza della madre: è la madre che genera il Figlio di Dio dentro di noi. Ciò che rallegra la vita dell’uomo è ciò che per lui è importante, ciò in cui giustifica la sua vita. Quindi se tu dici: “Ma se io non lavoro non mangio, se io non lavoro non posso tirare avanti la mia famiglia!”, tu ritieni il lavoro molto importante! Ecco, quello ti giustifica agli occhi tuoi; ma non sei giustificato agli occhi del Signore! Uno può dire: “Io devo pensare a seppellire mio padre!”, cioè devo stare con lui fintanto che muoia, ma attualmente, agli occhi di questo figlio, la vita vissuta per suo padre è giustificata. Ora, fintanto che lui si vede giustificato, questo dà senso alla sua vita, scoprirà magari un giorno che quella vita non ha avuto senso, quando ci sarà un’altra luce.

Quando uno tende ad una meta, anche se quella meta è fasulla, in quanto è tutto proiettato verso quella meta, trova gioia. Se si organizza una gita, alla vigilia, si è presi da quell’evento, si prova gioia, poi magari si scopre che era una cosa fasulla, che non valeva niente, e si arriva a ritenere di aver sprecato tutta la propria preparazione. Però fintanto che si vive, anche nell’illusione, di una meta, si trae gioia: ecco il vino; è un valore, ed è un valore presente nella nostra vita.

 

X: Mi ha sempre lasciato perplesso questo atteggiamento di Gesù, sia sotto il profilo umano, che sotto il profilo dell’applicazione per l’anima nostra, alla luce dell’interpretazione che hai dato. Sotto il profilo umano, in quanto si rivolge a sua madre con termini che sembrano duri; poi quando la madre gli fa presente che non hanno più vino, Lui le risponde che non è ancora giunta la sua ora, perché sono nel pieno della festa e quindi, non sono in grado di capire il suo intervento. Ma poi, subito dopo, fa il miracolo trasformando l’acqua in vino, che li conferma nella festa del mondo.

Luigi: Sì, ma qui è successo un fatto straordinario! Ma di questo argomento non ne abbiamo ancora parlato, lo affronteremo più avanti.

X: Affrontare il primo punto: la Madonna è l’ideale per ogni anima nostra, come disponibilità e apertura a Dio. Noi ci troviamo nella festa del mondo, ma con noi c’è il Signore è c’è anche sua madre, che fa presente questa necessità.

Luigi: Solo lei può far presente questa necessità, cioè solo chi ha presente Dio, chi è disponibile per Dio, vede il senso dei tempi; gli altri credono di essere nel pieno della festa, chi invece ha presente Dio, vede l’altro che sta morendo. Soltanto la madre di Gesù vede questo: è madre di Gesù colei che genera il Verbo di Dio tra noi, ed è proprio lei, questa contemplazione di Dio che ci renderà, poi dopo, attenti al Verbo di Dio, alla Parola di Dio.

 

X: Direi che Lei è attenta anche alla situazione ambientale, alle persone che in quell’occasione sono presenti alla festa. Non capisco la risposta di Gesù a sua madre.

Luigi: Ma la risposta di Gesù a sua madre è un rimprovero! La risposta di Gesù rientra sempre in quell’ordine: abbiamo sempre lo stesso di Gesù di dodici anni che risponde ai suoi genitori: “Perché mi cercavate?”. La madre che dice: “Perché ci hai fatto questo? Sono tre giorni che noi con angoscia ti cercavamo!” e Lui risponde: “Perché mi cercavate?”, vedi che abbiamo sempre lo stesso Gesù?! Quando  Maria e i parenti vanno da Gesù, e Egli dice: “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?”, rivolto a tutta la gente, a tutta la folla che gli sta intorno, “Ecco mia madre, ecco i miei fratelli: coloro che ascoltano la parola di Dio”.

 

X: Io mi sarei aspettato che desse questa risposta ma che poi uscisse dal gruppo e  prendesse a braccetto sua madre. In questa scena invece dà la risposta di rimprovero ma poi fa il miracolo.

Luigi: No, non è che Lui dà la risposta e poi fa il miracolo. Qui Maria, la madre di Gesù, non fa una proposta di miracolo; generalmente l’interpretazione ufficiale è questa: è Lei che interviene, che sollecita il miracolo. Ma non è vero! Lei non sollecita il miracolo, lei constata, e lo constata con il Figlio “Non hanno più vino”. Ora, la constatazione è effetto della contemplazione, la Madonna è colei che non parla, è colei che non prende iniziative. L’iniziativa è sempre di Dio, l’iniziativa è del Figlio. E’ il Figlio Colui che parla, il Verbo.

X: Quindi non dovrebbe parlare la Madonna.

Luigi: Maria constata e lo constata solo con Gesù: “Non hanno più vino!”, “Cosa deve importare questo a te e a me!”, ecco la risposta di Gesù. Che è la stessa risposta quando dice “Perché mi cercavate? Non sapete che io mi debbo occupare delle cose del Padre mio?”. Cosa deve importare a te e a me se  il vino viene meno?”: non è questo l’argomento! Lei che è il frutto della contemplazione, constata il segno dei tempi, constata quello che sta avvenendo. Cosa deve importare questo a te e a me?”, non è una cosa che deve importare perché questa è opera di Dio, è Dio che sta operando. Anzi, il vino viene a mancare proprio perché le anime si aprano ai veri valori; se si crea una situazione di povertà, è opera di Dio per aprire le anime ai veri valori. Quindi: “non ti preoccupare di questo? Lascia che le cose vadano come devono andare!”.

 

X: Ecco adesso vorrei che di qui ne traessimo un insegnamento personale. Quando per grazia di Dio noi fossimo in una situazione di apertura alla volontà di Dio, noi non dovremmo mai parlare? Cioè allora la Madonna ha parlato a sproposito?

Luigi: Noi dobbiamo constatare, constatare e cercare di capire i segni dei tempi. Parlare vuol dire intervenire, vuol dire proporre per-, ma qui la Madonna non propone il miracolo.

Pinuccia B.: Allora perché Gesù rimprovera la Madonna se constata? Lei fa quel che deve fare, constata semplicemente, contempla l’opera di Dio!

Luigi: Gesù le dice semplicemente: “Questo non deve importare né a te, né a me! Cosa importa se viene a mancare il vino?”.

X: Allora c’è una lezione profondissima: noi non dovremmo mai parlare, ma lasciare che sia Dio a operare, a manifestare la sua volontà.

Luigi: Sì, è logico, perché l’iniziativa è di Dio. Gesù, in un altro luogo del Vangelo dice: “Il Figlio non può fare niente se non lo vede fare dal Padre” e se noi lo seguiamo attentamente, ci accorgiamo che Gesù si rifiuta sempre di agire su proposta degli altri; Lui è sempre uno che agisce in quanto inizia il Padre; quando invece gli altri glielo propongono, Lui si rifiuta: Lui non agisce su iniziativa degli altri, fosse anche sua madre. La lezione è questa! Bisogna essere figli del Padre! Bisogna aspettare l’iniziativa del Padre! “Non è la mia ora!”, è il Padre che decide l’ora, non sei tu, non è la creatura e non è la madre.

 

X: Hai detto che Gesù aspetta l’iniziativa del Padre. Che cosa vorrebbe significare per noi?

Luigi: L’iniziativa è del Padre perché è Lui che semina, è Lui che porta. Infatti Gesù dice: “Io non rifiuto nessuno di coloro che il Padre mi manda”, però aggiunge: “Nessuno può venire a me se il Padre non l’attrae”.

Allora, Lui non rifiuta nessuno di coloro che il Padre manda; ma cosa vuol dire questo “mandare”? Far sentire la fame di-; fintanto che non c’è la fame di-, non è giunta la sua ora, perché Lui è il Pane, il Pane di vita.

Ma quand’è che è la sua ora? Quando c’è uno che incomincia ad aver fame. Fintanto che gli altri si nutrono di altri pani, non è ancora giunta la sua ora, Lui non propone il suo pane. Lui deve aspettare che sia il Padre che conduce gli uomini alla fame, allora subentrerà il suo pane. Difatti quando Lui avrà compiuto la sua missione, si darà al mondo e il mondo lo ucciderà, perché è sangue versato.

 

X: Il rimprovero che Lui fa alla Madonna, che significato ha e che insegnamento vuole essere per noi?

Luigi: Che non dobbiamo preoccuparci delle cose che vengono a mancarci, ma dobbiamo intendere il significato, il senso delle cose. Cioè, se i valori crollano non dobbiamo preoccuparci di rimediare questi valori, non deve interessarci; dobbiamo capire il senso, il significato, cioè quello che vuol recare l’evolversi dei valori nell’animo dell’uomo.

La fine del mondo avviene nella vita di ogni uomo, ed è Dio che la opera. Quando parla della fine del mondo Gesù dice: “Crolleranno le stelle del vostro cielo….”, per significare il crollo di tutti valori, “Si oscurerà il sole…”, ciò che illumina la nostra vita; quando i valori che illuminano la nostra vita, che danno senso, crollano c’è la fine del nostro mondo.

E perché accade questo? Perché c’è un altro valore che deve sorgere nella nostra vita, che deve essere messo in evidenza: è il vino buono che viene dato all’ultimo.

Per cui gli uomini in un primo tempo si soddisfano con tutti i vini del mondo, con tutti i vini della terra e tutti questi sono destinati a finire; perché? Perché deve sorgere un altro vino.

Ora, non affannarti se vedi che i valori crollano, non darti da fare, non preoccuparti, cerca di capire, piuttosto, il senso di questi tempi, il significato del tempo in cui tu ti trovi, cerca di capire perché nella tua vita constati questa fine dei valori. L’importante è sempre cogliere il significato delle cose; non ti preoccupare delle cose, preoccupati del significato delle cose.

 

X: Ci sono però delle cose che oggettivamente mi impegnano con un dovere irrinunciabile ad agire più che a star lì a capire il significato; davanti ad un povero, non posso fare tanti ragionamenti sul significato della povertà, ho il dovere, perché Dio stesso me lo impone, di aiutarlo. E’ legittimo dover interpretare il segno piuttosto che agire?

Luigi: Sì, è vero quello che tu dici, d’altronde penso a cosa deve succedere in noi se, vedendo un povero, ed avendo da dargli di che supplire, noi ci rifiutassimo per cercare il significato. Se noi abbiamo presente Dio, avendo presente Dio, non possiamo non vedere il povero e non possiamo neanche dimenticare che noi abbiamo di che sfamarlo. Dio mi fa vedere chi ha fame e mi dà il pane in tasca: io non posso non vedere il povero, perché è Dio che me lo presenta e quindi non posso dire: “Non l’ho visto!”; non posso non vedere il pane che ho in tasca, perché so che ce l’ho, cioè io so di avere quello che può supplire a quella fame, quindi io devo fare un atto di iniziativa mia per tradire ciò che ho presente se mi rifiuto di rispondere a quella fame. Povero è uno che ha fame.

Ora, c’è anche il povero spirituale, e il Signore quando dice povero non intende solo povero materiale, ma intende povero in tutti i sensi. Perché ciò che ci tradisce è sempre l’azione autonoma; l’azione autonoma nostra è sempre un rifiuto di vedere ciò che Dio ci presenta da vedere. Per cui se io non vedo il povero, faccio un’azione autonoma, se non vedo il pane che ho con me, faccio un’azione autonoma, da queste azioni autonome nasce poi un rifiuto, per cui passo e non l’ho visto. Ma c’è un’azione autonoma. Se io ubbidisco a Dio, ubbidendo a Dio debbo tenere presente il povero e debbo tenere presente il pane che possiedo, non posso non farlo perché debbo ubbidire a Dio.

Ma proprio per ubbidire a Dio, non posso fermarmi, ecco per cui l’azione fatta per ubbidire a Dio mi porta la luce, mi porta a scoprire il significato.

X: Ecco che allora direi che per ultimo viene il significato?

Luigi: Abbiamo visto come Giovanni Battista ubbidendo all’opera di Dio, ha accettato di battezzare Gesù e ha colto il significato, ha visto, è stato illuminato per cui ha potuto dire: “Ecco l’Agnello di Dio”.

Quindi l’atto di ubbidienza (la fede) è sempre questo: tener presente Dio, mai agire autonomamente. L’azione autonoma è sempre una rottura nella fede, per cui se mi rifiuto di vedere una cosa che vedo, non rispondo e faccio un’azione autonoma. L’azione autonoma è sempre un travisamento di una realtà. Faccio un’azione secondo la fede se dico che questa matita rossa è rossa, ma faccio un’azione autonoma se dico che è nera, allora traviso.

X: Perché dici “secondo la fede” quando l’oggetto ce l’ho davanti?

Luigi: Dico “fede” in quanto io debbo rispettare ciò che Dio mi presenta, aderire anche se non capisco (es. non so cosa sia il rosso, però dico che è rosso). La fede è sempre un’accettazione di ciò che Dio mi presenta. Giovanni Battista non capisce perché deve battezzare Gesù, in quanto Gesù è più grande di lui, però accetta, crede, aderisce. La fede è sempre un atto di adesione anche a ciò che non capiamo. Invece la rottura nella fede è l’atto autonomo, per cui io traviso la cosa e dico che è nera anche se in coscienza so che il colore è diverso. Quindi se io vedendo un povero dico che non l’ho visto, la mia coscienza mi dice: “Tu l’hai visto”, e io non lo posso cancellare. La Verità è superiore a me; e proprio perché la verità è superiore a me, chiede a me questo rispetto.           

Il principio della sapienza è proprio questa attenzione, quello che chiamiamo il timore di Dio. Siamo su un terreno di Dio: “Quella terra su cui tu stai è terra sacra, togliti i sandali”, dice Dio apparendo nel roveto ardente a Mosè.  Ora, cosa vuol dire questo “togliti i sandali”? E’ il timore di Dio!

Stai attento che ti muovi nel sacro. Tutto è di Dio, tutto è opera di Dio, tutta la nostra giornata è tutta di Dio, tu ti muovi nel sacro, stai attento a non fare niente di autonomo, di iniziativa tua, ma rispetta le opere di Dio.

Se uno ha presente Dio in tutto, certamente si comporta in un certo modo che lo apre alla luce, perché rispettando la fede, accettando, aderendo alla fede, questa ti porta a capire, alla luce. Ecco allora l’apertura, l’illuminazione; per cui attraverso l’amore, l’adesione, la fede si giunge alla luce. Quindi la luce non è la premessa, ma è la conseguenza di questo rispetto della presenza di Dio perché chi illumina è Dio non è l’uomo. Però chiede all’uomo questa adesione, questa attenzione, questa fede, questa umiltà.

L’episodio che troveremo domenica prossima, di Gesù che parla della sua passione, della sua morte e i discepoli che pensano chi sia il primo fra loro, per cui Gesù quando li interroga si vergognano, vedi il senso della vergogna!

Perché l’uomo ha il senso della vergogna? Tutte le volte che l’uomo gira attorno al pensiero di sé, pensa a sé, si vergogna; e si vergogna perché è circoscritto, c’è l’azione autonoma, c’è il travisamento della realtà, della verità.

Se io dico che questa matita è rossa non ho il senso della vergogna, anzi mi sento fortificato e lo posso difendere davanti agli altri;se invece dico che è nera mi sento vergognato, perché sto travisando per un mio interesse.

Qual è il motivo che ti fa travisare la realtà? È la menzogna. E qual è il motivo per cui tu devi dire la menzogna? C’è un interesse personale che ti fa travisare, per cui non sei aperto a Dio.

 

Emma: Dunque quando uno lavora da un po’ di tempo deve capire quando ha denaro a sufficienza….

Luigi: Quello l’ho detto per significare come i valori vengano meno nella nostra vita; per cui in un primo tempo siamo sospinti da un bisogno, ad esempio dal bisogno di mangiare. Il bisogno di mangiare ci rende importante, ad esempio, il lavoro. Ma quando devo lavorare non più sospinto dal bisogno di mangiare, il lavoro perde di importanza, perché non c’è più la pressione, non è più motivato. Lo posso fare per abitudine, ma non c’è più la pressione.

Ora, tutti i valori che in un primo tempo della nostra vita, sembravano importanti, presto o tardi, perdono di valore; se noi fossimo intelligenti lo capiremmo dall’inizio, perché il Signore stesso ci dice “Non preoccupatevi del mangiare e del vestire”. Tutte le cose sono ordinate da Dio e se noi fossimo orientati a Dio, siccome Dio ha fatto bene tutte le cose, “Venite che tutto  è pronto”, capiremmo subito quali sono i veri valori. Dio, all’inizio della vita ci fa già trovare quello di cui abbiamo bisogno (infatti si dice che per ogni bambino che nasce c’è già una culla pronta).

Per ogni anima c’è già una culla pronta; Dio dispone tutto l’universo, tutte le creature, per accompagnarla. Quindi tutte le creature servono l’anima, affinché possa disporsi sempre di più a conoscere il suo Signore, a cercare Dio.

S. Agostino dice che Dio ha fatto tutto l’universo a servizio del nostro corpo, affinché il nostro corpo possa servire l’anima in modo che l’anima possa disporsi a contemplare a servire il Signore.

Quando le cose sono a posto tutto è silenzioso, anche il nostro corpo non lo sentiamo; quando sentiamo il nostro corpo è perché abbiamo qualcosa fuori posto, o non stiamo bene, che può anche essere disordine dello spirito, però sentiamo il corpo. Ma quando tutte le cose sono a posto, tutto tace. Guarda l’universo, tutto è in ordine, tutto è in silenzio; quando c’è rumore c’è disordine, c’è qualcosa che non funziona, che non è a posto.

Una macchina quando incomincia a stridere, a far rumore, c’è qualcosa che non .

Allora dobbiamo chiederci: quando tutto è a posto, perché c’è questo silenzio?

Perché l’anima possa elevarsi verso Dio, liberamente, senza essere disturbata da nessun rumore; per cui anche il corpo è silenzioso affinché noi non ci accorgiamo nemmeno di averlo. Ma che cos’è che dobbiamo elevare a Dio? Il pensiero.

Tu a che cosa pensi?

Ora, tutto il corpo è in silenzio affinché tu possa elevare la tua mente al Verbo di Dio, a concepire Dio, in questo silenzio.

 

Giovanni: Non è la preghiera di Tamir?

Luigi: E’ la preghiera di compieta: “Lascia, o Signore, che tutti i rumori della terra, vengano assorbiti nel Tuo Cielo”. Infatti guarda l’universo come è meraviglioso, praticamente riesce ad assorbire tutti i rumori degli uomini.

 

Cina: L’anima si accorge di questa mancanza di vino o deve aspettarsi che la Madonna lo constati?

Luigi: L’anima si accorge dello svuotamento dei valori, della mancanza di vino, ma non riesce a fare la diagnosi. Se ne accorge nel senso che sente la noia, la tristezza della vita. Lo denuncia in quei termini: la vita viene ad essere privata della gioia; la mancanza della gioia è già il vino ormai esaurito, finito. Il vino significa ciò che dà gioia alla vita, e quello che dà gioia alla vita è la motivazione; quando noi facciamo una cosa non giustificata, non motivata, senza ragione, siamo tristi. Noi, quando facciamo una cosa, abbiamo bisogno di vederla sempre giustificata, per noi deve avere un certo valore. Se ciò che facciamo è motivato, vale per qualche cosa, allora non ci pesa farlo. Se io devo fare una cosa inutile, per esempio leggere un libro già letto, che già conosco, diventa una fatica enorme, perché non è giustificato.

 

Cina: C’è da augurarsi che cambino questi valori che non valgono…

Luigi: Non basta però, come dicevo a Giovanni, che i valori crollino! Se i valori crollano, noi cadiamo nella tristezza.

Cina: L’augurio è di aggrapparsi ai valori veri.

Luigi: Non è dato a noi di aggrapparci ai valori veri; bisogna che essi si presentino, si rivelino. Non basta essere in questa situazione di disagio, noi possiamo morire in questa situazione di disagio. Nella tristezza noi possiamo morire. Ecco perché i primi discepoli trovando Gesù affermano: “Abbiamo trovato, finalmente quello di cui hanno parlato Mosè e i Profeti”, è un giorno di gioia in quanto hanno trovato il modo di uscire dalla tristezza! Erano nella tristezza. Però bisogna che il ladro venga...

 

Cina: Quando c’è il crollo dei valori l’aggancio ai veri valori avviene…

Luigi: …sempre nel Pensiero di Dio, con la presenza di Dio perché Dio è il Principio. Infatti la madre di Gesù è quella che genera in noi il Verbo, questa contemplazione di Dio.

 

X: Io penso che la lezione più bella di questo miracolo sia la conferma che anche immersi in quelli che noi chiamiamo i valori del mondo, che poi non sono valori messi a confronto con i veri valori, è che Gesù, la Verità, è presente comunque: i veri valori li abbiamo comunque sempre in noi. Direi che siamo immersi nella festa del mondo e cerchiamo di inebriarci di vini diversi…

Luigi: C’è Gesù e c’è la Genitrice di Gesù: Colei che genera Gesù in noi. Quante volte abbiamo detto che noi possiamo incontrare mille volte Gesù per strada e non farcene niente. Cosa c’è in noi di sbagliato che ci impedisce di vederlo come lo videro i primi apostoli, perché non ci dice niente?

Certamente Gesù c’è in tutto perché Dio opera in tutto, quindi anche le cose più banali, più insignificanti sono cariche di significato, è terreno sacro, è opera di Dio. Quindi anche le cose più banali sono cariche di spiritualità, sono cariche di vino, però non ci dicono niente.

E che cos’è che a noi dice qualche cosa? La creazione dice a noi qualche cosa in corrispondenza all’interesse che abbiamo dentro di noi, allora lì siamo toccati.

Fintanto che non si crea questa sintonia di interessi con Dio, noi non scopriamo la grandezza di Gesù. Per me c’è molto significato nella dinamica, nello svolgersi di questi avvenimenti, in questo giorno di nozze, che sono poi la nostra vita; perché la nostra vita è un giorno di nozze a cui siamo chiamati.

Questa è l’eredità, non disprezzare l’eredità come Esaù che dice: “Cosa me ne faccio dell’eredità se io muoio di fame?”, per cui lui dimostra di avere più interesse per un piatto di lenticchie che al diritto della primogenitura. La primogenitura gli sarà tolta con offesa, malamente per dire che colui che disprezza l’eredità (e per eredità si intende il fine della vita: “Tu uomo sei stato creato per questa eredità, è questa la tua parte, ciò che ti spetta”)non può goderne. Per cui Dio dice al popolo ebreo di non lasciare niente in eredità ai sacerdoti perché: “Io sono la loro eredità”, quindi non date alcun lascito affinché abbiamo ad avere in me la loro eredità. Ecco che l’uomo deve essere attento a non disprezzare il suo destino, a non disprezzare la sua anima, a non disprezzare questo suo desiderio di verità, di assoluto, questa fame di Dio che porta dentro di sé, perché se lo disprezza in nome di cose che passano gli verrà tolto.  Cosa importa a noi dello spirito, noi abbiamo bisogno attualmente di avere i piedi per terra, di cose materiali, dobbiamo risolvere i nostri problemi sociali, politici, economici, sono queste le cose che valgono”, ragionando in questo modo noi preferiamo il piatto di lenticchie al diritto alla primogenitura.

Allora il diritto alla primogenitura ci sarà tolto malamente, recandoci un’offesa.

 

X: Mentre viene meno il vino, quindi il  motivo di allegria del mondo, subentra Lui per agganciarci ai veri valori.

Luigi: No, no, no, la lezione è ben più complicata, non è soltanto perché viene meno il vino resti agganciato…

X: No, no, Lui c’è comunque, mente i valori crollano…

Luigi: Lui c’è, Lui c’è…

X: Lui c’è e nel miracolo di Cana c’è e subentra con un’azione diretta…

Luigi; Lui c’è, però l’evangelista dice: “….ed anche Gesù fu invitato alle nozze”, capisci?

       “Anche”, quell’“anche” è eccezionale come importanza! Perché c’era “anche”. Dio non è un “anche.

X: Dio è un soprattutto.

Luigi: Noi viviamo la nostra festa e invitiamo anche Gesù; i protagonisti sono gli sposi: basta che ci sia da bere e poi aggiungiamoci pure “anche” l’aspetto rXso. E’ ciò che facciamo noi: nella nostra vita facciamo i nostri interessi e poi ci aggiungiamo “anche” Gesù.

X: Nella maggioranza dei casi si fa proprio così.

Luigi: Fintanto che Lui è uno fra tutti, Dio non dice niente, e rimprovera la Madonna, la Madre, se gli dice qualche cosa: Cosa deve interessare questo? Non è questo il momento!”. Non è il momento, perché fintanto che Lui è un “anche”, non interviene.

Bisogna che siano gli avvenimenti, ed è il Padre che svolge gli avvenimenti, ad incentrare l’attenzione su Gesù.

Maria ha capito che l’iniziativa era in mano a Gesù, non quando l’ha rimproverata perché in quel caso Lui risponde soltanto ad un suo intervento. Poi fa l’iniziativa: l’ora mia”. Richiamando “l’ora mia”, presenta una cosa che si sta enormemente dimenticando, per questo Lei dice “Fate attenzione a Lui”: ecco il momento. Il momento è questa attenzione, e quando l’animo è attento Lui diventa il Protagonista. E’ sufficiente che ci sia uno, anche un semplice servo (non gli sposi, perché purtroppo, al culmine della festa, probabilmente gli sposi e i capotavola ignoravano addirittura la vicenda del miracolo), forse la creatura più umile, che fa attenzione, per determinare l’ora. Perché se c’è un servo che fa attenzione è il Padre che ha iniziato l’opera.

 

X: Però lì l’attenzione è tutta circoscritta tra la Madonna e Gesù.

Luigi: Sì, ma è il termine “madre, colei che genera il Verbo in noi, che apre l’anima all’attenzione.

Cina: E’ quello che volevo chiedere: dipende da noi questo passaggio, oppure bisogna star lì ad aspettare?

Luigi: E’ l’attenzione, senza attenzione Dio non parla. Il rispetto è attenzione perché l’anima nostra è fame di Dio, è desiderio di Dio, ora quando uno ha fame è attento, quando uno ha altre fami non è attento a quel pane, perché la sua attenzione è tutta rivolta altrove. Se non c’è attenzione quel pane tace, non dice niente, è presente ma non dice niente, non può dire niente e rimprovera coloro che lo sollecitano a dire qualche cosa, perché il Figlio non può fare niente se non lo vede fare dal Padre”. Gesù dice “Nessuno può venire a me se non è attratto dal Padre”, però dice anche “Io non respingo nessuno di coloro che il Padre mi manda”. Ma deve essere sempre il Padre.

E’ il Padre che manda ed è il Padre che attrae, tutto è il Padre. Il Figlio raccoglie quello che il Padre manda e porta alla conclusione, al frutto. Il Figlio è Figlio in quanto è sempre attento all’iniziativa del Padre. L’iniziativa è del Padre e il Figlio rifiuta qualsiasi altra iniziativa. Lui continuamente rifiuta qualsiasi iniziativa.

 

Pinuccia B.: Mi risulta difficile capire l’iniziativa della Madonna, mi pare che fa una constatazione, non sollecita il miracolo. Tu dici che Gesù rimprovera coloro che sollecitano il miracolo…

Luigi: Fa una constatazione, non sollecita il miracolo…

X: A me pare più di una constatazione perché fa presente a Gesù; non avesse più detto niente…,  però dopo dice: “Fate tutto quello che Lui vi dirà”

Pinuccia B.: Lì convoglia tutta l’attenzione su Gesù……

X: Ma in previsione di un intervento miracoloso, altrimenti che senso avrebbe!

Luigi: No, la versione ufficiale è quella che la Madonna ha anticipato l’ora della manifestazione di Gesù; ma io non credo sia così, perché Gesù rifiuta. Così fosse che senso avrebbe il rifiuto di Gesù? Egli dice: “Non è giunta l’ora” e dopo  cinque minuti fa il miracolo.

X: Allora che senso ha che la Madonna gli dica che non hanno più vino, che Gesù la rimproveri ma che dopo compia il miracolo?

Luigi: Penso che bisogna andare più in profondità, proprio sulla parola che Gesù dice “L’ora mia non è ancora venuta”, è lì l’iniziativa. L’iniziativa è di Gesù non della Madonna, per cui la Madonna si accoda. Gesù dicendo “L’ora mia non è ancora venuta”, propone, ma è Lui che propone quest’ora all’attenzione. La Madonna sapeva perfettamente cosa voleva dire “l’ora di Gesù”, e in quanto gliela propone, rende evidente che gli animi non sono attenti a Lui. L’intervento della Madonna è una conseguenza della proposta di Gesù. Chi ha proposto è Gesù, non è la Madonna, è il Verbo che ha detto “L’ora mia non è ancora venuta”.

Supponiamo di essere in comitiva in una sala e tutti fanno brusio, e uno dice “Dì qualcosa!”, l’altro gli risponde “No, non è proprio il momento di parlare”, ma questo vuol dire che propone di parlare. Il “Fate silenzio!” dunque è iniziativa di colui che ha detto “Non è proprio il momento di parlare!”.

 

X: Non capisco perché la Madonna, pura contemplazione, viene rimproverata perché ha parlato, e dopo il rimprovero dice “Fate tutto quello che vi dirà!”.

Luigi: La Madonna invita a fare attenzione a Gesù perché Lui ha proposto la sua ora. Diamo un’altra versione, anziché dire “ora diciamo “ma non c’è nessuno che fa attenzione a me!”.L’altro dice: “Fate attenzione!”. Chi è che ha invitato a fare attenzione? Quello che ha detto “Non c’è nessuno che fa attenzione a me!”; l’ora è questa!

X: Cioè, la Madonna ha detto “State attenti che quest’ora…

Luigi: Non “…che quest’ora”. Gesù si lamenta dicendo che la sua ora non è ancora venuta, manifesta la sua tristezza perché Lui è venuto solo per quello! Nel Vangelo di San Marco Gesù dice “Io sono venuto per predicare il Regno di Dio! Andiamo in tutti i paesi perché io sono venuto per questo!”, Lui è venuto per quello. Ora, quando uno dice: “Io sono venuto per parlare però non c’è nessuno che faccia attenzione” fa un lamento “L’ora mia non è ancora venuta!”.

 

Pinuccia B.: “L’ora mia…” vuol dire la sua manifestazione?

Luigi: L’ora di parlare, l’ora di recare il suo messaggio, ma non c’è nessuno che ha fame! L’ora di dare il suo pane, ma non c’è nessuno che ha fame! Si stanno ubriacando di vini. La parola successiva della Madonna è ubbidienza al Figlio, Lei sta servendo il Figlio. Il Figlio si lamenta di una cosa, la madre serve il Figlio. La madre non è l’iniziatrice, Gesù è l’iniziatore, la madre serve all’iniziatore: ecco la contemplativa, non parla, Lei non parla, Lei è la mano del figlio.

 

Pinuccia B.: Puoi spiegare il rimprovero che fa alla Madonna? Che cosa le rimprovera? La rimprovera perché parla? Qual è il male della Madonna, perché il rimprovero presuppone un male.

Luigi: Certo, è logico! E’ quello di preoccuparsi del fatto che non hanno più vino, fa una constatazione e Gesù le dice “Che cosa ti deve interessare questo a te e a me? Fa attenzione a Dio!”. L’attenzione deve sempre essere rivolta a Dio, se noi sappiamo che in tutto c’è la mano di Dio, in un terremoto, ad esempio, “Che cosa deve interessare a te? Cerca il significato presso Dio!”. E’ un richiamo a fare attenzione a Dio. Io lo vedo nella linea dei rimproveri, perché non presuppone un male, ma dice Cosa deve interessare questo a te e a me, donna!”, non è in senso offensivo. Lui non è che disprezzi la Madonna quando dice “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?”. Se la madre è tra coloro che ascoltano la parola, anche lei è madre; però Lui non dice “madre”, dice “donna”.

Pinuccia: E perché la chiama “donna”?

Luigi: Perché è sempre in quella linea in cui Lui non fa valere i rapporti naturali; i rapporti naturali non sono veri valori, il vero valore è uno solo, è Dio. D’altronde cosa vuol dire essere madre in senso naturale? E’ un servizio di Dio, perché è Dio che genera.

Ora, Gesù si mantiene sempre in questa linea; qui vediamo la continuità di spirito con il bambino Gesù di dodici anni che dice: “Ma perché mi state cercando?”. Intanto stupisce, ed è significativo, che parli la madre e non parli Giuseppe che è il padre; perché in quei casi il primo che interviene è sempre il padre, e magari gli prudevano le mani. Ma la scena la fa la Madonna, quindi evidentemente…

X: Però Lei dice “Tuo padre ed io ti cercavamo…”, mette prima il padre.

Luigi: Ma questa è l’opera della Madonna, però chi parla è la Madonna; anche lì si rivelano tante cose, anche in Giuseppe che tace…. ci sono tante cose… . Però il fatto che Gesù dica “Perché mi state cercando?”. Un ragazzo di dodici anni che dice questo, …non so se mi spiego! Comunque, siamo sulla stessa linea del Gesù che a trent’anni dice: Cosa deve importare questo a te e a me?, o del Gesù che dice: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli ?, E’ sempre lo stesso spirito. E’ sempre uno che dice “Mio padre è Dio!”. Per cui, anche la madre è una creatura e in quanto è una creatura deve sentirsi dire “Guarda Dio, non preoccuparti del resto! perché in tutto c’è la mano di Dio. Lascia che Dio operi!”; e quando Dio, attraverso queste opere, suscita la fame allora Gesù dice: “E’ arrivata la mia ora!”.

Ora, Gesù ha fatto il miracolo per dare una lezione ad ognuno di noi; non l’ha fatto per sé o per sua madre, ma l’ha fatto per ognuno di noi, perché noi siamo schiavi di tanti valori, ambientali, sociali e anche rXsi.

Infatti uno dei tabù rXsi contro cui Gesù ha lottato è il culto del sabato, perché non abbiamo a mettere dei valori che non siano Dio, la ricerca di Dio, che giustifichino la nostra vita. Gesù è venuto, prima di tutto, a sgombrare il terreno da tutto ciò che non è Dio, per cui chi dice: “Io ho i buoi, io ho i campi, io ho la madre, io ho il padre…”, non è fatto per il regno di Dio. Dopo che ha sgombrato il terreno, abbiamo l’anima che è disposta ad ascoltare il suo messaggio.

E’ un messaggio lunghissimo che ci deve portare alla conoscenza del Padre, quindi all’individuazione della Presenza di Dio in noi; ma tutto questo presuppone una liberazione del terreno da tutto quello che ci blocca, che blocca il nostro io all’ascolto della parola di Dio.

* * *

 

 

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N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

 

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