UtUnumSint

 

 

 

Pensieri su Dio

 

 

 

                                   Parte seconda

 

 

 

Le opere e i giorni di Dio

 

 

 

Lascia che Dio si attardi con te fino a che tu non abbia semplici gli occhi e puro il cuore. Allora vedrai con certezza il tuo cammino e il tuo cuore gioirà. Tutti i giorni del Signore segnano secondo il loro ordine le tappe del cammino dell'uomo verso la Verità completa, che è poi il solo cammino che conti.


 

 

 

La lezione dell'Avvento

 

Con i suoi argomenti di principio e fine di tutte le cose; con le sue leggi ed i suoi profeti, con i suoi annunci, ripetuti insistentemente ad ogni epoca, di Dio che viene, che certamente verrà per farsi direttamente Maestro e Pastore dell'uomo, ed al quale già ci si deve preoccupare di preparare la strada per non correre il rischio di essere un corpo estraneo nel regno della Verità, l'universo è tutto un invito a fermarci sulle nostre strade senza pensiero, senz'anima, nella nostra corsa ai guadagni, alle ambizioni, al benessere materiale. State trascurando la cosa principale, esso ci grida: né la vita vi è stata data per questo. Tutto l'universo è annuncio di Uno che viene, è Avvento.

 

L'Avvento mette in crisi le nostre intenzioni, le nostre convenzioni, le ragioni del mondo così da noi supinamente accettate e vissute: mette in crisi la nostra mentalità e ci immerge nel mare dei problemi dell'anima e della coscienza. Esso ponendoci di fronte all'annuncio di Dio che viene, ci introduce nel vivo della realtà della nostra vita e ci fa toccare con mano tutta la nostra povertà. “A che vale la vostra vita? A che vale conquistare anche tutto il mondo se perdete la vostra anima, il firmamento del vostro spirito?  Fate penitenza, cambiate!”

 

Dio è il primo contestatore delle nostre ragioni, delle nostre opinioni, delle nostre tradizioni del mondo e delle autorità stesse che imperano in esso. Soprattutto è contestatore dei nostri interessi e del pensiero di noi stessi in nome del quale ci giustifichiamo e il mondo anche ci giustifica. Egli mette in crisi tutto di noi e tutto del mondo.

 

* * *

 

Siamo in una notte che preludia un nuovo giorno in cui staremo con vergogna a guardare la nuova vita che verrà edificata non più con il pensiero e sul pensiero di noi stessi, ma con il Pensiero di Dio e sul Pensiero di Dio; costruita sull'amore e non più sul denaro e sull'egoismo, anche se legalizzato da tradizioni e benedizioni; una vita in cui l'uomo non varrà più per il denaro che ha o che guadagna, ma per quello che non ha, soprattutto per quello che è: nel credere, nel pensare, nell'amare. Siamo in una notte che sta sfasciando tutto un mondo lungamente costruito senza tener conto di Dio e del destino dell'uomo, senza tener conto del sacro che ogni uomo porta in sé. “Non resterà pietra su pietra”, dice il Signore, e pur si riferiva al tempio che gli uomini gli avevano elevato a testimonianza dell'amore che riserbavano per Lui: fuori dei loro affari e delle loro case.

 

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In un mondo che si va facendo sempre più inumano perché rende sempre più difficile all'uomo quel lavoro principale per la sua anima che è il pensare, il pregare, l'amare, senza il quale egli non può diventare ciò di cui per ora è solo un seme, una speranza (è Dio che forma l'uomo e la donna, ma non senza il loro impegno ed il loro pensiero), è dovere di ognuno che non voglia essere ridotto ad un meccanismo senz'anima, stordito in continuità dai sedativi per non sentire la tristezza dei richiami dell'amore infinito, procurarsi dei momenti nei quali gli sia possibile fermarsi, un posto di raccoglimento dove liberarsi dalle sciocche esaltazioni e dagli inutili onori che il mondo dà in compenso dell'anima che porta via; fermarsi per ritrovare la propria dimensione, la propria povertà e il senso delle cose e della vita. Senza questo quotidiano ritrovarsi, senza questo raccoglimento (che l'uomo deve porre con più urgenza del quotidiano mangiare) egli è costretto a vivere in uno scenario di valori che hanno parvenza di vero e che se anche esaltano dando sensazioni di vita e d'amore, gli nascondono il furto continuato a suo danno dei tesori di casa sua, sì che presto egli si troverà totalmente svuotato di anima e si vedrà gettato, braccia e piedi legati, nelle tenebre esteriori, come un relitto in balia delle onde e dei rumori. Questa è una minaccia che grava su ogni uomo che stia vivendo sulla terra e che può diventare realtà in ognuno di noi. L'Avvento, dopo aver contestato e posto in crisi le nostre ragioni, ha lo scopo di incentrare il nostro sguardo su Dio, orientarci all'essenziale.


 

 

Il fiore sboccato in cima al vecchio mondo

 

Ci siamo abituati a stimare molto ciò che più fa rumore e non abbiamo capito la prima lezione della vita: educazione all'ascolto e quindi al silenzio. E, poiché pensiero e rumore sono complementari (essendo questo il residuo che rimane dalla distruzione di quello), dove cresce l'uno, l'altro diminuisce, e dove c'è molto di uno, c'è poco dell’altro.

Così Dio, che è Pensiero infinito, è circondato da un infinito silenzio. Non c'è un essere che sia tanto silenzioso come Lui, al punto che gli uomini, abituati come sono a stimare solo ciò che fa rumore, concludono: Dio non è una realtà da considerare, perché non si fa sentire. O anche semplicemente e crudamente: Dio non c'è.

 

Questo sottomettere l'importanza e l'esistenza di un essere al rumore, denuncia la distruzione completa del pensiero in noi, bruciato dalla nostra superficialità, e rivela la ragione dell’odierna adorazione della macchina e del denaro: cose che fanno molto rumore. Eppure Dio è tanto pensiero da non farsi sentire nemmeno quando l'uomo dice: Non esiste. Chi ha il pensiero, e Dio è pensiero, non ha affatto bisogno di far rumore, né di gridare per dire: - Eccomi, ci sono -. Aspetta. Domani tutto ciò che fa rumore sarà passato e resterà il pensiero.

È l'uomo che ha bisogno di urlare per far vedere e dire che esiste; non Dio. Ma l'uomo è un essere in gestazione (in «Genesi» come l'universo); quindi è lui che cambierà; non Dio. Così un giorno dovrà riconoscere che il silenzio è più vero di ciò che fa rumore. Constaterà che il silenzio non è prova di non esistenza o di insignificanza, ma di esistenza e di grandezza, perché parte essenziale della «Parola» rivelatrice. E capirà anche perché non «sentiva» la parola di Dio: il suo «io» insignificante urlava dentro di lui.

Allora incomincerà a vedere la lezione dell'Avvento, quella notte di cui è intessuto ogni giorno dell'uomo.

Nell'Avvento il Pensiero di Dio in noi, come un albero, come il lievito nella massa di farina, silenziosamente cresce, silenziosamente fermenta.

Forse tu senti gli alberi quando crescono? O forse senti il rumore del lievito nella massa di farina? Pure un mattino scopri che gli alberi sono tutti in fiore; scopri che la massa di farina è fermentata.

Chi sente il lavorio che durante la notte invernale si produce sotterra per un mattino di primavera? Così fu nell'Avvento dell'umanità. Così sarà per noi. Così è il Regno di Dio nella nostra vita.

Un giorno ce lo troveremo davanti ai nostri stessi occhi e non potremo non vederlo, perché sarà come un bimbo postoci nelle braccia. Troveremo tra noi il Pensiero di Dio, il Verbo: nato da un meraviglioso mare di silenzio, perché pensiero puro. Ma ci sarà in noi quell’infinito silenzio d'amore da poterlo sostenere? Perché solo un infinito silenzio può portare un infinito Pensiero. Ecco l'importanza della veglia in attesa di Colui che sta per venire.

 

A questo punto possiamo capire quale fiore dovesse sbocciare nel deserto dell'umanità in attesa della Luce e perché ci vollero secoli e secoli di lotte e di sofferenze prima di Cristo per formare una creatura capace di portare il Verbo di Dio, di dare un'abitazione a Dio: al termine dell'Antico Testamento troviamo una creatura Immacolata, meraviglioso silenzio da cui nascerà il Verbo nel mondo. Così tutto lo sviluppo dell'Avvento, simbolo dello sviluppo dell'universo e di ogni vita, è riducibile ad un amore, a quell'amore silenzioso che ha un nome: Maria, Colei che i secoli, sotto la potente mano di Dio, selezionarono dall'umanità e formarono.

Ecco, ora possiamo capire la lezione che Dio ha voluto darci mettendo nell'Avvento questo capolavoro d'infinito silenzio d'amore che è l'Immacolata Concezione: è lo stesso fiore che deve sbocciare nell'anima di ognuno di noi dal roveto cespuglioso cresciuto tra le sabbie del deserto di quel Antico Testamento che è oggi la nostra vita nel mondo. Oh, non abbiate paura di tradire il mondo se vi fermerete un poco a vegliare, mentre tutti corrono; perché tutto il deserto è in attesa e s'incendierà d'amore per questa rosa sbocciata in una notte di pena e di silenzio.


 

 

Il verbo di Dio tra noi

 

Il Verbo che era fin da principio, il Verbo che è stato annunciato nei secoli e di cui tutte le cose dell'universo parlano, il Verbo in cui tutti gli uomini cercarono e cercano di penetrare scrutando il mistero della vita, è apparso tra noi come uno di noi, per dare a tutti, grandi e piccoli, sapienti ed ignoranti, la possibilità di incontrarlo e di guardarlo e di conoscerlo. Bisognava aspettarcelo, poiché il tempo della vita non è altro che rivelazione di Colui che parla. Anche noi Lo vedremo, poiché anche noi apparteniamo all'universo delle sue parole che converge su di Lui; anche noi dal giorno in cui siamo nati ci troviamo nell'aula in cui Egli è Maestro e insegna; apparteniamo alla sua conversazione.

 

«Ascoltatemi tutti e intendete» Egli dice. Solo alla scuola della sua Verità e del suo Amore, impariamo ad uscire liberi dalle catene del nostro egoismo, dell'ambizione, della paura: catene che ci impediscono di camminare secondo lo Spirito che abita in noi. Cristo è luce del Verbo di Dio che si offre agli uomini per dare loro la possibilità di uscire dalla prigione del pensiero di se stessi e dal loro vecchio mondo per entrare nella luce del Dio presente ed operante tra loro: tale è la realtà in cui ci troviamo.

La nostra attenzione dev'essere rivolta molto più a Lui che al mondo, poiché guardando e ascoltando Lui possiamo conoscere Lui e il mondo e noi, ma fintanto che guardiamo il mondo e gli altri, non possiamo conoscere né il mondo, né gli uomini, né noi, né Lui.

Pure: «Non vi fu luogo per Lui»: le loro case, la loro vita erano piene di altro e di altri. Non vi fu luogo per Lui se non una grotta, una mangiatoia, fuori della loro città. Fu una lezione scritta per ogni uomo, scritta con inchiostro indelebile, l'inchiostro della realtà, per avvisarci che quello che avvenne è quello che avviene in ognuno e per ognuno di noi: Dio parla personalmente per ognuno di noi, sì che nessuno può dire in coscienza: io non ho udito.


 

 

La luce di Betlemme

 

Betlemme, luogo del nostro mondo e della nostra storia, in cui il cielo e la terra si sono incontrati e il Verbo di Dio ha incominciato ad essere visibilmente tra noi. La terra ha compiuto il suo dono e Dio ha mantenuto la sua promessa: così Colui che doveva venire è giunto. «Troverete un bambino avvolto in fasce e giacente in una mangiatoia». Ma la maestà di DIO sarà da quel momento inseparabile da Lui.

 

Betlemme, città dell'anima, luogo di incontro con il Verbo di Dio di tutti coloro che hanno nostalgia di Luce, di Pace, di Verità. Anche noi un giorno, resi attenti da un fatto particolare, un segno, una parola, incominceremo a sentire la vanità di un mondo senz'anima al quale abbiamo sacrificato il meglio di noi, i nostri anni migliori, e il bisogno di andarcene a vedere ciò che è accaduto laggiù, in quel luogo di luce e di gioia, carico di mistero, ma anche di tanta speranza.

 

Qui giungono gli uomini stanchi di una vita fatta di niente, angosciati per la loro solitudine e per il deserto del mondo senza oasi di riposo per lo spirito, senza libertà, senza pane che sfami, senz'acqua che disseti, senza luci eterne. Qui giungono gli uomini sospinti dalla nostalgia dell'eterno; né vi sono distanze di tempo o di spazio che possano impedire loro di andare, ché l'amore e la nostalgia della Verità sono più forti di qualsiasi lontananza.

 

Ma quanti hanno sepolto la loro nostalgia dell'eterno, che Dio stesso ha posto nel cuore di ogni uomo, sotto il cumulo del loro mondo di ambizioni, di ricchezze e affari, abissi di tempi e di spazi impediranno loro di avvicinarsi a quel Luogo in cui splende la Gloria di Dio.

 

Di qui parte un annuncio di gioia che supera tutte le barriere di terra, di ferro, di fuoco, per giungere agli uomini di tutti i tempi e di ogni luogo.

Un annuncio di gioia che invita tutti ad andare fino a quella Grotta in cui si trova un Bimbo con sua Madre e qui fermarsi e restare pensosi, perché qui è il principio della vita semplice e libera, il segreto della gioia per ogni uomo.

Qui è la luce che illumina il nostro mistero, perché ognuno di noi porta in sé la Presenza di questo Bimbo e di questa Madre.

 

* * *

 

Betlemme, luogo in cui il Volto di Dio si è fatto corporeo per dare agli uomini, schiavi di tutto ciò che è relativo, materiale, la possibilità di ritrovare la vita dello spirito, senza la quale tutto diventa molto triste. Qui la Luce accettò la povertà e la miseria delle tenebre per convertire le tenebre in luce: «e il Verbo si è fatto carne».

 

È per il nostro Natale che il Verbo di Dio si è fatto carne. Ma ciò che è avvenuto nella storia senza di noi, non avviene nella nostra vita senza di noi. Non vi è nessuna Betlemme possibile per noi, nessun Natale, se noi stessi non vogliamo partire dal nostro mondo per incontrarci con Colui che vuole essere per noi la vita, perché è la Vita. Ma se vogliamo incontrarlo e piangiamo per la nostra lontananza, allora abbiamo fiducia, perché l'amore di Dio è più forte del peso dei nostri errori, dei nostri dubbi e delle nostre distanze: la sua Luce vincerà le tenebre della nostra notte.  Grande è la nostra speranza.

 

Egli saprà trovare la via per i nostri passi, per quanto deboli ed incerti essi siano, e ci condurrà a vedere il Verbo annunciato da tutte le cose, il Verbo di Dio che ci attende per inondarci con la Sua Luce: la luce del Dio presente.

La Sua Luce!  Solo chi ha sofferto molto l'angoscia delle tenebre sa quanto sia importante per la vita la luce, sa l'immenso tesoro ch'essa rappresenta!

Al confronto di essa, le ricchezze, il benessere, la gloria del mondo, sono un niente, anzi una pura perdita. Fintanto che non ci siamo convinti di questa importanza, i natali si possono ripetere all'infinito nella nostra vita, saranno sempre più uguali e sempre più monotoni: noi non ci muoveremo per andare a vedere, non ci muoveremo di un passo dal nostro gregge e non giungeremo al nostro natale, non entreremo nella vita, non troveremo Colui che ci libera dalla paura delle ombre del mondo e ci insegna la via dell'amore.


 

 

Il figlio dell'uomo

 

Con Cristo la vita si è rivelata posta nelle mani dell'uomo e si è così rivelato il mistero che è e che già era in ogni uomo fin dal principio, poiché Dio creando l'uomo si è dato a lui come uno tra i tanti suoi doni di cui questi può disporre. Ma il suo è un dono che vuole crescere nei nostri pensieri e nel nostro amore fino a diventare tutta la nostra vita, perché in Lui è tutta la nostra vita.

Dio si è posto nelle mani dell'uomo come un seme nella terra. La nascita di Cristo sulla scena del mondo è avvenuta per farci prendere coscienza del mistero che portiamo in noi: che ogni uomo porta con sé: quel Dio che non possiamo ignorare, né trascurare, senza che tutto di noi perisca.

Il Verbo di Dio prendendo un corpo per rendersi presente a noi che non riusciamo più a vedere al di là dei nostri corpi, si è posto nelle nostre braccia, si è dato nelle nostre mani. E fu tutto un segno della Realtà in cui si viene a trovare ogni uomo dal giorno in cui nasce fino a quello in cui muore.

 

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Abbiamo fatto troppo conto sull'uomo e sulle sue risorse, ed abbiamo trascurato l'unico in cui era la soluzione dei nostri problemi: Dio. Così ci siamo avvolti in una giungla di dubbi, di incertezze, di angosce senza fine che ci hanno costretti in un vortice di fatti contradditori sempre più vertiginoso, sempre più inestricabile, senza mai la più piccola speranza di uscita in una soluzione di riposo e di contemplazione, perché veramente senza di Lui non possiamo fare niente e tutto quello che facciamo senza di Lui, essendo niente, ci riduce al niente.

Diventiamo infatti figli delle nostre opere, che non solo ci seguono, ma ci precedono. Così, proprio quando un giorno ci siamo detti l'un l'altro ed abbiamo annunciato a grandi caratteri sui nostri giornali e nell'interno delle nostre case: abbiamo il benessere! proprio allora i nostri figli hanno incominciato ad andarsene via di casa ed a preferire la pazzia, perché il nostro benessere aveva reso l'aria irrespirabile e svuotato i cuori.

C'è un errore di fondo nelle nostre concezioni e nelle nostre costruzioni: non abbiamo tenuto conto di Dio, che è il principale operatore tra noi. Ed era la pietra fondamentale da porsi. Abbiamo preferito fare i conti con il denaro.

 

* * *

 

Se Dio si è posto nelle nostre mani, lo possiamo guardare, pensare, farlo oggetto delle nostre attenzioni; ma lo possiamo anche trascurare, dimenticare in un angolo per occuparci di altro: per guardare le nostre campagne ed i nostri affari, ad esempio. Dio cioè si è affidato alle nostre cure. E se si è affidato alle nostre cure, Egli ha dato all'uomo la possibilità di fare di Lui quello che vuole. Così ogni uomo fa di Dio quello che vuole: lo pone in alto, in basso, a destra od a sinistra. L'unica cosa che non può fare è cancellarlo, perché la Realtà è superiore all'uomo, che non può né crearla, né distruggerla.

 

* * *

 

Così in ognuno di noi Dio cresce nella misura in cui lo facciamo crescere, ma diminuisce nella misura in cui lo sminuiamo; muore in noi se lo trascuriamo. Come l'amore. Ma ciò che è morto non è cancellato, anzi!

«Faranno di Me tutto quello che vorranno». È il mistero che si compie nella vita di ogni uomo. Dio ponendosi nelle mani dell'uomo. Ecco perché Cristo, questa rivelazione del mistero del Dio tra noi, si è chiamato «Figlio dell'uomo». Ma noi viviamo di quello che facciamo di Lui. Se noi cerchiamo Lui, Egli cerca noi; se pensiamo a Lui, Egli pensa a noi; se lo raccogliamo, ci raccoglie; se lo conosciamo, ci conosce; se lo facciamo crescere, ci fa crescere; se lo facciamo vivere, ci fa vivere. Ma se lo lasciamo morire per mancanza d’amore, la sua morte è anche la nostra, perché  Egli è la nostra vita e forma una cosa sola con noi. Non si può vivere avendo in casa nostra un morto: né  è possibile togliercelo di casa, perché forma una cosa sola con noi, e noi non possiamo disunire quello che Dio ha unito.  

Però tutto, sia la sua nascita che il suo vivere od il suo morire, sono una testimonianza di amore per noi, per farci capire fino agli estremi limiti del possibile, il luogo della nostra vita ed il bene che Egli è per noi.

Non basta quindi sapere che Dio esiste o che vive in noi e che noi siamo il tempio di Dio; non basta credere che Egli si è posto nelle nostre braccia, dato nelle nostre mani e ch'Egli è qui, tra noi.  Non basta. Egli è un figlio nato in casa nostra e bisogna aver cura di Lui, pensarlo, custodirlo, conoscerlo, capirlo; bisogna vegliare su di Lui e farlo crescere in noi come un figlio, perché Egli si è fatto tale.

Ecco, bisogna generarlo ogni giorno; bisogna farlo crescere ogni giorno, come una nostra speranza di vita, come un amore. «Bisogna ch'Egli cresca e ch'io diminuisca».

Come ogni donna per essere tale deve sapere ciò che significa essere compagna dell'uomo, poiché è stata creata per questo, così per avere Dio con noi bisogna sapere cosa vuol dire essergli madre. «Chi fa la volontà di Dio mi è fratello, sorella e madre». Non basta cioè aver il Cristo; bisogna avere sua Madre, perché se il Cristo ci è posto tra le braccia e noi non sappiamo essergli madre, deperisce e muore. A noi l'angoscia di non aver vegliato sulla nostra fede, sul nostro amore.


 

 

Missione di Cristo

 

Quella via che gli uomini vivendo nel mondo confondono e smarriscono a tal punto da non saper più dove andare, né che cosa cercare, né per che cosa vivere, in Cristo viene ripresentata agli occhi di tutti: non c'è occhio che non la possa vedere; non c'è uomo che non la possa percorrere; non c'è luogo in cui non giungano le sue segnalazioni ed i suoi richiami. «Venite a Me tutti», Egli dice, «Io sono venuto per raccogliere ciò che si disperdeva nel mondo».

 

È una via in cui si parla soprattutto di Dio e si vive con Dio e si risolve ogni problema con Dio e in Dio. È una via che ogni uomo, se sinceramente vuole giungere alla Verità ed evitare di fare niente tutta la vita, deve chiamare nel suo intimo «mia via», «mia salvezza», perché è la via, la salvezza di Dio.

Dio infatti volle che il suo Verbo incarnato fosse chiamato Gesù, che significa «salvezza di Dio». E bisogna che ogni uomo si ripeta in cuor suo: «questa è la salvezza di Dio», e ogni giorno se lo confermi nella sua anima se vuole vincere la pressione, il peso, la violenza che il mondo esercita su di lui per farlo deviare verso altre strade, verso altre salvezze che non salvano assolutamente niente, ma che bevono la vita e il tempo e il pensiero e svuotano l'anima di ogni desiderio e di ogni fedeltà lasciandola desolata, instabile, senza più fede, né volontà, né capacità di amare la Verità e la vita, senza più gusto per la ricerca di Dio. Sono questi i segni del passaggio del mondo nell'anima; perché il mondo acceca gli occhi, sigilla gli orecchi, pietrifica i cuori e riempie di terra le anime.

 

* * *

 

Questo Cristo che ci è stato annunciato e di cui tutte le cose hanno parlato come speranza e promessa per gli uomini fin dal primo giorno della creazione, di cui ancora oggi parlano e continueranno a parlare fino alla fine del mondo, porta in sé la nostra salvezza, il senso della nostra vita; porta in sé la nostra luce, la Verità e tutto. «La vostra vita è nascosta in Cristo», annuncia s. Paolo alle genti, a tutte le genti, perché qui è la vita di ogni uomo.

È questa la salvezza che Dio ha posto sulla strada degli uomini dopo averla scritta nelle loro anime, sì che tutto in noi rende testimonianza a Lui.

Certamente dal momento ch'Egli è venuto ad occupare un posto nel mondo degli uomini e nella loro storia, ha occupato tutto il mondo e tutta la storia e ogni uomo non può fare a meno di vederlo. Ma se non può fare a meno di vederlo, non può fare a meno di giudicarlo e dargli un nome, ché ogni nome che noi diamo alle cose è effetto di un giudizio. Anche Cristo è lì, sulle nostre strade, per essere valutato, giudicato e nominato. «Voi chi dite che io sia?», Egli dice.

 

* * *

 

Adamo diede il vero nome alle cose e conobbe l’attesa e la speranza di Colui che esse annunciavano. Noi non dando più a loro il vero nome, ma quello della nostra utilità e dei nostri interessi, non possiamo conoscere la speranza ch'esse portano in sé per noi. Abramo credette in Dio e vide il giorno del Cristo.

 

Ma noi quale nome daremo a Cristo? Gli daremo il suo o gliene daremo forse un altro perché il suo l'abbiamo riservato a qualche nostro amore particolare, od a quel tesoro in cui abbiamo riposto la nostra fiducia e la nostra salvezza? Proprio qui riveliamo se siamo figli della Verità o della menzogna: riveliamo quello che coltiviamo nel segreto del nostro cuore.

Davanti a Lui i cuori svelano i loro segreti, la loro vera fede ed il loro amore.

Dargli il suo nome non significa dire Gesù, Gesù, anche tutto il giorno. Significa piuttosto superare il pensiero di se stessi ed il proprio egoismo ed orgoglio; significa vincere le ambizioni del mondo e cercare prima di tutto il Regno di Dio, sapendo che Dio si lascia trovare da coloro che Lo cercano; convinti che non si può nemmeno pensare di poter servire Dio e il denaro e che nel conoscere Dio sta la nostra vita principale, la nostra ricostruzione, l'unica cosa necessaria: proprio quella che Cristo è venuto a recare agli uomini. Egli infatti è venuto a parlarci di Dio, a farcelo conoscere ed a darci la possibilità e la grazia di conoscerlo. «Uno solo è il vostro Maestro; voi siete tutti discepoli» Egli dice, «Se mi ascolterete e resterete nelle mie parole, conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi». È questa la sua missione, perché Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano a conoscere la Verità. È  questa la volontà di Dio, perché Dio vuole che gli uomini credano in Colui che ha mandato e segnato. È questo un passaggio obbligato, perché nessuno conosce il Padre se non il Figlio e perché nessuno può salire al cielo se non Colui che discende dal cielo.

 

* * *

 

Cristo è venuto a portare agli uomini, a quegli uomini che sono attratti da Dio, attratti dal desiderio di conoscere la Sua Presenza e la Sua Verità, la speranza che nessuno può dare loro, ma che anche nessuno deve togliere loro: quella di poter giungere a conoscerlo.

A coloro che credono nel suo Nome Egli dà la possibilità di conoscere apertamente il Padre. Egli ha così affermato la prerogativa essenziale dell'uomo: le forze che regnano nel mondo non hanno il potere di determinare l'uomo orientato a Dio. «Colui che abita in voi è più forte del mondo». Con la venuta di Cristo, l'uomo può liberarsi della sua dipendenza rispetto a tutti i destini: né le forze economiche, né i pregiudizi di classe o di tradizione, né le passioni degl'istinti, né le pressioni psicologiche e sociali della famiglia, del gruppo, delle istituzioni possono determinargli la vita: egli appartiene ad un destino più alto ed il suo peccato sta nell'accettare di esser meno uomo, meno donna e di disperare di vincere il mondo. «Non temete, io ho vinto il mondo» dice Cristo.

Credere in Lui significa quindi avere la preoccupazione di cercare Dio prima di tutto e di amare il prossimo per restare nella Verità di Dio. Certamente, se non amiamo i nostri fratelli e non prendiamo su di noi il loro peso, riveliamo che un altro è il nostro amore principale, che altro è ciò che cerchiamo nella nostra vita e che in verità non crediamo in Dio, né l'abbiamo conosciuto; significa che abbiamo dato ad altro o ad altri il nome della nostra salvezza.


 

 

La nostra vita è in Cristo

 

La nostra vita è nascosta in Cristo: ascoltato, amato, meditato, conosciuto. La via della nostra salvezza è fatta di pensiero e di amore attorno a Cristo; è fatta di interiorità, di silenzio, di ricerca personale, paziente e fedele, di meditazione sulle sue parole sapendo che in esse vi sono le lezioni di Dio per noi; è fatta di conoscenza e di rispetto della presenza di Dio in tutto e in tutti.

 

Nulla può cambiare sostanzialmente nell'esterno se non incominciamo a cambiare il nostro interno e vane sono tutte le nostre fatiche. Senza questa ricerca personale e paziente, liberamente voluta, non c’è bene che valga, non c’è azione, né fatica, né sacrificio che ci liberi e ci salvi dalla prigione del pensiero del nostro io in cui vediamo sempre noi in tutto prima di vedere Dio e non possiamo approdare a quella gioia che viene dall'amore disinteressato, dalla dimenticanza di noi stessi, dalla conoscenza, dall'amicizia con Dio.

 

La nostra vita è nascosta in Cristo. Le tenebre coprono la terra e la notte grava sulle genti. È  necessario sorgere e portarci nella luce: non amate la morte, non rassegnatevi alle tenebre. Accorrono i re, le nazioni, le moltitudini dei popoli; anche la stessa terra si apre in profondità di abissi per sospingere tutti ad andare, a passare oltre, in fretta, a quella riva sulla quale Cristo ci attende. Anche le pietre ormai parlano di Lui e della sua Verità.

Vengono genti da lontano, cantando le lodi del Signore ed offrendo doni. Ma coloro che sono vicini non ne sanno niente. Qual è questa lontananza che fa camminare e cercare? Qual è questa vicinanza che acceca e lascia indifferenti? Quando ci si apre alla ricerca di Dio è sempre un venir da lontano, dagli aridi deserti dell'anima nuda che sa tutta la sua povertà, il suo niente; poiché senza povertà non c'è preghiera, non c'è lieta novella, non c'è Vangelo. Senza povertà e senza smarrimento non c'è ricerca, non c'è invocazione, non c'è uomo vero.

Signore, fa che anche noi scopriamo la nostra lontananza dalla tua strada, dai tuoi pensieri, dal tuo Spirito; fa che conosciamo la nostra povertà, il nostro smarrimento, il nostro nulla; fa che anche noi possiamo partire alla ricerca di Te, di cui tutto ormai parla.

 


 

 

 

-  Il seguito della seconda parte verrà proposto 

Il 13.05.2010 (Festa della Madonna di Fatima)  -



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