Mendicanti di luce
Dio regna tra
noi. La sua è una Parola che
chiama. La sua Parola, questa Unigenita che non si confonde con alcun'altra
parola, questa Luce che penetra nelle nostre tenebre e nei nostri pensieri e ci
chiama per nome nei nostri desideri e ci sveglia dal nostro sonno e c'invita ad
andare, è strada e guida e sostegno. «Io
sono la Via, la Verità, la Vita».
Quanti
l'ascoltano vanno dietro ad essa e camminano sui sentieri del mondo sempre con
l'orecchio attento al suono di essa, pellegrini dell'assoluto, per avvicinarsi
più e più a Colui che parla, fino a vederlo presente, fino a
scoprire quel volto di cui tutti hanno bisogno per essere e vivere. È il
loro un desiderio d'amore. «Le mie
pecore ascoltano la mia voce» dice il Signore.
Nella Parola di
Dio soffia il vento che spazza via tutte le nostre buone ragioni del mondo,
perché ha con sé le ragioni della Verità.
Ma l'uomo, nel
pensiero di sé, può rifiutare di ascoltare le ragioni della
Verità, può non tenerne conto avendo in cuor suo altre ragioni,
altre parole. Così può rifiutarsi di dare a Dio ciò che
è di Dio, può fare storto ciò che è diritto,
può rendere difficile ciò che è semplice per non
ascoltare.
Chi si ritiene
sano, rifiuta di essere curato; chi si ritiene giusto, rifiuta l'invito alla
giustizia, invito sempre presente in ogni parola di Dio.
Così
possiamo sbagliare proprio e specialmente quando crediamo di vedere giusto e di
piacere a Dio e di essere in grazia, proprio quando ringraziamo il Signore di
non essere come gli altri e non ci accorgiamo che gli altri sono il volto
esterno di quello che noi siamo dentro.
I primi corrono
il rischio di diventare gli ultimi. Per questo Gesù diceva: «I primi saranno gli ultimi».
Egli, che è venuto per portare tutti nella luce, fa diventare ciechi
coloro che credono di vedere, e fa essere ingiusti coloro che si credono giusti
e poveri quanti si credono ricchi.
* *
*
«Depose
dal loro trono i potenti; mandò a mani vuote i ricchi». Tutto questo è fatto da Lui per salvare. Egli
non opera cosa alcuna sulla terra per giudicare l'uomo o punirlo, ma per salvarlo.
Per questo tutto veramente è misericordia, tutto è seme di
speranza, tutto è grazia.
E poiché non riconosciamo la
povertà e la cecità che sono dentro di noi e quindi non
invochiamo la Luce (invocare è condizione per ricevere), Dio ci fa
incontrare nel mondo fuori di noi, sulla nostra stessa strada, un povero, un
lebbroso, un malato, un carcerato, un cieco che chiede l'elemosina. Ci mette di
fronte il volto, la rappresentazione di quello che siamo noi nella sua
Verità. La Verità che non può parlare dentro di noi
perché noi siamo altrove, parla a noi fuori di noi. Così accade
che lungo la via della Vita vi sia un mendicante cieco: non per colpa sua, ma
per la salvezza nostra. Come allora
sulla strada di Gerico.
Cieco e mendicante. Veramente non c'è
nessun uomo tanto ricco da non elemosinare. La differenza sta qui: l'uomo
povero elemosina la luce, mentre l'uomo ricco elemosina la gloria del mondo, la
sua figura davanti agli altri, e perde la sua fede. «Come potete credere voi che elemosinate la gloria gli uni dagli
altri?» diceva Gesù.
E’ molto più triste essere mendicanti di gloria dagli
uomini, che mendicanti di luce da Dio. Comunque, tra un mendicante di gloria
che agonizza disperato dentro di sé e un mendicante di luce che prega, e
molto più nel vero quest'ultimo.
Quel povero
cieco che sulla scena del mondo stava attorno a Cristo sulla strada di Gerico,
che Dio stesso aveva posto su quella strada per rappresentare ogni uomo,
invocava: Signore, che io veda!
Chiedeva l’elemosina, ma attendeva
ansioso di vedere.
In lui era la voce profonda della nostra
anima che grida il suo vero bisogno: vedere! Un grido che gli uomini soffocano
con il rumore dei loro affari.
Hanno perso la gioia di guardare e di
pensare, di riposare e di essere liberi. Hanno perso la felicità di
pregare e di amare. Raccolgono denaro e scrivono numeri su una spiaggia che il
mare di Dio ritmicamente cancella. Non hanno più occhi per il mattino.
Non hanno più occhi per la sera. Non hanno più occhi per Te vita
di ogni vita.
Un cieco che vince il mondo
Tutto ha valore
positivo per la nostra vita se noi lo accogliamo nella verità,
cioè dalle mani di Dio, poiché tutto accade per opera di Dio che
è presente con noi in tutto per portarci al compimento del nostro
destino. Della sua misericordia è piena tutta la terra, perché
tutto ciò che Dio opera nella vita dell'uomo, e tutto è opera
sua, non è né per condannare, né per punire o giudicare,
ma per salvare; cioè per formare l'uomo e renderlo capace di amare e di
essere amato, di conoscere la Verità e di essere conosciuto da essa. Le
prove che Dio manda e che sono sempre tentazione per l'uomo non sono mai per la
morte, ma per la vita.
Dio ci offre
occasioni per far crescere il nostro amore e darci così la gioia di
essere presi e di entrare nella sua vita. In ogni prova c'è un segno di
Dio, una sua Parola personale per noi.
Ogni prova è una porta che per noi personalmente si apre
sull'infinito e che noi dobbiamo essere attenti a non chiudere troppo in
fretta, perché è un'occasione d'amore per la nostra
felicità.
Né dobbiamo
pretendere che Dio mandi segni che gridino sulle nostre piazze e ci costringano
ad amare perché Egli chiede più di ogni altro; per questo tace
ogni volta in cui il suo amore in noi è messo a prova.
Tace non per abbandonarci
nel disorientamento, ma per possederci, per divinizzare quanto più di
noi è possibile. Se talvolta ci manda lontano, lo fa per mettere il
nostro amore (da noi tanto trascurato perché creduto troppo sicuro) alla
prova e quindi per stringere di più la nostra unione con sé.
E se talvolta si allontana,
lo fa per riabbracciarci con più forza e più gioia al suo
ritorno, perché non vi è vera unione possibile se prima non si
è superata la prova della fedeltà e quindi la tentazione
all'infedeltà.
Non vi è luce
possibile che ci illumini fintanto che la voce del nostro amore non sia
più forte della voce del mondo.
Ora possiamo capire la
lezione di vita che Dio ha voluto darci in quel cieco che stava a mendicare
sulla strada di Gerico. Oh! potessimo anche noi vedere tutta la nostra
povertà, il nostro morire di fame e di sete per non aver ancora
dimostrato il nostro amore per Lui e vinta la tentazione all'infedeltà
che ogni giorno ci viene dal mondo!
Quel cieco non si
rassegnò ai silenzi di Dio e non si rassegnò alle parole degli
altri. Ecco la bellezza dell'uomo
che crede ed ama! E ci indicò la via per giungere alla luce.
Non dobbiamo lasciare che il
silenzio grave della notte deserta stringa le nostre anime fino a morire senza
lanciare un grido d’amore, un’invocazione che vinca il muro del
mondo! La luce è premio dopo la prova ed ogni prova è
un'occasione presentata da Dio per rivelare la nostra fede ed il nostro amore
per Lui. Ecco perché i segni di Dio sono sempre tentazione per l'uomo e
pena; ma come le acque di ogni fiume hanno per meta il mare, così ogni
pena ha per meta la luce. Ogni prova è per introdurci nel regno beato
dell'amore vero e della gioia, per fare di noi un luogo d'amore per Lui, e di
Lui un luogo d'amore per noi: la casa per la nostra dimora.
Quando capiremo, se
capiremo, l'infinita opera di bontà, di sapienza e d'amore compiuta da
Dio per farci nascere alla vita e per sopportarci in ogni nostro tradimento e per
perdonarci ogni volta in cui abbiamo alzato i nostri occhi verso di Lui e per
ricostruire ogni giorno con pazienza ogni nostro pensiero che il mondo portava
via e disperdeva, fino a ricomporre in noi la Verità completa, parleremo
in eterno della sua misericordia e del suo amore.
Interno e esterno
Gli uomini non possono fare
la pace perché non sono in pace dentro se stessi; non possono unirsi,
pur sentendone il bisogno, perché non sono uniti dentro. Non conoscono quello
che ci vuole per la loro pace, per la loro unione.
Come mai non conoscono?
Hanno dedicato tutto il loro tempo alle cose esteriori ritenendo fossero le
più importanti per la loro vita e contenessero, esse, la soluzione dei
loro problemi. È stato un errore di valutazione, di scelta. Hanno
ritenuto che il guadagnare fosse più necessario del meditare e del
pensare, e che agire sugli altri fosse più importante che trasformare se
stessi e mettere ordine tra i propri pensieri. Hanno ritenuto che avere fosse
essere, e che l'andare in macchina fosse più importante che andare a
piedi, e che il possedere una ricchezza aumentasse il loro essere. Poi viene un
giorno in cui sono costretti a scendere a terra ed a fissare i loro occhi su
ciò che effettivamente sono. Allora incominciano a capire che i problemi
che ognuno porta dentro non si risolvono né premendo l'acceleratore,
né aumentando il proprio capitale, né andando qui o là.
Allora incominciano a
scoprire alcune verità del Vangelo: Se vedi male, modifica il tuo
occhio, non quello degli altri, e se noti che il bicchiere è sporco,
puliscilo dal didentro.
Il mondo è il difuori
di un bicchiere il cui interno è la nostra anima: nulla possiamo
veramente fare nell'esterno se prima non abbiamo operato dentro di noi e non
abbiamo fatto luce su ciò che è Dio in noi, su ciò che
siamo noi e su ciò che dobbiamo volere: se cioè prima non abbiamo
fatto la pace dentro di noi con Dio che ivi abita. L'esterno infatti dipende
dall'interno e l'interno è in stretta relazione al nostro modo di
conoscere Dio. Per cui la prima rivoluzione incomincia sempre dentro di noi, e
reca più pace e unità al mondo colui che silenziosamente si
affatica a fare la pace dentro di sé con Dio, lottando contro ogni
ristagno di orgoglio e di ambizione, di colui che da mattino a sera si agita e
grida: pace, pace!
In ogni uomo c'è un
conflitto, una guerra, poiché egli non è mai ciò che
vorrebbe essere, ciò che spera di essere, né gli basta il volerlo
per diventarlo e ben lo sa per la prova di ogni
giorno, ché l'uomo ha i suoi limiti, ed anche questo è una
testimonianza a Dio. Nella notte di ognuno c'è un sogno ed una
realtà, un cielo ed una terra, c'è lo spirito e la materia,
c'è Dio e il mondo. E’
conflitto che perdura fintanto che non abbiamo compiuto la nostra scelta ed
assunta la responsabilità di un amore unico, e minaccia di distruggerci
se, non la compiamo. Prima di
questo giorno, che non sorge in noi senza di noi, nella notte di ognuno sono
sempre due uomini; ed ora si fa più vicino l'uno, ora l'altro, a seconda
di ciò cui guardiamo od a seconda degli eventi; ma i nostri pensieri
restano sempre senza nome fintanto che non trovano la presenza di Dio. Questo
ci aiuta a capire più personalmente la parabola di Gesù dei due
uomini al tempio. Il primo diceva:
Ti ringrazio Dio, perché io sono buono. E sentiva tutta la sua gloria.
Il secondo diceva: Dio come sono misero! E sentiva tutta la gloria di Dio.
L'uno aveva tutte le virtù eccetto una: non aveva messo Dio al primo
posto; e tutto in lui acquistò una dimensione falsa. L'altro aveva tutti
i difetti e le colpe, ma aveva messo Dio al primo posto; e fu nella
Verità. Il Signore non disse questa parabola perché guardando gli
altri potessimo dire: ecco un fariseo, ecco un pubblicano! Sarebbe in contrasto con l'altra sua
parola: Non giudicate! Egli non
parlò perché avessimo a guardare gli altri, ma noi stessi (il
bicchiere va pulito dal didentro) ed affinché, guardando dentro di noi,
potessimo capire i due che sono in noi; perché questi due uomini della
parabola di Gesù non sono fuori di noi, ma dentro. Significano i due
volti di noi stessi, il conflitto interiore che ogni uomo porta in sé e
che non si risolve senza di noi, senza cioè una nostra scelta. Solo
ponendo Dio e la sua volontà al primo posto in noi, si ha la
possibilità di scoprire le dimensioni vere del nostro conflitto e di
capire quello che ci vuole per la nostra pace, perché nessun conflitto
si risolve veramente in noi senza porre la ricerca di Dio prima di tutto. E se non si risolve in noi, a molto
maggior ragione non si risolverà fuori di noi, perché l'esterno
dipende dall'interno.
Il volto dei fratelli
Dio ed il
prossimo sono stati uniti in un'unica lezione di vita per l'uomo, affinché questi non avesse a seguire direzioni colpevoli
credendole giuste. Può infatti accadergli di ingannarsi e di errare
tutta una vita su sentieri senza
meta. Tale inganno è tanto più facile per coloro che si credono
giusti e religiosi. Noi tutti siamo, comunque e dovunque ci troviamo, alla
scuola di Dio, quindi discepoli, ed Egli continuamente ed in vari modi
dà ad ognuno di noi lezioni di vita, perché è presente in
tutto. In ogni avvenimento: è il Signore! Per questa sua Presenza, Dio
opera in tutto, Dio parla in tutto. La sua Parola è un seme che ogni
giorno viene gettato nei solchi della nostra vita, sempre con la speranza che
porti frutto. Se il sole sorge ancora sulla nostra terra e se gli alberi mettono
ancora foglie e fiori e frutti, è perché Dio non ha perso tutte
le speranze nell'uomo. E se Lui non le ha perse, non dobbiamo perderle noi,
anche verso noi stessi.
* *
*
Dio è un instancabile
seminatore di speranza. Come il seme, la sua Parola è portatrice di
vita; essa costringe l'uomo a pensare e ad assumersi una responsabilità:
quella della risposta. Lo costringe
a fare una scelta, cioè gli offre la possibilità di nascere e di
vivere. Così Dio regna tra noi. Nella sua Parola soffia il vento
dell'amore assoluto che spazza tutte le nostre buone ragioni del mondo,
perché ha con sé le ragioni della Verità: in essa soffia
il vento dello Spirito. Ma l'uomo può anche rifiutarla questa parola,
può non tenerne conto: egli può rifiutarsi di dare a Dio
ciò che è di Dio, può fare storto ciò che è
diritto, può disunire ciò che è unito. Ritenendosi sano, rifiuta di essere
curato; credendo di vedere, non ha bisogno della luce; ritenendosi ricco, non
ha bisogno di altro; giusto, rifiuta l'invito alla giustizia.
Ecco perché l'uomo
può sbagliare proprio e specialmente quando crede di vedere ciò
che è giusto e di piacere a Dio e di essere in grazia. C'è una
via che all'occhio dell'uomo sembra giusta e conduce alla rovina. Così
può accadere di uccidere credendo di rendere ossequio a Dio: tanto
grande è l'inganno che grava sull'uomo. Per evitargli tanto errore, Dio
ha posto attorno ad ogni uomo un banco di prova e gli ha detto: qui tu proverai
e verificherai se in te c'è la giustizia, la fede, la conoscenza,
l'amore per Dio. Gli ha messo attorno il volto dei fratelli e gli ha detto: Se
conosci Me, se ami Me, li amerai come te stesso. Se non li ami, significa che
non ami Me e che tutta la tua giustizia, la tua fede e la tua religione sono
solo vernice, vanità e letteratura e tutto in te è da rifare.
«Vi riconosceranno dall'amore». Dio non ha posto altro segno di
riconoscimento. Oh! non pensiamo che amare il prossimo sia dare quattro soldi
al povero che stende la mano. Saremmo noi contenti di essere amati così?
e compatiti così? e fatti oggetto forse di conversazione in ritrovi tra
persone che hanno bisogno di tacitare la propria coscienza per essere troppo
ricche? La carità, che è vero amore, è silenziosa; la
carità scusa tutto, comprende tutto. La carità non pensa male.
Amare vuol dire prendersi la pena, la situazione, il peso del fratello; vuol
dire pensare a lui, mettersi a sua disposizione molte volte, spendere il
proprio tempo, più che il proprio denaro, per ascoltarlo; vuol dire
fermarsi e scendere dalle proprie macchine, interrompere i propri impegni,
perché un uomo sta soffrendo, perché un uomo sta morendo,
perché un «uomo» è più importante di tutto
quello che stiamo facendo, sempre!
Molte volte rifiutarsi di
guardare un proprio fratello o di pensare a lui, perché si ha altro da
fare, significa lasciarlo morire. E molte volte lasciar morire è uccidere.
Nel mondo vi sono più
delitti di quel che crediamo. Quanti di questi delitti si sono fatti e si fanno
in nome dei nostri «legittimi» interessi, delle nostre
«posizioni», delle nostre istituzioni, dei nostri doveri, della stessa
ubbidienza, in nome di Dio! Il primo, quello che sta in cima al mondo e al
centro della storia, fu quello di Cristo: mandato a morte in nome di Dio e per
rispetto di un'autorità e di certi doveri del proprio stato. E non fu a
caso. In esso si riassumono tutti gli altri e si rivelano. Così nel
volto dei nostri fratelli più poveri, più soli, si rivela il
nostro volto segreto, il nostro vero amore. Ecco come il prossimo è
divenuto il banco di prova del nostro amore per Dio. In esso si rivela
ciò che è veramente in noi, nel nostro cuore, perché siamo
noi che scriviamo sul loro volto le nostre ubriacature, le nostre ambizioni, le
nostre avarizie, i nostri furti verso Dio, i nostri delitti.
Guardando il volto dei
fratelli, un giorno ci sarà detto: ecco il volto della tua anima. Giudicando loro, giudicavi te stesso;
condannando loro, condannavi te stesso. Siamo tutti una cosa sola.
Se dunque attorno a noi si
compiono delitti e furti, osserviamo attentamente se forse essi non siano lo
specchio che Dio ci pone davanti di ciò che noi stessi abbiamo fatto
dentro di noi quando abbiamo eletto come scopo di vita e nostra sicurezza, una
carriera, un lavoro, un conto in banca: queste sacre ambizioni che mandarono
Cristo alla morte.
Osserviamo se essi forse non
siano una parabola (e Dio parla in parabole), con la quale Dio voglia farci
prendere coscienza di quello che siamo e di quello che facciamo; perché
se così fosse, inutilmente ci sforzeremmo di pulire dal di fuori il
bicchiere che è sporco dentro: la guerra, i delitti, i mali, le
brutture, sono un discorso che Dio stesso pone sulla nostra strada per fermarci
e capovolgere la nostra mentalità.
Il volto dei fratelli rivela
il nostro volto nella luce della Verità.
«Quello che io sono,
è quello che tu sei» essi dicono a noi. «Ecco l'uomo» disse Pilato presentando Gesù
devastato dalla flagellazione. Nel suo Volto erano tutti i nostri volti, quelli
veri.
Se così è,
fintanto che c'è un delitto dentro di noi, dobbiamo aspettarci che Dio
moltiplichi i delitti fuori di noi; e fintanto che c'è la guerra nella
nostra anima, dobbiamo aspettarci che Dio moltiplichi le guerre sulla terra,
perché tutto è opera di Dio che sta scrivendo in terra quello che
noi siamo in realtà nel suo cielo.
La lezione di Maria
Ci troviamo in un'aula in cui
Dio stesso tiene le sue lezioni all'uomo, e per ogni uomo che nasce Dio dice
ancora: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza», e lo
prende per mano e lo fa sedere alla sua scuola e gli parla personalmente ogni
giorno, poiché Egli ha sempre presente tutto di ognuno di noi. Ma, come
in ogni aula, ogni lezione, ogni parola del Maestro richiede
disponibilità, attenzione, silenzio: tutto questo è
umiltà.
Ogni parola di Dio è
un seme, ed ogni seme ha bisogno di una sua terra. La parola di Dio ha bisogno
del silenzio dell'uomo.
L'uomo non è dunque
fatto, ma un «facciamo»;
è un essere in divenire: un magma da cui può sorgere un uomo, o
un angelo, ma anche un demonio, o un aborto.
Non è sufficiente che
Dio parli; è necessario che l'uomo ascolti. Fondamento dell'educazione
all'ascolto è la disponibilità. Non bisogna aver paura di perdere
tempo ad occuparci di Dio, ad ascoltare ed a fermarci a pensare alle sue parole
e su ciò che si dice di Lui: anzi questa è l'unica cosa necessaria
per noi e per il mondo, poiché il mistero di Dio è un mistero di
vita e di formazione dell'uomo: più ci addentriamo in esso, più
la nostra terra diventa feconda.
È la pioggia che
scende dal cielo che feconda la terra, ed è solo alla scuola di Dio, in
questo silenzio del mondo che ascolta e pensa, che l'uomo esce dalla sua notte,
dai pensieri chiusi, dal muro del pensiero di sé, dal mondo dominato
dall'egoismo e dall'interesse e se ne va, libero, su pascoli aperti di vita
eterna a gustarne tutta la gioia. È solo alla scuola di Dio che s'impara
la bellezza del pensare e dell'amare, la gioia di guardare nelle cose alla
continua ricerca della verità e della luce di Dio e s'intende come,
oltre questo mondo fatto di apparenze, ce ne sia un altro in cui si avanza tra
pensieri che ci trasfigurano in amore e nell'amore di Dio.
Quanto più una parola
è profonda, tanto più richiede ascolto e silenzio. La Parola di
Dio, questa rivelazione dell'universale Presenza di Dio, esige l'universale
silenzio di tutto ciò che non è Dio: è questa la condizione
perché essa riveli e maturi, e l'uomo intenda, ciò che annuncia e
promette: è questo il modo in cui dev'essere ascoltata.
Certamente se tra noi si
parla di Dio, sia per affermarlo ed amarlo, sia per negarlo; se in noi si pensa
Dio: Dio è giunto a noi, è entrato in noi anche se non ne
sappiamo niente, anche se in noi non c'è il silenzio necessario.
Ne deriva che il vero
problema dell'uomo, è un problema esistenziale di essere che è a
contatto con Dio, con questa Presenza forse ignorata, non capita, non osservata,
ma non per questo meno presente; a contatto con una Verità che avendola
in sé deve farla per poterla vedere. «Chi
fa la Verità giunge alla luce», dice il Signore. Problema di
chi deve dare alla luce una creatura nuova e non ne ha la forza.
È quanto mai
necessaria una scienza che renda consapevoli dei problemi creati nell'uomo
dalla presenza di Dio, poiché tutti gli avvenimenti umani hanno un certo
rapporto con questa. Dio non capito
è la nostra crisi, la nostra angoscia. Manca al mondo lo studio della
Madre di Dio come creatura esemplare posta in vetta ai tempi e che porta in
sé la soluzione del problema dei rapporti con Dio, con il mondo e con il
pensiero di se stessi. Non ci siamo impegnati a capire la Madre di Dio
perché non ci siamo resi conto cosa volesse dire per noi questo darsi di
Dio nelle mani dell'uomo e non abbiamo creduto che il suo Amore giungesse fino
a farci toccare la sua morte. Così sulla nostra terra sono scese le
tenebre.
* *
*
La generazione della
Verità in noi è il frutto di Dio che parla e della creatura che
ascolta. Non solo quindi è
importante ricevere, ma è necessario saper ricevere. Non basta
ascoltare, bisogna sapere «come» ascoltare. «Badate come ascoltate» dice il Signore. Maria è il «come» si
ascolta Dio.
Essa è Madre di Dio
perché è silenzio di tutto ciò che non è Dio.
C'insegna che il nostro problema si risolve nel silenzio di noi stessi, in
questo non più pensare a noi per ascoltare Dio, poiché è
Lui stesso che parlando forma in noi l'orecchio all'ascolto e l'occhio per
vedere.
* *
*
Perduto negli incantesimi
del denaro e incatenato al pensiero di se stesso, l'uomo tende oggi a mettere
la massa, il collettivo, quello che dicono gli altri, al posto di Dio. Il
rumore di tali voci soffoca in sul nascere ogni sua ascensione pura verso il
cielo e lo fa ricadere sempre più in fondo sulla terra, in questa
molteplicità che urla e stordisce ma non dà senso, né
frutto di vita, né vita. Non abbiamo visto che in cima ai tempi, in quel
compimento che è Cristo, in cui si rivela ed intende ciò che sta
accadendo nella nostra vita e nel nostro tempo, si trova per noi una creatura
perfetta concepita da Dio stesso per accogliere il suo Verbo e per insegnarci
come si accoglie il suo Verbo. È Maria, la Madre di Dio: «Beata te che hai creduto,
perché in te si compiranno le promesse».
Vi è una promessa per
ogni uomo.
Così mentre Cristo
parla a noi del Padre e ci precede sul cammino della Verità, Essa resta
con noi e ci accompagna insegnandoci ogni giorno come si deve stare alla sua
scuola: «Fate tutto quello ch'Egli
vi dirà».
Essa è vera madre
dell'uomo, di questa creatura che continuamente ha bisogno di essere riportata
nel silenzio e nell'ascolto, perché continuamente si distrae.
«Ecco tua madre» dice Cristo morente ad ogni uomo.
Ma essa insegna una cosa
molto importante oggi a quest'uomo che tende sempre più a farsi massa,
quello che pensano gli altri, per nascondersi a Dio.
Maria rappresenta l'impegno
personale, sofferto e penoso perché aperto ad ogni incomprensione, un
impegno che non s'appoggia su ciò che dicono gli altri, non s'appoggia
su nessuno all'infuori di Dio. «Sia
fatto di me secondo la tua Parola». Essa è tutta ascolto di
Dio: il suo modo di agire nasce da Dio e non da altri, quand'anche questi
fossero il rapporto più stretto ed intimo nel campo umano: quello di
Giuseppe suo sposo.
Ha vinto ogni paura e
superato la mentalità degli altri per assumere su di sé ed
unicamente su di sé la responsabilità di una scelta. Esattamente
quello che deve fare ogni uomo.
Conclusione
La gloria ch'è in tutto
Molte cose si dicono nel
mondo;
molte cose dicono gli uomini;
ma una sola è la conclusione:
Dio è in tutto.
La gloria di Dio
Nel nome di Dio si è
iniziato,
nel nome di Dio si conclude
tutto il mistero dell'universo.
Tutti i secoli vengono da
Lui;
tutti i secoli guardano a Lui;
tutte le genti parlano di Lui.
Egli è presente in
tutto
ed opera in tutto.
La sua vicinanza e
intimità
non debbono nasconderci
la sua grandezza.
La sua bontà non deve
esaltare
il nostro orgoglio,
ma tenerci aperti alla
speranza.
Della sua gloria è
piena tutta la terra.
Della sua gloria ognuno di
noi ha bisogno:
è l'unica cosa necessaria
perché l'uomo sia uomo e viva.
Non ringrazieremo mai
abbastanza Dio
della sua gloria immensa
ch'Egli ha voluto
descriverci
in tutte le cose,
a partire dalle più
umili
che il più debole
pensiero di uomo
può osservare e sostenere,
fino a quel Verbo infinito
che richiede un pensiero infinito.
Ogni raggio di luce sul suo
Volto
è per noi una sorgente di
vita.
Ecco perché non
ringrazieremo
mai abbastanza il Signore
per la sua Gloria.