Descrizione: Descrizione: F:\Il Magnificat di Maria sul mondo.mht

UtUnumSint

 

 

 

Tempo di Maria

 

 

 

parte terza

 

LA MADRE:

la via per ogni uomo

 

“Non temere di prendere con te Maria…”

Maria è la prima luce che annuncia

il gi0rno,

è l’aurora che precede

il sorgere del sole.

Essa è segno,

e quindi promessa, caparra,

dei beni futuri.

Essa è Colei che ci attende

nel tramonto di tutti i nostri valori,

nella fine del nostre mondo.

 

 

PRESENTAZIONE

 

Il tempo di Maria

 

Nella conclusione del libro "Liberazione dell'uomo” avevamo scritto: «L'opera di Dio per fare l’uomo iniziata nel Paradiso terrestre e giunta con la morte di Cristo in croce al suo compimento. Sul Golgotha Dio ci ha donato la Presenza di Colui che parla all’uomo: la sua Presenza per ogni nostro luogo e per ogni nostro tempo, fosse anche il nostro tempo più cattivo e il nostro luogo più triste e disperato. Cosi tutto è compiuto per la nostra formazione all’ascolto e la nostra liberazione.

Ciò che ora manca alla morte di Cristo è la nostra risposta, e la morte al nostro io. Il tutto compiuto di Dio per noi non è il tutto compiuto in noi e di noi.

Il tutto compiuto in noi e di noi e alla nostra Pentecoste. E questo presuppone la morte al nostro io e la rinascita da Dio, cosa che non può avvenire senza di noi.

Come per nascere al mondo l’uomo ha bisogno di una madre, così per morire al proprio io, questa vera nascita dell’uomo alla vera vita, ha bisogno di una madre. «Ecco tua Madre» ci dice Gesù morendo sulla croce. Ecco tua Madre, ecco Colei che ti genera alla vita nell’opera "tutta compiuta" di Dio, in questo dono totale di Sé con cui Dio annienta Se stesso nel darsi nelle mani della creatura.

È con lei che ora bisogna camminare per giungere con Lei alla nostra Pentecoste. Si presenta il tempo di Maria».

È quanto viene presentato in questa terza parte.

 

 

 

 

Capitolo VII

 

 

SANTA MARIA: LA VIA SANTA

 

Via santa, via non inquinata, via diritta per ogni uomo e quindi via diretta tra l’uomo e Dio.

La strada del Signore è l’Immacolata Concezione, questo “punto verginale" nella creazione di Dio, questa intenzione pura, questa tutta e sola attenzione a Dio che Dio ha riservato per Sé solo e che viene proposta ad ogni uomo per la sua preparazione all’incontro con Dio.

Maria e la figura esemplare posta davanti a tutte le generazioni (“tutte le generazioni mi diranno beata!”) quasi faro nella notte di ogni uomo, affinché lo sguardo di tutti sia fisso lì.

È il segno dato da Dio a tutte le genti per la loro preparazione all’incontro con Cristo.

Maria è il puro ascolto di Dio e solo di Dio, e prepararsi a Lui vuol dire togliere dalla nostra vita tutte le difficoltà all’ascolto di Dio; vuol dire eliminare tutte le nostre ragioni contorte con cui vogliamo o cerchiamo di giustificare ciò che non è giustificabile di fronte all’esigenza vitale di cercare e di conoscere Dio; vuol dire non lasciarci sedurre dalle tante parole degli uomini, tante e tutte inutili.

È nella preparazione che si riconosce l’amore: nessuna difficoltà, nessun ostacolo hanno mai impedito di amare a chi lo voleva veramente.

 

In ogni fatto, in ogni parola, è un senso universale, un messaggio eterno, una lezione di Dio che giunge a noi per il nostro orientamento e la nostra salvezza, poiché Dio opera in tutto per salvarci, non per giudicarci e condannarci. Cogliere tale messaggio è trasformarlo in una sorgente personale di luce e di vita; è cogliere l’anima delle cose, è avvicinarci a Dio, poiché ogni fatto, ogni creatura, ogni cosa ci annuncia Dio, ci parla di Dio, ci presenta Dio, trovare il quale, toccare la sua Verità, la sua Presenza, vedere il suo Volto, è la nostra liberazione da tutto ciò che ci tiene schiavi, è la nostra salvezza.

Ogni evento è una porta che si apre e ci apre sul cielo di Dio. Una porta attraverso la quale possono passare solo i piccoli, poiché è una porta stretta. Stretta perche il suo passaggio richiede l’aver imparato a far conto su Dio, e quindi l’aver superato il pensiero di se stessi.

“Nessuno può vedere il Regno di Dio se non rinasce da Dio”. La porta del Regno di Dio è la porta degli umili, di coloro cioè che non hanno nulla di che vantarsi. Una porta stretta attraverso la quale bisogna sforzarci di passare: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, dice Gesù, perché larga è quella che conduce alla perdizione».

Gli umili sono i poveri, i piccoli, i peccatori, coloro che sanno la loro povertà, il loro niente, la loro notte, il loro peccato, coloro che piangono su se stessi, sulla loro vita, coloro per i quali l’unica e sola speranza e la misericordia e la bontà e il perdono di Dio.

 

Nel discorso della montagna, Gesù diceva per tutti i tempi e tutti i luoghi: “Beati i poveri dello spirito perché di essi e il Regno dei Cieli. Beati i mansueti perché essi possederanno la terra. Beati coloro che piangono perché saranno consolati. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perche saranno saziati. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Beati i pacifici perché saranno chiamati Figli di Dio. Beati quelli che sopportano persecuzione per causa della giustizia, perché di loro e il Regno dei Cieli”. Sono questi i veri sapienti della terra, perché sono approdati su quella spiaggia dove si conosce il proprio niente e il tutto di Dio. Sono questi il sale e la luce della terra. Sale e luce della terra sono coloro che fanno conto su Dio, sperano in Dio, attendono tutto da Dio, poiché hanno capito che la frase di Gesù «senza di Me non potete fare niente» è vera e reale.

Nel discorso delle beatitudini Gesù descriveva il volto di sua Madre, presentava Maria.

 

Più l’uomo pensa a se stesso e fa conto su ciò che ha o su ciò che è, o sulle sue opere e sui suoi programmi, e più apre una crisi sulla sua terra e va verso la sua rovina.

“La tua perdizione è da te, o Israele; il tuo soccorso è in Me solo” diceva lo Spirito di Dio per bocca di Osea profeta. Lo diceva per ogni uomo, poiché Israele rappresenta ogni uomo.

Dio è la vita dell’uomo. E affinché l’uomo avesse a vivere, Dio si e fatto oggetto di vita dell’uomo ordinandogli di cercarLo, di conoscerLo: “cercatemi e le anime vostre vivranno”.

Dio è luce. E per dare all’uomo la possibilità di uscire dalla sua notte e dalle sue schiavitù, Dio si è fatto maestro e guida dell’uomo: “Chi viene dietro di Me non cammina nelle tenebre”.

Dio è pace. E per dare all’uomo la possibilità di trovare la sua pace e di gustarla, Dio invita, chiama tutti a Sé: “Venite a Me voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e troverete la pace per le vostre anime”.

Così quanti credono in Dio e ascoltano le sue parole, incominciano a lasciare la loro corsa nel mondo, a non far più conto su ciò che si dice nel mondo, invertono il loro cammino e se ne vanno cercando Dio.

“La nostra fiducia è nel Signore” essi dicono. Una frase che non si può dire fintanto che la nostra fiducia è nel denaro, nei nostri mezzi umani e nelle risorse del mondo. “La nostra fiducia è nel Signore”, così Dio stesso vuole che diciamo. Ma noi a dire: la nostra fiducia è nelle nostre opere, nel nostro lavoro, nei nostri convegni, nelle nostre riforme. La Bibbia nella sua profonda sapienza ha una frase significativa: «hanno adorato l’opera delle loro mani».

Siamo diventati tutti adoratori delle opere delle nostre mani anziché adoratori delle opere di Dio. Progettiamo,

programmiamo, suggeriamo rimedi e soluzioni ai nostri problemi senza mai tener conto di Dio, l’Autore, il Protagonista di tutte le cose e di tutti i fatti, Colui da cui tutto dipende e che in tutto regna. Così il nostro dramma si amplia di giorno in giorno, si perpetua, si somatizza e la crisi si estende su tutto. Ormai non c’e un solo settore che ne sia immune: crisi religiosa, crisi politica, crisi economica, crisi morale, crisi ecologica, crisi delle istituzioni, crisi delle strutture, crisi sociale. “L’organismo è tutto piagato dalla cima dei capelli alla punta dei piedi” diceva il profeta Isaia. “Dove ancora posso colpirvi? Eppure nonostante questo ancora voi non intendete!” dice la Parola di Dio. Il dramma volge verso la tragedia e il collasso della morte. Tutto questo ha un nome solo: crisi dell’uomo che ha dimenticato Dio, che ha creduto di fare tutto da sé.

 

Se Dio non fosse Amore e Misericordia infiniti e non avesse immensa pietà degli uomini, riderebbe molto di noi che ci crediamo padroni del mondo e ci comportiamo come tali, mentre non sappiamo nemmeno più dove andare per trovare la nostra pace e più ci agitiamo e più ingarbugliamo la matassa dei problemi in cui ci troviamo.

“Fermatevi e riconoscete chi è il Signore di tutte le cose” dice Dio. Bisogna imparare a fermarci, a tacere, a osservare, ad ascoltare, a cercare di capire prima di tutto le lezioni che Dio ci da in tutte le sue opere. Dio opera per liberarci e salvarci; così con pazienza infinita Egli ci fa toccare con mano il nostro errore e ci ripete ogni giorno, anche attraverso le nostre crisi e le nostre confusioni: “la tua perdizione e da te, o Israele; il tuo soccorso è in Me solo”.

Anche il nostro dramma e il nostro caos portano un messaggio eterno di Dio per noi, per ognuno di noi, quindi un messaggio di speranza per la nostra salvezza. Anch’essi sono una porta aperta sul cielo di Dio: un messaggio per riportarci nella nostra vera dimensione, nell’umiltà e nella coscienza della nostra povertà, poiché per tale porta passano soltanto gli umili, i poveri, i piccoli, i peccatori, coloro che hanno capito che tutto viene da Dio e che tutto deve loro venire da Dio: per questo hanno interesse e sentono il bisogno del soprannaturale. Costoro sono aperti all’ascolto ed all’intelligenza dei misteri del Regno di Dio. Ma a tutti gli altri questi sono nascosti, impenetrabili.

«Ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose ai potenti ed ai dotti, e le hai rivelate ai piccoli” disse Gesù in una sua preghiera al Padre. I potenti, coloro che hanno autorità, e i dotti, coloro che hanno cultura, debbono prima diventare servi deboli e confessare la loro ignoranza se vogliono incominciare a trovare qualcosa per la loro anima. Coloro che vedono debbono prima diventare ciechi. I potenti e i dotti sono coloro che si danno tanto da fare perché ritengono che il mondo dipenda da loro: promettono riforme, soluzioni, benessere, pace, giustizia, partecipazioni al banchetto della vita: ma tutto è solo rumore che passa per lasciare tutto come prima e gli animi più stanchi e delusi.

I piccoli invece sono coloro che accettano la sofferenza, la povertà, l’ingiustizia, perché sanno che tutto fa parte di un mistero di redenzione e di salvezza dell’uomo; perché sanno che in tutto c’è la mano di Dio che sta lavorando per portare a compimento ciò che ha incominciato a fare; soprattutto perché da Cristo morto in croce hanno capito che la redenzione e la salvezza passano attraverso una divina ingiustizia: l’ingiustizia del povero sulla soglia della casa del ricco, del malato accanto a chi sta bene, del paralitico, del cieco, del lebbroso lungo la strada di chi corre in macchina, dell’innocente che paga per i colpevoli, del giusto che muore in croce per il peccatore.

I piccoli sono coloro che lasciano decidere a Dio come deve essere il mondo perché sanno che in tutto c’è la sua mano che opera per farli partecipi della vita eterna alla quale essi non si ritengono degni. Essi sanno che la vita non viene, e non può venire, dall’abbondanza delle cose che si posseggono sulla terra, per cui preferiscono la povertà ma avere il loro animo libero per ciò che è essenziale. Essi credono che la conoscenza della Verità valga più di tutto, e che sia meglio perdere tutto piuttosto che rinunciare a pensare, a cercare, ad amare Dio per dover pensare alle cose del mondo. Essi portano nel loro cuore la felicita di una Presenza amica che basta ad annullare qualunque ingiustizia, qualunque tristezza, poiché chi ha l’amore, che è fatto di presenza, canta anche nella povertà di una baita, ma chi non ha l’amore è triste anche in una reggia. Il loro cuore, il loro interesse è presso Dio. Essi osservano i mutamenti dei tempi, la fine dei valori in questo terremoto sul mondo e vedono l`avvicinarsi di Dio. Dio infatti si avvicina.

 

Coloro che confidano in Dio trovano la via della vita, Una via nascosta agli occhi di coloro che fanno conto su altri. Dio disperde coloro che fanno conto sul mondo o su se stessi, che pensano a se stessi e si gongolano di orgoglio nei loro pensieri. Dio rovescia i potenti dal loro trono e innalza gli umili, perché Egli ha tutto e tutti nelle sue mani: ha il povero e il ricco, ha il piccolo e il superbo, ha l’umile e il potente, Egli regna su tutto e su tutti; ma il povero, il piccolo, l`umile sono sulla via della luce e della vita, mentre il ricco, il superbo, il potente della terra, si aggirano brancolando nelle tenebre esteriori e non sanno dove vanno.

La via della vita passa attraverso l’umiltà. L’umiltà è fede in Dio, è carità, è verità. L’umiltà e giustizia verso Dio, verso gli uomini, verso tutte le creature, verso tutto l’universo. L’umiltà e povertà, è piccolezza,“è attenzione, e silenzio. L’umiltà è ascolto. È Maria in noi, con noi.

L’umiltà è il sigillo dell’amicizia con Dio.

L’umiltà è amore puro: non pensa mai a sé, ma in tutto cerca la gloria di Dio, fa conto su Dio e accoglie tutto dalle mani di Dio e di tutto rende grazie.

Per essere umile è indispensabile da parte nostra un po’ di fatica, un certo sforzo per vincere l’attrazione del nostro io e superare tutto ciò che dicono gli uomini nel mondo, questa leggerezza che ci gonfia e ci esalta. Per questo la porta della vita e stretta: esige uno sforzo, un superamento di tutto ciò che apparentemente si dice, un rinnegamento di se stessi.

 

Bisogna vincere il desiderio di piacere agli uomini, al mondo. Gli uomini esaltano l'uomo e lo mettono al centro del loro parlare, quasi fosse il protagonista di tutto. Dio invece non esalta l’uomo, perche lo ama e vuole che viva e giunga a conoscere la verità e sia libero. Per questo Cristo dice: “Guardatevi dagli uomini; state attenti a non lasciarvi sedurre”. C’è dunque questo rischio.

Gli uomini infatti parlano di giustizia, di pace, di benessere, di libertà, di ricchezza, ma il loro parlare è un inganno perché essi non possono dare ciò che non hanno, ciò di cui l’uomo ha veramente bisogno. Per questo la sapienza divina istruisce gli umili che hanno gli orecchi aperti all’ascolto dicendo loro: non credete agli uomini, ma riponete la vostra fiducia in Dio. Guai a coloro che confidano negli uomini e pongono la loro speranza nelle loro opere, nelle loro promesse e nelle loro parole, poiché ogni vanto sarà demolito, ogni superbia umiliata: i cedri alti del Libano saranno tutti abbattuti, perche Dio regna.

 

Quanto più una cosa e grande e potente agli occhi del mondo, tanto più sarà umiliata e saranno confusi quanti si riposano alla sua ombra, perché Dio regna. Il Signore solo sarà esaltato nel suo giorno, perche in Lui e la Verità, la Luce, la Vita, la Pace: e non si trovano altrove.

Tutto muta, tutto delude, tutto finisce per rivelarci il luogo della vita e liberarci dai nostri errori. Tutto è per la nostra salvezza.

 

Cose meravigliose Dio sta operando davanti agli occhi di tutti gli uomini per rivelare che la loro salvezza non sta né nelle loro opere, né nelle loro risorse, né nelle loro pretese, né nei loro disegni, ma in Dio. E’ Dio che illumina, è Dio che libera, è Dio che salva, è Dio che custodisce, è Dio che fa vivere. Sulla nostra terra tutto già canta la sua gloria, poiché Egli regna in tutto anche se noi ancora non lo vediamo e non capiamo, anche se non crediamo: tutto accade per opera sua, per noi. Niente è fuori del suo volere. È Lui che crea; è Lui che opera, è Lui che regna; é Lui che conduce ogni cosa al suo fine, è Lui ancora che abbassa chi si esalta ed esalta chi si abbassa, e raccoglie tutte le genti davanti al trono della sua Verità, che è vita e sovrabbondanza di vita.

Tutta la nostra attenzione deve essere rivolta a Lui, umilmente. La porta dei superbi si apre sul regno degli uomini, sul regno del denaro, della politica, della forza, delle opere della mano dell’uomo, si vedono gli uomini, non si vede Dio; si parla degli uomini, non di Dio; si fa conto sugli uomini, non su Dio. Questo è camminare sulla via della morte. La porta degli umili si apre sul regno del silenzio, dell’ascolto, della fede, della preghiera, del raccoglimento. La porta degli umili si apre sulle regioni della Verità di Dio e del suo Regno, Dice Gesù: “Non temete, piccolo gregge, perché il Padre volle dare a voi il Regno”. Dare a voi, riservare per voi: per i piccoli, gli umili, i poveri. Un regno che non e di questo mondo, perché il mondo non può vedere la Verità, e il Regno di Dio e il regno della Verità che opera in tutto, anche in questo mondo, ma che può essere conosciuto solo da Dio. Vederlo è trovare la luce della vita e la libertà dei figli di Dio.

La porta degli umili è Maria, l’Immacolata Concezione.

 

 

 

Capitolo VIII

 

MADRE DI DIO: LA VIA DIRITTA

 

“Trovarono il Bambino Gesù con sua Madre” ci dice il Vangelo di S. Matteo parlando dei Magi. Trovare il Bambino Gesù con sua Madre significa trovare la Verità di Dio tra noi e la condizione per restare con essa, poiché se per giungere a vedere Dio tra noi, in noi, bisogna partire dal nostro mondo e avventurarci alla ricerca di Dio con tutta la nostra povertà e con tutte le nostre debolezze, per restare con Lui bisogna guardare alla Madre; è Lei infatti che ci insegna a restare con Colui che ha dato al mondo.

Maria è Madre di Dio tra noi perché è silenzio di tutto ciò che non è Dio. Contemplazione pura. Essa è Colei che rende presente e testimonia Dio nonostante e contro tutto ciò che dicono gli uomini.

È Lei che assorbe nel suo silenzio tutte le parole e tutte le ragioni degli uomini e rende evidente la Presenza di Dio.

Madre è colei che dà alla luce un Figlio: Maria è Colei che da Dio al mondo, Dio agli uomini.

 

Dio dopo averci dato le sue lezioni per prepararci a Sé attraverso le sue creature, i profeti, ultimo dei quali Giovanni il Battezzatore, ha voluto raccogliere e sintetizzare tutti i suoi insegnamenti in un’unica figura: Maria, l’Immacolata Concezione. Questa è la via del Signore, la preparazione alla venuta del Verbo di Dio tra noi, in noi. Basta guardare a Lei se vogliamo sapere la via e camminare in essa. È Lei questa creatura tutta e puro ascolto di Dio, che ci insegna a fare silenzio in tutto ed a far tacere in noi tutto il mondo per essere tutto disponibili per ascoltare Dio, poiché la dove non c’e silenzio non ci può essere ascolto.

Il destino dell’uomo trascende il mondo, le società, le istituzioni, le strutture, trascende la politica, l’economia, le questioni terrene. Trascende tutto ciò che fa rumore. Non dobbiamo vivere per queste cose se non vogliamo esperimentare il vuoto, la frustrazione, la vanità del tutto e il non senso della nostra vita. Il destino dell'uomo sta nel conoscere Dio.

Preparare la via del Signore e liberare la nostra mente da tutto ciò che ci impedisce di pensare a Lui, che ci impedisce di ascoltarlo, di conoscerlo.

 

Con Maria il dono di Dio al mondo è fatto: Dio è tra noi. Ma non basta ricevere un dono per trattenerlo. Ogni dono esige dedizione, pensiero, amore. Altrimenti se ne va: non possiamo trattenerlo.

Non basta che Dio nasca tra noi e ci riveli la sua Presenza. Richiede dedizione, pensiero, amore.

Abbiamo bisogno di sapere “come” trattenere il dono: abbiamo bisogno di vedere la Madre di Dio nei suoi rapporti con il Figlio.

La Madre ci viene presentata per insegnarci come dobbiamo comportarci verso suo Figlio per non perderlo. Il Dio tra noi, la Presenza di Dio in noi, ci è affidata come un bambino nelle mani di sua madre. Non si è mai preparati a vivere con un essere vivo, tanto più è molto difficile vivere con Colui che è la Vita. C’è sempre il rischio di perdere il contatto e di trovarci con un corpo morto, una regola, un abito, un rito.

 

Come ogni donna per essere tale deve sapere ciò che significa essere donna, essere cioè compagna dell’uomo, così per avere Dio con noi bisogna sapere cosa vuol dire essere con Dio. La donna si completa diventando madre. La madre si completa dando la vita ai figli. Dare la vita ai figli non significa generarli solo fisicamente: significa soprattutto dare la vita, cioè generarli spiritualmente. Ciò che non si completa nello spirito, si perde. Segno di tutto ciò che perdiamo.

Non si può essere madri anche dei propri figli se non si dà loro la vita dello spirito. I figli, questo “dono” di Dio, e non “prodotto” dell’uomo, non possono essere trattenuti se non sono voluti come anima, come pensiero. Altrimenti se ne vanno tutti, uno dietro l’altro. Avranno altri padri; avranno altre madri; avranno quei padri e quelle madri che avranno fatto sorgere in loro lo spirito, il senso, il significato del vivere, perché ciò che conta, ciò che rimane, è lo spirito. “La carne non giova a niente” dice Gesù. Ciò che gli uomini ritengono sia loro, solo loro, lo perderanno. Ognuno avrà veramente non ciò che ritiene suo, ma ciò che avrà fatto oggetto di dono, di offerta, d’amore. Ognuno avrà ciò che avrà saputo donare.

Ne deriva che le madri diventano madri morendo a se stesse e non affermando se stesse, Quelle madri che cercano di fare i figli sul loro stampo e di riprodurre in essi le loro ambizioni, i loro interessi, i loro sogni di ricchezza o di gloria, li perdono inesorabilmente.

I figli possono essere nel mondo, e anche perdersi nel mondo, ma le madri debbono essere più forti del mondo, più forti del mondo e della morte se vogliono essere madri e non perdere i loro figli. Non li perderanno se saranno fedeli allo Spirito di Dio.

 

Maria divenne Madre di Dio non perché generò Cristo, ma perché dopo averlo generato accettò di perderlo perché in Lui vivesse la Volontà di Dio; con la sua offerta diventò madre di Dio. Maria superò tutti i suoi diritti di donna prima e i suoi diritti di madre poi: accettò di morire a se stessa in tutto, anche come madre: Figlia di suo Figlio.

Rieccheggia e si sublima qui la prova di Abramo. Essa divenne Madre di Dio perché si lasciò prendere e possedere dall’infinito amore di Dio anche al disopra di suo Figlio. Più che aggrapparsi alla terra, si è aggrappata al cielo, a Dio.

 

L’uomo non diventa grande affermando i suoi diritti o facendoli valere, ma superandoli. Maria ci insegnò che non si è madri con l’atto  di un giorno, ma che si diventa madri giorno dopo giorno. La generazione dei figli è continua, come la creazione di Dio. È tutta una vita.

La donna che non diventa madre dei suoi figli nello spirito, perde i suoi figli, ma si perde anche come madre, e quindi anche come donna.

Maria divenne Madre di Dio perché non pretese che suo Figlio fosse come voleva lei o come voleva il suo sentimento: lasciò ch’Egli fosse come lo voleva lo Spirito di Dio: è stata figlia di suo Figlio ed è stata salvata da suo Figlio.

 

Gli uomini possono fare di Cristo tutto quello che vogliono, perché Egli si è dato nelle loro mani e si e consegnato al mondo, ma non possono fare niente verso sua Madre, perché Maria non si e data nelle mani degli uomini, ma si è data tutta nelle mani di Dio, solo di Dio.

Maria non ha conosciuto il mondo. Essa ha generato suo Figlio in un deserto.

Le vere madri si formano perdendo sempre: i loro guadagni sono una cosa sola con le loro perdite.

Oggi invece c’è una grande violenza tra noi: è la violenza della ricchezza, del successo, del lavoro, della casta, di cui le madri, troppe, si fanno avvocate. Non generano figli, generano se stesse. Più che generare figli, vogliono riprodursi. È l’unico modo per perderli. Poco importa se l’anima dei figli piange, si svuota e muore! Importante per loro e che abbiano il benessere materiale, guadagnino bene, anche se incatenati in uno spazio senza pensiero e senz’anima, e siano all’onore del mondo.

Maria, questa Madre di Dio e vera madre dell’uomo, fu ben diversamente madre. Come Cristo è una dura contestazione per la società del benessere e del mondo, cosi la Madre di Lui e, con il suo silenzio, una dura contestazione per tutte le madri. Maria, Madre di Dio, è una donna che si è rifiutata, e che ancora si rifiuta, al mondo, agli uomini. Ci insegna come non perdere il dono di Dio, la presenza di Dio i n noi. E ci insegna come non perdere i figli.

Il tempo non annulla i fatti di Dio, ma li rende attuali, presenti, poiché li rende veri per la vita di ogni uomo, mentre porta via e annulla i fatti e le parole degli uomini. Il tempo lavora a favore dell’Eterno.

Quello che Dio ha fatto in Cristo ci annuncia cose che incontreremo personalmente. Così in quanto ci viene annunciato che il Verbo si è fatto carne, ci è comunicata una cosa che è avvenuta, ma che e avvenuta per noi, e quindi è anche pedagogia per una cosa che deve avvenire nella vita di ognuno di noi. La parola di Dio infatti parla personalmente ad ogni uomo per condurlo a quella pienezza di vita, di pensiero, di anima, in cui è fatto capace di vedere la Verità, e in quanto ci annuncia cose avvenute, ci annuncia cose che debbono avvenire nella nostra vita, ma che non possono avvenire senza di noi, senza la nostra partecipazione personale, consapevole. Per questo diventa molto importante per noi capire il significato delle cose avvenute: sono annunci per noi per farci desiderare, volere, ciò che senza interesse da parte nostra non ci può essere dato.

 

I figli di Dio nascono da Dio consapevolmente. La nascita nello spirito non avviene inconsciamente come avviene la nostra nascita nella carne: essa richiede la nostra partecipazione. Senza questa non si giunge al vero Natale: si moltiplicano le feste, le tradizioni, i sentimenti, gli auguri, ma tutto è un susseguirsi di ripetizioni che non cambiano niente di noi, che non ci rivelano niente, che non ci fanno toccare niente, ma tutto resta sempre lontano da noi, dalla nostra anima, sempre alla stessa distanza anno dopo anno, e noi non giungiamo mai a toccare il Verbo di Dio che si è fatto carne. Non basta averlo sentito dire; non basta celebrare le feste, non basta soffermarci davanti a un presepe: per vedere in quel bambino nato da Maria il Verbo di Dio si richiedono altri occhi.

Gli apostoli che hanno scritto: “noi l’abbiamo veduto con i nostri occhi, l’abbiamo toccato con le nostre mani” evidentemente non si riferivano soltanto alla carne di Cristo, perché questa l’hanno vista anche coloro che l’hanno crocifisso è non hanno visto il Verbo incarnato.

Non tutti quelli che storicamente hanno visto il Cristo hanno visto in Lui il Verbo di Dio fatto carne, e quelli che non l’hanno visto l’hanno ucciso. Ciò che non si arriva a capire, si sente il bisogno di distruggerlo, di farlo fuori dalla nostra vita, di disprezzarlo. Questo può verificarsi, per ognuno di noi.

L’apostolo Giovanni scrisse: “Noi abbiamo toccato con le nostre mani la Vita che era presso il Padre”, e questa vita era la Luce, era il Verbo di Dio. Vedere il Verbo di Dio fatto carne non è soltanto vedere un uomo: è una cosa diversa, è vedere la Vita che è presso il Padre.

 

Gesù parlando agli Ebrei disse: “Nessuno può venire a me se non è attratto dal Padre”. Nessuno può vedere in Lui il Figlio di Dio se non è attratto personalmente dal Padre: non basta credere per sentito dire. Chi non ha ascoltato il Padre, e tale ascolto è sempre personale, non può riconoscere la Vita che è presso il Padre, quindi non può riconoscere il Figlio.

Ciascuno è invitato a riscoprire questa Vita nel silenzio e nell’adorazione davanti a un Tu personale, il Tu del Padre che lo interpella con la sua Parola e lo convoca davanti a Sé. Ecco: quando vuoi pregare (e pregare non è parlare, ma ascoltare) entra nella tua stanza e, chiuso l’uscio, volgiti al Padre tuo che risponde a ciò che tu invochi. Non c’è vera preghiera che non trovi risposta dal Padre celeste.

All’origine di ogni rivelazione troviamo sempre il silenzio. Per questo troviamo Maria all'origine della venuta di Dio tra noi e in noi. Ecco la dimora di Dio con gli uomini. Dio si rivela e si fa conoscere nella sua dimora; a coloro che sono fuori tutto è detto in parabole affinché si accorgano di essere fuori della Verità. Anche tanti nostri Natali sono parabole per farci accorgere che siamo fuori.

Maria è il silenzio che ascolta Dio. Solo con Lei possiamo entrare nella luce del Verbo di Dio fatto carne.

 

Ciò che ci separa dal Dio in noi non è il tempo, né lo spazio, né la nostra povertà interiore, né la nostra incapacità di pensare e di amare, ma è la nostra statura troppo alta, e la nostra dimensione troppo gonfia: sono le nostre ambizioni, i nostri interessi nel mondo, la preoccupazione di noi stessi e della nostra figura, il nostro tanto da fare, è la paura di inoltrarci nel silenzio in cui si ascolta personalmente Dio, è la paura a camminare da soli su una strada che il mondo, vicino o lontano da noi, non conosce e non approva. Vincere questa paura è rispondere all’appello di Dio che ci chiama, ci convoca all’ascolto della sua Parola. Nessuno può sostituirci in questo ascolto. Allora le nostre dimensioni si riducono, le distanze scompaiono, il tempo si annulla: ci si trova nella Terra Promessa, a Betlemme, dove non c'è l’opera degli uomini, ma dove tutto è dono che ci fa di Sé Colui che è: allora si rivela a noi il Verbo di Dio fatto carne. Allora abbiamo imparato la lezione che ci viene da Maria, Colei che ha dato e che continua a dare il Verbo di Dio agli uomini.

 

La Parola di Dio giunge là dove noi ci troviamo e nel buio stesso della nostra notte e ci annuncia quella Realtà che vedremo solo se avremo avuto la fede di superare tutto il nostro mondo fatto di abitudini, di tradizioni, di grettezze, di ambizioni, di niente, per partire verso ciò di cui ci ha parlato l’annuncio. Nella grotta di Betlemme, dove la nostra notte assume la luminosità della luce, troviamo il Verbo di Dio fatto carne e Maria sua Madre, Colei che ci insegna come si fa ad accogliere, a custodire, a meditare la Parola di Dio, premesse alla conoscenza di Dio.

Tutto coopera per segnalarci e farci trovare Colui nel quale è la nostra salvezza. Ma per trovare bisogna andare, e per andare bisogna partire, e per partire bisogna lasciare tutto il nostro mondo, e per lasciare il nostro mondo bisogna avere l’animo interessato e disponibile a ciò che ci è annunciato.

Dio opera ogni cosa per farci giungere il suo annuncio e per condurci a vedere il suo Verbo tra noi e Colei che resta con Lui perché è tutta disponibile per Lui. È da Lei infatti, dalla Madre del Dio tra noi, in noi, che impariamo anche noi a concepire la presenza di Dio in noi ed a restare con Lui che è con noi.

 

Mentre tutti si agitano, corrono, parlano e vogliono fare qualcosa per cambiare il mondo, riformarlo, trasformarlo, Maria è Colei che sta ferma ad accogliere, a meditare, a custodire tutto ciò che riguarda suo Figlio, il Verbo di Dio. La presenza non è senza significato per la nostra vita. E’ Lei infatti che, con il suo silenzio e il suo raccoglimento, con la sua preghiera continua, opera più di tutti per la salvezza e la liberazione di tutti: essa infatti dà Dio al mondo.

Chi dà Dio agli uomini e al mondo, cioè chi da la salvezza, la liberazione, la verità, la pace, non sono coloro che corrono, si agitano, fanno sentire la loro voce sulle piazze a parlare di giustizia, di liberazione e di pace, ma è Colei che sta ferma in Dio e tace, poiché gli uomini per entrare nel regno della luce vera hanno bisogno di imparare a tacere e ad ascoltare il Verbo che parla loro di Sé in tutto, hanno bisogno di imparare la pazienza nell’accogliere ogni cosa da Dio per giungere a conoscere la Verità di Dio. Gli uomini hanno bisogno di imparare a fermarsi, a non correre, né ad agitarsi. Se per giungere a vedere il Verbo di Dio bisogna partire dal nostro gregge, per restare con il Verbo di Dio ed intenderlo, bisogna guardare alla Madre di Dio. Questa è la grande lezione della Madre.

L’incontrare la rivelazione della presenza di Dio tra noi, in noi, e di Colei che ci insegna come restare con questo Essere presente e non perderlo, ci inonda di gioia e di pace perché risponde ad un bisogno profondo della nostra anima e di tutto il nostro essere. Chi ha visto questa Luce non può far altro che parlare di Dio e glorificare Dio. Chi invece non l’ha vista deve parlare di sé e di quello che fanno e dicono gli uomini.

Ecco, il problema è proprio qui: bisogna vedere la presenza di Dio che ci è annunciata, bisogna conoscere Dio. Si giunge ascoltando gli annunci di Dio, seguendoli. Tutto è parola di Dio per condurci a vedere, a conoscere, a capire, poiché Dio e luce e presso di Lui non ci sono tenebre.

La disponibilità alla Parola di Dio si traduce in disponibilità alla ricerca e alla conoscenza di Dio, in interesse per Dio che ci porta a meditare, a pensare, a desiderare di capire tutto ciò che riguarda Dio.

Di fronte a Maria, la Madre del Dio tra noi, in noi, di fronte a questa “Donna” di fede pura, semplice, autentica, assoluta, che supera il pensiero di se stessa in tutto, e il pensiero degli altri, del mondo, che supera ogni argomento umano ed ogni preoccupazione per sé e per gli altri, per guardare soltanto a Dio, alla Parola di Dio, perché vuole conoscere solo Dio (“non conosco uomo”); di fronte a questa "Donna" di un amore unico e quindi di una forza immensa, tutti i problemi del mondo e nostri, tutte le nostre questioni, difficoltà, dubbi, tutti i motivi e le ragioni delle nostre resistenze alle esigenze della fede e della Parola di Dio, cadono nel nulla, scompaiono come neve al sole, perché di fronte a Lei capiamo che non sono le strutture, né la società, né il mondo, né il lavoro, la causa dei nostri mali, ma è il pensiero di noi stessi, della nostra figura, delle nostre ambizioni. Di fronte a Lei scompaiono le ombre della nostra notte: sola e pura rimane la Verità di Dio.

 

Dio è uno solo, la vita è una sola, il destino di tutti uno solo e quindi il cammino da percorrere è uno solo per tutti. Ieri si vegliava sulle pecore; oggi si veglia sulle macchine, sulla politica, davanti alla televisione, sui computer, nelle cene, ma il problema rimane sempre uno solo, la sostanza è sempre la stessa e il passaggio richiesto e uguale per tutti, oggi come allora, anche se allora i pastori erano più liberi di lasciare il loro gregge che non gli uomini di oggi. Il passaggio sta in questo: bisogna andare a vedere ciò che la fede ci annuncia. Non accontentatevi delle tradizioni, delle feste, degli auguri, dei riti: bisogna andare a vedere di persona ciò che ci è annunciato, bisogna capire ciò che Dio ha fatto e fa per noi.

Nella vicenda dei pastori avvisati dall’Angelo circa la nascita del Salvatore in Betlemme, è significata la nostra vita: una notte di veglia sul nostro gregge. Ed è proprio in questa veglia che giungono a noi i richiami del cielo ad annunciarci che la nostra salvezza non sta li, nel nostro gregge, ma a Betlemme, nella presenza di Dio tra noi, nato da Maria.

Sono tutte lezioni di Dio per ognuno di noi, personalmente, poiché di fronte a Dio che parla e si annuncia, si è sempre soli, come di fronte a tutti i veri, grandi problemi della vita, e non c’è differenza di tempi, né di luoghi, né di persone, e non ci sono distanze.

 

Chi crede va, e andando trova, e trovando vede la Verità di ciò che gli era stato annunciato: vede ed esperimenta la Presenza di Dio. Allora ritorna lodando e glorificando Dio.

Chi invece non crede non va, non ha tempo, e non andando non può giungere a vedere, e non vedendo rimane nel dubbio, senza poter annullare ciò che gli e stato annunciato e senza poter essere certo di ciò che gli è stato annunciato. La Verità per quanto si doni non si confonderà mai con ciò che noi vediamo con i nostri occhi e tocchiamo con le nostre ragioni, quindi non si confonderà mai con i suoi annunci. Bisogna andare al di la dei nostri occhi e delle nostre ragioni se vogliamo giungere a vederla, Per trovarla bisogna avventurarci verso ciò che ci è annunciato, ma che ancora non possiamo vedere. La vita allora è una meravigliosa avventura verso la luce che già si annuncia e ci chiama in tutto. Ma è necessario vivere questa avventura con decisione, senza guardare né a destra, né a sinistra; bisogna guardare a Maria, Colei che essendo Madre di Dio tra noi, è Madre per noi nel nostro incontro con Lui.

 

Maria ci rivela che Dio è tra noi come un bimbo affidato alle nostre mani posto tra le nostre braccia: Verbo che da la sua carne per la vita del mondo. E’ il grande mistero che ogni uomo porta con sé, lo sappia o no. Non possiamo veramente conoscerlo se non penetriamo nel mistero della sua carne data al mondo, data ad ogni uomo. Dio fin dal principio si è fatto figlio dell’uomo: pur essendo Creatore e Signore si è sottomesso alle sue creature perché Egli venne per conquistare i cuori all’interno e non per imporre la sua autorità all’esterno. Questo Egli ha fatto e fa per avere dei figli, non dei servi. Se Dio volesse dei servi non avrebbe che da comandare: anche all'inferno si serve a Lui. Ma Dio vuole dei figli che lo conoscano. Per questo Egli si da nelle mani dell’uomo, e questi può fare di Lui tutto ciò che vuole: lo può proteggere, amare, difendere, conoscere; ma lo può anche trascurare, tradire, vendere per qualsiasi cosa del mondo; lo può fare oggetto di tutti i suoi pensieri, di tutta la sua vita, ma lo può anche dimenticare, soffocare, uccidere: soffocherebbe, ucciderebbe la sua anima, la sua vita, il suo amore. E’ necessario proteggere questo Amore con tutte le nostre forze da tutte le forze contrarie, soprattutto dalle pretese e dalle mentalità del mondo, dalle parole e dagli argomenti degli uomini, dalle loro ragioni, dalla loro paura, dalla loro violenza, Per questo è detto: “Fuggi in Egitto!”. Fuggi nel deserto, proteggilo nella solitudine e nel silenzio, porta in salvo Colui che ti è Stato affidato nelle mani perché in Lui è tutto il tuo amore, tutta la tua vita.

Tutto quello che è avvenuto nella vita di Gesù non è per informarci, ma per trasformarci nello spirito ed educarci alla vita con Dio. Così il passato è segno, annuncio di un futuro per noi personalmente e ci insegna la via attraverso la quale deve avvenire. La rivelazione che il Verbo si è fatto carne ci è annunciata nella pienezza dei tempi, come conclusione di uno sviluppo, di un dialogo, di un’attesa, affinché anche noi giungiamo alla pienezza del nostro tempo, alla conclusione dell’opera e troviamo il Verbo di Dio che si è fatto carne e che portiamo nella nostra stessa carne.

 

 

-         la sesta parte verrà proposta il 11.02.2012 (Madonna di Lourdes)  -



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