UtUnumSint

 

 

 

Pensieri su Dio

 

 

 

La sua tristezza

 

Scendeva dal monte con una grande tristezza: vedeva la sua città, da Lui tanto amata, continuare sempre ad essere in balìa del mondo, come non si fosse nemmeno accorta dei giorni vissuti con Lui. Le sue strade continuavano ad essere battute da ogni passante: un gran via vai di gente che viene da ogni luogo e che non lascia mai una sola ora della giornata per pensare e guardare al proprio destino. Era ormai una città senza mura di cinta, senza difesa. Ed Egli l'aveva prediletta tra tutte le altre, l'aveva fatta semplice, non toccata dal mondo, l'aveva protetta e difesa con le sue stesse parole, l'aveva voluta un luogo di fiducia e di raccoglimento, una casa di pace, di confidenza, un'amica che nel suo cuore custodisse come tesoro prezioso le sue parole attorno alle quali meditare giorno e notte per conoscere le meraviglie del suo Signore, per diventare degna dell'amore che l'aveva scelta e resa capace di essere sempre con Lui. Questa città di Cristo è ogni creatura umana venuta a contatto con il Verbo di Dio. «Oh! Se tu avessi conosciuto quello che ci vuole per la tua pace!».

 

Ma essa era lontana da Lui; pensava alla terra lasciata, alla terra dalla quale era stata strappata e non poteva, non voleva capire altro; non capiva che i giorni vissuti con Lui erano giorni di grazia, di vocazione, giorni di prova per una vita eterna: poiché Egli era stato con lei, sulle sue stesse strade ed aveva parlato al suo cuore a lungo, pazientemente, con amore, spiegandole le cose del Suo Regno, squarciando le sue tenebre, i suoi dubbi, con lampi di luce, contento solo della sua attenzione.

 

«Ma ora tutto ciò è nascosto ai tuoi occhi». I doni di Dio scorrevano invano sulla sua anima sempre più volta ai suoi amanti, sempre più fredda verso le sue Parole. Non ha conosciuto l'ora in cui è stata visitata, cercata, amata.

 

Questa «città» su cui Gesù piange tristemente, siamo noi. Dio ha fatto e fa tutte le cose per rivelarci la sua esistenza e per invitarci a conoscerLo; ogni giorno ci visita, incrocia le nostre strade nel mondo per parlare con noi, per raccoglierci sotto le sue ali come la gallina fa per i suoi pulcini. Questo è il senso della nostra vita e di ogni cosa. Ed è ciò che determina il tempo dell'uomo, la sua ora. Un'ora che l'uomo dev'essere molto attento, sveglio a riconoscere, perché essa rappresenta il momento determinante della sua vita, la pietra fondamentale per la casa in cui dovrà abitare. Vi è un tempo della nostra vita in cui non conoscere è colpa. Da allora la morte incomincia a scavare la nostra tomba sulla nostra terra.

 

«Ti circonderanno con trincee, ti assedieranno e angustieranno da ogni parte... e getteranno a terra te ed i tuoi figli che abitano in te».

 

Creature gettate a terra, vite annullate, anime circondate, assediate, angustiate da ogni parte fino alla morte: è il panorama di ogni giorno nel mondo, perché il mondo può prostituire ma non dare vita; e non può dare vita perché non può dare delle convinzioni, non può dare una fede, non uno spirito di sacrificio e di superamento di sé, non la forza e la capacità di amare fedelmente e quindi non la possibilità di essere felici. La felicità viene dalla fedeltà; ma la fedeltà viene dalla vittoria sul mondo. E questa presuppone una convinzione, una forza interiore che viene dalla conoscenza della Verità. «Non hai conosciuto l'ora in cui sei stata visitata».

 

Se non riconosciamo la Parola di Dio, quella Parola che porta con sé, in sé, il sigillo della Verità stessa, tutto si sfascia in noi. Non c'è argomento, non c'è teologia, non c'è problema morale, non c'è sistema politico, non c'è amore che possa sostituire la Parola di Dio. “Tutta quanta la verità contenuta in tutte le teologie prese insieme, patristiche, medievali e moderne, latine e greche, non è all'altezza della Parola di Dio” scrisse Gilson. Così è accaduto che noi abbiamo sostituito alla sua Parola le nostre, ed abbiamo fatto un gran parlare di tante cose, di tanti argomenti, anche buoni, ma non ci siamo accorti che non lasciavamo più parlare Lui. Non abbiamo conosciuto quello che ci voleva per la nostra pace; non abbiamo capito che Dio è vita e che ascoltare Lui, pensare a Lui, cercare Lui ogni giorno è la via della nostra salvezza. Tutta la nostra vita dev'essere fondata su tale Parola se vogliamo che non sia annullata da tale Parola.


 

 

Siamo anche noi

in quella Gerusalemme

 

Dio è tanto silenzioso che gli uomini, abituati ormai a valutare solo ciò che fa rumore, concludono: non esiste! Così non tengono conto delle sue parole e di tutte le sue opere. Pure Egli nel breve spazio di pochi anni, qual è la vita di un uomo, li conduce a fissare i loro occhi sul suo Volto presente ed a rivelare le loro intenzioni verso di Lui, ché Dio prima di giudicare l'uomo si offre Egli stesso ad essere giudicato. Non tenendo conto delle sue parole e delle sue opere, rifiutano le lezioni con le quali Dio li educa al superamento dei posti di blocco che si trovano nel mondo, quali l'egoismo, l'interesse, l'ambizione, il pensiero di se stessi, e li guida su sentieri di luce alla scoperta della sua Presenza in tutto: un'avventura ch'Egli ha riservato per ogni uomo per portarlo a vedere la Verità.

 

Siamo in una città sulle cui strade continuamente ogni giorno c'incontriamo con Dio ed i suoi argomenti, ma ci troviamo nel rischio di non conoscerlo e di trascurare tutti i suoi insegnamenti perché Egli non fa rumore come gli altri.

 

Siamo anche noi in quella Gerusalemme sulle cui strade gli uomini s'incontravano con il Cristo, questa passione di Dio tra noi, ed erano obbligati a compiere una scelta ed a rivelare il loro cuore.  La città dell'uomo è anche la città di Dio; in essa si incomincia ad amare di un amore vero fino al superamento di se stessi, oppure ad odiare fino ad uccidere. Fu proprio in Gerusalemme che l'odio si caricò fino al delitto. Tutto incominciò con il rifiuto delle sue parole. Così come avviene nella vita di ogni uomo. E fu rivelazione che il rigetto della Parola di Dio è già delitto, anche se l'uomo ancora non lo sa, non lo pensa, non lo vuole; anche se ancora crede di essere fedele e di rendere onore e gloria e culto a Dio. I tradimenti, le infedeltà, i delitti hanno le loro sorgenti molto vicine a quelle dell'amore vero e fedele: il loro scostamento è impercettibile a chi non ha presente lo Spirito.

 

Luce vera è il Verbo di Dio: questa Unigenita Parola irripetibile che porta in se stessa il sigillo della Verità. Con Cristo tale luce splende sulle nostre strade, ma le nostre strade non si illuminano ed i nostri volti non risplendono. «Venne tra i suoi, ma i suoi non Lo ricevettero». I suoi avevano altro da fare e non poterono credere. Così si seminava il delitto. Con Lui la vita, questa passione per la Verità che Dio ha seminata in ogni uomo, si è data agli uomini. Ma non l'hanno voluta. Quello ch'è avvenuto, è quello che avviene in ogni generazione, perché nella nostra vita niente accade senza una nostra partecipazione diretta.

 

Chi non s'impegna ad amare, tradisce. Non può farne a meno poiché saranno gli eventi stessi della sua vita che lo costringeranno a tradire via via che il campo delle scelte si restringe col passare del suo tempo. Quando un uomo non ha voluto mettere la passione per Dio al disopra di tutto, il mondo semina la sua passione al disopra di tutto e gli altri dominano in lui senza opposizione e lo conducono dove non vorrebbe.

 

Cristo è venuto a portare tra noi questa passione per Dio, è venuto per darci questo amore; quindi per farci conoscere quello che dobbiamo volere personalmente, indipendentemente da ciò che vogliono o cercano gli altri, perché la nostra vita o diventa personale o sparisce come vita. Niente che manchi di passione per la verità di Dio potrà mai salvare l'uomo, potrà mai dare vita e pace al mondo: né strutture, né ricchezze, né oro, né scienza, né potenza, né lavoro; passione con cui schermiamo il vuoto di quell'unica cosa necessaria, ma non lo riempiamo. Tutte le nostre passioni sono effetto di quella non accettata, non vissuta, non compiuta. Il massimo peccato dell'uomo non è peccato di cosa compiuta, ma di cosa non compiuta: peccato di non cercare, di non amare, di non raccogliere, di non unificare, di impedire che i pensieri entrino nella loro luce e che l'amore trovi la sua casa. Qui sta la nostra vita. La vita dell'uomo è nascosta con Cristo in Dio. «Cercate la Verità e le anime vostre vivranno» dice la Luce che splende tra le tenebre. Le anime si nutrono di Verità.  Questo è il cibo che dobbiamo preoccuparci di avere se vogliamo alimentare le nostre anime e farle crescere fino alla dimensione della loro vita eterna. «Non affaticatevi per avere il pane che passa, diceva Gesù; preoccupatevi invece di avere il pane che non passa e che il Figlio dell'uomo vi darà». Ma Gesù, dopo aver lungamente discusso con le nostre passioni sulle strade di Gerusalemme, concludeva: «Conosco che in voi non avete amore per Dio».

E tristemente si volgeva al Calvario.


 

 

La sua crocifissione

continua nei tempi

 

Gesù scendeva dal monte degli Ulivi verso la sua città, dove lo attendeva la morte. Come sono belli i passi di Colui che viene annunciando il Signore!

Era giunta la stagione dei fiori, quando è lecito promettere e tradire, acclamare e crocifiggere. Gli offrirono fiori e palme; stesero tappeti al suo passaggio e cantarono osanna al Figlio di David.  Ma non intesero la passione ch'Egli portava con sé: l'amore per Dio al disopra di tutto. E Gesù pianse.

Gerusalemme, Gerusalemme, che canti al Signore e Lo ignori nel tuo cuore; ti offri a Lui e lo tradisci, ti consacri e lo uccidi. Quanto è facile cantare: Osanna, benedetto Colui che viene nel nome del Signore; ma quanto è difficile tacere, ascoltare, comprendere, perdonare! Guarda il volto del tuo amore alla Verità, il volto della tua fede: guarda i fratelli che ti passano accanto e che il tuo orgoglio ha assediato, spogliato, ridotto alla fame, alla solitudine, al peccato, al delitto. Dio sta scrivendo in essi la morte che cresce dentro di te per farti prendere coscienza di essa.

 

Esci dal pensiero di te stesso e delle tue ambizioni; spezza i muri del tuo egoismo; svuota la tua casa; apri la tua porta al fratello, lascialo sedere alla tua mensa, scaldarsi al tuo focolare.  Digli che da oggi tu penserai a lui perché è tuo fratello. Digli che lo servirai e non ti farai servire; che non lo abbandonerai più; che non lo flagellerai, non lo schernirai, non lo schiaffeggerai più. Digli che per nascondere il tuo orgoglio e le tue ambizioni, non lo ricoprirai più d'un manto rosso mandandolo per le strade del mondo come pazzo a urlare il suo dolore ed a mostrare le sue ferite, e non gli conficcherai più in testa una corona di spine e un peso insopportabile, in nome della giustizia. Digli che non vorrai più aggiungere casa a casa, oro a oro, vestito a vestito, rendita a rendita; ma che gli renderai il quadruplo di ciò che gli hai rubato: di ciò che gli hai rubato in amore, soprattutto.

 

* * *

 

Passava portando il peso della nostra morte e noi lo disprezzammo. Portava il peso della nostra vanità, della nostra incapacità ad intendere e ad amare, della nostra paura, della nostra durezza di cuore e noi non capimmo niente; portava il peso del pensiero di noi stessi, del nostro amore al denaro, al benessere prima di tutto: il peso della nostra triste routine di ogni giorno, di questa commedia sempre uguale recitata al mattino, al pomeriggio, alla sera per i nostri affari. Voleva dirci il delitto ch'è scritto in essi e la morte che seminiamo quando crediamo di poter servire Dio ed il nostro egoismo, rifiutando di mettere Lui prima di tutto, questa meta ch'Egli ha voluto per formare in noi l'uomo.

Non abbiamo capito che la Sua passione, questa ricerca di Dio, è scritta in tutte le cose, anche dentro di noi, perché quando incominciamo a girare attorno al pensiero di noi stessi, la nostra anima incomincia ad essere crocifissa, sospesa tra cielo e terra, fino alla sua agonia, fino alla sua morte.

 

* * *

 

Così incominciò la sua agonia nel mondo.  Dall'abisso dei secoli saliva una marea di voci: non possiamo sopportare che Costui regni su di noi! Ovunque si gridava: è un ribelle, un illuso, un pazzo! Travia le genti! Bestemmia!

Una notte grave scendeva su di Lui. Le voci del mondo seminarono il distacco e il tradimento anche nel cuore di chi gli era più vicino. L'agonia allora si fece impossibile e la terra incominciò a bere il suo sangue sparso.

Notte di desolazione e di tenebre nei cuori.

Lo presero. Lo condussero ai loro tribunali, dove lo misurarono col metro della loro storia, della loro psicologia, della loro scienza, delle loro categorie mitiche, alienate secondo i tempi. Lo trovarono colpevole.

Ognuno pose su di Lui la sua mano per toccare e analizzare: ognuno aprì una sua ferita. «Il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani degli uomini e faranno di Lui tutto quello che vorranno», aveva detto Gesù.

 

Gli bendarono gli occhi e lo colpirono, se mai sapesse indovinare e fare miracoli! Poi si stancarono di Lui perché i miracoli proprio non li faceva, e lo flagellarono. Gli misero anche una corona di spine in capo e lo schernirono piegando il ginocchio davanti a Lui dicendo: «Salve o re!».

Era l'autore della nostra vita e l’abbiamo veduto sprofondarsi in un abisso di sofferenze e di disprezzo.

Allora incominciò ad apparire sul suo Volto il volto dell'uomo e quello di Dio. Qualcuno incominciò a capire ciò che stava succedendo. Ma ormai si correva verso la fine e il moto era precipitoso. Ormai la croce era pronta e le mani avevano aperto le ferite per mettervi i chiodi e la morte.

Lo spogliarono, di anno in anno, di secolo in secolo, e lo crocifissero con due malfattori.

Così tutto fu compiuto. I cuori avevano finalmente detto quello che pensavano.

“E Gesù, chinato il capo, rese lo spirito”.


 

 

Il messaggio di Pasqua

 

Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, vennero al sepolcro Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo e Salomé. E videro la pietra dell'ingresso rotolata e un giovane in candida veste seduto al lato destro del sepolcro che diceva loro: “Non spaventatevi: voi cercate Gesù di Nazareth.  E' risorto.  Non è più qui”.

Videro, udirono e testimoniarono. E il mondo in quel mattino apprese che Cristo era risorto.

La strada della vita non è stata stroncata brutalmente dalla croce, non è franata nella morte e nel trionfo del mondo materiale, ma prosegue ancora, al di là delle cose che si vedono, al di là della croce, al di là della morte.

Con Pasqua la nostra vita passa dalle cose che si vedono a quelle che non si vedono: non segna una privazione, ma un dono maggiore. Non poteva essere altrimenti ed è perfettamente inutile voltarsi indietro per ritrovare la gioia delle cose passate, poiché ne gioia, né vita è più in esse.  E' altrove. «Non è più qui», disse l'angelo.

Cos'è questa gioia che trascorre di cosa in cosa, che ci sorprende e ci illumina incontrandoci ma ci impedisce di fermarci a meno di ritrovarci fra le mani un fossile, un ricordo, un guscio vuoto che non può darci più niente? Cos'è questo cammino che ci sostiene se andiamo avanti, ma che si sfalda sotto i nostri piedi non appena ci fermiamo e ci sprofonda nei dubbi? E' il Verbo di Dio, è la nostra vita.

 

* * *

 

La vita si viene rivelando per ciò ch'essa è e la gioia ci svela le sue sorgenti. Per questo, mentre e vita e gioia si annunciano a noi attraverso tutte le cose, si separano da tutto ciò che esse non sono. Si annunciano, ma non si concedono fintanto che noi stessi non saremo giunti là dove ci conducono.

Non può essere altrimenti, poiché la vita sta nella luce (e in principio, prima che il pensiero di noi stessi ci legasse alla giostra dei nostri interessi e delle nostre ambizioni nel mondo materiale, la vita era la luce), e la luce si concede solo a chi, superando il pensiero di se e del suo mondo, la cerca al di là degli orizzonti terreni. «Per vedere ciò che non sai, devi superare ciò che sai». E' il cammino della fede che cerca il volto di Colui che è. La vita ci sta davanti e non dobbiamo aver paura di guardare lontano, di organizzarci nella speranza e di far più conto su Dio che su noi stessi e sulle cose che abbiamo nel nostro magazzino. Per questo è detto: «Non cercate la vita vostra tra le cose del mondo».

 

L'angelo di quel mattino dice ancora oggi agli uomini: «Perché cercate tra le cose morte Colui che è Vivo?».

Cristo è risorto, perché ciò che è vita non può restare unito a ciò che è morto e la luce non può restare unita alle tenebre. La sua risurrezione è la vita che si distingue dalla morte e non accetta più di essere confusa con questa.

Era necessario, questo passaggio, per la salvezza degli uomini, affinché non avessero a confondere la vita con la morte, lo spirito con la materia ed a cercare la loro vita tra le cose che sono morte, tra le pietre rimaste, incatenandosi ad esse. Ma era anche necessario per la natura stessa della Verità e dello Spirito.

 

* * *

 

La nostra vita è risorta. Un canto di gloria trascorre nell'aria e penetra in ogni luogo, oltre il muro della materia e del benessere. Trascorre nei campi, nelle valli, sulle strade asfaltate e sui sentieri solitari cinti di siepi in fiore, sui pascoli alpini dove ieri ancora erano distese gelate che oggi ti salutano festose con l'immensità fiorita dei loro crochi, dei bucaneve e degli anemoni; entra nelle case, negli uffici, nelle officine e nelle scuole; penetra nei dolori e nelle angosce, nelle menti e nei cuori, spezza le catene, abbatte i muri e dice a tutti: la Vita, quella che Dio ha fatto e voluto per voi, ha spalancato le sue porte!

E' un suono che iniziatosi, quasi un soffio, un sussurro, una confidenza, in quel mattino in cui tutto ormai sembrava finito e morto, è venuto via via crescendo di volume fino a diventare assordante, impetuoso, travolgente le montagne di parole e di cemento armato che gli uomini hanno cercato di addossare sulle porte di entrata dei loro orecchi, dei loro occhi, dei loro cuori per difendere i loro idoli senza vita.

 

* * *

 

Cristo è risorto. Una voce, che è scritta in tutte le cose, ce lo annuncia, ce lo grida, ce lo impone, poiché la Realtà è superiore a noi ed a tutte le cose che possiamo dire noi; è superiore anche alle nostre negazioni ed alle nostre disperazioni. Essa è indipendente dall'uomo. Ci dice che bisogna proseguire, camminare ancora, oltre il nostro mondo, oltre le cose già viste ed esperimentate. Non abbiamo ancora esaurito tutto quello che c'è da vedere. Anzi il vero mondo si apre a noi proprio e soltanto adesso, con la nostra Pasqua; adesso in cui Cristo non è più tra le cose di fuori; adesso in cui tace in attesa della nostra risposta al suo dono d'amore.  Nel mondo è rimasta solo una tomba vuota per dire a tutti ch'Egli è passato: un segno. Ma è una tomba vuota che in nessun modo può essere riempita o cancellata, perché la portiamo dentro di noi fino a tanto che i nostri occhi saranno pieni di terra e ci rifiuteremo a lasciarceli riempire di cielo.

Fintanto che ci ostineremo a rifiutare gli annunci dello spirito e ad accogliere la vita che vuole venire a noi in veste nuova, per la paura di perdere quella che abbiamo, la morte di Cristo resta solo morte, resta il compimento di tutto, la fine ed il trionfo definitivo della materia e del mondo sulla vita dello spirito: la pietra rimane l'ultima verità che sigilla il mistero di Dio sepolto nell'uomo, non creduto, non cercato, non capito, perché tutti giungono alla morte di Dio, ma non tutti giungono alla sua risurrezione che pure a tutti è annunciata. Ma quanti mantengono l'animo aperto ad accogliere gli annunci ed a credere a ciò che ancora non vedono, ma che domani vedranno, scoprono che la pietra, questo peso sull'uomo, è rimossa e che Cristo è risorto. Allora incominciano a capire che la Pasqua di Cristo non è una conclusione, ma un inizio, una porta aperta su di un cammino che prosegue e invita ad andare, cammino più personale, più intimo, più libero, più raccolto, in cui Cristo prende personalmente per mano e conduce verso le luci di Pentecoste: supremo dono di Dio, compimento di tutta la sua opera: è un invito ad alzare gli occhi fino a quella meta, anche se lontana.

Vi è quindi una Pasqua per ogni uomo, un passaggio da compiere personalmente. Quello che è avvenuto allora senza di noi, non avviene nella nostra vita senza di noi. Essa non è più dietro di noi, ma davanti a noi e può anche separarsi da noi lasciandoci soli se non facciamo risorgere Colui che, essendosi per amore posto nelle nostre mani, abbiamo lasciato morire in noi.


 

 

Una strada aperta

 

Cristo è risorto: questo annuncio che ogni anno si ripete nel mondo per noi fino all'ultimo giorno della nostra vita, vuole dirci che vi è una Pasqua attraverso la quale ognuno di noi deve passare, poiché quello che avvenne allora, quello che nella nostra vita è annunciato ogni anno, avviene ogni giorno, è sempre avvenuto dal primo giorno della creazione. Né può essere altrimenti, perché tutto è opera di Dio. In Cristo, primogenito fra tutte le creature, si rivela ciò che è scritto in tutte le cose affinché ogni uomo intenda il mistero nascosto nel mondo. Così in tutte le cose che furono, che sono e che saranno, essendo scritta la nostra Pasqua, è scritta la Sua risurrezione.

Che Cristo sia risorto, ce lo dicono non solo coloro che Lo videro e Gli parlarono e Lo toccarono (e la loro testimonianza è vincolante per la nostra coscienza perché nel regno della Verità la testimonianza di uno vale la testimonianza di tutti), ma ce lo dice la sua tomba vuota; un vuoto che nessuno più è riuscito a colmare, che anzi si dilata sempre più col passare della nostra vita; ce lo dicono tutte le cose: anche la stessa nostra anima. Da ultimo, riservata per il nostro secolo cosi pieno di terra, ce lo dice la sua Sindone.

Ma gli uomini non credono a ciò che si dice: vorrebbero toccare con le loro mani, misurare con i loro metri, scrutare con le loro lanterne le opere di Dio. Non è possibile. Non siamo noi la misura della Verità; piuttosto siamo noi che dobbiamo sottoporci alla Verità. E perché dovremmo rifiutare ciò che non entra nei nostri schemi? Perché rifiutare ciò che non comprendiamo? E' solo accogliendo ciò che non si comprende che si può giungere a comprendere ciò che non si comprende. «Per ora lascia fare, accetta; capirai poi dopo».

 

O forse perché Dio ha sottoposto a noi qualcosa, per darci la possibilità di fare qualche passo, il nostro orgoglio vorrebbe ora estrapolare su tutto sottoponendo tutto a sé e rifiutando ciò che non può sottoporsi? In questo modo non è possibile giungere alla Verità; non possiamo nemmeno capire il mistero di Pasqua.

 

Se prima di Pasqua la realtà si è sottoposta all’uomo, fu per salvare l'uomo; ma dopo Pasqua è l'uomo che si deve sottoporre alla Realtà. Se prima di Pasqua la Verità di Dio si offriva all'uomo, dopo è l'uomo che si deve offrire alla Verità di Dio: condizione questa essenziale per giungere a vederla.

 

Con Pasqua avviene quindi un capovolgimento: ma il cammino della nostra vita non è ancora concluso. Esso giunge infatti con Pasqua sugli estremi orizzonti del mondo materiale e si lancia al di là di porte invisibili: si disancora dal mondo che non è vita per orientare la ricerca delle nostre anime a ciò che è vita vera; per dirci: “Non cercate più la vostra vita fra cose che sono morte, perché la vostra vita è presso Dio e dovete cercarla là se volete trovarla”.

 

Così la strada che conduce alla sorgente della Vita ed alla Verità, con Pasqua prosegue al di là delle cose che si vedono; e quando crediamo che tutto sia finito, concluso, proprio allora scopriamo con sorpresa, che un nuovo e più meraviglioso tratto di strada si offre ai nostri occhi e ci impegna a camminare ancora dietro una Presenza che il mondo non può più vedere, ma ogni uomo si.

 

Il cammino diventa cioè personale: una strada d'amore; un colloquio sempre più intimo e diretto. Se la Verità di Dio è annunciata a tutti, ad essa però non si giunge se non attraverso questo impegno personale su questa strada che va dalle cose della vita alle parole di Dio, dalle parole di Dio a Cristo e da Cristo al Padre: né ci si deve fermare fino a tanto che non si sia giunti qui. L'uomo è fatto per camminare su tali sentieri e solo su di questi la sua vita acquista senso, valore, gioia. Nessuno dica che per lui ormai è troppo tardi, perché l'amore, quando c'è, sa fare miracoli. Ce l'ha confermato Cristo stesso nell'ultimo atto della sua vita terrena, facendo entrare nel suo cielo quel pover uomo ch'era crocifisso con Lui sul Calvario e che all'ultimo l'aveva guardato affidandosi a Lui. “Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno!”. Oh! è sufficiente uno sguardo per cancellare abissi di tenebre e di colpe e trasformarli in un mare di luce e d'amore che tutto abbraccia. Ma non si può giungere alla Verità di Dio se non attraverso questo sguardo di fede, questa dedizione, questo amore; un amore che la croce del mondo rende maturo e forte tanto da comprendere l'Amore di Dio. Così il linguaggio del Dio che si rivela (il tempo della nostra vita è l'avvicinarsi della Sua Verità che scende in noi giorno per giorno) diventa il linguaggio dell'amore e Dio è amore. Un amore esigente, implacabile, perché è Verità.

Il linguaggio dell'amore è un linguaggio di un'esigenza crescente e lo intende solo chi ama. Chi non ama non può intenderlo e lo scambia per dovere, sacrificio, umiliazione e peso sempre più insopportabile, mentre è costretto a vagare tra una cosa e l'altra sempre alla ricerca di un amore facile, sempre più sospinto e sempre più respinto da una contraddizione all'altra, perché Dio non è dovere, non è legge: è amore. L'insopportabilità è il segno che Dio ci dà per dirci che siamo fuori dell'amore.

 

* * *

 

Dopo Pasqua si vive qui, in queste esigenze, in cui intendono qualcosa solo coloro che hanno imparato con Cristo ad amare Dio più di se stessi e dei loro interessi e del loro mondo: uomini giunti ad un amore maturo, coscienti del loro destino ed impegnati a viverlo pienamente. Per tutti gli altri il mistero di Cristo nel mondo si ferma alla sua morte, cosa che essi tendono e si sforzano di far rientrare nella loro scienza, nella loro mentalità, nella loro psicologia.

Ma il mistero di Dio non può entrare nella mentalità del mondo, come il mare non può entrare nel secchiello di un bambino che giochi sulla spiaggia.

Per questo il Verbo di Dio incarnandosi ha rivelato tra noi l'amore di Dio prima della Sua Verità, ed era necessario. Ma dopo la sua Risurrezione incomincia a rivelare la Sua Verità e quindi ad affermare le esigenze del suo amore: ed è necessario, per salvare l'uomo.

Ora quanti seguono Cristo con tutta la loro attenzione anche e soprattutto al di là delle cose che comprendono, vengono da Lui strappati al ciclo della morte eterna, che è schiavitù alle cose esteriori del mondo ed alla mentalità che ivi regna, e liberi se ne vanno, seguendo il loro amore, verso il regno della luce che non conosce tramonto.

 

 


Verso la meta

 

Il tempo dopo Pasqua incentra tutti i nostri pensieri sulla grande meta per la quale la vita ci è stata data e nella quale tutti i nostri problemi si sciolgono in luce: lo Spirito Santo di Dio; Spirito di Verità, Spirito d'Amore, il quale è principio di un uomo nuovo in noi, il vero. Un uomo, questo, che nasce dallo Spirito, lo intende, lo vede e lo conosce e cammina nella sua luce.

Lo Spirito Santo di Dio, è questa la grande promessa, è conoscenza di Dio come verità: una conoscenza che il mondo non può dare né intendere (ed è per questo che è necessario un certo distacco dal mondo, il passaggio); una conoscenza che è amore ed è fonte di quella gioia e di quella pace tanto sospirate da tutti gli uomini e che invano sono cercate altrove. Non è in mano degli uomini ciò che è in mano di Dio e invano si parla di pace, di unione, di gioia se non si cerca Dio. Non sono le molte parole od il rumore che possono cambiare il mondo; ma chi sinceramente ama il mondo deve portarsi in alto presso il Padre della luce, perché è solo salendo in alto e facendo luce in noi che possiamo recare doni di pace agli uomini. Sorgente di pace e d'amore è lo Spirito di Verità, questo regno di luce che non tramonta; dono riserbato da Dio per coloro che Lo cercano e che nessuno al mondo potrà togliere a chi l'ha ricevuto; principio di bellezza eterna.

Quando c'è il sole nell’anima, tutto dentro e fuori di noi diventa bello: anche i vecchi ruderi ed i cocci inutili mandano luce.

 

* * *

 

Grandi cose quindi Dio ha riserbato agli uomini e non dobbiamo stupirci se talvolta sembra ch'Egli forzi un po’ troppo la mano su di noi e ci stringa troppo da vicino. Il tempo della nostra vita passa molto in fretta e le nostre azioni secondo lo spirito del mondo aumentano rapidamente in progressione geometrica il loro peso ed erigono muri di prigione attorno alla nostra anima, sì che presto essa non potrà più vedere il cielo, né respirare. Proprio per questo Dio talvolta forza la sua mano e fa pesante il suo richiamo: ha molto a cuore la nostra vita, e vuole la nostra salvezza, Egli che vede la marea di pietre e di tenebre che sale verso di noi, ignari del rischio grave in cui ci troviamo, e sa come il vento del tempo scavi nel nostro cuore solchi profondi tra la materia e lo spirito. Ogni uomo infatti è posto tra due attrazioni: Dio e il mondo. Quanto più seguiamo il mondo, tanto più questo aumenta il peso della sua attrazione fino al punto in cui Dio non attrae più. L'anima resta soffocata e l'uomo diventa una pura espressione del mondo materiale. A forza di guardare la terra, perde l'uso delle ali e da aquila ch'era, fatto per contemplare le azzurre distese dei cieli e le nevi eterne di monti altissimi, diventa una gallina da cortile. E' per sfuggire a questo declassamento che apre abissi in cui sprofonda sempre più, che l'uomo deve far tesoro di Cristo e del suo Vangelo: lezioni che insegnano a camminare fino alla Verità di Dio.

 

Ma il dubbio ch'è in ognuno di noi dice: E non poteva Dio crearci nella sola sua attrazione? Le due attrazioni in cui Dio ha posto l'uomo sono la condizione necessaria per dare a questi la possibilità di essere preso dall'amore di Dio e conoscerlo. Fintanto che l'uomo ha qualcosa da sacrificare, ha possibilità di unirsi e fintanto che prova l'attrazione del mondo ha un dono posto da Dio stesso nelle sue mani per entrare nell'amore, testimoniarlo e conoscere Dio.

 

Verrà un giorno in cui dappertutto, dentro e fuori di noi, vi sarà una sola attrazione; ma allora non potremo più accrescere la nostra conoscenza di Dio.

 

Fintanto quindi che in noi sentiamo le due attrazioni, il mondo e Dio, abbiamo la possibilità di aumentare il nostro amore e la nostra conoscenza. Esse sono una cosa molto buona, ma rappresentano anche un grave rischio: quello cui abbiamo accennato.


 

 

Il posto per l'uomo

 

Gesù disse: «Io me ne vado». Se ne andava al Padre.  Era la sua ultima tappa di viandante nel mondo per raccogliere i figli della luce nell'unità di Dio, affinché potessero essere tutti una cosa sola. Se ne andava oltre i confini del comprensibile, là dove le luci eterne assorbono, trasformano, trasfigurano le luci terrene. Se ne andava affinché lo Spirito di Verità potesse venire in coloro che avevano creduto in Lui, l'avevano accolto e seguito, e portare a compimento l'opera di Dio. «E' necessario che io me ne vada». Tale necessità non è riferita a Lui, ma a noi. «Se non vado, non può venire in voi lo Spirito di Verità». E poneva così una condizione di necessità per giungere alla Verità, quella Verità senza la quale l'uomo non può essere uomo.

Se Cristo ha posto tale condizione, dobbiamo fare molta attenzione noi a non sopprimerla con tanta facilità, come si tende a fare oggi dicendo non essere necessario il distacco, il silenzio, il raccoglimento nella preghiera e nella contemplazione di Dio, perché potremmo precluderci l'accesso alla Luce e precluderlo ad altri. Non c'è né azione sociale, né azione nel mondo, né scienza della materia che possano supplire alla ricerca di Dio cui ogni uomo è tenuto. Il mondo dello spirito non è curvo come il mondo materiale e non dobbiamo illuderci ed illudere di giungere all'Oriente camminando verso Occidente.

 

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Gesù se ne andava affinché noi ce ne andassimo dagli schemi e dalla mentalità di questo nostro vecchio mondo fatto di esteriorità, mode, egoismi, interessi, ambizioni, culto del benessere e della figura, un mondo che purtroppo i nostri padri ci hanno presentato come degno di ogni rispetto e che i giovani oggi stanno buttando in aria perché, entrati in esso, hanno scoperto che non c'era niente.

Si allontanava dal nostro mondo affinché noi ci allontanassimo con Lui da quel luogo in cui Egli non è, e non può esserci, e Lo cercassimo là dove veramente è: presso il Padre.  Preparava a noi un posto: «vado a prepararvi un posto».

L'uomo si forma «uomo» cercando Dio là dove Dio è, e Cristo si allontanava per trasformare tutto l'uomo in questa ricerca, per farlo più uomo.

Preparava a noi un posto «affinché dove sono io siate anche voi» e «possiate essere tutti una cosa sola con Dio e tra voi». Il Signore sta operando con noi un immenso lavoro di amore, di sapienza e di pazienza di cui noi non riusciamo a vedere che minime tracce, (un lavoro ben più importante e faticoso della sua creazione dal nulla), per portarci a partecipare alla vera vita.

Noi di tutta la sua opera intendiamo niente, né vi facciamo caso; continuiamo a discutere tra noi sugli andamenti delle Borse Valori o sul crescente numero del parco macchine che restringe sempre più il parco umano (a forza di mettere benessere nelle nostre case non è rimasto spazio nemmeno più per i vecchi genitori!) e non ci accorgiamo che lo scenario dell’universo si sta aprendo e nella nostra vita sta per apparire Dio.

 

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Dio, questo Essere che ci ha dato l'esistenza e tutto perché imparassimo a vivere da uomini liberi e ad amare; questo Essere che ci ha amati e continua ad amarci nonostante tutto; questo Dio che è nostro Padre anche se da noi volutamente ignorato e calpestato per avere quattro soldi in più, questo Dio sta per apparire nella nostra vita e farci vedere la sua Verità totale che convincerà il nostro mondo di errore e di peccato.

Ma prima che la notte termini e giunga quest'ora di luce che può essere un'ora di addio, insegnaci ad amare, Signore! Insegnaci a partire portando un dono, oh! anche un semplice povero dono qualunque, tra le nostre mani, per Te. Insegnaci a non ripiegarci su noi stessi, sul nostro dolore, sulla nostra paura, sulle nostre cose passate, ma a guardare avanti verso di Te che stai venendo. Già il cielo della nostra anima accenna alle luci di Pentecoste, e tu Signore ci inviti a seguirti con la nostra stessa povertà là dove incomincia la Vita.


 

 

Ascensione

 

«Venni dal Padre, disse Gesù, e sono sceso nel mondo; adesso lascio il mondo e vado al Padre». Perché venire per poi lasciare? Perché nascere se poi si deve morire? Perché tanti incontri se poi ci si deve dire addio? Le cose vengono a noi per annunciarci Dio, per ricordarcelo, per parlarci di Lui, per aiutarci a conoscerlo. Le cose visibili si presentano a noi per suscitare in noi il desiderio e la ricerca di quelle invisibili.

Così Gesù venne tra noi per parlarci del Padre che non vediamo, che non possiamo vedere da soli, ma che pur è l'unica cosa necessaria vedere perché è la vera fonte dell'unità e della conoscenza, la sorgente di ogni luce.

Dapprima ci parlò di Lui per mezzo di parabole: infatti i nostri orecchi non erano capaci d'intendere altro linguaggio ed i nostri occhi erano malati tanto da non poter vedere altro che le cose materiali e corporee. Ma parlandoci in parabole curava i nostri occhi e guariva i nostri orecchi e li preparava a vedere e ad intendere apertamente il Padre. Per questo, quando i suoi apostoli, in cui è rappresentata tutta l'umanità e quindi ognuno di noi, furono maturi per intendere, disse: «Viene l'ora in cui vi parlerò apertamente del Padre».

 

Terminava così la sua missione terrestre ed iniziava quella celeste, interiore. Era giunta la sua ora di salire al cielo, non per Lui, ma per noi.

 

Salendo in alto portava con sé il cuore del mondo e nella sua ascensione vi era già la nostra. Aveva lasciato nei cuori una promessa e seminato una speranza: «Mi vedrete di nuovo. Vedrete Dio». Una promessa ed una speranza che sono scritte in tutte le cose e anche dentro di noi stessi, perché il Verbo di Dio che si è rivelato in Cristo, è lo stesso che opera in tutto. Per cui rifiutare Cristo è non solo rifiutare Lui, ma tutte le creature, tutto l'universo e la nostra stessa vita.

 

Tutto ci annuncia con Cristo che viene un'ora nella nostra vita in cui Dio si manifesta. Quella è un'ora in cui tutto in noi fa silenzio; più nessuno parla e noi siamo, soli, di fronte a Dio. Oh! Non è necessario morire per giungere a questo! E' un'ora che dobbiamo aspettare e preparare in noi.

 

Così la vita si svela come ascensione di cosa in cosa, di parabola in parabola, fino a quell'estremo orizzonte oltre il quale c'è solo più il Pensiero puro di Dio. Vi è una Pentecoste interiore che attende ognuno di noi. «Viene l'ora, dice Gesù, in cui non vi parlerò più in parabole, ma apertamente vi parlerò del Padre e ve lo farò conoscere».

 

Dio ha fatto e fa ogni cosa per farci giungere qui, in questo luogo, e creandoci ha predisposto ogni cosa, anche il nostro cuore e la nostra mente, per tale ascensione. Così salendo in alto portiamo in tutto l'universo la gioia dell'incontro in noi con Dio e il compimento dell'aspirazione di tutte le cose. E' solo salendo in alto che percorriamo tutte le regioni della terra, questa opera di Dio disposta per i nostri passi verso di Lui, questa scala di Giacobbe che sale verso il cielo e che noi dobbiamo imparare a salire se vogliamo giungere al nostro fine.

Salendo di gradino in gradino su questa, facciamo progredire in noi tutte le cose fino al loro compimento in Dio; per cui nella nostra ascensione vi è il canto di gioia di tutte le creature, e della nostra stessa vita, che vengono condotte in noi al loro fine. Più saliamo in alto presso Dio e più l'universo con tutte le sue creature canta in noi la gioia di esistere e di vivere.


 

 

Il Silenzio che precede lo Spirito

 

L'universale presenza di Dio esige l'universale silenzio di tutto ciò che non è Dio. Giungiamo così alla vigilia del più grande giorno per il quale tutte le cose furono create e per il quale noi stessi abbiamo avuto l'esistenza e la vita: il giorno di Pentecoste, giorno di luce e di conoscenza di Dio, possesso di Verità. Poiché tutto è stato fatto per portarci a questa meta, noi, come immersi nelle acque di un fiume, stiamo comunque andando verso la Verità di Dio e la sua verità piena. Ognuno di noi nascendo in questo mondo riceve una promessa che porta scritta nel suo stesso essere e che l'accompagna per tutta la vita: conoscerai Dio. E' la promessa dello Spirito di Verità fatta ad ogni uomo, annuncio della sua Pentecoste. Tutto è fatto per portarci a questo giorno e Cristo è venuto per questo. Ma che cosa ci ha rivelato Cristo? Egli dice: «Lo Spirito di Verità procede dal Padre, il quale lo darà a quanti glielo chiedono».

 

Con Lui sappiamo il luogo in cui possiamo trovarlo. E' necessario cioè raccoglimento, preghiera e silenzio nel pensiero del Padre.

Per questo il giorno di Pentecoste è preceduto da dieci giorni di silenzio: preparazione di raccoglimento in Dio. «Aspettate in Gerusalemme, dice Gesù, fino a tanto che non siate investiti dall'alto».

Aspettare in Gerusalemme è non disperderci nel mondo, è non vendere il nostro diritto alla luce per un po' di rumore e di vanità o di benessere o di piacere nel mondo. Aspettare in Gerusalemme è saper vegliare, perché Dio è degno di questa veglia; è saper attendere perché l'amore è degno anche di una lunga attesa; è saper far silenzio in noi perché la presenza di Dio esige il silenzio di tutto ciò che non è Dio.

Ma: «Il mio popolo non intende, il mio popolo non mi conosce» dice il Signore. Gli uomini si rifiutano di vegliare, di far silenzio, di pensare a Dio: non hanno tempo per fermarsi. Rifiutano la Verità, la Vita, l'Amore e muoiono tristemente. Muoiono perché non amano; non amano perché non conoscono; non conoscono perché non cercano; e non cercano perché non ubbidiscono alla Parola di Dio che in tutto il mondo ed in tutti i fatti dice: “Venite, cercatemi, affrettatevi perché il vostro tempo è breve: io sono la Vita”. Ce lo dice insistentemente, ce lo ordina non per sé, ma per noi, per non lasciarci morire.

 

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La Parola di Dio propone a tutti gli uomini una strada e promette un grande dono: la luce. «Conoscerete la Verità» essa dice. E' un dono che tutto ci preannuncia e di cui tutto parla, ma che nessuno può darci all'infuori di Dio, perché lo Spirito di Verità procede dal Padre. Per questo è necessario ad un certo momento lasciare la nostra mentalità del mondo, del gruppo o della massa: paraventi dietro cui nascondiamo la nostra paura ad assumerci la responsabilità di un pensiero, di un amore, di una fede, ad elevarci personalmente a Dio.

Il pensare e l'amare sono sempre atti personali e solo chi sa portarli in sé può resistere alle sollecitazioni del mondo.

 

Invece la soggezione agli altri ed il mito del benessere ci hanno tolto ciò che di più prezioso avevamo: la libertà personale ed il tempo interiore per queste cose. Stiamo perdendo il meglio di noi: estranei sempre più gli uni agli altri; incapaci di dialogare, di amare, di riposare, di pensare e di contemplare; incapaci di fermarci e di giungere alla nostra Pentecoste.

 

Mai l'uomo si è trovato con tanto mondo in casa e fuori; mai si è trovato in mezzo ad una massa tanto grande di uomini e mai si è sentito tanto solo e tanto vuoto. Inginocchiatici davanti all'altare del benessere abbiamo ridotto tutti i rapporti umani all'utilità. Abbiamo cosi inaridito le sorgenti del pensiero, del dialogo su cose vere e dell'amicizia. Ciò che dà vita e ricchezza di sentimento e umanità a tutto ciò che ci circonda, è lo spirito che sta dentro di noi. Se dentro ci svuotiamo, è impossibile ed assurdo credere di ottenere vita da ciò che ci circonda. Così oggi stiamo sperimentando in noi stessi il bisogno dello Spirito; Dio sta diventando ciò che veramente è: l'unica cosa necessaria. Manca però il silenzio necessario per accoglierlo.


 

 

La luce dall'alto

 

Pentecoste è il giorno dell'incontro con lo Spirito di Dio in noi, luce che si dona dopo una lunga veglia di ricerca, di silenzio, di preghiera: premio all'amore e rivelazione d'amore. «Chi mi ama, dice il Signore, osserva le mie parole e noi verremo a lui»: parole queste in cui si raccoglie il mistero di tutta la nostra vita. L'amore che noi abbiamo alla Verità si rivela nell'osservare le parole di Dio. Osservare è custodire, è vegliare, è fare silenzio. Per questo alla vigilia del mistero di Pentecoste vi è un mistero di silenzio. Il vero amore è fatto di silenzio che veglia, ed è questo che introduce alla Luce. Quando al silenzio corrisponde l'amore, che è ansia, desiderio, ricerca, dedizione, allora si compie la cosa più bella: l'unione. Pentecoste è il fatto meraviglioso che sgorga dal silenzio di chi attende Dio e dall'offerta di chi ama. Amore e silenzio. «E noi verremo a lui e faremo la nostra dimora in lui» dice il Signore. E' l'inizio di una conoscenza nuova.

E' una vita nuova: mentre prima conoscevamo procedendo dal basso verso l'alto, ora incominciamo a conoscere procedendo dall'alto verso il basso. Mentre prima avanzavamo saltando di cosa in cosa, per separazione, ora avanziamo restando uniti: avanziamo nell'unità con vincoli sempre più stretti. Infatti lo Spirito di Verità è unione. Come tale è il vero principio d'amore per noi e tra noi. Qui si cammina nell'unità. Non vi è amore vero nell'uomo, non vi è unità possibile nel mondo, né dentro, né fuori dell'uomo, senza questo Spirito di Dio. E' principio d'amore, di sapienza, di forza; è principio di vita eterna.

 

Pentecoste: giorno in cui l'uomo trova la via per soddisfare il suo anelito all'infinito e scopre il senso della sua esistenza e della sua vita. Questo giorno non è fuori di noi, ma dentro. E quel vento non spira nell'aria, ma dentro i nostri cuori e fa di noi uomini nuovi: uomini che vedono il Verbo di Dio ovunque, lo ascoltano e lo intendono; capiscono la luce. Quanti sono giunti a questa novità hanno la luce nell'anima per sé e per il mondo: recano vita.

 

L'uomo nella società odierna è obbligato a recitare più che a vivere; ma basta un soffio dello Spirito di Dio per portare via tutte queste sovrastrutture di tradizione, di benessere, di figura che ci soffocano l'anima, per spezzare le nostre catene e lasciarci andare liberi in un mare di luce.

 

E' lo Spirito di Dio che ci trasforma in uomini nuovi, in uomini che non si preoccupano più di avere per essere, ma che non vogliono avere per essere, perché sanno che l'uomo povero è molto più vero dell'uomo che ha ricchezze.

 

Lo Spirito di Dio è il costruttore degli uomini veri. Ma è anche la Verità verso cui tutto sta andando e che già lavora dentro di noi, perché lo Spirito Santo di Dio gli uomini ce l'hanno nel cuore, anche se si dicono atei, anche se lo disprezzano forti delle loro scienze e non lo degnano nemmeno di un loro pensiero. Ce l'hanno dentro, spaventosamente, come qualcosa che cresce, che già cresce, e se lo sentono e non se ne possono liberare per quanto premano sul loro acceleratore. Poi un giorno saranno portati di prepotenza di fronte alla realtà. Per questo verrà un giorno in cui saremo costretti a contare solo su Dio per rifare tutto, quando ci accorgeremo che tutto ciò che abbiamo edificato non può stare su. Ma allora non vi sarà altro che la nostra miseria e la tua misericordia, o Dio; il nostro niente e il tuo tutto.


 

 

Vento di Pentecoste

 

E' lo Spirito di Dio che forma l'uomo e lo fa crescere, sempre che questi non si ripieghi su se stesso, fino alla sua dimensione perfetta, fino cioè a quella pienezza in cui la Verità si fa Persona presente e viva, fino a quella sovrabbondanza d'amore in cui la creatura canta la gioia di vedere la gloria di Dio.

E' lo Spirito di Dio che in noi ci fa desiderare di penetrare tutte le cose, anche i segreti di Dio, perché Esso è Amore e l'amore non può soddisfarsi di nozioni superficiali e lontane. Infatti chi ama veramente, vive più nell'essere amato che in se stesso e non può durare senza voler conoscere tutto di lui, tanto che ciò che gli rimane ignoto si muta in sofferenza.

Lo Spirito del Signore riempie tutte le cose dell'universo; dalle più piccole ed insignificanti (ma tutto è carico di messaggi preziosi per l'uomo) alle più grandiose ed impressionanti. Tutto è fatto da Lui, in Lui e per Lui.

La sua presenza è la realtà che più «pesa» sull'uomo, anche se questi non la riconosce e la rifiuta. Ed è in questa realtà che bisogna guardare le nostre realtà ed i nostri problemi se vogliamo intendervi qualcosa, perché le parole, i segni, i messaggi per essere capiti hanno bisogno della presenza dello Spirito.

 

Il mondo è essenzialmente «messaggio» di Dio all'uomo e la nostra vita è tutta un'accolta di messaggi. Ma noi ci siamo dimenticati troppo presto di guardare, di ascoltare, di riflettere, di imparare. Troppo presto abbiamo creduto di essere sapienti ed abbiamo incominciato a fare, a produrre, a guadagnare, e il mondo ha mutato per noi il suo volto. «Hanno creduto che la vita fosse data loro per arricchire» dice la Bibbia (Sap. 15,12).

Troppo presto ci siamo dimenticati di essere spettatori, piccoli allievi di una scuola in cui bisogna essere molto pronti ad ascoltare, ma molto lenti a parlare e ad agire, perché tante sono le cose da imparare. «Se non accogliete il Regno di Dio come bambini, non entrerete in esso». Le nostre parole e le nostre azioni ci disorientano e non ci lasciano più ascoltare lo Spirito di Dio. Se lo Spirito di Dio non è ascoltato nei nostri cuori, noi siamo invasi da tutte le cose del mondo e preda di tutte le vanità che ci lacerano e disperdono.

Non ci si può tuffare nel mare se non si sa nuotare, così non si può pensare di lasciarci portare dal mondo e dagli avvenimenti, se non si è ancorati al Pensiero di Dio. Senza di Lui nulla vi è che non faccia male all'uomo; ma con Lui nulla vi è che possa far male.

E' momento della massima importanza nella vita dell'uomo incontrare lo Spirito di Dio, prendere coscienza della sua verità e della sua presenza. Tanto importante che proprio per questo incontro furono creati cielo e terra e tutte quelle cose meravigliose cosi ricche di sapienza e di mistero in cui abbiamo anche noi incominciato ad esistere. Tutto è stato fatto in vista di tale momento.

Per questo il giorno di Pentecoste, che rappresenta tale incontro, è il più grande giorno dell'anno. Qui ritroviamo il punto finale di tutta l'opera di Dio e di tutta la fatica dell'uomo: giorno in cui la luce della Verità di Dio si fa in noi; scoperta della Presenza di Colui che è presente. E' l'alba della luce che si dona dopo una lunga notte di ricerca, di silenzio, di preghiera; premio dell'amore che non ha mai voluto venir meno alla fedeltà ed alla speranza durante tutte le prove e le tentazioni incontrate nella sua lunga notte.

Con questo giorno si inaugura una nuova era, una nuova vita. Entriamo in una nuova terra ed in un nuovo cielo, poiché tale Spirito fa nuove per noi tutte le cose. E' un centro, un vertice, una linea di spartiacque. Ogni anno esso si ripete davanti ai nostri occhi per dirci e rivelarci il fine, la ragione, il senso della nostra esistenza: un colpo d'ala che ci porta nettamente in alto a farci vivere in una dimensione nuova. E' ciò che soprattutto manca agli uomini oggi, ai quali non mancano certamente i mezzi per vivere, ma le ragioni di vita. E quando mancano tali ragioni, nessun edificio può stare su, per quanto puntellato sia dal benessere o dalle assicurazioni degli uomini. E che non possa stare su lo gridano i giovani oggi con la loro protesta e le loro contestazioni. Essi sentono quello che gli uomini adulti, ormai privi di vita, non possono sentire; sentono che l'aria si è fatta irrespirabile e che il culto del benessere ha privato l'uomo delle cose migliori: il pensiero e la libertà; sentono che la società alla quale hanno incominciato a partecipare è vuota, senza ideali, incapace di quelle grandi mete per cui vale vivere; sentono che bisogna fuggire lontano, magari in un deserto dove si soffrono fatiche e disagi, ma si vive e si pensa e ci si sente uomini e non ruote costrette a girare, anche se ben lubrificate, negli ingranaggi di una macchina fino al giorno in cui verranno gettate tra i rottami.  Gli uomini hanno voluto porre i valori economici sull'altare della loro vita ed hanno sacrificato loro tutto di se, anche i figli, ed oggi stanno tristemente esperimentando cosa significhi togliere la ricerca di Dio dalla vita dell'uomo, togliere il rischio di essere vivi e liberi.

 

Lo Spirito di Pentecoste si rivela l'unica cosa necessaria per la nostra vita, l'unica cosa in cui ogni uomo, comunque e dovunque sia, deve impegnarsi, essendo stato creato per questo. Lo Spirito di Pentecoste ripropone all'uomo questa ricerca di Dio «prima di tutto», perché gli ripresenta il fine, lo scopo per cui esiste e deve vivere. E' in questo «prima di tutto» l'amore che libera l'uomo da ogni catena e lo redime e disintossica e purifica rendendolo capace di doni migliori e di grandi cose; è qui che si prova la serietà di un amore e di una ricerca e di una fede; è qui che l'uomo, non più avvilito, ed incatenato al mito del benessere materiale, ritrova il senso e la bellezza e l'avventura della vita, quella che Dio ha voluto per lui.

 

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Quando un giorno anche per noi apparirà la gloria divina e vedremo l'unità in cui tutto si raccoglie e ricompone, e comprenderemo come tutto fu fatto e tutto accadde per opera di Colui che è presente in noi e che rimase sempre con noi ogni giorno per impedirci di precipitare negli abissi che affiancano le sue opere; quando vedremo e capiremo di essere stati sempre pensati e compresi e conosciuti da Colui che volle fare con noi una cosa sola anche quando più eravamo indegni di Lui; quando ognuno personalmente conoscerà come sarà conosciuto, amerà come sarà amato, comprenderà come sarà compreso: allora, se tutte le acque del mondo non saranno state sufficienti a spegnere in noi quella sete di Verità che lo Spirito di Dio ogni giorno rinnovava per liberarci dalle passioni inutili e farci uscire liberi negli ampi orizzonti pieni di luce, grande sarà l'amore che ci unirà a Dio ed a tutte le sue creature.

 

-  Il termine  della seconda parte verrà proposto 

il 19.09.2010 (Festa della Madonna di La Salette)  -



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