UtUnumSint
Pensieri su Dio
Parte seconda
Le opere e i
giorni di Dio
Lascia che Dio si attardi con te fino a
che tu non abbia semplici gli occhi e puro il cuore.
Allora vedrai con certezza il tuo cammino e il tuo cuore gioirà. Tutti i
giorni del Signore segnano secondo il loro ordine le tappe del cammino
dell'uomo verso la Verità completa, che è poi il solo cammino che
conti.
La lezione
dell'Avvento
Con i suoi
argomenti di principio e fine di tutte le cose; con le sue leggi ed i suoi
profeti, con i suoi annunci, ripetuti insistentemente ad ogni epoca, di Dio che
viene, che certamente verrà per farsi direttamente Maestro e Pastore
dell'uomo, ed al quale già ci si deve preoccupare di preparare la strada
per non correre il rischio di essere un corpo estraneo nel regno della
Verità, l'universo è tutto un invito a fermarci sulle nostre
strade senza pensiero, senz'anima, nella nostra corsa ai guadagni, alle
ambizioni, al benessere materiale. State trascurando la cosa principale, esso
ci grida: né la vita vi è stata data per questo. Tutto l'universo
è annuncio di Uno che viene, è Avvento.
L'Avvento
mette in crisi le nostre intenzioni, le nostre convenzioni, le ragioni del
mondo così da noi supinamente accettate e vissute: mette in crisi la
nostra mentalità e ci immerge nel mare dei
problemi dell'anima e della coscienza. Esso ponendoci di fronte all'annuncio di
Dio che viene, ci introduce nel vivo della
realtà della nostra vita e ci fa toccare con mano tutta la nostra
povertà. “A che vale la
vostra vita? A che vale conquistare anche tutto il mondo se perdete la vostra
anima, il firmamento del vostro spirito?
Fate penitenza, cambiate!”
Dio è
il primo contestatore delle nostre ragioni, delle nostre opinioni, delle nostre
tradizioni del mondo e delle autorità stesse che imperano in esso. Soprattutto è contestatore dei nostri interessi
e del pensiero di noi stessi in nome del quale ci
giustifichiamo e il mondo anche ci giustifica. Egli mette in crisi tutto di noi
e tutto del mondo.
* * *
Siamo in una
notte che preludia un nuovo giorno in cui staremo con vergogna a guardare la
nuova vita che verrà edificata non più
con il pensiero e sul pensiero di noi stessi, ma con il Pensiero di Dio e sul
Pensiero di Dio; costruita sull'amore e non più sul denaro e
sull'egoismo, anche se legalizzato da tradizioni e benedizioni; una vita in cui
l'uomo non varrà più per il denaro che ha o che guadagna, ma per
quello che non ha, soprattutto per quello che è: nel credere, nel
pensare, nell'amare. Siamo in una notte che sta sfasciando tutto un mondo
lungamente costruito senza tener conto di Dio e del destino dell'uomo, senza
tener conto del sacro che ogni uomo porta in sé. “Non resterà pietra su pietra”, dice il Signore,
e pur si riferiva al tempio che gli uomini gli avevano
elevato a testimonianza dell'amore che riserbavano per Lui: fuori dei
loro affari e delle loro case.
* * *
In un mondo
che si va facendo sempre più inumano perché rende sempre
più difficile all'uomo quel lavoro principale per la sua anima che
è il pensare, il pregare, l'amare, senza il
quale egli non può diventare ciò di cui per ora è solo un seme,
una speranza (è Dio che forma l'uomo e la donna, ma non senza il loro
impegno ed il loro pensiero), è dovere di ognuno che non voglia essere
ridotto ad un meccanismo senz'anima, stordito in continuità dai sedativi
per non sentire la tristezza dei richiami dell'amore infinito, procurarsi dei
momenti nei quali gli sia possibile fermarsi, un posto di raccoglimento dove
liberarsi dalle sciocche esaltazioni e dagli inutili onori che il mondo
dà in compenso dell'anima che
porta via; fermarsi per ritrovare la propria dimensione, la propria
povertà e il senso delle cose e della vita. Senza questo quotidiano
ritrovarsi, senza questo raccoglimento (che l'uomo deve porre con più
urgenza del quotidiano mangiare) egli è costretto a vivere in uno
scenario di valori che hanno parvenza di vero e che se anche esaltano dando
sensazioni di vita e d'amore, gli nascondono il furto continuato a suo danno
dei tesori di casa sua, sì che presto egli si troverà totalmente
svuotato di anima e si vedrà gettato, braccia e
piedi legati, nelle tenebre esteriori, come un relitto in balia delle onde e
dei rumori. Questa è una minaccia che grava su ogni uomo che stia
vivendo sulla terra e che può diventare realtà in ognuno di noi.
L'Avvento, dopo aver contestato e posto in crisi le nostre ragioni, ha lo scopo
di incentrare il nostro sguardo su Dio, orientarci all'essenziale.
Il fiore
sboccato in cima al vecchio mondo
Ci siamo abituati a stimare
molto ciò che più fa rumore e non abbiamo capito la prima lezione
della vita: educazione all'ascolto e quindi al silenzio. E,
poiché pensiero e rumore sono complementari (essendo questo il residuo
che rimane dalla distruzione di quello), dove cresce l'uno, l'altro diminuisce,
e dove c'è molto di uno, c'è poco dell’altro.
Così
Dio, che è Pensiero infinito, è circondato da un infinito
silenzio. Non c'è un essere che sia tanto
silenzioso come Lui, al punto che gli uomini, abituati come sono a stimare solo
ciò che fa rumore, concludono: Dio non è una realtà da
considerare, perché non si fa sentire. O anche semplicemente e crudamente: Dio
non c'è.
Questo
sottomettere l'importanza e l'esistenza di un essere al rumore, denuncia la
distruzione completa del pensiero in noi, bruciato dalla nostra
superficialità, e rivela la ragione dell’odierna adorazione della
macchina e del denaro: cose che fanno molto rumore. Eppure
Dio è tanto pensiero da non farsi sentire nemmeno quando l'uomo dice:
Non esiste. Chi ha il pensiero, e Dio è pensiero, non ha affatto bisogno
di far rumore, né di gridare per dire: - Eccomi, ci sono -. Aspetta.
Domani tutto ciò che fa rumore sarà passato e resterà il
pensiero.
È
l'uomo che ha bisogno di urlare per far vedere e dire che esiste; non Dio. Ma l'uomo è un essere in gestazione (in «Genesi» come l'universo); quindi è lui che
cambierà; non Dio. Così un giorno dovrà riconoscere
che il silenzio è più vero di ciò che fa rumore. Constaterà che il silenzio non è prova di non
esistenza o di insignificanza, ma di esistenza e di grandezza, perché
parte essenziale della «Parola» rivelatrice. E
capirà anche perché non «sentiva» la parola di Dio:
il suo «io» insignificante urlava dentro di lui.
Allora
incomincerà a vedere la lezione dell'Avvento, quella notte di cui
è intessuto ogni giorno dell'uomo.
Nell'Avvento
il Pensiero di Dio in noi, come un albero, come il lievito nella massa di
farina, silenziosamente cresce, silenziosamente fermenta.
Forse tu senti
gli alberi quando crescono? O forse senti il rumore
del lievito nella massa di farina? Pure un mattino scopri che gli alberi sono
tutti in fiore; scopri che la massa di farina è fermentata.
Chi sente il
lavorio che durante la notte invernale si produce sotterra per un mattino di
primavera? Così fu nell'Avvento dell'umanità. Così
sarà per noi. Così è il Regno di Dio nella nostra vita.
Un giorno ce lo troveremo davanti ai nostri stessi occhi e non potremo
non vederlo, perché sarà come un bimbo postoci nelle braccia.
Troveremo tra noi il Pensiero di Dio, il Verbo: nato da un meraviglioso mare di
silenzio, perché pensiero puro. Ma ci
sarà in noi quell’infinito silenzio
d'amore da poterlo sostenere? Perché solo un infinito
silenzio può portare un infinito Pensiero. Ecco l'importanza
della veglia in attesa di Colui che sta per venire.
A questo punto
possiamo capire quale fiore dovesse sbocciare nel
deserto dell'umanità in attesa della Luce e perché ci vollero
secoli e secoli di lotte e di sofferenze prima di Cristo per formare una
creatura capace di portare il Verbo di Dio, di dare un'abitazione a Dio: al
termine dell'Antico Testamento troviamo una creatura Immacolata, meraviglioso
silenzio da cui nascerà il Verbo nel mondo. Così tutto lo
sviluppo dell'Avvento, simbolo dello sviluppo dell'universo e di ogni vita, è riducibile ad un amore, a quell'amore silenzioso che ha un nome: Maria,
Colei che i secoli, sotto la potente mano di Dio, selezionarono
dall'umanità e formarono.
Ecco, ora
possiamo capire la lezione che Dio ha voluto darci mettendo nell'Avvento questo
capolavoro d'infinito silenzio d'amore che è l'Immacolata Concezione:
è lo stesso fiore che deve sbocciare nell'anima di ognuno di noi dal
roveto cespuglioso cresciuto tra le sabbie del deserto di quel
Antico Testamento che è oggi la nostra vita nel mondo. Oh, non
abbiate paura di tradire il mondo se vi fermerete un
poco a vegliare, mentre tutti corrono; perché tutto il deserto è
in attesa e s'incendierà d'amore per questa rosa sbocciata in una notte
di pena e di silenzio.
Il verbo di Dio tra noi
Il Verbo che
era fin da principio, il Verbo che è stato annunciato nei secoli e di
cui tutte le cose dell'universo parlano, il Verbo in cui tutti gli uomini
cercarono e cercano di penetrare scrutando il mistero della vita, è
apparso tra noi come uno di noi, per dare a tutti, grandi e piccoli, sapienti
ed ignoranti, la possibilità di incontrarlo e di guardarlo e di
conoscerlo. Bisognava aspettarcelo, poiché il tempo della vita non
è altro che rivelazione di Colui che parla.
Anche noi Lo vedremo, poiché anche noi apparteniamo all'universo delle
sue parole che converge su di Lui; anche noi dal
giorno in cui siamo nati ci troviamo nell'aula in cui Egli è Maestro e
insegna; apparteniamo alla sua conversazione.
«Ascoltatemi
tutti e intendete» Egli dice. Solo alla scuola della sua Verità e
del suo Amore, impariamo ad uscire liberi dalle catene del nostro egoismo,
dell'ambizione, della paura: catene che ci impediscono
di camminare secondo lo Spirito che abita in noi. Cristo è luce del
Verbo di Dio che si offre agli uomini per dare loro la possibilità di
uscire dalla prigione del pensiero di se stessi e dal
loro vecchio mondo per entrare nella luce del Dio presente ed operante tra
loro: tale è la realtà in cui ci troviamo.
La nostra
attenzione dev'essere rivolta molto più a Lui
che al mondo, poiché guardando e ascoltando Lui possiamo conoscere Lui e
il mondo e noi, ma fintanto che guardiamo il mondo e gli altri, non possiamo
conoscere né il mondo, né gli uomini, né noi, né
Lui.
Pure:
«Non vi fu luogo per Lui»: le loro case, la loro vita erano piene
di altro e di altri. Non vi fu luogo per Lui se non una grotta, una mangiatoia,
fuori della loro città. Fu una lezione scritta per
ogni uomo, scritta con inchiostro indelebile, l'inchiostro della realtà,
per avvisarci che quello che avvenne è quello che avviene in ognuno e per
ognuno di noi: Dio parla personalmente per ognuno di noi, sì che nessuno
può dire in coscienza: io non ho udito.
La luce di Betlemme
Betlemme,
luogo del nostro mondo e della nostra storia, in cui il cielo e la terra si
sono incontrati e il Verbo di Dio ha incominciato ad essere visibilmente tra
noi. La terra ha compiuto il suo dono e Dio ha mantenuto la sua promessa:
così Colui che doveva venire è giunto.
«Troverete un bambino avvolto in fasce e giacente in una
mangiatoia». Ma la maestà di DIO sarà
da quel momento inseparabile da Lui.
Betlemme,
città dell'anima, luogo di incontro con il
Verbo di Dio di tutti coloro che hanno nostalgia di Luce, di Pace, di
Verità. Anche noi un giorno, resi attenti da un
fatto particolare, un segno, una parola, incominceremo a sentire la
vanità di un mondo senz'anima al quale abbiamo sacrificato il meglio di
noi, i nostri anni migliori, e il bisogno di andarcene a vedere ciò che
è accaduto laggiù, in quel luogo di luce e di gioia, carico di
mistero, ma anche di tanta speranza.
Qui giungono
gli uomini stanchi di una vita fatta di niente, angosciati per la loro
solitudine e per il deserto del mondo senza oasi di riposo per lo spirito,
senza libertà, senza pane che sfami, senz'acqua che disseti, senza luci
eterne. Qui giungono gli uomini sospinti dalla nostalgia dell'eterno; né
vi sono distanze di tempo o di spazio che possano impedire loro di andare, ché l'amore e la nostalgia della Verità sono
più forti di qualsiasi lontananza.
Ma quanti
hanno sepolto la loro nostalgia dell'eterno, che Dio stesso ha posto nel cuore di ogni uomo, sotto il cumulo del loro mondo di ambizioni,
di ricchezze e affari, abissi di tempi e di spazi impediranno loro di
avvicinarsi a quel Luogo in cui splende la Gloria di Dio.
Di qui parte
un annuncio di gioia che supera tutte le barriere di terra, di ferro, di fuoco,
per giungere agli uomini di tutti i tempi e di ogni
luogo.
Un annuncio di
gioia che invita tutti ad andare fino a quella Grotta in cui si trova un Bimbo
con sua Madre e qui fermarsi e restare pensosi, perché qui è il
principio della vita semplice e libera, il segreto della gioia per ogni uomo.
Qui è
la luce che illumina il nostro mistero, perché ognuno di noi porta in
sé la Presenza di questo Bimbo e di questa Madre.
* * *
Betlemme, luogo in cui il
Volto di Dio si è fatto corporeo per dare agli uomini, schiavi di tutto
ciò che è relativo, materiale, la possibilità di ritrovare
la vita dello spirito, senza la quale tutto diventa molto triste. Qui la Luce accettò
la povertà e la miseria delle tenebre per convertire le tenebre in luce:
«e il Verbo si è fatto carne».
È per
il nostro Natale che il Verbo di Dio si è fatto carne. Ma ciò che è avvenuto nella storia senza di
noi, non avviene nella nostra vita senza di noi. Non vi è nessuna
Betlemme possibile per noi, nessun Natale, se noi stessi non vogliamo partire
dal nostro mondo per incontrarci con Colui che vuole
essere per noi la vita, perché è la Vita. Ma
se vogliamo incontrarlo e piangiamo per la nostra lontananza, allora abbiamo
fiducia, perché l'amore di Dio è più forte del peso dei
nostri errori, dei nostri dubbi e delle nostre distanze: la sua Luce
vincerà le tenebre della nostra notte. Grande è la nostra speranza.
Egli
saprà trovare la via per i nostri passi, per quanto deboli ed incerti
essi siano, e ci condurrà a vedere il Verbo annunciato da tutte le cose,
il Verbo di Dio che ci attende per inondarci con la Sua Luce: la luce del Dio
presente.
La Sua
Luce! Solo chi ha sofferto molto
l'angoscia delle tenebre sa quanto sia importante per
la vita la luce, sa l'immenso tesoro ch'essa rappresenta!
Al confronto
di essa, le ricchezze, il benessere, la gloria del
mondo, sono un niente, anzi una pura perdita. Fintanto che non ci siamo
convinti di questa importanza, i natali si possono
ripetere all'infinito nella nostra vita, saranno sempre più uguali e
sempre più monotoni: noi non ci muoveremo per andare a vedere, non ci
muoveremo di un passo dal nostro gregge e non giungeremo al nostro natale, non
entreremo nella vita, non troveremo Colui che ci libera dalla paura delle ombre
del mondo e ci insegna la via dell'amore.
Il figlio dell'uomo
Con Cristo la
vita si è rivelata posta nelle mani dell'uomo e si è così
rivelato il mistero che è e che già era in ogni uomo fin dal
principio, poiché Dio creando l'uomo si è dato a lui come uno tra
i tanti suoi doni di cui questi può disporre. Ma
il suo è un dono che vuole crescere nei nostri pensieri e nel nostro
amore fino a diventare tutta la nostra vita, perché in Lui è
tutta la nostra vita.
Dio si
è posto nelle mani dell'uomo come un seme nella terra. La nascita di Cristo sulla scena del mondo è avvenuta per
farci prendere coscienza del mistero che portiamo in noi: che ogni uomo porta
con sé: quel Dio che non possiamo ignorare, né trascurare, senza
che tutto di noi perisca.
Il Verbo di Dio
prendendo un corpo per rendersi presente a noi che non riusciamo più a
vedere al di là dei nostri corpi, si è
posto nelle nostre braccia, si è dato nelle nostre mani. E fu tutto un
segno della Realtà in cui si viene a trovare
ogni uomo dal giorno in cui nasce fino a quello in cui muore.
* * *
Abbiamo fatto troppo conto sull'uomo e
sulle sue risorse, ed abbiamo trascurato l'unico in cui era la soluzione dei
nostri problemi: Dio. Così ci siamo avvolti in una giungla di dubbi, di incertezze, di angosce senza fine che ci hanno costretti
in un vortice di fatti contradditori sempre più vertiginoso, sempre
più inestricabile, senza mai la più piccola speranza di uscita in
una soluzione di riposo e di contemplazione, perché veramente senza di
Lui non possiamo fare niente e tutto quello che facciamo senza di Lui, essendo
niente, ci riduce al niente.
Diventiamo infatti figli delle nostre opere, che non solo ci seguono,
ma ci precedono. Così, proprio quando un giorno ci siamo detti l'un l'altro ed abbiamo annunciato a grandi caratteri sui
nostri giornali e nell'interno delle nostre case: abbiamo il benessere! proprio
allora i nostri figli hanno incominciato ad andarsene via di casa ed a preferire
la pazzia, perché il nostro benessere aveva reso l'aria irrespirabile e
svuotato i cuori.
C'è un
errore di fondo nelle nostre concezioni e nelle nostre
costruzioni: non abbiamo tenuto conto di Dio, che è il principale
operatore tra noi. Ed era la pietra fondamentale da
porsi. Abbiamo preferito fare i conti con il denaro.
* * *
Se Dio si è posto nelle
nostre mani, lo possiamo guardare, pensare, farlo oggetto delle nostre
attenzioni; ma lo possiamo anche trascurare, dimenticare in un angolo per
occuparci di altro: per guardare le nostre campagne ed i nostri affari, ad
esempio. Dio cioè si è affidato alle
nostre cure. E se si è affidato alle nostre
cure, Egli ha dato all'uomo la possibilità di fare di Lui quello che
vuole. Così ogni uomo fa di Dio quello che vuole: lo
pone in alto, in basso, a destra od a sinistra. L'unica cosa che non
può fare è cancellarlo, perché la Realtà è
superiore all'uomo, che non può né crearla, né
distruggerla.
* * *
Così in ognuno di noi
Dio cresce nella misura in cui lo facciamo crescere, ma diminuisce nella misura
in cui lo sminuiamo; muore in noi se lo trascuriamo. Come l'amore. Ma ciò che è morto non è cancellato,
anzi!
«Faranno di Me tutto quello che vorranno». È il mistero che si
compie nella vita di ogni uomo. Dio ponendosi nelle
mani dell'uomo. Ecco perché Cristo, questa rivelazione
del mistero del Dio tra noi, si è chiamato «Figlio
dell'uomo». Ma noi viviamo di quello che
facciamo di Lui. Se noi cerchiamo Lui, Egli cerca noi; se pensiamo
a Lui, Egli pensa a noi; se lo raccogliamo, ci raccoglie; se lo conosciamo, ci
conosce; se lo facciamo crescere, ci fa crescere; se lo facciamo vivere, ci fa
vivere. Ma se lo lasciamo morire per mancanza
d’amore, la sua morte è anche la nostra, perché Egli è la nostra vita e forma una
cosa sola con noi. Non si può vivere avendo in casa nostra un morto:
né è possibile
togliercelo di casa, perché forma una cosa sola con noi, e noi non
possiamo disunire quello che Dio ha unito.
Però
tutto, sia la sua nascita che il suo vivere od il suo morire, sono una
testimonianza di amore per noi, per farci capire fino
agli estremi limiti del possibile, il luogo della nostra vita ed il bene che
Egli è per noi.
Non basta
quindi sapere che Dio esiste o che vive in noi e che noi siamo il tempio di Dio;
non basta credere che Egli si è posto nelle nostre braccia, dato nelle
nostre mani e ch'Egli è qui, tra noi. Non basta. Egli è un figlio nato
in casa nostra e bisogna aver cura di Lui, pensarlo, custodirlo, conoscerlo,
capirlo; bisogna vegliare su di Lui e farlo crescere in noi come un figlio,
perché Egli si è fatto tale.
Ecco, bisogna
generarlo ogni giorno; bisogna farlo crescere ogni giorno, come una nostra
speranza di vita, come un amore. «Bisogna
ch'Egli cresca e ch'io diminuisca».
Come ogni
donna per essere tale deve sapere ciò che significa essere compagna
dell'uomo, poiché è stata creata per questo, così per
avere Dio con noi bisogna sapere cosa vuol dire essergli madre. «Chi fa
la volontà di Dio mi è fratello, sorella
e madre». Non basta cioè aver il Cristo;
bisogna avere sua Madre, perché se il Cristo ci è posto tra le
braccia e noi non sappiamo essergli madre, deperisce e muore. A noi l'angoscia di non aver vegliato sulla nostra fede, sul nostro
amore.
Missione di Cristo
Quella via che
gli uomini vivendo nel mondo confondono e smarriscono a tal punto da non saper
più dove andare, né che cosa cercare, né per che cosa
vivere, in Cristo viene ripresentata agli occhi di
tutti: non c'è occhio che non la possa vedere; non c'è uomo che
non la possa percorrere; non c'è luogo in cui non giungano le sue
segnalazioni ed i suoi richiami. «Venite
a Me tutti», Egli dice, «Io
sono venuto per raccogliere ciò che si disperdeva nel mondo».
È una
via in cui si parla soprattutto di Dio e si vive con Dio e si risolve ogni
problema con Dio e in Dio. È una via che ogni uomo, se sinceramente vuole
giungere alla Verità ed evitare di
fare niente tutta la vita, deve chiamare nel suo intimo «mia via»,
«mia salvezza», perché è la via, la salvezza di Dio.
Dio infatti volle che il suo Verbo incarnato fosse chiamato
Gesù, che significa «salvezza di Dio». E bisogna che ogni
uomo si ripeta in cuor suo: «questa è la salvezza di Dio», e
ogni giorno se lo confermi nella sua anima se vuole vincere la pressione, il
peso, la violenza che il mondo esercita su di lui per farlo deviare verso altre
strade, verso altre salvezze che non salvano assolutamente niente, ma che bevono la vita e il tempo e il pensiero e svuotano l'anima di ogni desiderio e di ogni fedeltà lasciandola
desolata, instabile, senza più fede, né volontà, né
capacità di amare la Verità e la vita, senza più gusto per
la ricerca di Dio. Sono questi i segni del passaggio del mondo nell'anima;
perché il mondo acceca gli occhi, sigilla gli orecchi, pietrifica i
cuori e riempie di terra le anime.
* * *
Questo Cristo
che ci è stato annunciato e di cui tutte le
cose hanno parlato come speranza e promessa per gli uomini fin dal primo giorno
della creazione, di cui ancora oggi parlano e continueranno a parlare fino alla
fine del mondo, porta in sé la nostra salvezza, il senso della nostra
vita; porta in sé la nostra luce, la Verità e tutto. «La vostra vita è nascosta in
Cristo», annuncia s. Paolo alle genti, a tutte le genti,
perché qui è la vita di ogni uomo.
È
questa la salvezza che Dio ha posto sulla strada degli uomini dopo averla
scritta nelle loro anime, sì che tutto in noi rende testimonianza a Lui.
Certamente dal
momento ch'Egli è venuto ad occupare un posto
nel mondo degli uomini e nella loro storia, ha occupato tutto il mondo e tutta
la storia e ogni uomo non può fare a meno di vederlo. Ma se non
può fare a meno di vederlo, non può fare a meno di giudicarlo e
dargli un nome, ché ogni nome che noi diamo
alle cose è effetto di un giudizio. Anche
Cristo è lì, sulle nostre strade, per essere valutato, giudicato
e nominato. «Voi chi dite che io
sia?», Egli dice.
* * *
Adamo diede il
vero nome alle cose e conobbe l’attesa e la speranza di Colui che esse annunciavano. Noi non dando più a loro
il vero nome, ma quello della nostra utilità e dei nostri interessi, non
possiamo conoscere la speranza ch'esse portano in
sé per noi. Abramo credette in Dio e vide il
giorno del Cristo.
Ma
noi quale nome daremo a Cristo? Gli daremo il suo o gliene daremo
forse un altro perché il suo l'abbiamo riservato a qualche nostro amore
particolare, od a quel tesoro in cui abbiamo riposto la nostra fiducia e la
nostra salvezza? Proprio qui riveliamo se siamo figli della Verità o
della menzogna: riveliamo quello che coltiviamo nel
segreto del nostro cuore.
Davanti a Lui
i cuori svelano i loro segreti, la loro vera fede ed il loro amore.
Dargli il suo
nome non significa dire Gesù, Gesù, anche tutto il giorno.
Significa piuttosto superare il pensiero di se stessi ed il proprio egoismo ed
orgoglio; significa vincere le ambizioni del mondo e cercare prima di tutto il
Regno di Dio, sapendo che Dio si lascia trovare da coloro che Lo cercano;
convinti che non si può nemmeno pensare di poter servire Dio e il denaro
e che nel conoscere Dio sta la nostra vita principale, la nostra ricostruzione,
l'unica cosa necessaria: proprio quella che Cristo è venuto
a recare agli uomini. Egli infatti è venuto a
parlarci di Dio, a farcelo conoscere ed a darci la possibilità e la
grazia di conoscerlo. «Uno solo
è il vostro Maestro; voi siete tutti discepoli» Egli dice, «Se mi ascolterete e resterete nelle mie parole, conoscerete
la Verità e la Verità vi farà liberi». È
questa la sua missione, perché Dio vuole che tutti gli uomini si salvino
e giungano a conoscere la Verità. È questa la volontà di Dio,
perché Dio vuole che gli uomini credano in Colui che
ha mandato e segnato. È questo un passaggio obbligato, perché
nessuno conosce il Padre se non il Figlio e perché nessuno può
salire al cielo se non Colui che discende dal cielo.
* * *
Cristo
è venuto a portare agli uomini, a quegli uomini che sono attratti da Dio,
attratti dal desiderio di conoscere la Sua Presenza e la Sua Verità, la
speranza che nessuno può dare loro, ma che anche nessuno deve togliere
loro: quella di poter giungere a conoscerlo.
A coloro che
credono nel suo Nome Egli dà la
possibilità di conoscere apertamente il Padre. Egli ha così
affermato la prerogativa essenziale dell'uomo: le forze che regnano nel mondo
non hanno il potere di determinare l'uomo orientato a Dio. «Colui che abita in voi è più forte del
mondo». Con la venuta di Cristo, l'uomo può liberarsi della sua
dipendenza rispetto a tutti i destini: né le forze economiche, né
i pregiudizi di classe o di tradizione, né le passioni degl'istinti, né le pressioni psicologiche e sociali
della famiglia, del gruppo, delle istituzioni possono determinargli la vita:
egli appartiene ad un destino più alto ed il suo peccato sta
nell'accettare di esser meno uomo, meno donna e di disperare di vincere il
mondo. «Non temete,
io ho vinto il mondo» dice Cristo.
Credere in Lui
significa quindi avere la preoccupazione di cercare Dio prima
di tutto e di amare il prossimo per restare nella Verità di Dio.
Certamente, se non amiamo i nostri fratelli e non prendiamo su di noi il loro
peso, riveliamo che un altro è il nostro amore principale, che altro
è ciò che cerchiamo nella nostra vita e che in verità non
crediamo in Dio, né l'abbiamo conosciuto; significa che abbiamo dato ad
altro o ad altri il nome della nostra salvezza.
La nostra vita è in Cristo
La nostra vita
è nascosta in Cristo: ascoltato, amato, meditato, conosciuto. La via
della nostra salvezza è fatta di pensiero e di amore
attorno a Cristo; è fatta di interiorità, di silenzio, di ricerca
personale, paziente e fedele, di meditazione sulle sue parole sapendo che in
esse vi sono le lezioni di Dio per noi; è fatta di conoscenza e di
rispetto della presenza di Dio in tutto e in tutti.
Nulla
può cambiare sostanzialmente nell'esterno se non incominciamo a cambiare
il nostro interno e vane sono tutte le nostre fatiche.
Senza questa ricerca personale e paziente, liberamente voluta, non
c’è bene che valga, non c’è azione, né fatica,
né sacrificio che ci liberi e ci salvi dalla prigione del pensiero del
nostro io in cui vediamo sempre noi in tutto prima di vedere Dio e non possiamo
approdare a quella gioia che viene dall'amore disinteressato, dalla
dimenticanza di noi stessi, dalla conoscenza, dall'amicizia con Dio.
La nostra vita
è nascosta in Cristo. Le tenebre coprono la terra e la notte grava sulle
genti. È necessario sorgere
e portarci nella luce: non amate la morte, non rassegnatevi alle tenebre. Accorrono
i re, le nazioni, le moltitudini dei popoli; anche la stessa terra si apre in
profondità di abissi per sospingere tutti ad
andare, a passare oltre, in fretta, a quella riva sulla quale Cristo ci
attende. Anche le pietre ormai parlano di Lui e della
sua Verità.
Vengono genti
da lontano, cantando le lodi del Signore ed offrendo doni. Ma
coloro che sono vicini non ne sanno niente. Qual è questa lontananza che
fa camminare e cercare? Qual è questa vicinanza che acceca e lascia
indifferenti? Quando ci si apre alla ricerca di Dio
è sempre un venir da lontano, dagli aridi deserti dell'anima nuda che sa
tutta la sua povertà, il suo niente; poiché senza povertà
non c'è preghiera, non c'è lieta novella, non c'è Vangelo.
Senza povertà e senza smarrimento non c'è ricerca, non c'è
invocazione, non c'è uomo vero.
Signore, fa che anche noi scopriamo la nostra lontananza dalla tua
strada, dai tuoi pensieri, dal tuo Spirito; fa che conosciamo la nostra
povertà, il nostro smarrimento, il nostro nulla; fa che anche noi
possiamo partire alla ricerca di Te, di cui tutto ormai parla.
- Il seguito della seconda parte verrà proposto
Il 13.05.2010 (Festa della Madonna di Fatima) -