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UtUnumSint

parte precedente

 

 

Omne verum, a quocumque dicatur,

a Spiritu Sancto est”

 

 (S. Tommaso d’Aquino)    

"Altissimu, onnipotente

bon Signore,

tue so' le laude,

la gloria, l'onore

et onne benedictione'

 

(Dal Cantico delle Creature di S. Francesco)

 

LA  GLORIA                                                        

                                              

 

 

 

parte terza

 

La gloria di Dio nel tempo  di ogni uomo

 

Solo nella solitudine e nel silenzio

l’uomo ti conosce

e conoscendoti ti trova.

 

 

 

 

La gloria di Dio è la sua Verità che si annuncia in tutto e si significa in tutto, espressione di ciò che Dio è, espressione unica di un Dio Unico, inconfondibile, irripetibile, poiché l’espressione dell’Assoluto può essere solo unica e irripetibile.

Fra tutte le parole vi è una sola Parola, fra tutti i segni vi è un solo segno che non ci permette più di ignorare, né di scantonare con qualche nostra ragione o giustificazione. Dio con il suo operare giorno dopo giorno ci sta convocando qui.

Per cui vi è un giorno nella vita di ogni uomo, e dobbiamo aspettarcelo, in cui, come un lampo nella notte, la presenza di Dio balena al disopra di tutte le parole, di tutti i fatti, di tutti i sentimenti e di tutte le nostre ragioni, e attrae a sé la nostra attenzione, il nostro pensiero: è in essa per ogni uomo il principio della vera vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Luomo è fatto così bene che non può sussistere senza il bisogno di Dio, senza la gloria di Dio e vive in quanto glorifica e può glorificare Dio, non a parole o con inni, ma con la conoscenza.

Fondamentalmente ogni uomo esiste nella gloria di Dio.

L’uomo non trae vita né dalla società, né dagli altri, né dal mondo, ma da Colui che è Uno, da Dio e dalla sua gloria.

Fuori dalla conoscenza della gloria di Dio si cade negli isterismi della società e dei sentimenti, del cuore e della pubblicità, della violenza e delle imposizioni di una istituzione o di un gruppo: tutte espressioni di un pensiero debole che ha perso il contatto con il Principio Divino.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’orizzonte trascendentale della conoscenza di Dio è un orizzonte personale, e la vita personale della ricerca di Dio è il cammino cui approda l’universo attraverso la persona umana.

E’ solo attraverso la fede che impegna personalmente a pensare Dio, a ciò che Dio ci annuncia di sé con le sue parole ma che non si vede e non si tocca e non si esperimenta, è solo attraverso questa fede e questo impegno che si giunge alla scoperta della vita vera, quella che è presso Dio, in Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Tutti verranno proclamando la gloria del Signore” (Is. 60.6)

Fatti per l’assoluto, l’infinito, l’eterno (e di questo nostro destino ne portiamo l’impronta su tutte le nostre fibre e in tutti i nostri pensieri e desideri) ci troviamo calati in una realtà che non è assoluta, non è infinita, non è eterna e ne restiamo delusi, scossi, sgomenti, rattristati. La realtà in cui ogni uomo viene a trovarsi e con cui deve vivere saluta sempre da lontano il sogno che l’uomo porta nel suo cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo fame di assoluto e ci troviamo ogni giorno alla prese con ciò che non è assoluto.

Abbiamo fame di eternità e ci troviamo sempre a contatto con cose e creature che non sono eterne, ma mutano e passano.

Abbiamo fame di luce e siamo avvolti nelle tenebre.

E’ la devastazione conseguente alla proclamazione dell’autonomia dell’uomo e delle cose da Dio.

Ma noi chiamiamo realtà tutto questo che non è assoluto, che non è luce e che non è eterno, per cui restiamo delusi e ingannati nelle nostre aspirazioni più profonde come se chi ci ha creati avesse scherzato su di noi ponendo in noi aspirazioni e sogni impossibili, che vengono brutalmente bruciati da una realtà diversa.

Invece tutto è opera di Dio che non vuole ingannare, ma insegnare il luogo in cui si trova l’assoluto, l’eterno, l’infinito, il luogo in cui i sogni si realizzano e dove tutto è luce.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli uomini infantilmente credono di essere stati creati per lavorare, guadagnare, farsi ricchezze, per possedere cose e creature o per raggiungere una loro gloria e fasi applaudire.

Così è un tutto agitarsi e un correre dietro ciò che delude perché non è Dio.

Sono infantilismi che si pagano cari, poiché tutto si paga, e molti passano tutta la loro vita prima di accorgersi dell’errore in cui hanno sprecato il tempo, i pensieri e tutto di sé per trovarsi alla fine con l’anima vuota e a pezzi, depressi e angosciati senza più alcun punto fisso di riferimento per sostenere e dare un senso alla loro vita.

E’ la conseguenza fatale alla quale si va incontro quando non si tiene conto della Parola di Dio che chiama tutti alla conoscenza di Dio come impegno principale e che dice a tutti: “non preoccupatevi del mangiare e del vestire, ma cercate prima di tutto Dio, poiché la vita sta lì”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutti volenti o nolenti, credenti o non, cercatori di Dio o avidi di cose del mondo, verranno proclamando la gloria di Dio, perché Dio è Colui che regna in cielo, in terra e in ogni luogo, dentro e fuori di noi.

A Lui appartengono i tempi e gli eventi.

A Lui la potenza e la gloria che era in principio, che oggi è nel mondo, che domani sarà nella consumazione di tutte le cose nella Verità e nella Presenza di Dio, poiché tutto sta andando verso Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dio ci fa sentire, provare, esperimentare ciò che Egli non è per farci capire l’importanza di ciò che Egli è e quindi per formare in noi il desiderio, l’attrazione, l’interesse per Lui e renderci partecipi della sua gloria.

“Manderò la mia fame sulla terra: non fame di pane, ma di conoscere Dio”.

Noi esperimentiamo l’assenza perché Dio sta imponendo a noi la sua presenza; esperimentiamo il tempo perché Dio sta affermando a noi l’eterno che Eli è; esperimentiamo il finito non come negazione dell’infinito, ma come predicazione, affermazione e quindi glorificazione dell’infinito che Dio è. Se tutto ciò che non è Dio è prova in noi del valore di Dio, tutto è per la gloria di Dio; in tutto è Dio che regna.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dio si annuncia, Dio viene, Dio si impone.

Dio ci offre la sua gloria.

Dio dice a tutti che la sua volontà è di essere conosciuto e vuole che ogni uomo si impegni a conoscerlo.

Dio vuole essere conosciuto e ha posto nel conoscere Lui lo scopo valido per dare un significato alla nostra vita: “cercatemi, conoscetemi e vivrete!”.

Gli uomini preferiscono morire.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non solo Dio ci dice che la sua volontà è di essere conosciuto, ma ci segnala anche il luogo in cui trovarlo.

L’assenza infatti di Dio che l’uomo esperimenta nel mondo esterno, mentre ci segnala la presenza di Dio poiché essa è segno, voce, predicato della presenza di Dio là dove non si vede Dio, ci dice anche che stiamo cercando una cosa nel luogo sbagliato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Certamente nell’esperienza dell’assenza di Dio che l’uomo fa c’è la presenza di Dio, ma nessuno può passare dall’esperienza dell’esperienza dell’assenza di Dio all’esperienza della presenza di Dio senza lo Spirito di Dio. Per questo l’assenza ci segnala il luogo in cui possiamo trovare Dio: mentre ci segnala un nostro errore di ricerca, ci indica che il luogo della presenza di Dio è interiore.

Non si tratta allora di trovare fuori ciò che si ha dentro, come quando si cerca qualcosa di materiale, ma si tratta di capire il significato di ciò che avviene fuori come segnalazione a noi che la presenza di Dio è nell’interno.

Per questo l’assenza di Dio nel mondo esterno è ancora una parola per noi che ci segnala il luogo della presenza di Dio.

Chi ci segnala il luogo in cui si trova è perché vuole farsi trovare.

E così tutto dentro e fuori di noi rende gloria a Dio e noi, dentro e fuori, siamo già immersi nel Regno di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo solo noi in difetto rispetto alla realtà in quanto non capiamo, non intendiamo, non conosciamo e non ci interessiamo del “luogo” in cui ci troviamo, né del “luogo” in cui si trova Dio, né del senso del tempo che stiamo vivendo, in cui giorno dopo giorno la gloria di Dio ci inonda sempre più da vicino, ci mette sempre più alle strette di fronte alla sua Verità: “coger omnes ante thronum”, ci costringe tutti davanti al suo trono.

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi si è ridotto tutto al sentimento, al sociale, al rapporto con il mondo.

Anche la fede è stata ridotta non più alla ricerca della conoscenza di Dio, ma a riti e sentimenti, regole e comportamenti verso gli altri.

Si è dimenticato che la fede è via alla conoscenza personale di Dio, è introduzione alla vita del pensiero.

Per questo è necessario superare il proprio mondo ed i propri sentimento, qualunque cosa se ne dica nel mondo. Non si entra nella vita dello Spirito per ciò che si dice nel mondo, anche di tanto mondo religioso. Non si entra nello Spirito che rende testimonianza alla Verità, perché lo Spirito è Verità, se non morendo a se stessi e superando i propri sentimenti. Per questo il mistero della gloria di Dio è un ponte gettato tra lo Spirito di Dio vivo e presente nell’intimo dell’uomo e la sua assenza esperimentata nel mondo: teofania di Dio vivo nella morte dell’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando Gesù entrò nel tempio di Gerusalemme vi trovò mercanti di buoi, di pecore e di colombi, vi trovò cambiavalori con i loro banchi.

Quando Gesù entra nella nostra vita trova la stessa cosa.

Abbiamo creduto che il tempo e la vita fossero dati a noi per trafficare, guadagnare, arricchire, mangiare e correre per il mondo. Ma è un errore.

Così abbiamo fatto nel tempio di Dio, luogo di adorazione, di preghiera e di conoscenza, che è la nostra vita, un luogo di mercato e di grida.

Vero Tempio di Dio è la nostra mente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Allora Gesù prese una sferza e scacciò tutti dal Tempio, mercanti e buoi, pecore e colombi, e rovesciò i banchi e le cattedre dei cambiavalori.

Viene un giorno, e viene personalmente nella vita di ogni uomo, in cui l’Amore di Dio diventa violento, insopportabile, senza misericordia: allora scaccia, distrugge, brucia ogni cosa, poiché non sopporta più nulla di tutto ciò con cui noi ci siamo prostituiti e abbiamo prostituito la nostra vita tradendo Dio su tutti i marciapiedi del mondo.

“La mia casa è una casa di preghiera: voi ne avete fatto una spelonca di ladri!”. Amore che non sopporta; amore che diventa violento; amore senza misericordia. E’ la parola di Dio che diventa fuoco.

“Non crediate che io sia venuto a portare la pace! dice Gesù; non la pace, ma la guerra, non lo stare insieme, ma la divisione”.

E’ Parola di Dio anche questa!

 

 

 

 

 

 

 

 

Dio dandoci l’esistenza nel suo grande universo ci ha iniziati alla ricerca della verità: le sue parole servono all’uomo per far luce sui problemi della vita, sul senso di solitudine dell’anima, sui dubbi e le incertezze, sui conflitti, sulle paure, le depressioni e le angosce che attanagliano l’anima e la coscienza.

Dio si annuncia, viene, ci offre la sua gloria: la offre a tutti perché l’annuncio è per tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo superando ogni sentimento, ogni sua esperienza e rinunciando al desiderio soggettivo di possedere per sé quanto esperimentato, il divino mistero, la gloria di Dio, si dona all’uomo di sua iniziativa.

Colui che è il principio di tutto ha bisogno dell’assenza nell’uomo di ogni principio per donarsi, rivelarsi all’uomo come Principio. E’ necessario che tutto di noi si sottragga a noi perché si riveli reale in noi la gloria di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo è un essere dominato da una logica: fa rapporti con suoi punti fissi di riferimento. E quando il punto fisso di riferimento è altro da Dio, l’uomo per essere logico con esso diventa principio di menzogna e non può farne a meno.

Quindi non può comprendere la realtà ma la deve deformare per comprenderla: egli non può sopportare una realtà che non entri nella sua logica.

Così esce dall’amore e dal servire e diventa un autoritario, un despota, un padrone, anche se è servo.

L’uomo quando non tiene conto di Dio deve fare la menzogna e diventare schiavo di essa. Egli diventa schiavo della sua logica e crede di essere nella Verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non abbiamo capito che il tempo della vita ha un orientamento escatologico e media la Verità di Dio: alla fine di esso si vedrà la gloria di Dio, che già si annuncia in ogni momento, in ogni cosa e già entra nella nostra vita con la forza e la violenza della luce.

Si tratta di spalancare le finestre, di aprire gli occhi, di guardare questa inondazione di luce che travolge ogni cosa: si tratta di vedere, di capire il luogo in cui ci troviamo (O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo Nome su tutta la terra!) e di intendere il significato delle cose che stiamo vivendo e come le stiamo vivendo.

Tutto infatti è opera di Dio che entra nella nostra vita, nei nostri pensieri, nelle nostre ragioni, entra nel suo Tempio per liberarlo da tutto ciò con cui ci siamo ingombrati il cammino verso di Lui  e per riportare in noi la capacità di riconoscere la Verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci siamo ingolfati con parole di uomini e argomenti del mondo e non abbiamo più visto che esistiamo, ci muoviamo e viviamo nel mare della gloria di Dio, un mare di luce, e non ne sappiamo niente.

Impossibile non essere in colpa per la nostra ignoranza!

La nostra mente è un tempio in cui Dio è sempre esposto: impossibile ignorarlo senza volerlo ignorare, quindi impossibile essere senza colpa quando non teniamo conto di Dio.

Tutte le parole che dicono o possono dire gli uomini e che tanto ci disorientano e ci accecano sul cammino, si perderanno come nebbia mattutina nell’immensità della gloria di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Viviamo in un mare di doni di Dio.

Tutto è dono di Dio.

Chi dona qualcosa, non ci dona solo qualcosa, ma ci dona il suo pensiero, ci dice che vuole che noi siamo, ci dona una presenza, un nome.

E’ il passaggio dall’anonimia, dal senza paternità, senza nome, senza senso, all’essere oggetto di un pensiero, di un amore.

Dio per donarci la vita ci ha immersi nella gloria immensa dei suoi doni.

Ma noi abbiamo separato la nostra vita dalla conoscenza di Dio: abbiamo separato la glorificazione di Dio dalla conoscenza della Verità, per cui ci siamo costretti, là dove bisognava glorificare Dio per dovere di ufficio, a recitare, a fare il teatro, a osannare Dio con le parole, i canti e le cerimonie e abbiamo perso l’autenticità della vita come ricerca di Dio.

Dio vuole la conoscenza, non il teatro!

Ci siamo sprofondati in un mare di niente!

 

 

 

 

 

 

 

 

La fame di luce che ogni uomo porta dice che Dio è la luce dei suoi occhi, il bisogno essenziale della sua anima.

Eppure, immersi in tanta gloria di luce gli uomini stentano ad occuparsi di Dio, a cercaLo, a conoscerLo.

Si fermano all’apparenza delle cose e attribuiscono agli altri o a se stessi gli eventi.

E’ un’illusione che siano gli uomini e i grandi a guidare gli eventi e ad essere i protagonisti della storia, mentre essi sono il gioco della fune degli eventi guidati e decisi in ben altro luogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dio è trascendete ed immanente: non è condizionato quindi da nessuno, ma condiziona ognuno ed ogni cosa: tutte le creature e tutti i tempi sono in mano sua.

La luce di Dio bussa alla porta di ogni uomo, qualunque siano i suoi impegni, le sue preoccupazioni, i suoi problemi, e lo chiama.

Dio ci chiama a ciò che Egli è mediante ciò che non è, e questo è l’annuncio, la gloria di Dio in ogni uomo e per ogni uomo.

Ciò che non è ci conduce a cercare ciò che è.

Ciò che ci fa esperimentare l’assenza dell’Assoluto, ci chiama a constatare la presenza dell’Assoluto.

L’assenza di Dio nel mondo esteriore, velamento di Dio, è spiegazione, dis-velamento della presenza di Dio nel nostro mondo interiore.

Se anche l’assenza di Dio è  testimonianza, dis-velamento della presenza di Dio, il “kabot”, la gloria di Dio nella creazione, nella storia, nella vita dell’uomo, è totale, abbraccia ogni cosa.

“Nel suo Tempio tutti dicono gloria” (Sal. 28,9)

Anche la distanza più radicale è relazione e quindi testimonianza, glorificazione dell’infinito nel finito.

Questo ci fa capire che è l’infinito che porta il finito, e non viceversa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Se è l’infinito che porta il finito e si disvela in questo, ogni uomo è visitato dalla gloria di Dio.

Questa gloria è ciò che si respira nell’universo: ogni angolo è ricolme di meraviglia, di miracolo e noi stessi siamo una meraviglia circondati da meraviglie.

“Ti rendiamo grazie, o Dio, per la tua gloria immensa”, gloria con la quale tu ti annunci a noi e ci chiami a conoscerti!

E’ per questa gloria immensa che nessuno, a qualunque razza, popolo, religione o ateismo appartenga, può ignorare Dio.

Ma non poter ignorare non è conoscere; basta però a rendere responsabile e colpevole l’uomo se non ha interesse per conoscere.

  

 

 

 

 

 

 

 

Per questa presenza della gloria di Dio in tutto ognuno percepisce che quanto accade nel mondo allude a qualcosa di più profondo e personale con Dio.

In tutto si parla di noi, dei nostri rapporti con Dio.

Tutto ci rimprovera di non cercare e di non conoscere Dio.

Per questo, il vivere ogni giorno è pieno di sorprese; nulla, nel piccolo e nel grande, è senza significato, anche se ben poco è ciò che capiamo poiché non occupandoci di Dio siamo analfabeti nelle opere di Dio.

Ma anche questo, questo nostro non capire, rende gloria a Dio, il quale dolcemente ci chiama a lasciare tutto ciò in cui stiamo sciupando la nostra vita, questo bene immenso di cui non sappiamo che farcene se non lavorare per guadagnare, arricchire, accumulare cose del mondo, e ad occuparci invece di Lui che si può trovare solo nella misura in cui ci dedichiamo a Lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli uomini hanno tolto dalla loro vita personale l’interesse per conoscere Dio e hanno messo al posto l’interesse per l’uomo, per la società, per la politica. La loro lettura non è più la Parola di Dio, ma sono le parole di uomini, non è più il Vangelo, ma sono i giornali.

Che cosa rimane loro?

Bisogna passare dalla vita di massa, vita vissuta dietro gli altri, dietro ciò che fanno o dicono gli altri, alla vita personale con Dio, dietro ciò che fa e che dice Dio.

La nostra vita infatti non è negli altri, ma è nascosta in Dio e sta nel trovare Dio personalmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per non essere mangiati, distrutti dalle cose immediate, effimere di ogni giorno, per non essere divorati dal lavoro, dal guadagno, da tutto ciò che si vede, si tocca, per non restare imbrattati da tutto ciò che si incontra, bisogna ancorarsi all’eterno. E bisogna trovarlo questo eterno che portiamo in noi se vogliamo ancorarci ad esso.

Ci salviamo dalla dispersione e dalla depressione del vivere quotidiano che incombe su ogni uomo solo attraverso questo ancoraggio all’eterno.

Qui è la nostra liberazione e la nostra risurrezione.

La nostra vita sta in ciò che è eterno.

 

 

 

 (La quarta parte del libro verrà proposta il

24.06.2024 – 43° Anniversario Apparizioni Medjugorje)

 


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