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Incontri del Sabato ciclo A-B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

Gv 15,4: “Rimanete in me ed io in voi; come il tralcio non può portare frutto da sé se non rimane nella vite, così in me, voi, se non rimanete in me”

 

 

ciclo A - presso Casa di Preghiera:

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

(14.03.1981)

 

Pinuccia: Mi fa ricordare le altre parole di Gesù: “Chi mangia la mia carne dimora in me ed io in lui”; qui ce lo dice come un’esortazione, come un imperativo: “Rimanete in me ed io in voi”. Ed io potrei dire: “Ma come faccio a rimanere in Te e Tu in me?”

Luigi: Lui l’ha detto prima e lo dirà dopo che Lui è la vite e che noi siamo i tralci. Ora, dice al tralcio: “Tu uomo che sei tralcio, resta unito alla vite”; evidentemente il tralcio, da solo, non si stacca; invece noi da soli, ci possiamo staccare. È per questo che fa il paragone tra il tralcio e la vite. Quando il tralcio è unito alla vite, tutto: il sole, l’acqua, la terra; tutto coopera per farlo crescere, per farlo fruttificare, tutto diventa bene. Ma se tu stacchi il tralcio dalla vite, tutto quello che cooperava per farlo crescere, diventa negativo: il sole lo fa seccare, l’acqua lo fa marcire, la terra lo distrugge. Come mai? Allora ci chiediamo: “Ma Signore, non hai fatto bene il mondo?”. La colpa sta nel fatto che il tralcio si è staccato dalla vite. Prova ad inserire il tralcio nella vite, prova a mantenerlo unito alla vite e vedrai che tutto quello che è negativo, diventa positivo. Vedrai il sole che fortifica il tralcio e non lo fa seccare, anzi alimenta la vite. L’acqua lo feconda, la terra lo fa crescere. Tutto coopera se il tralcio è unito alla vite. “Se”, ecco la condizione essenziale: tutto coopera se il tralcio è unito alla vite. Se il tralcio è disunito, tutto coopera a distruggere il tralcio. È il simbolo della nostra vita: se noi siamo uniti a Dio, tutto coopera per farci crescere nella luce, nella vita, nell’essenziale; se siamo disuniti tutto coopera a distruggerci. Tutti gli avvenimenti, tutti i fatti, tutto il mondo, la nostra stessa giornata, diventa tutta negativa. Invece se siamo uniti a Dio, allo Spirito di Dio, tutto diventa positivo.

Salvatore: Per essere uniti basta desiderarlo?

Luigi: Il desiderio è già espressione di unione, di amore all’Essere. Però dobbiamo stare attenti al pensiero: dove hai il tuo pensiero? Soprattutto, dove hai il tuo interesse principale.

I nostri desideri si muovono in quanto non possiamo volere, desiderare, una cosa che riteniamo inutile. La nostra volontà scatta quando ci accorgiamo che quella cosa è molto importante. La volontà presuppone la scoperta di un valore. Quando uno scopre che una cosa per lui è importante, vale molto, incomincia a desiderarla.

Ora, se scopriamo che in noi c'è il desiderio di conoscere la volontà di Dio, vuol dire che è già scattata la consapevolezza che quella conoscenza per noi è importante. E’ la scoperta del valore. Quel desiderio è già unione, incomincia a stabilire un’unione. Però tutto in noi richiede di essere coltivato; perché niente in noi sta su se non è alimentato.

Tutto in noi fa parte della creazione e le creature da sole non stanno su. Tutte le creature per vivere hanno bisogno di mangiare, di assimilare. L’essere vivente vive in quanto assimila, in quanto si nutre. Così deve essere quando scopriamo l’importanza di una cosa, cominciamo a desiderarla, ma bisogna alimentare il desiderio. Più l’alimentiamo e più si fortifica; ci convinciamo sempre di più, fino a che in noi diventa potente. In modo da potenziare la nostra vita fino a farci camminare in quello spirito.

 

Paolo: L’esigenza che devo avere è quella di cercare prima di tutto il regno di Dio.

Luigi: Devo preoccuparmi di restare unito; sapere che sono un tralcio e sapere che mi posso staccare dalla vite, per cui tutte le cose che mi accadono, se sono staccato incominciano a distruggermi, a disperdermi, ad impoverirmi. Invece se sono unito a Dio, tutte le cose comincio a vedere come parola di Dio. E se le vedo come parola di Dio, incominciano a nutrirmi, a vivificarmi, perché la parola di Dio mi dà vita. Però l’elemento essenziale è rimanere uniti alla vite; rimanere in collegamento, in sintonia.

Paolo: Nella giornata mi capita di vivere un conflitto tra il fermarmi con la parola di Dio e il leggere una lettura impegnata, oppure stare con una persona.

Luigi: Fermarsi con la parola di Dio costa di più ma dà anche di più. Non è facile. Bisogna arrivare ad un punto in cui uno vede tutto come parola di Dio. Allora non c'è più nulla che crea conflitto. Per cui dobbiamo vedere la parola di Dio anche nella persona con cui stiamo. Allora quello diventa efficace.

Se uno non vede la parola di Dio, prima deve caricarsi della parola di Dio in modo da poter assimilare anche lo stare con una persona. Altrimenti lo porta via. È un cammino, essendo un cammino è lunghissimo. Gesù stesso dice: “Con la pazienza giungerete a possedere le vostre anime”. L’importante è riportare tutto a Dio, perché riportando a Dio scopriamo la dimensione di quello che stiamo facendo. Ad esempio il lavoro, il fare la spesa, non valgono niente, per cui quando abbiamo finito siamo liberi. Perché se non l’abbiamo valutati “niente”, quando abbiamo finito, ce li portiamo dentro. In quanto, quando ci separiamo fisicamente dagli avvenimenti, non sono finiti, ce li portiamo dentro. È lì che cominciano a lavorare e che ci tolgono tutto il resto.

Se invece uno ha la possibilità di valutare le cose con lo spirito di Dio, quando sono finite, si è già tutto in un altro mondo.

Salvatore: Non bisogna vivere la vita solo pensando a se stessi.

Luigi: Certo, perché se uno tiene presente il Pensiero di Dio, non può pensare solo a se stesso; perché il mondo, la gente, gli altri, li vede come opera di Dio. Sia ben chiaro, che Dio non è una chiusura, Dio è un’apertura. E’ il nostro io una chiusura, per cui si diventa solo più un centro di egoismo, perché si pensa soltanto a se stessi.

Dio è un infinito, Dio è un’apertura. L’importante è avere un dialogo con Dio, avere la coscienza della sua presenza. Dio non si dimentica mai di noi, neanche quando facciamo il male; siamo noi che ci dimentichiamo di Lui. Poi, che tu sia sulla Mercedes o in bicicletta, quello importa relativamente. Ciò che importa è ricorsi che c'è Lui. Per cui in tutti gli avvenimenti, in tutte le cose, è importante avere l’apertura di animo, il desiderio di vedere tutte le cose secondo Dio. Quindi non dal punto di vista egoistico, dell’io, ma dal suo punto di vista: “C'è anche Lui”.

Piero: Dobbiamo renderci conto che Lui è al di sopra di tutte queste cose.

Luigi: Certo, l’importante è renderci conto che Lui c'è; e fare quatto ciance con Dio è preghiera. Sia ben chiaro! Perché è quello che vale. Perché se noi chiacchieriamo con Lui, ad un certo momento Lui chiacchiera con noi. L’importante è scoprire che Dio ha più valore di qualsiasi altra cosa. È Dio stesso che ci fa scoprire che Lui vale più di tutto. Per cui lasciamo tutte le altre cose per Dio, e lo facciamo con gioia, perché siamo convinti che Lui vale più di tutto. È sempre una questione di valori.

Nino: Continui a fare le cose che facevi prima, ma le fai con un certo distacco.

Luigi: È proprio pensando a Dio, che molte cose cominciano a cambiare; perché cominci ad accorgerti che c'è un Altro che lavora con te, che non sei solo. È un rapporto di amicizia con Dio.

Piero: Se stai unito a Dio, non fai più la guerra per tenerti le cose, ma le lasci andare. Da quello si capisce che Dio sta lavorando su di noi; perché le cose che prima ti interessavano, a cui eri attaccato, non ti interessano più.

Luigi: Certo, e sperimentando quello, uno trova maggiore libertà. E’ lì la meraviglia. Incominci a respirare. Dio è il vero liberatore.

 

Cina: Bisogna stare uniti a Lui per avere la vita.

Luigi: Certo, perché è Lui la vita; noi da soli non stiamo su. Però per restare uniti, dobbiamo farlo attraverso il pensiero; perché noi ci uniamo con il pensiero. Non basta dire delle parole: “Signore, io ti amo” e pensare ad altro; perché quello è il tradimento.

 

Silvana: “Il tralcio da solo non può portare frutto”, non dobbiamo illuderci di fare qualcosa da soli.

Luigi: Da soli non facciamo niente, anzi non facciamo altro che distruggerci con le nostre stesse mani, senza rendercene conto. Per portare frutto dobbiamo restare uniti alla vite. Il tralcio ha la capacità di assimilazione nella misura in cui resta unito alla vite. Bisogna stabilire questa essenzialità, averla molto chiara. L’essenzialità sta nell’unione. Non sta nel procurarsi il sole, la terra, l’acqua. Perché possono anche essere motivo di distruzione. L’essenzialità è rimanere uniti alla vite. Tutto il resto, senza che ce ne preoccupiamo, ci aiuterà a svilupparsi in vita. L’importante è avere il pensiero rivolto a Dio.

 

Paolo: Quindi la vera vita è nella preghiera perpetua.

Luigi: Si, la vera preghiera è un legame di pensiero; non è dire tante parole. La vera vita è tendere a questa unione e cercare di alimentarla il più possibile. Si alimenta in quanto uno si convince sempre di più dell’importanza, della validità. Perché tutte le facoltà in noi funzionano in noi, se siamo convinti che una cosa è valida. Ci vuole consapevolezza di valori. Abbiamo bisogno di alimentare questa consapevolezza, di convincerci sempre di più che ciò che vale veramente per la nostra vita è Dio.

 

Pinuccia B.: “Rimanete in me ed Io in voi”.

Luigi: Il fatto che Lui è in noi è scontato, perché Lui è sempre con noi. Il difetto è soltanto nostro. Siamo noi che non rimaniamo in Lui.

Pinuccia B.: Qui si vede l’amore disinteressato di Dio per noi.

Luigi: Si, ci dice queste cose, perché noi non abbiamo a fallire. Perché noi possiamo fallire, come uno che si chiude in una cappa di piombo, in una tomba. Guarda le nevrosi che abbiamo attorno a noi: creature che non riescono più ad uscire dal pensiero del loro io. E che vedono tutto solo secondo l’angolatura dell’io. Quella è una morte. Invece con Dio c'è una liberazione all’infinito, un’apertura all’infinito. E’ intelligenza, è amore, è libertà, è pace. Dio opera per portarci lì, non per portarci a morire.

Noi pensando a noi stessi ci distruggiamo con le nostre stesse mani; pensando Dio invece Lui ci ricostruisce, Lui ci libera, ci fa maturare, ci cambia, ci trasforma. Ma è Lui!

Con Lui c'è pienezza di vita, c'è pace, c'è gioia. Certo, per arrivare lì c'è la tribolazione perché siamo immersi in un mondo che esalta tutti altri valori. Per cui prima di staccarci da tutto c'è la crisi, ma ad un certo momento si approda ad un pascolo di vita vera, di vera liberazione.

 

* * *


ciclo B - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 15,4: “Rimanete in me ed io in voi; come il tralcio non può portare frutto da sé se non rimane nella vite, così in me, voi, se non rimanete in me”

 

(05.12.1987)

(28min 50sec)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Franco: Nel versetto prima ha detto che la sua parola rende puri

Luigi: Lui parlando dà a noi la possibilità di restare unito a Lui. L’iniziativa parte da Lui. Parlando dà a noi la possibilità di superare il pensiero del nostro io e quindi di restare unito a Lui.

Franco: Bisogna restare, col pensiero, in quello che il Padre manda a noi. La vita eterna è conoscere. Quindi restare in Cristo, col pensiero è restare in questo interesse.

Luigi: Noi restiamo in Lui in quanto ci sforziamo di capire le sue parole. Se non applichiamo la mente alle sue parole, le perdiamo e quindi perdiamo l’unione.

 

Guido: Noi, come il tralcio con la vite, la vita la riceviamo da Dio.

Luigi: Noi riceviamo la vita se restiamo con Lui. In caso diverso, da soli siamo soltanto capacità di dispersione, di confusione e di morte. Non solo, ma tutto ciò che Dio manda a noi, che Dio opera per noi, se restiamo nel pensiero del nostro io, diventa negativo, ci distrugge. Come il tralcio, se è separato dalla vite, viene distrutto dall’acqua, dal sole, dal terreno, dal fango. Tutto contribuisce a distruggerlo. Mentre se il tralcio è unito alla vite, tutto contribuisce a farlo vivere. Questo è segno per noi. Se siamo uniti a Dio, tutte le opere di Dio, anche le cose apparentemente negative, servono a mantenerci in vita, anzi a rendere più feconda la nostra vita. Quindi il punto centrale è l’unione con Dio.

Guido: Si resta uniti ponendo mente.

Luigi: Sì, perché soltanto attraverso il pensiero noi possiamo trasferirci dal punto in cui ci troviamo al luogo in cui Dio ci parla.

 

Delfina: Rimanere nel Signore significa trovare la risposta a tutto.

Luigi: Luce da Luce. Siccome Lui è il creatore, Colui che ha in sé la ragione di tutte le cose, soltanto se noi guardiamo le cose dal suo punto di vista, cioè dalla sua intenzione, abbiamo la possibilità di capire il significato. In caso diverso brancoliamo nelle tenebre.

 

Teresa: Dio parlando a noi, suscita in noi interesse per Lui, e chiede a noi di rimanere in questo interesse. Se lo trascuriamo moriamo.

Luigi: Certo. La nostra morte è una dispersione, confusione, non è annullamento.

Teresa: E’ un dono suo la possibilità di pensare a Lui.

Luigi: Si. La nostra capacità di pensare non viene da noi, viene da Dio. Noi non siamo capaci di pensare. La nostra capacità di pensare viene da Dio.

 

(?): Ci può essere l’illusione di essere attaccati valla vite.

Luigi: Il pericolo dell’illusione c’è sempre. Noi possiamo ritenerci giusti, possiamo credere di camminare nella luce, e essere degli illusi. Per questo bisogna sempre confrontaci con la parola di Dio e mai basarsi su quello che riteniamo giusto. E’ la parola di Dio che ci libera da ogni illusione e ci conduce alla Verità.

 

Giovanna: Per rimanere in Lui bisogna avere la sua presenza.

Luigi: Dio è presente, perché se non fosse presente noi non scopriremmo le tenebre, il mistero, non capiremmo di non capire. Se capiamo di non capire è perché la luce è con noi. Altrimenti la realtà per noi sarebbe quella che vediamo e tocchiamo. Se guardando il mondo e le creature, vediamo il mistero non capiamo, è segno che la luce è con noi. Per cui la presenza di Dio in noi forma le tenebre e forma la luce. Ma le tenebre sono formate dalla presenza di Dio. E’ la sua presenza che ci fa capire di non capire. Sapendo che tutto è opera del creatore, non capiamo il “perché”, quale sia il significato di tutto ciò che ci viene presentato, del nostro vivere, del nostro morire. Invece guardando le cose superando il pensiero del nostro io, incominciamo a vedere la luce. Dio è il principio della notte e Dio è il principio del giorno. Dio è la notte e Dio è il giorno.

 

(?): Tutto il capitolo insiste sul portare frutto.

Luigi: Il frutto è la conoscenza di Dio, è la vita eterna. “Sforzatevi di entrare nella vita eterna”. Nella parabola del seminatore si parla del frutto. Il seme arriva a noi, e questo seme può andar perduto, perché può cadere sulla strada, tra i sassi, tra le spine, o può cadere nel terreno buono, profondo. Il terreno profondo è l’anima che ama andare a fondo. In superfice non si vede la Verità. La Verità si annuncia tra le cose superficiali, però non si fa conoscere se non in profondità. Quindi richiede a noi la dedizione alla profondità. Ora, il frutto sta nel capire le cose nel pensiero di Dio, nello spirito di Dio. Non bisogna accontentarsi del sentito dire. Chi vive di sentito dire non è un terreno profondo; in superfice le parole di Dio vanno e vengono, e non portano frutto.

(?): Il frutto in sé reca seme.

Luigi: Certo.

 

Silvana: “Rimanete in me ed io in Lui”

Luigi: Si rimane in quanto si cerca di capire. “Sarete veri miei discepoli se resterete nelle mie parole”. Uno resta nella parola quando ha interesse per capirla.

Silvana: Quindi cercare presso Dio il significato della sua parola che ci arriva, ci fa sperimentare la sua presenza.

Luigi: Certo.

 

(?): Rimanere in Lui dipende dalla nostra capacità di approfondire.

Luigi: Intanto dipende dal fatto che Lui dica “resta con me!”. Se Lui non dicesse “resta con me”, noi non potremmo restare. E’ Lui che ci dà la possibilità. Perché tutto viene da Dio. Se Lui non parla noi ci disperdiamo. E’ la sua parola che ci raccoglie. Ma Lui deve parlare.

(?): La sua presenza ci è data.

Luigi: La sua presenza ci è data, però Lui è presente e forma la notte. Allora abbiamo bisogno delle sue parole che ci raccolgano nella sua presenza. Bisogna che lui parli, perché se Lui non parla noi ci disperdiamo. Lui parlando offre a noi la materia su cui applicare la mente e applicando la mente restiamo.

 

Fabiola: Finché non riconosciamo l’iniziativa di Dio, anche nel leggere la Parola, noi leggiamo la Parola nel pensiero del nostro io?

Luigi: Certo. Perché già la creazione è tutta iniziativa di Dio, e tutti i giorni noi siamo sorpresi dalla iniziativa di Dio. Già dal momento in cui apriamo gli occhi siamo bombardati da cose che arrivano a noi. E tutto questo è iniziativa del Creatore. Dobbiamo restare in questa iniziativa. Quindi, non essendo noi che facciamo il mondo esterno, dobbiamo restare nell’iniziativa di Dio anche nell’aprire il Vangelo, anche quando interiorizziamo e meditiamo. Bisogna sempre restare nell’iniziativa di Dio. Perché se c’è l’iniziativa nostra, lì c’è il pensiero del nostro io; e questo ci porta lontano. Non si entra nel regno di Dio con sforzo nostro, si entra nel regno di Dio ascoltando Dio. E’ Lui che guida. Se Lui parla, la sua parola diventa un sentiero che ci introduce nel regno della Verità. “Nessuno può salire in alto se non colui che discende dall’alto”. Quindi Lui venendo dall’alto dà a noi la possibilità di salire in alto. Ma è grazia sua. Per cui noi entriamo nel regno della verità dicendo e confessando: “Signore, è stato tutto dono tuo”. Nessuno di noi si potrà vantare dicendo “è stato merito mio”. E’ come l’invitato a nozze: se va ringrazia chi l’ha invitato, se non va la colpa è sua.

Fabiola: Però prima di riconoscere l’iniziativa di Dio, uno legge la Parola…

Luigi: Sì, ma bisogna arrivare a quel passaggio. Dal momento in cui nasciamo siamo circondati da cose che partono da Dio. Il Creatore è un altro. Quindi da subito non c’è niente che è fondato sulla nostra iniziativa. Noi abbiamo soltanto il compito dello spettatore: guardare e cercare di capire cosa Dio ci vuole comunicare attraverso la sua opera. L’opera è sua. Bisogna imparare a non partire dall’uomo, ma a partire da Dio. Infatti Dio dice “Io sono il Principio, mettimi come Principio”. Principio vuol dire Colui dal quale viene ogni iniziativa. Lui dice “Io sono il Fine, mettimi come Fine”; allora parti da Dio per arrivare a Dio. Non devi partire dall’uomo. Non dire “prima penso all’uomo e poi sull’uomo costruisco Dio”; in tal caso saresti tu che operi, e arriveresti a dire: “sono intelligente in gamba, sono io che trovo”. No, non sei tu che trovi. E’ Dio che si rivela se tu lo ascolti. Quindi è un dono gratuito d’amore da parte di Dio quello di farsi conoscere.

 

Pinuccia A.: Dio ci dà la grazia per essere tralci della sua vite. E la condizione per ricevere vita da questa Vite è l’attenzione alla sua parola. Però se si rimane uniti alla vite è grazia di Dio.

Luigi: Certamente. Noi possiamo soltanto separarci dalla Vite. Se restiamo uniti alla vite la grazia è di Dio, se ci separiamo la colpa è nostra.

Pinuccia A.: Per restare uniti bisogna cercare di capire.

Luigi: Bisogna porre mente a ciò che Lui dice. Lui dice “chi non pone mente perde la parola, il seme, chi pone mente invece giunge con pazienza al frutto”. Qui abbiamo la sua interpretazione. E Gesù dice che questa è la parabola fondamentale, quella che deve essere messa a fondamento di ogni altra parabola. Per cui le altre sono una conseguenza di questa. Dio parla con te e parlando con te semina nella tua terra; stai attento a non perdere il suo seme.

 

Rita: In questo versetto il verbo “rimanere” è ripetuto sette volte. Perché conosce la nostra difficoltà.

Luigi: Il nostro io è un principio di moltiplicazioni di interessi, di amori. Soltanto che moltiplicando gli interessi c’è la dispersione, quindi si perde l’interesse, per cui non si sente più l’attrazione per Dio. Si perde perché si moltiplica.

 

Franca: “Sarete veri miei discepoli se rimanete nelle mie parole”.

Luigi: Bisogna imparare a restare. Dio forma l’orecchio senza di noi, poi parla a questo orecchio. Noi siamo essenzialmente orecchio. Il tralcio è formato dall’orecchio. Dio parla a questo orecchio, noi dobbiamo applicare la mente a ciò che arriva a noi. Se poniamo mente arriviamo alla conoscenza, al frutto.

Franca: Restare precede la conoscenza.

Luigi: Se non resti non giungi alla conoscenza. Se salti da un sentiero all’altro non arrivi da nessuna parte. Il nostro grosso errore è la volubilità, l’incostanza, la moltiplicazione.

Franca: “Senza di me non potete fare niente” va inteso “senza la mia parola”?

Luigi: Senza di Lui, se Lui non parla. Lui è persona. “Senza di me non potete fare niente” lo ritradurrei “senza di me fate niente”; cioè noi riduciamo a niente tutto quello che abbiamo e tutto quello che Dio ci ha dato, perché perdiamo tutto. Soltanto che facendo niente si diventa niente. Ecco perché si fa l’esperienza del niente. Ed è un’esperienza che tutti gli uomini fanno; come fanno l’esperienza del vuoto, del non significato delle cose e della vita. E sono esperienze che l’uomo fa vivendo nel pensiero del proprio io. Per cui ogni uomo, ad un certo momento, si accorge che pensando a sé la sua vita non serve a niente, che tutto è senza significato; fa l’esperienza del vuoto. 

Franca: Ma Dio può farci fare questa esperienza anche se non siamo nell’io?!

Luigi: No, il vuoto si sperimenta soltanto nel nostro io. Con Lui sperimentiamo il tutto.

 

Pinuccia B.: Questo invito a rimanere rivela il suo amore, perché Lui non ha bisogno di noi. Ci vuole la reciprocità.

Luigi: Lui rimane in noi se noi rimaniamo in Lui. Non è che Lui si sposti. Siamo noi che facciamo l’esperienza di Lui che rimane in noi se ci dedichiamo a Lui. Se invece lo trascuriamo facciamo esperienza dell’assenza di Dio.

 

Maria Pia: Prima Gesù ci ha parlato del rapporto tra Figlio e Padre, dicendo che il Figlio è la vera vite e il Padre il vignaiolo. Qui invece ci parla del rapporto che c’è tra noi e il Figlio. Solo se noi ci sottomettiamo al Figlio restiamo uniti.

Luigi: Si, se sottomettiamo tutto al Pensiero di Dio.   

 

* * *

 

 

ciclo C - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 15,4: “Rimanete in me ed io in voi; come il tralcio non può portare frutto da sé se non rimane nella vite, così in me, voi, se non rimanete in me”

 

(26.03.1992)

(50min 40sec)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Luigi: Pensate a un uomo che dice queste parole: ci vuole un bel coraggio...

 

Delfina: Anche la vite ha bisogno dei tralci.

Luigi: E’ la vite stessa che produce i tralci. Dio crea le creature, ma queste si possono staccare da Lui, possono avere altri interessi. Non è che se noi non ci interessiamo di Dio, Dio scompare. Dio esiste indipendentemente da noi, che lo conosciamo o meno, che lo amiamo o che non lo amiamo, Lui c’è.

Delfina: Ma la vite senza tralci…

Luigi: La vite è una parabola di Dio, sta utilizzando un segno. In tutti i segni Dio significa se stesso, però i segni di Dio non sono Dio. I segni mutano. Altrimenti scambieremmo la vite per Dio.

Delfina: Dio resta in noi in quanto attraverso la conoscenza avviene la…

Luigi: …comunicazione dell’Essere. L’Essere si comunica, si dona attraverso la conoscenza. Tu quando conosci una cosa ti accorgi che non puoi più dire che non la conosci. Questo vuol dire che in te è entrato qualche cosa di nuovo. Ad un certo momento vedi un cane che passa, da quel punto non puoi più dire “non ho visto il cane”; questo vuol dire che sei stata modificata da quello che hai conosciuto. Tant’è vero che prima puoi dire “non ho visto il cane”; ma se dopo averlo visto dici di no, ti senti rimordere; questo perché in te qualcosa è cambiato. Non puoi più dire “non l’ho visto”. E’ entrato in te qualcosa. Quindi chi conosce riceve qualche cose e quel qualche cosa lo cambia. Infatti Gesù dice “se io dicessi di non conoscere il Padre, sarei menzognero”. E’ la conoscenza che ti fa essere.

Noi, esseri umani, purtroppo abbiamo disprezzato la conoscenza. E la conoscenza è la cosa principale. E’ la conoscenza che ci fa essere. Noi siamo nella misura in cui conosciamo, perché la conoscenza ci fa partecipi. Allora il Signore dice “cercate di conoscermi”, perché conoscendolo partecipiamo di Lui. E c’è la comunione.

 

Giovanna: “Rimanete in me e io in voi”. Rimanere in Lui è rimanere nella sua parola.

Luigi: Tu rimani in quanto cerchi di capire. Non rimani nelle sue parole in quanto le registri, o in quanto le canti o le ricordi. Rimani in quanto cerchi di capire cosa Lui ti vuol dire con le sue parole. Rimani quando apri la mente. Quindi se la parola ti arriva e tu applichi la mente, rimani nella parola, se non applichi la mente la parola ti viene portata via. Il problema centrale sta nell’applicare la mente alla parola. E tu applichi la mente in quanto cerchi di capire.

Giovanna: “…e io in voi”.

Luigi: Se tu applichi la mente resti attratta. La ricompensa di Dio è l’attrazione. Quell’attrazione è Dio stesso. L’attrazione per vedere le cose da Dio è Dio stesso in te.

 

Giovanna: “Come il tralcio non può portare frutto da se stesso”. Il tralcio neppure esiste da se stesso.

Luigi: No. C’è la vite e c’è il tralcio. Il tralcio può essere staccato e la vita continua ad esserci. Tu se tagli i rami, l’albero rimane, e produrrà altri rami e altri frutti. Quindi Lui paragona noi a dei tralci di-, e portiamo frutto in quanto siamo uniti a-.

Giovanna: Siamo tralci in quanto Lui ci dà la vita.

Luigi: Tu sei tralcio in quanto partecipi di-. Dio fa ogni cosa per comunicare se stesso, quindi per farsi conoscere; tu sei unita in quanto cerchi di conoscere. Tu resti nella Verità, resti con Dio, in quanto la tua intenzione coincide con l’intenzione di Dio. L’intenzione di Dio è una sola, Lui solo è, ed è quella di comunicare se stesso. Non può comunicare altro. Lui è colui che è, quindi comunica se stesso. Tu sei unita quando hai la stessa intenzione: desiderare di conoscere Lui. Quindi se tu desideri conoscere Dio e Dio desidera farsi conoscere, le due intenzioni coincidono e tu sei nella verità, sei unita. Dio desidera farsi conoscere, opera per farsi conoscere, comunica la vita; se tu hai altri desideri ti separi.

 

Franca: Nel primo versetto che la vite, il Figlio, è opera del Padre. Solo il Figlio conosce il Padre, è il passaggio obbligato.

Luigi: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Tu sei con una persona in quanto condividi lo stesso pensiero, lo stesso fine, la stessa intenzione. Il pensiero del Figlio è il Padre; Lui guarda tutte le cose dal punto di vista del Padre. Tu sei con il Figlio in quanto guardi tutte le cose dal punto di vista di Dio Creatore, del Padre. Tu non sei con il Figlio quando resti in chiesa fisicamente. Sei col Figlio in quanto hai lo stesso pensiero del Figlio. Noi possiamo avere intenzioni diverse. Se non abbiamo l’attrazione principale, tutto quello che si presenta ai nostri occhi ci attrae, e non possiamo sottrarci, perché siamo schiavi. Ciò che ti attrae diventa tua intenzione, tuo pensiero.

Franca: Stupisce come Gesù scende al livello in cui ci troviamo…

Luigi: E’ Lui che ci ha creati. Lui ci conosce. E proprio in quanto ci conosce che ci può aiutare. Lui che conosce veramente le sue creature, essendo Lui che le ha fatte, ci può dare il vero aiuto. Gli altri pasticciano. Tutti ti danno mille consigli, ma sono tutti pasticci; perché non ci conoscono. Solo chi conosce il motore può aggiustarlo. Quindi se non conosci non metterci le mani, se no lo guasti ancora di più.

 

Franca: Hai detto che la conoscenza di Dio è continua, e che attraverso la conoscenza riceviamo l’essere. Quindi più conosciamo più riceviamo essere?!

Luigi: Si capisce, riceviamo comunione con Dio. La generazione del Figlio di Dio è una generazione eterna. Non è una generazione “una tantum”, come la nascita in terra. In Dio nasci eternamente, è una nascita eterna. E’ una generazione continua.

Franca: Come quella del Figlio nel Padre?!

Luigi: Certo. Dio in continuazione ti dice “io ti voglio, io ti genero, io ti penso”, e tu ti riconosci pensata, conosciuta, amata, voluta da Lui. E’ una cosa eterna. Nel tempo invece tu nasci una volta sola. In Dio nasci eternamente, per cui sei confermata in tutto.

Franca: Quindi questa crescita nella conoscenza è la partecipazione all’infinito.

Luigi: Si.

 

Cris: Noi da soli non facciamo niente.

Luigi: Il niente non esiste, però facciamo esperienza del niente, facciamo esperienza di ciò che non esiste. Per cui si può arrivare alla fine della vita e dire “la mia vita è servita a niente”, e constatare il niente. Questo perché vivendo si pensa altro da Dio. E Dio fa toccare con mano. Questo vuol dire che Lui è tanto potente da trasformare il tuo niente nel suo tutto. Ma è Lui. Come ci stacchiamo da Lui, facciamo esperienza del niente all’infinito. Come possiamo fare esperienza all’infinito di fare comunione con Dio, noi possiamo fare esperienza all’infinito di essere niente. Chiusi nel pensiero del nostro io facciamo esperienza del niente. “Cenere sei e cenere tornerai”. C’è una morte in cui non si finisce mai di morire.

 

Silvana: “Chi non rimane in me”, è un rapporto con una persona che sta parlando con me.

Luigi: L’Infinito, l’Assoluto, l’Eterno è una persona, è persona. Ciò che non è infinito, non è assoluto e non è eterno, non è persona. Infatti tu più tu ti allontani da Dio, più tu trovi le cose, non le persone; più ti allontani da Dio e più diventi cosa, non persona. Perché la persona è assoluta, eterna, infinita. La persona è persona in quanto può predicare il suo io su tutto.

 

Franco: “Rimanete in me”, ce lo da come tassativo. E quasi che dipende da noi. Quindi ce lo da come atto di giustizia.

Luigi: Se noi non rimaniamo in Lui la colpa è nostra. Se rimaniamo in Lui la grazia è sua. Perché tu non puoi rimanere in lui se Lui non dice “rimani in me”. Tu non sapevi, poi Lui ti dice “rimani in me”; se tu rimani in Lui è perché Lui te la detto, la grazia è sua. Ma se non rimani, in quanto Lui ti ha detto di rimanere in Lui, la colpa è tua. Per cu il tuo parlare, in sintesi, è soltanto si, si, no, no”. L’iniziativa è di Dio. Lui ti fa una proposta. Tu puoi soltanto dire “si” o “no”.

 

Pinuccia B.: “Rimanete in me e io in voi”, è una conseguenza che Lui rimane in noi, se noi rimaniamo in Lui?

Luigi: Se tu rimani conosci; se tu non rimani non conosci. Se rimani conosci che Lui è in te, se non rimani non conosci che Lui è in te. Il capire che Lui è in noi deriva dal conoscere Lui.

Pinuccia B.: Lui già è in noi…

Luigi: …ma non lo conosciamo. Tu potresti anche avere dei miliardi, ma se tu non lo sai vivi da mendicante, e vai a chiedere l’elemosina perché non hai da mangiare. Quindi non è la realtà che ti determina, ma è la conoscenza che ti determina. Se non sai di avere i miliardi, in realtà sei un mendicante.      

 

 

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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