UtUnumSint

Clicca qui per aprire o scaricare la dispensa in Word

 

versetto precedente

versetto successivo


 


 

Incontri del Sabato ciclo B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

Gv XVII,23-II: “Io in essi e tu in me, affinché siano consumanti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me”.

 

 

ciclo C - presso Casa di Preghiera:

 

 (24.04.1993)

 

“affinché siano consumati nell’unità”

 

Franca: “Io in essi e Tu in me affinché siano consumati nell’unità”; le parole che ha detto prima le ha dette in questo fine: “affinché siano consumati nell’unità”

Luigi: “Io in essi e Tu in me”; quel “Io in essi” però è una conseguenza della conoscenza della gloria; dandoci la gloria ci comunica. Per cui troviamo il Figlio in noi e anche il Padre nel Figlio.

Franca: Il Pensiero è la dimora di Dio, è il “luogo”. È la premessa per essere una cosa sola con Lui; essere consumati vuol dire assorbire tutto nell’unità.

Luigi: L’unità diventa un fine, ossia una consumazione. Siccome Dio è infinito, è vita eterna, consumare tutto nell’unità è entrare nella vita eterna. Questa consumazione nell’unità va all’infinito, non è finita, non c'è la consumazione, va all’infinito.

Franca: La parola consumazione significa…

Luigi: …ridurre tutto a-, ridurre tutto all’uno. L’uno in Dio è infinito, quindi questa riduzione all’unità va all’infinito. E’ un lavoro che continua e che diventa vita eterna, non è un lavoro finito, è un lavoro che va all’infinito. Questo raccogliere, questo portare tutto nell’unità va all’infinto e diventa vita eterna, per cui la conoscenza diventa vita eterna. E conoscere vuol dire ridurre tutto all’unità. Quando tu hai due cose che non puoi ridurre all’unità, quelle due cose non le capisci, non le conosci. La luce deriva dal ridurre all’unità due termini. Siccome Dio è il Creatore, essendo il Creatore dà dei segni di sé. Il segno non è Dio, quindi abbiamo due termini; questi due termini portati all’unità si trasformano in luce, in conoscenza; però questo lavoro continua perché Dio continuamente è fonte di novità di vita.

Franca: Questa novità infinita, questa vita infinita è solo su Dio, perché la creazione passa, tutto passa, i segni passano.

Luigi: Ma nella vita eterna i segni non passano, vengono compresi. Il tempo è qui. Nella vita eterna non c'è il tempo. Il tempo è per noi qui. Le cose passano perché tu non le riduci all’unità. Se tu le riducessi all’unità saresti già nella vita eterna. Ora, tu sei nel tempo in quanto non riporti, non raccogli nell’unità le cose che vengono a noi da Dio, dall’unità di Dio.

Franca: La concessione di Dio è una cosa provvisoria, è un passaggio.

Luigi: Certo! Perché quella provvisorietà non c'è nel cielo di Dio, è in terra.

Franca: Dio si fa figlio nostro.

Luigi: Si fa oggetto del nostro pensiero.

Franca: L’opera di Dio è transitoria.

Luigi: L’opera di Dio è quella che forma te. Tu sei formata dall’opera di Dio! Quindi tutto quello che Dio ha fatto per formare te, rimane in te in eterno, ed è lì che scopri l’amore.

 

Delfina: “Affinché siano perfetti nell’unità”.

Luigi: Perfezione vuol dire “consumare nell’unità”, riportare tutto in Dio; tu non sei perfetta in quanto hai due o tre cose e non riesci ad unificare, allora ti accorgi che sei in difetto. Il nostro difetto è dato dalla sovrabbondanza di cose che non si raccolgono in unità.

Delfina: Se riconosciamo, tramite la conoscenza che ci porta il Figlio (tramite la sua parola), questa unità di pensiero che corre tra il Padre e il Figlio, ci veniamo a trovare in questa perfezione.

Luigi: No, ma non si arriva all’unità senza di noi! Per cui Dio senza di noi fa arrivare a noi i suoi segni; non arriviamo all’intelligenza dei segni, a consumare tutto nell’unità, senza di noi. Perché “non senza di noi”? Perché richiede il superamento dei segni, quindi il superamento di noi stessi per vedere la cosa dal punto di vista del Principio, dal punto di vista del Padre. Allora, il Padre opera in noi senza di noi, però il vedere le cose dal punto di vista del Padre, non avviene senza di noi, perché richiede il superamento del pensiero di noi. Il superamento del pensiero di noi stessi soltanto noi possiamo farlo; per questo: “Colui che ti crea senza di te non ti salva senza di te”, cioè non ti porta alla conoscenza senza di te, non ti porta alla consumazione dell’unità senza di te. E la vita sta lì.

La vita sta nel pensiero; la vita vera sta nel portare a Dio tutto quello che Dio ti fa arrivare, perché riportandola a Dio, si contempla da Dio e quindi si partecipa, si conosce.

 

Domenico: “Io in essi e Tu in me affinché siano consumati…” il soggetto di “affinché siano.”?

Luigi: Sono loro! Sono loro (gli apostoli) che devono essere consumati.

Domenico: Per ricevere dal Figlio la gloria del Padre.

Luigi: Ricevere la gloria dal Figlio del Padre, ti fa capire che il Padre è nel Figlio e che il Figlio è nel Padre; ti fa capire che il Figlio è in te; è la gloria che ti fa capire che il Figlio è in te e che il Padre è nel Figlio e questa conoscenza ti porta a consumare tutto nell’unità di Dio.

Domenico: Ma questa conoscenza del Figlio in me e del Padre nel Figlio, come conseguenza dell’aver già ricevuto dal Figlio la gloria del Padre, se la gloria del Padre ha la funzione di convocarmi nel pensiero unico in cui si conosce il Padre, in quel pensiero si fa il passaggio dalla fede alla conoscenza. Questa conoscenza non è più fede.

Luigi: Ma la conoscenza di Dio che non è più fede è lo Spirito Santo.

Domenico: D’accordo! Ma “Io in loro e Tu in me” questo presuppone lo Spirito Santo per prendere consapevolezza.

Luigi: No, no, no! Non siamo ancora arrivati allo Spirito Santo. Lì sta già parlando di-, perché Lui parla tutto nello Spirito Santo, è Figlio di Dio, quindi pensa un po’…! Lui parla dello Spirito Santo però queste parole che arrivano a noi non sono ancora Spirito Santo.

Domenico: Allora queste parole servono per formare in noi quella…; queste parole fanno parte della gloria del Padre?!

Luigi: E’ attraverso la consumazione dell’unità che ti arriva lo Spirito Santo.

Domenico: Ma queste parole specifiche che Cristo dice, in che rapporto sono con la gloria?

Luigi: Sono conseguenza della gloria.

Domenico: Allora, finché non si riceve la gloria del Padre non si può entrare!?

Luigi: Certo! Siamo nel campo della fede.

Domenico: Ecco, queste parole sono conseguenza della conoscenza del Padre, allora nel campo della fede si possono capire solo dopo che Lui mi ha comunicato la gloria del Padre?

Luigi: Certo, infatti Lui parla in modo ordinato. Perché quando uno parla in modo ordinato cosa fa? Ti dice delle cose che sono premesse per ricevere delle altre successive. Se tu capisci queste, capisci quelle altre, e poi le altre successive. E’ tutto un ordine meraviglioso che si sviluppa. Capisci?

 

Domenico: “Io in loro”: a suo tempo avevi svolto il tema del “questo è mio”, la seconda deduzione. La deduzione del Padre soggetto e la deduzione di “questo è mio”.

Luigi: Del Padre?

Domenico: Dal Padre! Lui è il soggetto e di conseguenza il Pensiero che lo sta pensando è suo Pensiero, rispetto all’ “Io in loro” come va visto il “questo è mio”? Questo capire “Io in loro” è la stessa cosa?

Luigi: No, no! È una conseguenza del fatto di aver capito che l’oggetto del tuo pensiero è il soggetto del tuo pensiero; avendo capito questo...

Domenico: …si può capire che Lui è in me.

Luigi: Certo!

Domenico: Allora anche il “questo è mio”?

Luigi: No! Non basta dire “questo è mio”! “Questo è mio” tu capisci che è Suo, il pensiero è Suo e quello ti porta poi a capire, conseguenza, che Lui è in te: passo successivo!          

Domenico: Ma se hai detto che il Padre mi fa capire che con “questo è mio” mi fa entrare nell’unione eterna, nella vita eterna, se il “questo è mio” è la premessa per farmi capire che Lui è in me, il capire dal “questo è mio” al “Lui in me” bisogna passare allo Spirito Santo.

Luigi: Sta bravo! Non siamo ancora allo Spirito Santo. “Questo è mio” è il passaggio necessario per arrivare a capire che Lui è in te e poi c'è il rapporto.

 

Riccardo: Pensiero perfetto in un’unità perfetta. Se ho capito bene bisogna che uno raggiunga il pensiero del Figlio.

Luigi: Una persona è con te, ma non è detto che tu sia con quella persona, perché puoi pensare ad altro o ad altri. Allora non sei nell’unità. Quella persona è con te ma potete essere lontanissimi; abissalmente lontani. Col corpo sei vicino ma con il pensiero sei lontano. E quello che conta è il pensiero! Tu puoi viaggiare gomito a gomito con una persona, ma non capire niente di quella persona. C'è un abisso, sei lontanissimo! L’altro ti parla e tu non capisci niente: c'è incomunicabilità. Come non basta che una persona sia vicina a te, che ti pensi, perché tu pensi all’altra. Non c'è l’unità tra queste due persone; queste due persone non sono consumate nell’unità. Perché ci sia la consumazione dell’unità, bisogna che una persona sia con te, ti pensi, ma che tu pensi a lei come lei pensa a te. Ora, fintanto che non c’è quello, non c'è la consumazione nell’unità.

        Dio per primo rivela a noi che Lui pensa a noi, che Lui è con noi. Questa è la condizione affinché noi pensiamo a Lui (ma non è detto che noi pensiamo a Lui). E fintanto che noi non pensiamo a Lui come Lui pensa a noi (è quel “come” che è importante), noi siamo disuniti, non consumiamo nell’unità.

Amalia: Questa consumazione nell’unità è lo Spirito Santo?

Luigi: Si, perché lo Spirito Santo è il rapporto; si fa il rapporto e nel rapporto si stabilisce l’unità.

 

Franco: Per consumazione nell’unità si intende anche come sottomissione al Pensiero di Dio, ad essere pensiero unico.

Luigi: Si, ma questa sottomissione avviene in quanto contempli il Pensiero di Dio nel Padre; soltanto contemplando il Pensiero di Dio nel Padre.

Franco: Quindi è un passaggio successivo dell’aver sottomesso tutto al Pensiero di Dio.

Luigi: Ah, si! Se tu non sottometti tutto al Figlio, non puoi arrivare a conoscere la gloria del Padre; quindi il Figlio non ti può comunicare la gloria del Padre. Perché per ricevere la gloria dal Padre, bisogna aver sottomesso tutto al Figlio; perché la gloria, cioè la conoscenza del Padre, presuppone che si sia formato questo pensiero unico del Figlio, perché lì si rivela. Altrimenti non c'è conoscenza. Se tu hai tanti pensieri, nei tanti pensieri non c'è la conoscenza della gloria di Dio.

 

Franco: “Io ho dato loro la gloria che Tu mi hai dato” Lui l’ha data ma si presuppone che si sia formato il pensiero unico.

Luigi: Si capisce! Lui quando parla, parla già nei termini di “fine”. Tu dici: “Lui ha fatto” dicendo quelle parole; ma non è che coloro che ascoltano capiscano quello che Lui ha fatto. Lui lo dice perché “quando verrà lo Spirito capirete” e intanto lo semina in anticipo.

Franco: “Affinché siano consumati”

Luigi: “Affinché abbiano questa possibilità” di questa consumazione, di ridurre tutto all’unità e quindi di arrivare poi allo Spirito Santo. Riportare tutto al principio.

 

Luigi: Sandra dì qualcosa, quello che il Signore ti ispira.

Sandra: La perfezione, la consumazione nell’unità.

Luigi: Prima di tutto dobbiamo evitare un concetto: che la perfezione sia la nostra perfezione. Ti devi ignorare, quindi non devi pensare di essere perfetta. A quello dobbiamo proprio non pensare, perché altrimenti diventiamo narcisisti. “Io voglio essere perfetto”. No! La perfezione è un’altra cosa. La perfezione vuol dire poter ridurre tutto all’unità. Quando tu riduci una cosa all’unità, ti riposi perché la contempli nel principio, nell’unità. Allora lì sperimenti la pace. La perfezione vuol dire ridurre il molteplice all’uno, perché il molteplice ti crea imperfezione. Perché hai tante cose, molteplicità di cose, quindi non riesci a giustificare una cosa nell’altra e allora senti l’imperfezione.

        Il sabato, che è compimento, è perfezione. Il sabato è il compimento di tutta l’opera creatrice di Dio. Compimento vuol dire che tutto quello che viene da Dio, viene tutto riportato in Dio, perché siccome tutto viene da Dio e tutto ritorna a Dio, tutto si consuma nell’unità di Dio. Si consuma quindi si giustifica.

Poter giustificare perché c'è il filo d’erba è poter dire: “il filo d’erba è così perché Dio è così”; in quanto tu, contemplando una cosa, un’opera di Dio, dici: “Questa cosa qui è così perché Dio è così”, la giustifichi; allora lì sei consumato nell’unità, consumi nell’unità.

Sandra: Comunque ci vogliono tre persone per consumare nell’unità.

Luigi: Non è che ci vogliano tre persone, perché il problema non è consumare nell’unità, il problema è che l’Essere Assoluto è Uno in tre Persone. L’Essere che non è relativo ad altro, che esiste di per sé, che ha in sé la ragione di sé, in quanto ha in sé la ragione di sé, è un Essere unico in tre Persone. C'è questa Trinità nell’unità che costituisce l’Essere Assoluto. Se noi potessimo essere l’Essere Assoluto, saremmo uno in tre Persone. È l’essere che non è assoluto che difetta e che non è un essere unico in tre persone, ma l’Essere che è assoluto è uno in tre Persone. Perché essendo assoluto ha in sé la ragione di sé, quindi pensa a sé. Però nell’Essere assoluto, il pensiero è Persona mentre il nostro pensiero non è persona. Ma se noi fossimo assoluti, il nostro pensiero sarebbe persona.

 

Silvana: La nostra pace è nell’unità.

Luigi: La nostra pace è nell’unità, ma è nell’unità in quanto nell’unità si giustifica la cosa. Non nell’unità, perché tu puoi avere come unità la materia. Allora ti accorgi che non riesci a giustificare. Tu parti dalla materia e non riesci a giustificare il pensiero. Se cerchi di far entrare il pensiero nella materia, non ci riesci, perché c'è il pensiero, perché c'è lo spirito; allora sei inquieta perché non riesci a consumare nell’unità la materia.

        Invece nell’unità di Dio riesci a giustificare anche la materia, come segno; allora, in quanto riesci a giustificarla, riposi.

        Quindi la pace è data dalla possibilità di contemplare e quindi di giustificare una cosa nell’altra. Quando tu vedi una persona ti chiedi come mai si comporta in quel modo; non capisci perché si comporti così. Nel momento in cui lo capisci dici: “Ah, fa quello! Perché ha questa intenzione, o perché ha questa natura”; se riesci a giustificare, riposi. Quindi il riposo, la pace, sono dati dalla conoscenza; ma la conoscenza è data dalla possibilità di giustificare. Tante cose si possono giustificare materialmente. Come adesso che c'è l’aria fredda, perché è sparito il sole; giustifichiamo, ma solo relativamente, perché non riesci a giustificare nel sole tutta la natura, tutte le creature.

Silvana: Quindi quando Cristo dice: “Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace” è perché Lui ci fa vedere le cose dal principio.

Luigi: Ci dà la possibilità di unificare, di contemplare la cosa dal Principio, di consumare nell’unità. Quando non riesci a giustificare una cosa sei inquieta. Ti arriva una parola del Vangelo che non riesci a capire, sei inquieta; il momento in cui riesci a capire, ti riposi, sei in pace. La pace è una conseguenza della giustificazione; tu riesci a giustificare una cosa, quindi a conoscerla, nel suo principio.

Silvana: Per questo dice: “Non come la dà il mondo”, perché ovviamente nessuno ci può dare quella pace.

Luigi: Certo. Perché nel mondo fai pace in quanto ti metti d’accordo tra due: “Facciamo la pace!”, è un patto di alleanza che dura quel che dura, perché è fondata su un accordo di volontà. Invece in Dio la pace è data dalla contemplazione della verità, dalla conoscenza, non da accordi di volontà.

 

Pinuccia A.: Ridurre nell’unità è improprio, perché ridurre implica il concetto di diminuzione; invece passare dalla molteplicità all’unità è un maggiorare.

Luigi: Si.

Pinuccia A.: Cioè, magari diminuisce di numero ma aumenta di valore.

Luigi: Si, ma riduzione all’unità, consumazione nell’unità vuol dire poter giustificare tutto in uno fine, in un unico principio. Quando tu passi dalla molteplicità all’unità ti arricchisci; difatti quando ti trovi con la molteplicità e non riesci a consumare nell’unità, sei triste, ti senti imperfetta, perché ti ritrovi con delle cose che non riesci ad unificare. E la molteplicità che non riesci ad unificare ti fa soffrire. Invece l’unità ti arricchisce. Quindi è un arricchimento, non è una perdita. Noi diciamo “riduzione all’unità” in quanto passiamo dal quattro al tre al due all’uno; però l’uno è infinito mentre il quattro, il tre, il due non sono infinito.

Noi diciamo che il quattro è maggiore dell’uno, invece non è vero. L’uno è maggiore del quattro o del tre o del due. È una matematica nuova! Perché il quattro, il tre, il due sono finiti. Cioè più vai verso i numeri, tanti numeri, più riduci a cose finite, riduci a frammenti. Ora, se tu hai un frammento di un vaso, non hai il vaso, hai il frammento del vaso. Il passare dal frammento al vaso, evidentemente è un arricchimento perché hai tutto. L’uno è il tutto.

Pinuccia A.: E’ una logica contraria al guadagno.

Luigi: E sì, per noi la vita è nel criterio quantitativo. Più abbiamo cose, terreni, case, beni, soldi, numeri, più crediamo di essere ricchi. Noi diciamo che uno in questa situazione è ricco. Invece è impoverito, si è impoverito. Infatti Gesù dice che la vita non sta nel possedere tante cose. La vita viene dal ridurre all’unità.

Quando tu hai tante cose che non riesci a capire ti senti triste, impoverita, ti senti imperfetta. Invece la gioia ti viene dal ridurre tutto all’unità. La nostra difficoltà viene dal fatto di credere che il cinque sia più grande dell’uno. E’ come se dicessimo che il coccio è più grande del vaso. E no, il coccio non è più grande del vaso. Però va detto questo: noi non ci rendiamo conto di cos’è un numero. Il numero è molteplicità e la molteplicità è inferiore all’unità. Mentre per noi la molteplicità è maggiore; per cui diciamo: “Più ho dei numeri e più sono”. No! Più tu hai dei numeri e più sei deficiente.

 

Rita: Essere perfetti nell’unità vuol dire capire la Trinità, avere la consapevolezza chiara della Trinità.

Luigi: No, la Trinità viene dopo. È poter giustificare tutto, perché tutto viene dal Padre e tutto ritorna al Padre. Tutto viene dal Padre, e va bene, ma il ritorno al Padre non può avvenire senza di noi. Ecco, poter giustificare tutto nel Principio è ridurre tutto nell’unità; poter giustificare tutto in Dio è poter dire “questa cosa c'è perché c'è Dio”. Noi diciamo che oggi è grigio perché non c'è il sole, invece dovremmo dire: “Oggi è grigio perché c'è Dio!”, ma non possiamo dirlo! Noi riusciamo a capire che sia grigio perché non c'è il sole, ma non riusciamo a capire che sia grigio perché c'è Dio. Eppure dobbiamo arrivare lì! Allora lì consumiamo nell’unità.

Rita: Per restare nella Presenza devo riferire tutto a questa Presenza.

Luigi: Siccome Dio è il Creatore di tutto, evidentemente è Lui che fa il grigio di oggi, fa le nubi di oggi, ma perché le fa? Fintanto che non abbiamo la possibilità di vedere perché Dio fa il grigio oggi, non possiamo consumare il grigio di oggi nell’unità di Dio. Per restare con Dio bisogna arrivare lì.

Rita: Bisogna che Lui sia così gentile da spiegarcelo.

Luigi: Ma è Lui, è solo Lui. Infatti arriva a dire che ti ha amato. Ora, quando uno ti ama è gentile, in quanto ti fa, ti aiuta a capire tutto quello che fa. Ora, essendo Lui il principio di tutto, Lui è la ragione, la giustificazione di tutto, anche del cielo grigio di oggi.

Per noi c'è un abisso tra il grigio di oggi e Dio. Non c'è un abisso tra il grigio di oggi e il sole; allora ecco il pane spezzato! Per cui tu riesci a capire le nubi col sole ma non riesci a capire le nubi con Dio; allora Dio ti spezza il pane per la tua povertà. Però Lui ti vuole arricchire fino ad arrivare a poter assistere alla sua Presenza in tutto, anche nel grigio e nelle nubi di oggi.

Rita: Che Lui sia nel sole, come nelle nuvole, posso anche averne la certezza.

Luigi: Si, ma una cosa è credere, un’altra è capire.

Rita: A me potrebbe anche non importare molto perché oggi sia grigio, allora qui sono deficiente!

Luigi: Si, sei deficiente! Perché quando uno ama veramente, se ama veramente, vuole capire, “Cosa mi vuoi dire di Te! Che cosa mi vuoi dire oggi?”. Difatti c'è sofferenza.

Rita: Ah, ma allora è una sofferenza continua, perché chiediamo continuamente: “Signore, perché questo? Perché quello?” senza capirlo!

Luigi: Ma quella è la premessa per arrivare a capire, e quindi a gustare, perché noi sappiamo che…

Rita: Ma Lui mi ha spiegato cose più grandi. Io ho l’impressione che avendomi Dio spiegato una cosa grandissima, quelle piccoline non siano più importanti.

Luigi: No! Le cose piccole sono altrettanto importanti come le grandi, perché presso Dio non ci sono le formiche e l’elefante; per cui se capiamo l’elefante capiamo anche le formiche. No! Non basta aver capito l’elefante e noi. Dobbiamo capire anche le formiche, perché nelle formiche c'è più infinito che nell’elefante. Dobbiamo dire: “Allora, Signore, cosa mi vuoi dire di Te con la formica? Non mi basta capire cosa tu mi vuoi dire con l’elefante, il leone, il sole”.

Rita: Ma passano i mesi, gli anni, prima che me lo spieghi! Allora alla fine io avrei solo capito perché…

Luigi: Ma lì sta la vita eterna! Quella è vita eterna!! Per cui abbiamo tutta l’eternità a disposizione per partecipare di questo. La vita eterna è conoscere Dio come vero Dio e quindi poter dialogare con Dio in tutto. E Dio ci dà la grazia di poterlo dialogare con Lui.

Rita: Si, però non ci dà la grazia di poterlo capire subito.

Luigi: Non puoi arrivare all’università se non parti dalla prima elementare. Puoi andare all’università della terza età!

 

Pinuccia B.: Volevo fare una precisazione: non è che io debba chiedere a Dio: “Perché oggi è grigio”, ma: “Che cosa mi dici di Te”.

Luigi: Ma si capisce! Dio non fa altro che significare Sé stesso in tutto.

 

Rita: Questo suo grigio di oggi non potrebbe significare per me che Dio è un po’ grigio con me, perché ho detto una bugia il mese scorso.

Luigi: Può anche darsi; però devi capirlo da Dio.

 

Pinuccia B.: Dopo il perché, devo chiedere: “Cosa mi dici di Te!”, perché altrimenti mi fermo a me. “Perché mi presenti il cielo grigio?”.

Luigi: Ma è Dio che te lo presenta.

Pinuccia B.: Si, però una cosa è dire “Perché?”, un’altra è dire: “Che cosa mi dici di Te?”.

Luigi: No, non hai capito. Il perché è soltanto da Dio, in Dio.

Pinuccia B.: Si, allora tutto mi deve portare a conoscere qualcosa di Lui.

Luigi: Dio non fa altro che parlare di Sé.

Pinuccia B.: Però nei segni parla anche di me. Però se mi fermo a quello che dice di me non basta, devo arrivare a quello che mi dice di sé.

Luigi: Altrimenti non riduci all’unità.

Pinuccia B.: Consumando tutto nell’unità, siamo noi stessi consumati nell’unità, l’importante è quello.

Luigi: Si capisce. Infatti se non consumi nell’unità sei triste, perché sei divisa. Non consumando nell’unità, Dio è con te ma tu non sei con Lui, e allora sei divisa da Lui, e allora soffri.

Pinuccia B.: Infatti Gesù dice: “Affinché siano consumati nell’unità”. Quella è la meta. Non dice: “Affinché consumino nell’unità Tutto”, perché consumando nell’unità tu sei consumato nell’unità.

Prima hai detto che in cielo Dio non si concede più, che i segni di Dio non sono più concessioni, ma sono manifestazioni di sé, direttamente; vuol dire che se Lui mi fa un segno che io non capisco…

Luigi: Ma in cielo tu capisci tutto, cioè capisci relativamente a quello che tu hai capito.

Pinuccia B.: Volevo capire che cos’è la concessione; la concessione c’è quando in terra mi fa un segno di sé che non capisco, quando viene incontro ai miei bisogni?

Luigi: E’ Dio che è luce sulla terra. In quanto tu hai dei problemi, Dio, siccome questi problemi ti bloccano nel cammino verso Dio, allora Dio scende a dialogare con i tuoi problemi, viene a farti vedere perché hai quei problemi. Questa è luce in terra, questa è concessione.

Franca: E’ il tema di domani?

Luigi: Il tema di domani è: “Vacare Deo”, in francese “vachè”, vuol dire andare in vacanza; cioè sgombri la tua vita da tutto, dimentichi tutto per renderti disponibile per occuparti di Dio. Ti sgombri da tutto il resto per restare solo con l’Altro, ti liberi da ogni impegno per restare solo con Lui. “Vacare Deo” è in latino. Mentre il nostro “vachè” deriva dal francese: colui che pascola le pecore, si dedica a quel lavoro, ma si riposa.

 

Franca: In un omelia di un santo ho letto che diceva “Vachè a Dieu” che vuol dire…

Luigi: …essere sgombri da tutto il resto.

 

Rita: Se uno capisce il segno, ad un certo punto il segno dovrebbe sparire, no?!

Luigi: Si.

 

Pinuccia B.: I segni sono necessari anche in cielo? Perché in terra sono necessari per formare noi; ma in cielo?

Luigi: In cielo sei formata, altrimenti non entri in cielo.

Pinuccia B.: In cielo Lui comunica Se stesso, cioè il Pensiero di Sé senza parabole; allora perché in cielo abbiamo i segni se Lui comunica se stesso senza parabole?

Luigi: Perché ancora in cielo…; i segni in Cielo non sono segni come qui. Però nel campo dello spirito c'è sempre questa opera del Dio che parla e della creatura tu che intende.

Succede però che in Cielo non tutti intendono allo stesso modo. Ognuno intende secondo quello che si è formato con Dio. Quindi se l’intendere nel cielo di Dio è personale, c'è diversità tra persona e persona. Allora, Dio parla uguale per tutti. Ognuno però intende secondo il “capitale” che ha interiorizzato. E quindi diventa personale. Allora ci sono due tempi: Dio che comunica e c'è la creatura che intende. Ecco, nel secondo tempo nel cielo di Dio si intende subito, ma a livello di quello che si ha interiorizzato. Quindi abbiamo un fatto personale.

Pinuccia B.: E poi c'è ancora la comunicazione delle anime tra di loro; quindi altri segni da capire.

 

Domenico: La gloria del Padre viene a me dal Figlio.

Luigi: E’ il Figlio che me la comunica.

Domenico: Ma quando ha formato in me il pensiero unico.

Luigi: Altrimenti non te la comunica il Figlio.

Domenico: Allora questa comunicazione della gloria del Padre non avviene più a parole, perché Gesù dice: “Viene l’ora in cui non vi parlerò più in parabole”.

Luigi: Certo.

Domenico: Per cui si riceve alla gloria del Padre per mezzo del Figlio. E’ un assistere ad una cosa che viene da-.

Luigi: Si, è un assistere non più parole.

Domenico: Da questo momento comincia la deduzione.

Luigi: Ciò che viene da- è deduzione.

Domenico: Quando il Figlio mi parla, capirlo nella fede, è ancora un sentito dire. Quando si riceve la gloria del Padre, tutte le parole, come “Io nel Padre e tu in me”, le riceviamo da-?

Luigi: E’ sempre un ricevere da-.

Domenico: E’ sempre un ricevere da-, senza più bisogno che la creatura interroghi?

Luigi: Ma la creatura, in quanto pensa, interroga. Non dirà a parole “perché”, ma pensando interroga. La nostra interrogazione è pensiero. Questo ridurre all’unità è interrogazione. Ridurre all’unità, consumare nell’unità è interrogare.

Domenico: Mi è molto difficile capire.

Luigi: I tempi sono di Dio.

Domenico: E’ per capire come la creatura possa ricevere da-, ancora nella fede. Nella fede la creatura è sostenuta dalla presenza del Figlio che sta parlando con lei, che la sostiene con le sue parole; però c'è un momento in cui non è più sostenuta dalla presenza. Ecco, lì si è ancora nella fede ma si passa in una situazione in cui...

Luigi: Nel campo di fede siamo nel principio: Dio è il principio di tutto, siamo nel campo della fede. Poi quando il Signore vorrà…   Ciaooo

 

Franca: In Paradiso ci sono i segni perché Dio vuole comunicare.

Luigi: La comprensione è fatta di due tempi. C'è la comprensione personale. Arriva qualche cosa a te che tu intendi personalmente. Quindi abbiamo un’azione di Dio che si dona e di te che tendi. Ma questa comunicazione avviene anche normalmente tra persone. In questo momento io sto parlando, ma ognuno intende secondo quello che ha interiorizzato; può anche fraintendere, o può anche non intendere niente. Ora, le parole sono sempre le stesse, la comunicazione è sempre la stessa, perché dico a tutti le stesse cose, però ognuno intende secondo quello che porta dentro; oppure fraintende. Questo ci fa capire che ci vuole la partecipazione personale, perché non siamo dei numeri.

 

Rita: Una volta che non si è più sulla terra, sarà più gioioso.

Luigi: Ma certo! Lì si capisce l’importanza del cercare Dio con fretta, in anticipo, perché più uno cerca Dio e più prepara in sé questa capacità di intendere, di partecipare. È logico questo! È perfettamente logico!

Pinuccia B.: Questa è la risposta alla mia domanda. Gesù dice: “Verrà l’ora in cui non vi parlerò più in parabole ma apertamente vi parlerò del Padre”, e poi anche nella vita eterna il Padre comunica se stesso direttamente. Quindi c'è un rapporto personale. E allora chiedevo: “Dove sono i segni?”. La tua risposta mi fa pensare che la misura con cui io posso penetrare di Lui è un segno per me!?

Luigi: E’ un segno, si capisce, per cui tu ti senti pensata personalmente, appunto perché tu intendi personalmente.

Pinuccia B.: E’ un segno personale.

Franca: Anche qui in terra i segni sono personali, però in cielo noi i segni non possiamo più rivestirli per cui non sono più ambigui.

 

 

 

 

“Onde il mondo sappia….”

 

Franca: Fa dipendere questo: “Affinché il mondo sappia” da “siano consumati nell’unità”.

Luigi: Si, è la consumazione nell’unità che fa sapere al mondo.

Franca: Come fa sapere al mondo?

Luigi: Lo sto chiedendo

Franca: Il mondo è tutto ciò che non è riferito a Dio.

Luigi: Il mondo è tutto ciò che è diverso da Dio. C'è Dio e c'è il mondo; noi possiamo essere mondo se viviamo per le cose che si vedono e si toccano, Dio invece non si vede e non si tocca, quindi anche noi siamo “mondo”.

Franca: “Affinché siano consumati nell’unità onde il mondo sappia”, ma come fa?

Luigi: Altrimenti il mondo non sa.

Franca: Resta tagliato fuori, invece se in noi raggiunge il suo destino.

Luigi: Tutto sa, quindi partecipa.

Franca: “La creazione geme e soffre in attesa…” dice San Paolo.

 

Delfina: La questione è sempre quella di restare nel Principio.

Luigi: No! In quanto avviene questa consumazione nell’unità, il mondo sa. Per cui se non c'è questa consumazione nell’unità in te, il mondo non sa; il tuo mondo non sa.

Delfina: Perché Lui ci ha portato la parola del Padre, “Nessuno ha mai parlato come Lui”, non dipende.

Luigi: Ma qui siamo al di là delle parole. La parola va intelletta. C'è la consumazione nell’unità in quanto c'è l’intelligenza della parola. E’ la parola intelletta che ci porta nella consumazione dell’unità, cioè ci porta a giustificare ogni cosa in Dio e da Dio. Però questa giustificazione in Dio e da Dio, questa consumazione nell’unità, fa sapere a tutto il mondo. “Il mondo sappia”. Per cui il mondo non è più nella notte, qui abbiamo l’illuminazione del mondo.

 

Giovanna: Quindi che il mondo sappia, cioè il mondo…

Luigi: Se tu non consumi tutto nell’unità il tuo mondo non sa. Allora tutto il tuo mondo geme e soffre, piange perché non sa, infatti è nella notte e nella notte si soffre. Se tu consumi tutto nell’unità invece il tuo mondo è illuminato.

Giovanna: E capisco anche perché il cielo è grigio.

Luigi: Se tu consumi tutto nell’unità certamente anche il cielo grigio viene illuminato.

 

Amalia: Consumare nell’unità è conoscere, è vedere.

Luigi: Nella consumazione dell’unità si illumina ogni cosa; cioè ogni cosa entra nella luce. Se tu non consumi nell’unità, invece, il tuo mondo non entra nella luce.

 

Franco: E’ lo stesso problema di cui si parlava prima: “Affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato”, cioè che creda che “Tu sei in Me ed Io in Te, così essi siano in noi”. Che preoccupazione c’è a questo punto per il mondo, quando Gesù dice “Non prego per il mondo ma per questi”; eppure è la seconda volta che specifica: “Affinché il mondo sappia”. Il mondo a questo punto è tagliato fuori. Cosa deve credere o sapere? Adesso se è esclusivamente per il nostro mondo interiore allora...

Luigi: Il mondo fa parte di te. Tu dici: “il mondo esterno”, ma il mondo esterno tu lo porti dentro. Non c'è una divisione tra te e il mondo. Noi crediamo di essere delle isole, “Io ho il mio corpo che mi distingue dall’altro. Io non ho niente a che fare con l’albero”; invece tu hai qualcosa in comune con l’albero.

Franco: Però c'è un sapere diverso: il mio sapere è diverso da quello delle altre creature.

Luigi: Certo, perché il sapere è personale. Il sapere deriva dal fatto che tu riporti, consumi nell’unità, nel Principio, riporti nel Principio. Però in questa consumazione nell’unità c'è tutto il mondo, perché tutto il mondo è parola di Dio. Perché Dio parla? Perché crea? Crea per sollecitarti a consumare nell’unità; sono i segni. Ora, i segni che tu vedi nel mondo, sono segni che Dio fa in te. Noi diciamo che sono fuori, perché ci identifichiamo con il corpo, ma noi non siamo il nostro corpo, la nostra persona non è il nostro corpo. Nella tua persona c'entra il tuo corpo, ma anche tutto il mondo, tutto l’universo, tutto il mondo passato fa parte della tua persona. Per cui se tu consumi tutto nell’unità, tutto il tuo mondo resta illuminato. Se non consumi nell’unità tutto il tuo mondo resta nella notte.

 

Sandra: Il paradiso terrestre era tale in quanto Adamo consumava tutto nell’unità.

Luigi: Consumava tutto in dialogo con Dio, consumava tutto nell’unità di Dio, per cui c'era un’armonia; tra tutto il mondo esterno, la creazione ed Adamo c'era armonia perfetta. Come Adamo si scosta da Dio, quindi fa qualcosa di autonomo, tutto il mondo lo rovina; non rovina se stesso, ma è tutto il mondo che lo rovina. Infatti il Signore dice: “La terra ti produrrà triboli e spine… la donna subirà…” è tutto rovinato. Non è rovinata la persona. Ciò vuol dire che questo mondo partecipa.

Tu non sei sola, perché se tu pensi Dio fai gioire anche tutto il mondo. Ma se tu non raccogli in Dio tutto il mondo soffre per te. Allora capisci come il mondo diventa uno specchio dei tuoi rapporti con Dio?!

 

Rita: “Onde il mondo sappia”, è come dire: a questo punto il mio mondo vede il regno di Dio in tutto.

Luigi: Certo.

 

Pinuccia B.: Prima aveva detto: “Affinché il mondo creda”, adesso dice: “Onde il mondo sappia”.

Luigi: Si, adesso arriva al sapere.

Pinuccia B.: Con la sua parola ci fa fare altri passaggi, per cui si arriva ad un’altra conseguenza.

Luigi: Certamente. Si arriva alla luce. Questa è la conseguenza di consumare tutto nell’unità. Cioè se tu consumi nell’unità, tutto il tuo mondo è illuminato. Il tuo mondo! Ecco per cui anche il grigio di oggi viene illuminato.

 

Pinuccia B.: Prima Gesù aveva detto: “Non prego solo per loro ma anche per quelli che crederanno alla mia parola; che tutti siano uno come tu Padre sei in me ed Io in te così essi pure siano uno, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato”. È un passo successivo perché qui parlava dell’unità, adesso invece chiede la consumazione nell’unità.

Luigi: La consumazione di tutto nell’unità. Bisogna consumare tutto perché tutto è da consumare.

Pinuccia B.: La prima cosa fa credere e la seconda fa sapere.

Luigi: Certo. Anche nella messa, nell’offertorio, tu offri tutto il tuo mondo, attraverso la mente, questo altare. Offrendolo viene consumato nell’unità, nella comunione; viene consumato, c'è la consumazione.

Pinuccia B.: Vorrei rendermi conto del perché. Infatti tanto parla dell’unità prima, “Affinché il mondo creda”, come parla della consumazione nell’unità, dopo.

Luigi: Ma prima è contemplazione nell’unità tra Padre e Figlio, invece qui c'è consumazione nell’unità.

 

 

“che tu mi hai mandato”

 

Franca: Essere mandato nello spirito vuol dire essere motivato. “Che tu mi hai mandato” cioè “Che io sono motivato da te”, “che tu sei il mio principio”.

Luigi: Certo.

Franca: Gesù insiste molto sul mandato.

Luigi: Perché si è inseriti nella vita dello spirito in quanto si vedono le cose da-; cioè la città di Dio discende da-. E Gesù stesso dice: “Nessuno può vedere il regno di Dio se non rinasce da-”, è sempre questo derivare da-. Si è mandati in quanto si deriva da-. Derivando da- si è mandati.

 

Delfina: Il Padre ha generato il Figlio.

Luigi: Il Padre genera il Figlio perché la generazione è eterna, siamo nella vita eterna.

Delfina: Lo genera per noi, perché ci manda la sua parola tramite…

Luigi: Lo genera di per sé, non è che lo generi per noi. Noi siamo chiamati a partecipare di questa generazione. Però che noi conosciamo o che non conosciamo, Dio genera suo Figlio. Quella è vita eterna.

Delfina: Se noi non esistessimo, Dio genererebbe ugualmente suo Figlio?

Luigi: Lo credo bene! Dio è quello che è. La realtà è quella che è, che tu capisca o che tu non capisca, che tu ci sia o che tu non ci sia, quella è. E noi entriamo nella Verità proprio in quanto scopriamo ciò che esiste indipendentemente da noi; non che esiste perché ci siamo noi. Allora siamo inseriti nella realtà; altrimenti no.

 

Domenico: Qui c'è il passaggio dal credere al sapere.

Luigi: Si, al capire, al partecipare.

Domenico: Vedere Lui mandato dal Padre vuol dire Lui generato dal Padre, perché è solo partecipando alla generazione del Figlio...

Luigi: ...che si capisce che l’Altro viene da-.

Domenico: Questo partecipare alla generazione del Figlio dal Padre rispetto al “questo è mio”, come va visto?

Luigi: Nel “questo è mio” ti fa capire che lo dice in quanto sostituisce il tuo “mio” al suo “mio”; ti libera dal pensiero della soggettività, “sono io che penso”.

Domenico: Col Figlio si arriva già a capire che è Lui che pensa per me, non sono io che penso Dio ma è Lui che pensa per me, perché già nella fede…

Luigi: Si, ma la cosa devi vederla dal Padre.

Domenico: Si, lo so, ma già nella fede, guardando dal punto di vista di Dio, a parole, Cristo mi fa capire che è Lui che pensa per me; non sono più io che penso a Dio ma è Lui che mi fa pensare. E siamo ancora sempre a un dato che bisogna vederlo dal principio nel modo giusto.

Luigi: Certo, si capisce.

Domenico: Però, prendo consapevolezza che nell’ascolto di una persona che gli parla, superiore a me, questa conduce il mio pensiero; sottometto tutto al Figlio in quanto lo mette nelle mie mani…

Luigi: Vedi, una cosa è farti capire (che Gesù) conduce il tuo pensiero (resta sempre il “tuo pensiero”; perché è sempre il “tuo” pensiero), altra cosa è che ti faccia capire che il tuo pensiero è il suo Pensiero.

 

Giovanna: “Che il mondo sappia”; abbiamo visto che c'è la giustificazione di tutto, perché tutto è raccolto in un pensiero. Ma “che tu mi hai mandato”…

Luigi: Tu non puoi consumare tutto nell’unità e illuminare il tuo mondo se non da-; quindi quel “da” è Dio che manda; perché la cosa discende da-, non è attività tua, ma è contemplare quello che viene da-. È contemplando quello che viene da- che tu entri nella luce. Tu vedi che oggi c'è il sole, ti scalda, ma non puoi capire perché il sole scalda, perché se non derivi dal sole…; fintanto che tu non conosci che il sole manda i suoi raggi e i suoi raggi fanno questo effetto, non riesci a capire la cosa. Tu puoi credere, perché c'è un’associazione: quando sparisce il sole entri nella notte, mentre se è giorno c'è il sole; ma siamo nel campo della fede: Tu sai dall’effetto la causa. Però quello non è un capire. Per capire devi poter dire: “Oggi è nuvoloso perché il sole è così; essendo il sole così allora fa questi effetti”, lo devi derivare dalla causa.

Quindi la conoscenza viene sempre derivando da-. La città di Dio, che è una città illuminata da Dio, discende dal cielo. Noi stessi, se non nasciamo da Dio, non vediamo il regno di Dio. Noi crediamo che entrare nel regno di Dio consista nell’andare a parlare per il mondo: ma quello non è il regno di Dio! Quello è mettere delle bandierine. Infatti Gesù dice: “Se uno non rinasce dall’alto, dallo Spirito, non può vedere”. Allora il vedere viene in noi in quanto guardiamo dal punto di vista di Dio. Per questo che soltanto la persona può vedere queste cose, perché chi è persona, avendo il pensiero, può trasferirsi a guardare le cose dal punto di vista di un altro.

Tu puoi guardare le cose dal tuo punto di vista, ma puoi guardare le cose anche dal punto di vista di un altro, e questo lo fai col pensiero; solo col pensiero puoi farlo. Quindi se tu pensi Dio e guardi le cose dal punto di vista di Dio, le cose le derivi da Dio.

Franco: La consumazione nell’unità si realizza nel vedere il Figlio di Dio mandato dal Padre.

Luigi: In tutto, in tutto.

Franca: Quindi mandato da-, vuol dire generato da-?

Luigi: Nello spirito tu non  puoi contemplare un mandato se non lo vedi come generato, perché nel campo dello spirito c'è consapevolezza. Nel campo della consapevolezza, non c'è la creazione, c'è la generazione. La creazione avviene in quanto non siamo nel campo dello spirito. Allora la creazione è un atto magico; per cui le cose ci vengono presentate, non sappiamo come, si impongono. Invece nella generazione non si impongono, partecipiamo in quanto capiamo. Per cui i figli di Dio nascono consapevolmente.

Non nasci da Dio senza di te; tu sei nata nel mondo senza di te; in Dio e da Dio tu non nasci senza di te; per cui se non ti impegni a questa partecipazione a Dio da Dio, resti fuori, non nasci da Dio.

Franca: Per cui poter dire “il filo d’erba è così perché Dio è così”; sarebbe vedere il pensiero di Dio in quello.

Luigi: E’ soltanto derivando da Dio che partecipi alla generazione del Figlio di Dio, fino ad arrivare al filo d’erba. Allora capisci perché il filo d’erba è così.

 

Pinuccia A.: Come queste cose diventano per noi vita eterna?

Luigi: Diventano vita eterna in quanto ti fanno partecipare della conoscenza di Dio; tu attraverso il filo d’erba capisci qualcosa di Dio, e quella diventa vita eterna.

Pinuccia A.: Come queste cose per me (nei miei problemi) diventano vita eterna?

Luigi: Diventano vita eterna in quanto ti fanno partecipare alla conoscenza di Dio. Tu attraverso il filo d’erba conosci qualcosa di Dio; e questo diventa vita eterna.

        Ad esempio, arriva a casa tuo marito alla sera e ti racconta la sua giornata. Ecco, riversa in te tutto il suo mondo e ti rende partecipe. Altrimenti lui ha un suo mondo e tu hai il tuo mondo, non ci sarebbe comunicazione. Invece lui parlando ti rende partecipe. Così fa Dio. Dio non ci tiene nulla nascosto. Ci riversa tutto quello che fa. Infatti “il Padre ama il Figlio e gli fa conoscere tutto quello che fa!”. Glielo fa conoscere, non lo tiene per sé, lo comunica.

E’ comunicando che Dio ti rende partecipe della vita eterna, di quello che Lui è. Altrimenti ti senti separata, “ha fatto quello ma non me l’ha detto”. E’ comunicando che si forma la comunione. La vita con Dio è comunione! Per cui non c'è niente di nascosto. Là dove non c'è niente di nascosto c’è una perfetta comunione; c'è anche una fiducia enorme. È quando l’altro ti nasconde qualche cosa che non c'è la fiducia.

        Quindi vedi che è attraverso la conoscenza che si è resi partecipi. Ora, Dio ci rende partecipi facendosi conoscere attraverso tutte le cose.

 

Rita: Si, tutto questo Gesù lo dice per noi. Quindi ognuno di noi ha questo destino sublime: arrivare a vedere la sua generazione da Dio. E Dio queste cose le fa e ce le fa anche capire.

Luigi: Te le partecipa! Ti rende partecipe! Comunicandotelo, cioè facendosi conoscere, ti rende partecipe.

 

Pinuccia B.: “sappia” è proprio una partecipazione.

Luigi: Vedi che è il “sapere”?!

Pinuccia B.: Mi ha fatto venire in mente il tema “Conoscere è essere”: è proprio così perché...

Luigi: Infatti chi non ti comunica non ti fa essere; ti senti privata dell’essere. Non bisogna farne un problema di sentimento. Il problema di unione, di rapporti tra persone, non sta nel sentimento, non sta nel dire “Ti voglio tanto bene!”, non sta nel cuore. Il problema è comunicare, è la comunicazione. È la comunicazione che fa essere! Quindi è spirito, è parola, è parlare. La nostra ricchezza non sta nell’aver cose, la nostra ricchezza sta nella persona che comunica con-!

Pinuccia B.: Quindi riconosciamo di più la grazia di questi incontri nei quali abbiamo la possibilità di ricevere.

 

Pensieri conclusivi:

 

Delfina: Quando c'è unità tra due persone c'è unità di pensiero. Però, io posso pensare ad una persona ma se lei non pensa a me…; invece pensando a Dio, è Dio che si fa pensare, per cui sono sicura.

Luigi: Infatti la perfetta unione la si ha soltanto con Dio; e poi soltanto attraverso Dio c'è la comunione con le creature.

 

Riccardo: Arrivare personalmente a conoscere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Luigi: Certo, siamo creati per questo e dobbiamo impegnarci in questo, altrimenti falliamo il nostro destino.

 

Rita: Bisogna rinascere dall’alto per godere di questa partecipazione.

Luigi: Dio opera tutto, addirittura viene a morire tra noi per questa rinascita, per farci rinascere.

 

Pinuccia B.: E’ necessario “vacare Deo” per poter capire, per fare nostre, per vedere come realtà queste parole.

Luigi: Certo, se tu non ti dedichi a Dio non puoi certamente ottenere niente.

 

 

(01.05.1993)

(58min 53sec)

 

“che Tu li hai amati come hai amato me”

 

Nino: Mi riesce difficile vedere.

Luigi: “…che il mondo sappia che li hai amati come hai amato me”.

Nino: Mi riesce difficile vedere un’identità di amore verso il Figlio unigenito. Che l’amore di Dio sia evidente basta che osserviamo tutte le cose, come noi siamo costruiti, programmati; se siamo programmati nel corpo, lo siamo ancor più nella mente; solo che noi siamo in difetto per cui non possiamo ancora vedere tutte le cose come stanno. Certamente è come dice Gesù, però non riesco a vederlo.

 

Franca: “Affinché il mondo sappia che tu mi hai amato”

Luigi: No! “che li hai amati come”, “come”, “come”.

Franca: Stavo riguardando tutti i versetti: “affinché il mondo sappia che tu mi hai amato e li hai amati…”

Luigi: No! “… che il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me”.

Franca: Questa uguaglianza di amore è come l’uguaglianza dell’Essere. Perché il Figlio…

Luigi: No, “…il mondo sappia”. Come fa il mondo a sapere che “li hai amati come hai amato me”?

Franca: Prima Gesù ha detto: “che siano consumati nell’unità affinché il mondo sappia”.

Luigi: Si! “Affinché il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me”.

Franca: Che il mondo sappia che ha mandato il suo Figlio unigenito, e di qui scaturisce…

Luigi: Ma “che il mondo sappia che tu mi hai mandato”; se quelli sono consumati nell’unità, allora il mondo può sapere.

 

Domenico: Hai detto che il mondo è “il nostro mondo”.   

Luigi: “…che il mondo sappia come hai amato me”.

Domenico: “...che il mondo sappia che tu mi hai mandato” hai detto che nello spirito il mandato corrisponde al vederlo come generato.

Luigi: Qui dice che il mondo può sapere. Altrimenti il mondo non può sapere proprio niente. Qui dice che il mondo può sapere in quanto loro (quelli per cui Lui sta pregando, gli apostoli) sono consumati nell’unità. Se sono consumati nell’unità, il mondo può sapere; altrimenti non può sapere.

Domenico: Per mondo che cosa intendi?

Luigi: Il mondo è tutto ciò che non è Dio.

Domenico: Perché prima era “il nostro mondo”; “affinché il mondo sappia”.

Luigi: Va bene, ma che cos’è il mondo?

Domenico: Noi che diventiamo consapevoli?!

Luigi: Noi non siamo il mondo.

Domenico: Noi siamo fatti da tutto l’universo.

Luigi: Noi siamo fatti dal “Tu” di Dio; il mondo sono tutti i segni di Dio, sono parole di Dio per noi. Però è soltanto quando si è consumati nell’unità il mondo sa? Perché fa dipendere tutto da “affinché siano consumati nell’unità”? Cioè “consumati nell’unità onde (un altro affinché) il mondo sappia”. Quindi, se c'è questa consumazione nell’unità il mondo sa. Altrimenti il mondo non sa proprio niente, e non può sapere niente. Però se vede qualcuno che è consumato nell’unità, lì può sapere qualche cosa. Per cui, la luce arriva a tutti, tutti non possono ignorare; ma per che cosa? Dal fatto di vedere che qualcuno è consumato nell’unità.

Domenico: E’ come dire: “Così è di chiunque è nato dallo spirito”.

Luigi: No! E’ dalla consumazione nell’unità! E’ la consumazione nell’unità. Prima avevamo parlato della consumazione nella verità; poi è questa consumazione nell’unità che fa capire. Come fa a far capire questa consumazione nell’unità?

        Se c'è qualcuno consumato nell’unità il mondo può sapere qualche cosa. Perché il mondo sa in quanto vede, vede le creature.

Domenico: Unifica nel principio perché vede tutte le cose dal punto di vista di Dio.

Luigi: Si. Il mondo, vedendo uno che è consumato nell’unità, nell’unità di Dio, riceve; altrimenti non riceve niente.

Domenico: “Come il Padre ha mandato me io mando voi”; si era detto che chi parte da Dio creatore, ogni cosa la riferisce a Dio per darne una giustificazione. Quindi nella fede si può già giustificare le cose in Dio, partendo da Dio.

Luigi: Non ci siamo.

 

Franca: Posso parlare?

Luigi: Se hai un pensiero chiaro, dillo.

Franca: “Consumati nell’unità” vuol dire che tutto è sottomesso al Figlio, affinché il pensiero sia consegnato al Padre, e il Figlio consegnare dal Padre…

Luigi: No, qui sta dicendo: “Affinché siano consumati nell’unità, affinché…”. Resta in quel rapporto. Perché se c'è qualcuno che è consumato nell’unità il mondo può sapere, altrimenti non può sapere niente. Allora, vorremmo capire che rapporto c'è tra coloro che sono consumati nell’unità e il sapere del mondo.

Franca: Il sapere è una luce, una conoscenza.

Luigi: Ma certo, è conoscenza, è capire.

Franca: Quindi, “consumati nell’unità”, nel Principio, assorbiti nel Principio.

Luigi: “Consumati nell’unità”, nell’unità di Dio. Cosa vuol dire quel “consumati nell’unità”?

Franca: Assorbiti.

 

Luigi: Cos’è quel “consumare nell’unità”?

Domenico: Contemplare da-.

Franca: E’ fare una cosa sola.

Luigi: Evidentemente si parla di unità in contrapposizione alla molteplicità; allora abbiamo: molteplicità e unità. Allora, c'è la consumazione nell’unità. Ma di che cosa? Di quello che è molteplice. C'è la necessità di consumare. Tu consumi una cosa in-, in quanto prendi questa cosa e questa viene tutta assorbita in quell’altra. Allora c'è l’unità, che è contrapposta alla molteplicità. C'è la molteplicità. Tutto l’universo è molteplicità, le creature sono molteplicità, noi stessi siamo una molteplicità; abbiamo tanti nomi, tante facce, tanti amori, tanti interessi. Siamo una molteplicità, e rendiamo testimonianza al mondo di questa molteplicità che siamo. Ora, se siamo consumati nell’unità, il mondo cosa sa? Sa che il Padre ha mandato il Figlio e che ha amato coloro che sono consumati nell’unità, come ha amato il Figlio. Arriviamo lì.

Franca: Il Figlio è colui che ci parla il Principio; noi possiamo essere consumati nell’unità solo grazie al Figlio, che ci riporta nel Principio.

Luigi: No. Il problema non è quello. Il problema è: perché chi è consumato nell’unità fa sapere al mondo che il Padre ha mandato il Figlio e il Padre li ha amati come ama il Figlio?

 

Delfina: Siccome la creazione è stata fatta per amore, in quanto Dio non ha bisogno di noi…

Luigi: Dio non ha bisogno di noi.

Delfina: …per cui tutto in Lui è amore. Amore significa donare, comunicare.

Luigi: Dio comunica se stesso.

Delfina: Il Padre comunica con il Figlio, genera il suo Pensiero.

Luigi: Il Figlio è tutto comunicazione del Padre, tutto e solo comunicazione del Padre.

Delfina: E noi essendo nati in questo amore, il Padre non può non amarci come ha amato suo Figlio. Perché il Figlio deve portarci a questa unità.

 

Luigi: Perché il Padre ama il Figlio? Come il Padre ama il Figlio? In quale modo?

Antonio: Siccome il Figlio è stato generato dal Padre, così il Padre dà la vita: genera suo Figlio, dà la vita al Figlio. Il Padre ha amato Gesù in che modo? Generandolo, dandogli la vita.

Luigi: Il Padre dà se stesso. Il termine “vita” è un termine ambiguo. Delfina aveva precisato bene: l’amore è comunicazione di sé. Là dove c'è una comunicazione, là dove uno dona se stesso, lì c'è amore.

Il Figlio dice: “Non vi chiamo più servi, vi chiamo amici, perché vi ho fatto conoscere tutto quello che ho ricevuto”; questo ci fa capire che c'è il passaggio da “servo” ad “amico”. Quindi si entra nell’amore in quanto si riceve comunicazione dall’Altro (“vi ho fatto conoscere”); è attraverso la conoscenza che c'è il passaggio dell’amore. L’amore è effetto di conoscenza. Là dove uno non comunica all’altro, non c'è passaggio d’amore. L’amore è comunicazione all’altro di un segreto, di quello che uno sa, di quello che uno porta dentro di sé. Lì c'è comunicazione, lì c'è amore, c'è il dono d’amore. In quel dono d’amore c'è la partecipazione, c'è l'unione, c'è poi il rapporto. Quindi, il Padre ama il Figlio in quanto dona tutto se stesso al Figlio. Infatti il Figlio è conoscenza del Padre. Il Padre non tiene nulla nascosto al Figlio. Il Padre dona tutto se stesso e donando se stesso comunica l’Essere. Quindi è un problema di conoscenza.

Antonio: Lo dicevo con altre parole, come generazione.

Luigi: Ma quando parli di generazione cosa intendi? Tu usi il termine generare, mi vuoi precisare cosa intendi quando usi il termine “generare”?

Antonio: Dare la vita, come una madre genera un figlio, lo genera a nuova vita.

Luigi: Il termine è ambiguo. Il problema è quello di chiarire. I termini sono chiari quando sono comunicabili, altrimenti non comunichiamo niente. Quando parliamo di vita non sappiamo cosa sia la vita; quando parliamo di generazione non sappiamo cosa vuol dire generare. Perché tu mi fai l’esempio della madre che genera il figlio: il termine è molto ambiguo, perché è nel campo dei segni. Infatti la madre non dà se stessa al figlio. Ad un certo momento c'è una distinzione fortissima tra il figlio e la madre.

        Non si tratta di dirlo “meglio” ma si tratta di renderlo accessibile in modo che l’altro possa capire. Si tratta di non usare parole come “vita”, “persona”, “generazione”, “creazione” e capire niente. Usiamo tante parole ma non capiamo.

C'è un abisso tra la generazione del Figlio dal Padre e la generazione di un figlio da una madre.       Siamo nel campo del creato e c'è un abisso tra la generazione e la creazione.

Il Figlio di Dio non è creato; il figlio di una madre sono creati. La madre non genera il figlio, anche se noi usiamo il termine “generare”. La madre non genera il figlio, perché il figlio è creato, ed è creato da Dio. La madre è un mezzo attraverso cui Dio opera la sua creazione, non generazione.

E’ Dio che crea le creature, usa le madri come mezzo per dare la luce a queste creature; però chi opera è Dio attraverso le madri. Quindi in questo caso, Dio non è generatore di figli, ma è Creatore di figli di donna. I nati da donna sono creati, non generati. Allora, se usiamo i due termini, creazione e generazione, bisogna arrivare a precisare cosa si vuole intendere per creazione e cosa si intende per generazione, e quand’è che c'è la generazione.

 

Antonio: Il Padre ha amato Gesù.

Luigi: Gesù, Figlio di Dio, perché qui sta parlando del Figlio di Dio. Il Padre dà Se stesso al Figlio facendo conoscere Se stesso. L’Essere assoluto, in quanto è assoluto, conosce se stesso perché è principio di se stesso, quindi partecipa.

Noi non siamo generati, perché noi riceviamo l’essere come un atto miracoloso, un atto magico. Tu non sai quando sei nato, come sei nato. C'è Qualcuno che ti ha fatto essere, per cui un giorno hai aperto gli occhi e hai detto: “Ci sono!”. Ma non sai. Tu non hai partecipato alla tua nascita, non hai partecipato all’inizio della tua vita. Un Altro ti ha fatto essere, e non sai come. Invece, nel campo della generazione, c'è una partecipazione consapevole, per cui da Dio non si nasce per atti magici, si nasce per consapevolezza.

Noi, qui in terra, siamo nati per un atto magico, creazione di Dio; però siamo qui soltanto per essere interrogati da Dio se vogliamo nascere da Lui in vita eterna. Siamo qui, attualmente, soltanto per essere interrogati.

La nascita da Dio non avviene più come è avvenuta qui in terra per creazione, la nascita da Dio avviene per partecipazione consapevole dal Principio, cioè da Dio, dal Padre; siamo fatti consapevoli della nostra stessa nascita, della nostra stessa esistenza, per partecipazione consapevole, per conoscenza.     Per cui si nasce da Dio per conoscenza, cioè per partecipazione consapevole di “come” Dio genera; quindi partecipando alla generazione da Dio si nasce da Dio. Questo non avviene senza di noi. Quindi Colui che ti crea qui in terra senza di te, non ti fa nascere da Lui (partecipare alla generazione del Figlio dal Padre) senza di te, cioè se non vuoi conoscere da Dio “come” Dio genera. Allora, il Figlio di Dio, l’Unigenito, è partecipazione piena alla conoscenza del Padre; conoscendo il Padre esiste; esiste in quanto conosce. È la conoscenza che ti comunica l’Essere. È la conoscenza piena. Là dove tu non conosci non puoi partecipare, sei fuori.

Quindi nella partecipazione piena c'è il vero amore. Infatti l’amore, che è Spirito Santo, che è Spirito di Verità, che è Spirito di conoscenza, non è altro che il legame che unisce Padre e Figlio. E qual è questo legame? È il legame di Verità. E qual è questo legame di Verità? È il Figlio che riconosce “come” il Padre lo genera. Ed è un legame di verità perché quella è Verità.

La Verità tu la trovi soltanto in quanto la conosci. Non la trovi in altro modo, non la trovi dicendo “Io vivo e quindi conosco la verità!”. No. Tu vivi e non conosci la verità. “Io amo e quindi conosco la verità!”. No, tu ami e non conosci la verità. La verità tu la trovi solo in un modo solo: conoscendola.

Quindi, il Figlio conosce se stesso in quanto conosce il Padre. Dal Padre, ricevendo la conoscenza del Padre, Lui è. Lui è il Pensiero del Padre, tutto puro unigenito Pensiero del Padre. Il Padre ama in quanto fa conoscere se stesso, tutto se stesso e non tiene nulla nascosto al Figlio. Infatti Gesù dice: “Il Padre ama il Figlio e gli dimostra tutto quello che fa, tutto quello che opera”. Ecco l’amore. E’ amore in quanto dimostra, in quanto comunica, in quanto non tiene nella notte. Presso Dio non c'è la notte. Dio è tutto luce e “se qualcuno dice di amare Dio, di essere con Dio ed è nelle tenebre, nella notte, quello è menzognero perché presso Dio tutto è luce”. Perché in Dio tutto è luce? Perché c'è la partecipazione, c'è la comunicazione, c'è questa reciprocità. Ora, il vero amore crea reciprocità: l’Altro dona e tu doni; per cui c'è questa comunicazione vicendevole, non c'è nulla di nascosto.

Qui dice che: “Come il Padre ama il Figlio, così il mondo, quando si è consumati nell’unità, capisce, può capire che il Padre, con quello stesso amore con cui ama suo Figlio, ha amato anche coloro che conduce in questa conoscenza”.

Antonio: Anche coloro che hanno ricevuto, come Gesù, questa conoscenza.

Luigi: Anche lì dobbiamo fare una distinzione. Gesù è il Figlio di Dio incarnato. Il Verbo di Dio incarnato è in funzione nostra. Se noi vogliamo conoscere Gesù come persona, Egli come persona è una persona sola, è Figlio di Dio.

Abbiamo in Gesù due nature: una natura umana, quindi incarnata e una natura divina; ma come persona c'è una persona sola. Ora, qui dobbiamo parlare in termini di persona, perché in termini di conoscenza è il termine di persona, non è il termine di incarnato. In temine di persona si intende il Figlio di Dio.

Se vogliamo capire, dobbiamo pesare alla persona divina, al Figlio di Dio, che è in Dio e da Dio. Non qui in terra. Perché la luce ce l’abbiamo soltanto in Dio. Anche le cose qui in terra, per essere illuminate, devono essere viste in Dio, perché sono segni. E i segni, se tu li vedi da Dio, in Dio, poi li capisci. Quindi prima bisogna cercare le cose in Dio. Soltanto conoscendo bene il cielo, tu capisci la terra. Non puoi, quindi, capire le cose del cielo partendo dalla terra; devi partire dal cielo per arrivare alle cose della terra.

 

Giovanna: Quindi l’amore è comunione, è comunicazione.

Luigi: Comunicazione! Anche qui: parliamo di comunione, di comunicazione…; ma dobbiamo precisare bene. La comunione è effetto di comunicazione. Là dove non c'è comunicazione non c'è comunione. Allora, se è effetto, prima bisogna parlare di comunicazione, poi troveremo la comunione. Molte volte diciamo “comunione con Dio” in quanto pensiamo Dio, oppure sentiamo Dio, amiamo Dio, vogliamo essere con Dio…; ma sono termini ambigui, sono termini che non danno la comunione. La comunione viene soltanto dalla comunicazione; cioè chi ti comunica qualche cosa ti unisce. Quindi il principio di comunicazione viene dal Padre, viene da Dio, in quanto comunica.

Ma per comunicare bisogna che ci sia uno che riceva. Ora, qual è la condizione per ricevere? L’ho detto molte volte: l’Infinito si può comunicare solo all’Infinito, l’Eterno soltanto all’Eterno. Allora, soltanto se in noi c'è il Pensiero di Dio e se questo Pensiero di Dio diventa ciò in cui noi consumiamo tutto, allora lì c'è la comunicazione. Dio si comunica a suo Figlio. Quindi, soltanto se in noi c'è questo suo Figlio in cui tutto è sottomesso, lì c'è la comunicazione e lì c'è la comunione. Altrimenti no, altrimenti Dio parla ed io ricevo soltanto dei rumori, non ricevo la comunicazione di Dio. Per ricevere la comunicazione di Dio devo avere in me il Pensiero di Dio, il Figlio di Dio al di sopra di tutto. Al di sopra di tutto! Cosa vuol dire “prima di tutto”? Vuol dire ver sottomesso tutto! Tutto! Se non ho sottomesso tutto non ricevo comunicazione da Dio! Ricevo rumori da Dio, ma non ricevo la comunicazione; non posso ignorare Dio, ma non posso conoscere Dio, cioè non ricevo comunicazione della conoscenza di Dio; e quindi non entro in comunione con Dio.

Non è con lo sforzo di volontà che conosci Dio; “Adesso io faccio una promessa, faccio un voto ed entro in comunione con Dio!”; …stai fresco!

 

Giovanna: Quindi la comunicazione del Padre a noi avviene attraverso il Figlio. E qui dice: “…li hai amati come hai amato me!”; quindi in quanto abbiamo sottomesso tutto a questo pensiero.

Luigi: Abbiamo “consumato”, perché soltanto se uno è consumato in questo Pensiero il mondo sa. Altrimenti il mondo non può sapere.

Ma perché il mondo non può sapere? Solo là dove abbiamo una creatura che è consumata, quindi tutta sottomessa a-, un’unità, che vive unicamente per-, il mondo incomincia a sapere.

Perché il mondo incomincia a sapere soltanto in quanto vede uno spettacolo? Noi tutti, in un modo o nell’altro, diamo uno spettacolo. Spettacolo di che cosa? Diamo spettacolo di ciò per cui viviamo, di ciò in cui consumiamo la nostra vita. C'è sempre qualcosa in cui noi consumiamo la nostra vita: per il lavoro, per un’azienda, per guadagnare, per una famiglia. Noi diamo questo spettacolo. Non diamo spettacolo di ciò di cui parliamo, di ciò che diciamo. Il mondo è spettatore di ciò per cui viviamo. Il mondo sta osservando ciò per cui tu vivi. Sta osservando il fine che tu stai perseguendo. “Per che cosa sta vivendo quello lì?”, “Ah, quello sta vivendo per un’azienda”. Noi diamo spettacolo.

Sto vivendo per un’azienda. Il mondo capisce questo, non capisce altro linguaggio. Non sono le parole, perché le parole sono dei segni. Io posso parlare dalla mattina alla sera di Dio, non do spettacolo di Dio al mondo. Do spettacolo al mondo di ciò per cui vivo. Soltanto, quindi, se sono consumato nell’unità di Dio, il mondo riceve questo spettacolo.

Il mondo vede ciò per cui le creature stanno vivendo. Le creature sono tutte creature in cammino. Tu vedi una persona in cammino e ti viene subito il pensiero: “Chissà dove va?”. E se a te interessa, incominci ad andargli dietro: “Dove abiti?”. “Ah si è fermato lì”. Cioè, sta vivendo per-. Quando gli chiedono: “Maestro, dove abiti?”, profondamente gli chiedono: “Per che cosa stai vivendo?”. “Venite dietro di me e vedrete!”. “Vedrete”, il mondo vede ciò per cui tu vivi, vede soltanto quello.

Franca: Una volta hai detto che il mondo non ha bisogno di esempi.

Luigi: Ma vivere per- non è un esempio.

Franca: Non capisco.

Luigi: Che tu non capisca è una cosa, ma non puoi accusare; perché l’esempio è una cosa, ciò per cui tu vivi è un’altra cosa.

Rita: E’ un po’ come quando San Francesco è partito con un suo fratello frate per fare una predica; dopo aver fatto un giro il suo compagno gli chiede: “Ma la predica non la facciamo?” e San Francesco risponde: “L’abbiamo fatta!”.

 

Franco: Questo sapere del mondo che sapere è? Perché si sa una cosa che si può solo sapere se si partecipa alla generazione. Questo sapere “come si è amati”, anzi prima c'è il sapere di “come Lui è mandato”… Quindi è determinante partecipare alla generazione.

Luigi: Certo.

Franco: Solo chi è generato entra in questo sapere. Il mondo che non partecipa ma vede questi che hanno partecipato alla generazione, che sono stati consumati nell’unità, cosa sa?

Luigi: Il mondo sa, cioè vede, constata ciò per cui uno vive.

Franco: Ma non sa che Gesù è mandato dal Padre, perché questo lo sa solo chi è entrato.

Luigi: Dunque, in quanto vede che tu vivi per una cosa, il mondo che tu sei attratto da quella cosa. Attratto da quella cosa vuol dire che sei figlio di quella cosa, che appartieni a quella cosa. In quanto tu vivi per-, vuol dire che quella cosa ti attrae. È la cosa che ti attrae. Se ti attrae sei dipendente da-, sei figlio di-. Ognuno vivendo si elegge un suo padre. Per cui il movente della tua vita diventa il tuo padre, la tua paternità. Tu vivendo per-, sei informato da ciò per cui tu vivi. La mamma che vive per suo figlio è informata da suo figlio; per cui il figlio diventa padre della madre, diventa principio, diventa movente. Vedi come avviene?! Vivendo per- si diventa figli di-. E il mondo questo lo constata. Non è l’esempio che ti dà, ma è un fatto sostanziale, è sostanza di vita. Tu vivendo per- ricevi vita da-. Tu vivendo per quella cosa ricevi vita da quella cosa. La madre che vive per suo figlio riceve vita da suo figlio; e se il figlio muore la madre muore. Ora, questo è l’unico sapere che può ricevere il mondo.

Franco: Il mondo riceve che c'è una certa relazione tra Dio e questo?!

Luigi: Tra causa ed effetto. Il sole sorge e tu incominci a vedere delle cose; prima eri nella notte, le cose non si vedevano, era tutto nell’ombra. Causa ed effetto: sono tutte significazioni di Dio.

Franco: Un San Francesco, è evidente che è mosso da Dio. Quando si è convertito, chi lo osservava.

Luigi: Tu vivendo per- ti consumi…, ti consumi dietro quella cosa. Il mondo sa che tu ti stai consumando dietro quella cosa. Ora, quella cosa è ciò che ti fa vivere. Tu prova a togliere Dio da San Francesco, San Francesco sparisce. Prova a togliere Dio da un industriale, da un banchiere, continua ad essere un industriale o un banchiere. Se togli Dio da San Francesco, San Francesco sparisce. Prova a togliere Dio da Gesù Cristo, Gesù Cristo non c'è più, sparisce. Sono figure che hanno come movente, come principio Dio, quindi sono consumati da-.

 

Franco: L’altra volta abbiamo detto: “Che siano perfetti nell’unità affinché il mondo sappia che tu mi hai mandato”; a che mondo si riferisce? Al mondo che è dentro di me? Perché c'è differenza tra questi che erano consumati nell’unità e quelli che sapevano che il Figlio era mandato. Quindi sono due saperi diversi. Il mondo in noi che sa...

Luigi: No, il mondo non può sapere il rapporto tra Padre e Figlio, è escluso. Il mondo può sapere ciò che fa esistere una creatura. Siamo nel campo della creazione. Cioè, io vedo una creatura che vive per qualche cosa e dico che quel qualche cosa fa vivere quella creatura, la giustifica. Se io vivo per il denaro è il denaro che mi fa vivere; il mondo questo lo costata! Per cui divento figlio del denaro. Vivendo per- divento figlio di-; e rendo testimonianza al mondo di questo. Se uno vive per conoscere Dio e si consuma nel conoscere Dio, il mondo si arrabbia. Urla contro chi vive per Dio prima di tutto perché capisce che sta vivendo per una cosa che lui non può capire, e non potendo capire non può sopportare; perché si può sopportare soltanto ciò che si conosce.

Fintanto che tu vivi per il denaro, il mondo ti batte le mani; se tu vivi per sposarti, il mondo ti batte le mani, perché il mondo ti capisce. Se tu vivi per una cosa per cui il mondo non vive, non può capire: il mondo non ti sopporta.

Franco: Però riceve testimonianza da questo.

Luigi: Ma se non ricevesse testimonianza e non capisse, il mondo non soffrirebbe un bel niente, ti sopporterebbe perfettamente. Vuol dire che capisce che tu stai vivendo per una cosa che lui non condivide; per quello si arrabbia.

 

Alma: “Così è per coloro che sono nati dallo spirito…”, quando avevi affrontato questo argomento avevi detto che nasce un’interrogazione. A questo punto Dio diventa una realtà quasi come il denaro.

Luigi: Si, però questo sfugge al mondo. Il denaro non sfugge al mondo. La donna non sfugge al mondo. L’uomo non sfugge al mondo. Si vedono perfettamente. Se tu vivi per un’azienda o vivi per una professione, non sfuggi al mondo. Ma se vivi per Dio, sfuggi al mondo.

Alma: Ma Dio è una realtà.

Luigi: E’ una realtà per te, non per il mondo.

Alma: Ma se vede qualcuno che vive per Dio…

Luigi: No, il mondo non lo capisce.

Alma: Non capisce che è una realtà, ma capisce che si può vivere così.

Luigi: Non ti sopporta. Ti deve eliminare. Ti odia. Ora, odiare vuol dire volere che tu non ci sia.

Alma: Però lo scopo è quello di formare un’interrogazione.

Luigi: Chi è nato dallo spirito ha la Presenza, ha una Realtà. Perché lui vive per quello, quindi lui è dipendente dallo spirito. La realtà è il suo Principio. Il mondo non ha questa realtà come Principio.

Alma: Ma nel mondo, avevi detto, si forma l’interrogazione.

Luigi: Ecco. Interrogazione, in quanto si chiede: “Cosa ci sta a fare quello lì!”; ma non ti giustifica. L’interrogazione nasce per tutti, però l’interrogazione che non ha risposta non è sopportabile. Tu non puoi sopportare una cosa che ignori. Arriva un certo momento, siccome siamo fatti per la conoscenza, che non riesci a sopportare quello che ignori, lo devi distruggere.

Alma: Si può rifiutare o cercare di capire.

Luigi: No, se cerchi di capire allora vuol dire che hai lo spirito, vuol dire che credi. Perché quello che ti fa desiderare di capire è la fede. Se per te esiste soltanto quello che tu vedi e tocchi, ti fermi all’interrogazione: buio! Buio, quindi insopportabile, è una cosa che ti tormenta, perché non puoi rispondere all’interrogazione. Non puoi rispondere. Non potendo rispondere passi all’odio, all’odio verso ciò che non puoi sopportare.

 

Alma: Il Figlio esiste solo in virtù della generazione del Padre. Cioè quello che succede al Figlio è rivelazione di quello che deve succedere per noi. Quindi anche per noi c'è una nascita, c'è una generazione.

Luigi: No, non si è generati come il Figlio. Noi siamo chiamati a partecipare alla generazione del Figlio; partecipando facciamo una cosa sola col Figlio, …ma partecipando. Però Dio non genera noi, Dio genera suo Figlio, solo suo Figlio perché è l’Unigenito. Noi possiamo essere chiamati a partecipare a questa generazione, partecipando capiamo: la conoscenza è comunicazione di Essere, facciamo una cosa sola perché abbiamo lo stesso Essere col Figlio. Tu non scoprirai che sei generato, tu scoprirai sempre che il Figlio è generato! Ecco per cui soltanto se tu dimentichi te stessa potrai giungere a conoscere come il Padre genera il Figlio, quindi partecipare; non “essere”, ma partecipare!

Alma: Partecipare della generazione. Mi chiedevo però come è possibile esistere senza partecipare, esistere senza vedersi generato da Dio pur essendo generato da Dio.

Luigi: L’uomo non è generato da Dio, l’uomo è creato da Dio. Per cui l’uomo non può ignorare Dio, ma non può conoscerlo: per conoscerlo si deve offrire, si deve dedicare, perché Dio si comunica soltanto a suo Figlio, cioè al suo Pensiero; soltanto se l’uomo si dedica a Dio, da Dio (perché la conoscenza di Dio viene soltanto da Dio).

Però io non posso ignorare Dio. Siccome Dio è il Creatore di tutte le cose, non sono io il Creatore, non posso ignorare nel senso che non posso dimostrare che Dio non c'è, perché non sono io che faccio le cose, non sono io che mi sono dato la vita, non sono io che faccio passare il tempo, mentre io vorrei che il tempo non passasse; non sono io che creo tutti gli avvenimenti, i fatti di tutti i giorni, c'è Qualcuno che mi fa subire questi avvenimenti e me li fa subire al punto tale che io li sento, non li posso ignorare, però non li capisco. Io non capisco che cosa sia un filo d’erba, non capisco cosa sia un albero, non capisco cosa sia una creatura! Però subisco tutte queste cose.

Alma: La differenza tra l’essere creato e il generato è che l’essere creato subisce.

Luigi: Si, l’essere creato subisce. Per cui esiste in quanto subisce. Invece colui che viene generato, partecipa consapevolmente. Cosa vuol dire? Che conosce. Là dove c'è conoscenza c'è generazione.

 

Franco: Questo sapere del mondo non è un sapere nella pienezza. È un credere?!

Luigi: No, nemmeno. E’ un subire. Perché il mondo vede la creatura, la tocca, la esperimenta. Tu dici: “Io sono qui come uomo, come fisico”, ma questa tua esistenza condiziona tutti gli altri esistenti. In questo momento tu condizioni tutti noi. Ogni esistente condiziona tutto. Cosa vuol dire condizioni? Che tutti subiscono volenti o nolenti la tua presenza. La subiscono! E questo subire, il mondo lo capisce. Ora, se tu vai a sciare e tutti vanno a sciare, il mondo ti capisce perfettamente. Ma ti capisce perché? Perché tutto il mondo scia! Racconta un Cardinale che la gente si stupiva perché il Papa Giovanni Paolo II andava a sciare. Ma il Papa rispose: “In Polonia la metà dei cardinali sciano!! E’ una cosa comune!”; il fatto è che erano solo due i cardinali in Polonia (esempio di statistica).

 

Franca: “Il mondo sa”, quindi vuol dire che il mondo non può ignorare.

Luigi: Non può ignorare.

Franca: La volta scorsa si è parlato di questo sapere del mondo in modo molto più positivo. “La creazione geme e soffre in attesa…”, quindi se uno è consumato nell’unità, partecipa in tutto.

 

Silvana: Il mondo sa che coloro che sono consumati nell’unità, sa che il Padre li ama come ha amato il Figlio. Allora va inteso così: il mondo che vede le creature consumate in Dio, quindi che vivono per Dio, sono amate da Dio?!

Luigi: Questa consumazione nell’unità consiste nel fatto che consumando tu ricevi vita da-. Perché quelle creature, per loro sono creature impossibili, assurde e di conseguenza insopportabili. Insopportabili perché non corrispondono ai loro schemi. Però vedono che ricevono vita direttamente da Dio, perché vivono solo per Dio, non vivono per altro.

Se tu vivessi secondo gli schemi del mondo, il mondo ti sopporterebbe, anzi, ti farebbe festa. Perché non faresti altro che confermare la loro verità, il loro modo di vivere. Per cui se tu confermi il mondo, il mondo ti batte le mani; ma se tu condanni il mondo con il tuo modo di vivere (lo condanni nel senso che il mondo dice che senza il denaro non si può vivere; la salute è prima di tutto; bisogna preoccuparsi di trovare una sistemazione; “noi traiamo lavoro dalle nostre mani; noi adoriamo quindi il lavoro delle nostre mani”) il mondo non ti sopporta. Uno che vive in un modo diverso è insopportabile.

Però, in quanto tu vivi per-, ricevi vita da-. E’ quel tuo ricevere vita da-  che sconfessa la vita del mondo, che testimonia questo amore (che è comunicazione di vita, comunicazione di conoscenza), che ti fa vivere. Tu non vivi per altro. Perché se tu vivessi per altro, allora il mondo direbbe: “Ah, vive per quello!”. E’ pacifico, non c'è niente da dire. Ma se uno vive per Dio è una cosa che al mondo sfugge, che non può capire, anzi che il mondo ritiene impossibile. Perché il mondo nega lo spirito. Per il mondo vale quello che si tocca, che si esperimenta. Tu, pur vivendo per una cosa che non si vede, che non si tocca, non si esperimenta, rimani in vita, non muori. Perché se tu morissi il mondo direbbe: “Ecco, quello viveva per Dio e adesso muore!”. Conferma che la vita viene soltanto in quel modo. Ma se tu, vivendo per lo spirito ricevi non soltanto, ma ricevi luce, ricevi pace, ricevi felicità, il mondo non capisce più niente. Per cui tu condanni il mondo vivendo per Dio.

 

Giovanna: Ma “Il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me”, ma il mondo non può capire.

Luigi: Quando tu ricevi vita da una cosa, sei amata da quella cosa; ricevi vita da quella cosa per cui vivi: il mondo vede questo! Il mondo vede che tu ricevi vita da ciò per cui tu stai vivendo. Il mondo non lo capisce, però ricevi vita da quello. Sei consumata da questo amore. Ma, consumata da questo amore, non sei tu che ami, ricevi da questo amore.

Giovanna: Quello che per il mondo è impossibile...

Luigi: Tu vivi per conoscere Dio, ma non sei tu che scegli Dio. Perché se Dio non ci fosse e tu vivessi per conoscere Dio, cioè per una cosa che non esiste, moriresti immediatamente. Domani saresti morta. Ma se tu vivi per Dio e vivi, quello diventa uno scandalo.

Se si vive in quanto si gode di buona salute, in quanto si curano gli affari, è pacifico, la vita viene da quelle cose. Ma se si vive per conoscere Dio e si riceve vita da questo, allora…

Perché se tu, vivendo per conoscere Dio, domani morissi, il mondo batterebbe le mani: “Hai visto quella lì! Dava i numeri, ha cercato Dio, Dio non esiste ed è morta! È logico. Si muore. Allora abbiamo ragione noi!”. “Se sei Dio, scendi dalla croce!”, Gesù non è sceso dalla croce. “Allora abbiamo ragione noi!”: non hanno capito! Ecco, allora, il mondo se si vede confermato nelle sue verità, dice di aver ragione. Se vivi per conoscere Dio, e ad un certo momento vivi, e vivi molto meglio, perché tutti gli altri sono affannati, angosciati, tribolati, mentre tu te la spassi tranquillamente, serenamente, sorridendo, allora metti tutti in crisi!

 

Rita: Se una creatura fa una cosa sola con Dio riceve amore da Dio; nello stesso modo l’umanità riceve la testimonianza di questo amore.

Luigi: Si, ma bisogna capire bene questo “amore”. Perché “amore” non è dire: “Dio ti amo”. Perché Dio non dice alla creatura “io ti amo!”, perché il mondo non può sentire che Dio dice alla creatura “io ti amo!”. Anzi il mondo dice: “Eh già, se ci amasse… guarda un po’ che disastri ci sono! Ogni secondo muoiono tre persone al mondo. Se Dio ci amasse…”.

       

 

Pinuccia B.: Il mondo si può vedere anche come “il mondo fuori di me”, come “altre persone”, ma vederlo come “il mio mondo”.

Luigi: No, perché non c'è differenza. Perché tra il tuo mondo fuori e il tuo mondo dentro non c'è differenza.

Pinuccia B.: Mi sembra che sia un po’ diverso.

Luigi: No, non è diverso. Perché Gesù dice: “Chi fa l’interno è lo stesso che fa l’esterno”, quindi non dire che è diverso.

Pinuccia B.: Volevo solo finire il mio pensiero.

Luigi: Conta il pensiero di Dio. Cerchiamo di vedere le cose da Dio altrimenti andiamo fuori strada.

Pinuccia B.: Volevo vederlo da Dio in modo più convincente. In questo senso: il mondo che è entrato dentro di me, quando per grazia di Dio sono consumata nell’unità di Dio, io stesso prendo consapevolezza, tutto il mio mondo prende consapevolezza di questo. Allora vedo un sapere diverso.

Luigi: Gesù dice: “Chi fa l’interno è lo stesso che fa l’esterno”, non è il mondo che è entrato dentro di te ma è Dio che fa il tuo interno ed è Dio che fa il tuo esterno. Cioè: l’esterno e l’interno sono una cosa sola. Il tuo interno è l’esterno stesso, capisci? Perché è sempre lo stesso Creatore che fa l’interno e fa l’esterno.

Pinuccia B.: Ma la persona del mondo che vive per il mondo è entrata dentro di me in quanto io la conosco, però ci sono tante persone che vivono per il mondo che io non conosco, che non sono entrate dentro di me.

Luigi: Si, ma queste persone, vedendo che tu consumi la tua vita in un fine, riconoscono, ricevono testimonianza che tu ricevi vita da quel fine.

Pinuccia B.: Mi chiedevo se il mio mondo interiore è già stato evangelizzato, se sono consumata nell’unità.

Luigi: Per te!

Pinuccia B.: Allora per me c'è questa consapevolezza che Gesù è stato mandato, e che il Padre mi ama come mi ha amato Lui; per me, per il mio mondo interiore c'è questa consapevolezza; invece per il mondo esterno c'è questa consapevolezza?

Luigi: In tal caso il mondo esterno sono le persone; persone che non entrano, che però ricevono da te questa testimonianza; perché tu vivi per- e ricevi vita da-. Perché per “mondo” si intende tutto ciò che non conosce Dio; per cui, non conoscendo Dio il mondo riceve testimonianza soltanto dalle creature che vivono per Dio.

        Chi salva il mondo è il contemplativo. Perché? Perché il mondo non riceve conoscenza da Dio ma riceve conoscenza da quelle creature che contemplano Dio. Per cui le creature che contemplano Dio fanno da trait d’union; come Cristo che fa da trait d’union tra il cielo e la terra. Quindi coloro che sono sulla terra, che appartengono al mondo perché vivono per le cose del mondo, ricevono testimonianza non della verità di ciò per cui vivono, ma ricevono testimonianza della verità di coloro che cercano, che contemplano Dio.

Franca: Ma questa testimonianza che il mondo riceve li attira al Cristo?

Luigi: Dio opera per salvare tutti e vuole che tutti si salvino. Ora, quello che attira al Cristo è sempre la fede in Dio creatore. Perché se il mondo non crede in Dio creatore, non è sufficiente che veda il Cristo o il contemplativo. Però non può ignorare.

        Tu ti trovi con una realtà che non puoi ignorare, che non puoi inserire nelle tue verità, nelle tue convinzioni, però sei sconfessata perché non puoi ignorare.

Franca: Quindi questo trait d’union è tale in quanto dà la possibilità.

Luigi: Da parte di Dio, perché Dio scandalizza. Siccome tu sei convinta di una realtà, ad un certo momento trovi lo scandalo: quella realtà non è vera. Tu che ti illudevi che magari vivendo per quella cosa avresti avuto la vita, la felicità, la gioia, ad un certo momento trovi che quella cosa ti scandalizza: ciò per cui tu sei sempre vissuta, ad un certo momento ti rivela che non può darti vita, anzi ti delude. E lo scandalo diventa una delusione. E questa è opera di Dio per cercare di farti rinsavire. Perché ti vien detto: “Guarda che la vita non viene da quelle cose”.

 

Domenico: Ogni parola di Cristo si può vedere a livelli diversi, a seconda del cammino che la creatura ha già fatto. “Dio ha dato loro la gloria che tu mi hai dato affinché siano uno, come noi siamo uno, io in loro, tu in me”. In questa preghiera di affidamento siamo arrivati a vedere che l’essere uno, pensiero unico, è la conseguenza dell’aver ricevuto dal Figlio, per sentito dire, la comunicazione dal Padre. Questo essere raccolti da Lui in un pensiero unico è la condizione per poter ricevere la vera gloria dal Padre non più per sentito dire.

Si era parlato dei due livelli della gloria. Ecco, questa consapevolezza è la conseguenza di aver ricevuto la gloria, non solo di essere stati convocati in questo pensiero unico; che è il passaggio dal Padre oggetto, al Padre soggetto, “questo è mio”.

“Io in loro” è ancora una conseguenza del “questo è mio”.

“Tu in me” abbiamo affrontato il tema delle presenza spirituali.

Ora, con tutto questo discorso profondissimo, di quale aiuto è, come conseguenza, “affinché il mondo sappia”? Il mondo può non sopportare o ricevere qualcosa da chi è consumato nell’unità?

Luigi: Perché il regno di Dio occupa tutto.

Domenico: Ma farebbe presupporre che a questo punto di profondità a cui siamo stati condotti da Gesù, questo “mondo sappia che tu mi hai mandato”, “che tu li hai amati” (amati = Spirito Santo), amore tra Padre e Figlio, Dio che dà il suo essere al Figlio, a questo punto il Figlio ci porta nella possibilità di ricevere quello che Lui riceve dal Padre.

Invece no. È una profondità diversa oppure è un voler tirare delle conseguenze che non rientrano in queste parole ultime? Perché il discorso è stato condotto fino ad un certo punto, fino ad un certo livello, e poi oggi il Signore ha condotto le domande, le risposte, quindi l’approfondimento come se questa cosa non fosse più in relazione con lo sviluppo logico di quello che si è approfondito negli incontri precedenti…

Luigi: Ma è soltanto lo sviluppo logico. Cosa vuol dire sviluppo logico? Lo sviluppo logico è quando una realtà diventa universale; quindi in ogni angolo, in ogni punto. Quando tu, per grazia di Dio, vedi come il filo d’erba entra nella verità di Dio, come il filo d’erba sia una comunicazione di Dio, personalmente per te, quello è uno sviluppo logico.

Se tu avessi soltanto un punto dell’universo che non vedi come sviluppo logico di Dio che si comunica, ecco Dio sparirebbe dalla tua vita. Ora, Dio resta in quanto è uno sviluppo logico su tutto, per cui tutto rientra in questo. Per cui è Dio che parla in tutto. Perché quando tu puoi capire “come” Dio parla in tutto, hai lo sviluppo logico.

La nostra vita non è altro che lo sviluppo logico.

Quando vedo una persona che ad un certo momento si spara un colpo perché è vissuta per una cosa che l’ha delusa constato che è lo sviluppo logico della sua vita. Quel colpo di rivoltella è lo sviluppo logico. Ora, ognuno di noi, vivendo in un certo modo, non fa altro che sviluppare logicamente una sua convinzione. Naturalmente poi approda a certe conseguenze. Colui che vive per Dio, non fa altro che fare uno sviluppo logico di quella convinzione: Dio c'è, Dio è il Creatore di tutte le cose ed è Dio il Signore che opera in tutto; per cui la nostra vita diventa uno sviluppo logico di questo.

Ma cosa vuol dire sviluppo logico? Tutto quello che noi chiamiamo “mondo esterno”, rientra in questa logica.

Dio non è Dio soltanto quando ti metti in silenzio e lo pensi. No, Dio è in tutto. È Colui che opera in tutto e tu devi entrare in quello sviluppo logico del suo pensiero, della sua intenzione. Non scappa niente all’intenzione di Dio. Per questo dico che Dio è il creatore di tutte le cose, dei beni e dei mali; perché se ci fosse solo un punto dell’universo che non entrasse in questo sviluppo logico di Dio, Dio non ci sarebbe.

 

 

Pensieri conclusivi:

 

Nino: Il mondo può arrivare a capire che ciò per cui vive lo delude! Se vede un uomo che vive per Dio...

Luigi: …si scandalizza e dice: “Ma quello è matto!”, però quello vive più felice di lui, con più luce. Allora poi dice: “Il matto sono io!”. E’ messo in crisi.

 

Franca: Dio opera tutto affinché siamo consumati nell’unità. E se siamo consumati nell’unità, siamo amati da Dio come Dio ama suo Figlio.

 

Domenico: E’ solo nel Pensiero di Dio che c'è la visione di Dio in croce.

Luigi: Si, ma prima ancora di vederlo, già capire che il filo d’erba, il granellino di sabbia, la morte del Cristo in croce, il nostro nascere, il nostro morire, è tutto uno sviluppo logico di Dio che comunica se stesso, già sapere quello, anche se ancora non lo capisci, è sorgente di una grande gioia; perché tutto rientra, è tutto uno sviluppo logico della verità divina.

 

Delfina: Tutto deve essere in relazione di comunicazione, di conoscenza.

Luigi: Certo, perché la vita eterna, la vita vera è conoscere Dio. Entri nella vita vera soltanto in quanto la conoscenza di Dio diventa tua vita. Quindi, fintanto che tu vivi per guadagnare, per mangiare, per la salute, cioè non vivi per conoscere Dio, non entri nella vita eterna, perché vivi per delle cose che passano.

Soltanto quando in noi si forma questo fine: “io sto vivendo per conoscere Dio”, apparteniamo alla vita eterna.

 

Antonio: La vita è tale solo se è vissuta nell’amore di Dio.

Luigi: Quell’amore cos’è?

Antonio: E’ partecipazione.

Luigi: Come si partecipa?

Antonio: Per esempio…

Luigi: Senza esempi. Come si partecipa?

Antonio: Conoscendo.

Luigi: Conoscendo! Dio è la verità. Tu partecipi in quanto conosci o cerchi di conoscere la Verità. Altrimenti no! Perché tutto va chiarito sempre in questi termini. Certamente tu la verità non puoi trovarla fintanto che non la conosci. Il che vuol dire che se tu non trovi non partecipi. Tu soltanto conoscendo la verità, “Conoscerete la verità e la verità ci farà liberi”, solo conoscendo la Verità tu partecipi della Verità. Non partecipi in quanto dici al Signore “io ti amo”, non dicendo da mattina a sera “Signore, Signore”. Tu non partecipi! Tu partecipi in quanto fai quello che Lui ti dice di fare: “Cerca me!”.

Lui ti ha detto: “Cerca me prima di tutto!”; se ti dedichi a cercarlo prima di tutto, ami veramente. Tu non ami in quanto dici al Signore: “io ti amo!”. Non è un problema di sentimento, non è un problema di cuore, non è un problema di volontà, è un problema di dedizione di pensiero. Cosa molto importante, altrimenti creiamo confusione. Perché partendo da “io ti amo, Signore!” crediamo di partecipare. No, guarda, tu non partecipi.

Antonio: Ma quando uno conosce il Signore, dopo ha una visione diversa della vita?

Luigi: Hai voglia!

Antonio: Ma in modo pratico!

Luigi: Ma scherzi!? Se io vivo per andare a Torino, è diversa la mia vita se invece vado a Genova? Evidentemente è diversa! La conoscenza di Dio non è poter dire “ho conosciuto!”. No! Conoscere Dio vuol dire vivere per conoscere Dio, il che vuol dire che la conoscenza di Dio diventa la tua vita. Se la conoscenza di Dio diventa la tua vita, vuol dire che tu vivi per quello. Se vivi per quello, non vivi per altro. Altrimenti pasticci.

 

Osvaldo: Non c'è differenza tra il mondo esterno e il mondo interno.

Luigi: No, perché lo dice Gesù: “Chi fa l’interno è lo stesso che fa l’esterno!”, è lo stesso! Quindi non c'è differenza. Siamo noi che facciamo differenza perché ci identifichiamo con il corpo. Allora diciamo: “c'è qualcosa dentro il mio corpo, e c'è qualcosa fuori il corpo; quello che è fuori al mio corpo è l’esterno, quello che è dentro il mio corpo è il mio interno”. Ma io non sono il mio corpo! Tu non sei il tuo corpo! Il tuo pensiero che forma il tuo io è universale. Il tuo io comprende le stelle, comprende il sole, comprende la natura, comprende l’universo, comprende la terra con tutti i pianeti, il sole e tutte le galassie. Il tuo io si estende sull’universo. Il tuo corpo no. Non identificare il tuo io con il tuo corpo.

Allora fai questa distinzione tra l’esterno e l’interno. Per poco che tu capisci, ti rendi conto che il tuo io è fatto essenzialmente di pensiero. Capisci che l’esterno fa parte dell’interno?! Siamo noi che siamo in errore.

 

(?): La via della conoscenza è molto irta.

Luigi: Dio non fa i complimenti: “la porta è stretta”, il cammino è difficile. Te lo dice. Non ti dice: “Vieni, vieni”, non ti illude. Il prezzo è questo. Anzi, ti dice che se non vai e non vendi tutto quello che hai ti illudi. Quindi Lui ti dice le cose chiare, precise: le conseguenze sono queste perché la verità è così!”. Quindi “se ti interessa paga il prezzo e se non ti interessa amici come prima”.

 

Riccardo: Dio è il Creatore di tutte le cose, visibili e invisibili.

Luigi: Invisibile è tutto ciò che non vedi, non tocchi, non esperimenti, tutto ciò che è trascendente, che non dipende da te. Le cose che tu vedi, tocchi, esperimenti, sono in relazione a te, mentre le cose invisibili sono le cose che non dipendono da te, sono trascendenti. Il che vuol dire che tu, se le vuoi trovare, ti devi dedicare. Altrimenti tu non trovi, perché non dipendono da te. Visibili sono tutte le cose che vedi e tocchi. Se tu tiri la coda ad un mulo, quello ti tira un calcio, e questo lo esperimenti. “Non devo tirare la coda al mulo sennò mi tira un calcio!”. Fai questa esperienza. Di Dio non fai esperienza in quel modo.

 

Giovanna: Chi vive per conoscere Dio aiuta sé e gli altri.

Luigi: Si capisce, ed è il vero aiuto, è l’unico grande aiuto. Tu non aiuti una persona in quanto gli dai i soldi, gli dai il mangiare. No. La aiuti in quanto gli fai capire il significato della vita, perché la creatura ha solo bisogno di capire il significato; poi dopo quello s’arrangia. Una volta che ha capito ciò per cui deve vivere, stai tranquilla che va.

Le creature stanno morendo perché non capiscono per cosa devono vivere. Quindi aiuta la creatura a capire. Ma non in quanto tu dici all’altro di cercare, ma in quanto tu cerchi Dio prima di tutto. Quello è il grande aiuto che dai. Stai tranquilla che uno si dà da fare quando ha capito quello. Non si dà da fare quando uno non ha capito per cosa vivere. In quel caso si cammina nella notte.

 

Franco: Il termine “vita” che è così usato…

Luigi: … e non si sa cosa voglia dire.

Franco: Non c'è proprio, neanche in campo scientifico, una definizione.

Luigi: Nessuno può dire cos’è la vita.

Franco: Nessuno ti può dire che cos’è la vita. Invece Dio ti dà la possibilità di cominciare a capire cos’è la vita, che è molto più complessa di come crediamo noi. La vita sostanzialmente è una, ed è Dio stesso.

Luigi: Tu prendi un ramo secco, mettigli attorno letame, acqua, tutto quello che vuoi: quello non si muove, resta secco. Cosa vuol dirti quello? Che la vita non si riceve da-. O l’albero è vivo, per cui tutto quello che tu gli metti attorno te lo trasforma, o non è vivo, per cui non c'è niente da fare. Con Dio è lo stesso. Il che vuol dire che la vita viene dalla vita, la luce viene dalla luce. Quindi non cercare altrimenti. Lo Spirito viene dallo Spirito, Dio viene da Dio. Allora, se Dio viene da Dio, tu lo puoi trovare soltanto da Dio. Quindi non correndo per il mondo.

Se corri per i mondo per cercare Dio fai come l’albero secco attorno al quale metti attorno tanto letame pensando: “Forse mettendogli attorno tanto letame, vive!”. No! Perché se non ha la vita in sé non c'è niente da fare. Allora, se Dio viene soltanto da Dio e Dio abita dentro di te, è soltanto raccogliendoti nel Pensiero di Dio che tu trovi Dio.

Franco: Come tutte le forme di vita fanno capo a Dio, così tutte le cose devono trovare una giustificazione nell’Infinito. E quello è solo Dio.

Luigi: Infatti dove tu vedi la vita, vedi un essere che assorbe tutto il resto.

Franco: Ecco, questo è a livello di segni.

Luigi: A livello di segni, consumati nell’unità; vedi che la vita ti assorbe tutto!?

Franco: Ho letto su “Tuttoscienze” un articolo in cui chiamavano “vita” quello che chiamano il virus del computer. Dicevano che è una forma di vita artificiale. Si entra in confusione in quanto poi si afferma che non si sa che cosa sia la vita.

Luigi: Dopo aver parlato della vita, affermano che non sanno che cosa sia la vita.

Franco: Non c'è un termine che comprenda il senso di “vita”. Invece in Dio c'è.

Luigi: Bisogna arrivare a capire che l’Essere, in quanto è assoluto, è vivente. l’Essere assoluto è il vivente. Lui è il vivente. Più ci allontaniamo dall’Essere assoluto e più decadiamo in forme inferiori di vita, fino a materia. L’ultimo segno è la materia. È un principio di allontanamento verso il nulla. Ma l’Essere Assoluto, di per sé, è piena consapevolezza; ha in se stesso la ragione di sé, è il Vivente. Il che vuol dire che l’Essere è vivente in quanto glorifica se stesso, manifesta se stesso in tutto, in tutto! Per cui anche la pietruzza è significazione del Dio vivente, perché Egli significa se stesso in tutto. Là dove l’essere non si può significare, lì abbiamo meno vita; è l’essere che sta perdendo vita.

 

Alma: L’interrogazione si forma solo in chi ha fede.

Luigi: No, l’interrogazione la subiscono tutti, la dedizione a questa interrogazione è soltanto in chi ha fede; cioè, chi ha fede cerca, chi non ha fede subisce, però si trova di fronte ad un muro. Ci sono i muri.

Nella notte tu sei bombardata dalle interrogazioni, però ti trovi di fronte ad un muro, a delle contraddizioni. Anche le stesse scienze vanno fino a che si trovano di fronte a dei muri: non possono, si trovano di fronte a questa impotenza.

Ma se tu sperimenti l’impotenza, vuol dire che senti la cosa. Perché tu vorresti poter trovare una formula che giustifichi tutto l’universo, ma ti trovi di fronte all’impossibilità, ad un muro, non puoi andare avanti. Questo che ti contraddice, ti fa capire che tu senti il bisogno di-. Però non puoi andare avanti. Invece la fede ti dà la possibilità, perché ti aggancia a Dio. Da Dio tu trovi la risposta ed il perché. Il perché lo senti e in Dio hai la possibilità della risposta.

Alma: Se manca la fede però deve essersi già formato il problema di Dio.

Luigi: C'è un problema che si pone: che tu creda o che tu non creda subisci l’imposizione. Ora, c'è una creazione che arriva a te indipendentemente da te. Tutte le cose che arrivano a te indipendentemente da te, le subisci ma non le puoi capire. Ad esempio, tu subisci la pioggia ma pensi: “Chissà perché piove!”. Cioè il significato ti manca. Ora, in quanto tu senti la privazione di significato, non puoi rispondere. “Io vorrei tanto capire perché piove oggi!”. Vorresti avere una risposta come uno sviluppo logico, da Dio. Ora, quando tu senti questo bisogno, vuol dire che è Dio che pone in te questi due termini: Principio creatore, che non sei tu, effetto del Principio creatore, la pioggia. Come colleghi le due cose? Bisogna collegare le due cose. Il collegare le due cose è lo Spirito Santo. Per cui c'è l’Essere assoluto che non puoi ignorare perché sei bombardata da cose che non sono fatte da te e ci sono le cose fatte da questo Essere Assoluto. Non riesci a collegare le due cose, non riesci a collegare l’Essere Assoluto con le cose che fa. Ecco il bisogno di significato. Questo si impone su tutti. Se tu hai la possibilità di camminare, cioè se hai una luce per cui hai la possibilità di camminare, allora giungi alla risposta. In caso diverso patisci, perché sei fatta per sapere e non riesci a raggiungere, allora soffri.

Alma: E in questo bisogno di risposta, chi vive per Dio, come si inserisce? È un'altra interrogazione che si pone alle altre interrogazioni che già ci sono.

Luigi: No, tu sei guidata, dominata da un’interrogazione: “Perché esisto?”, “Perché vivo?”, “Perché?”; sei dominata da questo. Se credi in Dio resti aperta, perché è Dio che ti risponde, soprattutto attraverso Cristo. Per cui Lui, ad un certo momento, ti dice: “Guarda, tu vivi per questo”; cioè ti collega, e te lo collega con Dio, con la ragione che viene da Dio. La ragione che viene da Dio ti soddisfa.

Tutto il mondo cerca di darti delle risposte. “Perché vivo?”, “Si vive per guadagnare!”, la risposta è fasulla, non regge, non ti sostiene. “Si vive per mangiare”, “Si vive per correre”, “Si vive per conoscere le cose del mondo”, “Si vive per la cultura”, “Si vive per fare una famiglia”. Sono tutte risposte del mondo che sono fasulle, perché non ti soddisfano. E perché non ti soddisfano? Perché ti accorgi che quelle cose mutano, tramontano, non ti sostengono. Hai bisogno di un’eternità.

L’esperienza di tutto il mondo è fondata sul tempo. Tempo che vuol dire che la cosa muta. Tutte le creature, proprio perché creature, sono opera di un Altro, di un Creatore. Tu non sopporti che le creature mutino. Se le creature fossero eterne, immutabili, saresti felice con le creature. Perché siamo tormentati? “Ma perché quella creatura si vestiva sempre di rosso e adesso si veste di verde?”: abbiamo bisogno di una giustificazione. La creatura muta, addirittura muore; appartiene al tempo. Ciò vuol dire che le cose subiscono un mutamento. E un mutamento in un campo di assoluto come siamo noi è insopportabile. Il mutamento per noi è insopportabile, e diventa un “perché?”. Abbiamo bisogno di una giustificazione, di una ragione. Questo ci testimonia che siamo fatti di Assoluto, ed è l’Assoluto che ci interroga, è Dio che ci interroga: ci presenta una cosa, ce la fa cambiare, diciamo: “Perché è cambiata?”, e non sappiamo rispondere.

 

Silvana: Gesù ci vuol portare ad avere la stessa vita dal Padre.

Luigi: Si, e la vita sta nella conoscenza.

 

Pinuccia A.:  Dio ama coloro che consumano tutto nell’unità del Pensiero di Dio.

Luigi: Certo, Dio ama coloro che lo cercano, e che lo cercano con tutte le loro forze. “Tu mi troverai quando mi cercherai con tutte le tue forze!”. Se lo cerchiamo soltanto marginalmente non lo troveremo mai. Ci vuole questa dedizione, perché è pensiero.

Noi pensiamo una cosa sola per volta. E’ soltanto pensando unicamente a Dio che possiamo entrare in Dio; altrimenti no.

 

Zina: Vivere per conoscere Dio.

Luigi: In quanto uno vive per conoscere Dio è attratto, ed essendo attratto già appartiene. Cioè, quando io sono attratto da- sono già nel dominio. Se sono attratto dalla luna, vuol dire che sono già entrato nella gravità della luna.

 

Rita: Si è informati da ciò a cui si dedica il pensiero. Se uno cerca la Verità, sarà informato dalla Verità.

Luigi: Noi abbiamo tanta difficoltà in quanto diciamo “io voglio conoscere la verità”, però intanto viviamo per il mangiare, per correre, per fare dello sport. Ha valore dire questo, però se viviamo per altro…: è lì la fregatura!

 

Pinuccia B.: Anche la testimonianza che il mondo riceve da chi è consumato nell’unità fa parte di questo sviluppo logico del regno di Dio.

Luigi: Altroché! Una creatura che sta cercando Dio è una realtà per te, come è una realtà la pietra, il filo d’erba. E ti suscita il “perché”. Mentre tu vivi per il mangiare, per il lavoro, per guadagnare, quello vive soltanto per pensare: ti rende insopportabile la cosa. Se fa il superbo lo uccidi, se invece accetti entri in crisi e ti metti in movimento. I dubbi ti mettono in movimento.

Pinuccia B.: Il regno di Dio comprende tutto, quindi anche quelle persone che non credono in Dio.

Luigi: Per cui anche queste creature che sono “fuori di te”, che magari cercano Dio o non lo cercano, sono dentro di te.

 

 

 

 

 

***

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

indietro