Incontri del
Sabato ciclo C
Condotti da Luigi Bracco
presso Casa di Preghiera
Gv
XXI,18-22: «18In verità, in verità ti
dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi;
ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e
ti porterà dove tu non vuoi». 19 Questo gli disse per indicare
con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse:
«Seguimi». 20Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel
discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e
gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro
dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». 22Gesù gli
rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu
seguimi».
presso Casa di
Preghiera
(21.01.1989)
Luigi:
Quando leggi che Gesù dice a Pietro: “Simone, figlio di Giovanni
mi ami tu più di questi?”, lo leggi male, perché lo
leggi come se Gesù chiedesse a Pietro se veramente lo ama più degli altri. Invece,
siccome Pietro aveva detto che amava Gesù più di tutti, ora Gesù sta proponendo
“mi ami tu più di questi?!”.
In verità, in verità ti dico: quando giovane ti
cingevi la veste da solo,
e andavi dove volevi; ma
quando sarai vecchio tenderai le mani,
e un altro ti cingerà la
veste e ti porterà dove tu non vorrai
Franca:
Capisco che nel campo dei segni quando si è giovani si fa quello che si vuole,
e quando si è vecchi si fa quello che si può.
Luigi:
Anche questo ha un significato spirituale. Quindi nella vita di ognuno di noi:
quando si è giovani si può fare quello che si vuole e quando si è vecchi non
più. Anche questo ha un significato. Se Dio ha fatto la vecchiaia ha un
significato nello spirito.
Franca:
Non ci dovrebbe essere la vecchiaia nello spirito.
Luigi:
Quando una cosa inizia ad invecchiare è prossima a sparire. Ci deve essere
il momento in cui qualcosa sparisce, perché se non sparisce siamo troppi.
Il nostro io fa vecchie tutte
le cose. E’ necessario che tutte le cose invecchino, perché il nostro io deve
sparire. Tutto passa, i segni esteriori si svuotano di significato. Ad un certo
momento le cose non ti dicono più niente. Quando sei giovane tutto canta tutto
ride, tutto ti batte le mani, quando sei vecchia tutto ti volta le spalle.
E’ necessario che tutto passi
perché si evidenzi l’essenziale, perché
senza essenziale tutto di noi muore. La nostra vita è nascosta in Dio. Ad un
certo momento la nostra vita nascosta in Dio deve saltare fuori. Questo vuol
dire che ogni altra vita deve sparire.
E ad un certo momento ti
viene un magone enorme, perché tutto crolla attorno a te e non puoi tenerlo su.
Puoi fare tutti gli sforzi di questo mondo, ma non puoi tenerle su. Tutto deve
passare perché si deve evidenziare quello che veramente vale. Fintanto che
non ti impegni con quello che veramente vale assisterai al tuo fallimento.
Delfina:
E’ un ammonimento di Gesù per farci camminare fintanto che abbiamo la
possibilità di capire…
Luigi:
Tutto ha un significato, sia la gioventù che la vecchiaia. La vecchiaia è segno
della fine di tutte le cose. Questa fine ha un significato profondo. C’è un
mondo che deve finire per ognuno di noi, personalmente; è per farci alzare gli
occhi a quello che finora non abbiamo fatto attenzione.
Tiziana:
Questo cingersi la veste e andare dove si vuole, mi sembra lo dica in senso
positivo, in quanto si ha la possibilità di scegliere consapevolmente quello
per cui vogliamo vivere. Invece viene il tempo in cui non c’è più questa
possibilità e siamo costretti, nostro malgrado, a vivere per quello per cui
abbiamo sempre vissuto.
Giovanna:
La vecchiaia è l’anticamera della morte.
Luigi:
Quando una cosa incomincia a invecchiare è prossima a svanire, non la trovi
più. Un amore, quando non è più nuovo, quando inizia a diventare abitudine,
dovere, è prossimo a svanire. E così tutte le cose. In un primo tempo ti
arrivano nuove, poi cominciano a diventare abitudine, “l’ho già visto”,
cominciano a diventare dovere, “devo farlo”: sono prossime a svanire, siamo
nella vecchiaia.
Giovanna:
Questo quando le cose scadono?!
Luigi:
Certo, tu non vuoi che le cose scadano. Nessuno vuol morire: noi siamo fatti
per la vita, per la vita eterna. Eppure arriva il momento in cui bisogna
morire. “Ti conduce dove tu non vuoi”.
Gli avvenimenti, i fatti, il tempo che passa, ti conduce dove tu non vuoi. E’
un Altro che opera nella nostra vita, non siamo noi a operare. C’è un Altro,
c’è una volontà diversa che opera dentro di noi e attorno a noi. Le cose non
sono in mano nostra. Quando si è giovani si crede che sia tutto in mano nostra,
“io decido, io faccio, io voglio, io scelgo”; ad un certo momento ti accorgi
che sei con le spalle al muro, magari distesa in un letto, e che le cose sono in
mano ad un Altro. Questo per farti capire che le cose sono in mano ad un Altro.
Bisognerebbe capirlo molto prima che le cose accadano. Infatti il Signore die: “Vi dico queste cose prima che accadano”.
Quindi la parola di Dio parla a noi prima, affinché abbiamo a scampare da
queste cose. Per cui se la nostra volontà collima con la volontà di Dio e
scopriamo questa volontà di Dio, cominciamo a vivere secondo la volontà di Dio,
non assistiamo a questa vecchiaia. Presso Dio tutto è giovinezza, tutto è
novità.
Giovanna:
Quindi con Dio non c’è questo “ti condurranno dove tu non
vorrai”?
Luigi:
Qui parla di vecchiaia. Presso Dio non c’è vecchiaia. Dio è sorgente di novità
continua. E’ il pensiero del nostro io che ci fa vecchi. Tutte le volte che
diciamo “io”, ci scaviamo una ruga sulla faccia. Le rughe sono determinate dal
nostro io che parla. Poi noi mettiamo le creme antirughe… hai voglia…J
Silvana:
Sembra che dopo le tre domande che il Signore ha fatto a Pietro insegni…
Luigi:
E’ a quello che bisogna collegare questo versetto. Non è un’isola. Il discorso
del Signore, molte volte noi lo prendiamo a strappi, invece è collegato. Qui è
collegato con la pretesa di Pietro, col discorso di prima. Cioè: “Capisci che non sei tu che puoi amare?! Tu
credi di amare, ma non sei tu che puoi amare”. Ad un certo momento
dobbiamo capire che l’amore viene da-; quindi non possiamo amare più di altri.
Noi siamo creature e come
creature non siamo liberi di amare. E’ una beata illusione quella di credersi
liberi di amare; noi non siamo liberi di amare. Noi possiamo amare soltanto
nella misura in cui riceviamo amore. Ma se non riceviamo amore noi siamo
soltanto gente che invoca e nient’altro.
Franco:
Gesù qui dice l’esperienza che fa ogni uomo nella sua vita. Non è lui che fa le
cose…
Luigi:
Sì, ma l’uomo dovrebbe essere intelligente, dovrebbe capirlo prima che si
imponga, prima che uno lo costringa ad andare dove non vorrebbe. Dobbiamo
capirlo prima che noi siamo in casa d’altri, che il Creatore è un Altro. Non
siamo noi che facciamo il filo d’erba, è un Altro. Quindi visto che le cose
sono volute da un Altro dobbiamo imparare a conoscere quest’Altro, in modo da
vivere secondo quest’Altro. Altrimenti ad un certo momento viene e ci toglie
l’amministrazione, “Amico, cosa fai? Le cose sono mie!”. La realtà è questa.
Non siamo liberi di fare, non siamo liberi di decidere, non siamo liberi di
amare. Quindi non diciamo: “Tu devi amare prima di tutto”. Come fa? Dobbiamo
dire: “Cerca di conoscere Colui che fa tutte le cose, perché l’amore sarà
una conseguenza di questa conoscenza”. Ma se tu non ti preoccupi di
conoscere Dio non potrai mai amare Dio. Non si può amare una persona che non si
conosce. E’ assurdo. Ti dicessero: “Vai in America che trovi una persona che
devi amare”, è assurdo: come faresti?! Fintanto che non la consoci non puoi
amarla. Così è con Dio: conoscendo ricevi, perché la conoscenza è un dono che
Dio ti fa. Tanto più lo conosci tanto più lo ami. Altrimenti diventa
impossibile amare; però ne subisci le conseguenze di questa miseria, di questa
povertà, di questa incapacità di amare. “Tu che ti credi di amare più di tutti,
vedi?!”.
E’ collegato con questo versetto. Gesù
dice queste cose dopo che gli ha fatto toccare con mano l’impotenza. Infatti
poi dice: “Signore, tu lo sai”.
E questo perché lui si vantava di essere il primo tra tutti.
Pinuccia
B.: Per un certo periodo della nostra vita non solo crediamo di essere più
degli altri, ma crediamo di essere noi a fare, perché siamo nel pensiero
dell’io. Se facciamo il passaggio del superamento dell’io scopriamo che è un
Altro, che vive in noi, che ci fa agire, che ci fa pensare…
Luigi:
Uno solo è Dio che opera tutto in tutti, anche il volere e il fare.
Pinuccia
B.: A noi chiede solo di capire…
Luigi:
…il significato di quello che Lui ci fa. Questo è l’unico impegno della
creatura. Dio non ci chiede di fare, ma ci chiede di capire quello che Lui
fa. Ma è Lui che fa, è Lui il Creatore, non siamo noi.
Pinuccia
B.: Se non facciamo questo passaggio subiamo gli avvenimenti, “ti condurranno dove tu non vorresti”.
Se invece maturiamo nella conoscenza di Dio, allora vorremo quello che Dio
vorrà.
Luigi:
Sì, perché la nostra volontà è un effetto di quello che conosciamo. Non
possiamo volere quello che non conosciamo. Se tu conosci Dio, la tua volontà
diventa un effetto di questa conoscenza. Quindi siccome Dio opera in tutto per
manifestare se stesso, la tua volontà collima con la volontà di Dio e fa una
volontà sola. Allora tutte le cose vanno secondo la “tua” volontà.
Il Signore dice: “Il Padre ama il Figlio e gli manifesta tutto quello che fa”,
per cui il Figlio intende e intendendo partecipa e vuole. Quindi non subisci,
non sei costretta, non subisci una autorità esterna, che si impone su di te. Se
tu pensi a te stessa, necessariamente arriva il momento in cui tu subirai una
volontà contraria alla tua, e sarai costretta a fare un’altra volontà, perché
non sei libera. Se invece conosci Dio, se cerchi Dio prima di tutto, ti accorgi
che la tua volontà è espressione della tua conoscenza. Se non consoci Dio la
tua volontà è diversa dalla sua, perché la tua volontà non è altro che
l’espressione di quello che tu vedi: vedi un albero abbracci l’albero.
Conoscendo Dio, avendo
presente Dio, la tua volontà diventa espressione di Dio. E siccome tutto è
opera di Dio, tutto si illumina e tu partecipi, e allora c’è armonia.
Questo gli disse per indicare con quale morte egli
avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».
Franca:
Superando Dio la nostra volontà collima con la volontà di Dio?
Luigi:
No, conoscendo Dio. La tua volontà è un’espressione di quello che conosci, di
quello che hai presente. Se tu non hai una volontà proiettata su qualche cosa,
qualunque cosa tu veda provoca in te un desiderio, quindi muove la tua volontà.
Infatti il bambino tende a possedere, vede la luna e vuole prenderla. Nel
pensiero del nostro io tendiamo a possedere le cose, perché la nostra volontà
diventa un’espressione di quello che vediamo. Dio ci ha fatti così:
diventiamo figli di quello che Lui ci presenta. Però se noi abbiamo
presente Dio e conosciamo Dio, la nostra volontà diventa espressione di Dio.
Siccome tutto è fatto nella
volontà di Dio, abbiamo la possibilità di intendere tutte le cose. Non
soltanto, ma si ha la possibilità di condividerle, perché noi stessi siamo
fatti partecipi di quello che vuole Dio; non vogliamo in modo diverso, perché
capiamo il disegno di Dio, capiamo la volontà di Dio. E quando tu conosci la
Verità, tu stessa vuoi la Verità. Tu vuoi altro dalla Verità in quanto non
conosci la Verità, e poi ti accorgi che sei in conflitto, che sei costretta a
fare come tu non vorresti. Perché sei contro la volontà di un Altro. Se invece
tu conosci Colui che fa tutte le cose, partecipi del suo disegno, e tu stessa
vuoi quello che vuole Lui.
Franca:
E’ in quel senso che il Figlio fa una cosa sola col Padre?
Luigi:
Certo. Il Figlio vuole soltanto quello che vuole il Padre. E tutti coloro che
sono con Dio vogliono solo quello che vuole Dio. Fosse anche tua mamma, che qui
in terra ti coccolava, ti compativa, ti giustificava, adesso che è con Dio non
ti giustifica più, perché vuole soltanto quello che vuole Dio, e lo vuole
secondo Dio, perché sa che quello è il vero bene.
Franca:
In quel modo non si subisce la volontà contraria.
Luigi:
No, perché c’è armonia, quindi c’è pace. Nel cielo di Dio c’è pace.
Tiziana:
Nell’ultima cena, Pietro aveva chiesto “Dove vai?”,
e Gesù: “Dove io vado tu non puoi venire, mi seguirai
dopo”. Prima non poteva andare perché era
nel pensiero del suo io.
Luigi:
Certo. Lui credeva di poter andare. Vedi che è collegato?!
Tiziana:
Quindi doveva fare esperienza che non poteva andare.
Luigi:
Certo, lui credeva di poter andare, ora il Signore gli ha fatto toccare con
mano che non può andare. E adesso che ha toccato con mano che non può andare
gli dice che lo può seguire. L’iniziativa è sempre di Dio. Quando l’iniziativa
cade in mano nostra, “io ti seguirò”,
siamo condannati al fallimento.
Alberto:
Se uno vuole seguire la strada di Dio deve accettare sia le cose che gli
piacciono sia quelle che non gli piacciono.
Luigi:
Certamente. Tutto è voluto da Dio. Se accettiamo soltanto le cose che ci
piacciono facciamo la nostra volontà. Quindi l’atto di giustizia
fondamentale è questo: tutto è voluto da Dio, noi dobbiamo cogliere da Dio, per
giustizia, sia le cose che piacciono sia quelle che non piacciono. Anzi, in
quanto accogliamo quello che non piace a noi, ci impegna a superarci. Se io
accetto quello che già conosco, certamente non arriverò a conoscere cose nuove.
Invece se mi impegno in quello che non conosco, quindi in quello che costa
fatica, si rafforza la mente, si rafforza la volontà si rafforza tutto. Ma
bisogna impegnarsi soprattutto in quello che ancora non si conosce. C’è sempre
questo superamento. Ora, Dio per farci fare questo superamento ci presenta
delle cose che apparentemente non piacciono. Perché noi magari stiamo bene
seduti in poltrona, perché è comoda. Ma il Signore dice “Alzati e cammina”, e anche se non ci è comodo
camminare, lo dobbiamo fare perché soltanto camminando possiamo arrivare in un
luogo nel quale ancora non ci troviamo.
Angelo:
Quando ero giovane andavo dove volevo, ma adesso che ho colto la sua parola mi
lascio guidare da Lui.
Luigi:
Perché? Tu sei vecchio? Sei più giovane di prima! Quando uno accoglie la parola
di Dio incomincia la vera giovinezza. La parola di Dio ci fa giovani. E’
il nostro io che ci fa vecchi. Si è più giovani di quando si è giovani, perché
la parola di Dio è sempre una novità per noi, e dove c’è la novità c’è la
giovinezza.
Dove le cose diventano
barbose, dove le cose annoiano, dove le cose sono sempre le stesse, “sempre la
stessa minestra”, là dove c’è la noia, dove c’è l’abitudine, il dovere, tutto
questo ti crea la vecchiaia. Invece la parola di Dio ti impegna in
continuazione per capire sempre qualche cosa di più. Dio è un infinito, un
infinito di luce, un infinito di conoscenza. Dio ti invita a buttarti in questo
mare. Qui c’è la giovinezza piena. Lo Spirito di Dio fa nuove tutte le cose.
Angelo:
Seguire Gesù è risorgere dai morti. Essere in comunione con Lui significa
ripercorrere la strada del Gesù terreno, cioè la via della croce.
Luigi:
Sì, però la via della Croce non finisce con la Croce, la via continua nelle
resurrezione, va oltre, nell’ascensione, e oltre ancora fino alla vita eterna,
che è conoscenza di Dio come vero Dio. Quindi la vita terrena di Gesù è una
tappa di un cammino che prosegue fino alla conoscenza di Dio come vero Dio,
fino alla vita eterna.
Silvana:
Insegna la via in cui si glorifica Dio, che è la via del superamento di se
stesso. Questo “Seguimi”
è la possibilità che gli dà di iniziare il nuovo cammino.
Luigi:
Ci fa anche capire il significato di tanti fallimenti. Pietro ha dovuto fare
esperienza di un grosso fallimento, il fallimento del suo amore. E soltanto
Gesù lo poteva perdonare, perché lui non si sarebbe perdonato, perché ha
fallito in ciò che più gli stava a cuore. “Se anche
tutti di tradissero, io verrò con te fino alla morte”,
vantava questo, ed è proprio qui ha dovuto sperimentare il suo fallimento.
Quello che per lui era motivo di vanto, quindi di sostegno per il suo io, ha
dovuto trangugiarlo, per arrivare a sentirsi dire dal Signore “Adesso seguimi”. Dopo che ha sperimentato.
Hanno un significato profondo
i fallimenti. Perché soltanto quando tocchiamo con mano la nostra impotenza,
il nostro niente, possiamo aspettarci il miracolo, la meraviglia, la vita nuova.
Prima no. Fintanto che facciamo conto sui nostri impegni, sulla nostra volontà,
suoi nostri programmi, dobbiamo aspettarci il fallimento, ed è opera di Dio,
per salvarci, per farci scoprire come si vive nel suo regno, come si vive nella
Vita.
Franco:
“Tu seguimi” lo dice a
tutti.
Luigi:
Quando?
Franco:
Quando si rende presente.
Luigi:
No, quando tutti hanno sperimentato il fallimento. Prima bisogna passare
attraverso questo fallimento, attraverso l’esperienza del proprio nulla.
Franco:
Quando si capisce che non è un camminare per conto nostro.
Luigi:
Quando si capisce che bisogna far conto su Dio. Ma fintanto che facciamo conto
su noi o sugli altri o sul nostro mondo o sulle nostre risorse c’è ancora la
tappa del fallimento. E’ un passaggio obbligato, necessario, essenziale: è la
croce del Cristo. Altrimenti non possiamo sentire la parola “Seguimi”. C’è una ragione profonda
nell’esperienza del fallimento. E’ una tappa positiva.
Pinuccia
B.: “Disse questo per indicare con quale morte avrebbe
glorificato Dio”. E’ proprio la morte
dell’io.
Luigi:
Certo, non è morendo fisicamente che si glorifica Dio.
Pinuccia
B.: La differenza tra il “Seguimi”
iniziale, quando Pietro era pescatore di pesci, e questo “Seguimi”, può essere questa: nel
primo lo segue ma crede di essere lui, e qui va incontro al fallimento…
Luigi:
Certo, è tutto un cammino progressivo. Se Dio non parla restiamo tutta la
vita a pescare i nostri pesci, e non possiamo uscirne, nel modo più assoluto.
E’ solo la parola di Dio che incomincia a creare un movimento. Se Lui non parla
noi ci spegniamo nel niente. La parola di Dio invece ti dà la possibilità: “Vieni dietro di me…”. Però per
seguirlo…, hai voglia… E’ fatto di tante tappe questo andare dietro di Lui.
Ad un certo momento c’è la passione e la morte del Maestro. Lui stesso che se
ne va, e ci fa subire il fallimento. Quindi il cammino con Dio è un cammino
progressivo, che deve arrivare a farci toccare con mano il nostro niente, per
poterci aprire a questa fiducia, a questa scoperta del Dio che opera tutto in
tutti. Altrimenti, fintanto che pensiamo a noi, non possiamo scoprire l’Altro.
Magari subiamo le conseguenze dell’Altro, ma non lo possiamo scoprire. E’
necessario toccare con mano il nostro niente per scoprire il tutto che è Lui. E
Lui in realtà è tutto.
Pinuccia
B.: Però non è il nostro niente che ci fa scoprire il Tutto.
Luigi:
No, noi dovremmo scoprirlo per intelligenza, ma in conseguenza della situazione
in cui il nostro io è maturato, dobbiamo passare attraverso l’esperienza del
fallimento del tutto di noi.
Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel
discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e
gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?».
Franca:
E’ giusto voltarsi indietro quando Gesù dice di seguirlo?
Luigi:
Voltarsi indietro è sempre sbagliato, perché Dio è sempre davanti a noi,
non è dietro di noi. La via di Dio è a senso unico ed è sempre davanti a noi,
perché ci impegna.
Gesù lo rimprovererà.
Tiziana:
Il fatto che Pietro si volti indietro mi sembra che esprima il fatto che Pietro
non si poteva perdonare.
Luigi:
E’ il nostro io che ci condanna, non è Dio. Se non superiamo il nostro io,
siamo noi a condannarci, e ci condanniamo perché noi vorremmo essere e invece
c’è il nostro fallimento.
Tiziana:
E il fatto che identifichi Giovanni come colui che aveva chiesto del
traditore?!
Luigi:
Giovanni rappresentava l’amore vero, di cui Pietro si vantava.
Giovanna:
Quanto è difficile…; dopo tutto quello che Pietro ha passato, ora si volta
indietro.
Luigi:
Non basta sentire le parole.
Cris:
Sembra che Pietro non sia sicuro, vorrebbe un conforto da qualcuno.
Luigi:
Certo, vorrebbe la prova, ricevere il conforto dall’altro, invece presso Dio
l’impegno è personale. Infatti poi si conclude con Gesù che dice: “Se io voglio che tu mi segua e che l’altro resti a te che importa?”.
L’opera di Dio è sempre personale. Quando uno inizia ad imitare ha già
fallito. Quando Dio parla personalmente fa vedere il pensiero, la sua volontà
personalmente, e in quanto ti parla personalmente ti impegna. Non puoi dire:
“Gli altri, gli altri…”, perché gli altri non ti giustificano.
Silvana:
Sembra proprio che cerchi di essere sostenuto da qualcuno.
Luigi:
Certo. Fintanto che noi cerchiamo sostegno in altri, vuol dire che il nostro
sostegno non è soltanto Dio. Dio è la verità e il nostro sostegno
dev’essere soltanto Lui. Quando abbiamo bisogno della testimonianza di una
altro, del conforto di un altro, del sostegno di un altro, di qualcuno che ci
dica “sì, fai bene”, non ci siamo.
“Perché non riconoscete da
voi stessi quello che è giusto?”. Dio
vuole da noi questa responsabilità personale.
Di fronte all’amore ti assumi
tu stessa la responsabilità di quello che ami, non chiedi ad altri se fai bene
o male. La cosa vale in quanto uno si assume personalmente la responsabilità
delle proprie scelte, del proprio amore, della propria fede, del proprio
impegno con Dio.
Pinuccia
A.: L’impegno è personale, però c’è sempre bisogno delle stampelle.
Luigi:
Fintanto che si è in cammino Dio ci dà le stampelle, ma poi arriva un momento
in cui ci chiede di lasciare le stampelle, arriva un momento in cui Dio ci
impegna personalmente. Anche per Tiziana arriverà il momento in cui dovrà
lasciare la propria stampella (poco prima Tiziana aveva manifestata
riconoscenza per il marito Paolo, per l’aiuto che le dava).
Tiziana:
Speriamo di no.
Luigi:
Non devi sperare che non accada, perché ti devi impegnare personalmente. Non
c’è niente da fare, a Dio si arriva personalmente, non si arriva in gruppo e
nemmeno col marito.
Pinuccia
A.: Però alcuni hanno più difficoltà.
Luigi:
Dio non fa preferenze. Apparentemente ci sono casi in cui si è più facilitati.
Ci sono creature che nascono quasi sante, perché sono docili, mansuete, ma
arriva un momento in cui…; magari Dio sovrabbonda di grazie con uno, ma poi c’è
l’impegno, e lì salta fuori la faccenda.
Pinuccia
A.: Non c’entra il carattere con Dio?!
Luigi:
Non c’entra! Il superamento dell’io, il baglio da lasciare, c’è per tutti.
La difficoltà salta fuori per tutti. Nessuno entra senza sforzo, nemmeno gli
angeli. Qualunque creatura fatta per conoscere Dio deve passare attraverso la
crisi del superamento di se stessa. Ora, una creatura che non abbia il pensiero
del proprio io è un animale. Per conoscere Dio è necessario che la creatura sia
cosciente, e una creatura cosciente è una creatura che può urlare “io”.
Quindi bisogna passare attraverso la crisi del superamento del pensiero del
proprio io, che è un posto di blocco, per incominciare a dire “Dio”. Perché la
creatura si salva non dicendo “io, ma dicendo “Dio”. Non basta essere
buoni, docili, mansueti, avere un buon carattere, perché ad un certo momento la
crisi dell’io salta fuori; e quando uno è toccato nell’io, fosse una pecora, diventa
una belva. Perché l’io è il punto centrale.
Franca:
La Madonna non avrà avuto questa crisi forte?!
Luigi:
La Madonna è una creatura fatta per noi. Non è una creatura privilegiata.
Comunque Maria è una creatura che ha dovuto sacrificare suo Figlio. Il grande
superamento di Maria è avvenuto ai piedi della croce del Figlio, perché lei
vive per il Figlio.
Franco:
Giovanni seguiva Gesù prima che Gesù dice “Seguimi”.
Era già nel rapporto giusto.
Luigi:
Sì, e Pietro lo sta scoprendo.
Franco:
Invece Pietro pensa che Giovanna gli abbia usurpato un comando che Gesù ha dato
a lui.
Luigi:
Certo.
Pinuccia
B.: Giovanni è una figura di richiamo per Pietro.
Luigi:
No, la figura di Giovanni balza agli occhi di Pietro. Pietro stesso aveva fatto
chiedere a Gesù da Giovanni “Chi è colui che ti
tradisce”. Sta capendo…; prima chiedeva “Chi è colui che ti tradisce”, “io non
sono…”.
Pietro dunque, vedutolo,
disse a Gesù: «Signore, e lui?»
Franca:
Pietro si illudeva che fosse un altro a tradire, invece era lui.
Luigi:
Gliel’ha fatto chiedere. E’ un po’ come Natan con Davide: “Quell’uomo sei tu!”.
Delfina:
Potrebbe anche essere amore fraterno, si preoccupa del suo compagno…
Luigi:
Tutto è illuminato dalla parola di Gesù. E’ Gesù che chiarisce la cosa, che gli
fa capire. Se Dio non parla noi magari scambiamo per amore ciò che amore non è.
La parola di Dio è una spada. Noi diciamo: “Questo è buono, questo è giusto,
questo va fatto per dovere…”, e poi arriva la parola di Dio che ci fa capire
che invece c’è il nostro io, c’è il nostro egoismo, la nostra ambizione,
l’orgoglio.
Franco:
Ci vuole tempo per capire…
Luigi:
Dei secoli. In purgatorio si può rimanere migliaia di anni. In purgatorio uno
non ha più la pressione del mondo esterno, eppure quanta difficoltà uno ha per
capire.
Pinuccia
A.: Non dobbiamo preoccuparci così tanto di fare così tanta fatica.
Luigi:
Ma quando uno ama, se ama veramente, fa tanta fatica, si impegna molto.
D’altronde vale soltanto quello che si paga molto, perché più uno paga
per una cosa e più resta legato a quella cosa. E se noi per conoscere Dio
paghiamo tutta la vita, sacrifichiamo tanto del nostro mondo, quello ci terrà
molto stretti a Dio. Perché la capacità di unione si forma lì, quando uno
fatica, quando deve pagare e paga di persona. Invece quando si cerca l’appoggio
di altri è perché in fondo in fondo si vuole pagare poco. Ma pagando poco si
crea un legame debole, poco resistente. Invece quando uno paga e paga forte si
crea un legame fortissimo. Quindi Dio ci sta insegnando come si creano i legami
per la vita eterna. Fintanto che abbiamo occasione di pagare, paghiamo
volentieri, perché è tutto a nostro favore.
Dio non ha bisogno dei nostri
sacrifici, delle nostre offerte; siamo noi che ne abbiamo bisogno, per creare
il legame forte.
Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché
io venga, che importa a te? Tu seguimi».
Nino:
“Il rapporto è tra lui e Me, e tra te e
Me”.
Luigi:
Il rapporto è sempre personale.
Delfina:
E’ Dio che dispone per le creature, per cui non possiamo interferire.
Luigi:
Infatti quando gli apostoli chiedono “Sono tanti quelli che si
salvano”, Gesù dice “Sforzatevi voi di entrare”.
Tiziana:
Cosa significa “rimanga finché io venga”?
Luigi:
Il destino di Giovanni era quello di restare fermo, in attesa dell’incontro
della seconda venuta del Cristo. Noi stiamo andando verso una seconda venuta
del Cristo, ed è una venuta personale. La prima venuta è una venuta
“sociale”, perché si è incarnato. La seconda venuta, che è la venuta della
rivelazione del Figlio di Dio, in Dio e da Dio, è una venuta essenzialmente
personale. Per cui per taluni quella venuta può essere notte, fine di
tutto, per altri invece può essere un giorno pieno, contemplazione della Verità
di Dio in tutto, del Pensiero di Dio in tutto. Ma si contempla il Pensiero di
Dio in tutto in quanto lo si scopre personalmente in noi, in Dio, dal Padre.
Ognuno di noi è capace di vedere fuori
soltanto quello che ha maturato dentro. Questa è la seconda venuta.
Tiziana:
Pietro doveva ancora fare il cammino che Giovanni aveva fatto?!
Luigi:
Infatti Gesù dice: “Tu segui me. Invece voglio
che Lui resti”.
Giovanni:
Questi due personaggi, Pietro e Giovanni, sono in noi…
Luigi:
Qui ci fa capire, ed è tutto disegno di Dio, che Giovanni era quello che
veramente amava. Pietro credeva di amare, ed ha fallito. Giovanni amava non perché Giovanni amasse, ma perché era amato. Dio
ha forse fatto preferenze? No, è scena per farci capire, perché questi due sono
dentro di noi. Dentro di noi c’è quello che dice “io ti amo”, e poi c’è quello che dice “ricevo soltanto amore perché non sono capace ad amare”. Quindi
Giovanni è quello che riceve amore, l’altro è quello che crede di amare; questo
fallisce, l’altro…
Franco:
Questo rimanere finché Gesù venga però è un seguire Gesù.
Luigi:
Quando tu scopri la vita vera incominci a fermarti, prima invece corri.
Quando incominci a scoprire la verità ti accorgi di passare dal movimento alla
sosta; magari vai nel deserto, in eremitaggio, ma ti fermi. Perché il movimento
avviene dentro, mentre prima il movimento era fuori. Quando il movimento è
dentro tu ti fermi.
Franco:
E’ un seguire quello che Gesù dice.
Luigi:
E’ un seguire per intelligenza. Invece Pietro deve passare attraverso
l’esperienza, quindi abbiamo movimento esterno.
Franco:
Quindi il seguire che dice a Pietro è ancora un muoversi, un toccare con mano.
Luigi:
Giovanni invece deve aspettare per ricevere la luce. Giovanni è
caratterizzato da colui che riceve, infatti non è colui che amava di più, ma
era colui che riceveva più amore. Ora, si entra ricevendo, si entra nella
luce ascoltando Dio, ricevendo da Dio. Fintanto che uno fa conto su se stesso,
deve imparare a seguire Gesù per arrivare a quella maturazione in modo da
scoprire che deve ricevere.
Franco:
Cosa intendi per imparare a seguire Gesù.
Luigi:
Devi imparare a seguire Gesù fino all’annullamento. Tutta la lezione di Gesù
è quella di condurre noi a scoprire il nostro niente, la nostra impotenza,
la nostra morte, il nostro fallimento, e che soltanto facendo conto su Dio, Dio
fa di noi una creatura capace. Per questo bisogna lasciar fare a Dio. Bisogna
imparare a vivere nell’iniziativa di Dio. Fintanto che noi facciamo conto sulle
nostre iniziative, sui nostri impegni, dobbiamo seguire Gesù fino a quella
conclusione, fino al fallimento di Gesù.
Pinuccia
B.: Pietro e Giovanni richiamano a Marta e Maria. Come Gesù richiama Marta a
fare come Maria, così richiama Pietro a fare come Giovanni.
Luigi:
Certo, Dio opera per condurre tutti a conoscere la Verità.
Pinuccia
B.: Rimanendo nel suo Pensiero si arriva a conoscere il Padre e quindi a
ricevere questa seconda venuta.
Luigi:
Sì, perché la seconda venuta si ha soltanto dal Padre, perché soltanto dal
Padre si conosce il Figlio. Quindi bisogna passare attraverso la conoscenza
del Padre. Dopo la conoscenza del Padre si riceve la conoscenza del Figlio.
Alcuni pensieri conclusivi:
Franca:
E’ molto importante conoscere Dio, perché solo conoscendo Dio si vuole quello
che vuole Dio.
Luigi:
Sì, dobbiamo tener presente che la nostra volontà è sempre un’espressione della
conoscenza. Tu non puoi volere una cosa che non conosci, quindi la volontà è
dipendente dalla conoscenza.
Alberto:
Il Signore vuole che seguiamo la sua strada.
Luigi:
Per la nostra vita, perché la sua strada è nostra vita. Lui vuole che noi
viviamo. Invece pensando a noi ci uccidiamo. Dio non vuole che noi moriamo.
Alberto:
Non dobbiamo essere egoisti.
Luigi:
L’egoista è un suicida, si scava la tomba con le sue stesse mani.
Giovanna:
Non devo preoccuparmi di amare, ma di lasciarmi amare.
Luigi:
Devi preoccuparti di conoscere come Dio ti ama, perché conoscendo
scopri.
Cris:
La scelta di Dio è essenzialmente un fatto personale.
Luigi:
Certo, Dio ci tratta personalmente, non ci tratta come massa, perché Dio
conosce tutto di noi. Noi trattiamo le persone come massa, come gruppo, quando
siamo deficienti di intelligenza; allora dobbiamo fare gruppo, dobbiamo fare
comune denominatore. Dio non è deficiente di intelligenza; proprio perché
conosce tutto di noi, ci tratta personalmente.
Silvana:
Restando con il Cristo, Lui ci conduce alla meta.
Luigi:
Restare vuol dire comprendere quello che Lui dice. Perché tu segui in quanto cerchi di capire.
Ora, Dio è uno che parla con noi, noi lo seguiamo in quanto ci impegniamo a
capire quello che Lui dice.
Franco:
“Mi cercherete e non mi troverete…”.
Luigi:
…fintanto che facciamo conto su noi stessi.
Pinuccia
B.: Il vero amore è un ricevere, un sentirsi amati. Ed è in contrapposizione
con Pietro che voleva amare.
Luigi:
Certo, perché più noi crediamo di saper amare e più perdiamo la capacità di
amare. Amare vuol dire pensare e essere amati vuol dire essere pensati.
Allora quando tu pensi ti privi di
essere pensata.
Pre incontro:
Pinuccia
A.: Se Adamo conversava con Dio tutte le sere, perché aveva bisogno di Eva?
Luigi:
L’hai letto Tempo di Maria?
Pinuccia
A.: Sì, so perché il Signore gliel’ha messa accanto, però mi metto dalla parte
di Eva. E’ lecito pretendere qualche cosa dalla creatura?
Luigi:
Anche la donna è fatta per Dio, è fatta per conoscere Dio, per la vita eterna,
la donna non è fatta per avere l’uomo come destino. La donna non deve vivere
per l’uomo. Se vive per l’uomo fallisce, e se l’uomo vive per la donna
fallisce.
Pinuccia
A.: Intendo dire questo: se io cerco le mele su un albero di mele, il melo mi
deve dare le mele.
Luigi:
Sì, ma tu stai cercando le mele non su un melo, ma le stai cercando su un
ginepro.
Noi sbagliamo sempre luogo:
andiamo a cercare mele sull’abete, sul larice: è certo che non le troviamo.
Pinuccia
A.: Ma non è una pretesa essere con una creatura e sperare che questa abbia qualche
cosa da dire. Questo non è cercare mele su un larice?!
Luigi:
Ti ricordi cosa abbiamo detto domenica scorsa?
Pinuccia
A.: Sì, che noi facciamo esperienza di solitudine quando…
Domenico:
Quando Dio parla con noi tutto parla a noi di Dio…
Luigi:
…e se Dio non parla, nessuno parla, ed è inutile pretendere che qualcuno
parli se Dio non parla. Assolutamente: se Dio non parla non c’è nessuno che
parli, che ti possa capire, che ti possa comprendere, non c’è nessuno che parla
con te, e tu ti senti sola. Ora, chi veramente parla con noi è Dio. Bisogna
trovarlo questo Dio che parla con noi. Ma se noi non troviamo Dio che parla con
noi, inutilmente cerchiamo delle creature che parlino con noi. Non possono
parlare con noi.
Pinuccia
A.: E’ bello fare esperienza di Dio che parla con noi e non c’è nessun altro; è
facile. Però quando arriva qualcuno mi sembra impossibile che Dio parli con me
attraverso il silenzio della creatura.
Luigi:
Non ci siamo. Quando Dio parla con noi dà a noi la possibilità di intendere
il linguaggio di tutti, il significato di tutto, e tutto per noi ha senso e
significato. Quando Dio non parla non c’è nessuna creatura che possa
comunicare a noi qualche cosa.
Quando
hai sperimentato l’amore ed eri innamoratissima di tuo marito, tutti ti parlavano,
tutti ti cantavano attorno, e non andavi ad elemosinare che qualcuno ti
parlasse, perché sovrabbondavi di tutto, perché avevi l’animo carico. Il tempo
poi passa. Ma tutto quello è segno per farti capire l’amore di Dio, perché
l’amore è unico: quando uno è carico dell’amore di Dio tutto canta attorno a
lui, e tutti e tutti gli parlano, e anche chi gli pesta è ancora uno che gli
parla. Ma se uno non sente questo parlare di Dio, inutilmente va a invocare che
qualcuno pensi a lui, che qualcuno lo guardi, che qualcuno gli parli. Dobbiamo
convincerci che l’anima di tutto è Dio.
***
N.B.: Il testo, tratto da registrazione
non è stato riveduto dall'autore e
mantiene lo stile discorsivo.