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Incontri del Sabato ciclo A-B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

Gv 15,24: “Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora hanno visto ed hanno odiato me e il Padre mio”

 

 

ciclo A - incontro n°246 presso casa di preghiera :

 

 (30.05.1981)

 

Nino: Dio ci manda la sua parola per salvarci; se noi la rifiutiamo diventiamo responsabili di questo rifiuto.

Luigi: La parola di Dio, arrivando a noi, ci impegna in quanto ci propone un Assoluto. Noi non sentiremmo il rapporto con Dio, non avvertiremmo le esigenze di Dio, della Verità stessa di Dio, se Dio per primo non facesse giungere a noi la sua parola. È la sua parola che arrivando a noi, arriva come proposta, come richiesta di superamento di quello che vediamo, di quello che tocchiamo, di quello che fanno tutti, della vita come la viviamo, e anche delle cose che conosciamo. La parola di Dio in quanto arriva a noi, è sempre richiesta di un superamento di tutto il nostro mondo; sia delle cose che vediamo e tocchiamo, sia delle cose che abbiamo sperimentato e anche delle cose che abbiamo conosciuto; è sempre un superamento. E in quanto superamento ci impegna e ci rende quindi responsabili. Noi davanti alla parola di Dio, non possiamo restare innocenti, non possiamo restare indifferenti, in un modo o nell’altro, essa ci compromette. Il nostro parlare, di fronte alla parola di Dio, è sempre o “si” o “no”; in un modo o nell’altro una risposta la dobbiamo dare perché essa ci fa una proposta. Di fronte a chi ci fa una proposta, in un modo o nell’altro noi dobbiamo dare una risposta; quindi ci qualifichiamo. Ora, la nostra risposta è sempre in relazione a ciò che portiamo dentro il nostro cuore; cioè se nel nostro cuore abbiamo posto in primo piano la fede in Dio, l’interesse per Dio, allora diamo una certa risposta alla parola di Dio; se invece abbiamo messo al centro della nostra vita, come interesse principale altro, la risposta sarà relativa a questo.

Quando Simeone riceve Gesù Bambino nelle sue braccia, dice a Maria: “Una spada ti trapasserà il cuore, perché siano svelati i segreti dei cuori”. Ecco, di fronte al Cristo. E il Cristo è rivelatore di tutta l’opera di Dio. Di fronte all’opera di Dio, a tutto l’universo, a tutta la creazione (perché Dio parla a noi ogni giorno), di fronte a Cristo, i cuori si rivelano. E si rivelano o aderendo a Lui o rifiutandolo. Se aderiscono si allontanano dal mondo, dalla vita che fanno tutti, “Eravate nel mondo ma io vi ho presi dal mondo”, ed incominciano a creare una corrente di amore e di odio nel tempo stesso. Perché Cristo porta ad una vita nettamente qualificata che non è più secondo le cose del mondo ma che è secondo Dio. Cristo ci insegna a vivere secondo Dio. Lui è venuto a noi per insegnarci come si crede quando si crede veramente; come si ama quando si ama e come si vive veramente con lo Spirito di Dio; in modo da poter arrivare alla Pentecoste, cioè arrivare a conoscere e a sperimentare la Presenza di Dio in mezzo a noi, perché per questo siamo chiamati. E lì sta la nostra vita eterna, quella vita eterna in cui bisogna sforzarci di entrare oggi, altrimenti non si entra più. La vita eterna è una proposta, esiste già; come Dio è una proposta ed esiste. Ora, o ci sforziamo oggi di entrare nel regno di Dio, di conoscere Dio, o non è che potremo conoscerlo quando gli eventi precipiteranno. Perché la conoscenza presuppone sempre in noi una conoscenza interiore. L’accoglienza, l’intelligenza delle opere di Dio, presuppone sempre in noi una conoscenza di Dio interiore. Direi che ognuno di noi vede davanti a sé, attorno a sé, secondo quello che porta nel suo cuore. Noi a seconda di quello che portiamo dentro di noi, intendiamo le cose fuori. Però non basta che mutino gli avvenimenti se non mutano i cuori. Noi vediamo e intendiamo con quello che portiamo nel cuore; e se nel cuore non portiamo Dio, ad un certo momento niente dall’esterno ci può illuminare. Non bastano le parole degli uomini, non basta la storia, non bastano gli avvenimenti, non bastano nemmeno i fatti della nostra vita; non basta nemmeno la morte.

Niente di tutto quello che accade ci può salvare perché la salvezza viene da Dio; ma Dio lo portiamo dentro di noi. E se dentro di noi non mettiamo Dio al posto che gli spetta, abbiamo dentro di noi un principio di tenebra che ci impedisce di intendere qualunque avvenimento e qualunque parola giunga a noi dall’esterno. È questo rapporto interiore, intimo, che dobbiamo preoccuparci di mettere, questo a tu per tu con Dio, questo è essenziale. Perché fintanto che non mettiamo il rapporto personale, interiore, tra la nostra anima e Dio, non sono sufficienti tutti gli avvenimenti, non bastano tutte le parole, tutti i fatti che avvengono attorno a noi per cambiare noi e per cambiare il mondo.

(9:06)

 

Tiziana: “Ora hanno visto ed hanno odiato me e anche il Padre mio”, mi sembra che dica che chi non accoglie la parola, già in partenza la odia.

Luigi: Certo, vuol dire che dentro di sé non hanno l’amore per Dio, non hanno amore per la Verità; e quando non c'è amore per la Verità c'è odio. Cioè, nel pensiero dell’io, nel pensiero di noi stessi, siamo portati ad amare tutto quello che serve a noi e ad odiare tutto quello che non serve a noi. Infatti Gesù dice: “Il mondo vi odia perché non siete del mondo; il mondo ama ciò che è suo”. Quindi nel pensiero dell’io noi amiamo tutto quello che è nostro e tutto quello che serve a noi e che possiamo strumentalizzare. Ma tutto quello che non possiamo strumentalizzare e che è di un altro, lo dobbiamo odiare, non possiamo farne a meno.

Tiziana: Ma ci può essere un desiderio di accogliere la parola ma non riuscire a vivere secondo la parola?

Luigi: Certo, ma non vuol dire non accogliere la parola; è una constatazione della nostra povertà, della nostra impotenza, del tanto bisogno che abbiamo di conoscere Dio, di cercare Dio. È Dio che dice a noi: “Guarda che hai molto bisogno di conoscermi”, perché magari facciamo ancora troppo conto sulle nostre facoltà, sulla nostra volontà, sui nostri impegni, sui nostri programmi e invece dobbiamo imparare a far conto molto su di Lui.

Tiziana: Allora che differenza c'è tra chi odia la parola e chi desidera vivere la parola e non ci riesce?

Luigi: La parola è una proposta di essenzialità. “Tu uomo sei stato creato per conoscere Dio, per entrare nel suo regno; preoccupati prima di tutto di questo: una cosa sola è necessaria”. Questa è la parola di Dio che arriva a noi attraverso mille forme, mille lezioni; tutti i giorni il Signore arriva a noi dicendo: “Non sei stato creato per questo, non sei stato creato per quello, sono tutte cose che passano, c'è qualcos’altro che vale di più: occupati di quell’altro!”; questa è parola di Dio. Se di fronte a questa proposta in noi c'è fede in Dio, c'è amore per la Verità, incominciamo ad aprirci, ad interessarci. “È vero, queste sono cose che passano, perché sto sprecando la mia vita?”. Ecco, incomincia la crisi, incomincia il cambiamento, incomincia il bisogno di modificare qualcosa nella nostra vita. Allora vuol dire che c’è l’accoglienza, vuol dire che noi lasciamo entrare questa parola. Ma dal lasciarla entrare al cambiare noi stessi nello spirito, ci sono immensità di spazi. L’importante è che noi restiamo attenti a quello che la parola di Dio ci propone.

L’odio c’è quando si rifiuta, si fa fuori, quando non riconosciamo Dio dicendo: “Per me è più importante il lavoro, il mangiare, la figura, il dovere”, quando ci lasciamo riempire di queste cose e ci sottraiamo all’impegno della ricerca di Dio, della conoscenza di Dio, quando cioè ci disinteressiamo di Dio perché crediamo di essere giustificati. “Non posso venire, abbimi per giustificato”; qui nasce l’odio.

(12:59)

 

Pinuccia B.: Ciò che crea la differenza è proprio quel giustificarci, crederci a posto, perché facciamo il nostro dovere.

Luigi: Quando una creatura dice: “Riconosco che dovrei fare quello, che dovrei occuparmi di Dio, ma non ne sono capace!” e piange e supplica che il Signore la aiuti perché non ci riesce, abbiamo la creatura che è sana, che è povera, che invoca l’aiuto di Dio. Invece la creatura è all’opposizione quando si giustifica, quando ritiene di essere giusta, di far bene a fare ciò che fa.

Perché Cristo è stato mandato a morte? E credevano di aver ragione: “Vi manderanno a morte credendo di rendere gloria a Dio”, di essere dei giusti. “Signore ti ringrazio perché non sono come gli altri; io pago le imposte, io osservo la legge”. Dice Gesù: “Costui non è giustificato”. Invece la creatura che ascolta la parola di Dio, che sperimenta la sua povertà, e invoca un aiuto, è terreno buono. Perché poi la capacità di camminare, di vedere, di entrare in contatto con Dio, è tutto dono di Dio, si riceve tutto da Dio; non si tratta di fare uno sforzo di volontà.

Tiziana: Anche la manifestazione della parola è dono di Dio.

Luigi: Tutto è dono di Dio. Per chi accoglie, tutto è dono di Dio. Per chi non accoglie è tutta opera della creatura; per la creatura che non accoglie è soltanto un “no”, è soltanto ribellione. Il nostro io autonomo è soltanto la capacità di dire “no”. La capacità di dire “si”, deriva dal dono dell’Altro. In quanto l’Altro viene a me, mi dà la capacità di dire “si”. Se l’Altro non viene non posso dirlo. Noi da soli siamo soltanto capaci di dire “no”.

 

Vittoria: Penso che ci voglia tutta la vita per capire queste cose.

Luigi: Quello non importa. L’importante è che ci sia questa attenzione, questa apertura, questo ascolto degli argomenti di Dio.

Vittoria: Si, per cui anche il perdersi troppo nelle opere, non vuol dire allontanarsi da Dio, vero?

Luigi: La parola di Dio bisogna portarla dentro, nell’anima, come interesse principale; bisogna averla nel cuore “perché Dio mi propone questo”. Dio magari mi propone una cosa che agli occhi miei è impossibile, però me la propone, mi chiede di arrivare là, mi chiede di interessarmi. Diventa un sogno, ma uno lo porta dentro questo sogno. Ed è proprio questo sogno offerto a noi dalla parola di Dio, che impedisce a noi di farci prendere dalla passione per le cose del mondo; cioè ci fa camminare liberi nel mondo. Ma se uno non porta dentro l’amore per l’unica cosa necessaria, per la conoscenza di Dio, per la ricerca di Dio, tutte le cose del mondo, la portano via, la rendono schiava. Non si cammina liberi nel mondo, se non si ha già dentro di sé un amore superiore.

(?): Il Signore mi propone di fare silenzio, di mettermi in preghiera, e se non lo faccio…

Luigi: Certo, perché la cosa principale è il silenzio, è l’attenzione. Se non facciamo silenzio in noi è impossibile per noi ascoltare la parola di Dio. Dio parla, ma se noi ascoltiamo soltanto quello che dicono gli uomini, o parliamo noi, veniamo a trovarci nella impossibilità di ascoltare e di intendere la parola di Dio. Quindi una delle prime cose è proprio il tempo di silenzio che bisogna dare a Dio. Il tempo di silenzio è più importante del mangiare, del vestire, del dormire. Quindi è più importante di quello che noi mettiamo sempre prima di tutto; è molto più importante. Bisogna mettere del tempo per il silenzio per poter valutare la portata della parola di Dio, degli argomenti che Dio propone attraverso le sue parole, perché la parola di Dio è caratteristica: “Nessuno uomo ha mai parlato come Te”.

Qui Gesù dice: “Se non avessi parlato, se non avessi fatto le opere che ho fatto…”, perché nessuno mai ha fatto. Quindi è una parola diversa da tutte le altre. Allora, questa parola diversa che arriva a noi ci propone cose diverse da quelle che ci propongono gli uomini, dagli argomenti di cui parlano gli uomini, di cui si parla nel mondo. Questa parola va ricevuta da noi, va ascoltata, va meditata, va approfondita. E bisogna rendersi conto della portata di questi argomenti, di quello che la parola di Dio offre a noi, presenta a noi. Altrimenti veniamo portati via da tutti gli altri argomenti, e magari arriviamo alla fine della vita e ci accorgiamo che abbiamo speso la nostra vita dietro cose che valevano niente, che abbiamo fatto solo del rumore e niente altro.

(?): …dietro i buoi …

Luigi: Ma i buoi sono buoni, sono creature di Dio; i campi sono cose buone, la moglie è una cosa buona, la casa è una cosa buona, ma devono impedire alla creatura di gustare la cena di Dio: “Non gusteranno la mia cena”. Costoro non hanno detto: “Ma io devo fare la prostituta”, hanno detto: “Io ho i buoi, io ho il lavoro, io ho la moglie, non posso venire, abbimi per giustificato!”. Gesù dice: “Non gusteranno la mia cena!”.

(?): Però si può fare la stessa cosa e…

Luigi: No, non si tratta di giustificarci dicendo: “Si può fare la stessa cosa”. Dobbiamo dare del tempo a Dio, costi quello che costi. Dobbiamo mettere del tempo, dobbiamo mettere del silenzio, dobbiamo metterci in ascolto, dobbiamo renderci conto del senso della vita che stiamo vivendo. Non si può vivere da ciechi.

Dio arriva a noi con la sua parola, non ci lascia vivere da ciechi, e ci propone delle cose che noi non pensavamo. “Ma io non pensavo che dovevo occuparmi di conoscere Dio”. La parola di Dio arriva e mi dice: “Guarda che sei stato creato per conoscere Dio, e tu per che cosa vivi? Dove la stai consumando tutta la tua vita?”. Quindi Dio ci fa delle proposte; noi dobbiamo renderci conto della portata di queste proposte. Per renderci conto, dobbiamo dare del silenzio, del raccoglimento, come faceva la Madonna, che meditava, custodiva tutte le cose che riguardavano il suo Figlio. Custodire e meditare per prendere consapevolezza; altrimenti siamo di una superficialità che fa spavento. E quando uno è superficiale è portato via da tutti gli avvenimenti, non ha l’anima nella sua anima, disprezza la sua anima.

La nostra anima è un bisogno di Dio, è un bisogno di assoluto. Dio ci ha creati con quest’anima che ha fame e sete di conoscere Dio: abbiamo fame di Verità. Infatti la cosa che maggiormente ci offende è la menzogna, perché siamo fatti per la Verità. Ora, non disprezzare la tua anima. Dio ti ha dato un dono meraviglioso, grandissimo: l’anima, che è desiderio di Verità. Non trascurare questo desiderio che Dio ha posto in te.

Noi ci preoccupiamo del desiderio di mangiare, di bere, di vestirci, di coprirci; sono tutti desideri del corpo e non ci accorgiamo che trascuriamo il desiderio principale. Ad un certo momento la nostra anima muore dentro di noi. Noi siamo morti, abbiamo solo più l’apparenza di essere vivi, perché non sentiamo più il bisogno di Dio, ci siamo vestiti solo più di cose esterne. La nostra anima ha diritto ad avere la parte principale nella nostra giornata. Non è il nostro corpo che ha diritto ad avere la parte principale, non è la società che ha diritto ad avere la parte principale, non sono gli uomini, ma è Dio che ha diritto ad avere la parte principale nella nostra vita. E chi cerca Dio dà il vero bene a tutti gli uomini. Vale più uno che faccia silenzio per cercare Dio che uno che dà un pane ad un affamato: fa un’opera molto più grande.

(23:30)

 

Margherita: Ma uno che non abbia mai sentito parlare di Dio, come fa?

Luigi: La parola di Dio arriva a tutti, perché non è la società, non è la vita che uno ha fatto che impedisca a Dio di far arrivare la sua parola. La parola di Dio arriva a tutti. Lo Spirito di Dio soffia ovunque, da tutte le parti. Può darsi che uno che non abbia mai sentito parlare di Dio, ad un certo momento sente parlare di Dio; oppure guardando una creatura dice: “Chi è che ha creato questo? Non sono io che l’ho fatto. Le cose non si sono fatte da sole!”. “Come mai io sono qui e le cose sono là?”. Ora, questa è già parola di Dio. La parola di Dio non fa altro che annunciare a noi Dio, il Creatore.

Dio chi è? È Colui che crea tutte le cose. Sei tu che hai creato le cose? Alza gli occhi a Colui che crea tutte le cose. Interroga Dio, interessati di Dio; questo è un atto di giustizia. Sapendo che Dio è uno che pochissimi conoscono, ma che nessuno può ignorare, si annuncia a tutti. Nessuno potrà mai dire: “Io non ho mai sentito dire che esistesse un Dio”. Dio è Colui che nessuno può ignorare perché si annuncia a tutti. Pochi lo conoscono, perché per conoscerlo bisogna dedicarsi.

La parola di Dio ci dice: “Io ci sono!”, e ci invita: “Cercami, perché soltanto cercandomi potrai conoscermi”. Dio essendo Verità, può essere conosciuto, può essere trovato soltanto conoscendolo. La Verità si trova solo conoscendola. Per conoscerla bisogna occuparsi, dedicarsi, perché la Verità non è tra le cose superficiali. Ogni cosa, ogni materia, in ogni campo, per essere conosciuta, va approfondita; la conoscenza non è in superficie. Sono tutti segni; a molto maggior ragione Dio, che è Verità assoluta, non è tra le cose superficiali, è in profondità e in quanto è in profondità richiede dedizione. Quanto più c'è dedizione, tanto più c'è amore.

Dio si annuncia e in quanto si annuncia, ci mette di fronte a questo atto di giustizia: “Perché tu non ti interessi di Me? Perché non ti interessi di Colui che fa tutte le cose? Perché preferisci le creature al Creatore? Per quale motivo dai più tempo alle cose tue o alle cose del mondo, o agli uomini, che a Dio?”. Se la creatura è semplice, riconosce questa giustizia: bisogna dare più tempo a ciò che vale di più e meno tempo a ciò che vale meno.

Se Dio vale di più, devo dare più tempo nella mia giornata a Dio, che agli uomini, devo dare più tempo a Dio che a me stesso, devo dare più tempo a Dio che al mangiare, che al vestire, che alla casa, perché Dio è più importante. C'è sempre questo confronto, non dobbiamo ignorarlo; è questo che ci rende peccatori ed è questo che ci salva. “Perché dai più tempo a quello che vale meno?”, lì salta fuori il nostro io; e l’io è un’ingiustizia, perché mi mette al centro. No! Dio è il Creatore, quindi al centro dei tuoi pensieri, al centro della tua vita, metti Dio, soprattutto dai più tempo a Dio. Se noi diamo più tempo a Dio, cioè se mettiamo Dio al suo posto, a poco per volta si forma in noi la conoscenza di Dio. Ma quando si forma la conoscenza, non corriamo più dietro alle cose del mondo perché dentro di noi si forma la sapienza, che si mette a trasformare la mente, a trasformare il cuore; ma la sapienza richiede dell’attenzione. E’ una scuola e Dio è il Maestro. 

(28:10)

 

Margherita: Queste cose Dio le annuncia a tutti gli uomini?

Luigi: Dio si annuncia a tutti gli uomini. Nessuno si può convincere che Dio non esiste. Possono trascurarlo, possono bestemmiarlo, possono interessarsi, possono amarlo: nessuno può convincere se stesso che Dio non esiste. L’annuncio sta lì. Non possono dire che cosa è, perché per dire che cosa è devono conoscerlo, però non possono negarlo. La Verità non si può negare, non c'è nessun uomo che la possa negare. Anzi, più la nega e più la afferma, più la glorifica. In quanto c'è l’annuncio, la creatura è resa responsabile del posto che dà a questo annuncio.

Noi tutti i giorni facciamo delle scelte: notizie sul giornale, creature che incontriamo, proposte, affari; in continuazione facciamo delle scelte. Tra queste scelte c'è anche la scelta di Dio; c'è anche Dio, parlano tutti, parla anche Dio. Ora, di fronte alle parole che giungono a noi diciamo: “Questo non mi interessa” e facciamo una scelta. “Questo per me non è importante” e facciamo una scelta. E così anche di fronte alla parola di Dio; non possiamo ignorarla.

La parola di Dio arriva a noi. A seconda del posto che le diamo, riveliamo la giustizia o meno che portiamo dentro di noi, e facciamo una scelta. In conseguenza di questa scelta, incominciamo ad entrare nella luce o incominciamo a navigare nelle tenebre, cioè a complicarci terribilmente la vita. Tutto sta nel fatto  che Dio è Colui che nessuno può ignorare.

(29:30)

 

Tiziana: Da parte nostra possiamo determinare la quantità ma non la qualità del rapporto con Dio, perché la qualità del rapporto con Dio viene da Dio.

Luigi: Certo, più ci dedichiamo a Dio e più questo rapporto si qualifica. Però non è che se io decido di dare un’ora a Dio questo significhi dedicarsi. E’ una dedizione di mente, di interesse, di cuore; è entrare in un rapporto con Dio, interessarsi di Dio per cercare di assimilare, di mangiare. Il Signore dice: “Chi mangia…”, si tratta di mangiare le sue parole, di assimilarle, di capirle. Ora, il capire richiede dedizione. Non si può capire senza un dono da parte della creatura. Le cose da capire arrivano a noi, ma le cose non rivelano il loro mistero senza di noi; richiedono amore, richiedono dedizione. Ora, anche ignorando i doni siamo resi colpevoli, se non ci interessiamo, perché la proposta è arrivata.

Dio si annuncia a noi senza di noi, ma non si fa conoscere a noi senza di noi. Dio si annuncia, e quando si annuncia a noi senza di noi, rende ognuno di noi responsabile; responsabile vuol dire impegnato nella risposta. Ma uno non può essere impegnato in una risposta se l’altro per primo, non gli avesse fatto una proposta. L’iniziatore di tutto è sempre Dio. Dio creandoci, ogni giorno, fa a noi proposte e facendo proposte, attende risposte.

I figli di Dio sono figli che crescono in conoscenza, sono figli consapevoli, quindi sono figli che partecipano della risposta. Non sono esseri automatici, esseri meccanici, sono esseri consapevoli e in quanto esseri consapevoli sono esseri che partecipano di questa conoscenza. Sono chiamati alla conoscenza. Quindi Dio arriva a noi attraverso proposte e aspetta la dedizione, la risposta. In base alla risposta che diamo, possiamo incominciare la via spirituale, la via della conoscenza di Dio; quella conoscenza che spiritualizza tutto di noi. Quindi non è il criterio quantitativo che ci possa qualificare; quello che ci qualifica è la quantità di interesse. L’intensità di interesse è essenziale.

(32:43)

 

Piero: È un prendere coscienza, per cui Dio ci impegna tutto il giorno, tutta la notte.

Luigi: Si, quanto più noi prendiamo coscienza, tanto più acquista importanza per noi, perché ci rendiamo conto. È soltanto l’essere che è molto lontano che non si rende conto, per cui si ritiene giusto. Ma quanto più uno conosce, scopre la portata, la bellezza, la meraviglia, la vita che c'è. Quanto più uno scopre tanto più resta preso; è un amore, un amore che cresce. Quando uno comincia a frequentare una persona, più la conosce, e più si innamora, la ama e ad un certo momento desidera restare sempre con quella persona. Così è con Dio, perché tutto è segno. Ora, quanto più uno medita, approfondisce le cose di Dio, tanto più scopre il bene che per lui c’è in quell’incontro. Più lo scopre e più lascia tutto il resto. È la parabola di quel tale che trova il tesoro in un campo e vende tutto quello che ha e con gioia va a comprare quel campo. Trovare Dio è trovare un campo in cui c'è un tesoro immenso. E quanto più uno lo scopre e tanto più si libera da tutto il resto, perché tutto il resto diventa una perdita. San Paolo dice: “Io ho stimato tutto come una perdita, come spazzatura per conquistare la sapienza del Cristo”.

(34:36)

 

Piero: Però non si corre il rischio di cercare Dio perché con Lui si sta bene?

Luigi: Con Dio si sta bene. Dio non si diverte a farci stare male. Dio stesso dice: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e troverete pace per le anime vostre”. Dio è una sorgente di gioia. Dice: “Chiedete e vi sarà dato”, “Chiedete affinché la vostra gioia sia piena”. Siamo noi che ci suicidiamo restando lontani da Dio, perché Dio è vita. Noi restando lontani dalla vita, praticamente corriamo al suicidio. Ma prima di arrivare al suicidio, arriviamo alle nevrosi, e prima delle nevrosi arriviamo alle tristezze, alla notte, alla confusione. E’ tutto un cammino di dispersione.

Ora, Dio opera e viene a morire tra noi per impedire a noi di morire. Perché Lui dopo averci dato la vita, dopo essersi annunciato, viene a morire in noi, per impedire a noi di morire di angoscia, di tristezza, nel pensiero del nostro io, perché Lui è la nostra felicità. Siamo noi che ci suicidiamo con le nostre stesse mani, siamo noi che ci tormentiamo. Eppure non ce ne rendiamo conto.

Bisogna amare Dio perché è, perché Lui è; anche se ci fa tribolare, restiamo lì, perché è l’amore per la Verità: perché è, Lui è la Verità.. Bisogna avere questo coraggio: “Io preferisco morire sui gradini di una baita dove c'è la Verità, piuttosto che abitare nei palazzi sontuosi ma dove c'è la falsità”. “Di qui non mi allontano perché qui c'è la Verità”, e ogni volta che uno riflette dice: “Qui è la Verità”. Quindi costi quel che costi. Se poi il Signore ci fa entrare in casa e ci fa stare bene, sia ringraziato il Signore; se ci fa tribolare, ringraziamo il Signore lo stesso. Lui sa perché. Per cui uno cerca il Signore perché è la Verità; poi dopo la Verità verrà la bellezza, la bontà. Nello stesso tempo uno non si deve crogiolare dicendo: “Sto bene”.

Tutti i giorni dobbiamo preoccuparci di avere il pane da mangiare perché altrimenti corriamo il rischio di fare sentimento. Tutti i giorni dobbiamo nutrire la nostra fede, dobbiamo conoscere sempre di più. Ora, per conoscerlo, Dio ci dà un pane, ci dà la sua parola, la sua vita, il suo Vangelo. E noi tutti i giorni dobbiamo preoccuparci di avere un pane da mangiare, da assimilare; un pane che ci impegni ad approfondire sempre di più qualcosa di Lui, in modo da conoscerlo sempre di più. E c'è un’infinità del regno di Dio, di Lui da conoscere, perché Lui è un infinito che cresce per la vita eterna. Ma nella vita eterna noi avremmo sempre qualcosa da conoscere di Dio. Allora dobbiamo preoccuparci di avere un pane da mangiare, dobbiamo preoccuparci di avere la vita in noi. La vita sta nel desiderare Dio al di sopra di tutto; quindi nel mettere Dio al centro dei nostri pensieri. Dio esiste; in quanto Dio esiste, è Lui che opera in tutto, è Lui che crea tutto. Se è Lui che crea tutto è Lui che sta parlando con me: “Signore, che cosa mi dici? Che cosa mi vuoi significare attraverso questo? Mi hai fatto arrivare questo avvenimento, quale lezione mi vuoi dare?”. Ecco, questa è la vita, è il principio della vita.

Il principio della vita è interesse per capire il parlare di Dio. E questa vita va nutrita. E quindi dobbiamo andare a cercare, soprattutto nel sillabario, nel Vangelo, quelle parole che non abbiamo ancora capito: “Ecco, questo è l’argomento per oggi, è il pane che devo cercare di mangiare, di assimilare”. Dobbiamo avere l’animo impegnato a mangiare un certo pane. Dio molte volte ce lo fa incontrare, ma anche quando non ce lo fa trovare, dobbiamo cercare di trovarlo, in modo da non essere vuoti, da non essere disoccupati dentro. Non bisogna lasciare che la nostra anima sia disoccupata, che la nostra mente sia disoccupata, perché quando è disoccupata incomincia a correre dietro ai pallini che arrivano dal mondo.

(39:55)

 

Piero: Basta passare una giornata disoccupati dentro che ci si perde dietro alle cose del mondo.

Luigi: Devi essere occupato dentro, poi fai quello che vuoi. Non essere vuoto dentro. Prima di uscire di casa devi avere già trovato il tuo pane con cui alimentare la giornata, altrimenti il mondo incomincia ad invadere e a portare via e quindi ti svuota. Resta ancora il sentimento, la nostalgia, però...

Pinuccia B.: Più si lascia e più si lascerebbe e più diventa difficile fare questo vero lavoro.

Luigi: La difficoltà interessa poco, perché non è quello che ti impedisce di amare. Nell’amore più uno trova difficoltà e più l’amore si cementa, si salda, si rafforza. Quindi l’amore non si spaventa di fronte alle difficoltà; se si spaventa vuol dire che è un amore che vale poco. Quindi il criterio non è quello della facilità o della difficoltà. Come non è nemmeno il criterio del lasciare; perché quando uno ama sospira di lasciare tutto per poter realizzare la vita con l’essere amato, quindi è tutto desiderio di poter vivere sempre di più vicino, sempre più intimamente, di occuparsi sempre di più delle cose che interessano l’essere amato. Quindi il criterio della difficoltà non è attendibile anche perché ad un certo momento diventa gioia.

 

Cina: Non c'è giustificazione ad essere assenti a Dio.

Luigi: Non c'è giustificazione ad essere assenti. Perché? Prima di tutto perché Dio è presente. Lui è presente a me; se Lui è presente io non sono giustificato ad essere assente.

Se Lui entra in casa tua, non sei giustificata se sei fuori. Lui viene a trovare te, quindi devi essere disponibile, perché Lui è il tuo Creatore, Lui è il tuo Signore: tu dove sei? Come mai non c’eri? Io busso alla tua porta, come mai tu non sei disponibile? Se dici: “Perché avevo altro da fare”, sei scusabile davanti al tuo Signore? E salta fuori lì il giudizio.

L’anima deve essere disponibile. Ecco per cui non si è giustificati. Noi siamo stati creati per la vita eterna; quindi occupati della vita eterna. Sei stata creata per conoscere Dio: occupati di conoscere Dio. Vedrai che non ti succede assolutamente niente. Non dire: “Se io mi occupo di Dio poi come faccio a vivere? Qui muoio!”. No, non succede assolutamente niente. Anzi, incominci a camminare nella luce, incominci ad essere libera, incominci a sperimentare la presenza di Dio, incominci a sperimentare tante cose.

Camminando nel mondo si sperimenta la morte. Eppure se un industriale ci procurasse un posto di lavoro, una paga, la mutua, la pensione, staremmo tranquilli. Eppure quando ce lo dice Dio ci preoccupiamo. Dio è molto più importante di un industriale, quindi dobbiamo fidarci molto più di Dio che dell’industriale, della paga, del lavoro, della mutua, o dello stato, o della banca, o della società.

 

Pinuccia B.: Quello che dice Gesù è sempre una rivelazione di quello che già è, di ciò che già era ma di cui non prendevamo coscienza. Per cui questo versetto si può applicare anche a chi non ha conosciuto il Cristo storicamente.

Luigi: Si, perché Cristo ci rivela, quindi ci fa prendere coscienza di quello che avviene.

Pinuccia B.: Quindi ci fa capire che Dio sta compiendo opere che nessuno ha mai fatto e quindi le possono vivere tutti.

Luigi: Si, ma basta guardare fuori: sono tutte opere di Dio, opere che nessuno mai ha fatto. Prova a fare una foglia, prova a fare un filo d’erba: chi l’ha fatto? Vai a cercare Colui che l’ha fatto, non ignorarlo.

Pinuccia B.: E anche parole che nessuno ha mai detto.

Luigi: La creazione è già una parola di Dio.

Pinuccia B.: “Hanno odiato me e il Padre mio”, quindi anche coloro che non hanno conosciuto il Cristo hanno odiato il Padre?! Gesù ci rivela che odiano tutte le opere del Padre.

Luigi: Si, odiano quello che le opere propongono, perché le opere di Dio sono parole di Dio; in quanto la creazione, le opere tutte di Dio ci dicono: “Noi non ci siamo fatte da sole, un Altro ci ha fatte”; questa è parola che propone lo sguardo a Colui che ha fatto queste cose. Le cose non si sono fatte da sole, un Altro le ha fatte. Allora guarda là. Ecco la proposta.

Quindi tutte le cose sono cartelli segnalatori, sono frecce che ci dicono: “Guarda là; non guardare noi; noi siamo solo delle voci che ti dicono: guarda là! guarda là!”, ci segnalano.

Pinuccia B.: Fanno la funzione del Cristo, che è una freccia che ci segnala il Padre.

Luigi: Certo.

Pinuccia: Quindi quando si odia vuol dire…

Luigi: Odiare vuol dire non tener conto. Spiritualmente non tener conto vuol dire uccidere. Amare vuol dire tener conto. Odiare vuol dire non tener conto. Quindi quando non tengo conto delle segnalazioni che le creature, parole di Dio, fanno a me, praticamente odio la creazione di Dio. Mandando a morte Cristo, non ho altro che la rivelazione di quello che ho mandato a morte nella creazione. Perché noi pensando a noi stessi, uccidiamo la parola di Dio in tutte le sue opere, in tutta la creazione, in tutte le creature, e strumentalizziamo le creature a noi stessi. Noi facciamo fuori la parola di Dio, il Verbo: “Così la vigna sarà nostra”. A noi quello che interessa è la vigna, è il corpo delle creature, è quello che le creature possono servire a noi. Se vediamo un albero, pensiamo a cosa possiamo guadagnare se lo vendiamo. Eppure c'è la parola di Dio in quell’albero, però la facciamo fuori, così possiamo fare dell’albero quello che vogliamo. “Questo è l’erede, facciamolo fuori così la vigna sarà nostra”. E questo succede in tutte le cose. Quello è odiare, cioè non tener conto dell’anima che c'è in tutte le cose.

L’anima che c'è in tutte le cose è la parola di Dio; Dio parla in tutto. Non tener conto della parola di Dio, vuol dire odiare la parola di Dio. Noi odiamo Dio.

Pinuccia B.: E questo non potevamo capirlo senza Cristo.

Luigi: In Cristo abbiamo la sintesi, la ricapitolazione di tutto il mistero, di tutta l’opera di Dio. È nella rivelazione che c'è la consapevolezza. Il Cristo muore per azione violenta dell’uomo; per cui l’uomo non può più ignorare. “Vi sarà chiesto conto di tutto il sangue sparso dall’inizio della creazione fino ai giorni nostri”.

Pinuccia B.: “Ciò faranno perché non hanno conosciuto né il Padre né me”, e ne siamo responsabili.

Luigi: Chi ci rende responsabili è sempre la parola di Dio. E’ Dio che parlando a noi ci rende responsabili. Ci fa essere, quindi facendoci essere ci rende responsabili.

 

* * *


ciclo B - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 15,23: “Chi odia me, odia anche il Padre”

 

 (02.01.1988)

(50min 54sec)

 

 

 

Franca: Queste opere che Dio ha compiuto, e che noi non possiamo dire di non avere visto, sono la creazione?

Luigi: Sono le parole. Già prima ha detto: “Se io non avessi parlato non sarebbero in colpa, ma ora non hanno scusa”. Infatti: “Nessuno ha mai parlato come Lui”, la cosa straordinaria è la parola, nessuno mai potrà parlare come Lui, anche se faranno dei miracoli tali da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Quindi il problema non è tanto dei miracoli, ma sono le parole che non possono essere dette da altri: “Nessuno ha mai parlato come Lui e nessuno potrà mai parlare come Lui”. Le parole sono parole di Dio. La sua presenza fisica è la presenza di un uomo, un uomo che faceva cose straordinarie, però il suo parlare è il parlare di Dio. E’ la parola quella che ci rende responsabili, perché la responsabilità nasce dalla risposta che diamo alla parola. Colui che parla nel mondo è Dio, è il Verbo di Dio. Tutte le creature sono fatte per ascoltare il Verbo. Ascoltando il Verbo di Dio, la creatura diventa fertile, concepisce Dio, concepisce la Verità. Ma concepisce in quanto è Dio che parla. Se Dio non parla restiamo creature finite.

Dio parlando ci fa delle proposte e quindi ci rende responsabili della risposta, perché noi rispondendo riveliamo l’importanza che diamo a Dio, diciamo quanto per noi Dio è importante o non è importante. Per cui riveliamo il nostro giudizio verso Dio, diamo un valore.

Franca: Perché Gesù dice “Se non avessi tra loro compiuto le opere”, e non dice “se non avessi parlato”?

Luigi: Per farci capire che le opere sono la sua parola. Perché parla a tutti i livelli attraverso i segni. Anche la creazione è una parola. Noi però corriamo il rischio di fermarci alle opere, di fermarci alle creature. Allora il Signore ci fa capire che anche le creature sono parole. Quindi dobbiamo passare dalla creazione alla parola, dalla parola al Pensiero e dal Pensiero alla Presenza di Dio. Sono tutti passaggi che dobbiamo fare.

Nel pensiero del nostro io corriamo il rischio di fermarci alle cose, alle creature, di non vederle come parole di Dio; oppure vedendole come parole, di non cercare il Pensiero di Dio; c’è anche il rischio di fermarci al Pensiero di Dio e non arrivare alla presenza di Dio. E’ tutto un passaggio progressivo che dobbiamo fare per arrivare alla conoscenza di Dio.

 

Nino: Abbiamo un io che è ancora irresponsabile e abbiamo un io che diventa responsabile, diventa contrario a Cristo.

Luigi: Ci fa capire che noi ci qualifichiamo nel dare una risposta alla proposta di Dio. Ogni parola di Dio è sempre una proposta. Chi mi fa una proposta necessariamente richiede una risposta. In un modo o nell’altro la risposta la diamo. Anche se non diciamo nessuna parola, diamo una risposta. In questa risposta ci qualifichiamo, cioè cominciamo a diventare responsabili, quindi diventiamo persone. Ci assumiamo la responsabilità della risposta che diamo. E la risposta la diamo a Dio, perché è Dio che parla.

 

Guido: Loro, pur essendo il popolo prediletto da Dio, avevano commesso il peccato, avevano lasciato da parte Dio per loro stessi. Però attraverso la Legge ritenevano di essere senza peccato pur non tenendo conto di Dio.

Luigi: Hanno trasformato la loro vita in osservanza della legge, delle regole. Invece la nostra vita sta nella conoscenza di Dio. Noi siamo salvati dalla presenza di Dio, perché Gesù dice che la vita eterna, quindi la vita vera, sta nel conoscere Dio. San Paolo dice: “Dio vuole che tutti si salvino e giungano a conoscere la verità”. Quindi la salvezza è determinata dalla conoscenza della Verità che non viene dalla legge, dalla regola. Anima della Legge, dice Gesù, è: “Ama il Signore Dio tuo con tutta la tua mente, con tutte le tue forze, con tutto te stesso”. Amare significa cercare la presenza dell’essere amato, quindi l’anima della Legge, quello che da significato a tutti i comandamenti, perché senza quello tutto diventa recitazione e non vita, è: “cerca Dio con tutta la tua forza, con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore, con tutto te stesso”. Amare non vuol dire recitare “Signore ti amo”, perché possiamo dirlo dalla mattina alla sera, ma poi pensare ad altro. Quindi amare vuol dire cercare la presenza dell’essere amato per stare con Lui. Tu resti in quanto cerchi di conoscere, non puoi restare con una persona che non cerchi di conoscere.

 

Delfina: Chi non vuol capire le opere del Signore è perché non vuole staccarsi dalle cose del mondo.

Luigi: Il problema è sempre: “io ho i buoi, i campi, la moglie, non posso venire”. La parola di Dio è una proposta, ti invita ad occuparti di-; per farlo devi trascurare il resto. Quindi opponiamo i nostri impegni, i nostri doveri a Dio. Di fronte a Dio non c’è niente che ci giustifica, perché Dio deve essere portato al di sopra di tutto. Ognuno è stato creato per Dio e quindi deve essere disponibile per Dio, perché la vita serve in quanto si progredisce nella conoscenza di Dio. Ogni giorno la nostra vita vale in quanto progrediamo nella conoscenza di Dio. Tutto il resto passa, diventa niente, tanto è vero che alla sera della nostra vita noi dovremo riconoscere, se avremo vissuto solo per il mondo, anche avessimo costruito e conquistato tutto il mondo, che non è servito a niente, tutto è passato. Quello che rimane è Dio e la conoscenza di Dio. La vita eterna sta nel conoscere Dio. Ogni giorno dobbiamo sforzarci di entrare in questa vita eterna. La vita eterna non la troviamo con la morte, ci è già offerta adesso.

La parola di Dio ti viene offerta, proposta: sforzati di entrare. Ogni giorno vale per quanto tu entri nella vita eterna, cioè percepisci cose eterne, superando quindi tutto quello che è temporaneo, transitorio.

 

Gabriella: ?

Luigi: La parola ci collega con Dio. Noi corriamo il rischio di rifiutare la parola perché non vogliamo collegare.

 

Raffaella: Questo “hanno visto” si riferisce alle persone che hanno visto i suoi miracoli?

Luigi: No, il vedere è sempre una conseguenza. Quello che Dio ti fa vedere è sempre un segno, un annuncio, una parola. Tu vedi la creazione, tu senti le parole, però puoi avere occhi per non vedere e puoi avere orecchie per non intendere; in quanto non hai interesse. Perché quello che ti fa vedere è quello che porti nel cuore. Tu non vedi con gli occhi, tu vedi con quello che hai nel cuore. Se nel cuore hai interesse per Dio, allora vedi le cose di Dio e ascolti le parole di Dio. Ma se non hai interesse, anche se Dio ti circonda di parole tu non hai orecchi per-; perché non hai interesse per-. Quello che arriva a te non è la conoscenza, è l’invito alla conoscenza. La conoscenza è una meta, è vita eterna.

Chi conosce Dio necessariamente lo ama, non può fare a meno di amarlo. Chi conosce la Verità non può fare a meno di amarla. Dio si propone prima che lo conosciamo perché soltanto dedicandoci noi giungiamo, e giungendo non possiamo fare a meno di amarlo. Quindi è prima che arriva il rifiuto, in quanto non conosco. Quando ancora non conosco mi arriva l’invito a conoscere Dio; questo è il punto critico per la creatura. Perché è lì che la creatura può dire: “io ho altro da fare”. La creatura rifiuta prima di conoscere, per quello che è in colpa. “Hanno rifiutato senza conoscermi”. Chi conosce non può fare a meno di amarlo, la verità chiede soltanto di essere conosciuta. E qui c’è un legame fortissimo, perché c’è la partecipazione.

La Verità si annuncia prima come segno, come parola, come invito, come proposta e a quel punto io posso opporre i miei impegni (i buoi, i campi, la moglie) e implicitamente rifiuto la Verità, perché dico che per me sono più importante i buoi, i campi, la moglie.

 

Raffaella: Il peccato è non avere interesse.

Luigi: Certo, tu non hai interesse per il tuo Creatore, per il tuo Dio, per Colui che ti ha dato la vita, l’esistenza, ti ha dato tutto. Il peccato sta lì.

Tiziana: E’ la parola di Dio che ci dà la possibilità di collegarci con la presenza.

Luigi: La parola è un collegamento perché mi convoca ad una presenza. Se uno mi parla, mi distrae dai miei pensieri e mi rende attento a ciò che lui mi vuol dire. La parola ha questa funzione.

Tiziana: Occorre rimanere nell’iniziativa di Dio, perché se rimaniamo nella nostra non c’è la presenza.

Luigi: Noi restiamo alla presenza di Dio in quanto restiamo nell’iniziativa di Dio. Il Figlio non fa niente se non lo vede fare dal Padre, ecco perché rimane sempre unito a Lui. Noi invece facciamo tutto di nostra iniziativa, per cui abbiamo molta difficoltà a ricordarci di Dio, a pensare a Dio, a restare con Dio.

Tiziana: Nei momenti in cui non siamo visitati dalla parola di Dio, quindi siamo in questa attesa, il dedicarci alla ricerca del Pensiero di Dio, magari meditando il Vangelo su nostra iniziativa, a cosa corrisponde?

Luigi: Se tu cerchi Dio non sei mai in tua iniziativa, non sei tu che apri il Vangelo, è Dio che te lo fa aprire e ti fa desiderare di pensare a Lui e ti fa desiderare di ascoltare la sua parola. Ma è Lui. Tu in quanto credi a Dio Creatore non dici mai che sei tu che pensi. La nostra iniziativa avviene soltanto quando dimentichiamo Dio Creatore e allora ci illudiamo di essere noi ad avere l’iniziativa.

Nel regno di Dio non ci sono iniziative, l’iniziativa è soltanto una, tutto è giustificato in Dio e non nelle creature. Siamo noi, nel pensiero del nostro io, che ci illudiamo: “sono io che penso, che faccio, che parlo, che scelgo, che dico”; ma questo perché siamo lontani da Dio. Se fossimo con Dio riconosceremmo che anche quando preghiamo non siamo noi che preghiamo, ma è Dio che ci fa pregare, che quando pensiamo Lui, non siamo noi a pensare, ma è Lui che si fa pensare da noi. Se desideriamo ascoltare una sua parola è perché è Lui che già ci sta parlando. Il nostro desiderio scatta in quanto siamo attratti da qualcosa. Non saremmo attratti se la cosa in qualche modo non ci fosse presente. E’ la cosa che arriva a noi. Se siamo attratti dal desiderio di sentir parlare Dio è perché Dio ha già parlato con noi.

 

Orazio: Colui che vede e rifiuta è perché subentra la paura?

Luigi: La paura c’è in quanto si è più legati “ai buoi, ai campi, alla moglie”; si ha un legame più forte del legame con Dio. Allora vediamo Dio come uno che ci chiede un sacrificio, che ci vuol portare via qualcosa, lo vediamo quasi come un nemico, come uno che cerchiamo di tacitare. Per cui cerchiamo di ubbidire a Lui, di fare qualche sacrificio per pagarlo di un’imposta affinché ci lasci con i nostri beni. Noi siamo arrivati a travisare Dio fino a questo punto.

Tu odi in quanto vedi che l’altro ti porta via qualcosa. L’odio sorge quando c’è l’amore. Dio vuole rompere questo tuo amore e allora cominci ad odiare.

 

Fabiola: La colpa nasce quando uno prende coscienza di quello che Dio propone.

Luigi: La colpa nasce quando uno parlando con te ti propone qualcosa. Da questa proposta nasce una risposta. Se la risposta è d’amore comincia la vita vera, con partecipazione personale, perché hai detto sì. Se dici no, ti assumi la responsabilità del no, e qui c’è la colpa, perché hai rifiutato l’invito ad occuparti di Dio. E perché lo hai fatto? Cosa hai messo sulla bilancia?

Quando Dio ti fa una proposta, ti fa mettere sulla bilancia il suo Pensiero, l’interesse per Lui e qualcos’altro. Tu opponi ad occuparti di Dio le altre cose per cui tu vivi, e così vai in giudizio. “Io preferisco trenta denari a Lui, io preferisco i buoi, i campi, la moglie a Lui”. Fai un confronto. Se preferisci la creatura al Creatore evidentemente è un giudizio errato, e qui c’è la colpa, perché è un giudizio non secondo la Verità.

Dio è Colui che vale più di tutto e lo devi mettere al di sopra di tutto. Dio vale più del tuo io e allora devi togliere il tuo io dal centro dei tuoi interessi, dei tuoi pensieri, del tuo vivere e devi mettere Dio al centro, perché questo è giustizia. Quindi il primo rapporto è un rapporto di giustizia. Devi mettere Dio al centro, perché è Colui che vale più di tutto.

Se tu vai in un negozio devi rispettare i valori delle merci, non puoi capovolgere i cartellini dei prezzi, non puoi mettere un valore minore, perché è un’ingiustizia, un furto.

Dobbiamo rispettare i valori. Dio è Colui che vale più di tutto, quindi dobbiamo essere molto più disponibili per Dio che per altro.

 

Fabiola: Che significato ha nella Bibbia il fatto che prima Adamo dialogava con il Signore e poi con la donna è stato ingannato?

Luigi: L’uomo è ingannato dalle creature. La donna è un po’ la sintesi di tutta la creazione. Tutta la creazione è compagna dell’uomo. E prima di creare la donna Dio ha portato tutta la creazione davanti ad Adamo perché desse un nome alle creature alla presenza di Dio. Però Adamo non ha trovato una compagna, un compagno simile a sé in tutta la creazione. Quindi la donna rappresenta la sintesi di tutta la creazione come compagna dell’uomo. Proprio in quanto c’è questa compagna, l’uomo corre il rischio di preferire la compagna al Creatore. Quando di fronte all’invito a nozze, gli invitati dicono: “Io ho i campi, i buoi, la moglie, non posso venire”, il motivo di questo rifiuto sta nella creatura. Se Dio non avesse creato i buoi, i campi, la moglie, l’uomo non avrebbe peccato? No! Questa è già una proiezione dell’io dell’uomo. Per cui ad un certo momento abbiamo un capovolgimento di valori. La giustificazione della colpa sta nel fatto che l’uomo si attacca più alle creature (donna sintesi di tutta la creazione) che al Creatore. Perché Adamo viene rimproverato da Dio? “Perché hai ubbidito più alla donna che a me?”. L’uomo pur avendo la creazione intorno, non deve ubbidire alle creature, non deve cercare di piacere alle creature, non deve vivere per le creature.

L’uomo non è stato creato per il mondo, è stato creato per Dio. La voce di tutte le creature si deve sempre valutare alla presenza della volontà di Dio, si deve sempre cercare il Pensiero di Dio, non ci si deve fermare alle creature.

E’ Dio che ti presenta la creatura, ma tu devi sempre dialogare con Dio. Il rapporto è sempre personale tra l’anima dell’uomo e Dio; le creature hanno solo una funzione di sollecitazione all’uomo a pregare, a raccogliere, a riportare le cose a Dio.

“Se io cercassi di piacere agli uomini non potrei essere di Dio” dice San Paolo.

Avendo una creatura in cui si vede, ritrova sé stesso (Adamo ed Eva: “carne della mia carne”), ha corso il rischio di fermarsi al suo io, cioè di fermarsi alla creatura anziché salire al Creatore, perché nella creatura trova la realizzazione di sé stesso. L’uomo nella donna vede sé stesso e viceversa, e corre il rischio di esaurirsi in questo piano orizzontale e non vedere più Dio. Per cui si finisce di realizzare un egoismo a due, anziché cercare il Pensiero di Dio.

 

Maria Pia: La grandezza di Dio è che solo Lui può fare, solo Lui può parlare.

Luigi: Chi parla in tutto è Dio. Dio è il Creatore, Dio è Colui che parla. La creatura è fatta per ascoltare. La donna, la creatura tipo è la Madonna, Maria, è tutto ascolto. Ascoltando ha concepito, cioè ha dato la Verità al mondo, ha dato il Verbo di Dio al mondo. Quello è segno non solo per le donne, ma soprattutto per l’uomo. La creatura (uomo, donna) è fatta per ascoltare, chi parla in tutto è Dio. Ascoltando Dio che parla, tu creatura concepisci Dio, concepisci l’infinito, cominci a partecipare, perché la partecipazione diventa concepimento. Ma è Dio che ti fa concepire.

 

(?): ?

Luigi: La parola arriva a noi senza di noi, l’intelligenza della parola non giunge a noi senza di noi. Tutta la creazione arriva a noi senza di noi. Noi tutti i giorni siamo bombardati da segni che arrivano a noi senza di noi. Ci arrivano addosso, buoni o cattivi. Tutto ciò che arriva a te, senza di te, però non ti illumina senza di te, se non ti apri a Dio. L’uomo non deve fermarsi alla creatura, come Adamo non doveva fermarsi ad Eva. Eva era un segno per Adamo; il segno c’era, ma Adamo non doveva fermarsi al segno, doveva cercare la luce su quel segno. La luce arriva soltanto da Dio. Bisogna sempre alzare gli occhi dalla creatura al Creatore per ottenere dal Creatore il significato, la luce sul segno che ha mandato, sulla parola che ci ha fatto sentire. E questo è un lavoro essenzialmente personale, sacerdotale, a cui è chiamato ogni uomo nel suo intimo. Per cui l’uomo ricevendo dei segni da Dio, dalle parole di Dio, deve mettersi in preghiera, a tu per tu con Dio, per ottenere da Dio la luce sul segno che gli ha mandato.

 

(?): Presso Dio non amare vuol dire odiare.

Luigi: Noi siamo fatti per amare. La vita è essenzialmente amore. Vivere vuol dire scegliere e noi tutti i giorni scegliamo. Vivere è scegliere, scegliere vuol dire amare, perché scegliere è mettere una cosa al di sopra di tutto, preferire una cosa ad un’altra. La vita è amore in quanto è scegliere. Noi siamo costituiti da questo amore. Dio è Colui che va scelto prima di tutto, noi viviamo veramente in quanto scegliamo Dio prima di tutto. La parola di Dio ci viene proposta affinché scegliamo Dio al di sopra di tutto.

(?):?

Luigi: L’annuncio arriva a te senza di te. Il peccato contro lo Spirito Santo è rifiutare di interessarsi di Dio. Se io rifiuto la strada non arriverò mai alla meta. Ogni parola di Dio è una strada che mi viene proposta. Io, rifiutando la parola di Dio, cioè rifiutando quello che mi propone Dio, non arriverò mai. Il non poter perdonare il peccato contro lo Spirito Santo, non va inteso che Dio non voglia perdonare, ma sono io che non posso arrivare.

(?): Arriva un momento in cui io sono schiavo dei buoi, dei campi, della moglie. Come faccio a liberarmi?

Luigi: Ascoltando Dio. Tu non devi mai obiettare quando ti arriva la parola di Dio, non devi opporre i buoi, i campi, la moglie. Anche le creature rientrano nelle opere di Dio, ma non devono essere in opposizione con Lui. Tu puoi dire: “Signore io vorrei con tutte le mie forze occuparmi di te, ma non ci riesco, dammi una mano”, allora sei a posto. Se ti rendi conto della tua impotenza, della tua povertà vuol dire che già appartieni, che hai interesse, hai amore. Dio non ha paura della nostra povertà, della nostra miseria. Addirittura ci sono prostitute che si sono avvicinate a Dio con tutta la loro miseria addosso e Lui le ha liberate da tutto. Il guaio è quando cominciamo a dire: “Io sono a posto, perché i miei doveri sono questi”; ecco quello che ci mette fuori. Dio se la prende con chi si ritiene giusto, non con coloro che si ritengono peccatori, mendicanti, incapaci o impotenti a seguirlo.

(?): Ma è Dio che ci ha messi in questi situazione di schiavitù!?

Luigi: No, la situazione di schiavitù è il pensiero del nostro io che la crea, perché chi fa il peccato resta schiavo di esso. Il peccato sta nel preferire la creatura al Creatore, in quanto io separo la creatura dal Creatore e mi lego più alla creatura che al Creatore. Qui creo un legame di schiavitù.

(?): Lui però mi dà la possibilità di peccare?

Luigi: Certo, non puoi arrivare a Dio senza dedizione, senza il superamento del pensiero dell’io. Dio giunge a te con le sue parole nel pensiero del tuo io. Tutte le creature tu le vedi nel pensiero del tuo io, ma non devi cercare di piacere a loro, devi cercare il pensiero di Dio nelle creature che Lui ti manda. Tu resti schiavo in quanto dimentichi Dio e ti sottometti alla creatura. Ad esempio, se dici che senza la cotoletta non puoi vivere, affermi che per te il bene è avere la cotoletta tutti i giorni. A questo punto sei schiavo. Per ottenere la cotoletta dovrai compiere certi lavori, ottenere del denaro; e ne diventi schiavo perché “senza la cotoletta non posso vivere”.

(?):    E allora Dio mi toglie la cotoletta?

Luigi: E non basta, perché se ti toglie la cotoletta tu muori. Noi siamo talmente schiavi delle cose che quando ci vengono tolte ci angosciamo, perché riteniamo di non poter vivere senza di essa. Quando Dio ce le toglie ci disperiamo al punto che possiamo ricorrere al suicidio, perché “non possiamo vivere senza”. Ecco perché tu devi sempre avere questa apertura a Dio Creatore; anche se non ce la fai, continua a mangiare la cotoletta, ma con la mente comincia a dire: “Io ho bisogno di Dio, non della cotoletta. Ho bisogno della sua luce, di conoscere Lui.” L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è Dio, non la cotoletta, non la salute, non le creature. Se noi spiritualmente iniziamo a dire che l’unico bene è conoscere Lui, poco per volta Dio ci aiuta. Ci accorgiamo che la cotoletta comincia a perdere peso e siamo liberi.

 

Matteo: ?

Luigi: La Madonna è una donna, Gesù è nato da una donna. Questa è la grande importanza della donna. La donna è stata data come compagna dell’uomo. Dio ha creato Adamo, poi ha tratto la donna da un sogno, da un pensiero, da un desiderio di Adamo. Poi l’uomo ha perso la testa dietro la sua compagna, e visto che è dipendente dalla donna, può essere salvato soltanto dalla donna. Noi la salvezza l’abbiamo attraverso Maria. Tanto è vero che nel punto in cui giunge Gesù, troviamo Maria che dà al mondo Gesù. Cosa vuol dire? In Maria abbiamo la creatura tipo, come Dio l’ha voluta. Ma dicendo creatura diciamo anche l’uomo, in Maria c’è anche l’uomo. Per cui guardando Maria noi abbiamo davanti a noi la condizione necessaria per poter concepire la Verità, per poter concepire Dio in noi.

Quindi Dio ha presentato in una donna, in Maria, la concezione immacolata, come Lui ha concepito la creatura, come vuole la creatura, affinché la creatura possa concepire Lui. La donna, Maria, è una che non conosce uomo.

Prima abbiamo una donna che vive per l’uomo, e l’uomo è stato tradito. Qui abbiamo una donna che non conosce più l’uomo, conosce solo Dio, e proprio da questa donna che conosce solo Dio, viene la salvezza all’umanità.

Per cui se tu vuoi veramente incontrare Cristo devi guardare Maria. Non arrivi al Cristo se non arrivi alla madre, perché nella madre hai le condizioni, il “come”, per poter arrivare a concepire, a conoscere il Figlio, il Cristo.

Rita: Se non avessi ricevuto, non sarei in colpa. Dio mi manda ogni giorno i suoi annunci, se sto attenta so anche distinguerli. E’ come se ricevo un invito a nozze e lo metto via dicendo: “Lo leggerò tra una settimana perché adesso ho altre cose da fare”. Ed è per questo che Dio si offende.

Luigi: Si, perché tu l’offesa non la rechi al biglietto, ma a colui che ti ha mandato il biglietto, a colui che ti ha invitato. Nel tuo cuore disprezzi colui che ti ha invitato. Se chi ti invita è Dio, tu non rifiuti il servo, rifiuti Dio.

 

Pinuccia: “Sebbene le abbiano vedute”

Luigi: Gesù stesso dice: “Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non ascoltano”. Tutto è parola di Dio, tu devi vedere e ascoltare questi annunci. Anche la creazione è parola di Dio che ti arriva attraverso gli occhi e gli orecchi.

 

* * *
ciclo C - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 15,24: “Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora hanno visto ed hanno odiato me e il Padre mio”

 

 

 (02.05.1992)

(1 H 30min 53sec)

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Franco: La singolarità del Figlio è quella di portarci a vedere le cose dal punto di vista del Padre. Considerando l’argomento di domenica scorsa, quello sulla voce di Dio, possiamo dire che la voce è la singolarità del Figlio? Però non è ancora quella voce che ci chiede tutto il tempo. 

Luigi: Tu odi perché ti chiede il tuo tempo. Tu non vuoi che ti sia portato via il tempo. Ma ad un certo momento la parola di Dio diventa voce e ti porta via il tempo, perché ti impegna a capire quello che ti sta dicendo.

Franca: Quindi la vera responsabilità dell’uomo comincia nel momento in cui Dio gli parla.

Luigi: Sì, perché non sei giustificato. Se ti porta a vedere le cose dal punto di vista della Verità, cosa puoi obbiettare? Non hai giustificazione. Il problema è che il tuo io si vuol mettere al posto della Verità. Ma evidentemente il tuo io che si vuol mettere al posto della verità non ha giustificazione.

 

Giovanna: La singolarità del parlare di Dio non mi lascia più come prima.

Luigi: In un modo o nell’altro tu cambi. O in meglio o in peggio, ma cambi. Di fronte ad una proposta necessariamente dai una risposta, quindi cambi. La parola di Dio ti costringe a cambiare, non puoi farne a meno. Ti qualifica, ti rende persona.

Giovanna: Chi risponde fa il salto di qualità e si porta a vedere le cose dal punto di vista di Dio; invece per chi non aderisce cambia la vita?

Luigi: Cambia perché rimane la risposta che ha dato. Cioè, quei “buoi, campi e moglie”, nel nome dei quali Lui dice “no” a quello che il Figlio propone, diventa per lui motivo di dannazione. I buoi, i campi e la moglie sono creature di Dio, prima della proposta non sono motivo di dannazione; dopo la proposta di Dio però sono motivo di dannazione, restano macchiati dall’intenzione dell’uomo. Per cui se l’uomo si rivolge ad essi come fossero l’Assoluto, si scavano l’inferno.

Giovanna: Quindi quando lui mi chiama a vedere le cose dal punto di vista di Dio mi chiede di lasciare.

Luigi: Non lasciare materialmente. Ti devi dedicare col pensiero, perché devi seguire ciò di cui Lui ti parla. E’ il pensiero che non vogliamo mollare. Dio non ha bisogno dei nostri campi, buoi e mogli. Siamo noi che abbiamo difficoltà a passare dal pensiero per le cose terrene al pensiero di Dio. Cioè, noi corriamo sempre il rischio di fermarci all’apparenza delle cose, al possesso delle cose; anziché tendere a capire le cose, tendiamo a possedere le cose. Perché confondiamo il possesso con la conoscenza. Diciamo: “Se riesco a possedere questa cosa la conosco”; è un errore. Il problema non è possedere la cosa. Non è che possedendo conosciamo. C’è un’apparenza sensibile delle cose, perché Dio arriva a noi prima di noi; arrivando a noi prima di noi, noi tocchiamo, vediamo, sperimentiamo quei segni di Dio prima di capire. Questo ci fa correre il rischio di  fermarci a questa realtà, quindi di vivere per questa realtà, quindi ritenere che la vita nostra sia possedere queste cose. A questo punto non abbiamo più tempo da dedicare a ciò di cui ci parla Dio. E se Dio viene a proporsi sorge l’odio, in quanto “mi sta rubando una cosa che per me è vita”. C’è un errore a monte. E l’errore sta in questo: “a me non interessa conoscere Dio, capire Dio; a me interessa possedere le cose”.

Giovanna: E sarà proprio questo, che io credevo di possedere…

Luigi: …che diventa il tuo inferno.

 

Sandra: Dopo la chiamata la strada si fa netta: o è amore o è odio.

Luigi: E’ nella nettezza che in noi entra la luce. Ora, Dio opera per formare in noi questa nettezza, questo pensiero puro, questo pensiero unico. Perché è lì che avviene la trasparenza, avviene la luce, avviene la capacità di ricevere la comunicazione di Dio. La dove c’è il pensiero inquinato non puoi ricevere comunicazione.

Sandra: L’indifferenza che c’è nel mondo, può esserci perché non è ancora giunta la sua proposta?

Luigi: Sostanzialmente non c’è indifferenza. L’uomo dice: “Non mi curo di Dio perché mi sostengo su altro”. L’uomo non può vivere senza un senso, senza un significato, senza una fede. Quindi se l’uomo dice “non crede in Dio” è perché crede in altro; crede nella materia, crede a quello che vede e tocca, cioè a quello che ha come punto fisso di riferimento il suo io. “Io vedo questo, credo questo. Io tocco questo, credo questo. Io sperimento questo, credo questo”. Quindi c’è un corto circuito tra il nostro io e i segni di Dio. E’ un paravento, ma non c’è indifferenza. E quando Dio entra in questa situazione si scatena l’odio, perché “mi porta via il mio mondo”; mentre invece tutto è di suo.

 

Silvana: Questa parola, che nessuno ha mai detto, è rifiutata perché ancor prima non è stato fatto il battesimo di giustizia.

Luigi: Cosa vuol dire “nessun altro ha mai detto”? Tutti gli altri cosa dicono?

Silvana: Anche il Battista dice di fare diritte le strade, di fare la giustizia verso Dio. Cristo parla di Dio.

Luigi: Qui dice: “Se non avessi detto parole che nessuno ha mai detto…”. Allora tutti gli altri cosa dicono?

Silvana: Non possono dire le sue parole.

Luigi: Va bene, ma bisogna capire.

Silvana: Lui ci introduce nel mistero di Dio, gli altri no, al massimo orientano a Dio.

Luigi: Gli altri parlano a “metà strada”, Lui porta le cose a compimento. Gli altri non possono portare le cose a compimento, cioè gli altri non rispondono in pieno al bisogno della tua anima. Trattano il fatto solo parzialmente, non portano a compimento. Solo il Figlio porta a compimento le cose, in quanto ti porta a vedere il Principio e il Fine. “Io so donde vengo e dove vado”. Ora, là dove uno ti presenta il principio e il fine di una cosa c’è il compimento, e tu sei soddisfatta nel bisogno di capire. Hai bisogno di capire qual è la causa e qual è il fine. Il parlare di tutti gli uomini è sempre in funzione delle regole; ma la regola non ti rivela né il Principio né il Fine. Oppure parlano di sentimenti, oppure di istituzioni. Ma tutto questo ti lascia in sospeso, ti lascia nel dubbio, non ti dà la possibilità di avere in te stessa il Principio ed il Fine. Ora, quello che ti rende responsabile è proprio Colui che presentandoti la cosa ti fa vedere il principio e il fine di quella cosa. Quindi è soltanto Colui che viene da Dio che può riportare a Dio. Lui viene dal Principio e ti riporta nel Principio, quindi nel Fine. Per cui l’argomento resta concluso. Con Lui l’argomento è compiuto. Gli altri invece ti danno delle soluzioni parziali, quindi tu sei sempre insoddisfatta. Tu essendo fatta per l’Assoluto, con soluzioni relative sei insoddisfatta.

Silvana: Se invece c’è ingiustizia in me questa parola...

Luigi: …la vedi come pretesa.

Silvana: E’ comunque una parola che mi fa vedere la verità.

Luigi: Sì, però ti chiede quel pensiero che invece neghi. Questo perché sei pressata da altro che urge su di te. Se non hai messo Dio prima di tutto, tu non hai la disponibilità di essere disponibile per Dio; sei pressata dagli impegni con le creature, con il mondo, diventi schiava; schiava vuol dire che il mondo ti comanda, non sei più disponibile per te. E quando l’Altro ti chiede di essere disponibile ti ribelli, perché sei a servizio di altro che ti impegna, perché senza di te non sta su.

Silvana: Qui c’è la colpa, perché si è visto.

Luigi: Sì, perché facendoti vedere le cose dal Principio ti evidenzia che non hai amore per Dio, che non hai messo l’amore per la Verità prima di tutto, non hai messo Dio prima di tutto, hai messo un altro pensiero, ed è il pensiero del tuo io al centro. E questo ti impedisce di occuparti di ciò di cui l’altro ti parla.

 

Pinuccia A.: “Se non avessi fatto in mezzo al loro opere…”.

Luigi: Le opere sono parole. Se le interpretiamo secondo i nostri sensi le intenderemmo come miracoli. Infatti altrove Gesù dice “anche i demoni fanno i miracoli, non seguiteli”. Il miracolo non è un criterio sufficiente.

Pinuccia A.: Per quelli che non possono ancora vedere le cose dal Principio, non potevano essere aiutati dai miracoli?

Luigi: No! Se non credono alla parola i miracoli non servono. Perché pur vedendo una cosa straordinaria possono dire: “ci sono ancora delle cose che non capiamo, che non conosciamo”. Per cui se uno non crede in Dio si giustifica sempre; non c’è nessun altro motivo che possa cambiarlo.

Pinuccia A.: Però i miracoli di Cristo erano abbinati sempre alla salvezza dell’anima.

Luigi: La premessa era la fede. A chi non credeva non poteva fare miracoli. Neppure in Nazareth, il suo paese. Questo vuol dire che è tutto inserito in un progetto che presuppone il rapporto con Dio. Se uno esclude il pensiero di Dio, puoi fare quello che vuoi, ma lui non può essere aiutato. A questo punto non sei tu che cambi l’altro, ma è l’altro che cambia te.

 

Luigi: Fintanto che tu vedi una cosa parziale hai una certa scusa, puoi dire “non sapevo”. Ma se Lui ti fa vedere le cose dal Principio non hai scusa. Cristo ci presenta il massimo valore, noi necessariamente una risposta la diamo.

 

Pinuccia B.: Il rifiuto della parola, evidenzia un rifiuto anteriore?

Luigi: E’ il rifiuto nel momento in cui lui ti parla. Prima uno si giustifica dicendo “è volontà di Dio che i mi occupi dei buoi, campi, moglie, in quanto è Lui che me li ha dati”, oppure “Dio mi ha messo in quest’ordine religioso in cui non si contempla Dio, ma si segue una certa regola; per cui è volontà di Dio che io segua quella regola e che non cerchi di conoscere Dio”. Ci sono queste giustificazioni in quanto uno non vede le cose nel Principio e nel Fine. “Perdona perché non sanno quello che fanno”. Quando uno non vede la cosa dal Principio al Fine resta parzialmente scusato, e ritiene sia volontà di Dio. C’è un momento in cui invece Dio fa capire la sua volontà, quando cioè gli fa vedere la cosa dal Principio, quando gliela giustifica nel Padre. Quello è il momento decisivo, la scelta decisiva. Ora, se tu sei nel pensiero del tuo io non molli questo per quell’Altro, non riesci a superarti, per cui ti irrigidisci e rifiuti. E lì diventa colpa.

Pinuccia B.: E lì si evidenzia che non è maturato interesse per Dio.

Luigi: Certo, evidenzia magari che tu hai fatto dei voti ma non li hai fatti per amore di Dio, li hai fatti per altro motivo

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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