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Incontri del Sabato ciclo A-B-C

Condotti da Luigi Bracco

 

 

Gv 14,30: “Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe del mondo; egli non può nulla contro di me”.

 

 

ciclo A - incontro n°232 casa di preghiera :                  

(21.2.1981)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:   

 

Tiziana: Gesù ha la consapevolezza di essere Figlio di Dio per questo il principe di questo mondo non ha nessun potere su di Lui. Invece noi che non abbiamo ancora questa consapevolezza, siamo suscettibili al potere del principe di questo mondo.

Luigi: Si, siamo vocati a diventare figli di Dio, però fintanto che non scopriamo l’idea chiara che passa tra il Padre e il nostro io, non possiamo agire. E fintanto che non scopriamo che Dio ci chiama per nome, che noi siamo pensati, ma non come massa, come creazione, ma pensati personalmente, non possiamo scoprirlo. Prima di tutto perché non siamo noi che definiamo Dio ma è Dio che si definisce a noi. Non è che noi diciamo: “Tu sei questo”, è Lui che dice a noi quello che “io sono”. E’ conoscendo l’”io sono” di Dio, che conosciamo quello che Lui è. Ma è Lui che si rivela.

È Lui che dice a noi il suo nome, non siamo noi che diamo a Lui il suo nome. Ma questo deriva da un rapporto personale. Il rapporto personale è una conseguenza del rapporto iniziale in cui noi riconosciamo che tutto è opera di Dio.

Fintanto che noi non riusciamo ad accettare che tutto è opera di Dio, e quindi ad accogliere tutto quello che accade nella nostra giornata da Dio, non possiamo scoprirci pensati, cioè figli. La figliolanza deriva dal fatto di sapere di essere pensati da Dio.

Fintanto che credo di essere io a pensare Dio, mi metto fuori, divento autonomo.

Noi non siamo stati creati da Dio, ma Dio ci crea ogni momento, ci vuole. E in ogni istante, se possiamo pensare, parlare, agire, è grazie al fatto che è Lui che ci vuole, che ci fa essere. Dobbiamo convincerci di questo rapporto. Dobbiamo sempre partire da Dio come Principio. Ed essendo Lui il Principio, Lui è il Padre e noi siamo una conseguenza della sua volontà, del suo Pensiero.

Dobbiamo cambiare la grammatica; non più dire: “io sono” ma “Tu sei”. Dobbiamo sempre partire dall’Altro, per cui non dire: “io sono perché l’Altro è”, ma: “Tu sei allora io sono”. Anche nel coniugare i verbi partiamo sempre da: “io” invece dovremmo dire: “Tu”. L’io è una conseguenza.

Dio dice: “Io sono il Principio”, e noi dobbiamo sempre restare in questo rapporto, altrimenti crediamo di essere noi a dover definire Dio, in tal caso cadiamo nella confusione.

Ma Dio non è il Principio al principio, ma è il Principio di tutto e in tutto. Allora se Dio è il Principio, riconosciamolo come Principio di tutto. Alla luce di questo rapporto è facile scoprirci come creature e poi come figli.

Dio deve essere motivante te. Non devi decidere e poi cercare presso Dio la giustificazione. Prima lasciati guidare da Dio, e poi scoprirai che sei creatura di Dio.

Dio deve essere il principio motivante i nostri pensieri, parole e azioni. Invece noi generalmente viviamo in base alle nostre impressioni, in base ai nostri istinti. Anche quando ci raccogliamo, non dobbiamo dire: “Adesso mi metto in preghiera”; ma sentiamoci invitati da Dio a raccoglierci in preghiera, perché è Dio che ci sollecita a pensarlo. Dobbiamo sempre sentirci mossi da Lui, perché il principio motore è Lui.

Tiziana: Ma quando al Pensiero di Dio si accavallano altri pensieri è perché siamo noi che non siamo disponibili?!

Luigi: Si, ma la molteplicità di pensieri, è causata dal fatto che siamo molto complicati, pasticciati, confusi, siamo instabili, incapaci di restare nel Principio. La vita sta nel fatto di ridurci ad un atto molto semplice: nel riportare sempre tutto al Principio. La vita sta in un amore unico, semplice. “Beati i puri di cuore perché questi vedranno Dio”, la purezza di cuore è soprattutto la purezza di mente; è avere una cosa unica, necessaria davanti ai nostri occhi, un unico fine. Allora la vita si semplifica molto. È questa verginità di mente che diventa una grande capacità in noi, perché la Vergine diventa capace di concepire. Noi siamo sterili perché siamo molto confusi, incostanti, saltiamo da un pensiero all’altro. Non collegandoci continuamente con il Principio, ci accorgiamo che siamo in balia di tutto. Dio essendo molto semplice, è principio di semplificazione dei nostri pensieri ma chiede a noi questo riconoscimento. Non sei tu che ti sei fatto da solo, lasciati fare. Non sei tu che pensi, sono Io che ti penso, lasciati pensare. Bisogna avere il Principio come unico punto fisso di riferimento. Bisogna uscire dai nostri schemi e lasciare che sia Lui a guidarci, avere quella semplicità del bambino che si aspetta tutto dai genitori. Anche la conoscenza di chi è Dio, la dobbiamo ricevere da Dio.

Tiziana: Magari vorrei cambiare un aspetto che so che non è secondo Dio e non riesco …

Luigi: Prima di voler cambiare quell’aspetto, devo cercare di intendere il significato di ciò che Dio mi vuol dire attraverso quella cosa. Noi siamo chiamati più a capire che a cambiare. Dio non ci dice di cambiare il mondo, ma di capire il significato di quello che Lui fa nel mondo.

Tiziana: Ma io non sono capace di distinguere qual è il significa che Dio mi vuol dire o se è un mio pensiero ..

Luigi: Ecco, questo testimonia la nostra confusione per cui confondiamo la volontà di Dio con la nostra. Perché non siamo ancora arrivati a quella semplicità della creatura che riceve tutto da Dio. Dio ci sta guidando verso quella semplicità tale per cui non confondiamo più il Pensiero di Dio con i nostri pensieri, la sua volontà con la nostra. Per cui non dobbiamo dare noi delle interpretazioni alle opere di Dio ma dobbiamo aspettare da Lui che ci dia il significato. Ecco perché dobbiamo imparare il sillabario, il Vangelo, le sue parole attraverso le quali ha rivelato la sua intenzione, perché approfondendole ci dà la capacità di essere semplici per ascoltare Lui. Perché noi ci divertiamo ad ascoltare noi stessi, o gli altri. Dobbiamo invece avere la capacità di ascoltare Dio in tutto.

Marco: Ad esempio oggi volevo essere il migliore di tutti in una certa azione, e Dio mi ha fatto risultare il migliore di tutti, mentre io mi aspettavo che non lo facesse, quindi mi ha confuso …

Luigi: La lezione che Dio ti ha voluto dare è proprio quella: ti ha confermato in un errore, ti ha confuso di più. Perché noi dobbiamo toccare con mano di non essere i migliori, che quando credi di essere qualcuno sei niente. Il principio della Sapienza è proprio il constatare che non siamo noi i migliori, che siamo niente, che abbiamo bisogno di tutto. Però bisogna che in noi, alle spalle, ci sia tanta preghiera per intendere le lezioni di Dio. Perché Dio rivela il suo Spirito ai suoi amici. “Il principe di questo mondo non ha niente a che fare con me”, intanto lo lascia venire. Ma come mai Signore, non sei tu il padrone dell’universo? Perché lasci trionfare le tenebre? Perché ti lasci mettere in croce, muori e gli altri hanno ragione? Lui ha tutta la possibilità di trionfare. Lui lo dice: “Affinché il mondo sappia che Io amo il Padre”; affinché si riveli il vero grande amore. Per cui Io lascio trionfare l’uomo al posto di Dio affinché l’uomo capisca l’amore del Padre. Molte volte il Signore ci lascia fare quello che vogliamo, affinché sperimentiamo l’amore di Dio. Perché non siamo capaci di capire senza sperimentare. Il Signore lascia che sperimentiamo le cose, perché ci convinciamo dei nostri sbagli e della sua Verità. Se non potessimo mai sbagliare non ci convinceremmo della sua Verità. Perché Dio vuole che l’uomo agisca consapevolmente, cosciente di quello che vuole. Ecco perché ci lascia sbagliare tanto. Dio ci interroga continuamente: “Che cosa vuoi da Me? Che posto mi dai nella tua vita?”, se noi stiamo attenti ci sentiamo interrogati ed è più importante la sua interrogazione che la nostra. L’importante è non ritenerci autonomi, agire senza tenerlo presente. A poco per volta si forma la luce in noi, si forma questa consapevolezza. Anche se lo interroghiamo su piani sbagliati, Lui poi ci tira fuori.

Marco: Il fatto di alimentare la preghiera con qualche lettura su Dio mi aiuta …

Luigi: Certo, e quello che cosa ci insegna? Che noi da soli non siamo capaci a pregare. Il pregare è essenzialmente un ascoltare Lui. Ma bisogna che Lui semini in noi qualche cosa. E poi è Lui che ti insegna a pregare, a pregare, non siamo noi da soli che possiamo pregare. Lascia che Lui semini in te qualche cosa e abbi l’animo disponibile alla preghiera. Perché pregare vuol dire soprattutto fermarsi a meditare su qualche cosa che Dio ha seminato in noi, su qualche interrogazione che Dio ci ha posto. Allora l’anima diventa feconda, perché porta in sé un seme. Ma chi semina deve essere Dio. Dio mi ha posto nell’anima questo problema: questo comincia a diventare preghiera. Quando mi fermo e lo interrogo: “Signore, che cosa mi vuoi dire con questo?”, è già entrare in preghiera. Ma bisogna che il seme mi arrivi da Dio, che sia fecondo. Se il seme deriva da me è sterile. Anche se tutto quello che diamo a Dio ha un suo valore; anche il mettermi in silenzio e constatare che sono vuoto di Dio.

Amalia: Qui Gesù annuncia la sua morte per opera nostra …

Luigi: “Non parlerò più molto con voi”, teniamo presente che Dio parla sempre con noi. “Non sempre avrete me”. Dio è dappertutto e poi dice queste parole? Il difetto è in noi; siamo noi che sperimentiamo la sua assenza. Quando facciamo qualcosa di nostra iniziativa, sperimentiamo la sua assenza. C'è un tuo prodotto che ha creato la distanza. Le distanze tra noi e Dio non sono opera di Dio, Dio è vicinissimo a noi, sempre. Eppure noi siamo distanti perché sono i nostri pensieri, parole, azioni che partono da noi non motivate da Lui. Per cui si creano le distanze tra noi e Dio, non tra Dio e noi, perché Dio è presente anche nel nostro male ma noi non lo sentiamo più: “Viene il principe di questo mondo” che è il nostro io che parla. Ma come mai il tuo io parla? Invece di vedere Dio in tutto, vediamo solo il nostro io in tutto. Siccome abbiamo lasciato parlare il nostro io adesso diventiamo figli delle nostre azioni. Perché se noi facciamo le cose secondo Dio diventiamo figli di Dio, ma se noi agiamo motivati dall’io diventiamo figli del nostro io. E questo ci porta molto lontano da Dio, ci porta nella impossibilità di convincerci della Verità di Dio, di comprendere la Verità di Dio. E anche questo avviene per insegnarci a vivere secondo Dio.

Amalia: “Egli non ha nessun potere su di me”, cioè ci lascia sbagliare per farci toccare con mano come diventiamo senza di Lui …

Luigi: Certo, è opera di misericordia verso di noi per farci toccare con mano il nostro errore, perché soltanto così possiamo rinsavire, prendere coscienza. Per diventare capaci di vivere sempre con Dio in tutto. Questa vita qui in terra, è una vita di esperimenti, per imparare come si vive nel regno di Dio. E facendo gli esperimenti si può sbagliare allora devi far conto su Dio, devi avere fiducia in Dio. Anche se sbagli settanta volte sette al giorno, non disperare, perché Dio è con te. Se Dio ci ha detto di perdonare il nostro fratello settanta volte sette al giorno, a maggior ragione Dio perdona noi.

Piero: A volte siamo noi che complichiamo il rapporto con il Signore, che invece è molto semplice …

Luigi: È Dio che si svela a noi, a poco per volta si fa conoscere da noi, ci rivela il suo volto. Non sono io che devo dire: “Tu sei così”. Siamo alla sua scuola.

Piero: Quando il cammino si interrompe è perché il rapporto con  Dio è caduto nella nostra iniziativa …

Luigi: Certo, le complicazioni vengono sempre da noi. Se teniamo presente Dio le cose vengono molto semplici. Anche se siamo nella confusione, se mettiamo Dio al primo posto, le cose vediamo che si semplificano, i problemi si risolvono. La luce è semplicità perché vediamo le cose nel loro ordine. Il più delle volte noi vogliamo risolvere i problemi da soli. Metti Dio al primo posto e vedrai che le cose si mettono a posto.

Margherita: Dio ci tocca sempre nelle cose che ci stanno più a cuore …

Luigi: Ringrazia il Signore che ci tocca …

Margherita: Si, ma io non riesco a sostenere questo ritmo …

Luigi: È un ritmo d’amore! Siccome Dio è un Essere molto superiore a noi per cui le cose ci sembrano difficili, ma Lui ci chiede che Lo amiamo. Se noi lasciamo fare da Lui, Lui ce le semplifica le cose. E ci libera da tante cose! A Dio tutto è possibile, fidati di Lui! A fondamento di tutto ci vuole questa grande fiducia in Lui. Lui che ci ha creati dal niente, ci ha fatto essere, ed è ancora capace di mantenerci. Non dobbiamo avere paura! Invece noi cominciamo a tremare! È logico che Lui ci tocca nelle cose che ci stanno più a cuore …

Margherita: Ma io lo trovo molto difficile …

Luigi: Ma le nostre difficoltà derivano dalle nostre complicazioni, siamo noi che complichiamo le cose. Perché se noi fossimo capaci a lasciar fare tutto a Dio, le cose diventerebbero semplici. Dobbiamo imparare a semplificare il più possibile il nostro rapporto con Lui. Noi vogliamo tenere presente troppe cose, vogliamo fare conto su Dio ma anche su altro. Gesù dice: “Non potete servire due padroni”, per cui mi complico la vita se voglio piacere a uno e anche all’altro. È come se in una famiglia uno volesse amare la moglie e anche un’altra donna. Voglio vedere cosa succede! Ti rende la vita molto complicata! Dio è un Essere molto semplice ma va messo prima di tutto: è Uno solo. Allora bisogna che ci sia questa totale attenzione a Lui. Allora amando Lui al di sopra di tutto, diventiamo anche capaci di amare di amare veramente. Non è che Dio sia geloso delle creature, ma amando Dio vogliamo anche il vero bene delle creature. Perché quando noi diciamo di amare, amiamo con un amore possessivo, pensiamo a noi stessi. Dobbiamo imparare a camminare sul Vangelo, sulle parole del Signore, avere questo punto di appoggio, un punto fisso di riferimento e non lasciarmi guidare dai miei sentimenti. Più approfondisco la sua parola e più questa mi guida in tutto e mi guida verso una vita semplice. Più siamo semplici e più siamo liberi.

Ida: Mi accorgo che voglio piacere a Dio e anche alle creature …

Luigi: Ma siamo noi che ci complichiamo le cose. Per questo ci vuole tanta preghiera, tanto silenzio perché bisogna che in noi si formino delle grandi convinzioni, delle grandi verità. Fintanto che in noi non si formano queste convinzioni, ci lasciamo guidare dalle impressioni, dalle paure. Ma la paura è effetto di superficialità. Uno che cammina di notte, vede delle ombre e comincia ad avere paura. Di giorno invece non hai paura perché vedi le cose. È una questione di vedere. La luce, la visione è profondità. Quanto più uno approfondisce la parola di Dio, tanto più acquista in sé quella sicurezza tale dello Spirito di Dio per cui non ha paura di parlare, ma parla per il bene della creatura, perché si lascia guidare dallo Spirito di Dio. L’importante è avere in noi stessi la profondità, che richiede silenzio, preghiera, meditazione, richiede del tempo per Dio. Non è tanto il problema di convincere gli altri, ma di prendere da Dio i problemi che ricadono su di noi, ma è Dio che attraverso gli altri ci fa rendere conto della nostra povertà.  Dio non opera perché noi abbiamo a cambiare gli altri, Dio ci manda gli altri per cambiare noi. Per cui se mi lascio guidare dal giudizio, dalla paura degli altri è perché in me c'è della superficialità. La superficialità si elimina soltanto attraverso il silenzio, il raccoglimento, la meditazione, il rapporto personale con Dio. Cioè è Dio che mi chiama a fermarmi da correre nel mondo e ad andare a scuola da Lui. 

Cina: Abbiamo bisogno di Dio in tutto …                             

Luigi: Bisogna renderci conto di questo bisogno fondamentale perché quello è l’essenziale.

Franca: Noi vorremmo che Dio ci risponda subito …

Luigi: Si, Dio ci lascia in attesa. Può anche dirci: “Io voglio che tu rimanga lì per cinque anni”, tu stai lì per cinque anni! Perché Dio non è a servizio nostro, siamo noi creature a servizio suo e Lui lo sa. “Se io voglio che lui resti, tu seguimi!”, perché è soltanto in questa disponibilità qui che l’anima si illumina. Siamo creature che Dio ci sta facendo. La mamma sa quello che è bene per il bambino. Dobbiamo avere questa convinzione: dobbiamo lasciarci fare. Lui ha cominciato a farci, lascia che Lui ti faccia. Lui lo sa quello che è bene per noi. “Il Padre vostro celeste sa quello di cui avete bisogno”, fidatevi di Lui. Noi dobbiamo avere paura di noi, di quello che vogliamo noi.

Franca: “Perché voi sappiate che Io amo il Padre”, anche attraverso i nostri sbagli mi fa capire che Lui ama il Padre …

Luigi: Anche le concessioni, anche se Dio lascia che noi sbagliamo, la manifestazione dei nostri errori (il principe di questo mondo), è un atto d’amore.

Luisa: Pensavo a questo mio io che è sempre davanti …

Luigi: Lo ritieni tanto bello?

Luisa: No, no …

Luigi: Se lo mette sempre in vetrina! Mettilo dietro! Dobbiamo avere davanti Dio non il nostro io. Al mattino è Dio che ci apre gli occhi: “Signore sei Tu che mi apri gli occhi” e così per tutto il giorno. È sempre Lui, è sempre Lui; ed è questa la realtà.

Pinuccia: “Non parlerò più molto con voi” …

Luigi: Si, anche quando Maria Maddalena versa il profumo ai suoi piedi, Gesù dice: “Non sempre avrete me”, perché Dio non è a nostra disposizione, ma siamo noi che dobbiamo essere a sua disposizione. Dobbiamo essere attenti, pronti, disponibili a partire subito quando Lui fa sentire la sua parola, altrimenti perdiamo il contatto. Perché Lui viene a noi, parla a noi, ma poi ritorna al Padre; e questo succede in continuazione! È il passaggio dall’Egitto! State pronti a partire, mangia cena col bastone in mano, pronti a partire quando l’Angelo passa. Da parte della creatura ci vuole questa disponibilità. Perché a Messa quando si legge il Vangelo, lo si ascolta in piedi? Perché devi essere pronto a partire sulla parola che ti arriva. L’anima deve essere disponibile, perché Dio ti visita e tu devi partire sulla sua parola. Allora Lui ti fa passare dall’Egitto alla Terra Promessa, Lui ti porta nella Verità. Ma è Lui, non sei tu. I tempi non sei tu a deciderli. È Lui che prende l’iniziativa, che ci interroga, che ci convoca e noi rispondiamo. Allora lì restiamo nella presenza, dimoriamo con Lui, altrimenti siamo cacciati fuori perché non abbiamo l’abito.

Pinuccia: Pensavo che è necessaria questa sua tappa di silenzio perché maturi la nostra anima.

Luigi: Si, è necessaria.

Pinuccia: La sua assenza ce la fa sperimentare a causa del principe di questo mondo, a causa del nostro io …

Luigi: … è per noi. Qualunque situazione di silenzio, di morte di Dio in noi, in noi ci deve essere questa fiducia, questo far conto su di Lui.

Pinuccia: Queste parole di Gesù, cioè che il principe di questo mondo è la causa della sua assenza, ci possono anche turbare, ma se abbiamo fiducia in Lui sappiamo che Lui torna …

Luigi: Si, precisiamo il fatto che il principe di questo mondo è il pensiero del nostro io. Infatti vediamo che tutto il mondo è dominato dal pensiero dell’io, e con quanta difficoltà ci troviamo a mettere il nostro io dietro. La prima parola che dobbiamo dire è: “Io”, “Io”, vuol dire che l’abbiamo sempre davanti. È il principe che domina la mia vita. Dio è più forte, certo, ma dobbiamo fidarci di Lui. Ci vuole quella pazienza di ricollegarci sempre al principio e nel principio c'è Lui, il suo Verbo, la sua parola. Quello non avviene automaticamente perché con Dio non ci sono i rapporti automatici, non siamo delle macchine. Ci vuole la pazienza di ricollegarci sempre al principio facendo conto su di Lui.                                                                                            

 

 

 

* * *


ciclo B - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

 

Gv 14,30: “Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe del mondo; egli non può nulla contro di me”.

(21.11.1987)

 

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Nino: Qui ci dice “non potrò più parlarvi”.

Luigi: Ecco l’annuncio della sua assenza, “perché viene il principe di questo mondo, che non ha niente a che fare con me”; per cui assenza assoluta.

 

Franco: Quando Gesù ci convince della sua presenza in tutto, attraverso le sue parabole, forma in noi una certa convinzione; però qui sparisce.

Luigi: Ma tu qui hai la capacità di intendere per quello che hai creduto di Lui, per quello che hai ascoltato da Lui. In questo caso l’avvenimento diventa una conferma della presenza di Dio. Lui sparisce come presenza fisica, ma ormai tu hai la presenza spirituale, che ti illumina gli avvenimenti e te li fa vedere come opera sua.

Franco: Mentre invece la presenza fisica nell’avvenimento è essere portati alla presenza di Dio con il pensiero? Vedere tutto come concessione sua?

Luigi: La concessione ha la funzione di condurre me a scoprire la sua presenza spirituale. Una volta seminata in me questa possibilità, ha cessato la sua funzione, se ne va. Anzi, è necessario che se ne vada, altrimenti non può inserirmi nella presenza spirituale, perché mi accontento della presenza fisica.

Franco: Però, questa presenza si vede nell’avvenimento, ma invece che partire dal segno…

Luigi: …parte dallo Spirito. E’ lo Spirito che assorbe il segno, lo fa intendere. E tu intendi per quello che hai dentro di te. Quindi è lo Spirito che legge l’avvenimento. “Ah, ho capito”, ti fa vedere che tutto appartiene al programma di Dio, che non c’è niente che sfugga.

Franco: Lui opera per portarci a questa Presenza.

Luigi: Lui opera per darci l’intelligenza di tutte le opere che fa, affinché non ci veniamo a trovare come stranieri che non capiscono niente. Non capire niente è notte. Capire è luce. La possibilità di leggere l’avvenimento ci illumina tutto. Se non abbiamo la possibilità di leggere l’avvenimento siamo nella notte. Ora, noi andiamo verso due grandi posizioni: o tutto notte o tutto luce. Tutto dipende dal pensiero che abbiamo in noi.

Se tu leggi le cose col Pensiero di Dio, tutto si illumina, perché tutto è fatto nel Pensiero di Dio e nel Pensiero di Dio. Se non hai il Pensiero di Dio in te, interpreti secondo altri pensieri, secondo altre intenzioni; e ad un certo momento non capisci più niente.

Franco: Ci vuole allenamento per vedere tutto nel suo Pensiero.

Luigi: E’ la tanta amicizia con il Maestro che ci rende capaci di-. La tanta amicizia con una persona ci rende capaci di capire l’intenzione di quella persona. La tanta amicizia con Cristo ti rende capace di capire la sua intenzione; e l’intenzione è il Pensiero di Dio. Sapendo questo vedi, in tutte le opere che Dio fa, il Pensiero di Dio. E allora tutto diventa luce.

 

Guido: Ha dovuto dar spazio al principe del mondo.

Luigi: No, non ha dovuto dare spazio, altrimenti sarebbe condizionato. Lui lo fa per amore del Padre, “perché il mondo sappia che io amo il Padre”. Quindi non perché cede il potere. Dio non cede il potere al demonio o al nostro io. Tant’è verto che noi vivendo per il nostro io ad un certo momento ci troviamo nella confusione, non capiamo più niente. Inizialmente si crede che perseguendo certe intenzioni si faccia la cosa giusta, ma poi non si capisce più niente. Tutti i valori del mondo ad un certo momento crollano. “Non resterà pietra su pietra”.

 

Teresa: “Non parlerò più molto con voi…”, sembra che ci inviti ad affrettarci.

Luigi: Certo, “non sempre avrete me”, anzi, alla cena con Maria di Magdala, dice: “la Luce ancora per poco è con voi, affrettatevi a camminare nella luce, per non essere sorpresi dalle tenebre”. Il che vuol dire che dobbiamo approfittare della parola di Dio che arriva a noi, e camminare in questa luce, metterla in alto per illuminare tutto, per approfondirla. Altrimenti c’è la sorpresa delle tenebre.

Non puoi dire: “adesso ho un raggio di luce e resto fermo”. Se tu non cammini le tenebre ti sorprendono. Questo ti fa capire che le tenebre sono una marea montante, alla quale sfuggono soltanto coloro che camminano in fretta quando la parola di Dio arriva a loro.

 

(?): Le tenebre non avranno il sopravvento, anche quando si è in conflitto col mondo.

Luigi: Anzi, si vede il significato di questa conflittualità col mondo. C’è un significato molto profondo nel disegno di Dio; per cui è opera di Dio anche quello, rientra nella regia di Dio.

(?): Però, come Gesù ha sperimentato la solitudine sulla croce, anche noi dobbiamo sperimentare la solitudine.

Luigi: Sperimentiamo la solitudine data da tutto un mondo contrario: per cui si sperimenta una solitudine sentimentale, ma si ha una presenza spirituale. La presenza spirituale non aiuta la solitudine sentimentale. Ho detto molte volte: uno può anche tremare di paura, ed è sentimento, ma far conto su Dio. Con l’intelletto puoi dire “Signore, faccio conto su di te”, i sentimenti sono imballaggio a perdere.

Domenico: Ho dovuto fare cinquemila km per capirlo, per metterlo su una pietra su cui tutti si inginocchiavano, che non era quella vera.

Luigi: Hai sacrificato tutto il sentimento. Per cui se si sacrifica il sentimento trionfa lo Spirito che è intelligenza di-, è luce.

 

Tiziana: “Viene il principe di questo mondo”, sarebbe il pensiero del nostro io?

Luigi: Il principe di questo mondo è il pensiero del nostro io. Tutti nel mondo parlano soltanto di sé. Se tu apri i giornali di questo mondo vedi che tutti gli uomini parlano di sé. Quello è il principe, in quanto si parla solo di lui.

Tiziana: E’ necessario che avvenga questo, in quanto è il nostro io che uccide Cristo.

Luigi: E’ necessario, perché noi dobbiamo sperimentare l’assenza di Dio, per capire l’importanza di Dio. Siccome siamo stupidi, non siamo intelligenti, ci accorgiamo dell’importanza di una cosa soltanto quando l’abbiamo perduta. Se fossimo intelligenti ce ne accorgeremmo prima. La stupidità invece deve toccare con mano. E si tocca con mano soltanto quando abbiamo perso la cosa.

Tiziana: Devo toccare con mano che sono io che ho ucciso Cristo, in quanto potrei dire che sono gli altri.

Luigi: Certo. E’ il rapporto personale. Devo fare questa esperienza: “Sono io che ho rotto la cosa e non ce lo più! La colpa è mia”. Per cui mi trovo con le mani macchiate del suo sangue. E allora sono in rapporto diretto.

Tiziana: Però questo mi conferma nel pensiero del mio io.

Luigi: No, da parte di Dio, questo avviene per darti la possibilità di capire che nel pensiero del tuo io uccidi Dio. Ma non è detto, perché non avviene automaticamente. Però Cristo muore per salvarti, non per dannarti, non per confermarti nell’io, ma per darti la possibilità di superare il tuo io. Per farti capire, perché sei convinta che se pensi a te fai il tuo interesse. Soltanto se Dio ti dà la possibilità di capire che pensando a te ti distruggi, perché perdi la vita, puoi renderti conto che il tuo io è suicida. “Avete ucciso l’autore della vostra vita”, “avete ucciso la vostra vita, avete cioè ucciso il vostro motivo di vita.

Tiziana: E’ Cristo che si è offerto a farsi uccidere.

Luigi: Certo. E’ quello che ti salva, perché capisci che è Lui che si è offerto per amore; non perché hai avuto la possibilità di farlo fuori.

 

(?): Se credo veramente…

Luigi: …ti tuffi in un mare. Perché tutta la tua vita è presa da ciò in cui credi, da questa meraviglia: conoscere Dio. Perché è Lui che opera in tutto, dentro e fuori di te; quindi vuoi conoscere Lui, conoscere il suo Pensiero, conoscere il suo fine, la sua intenzione, partecipare del suo regno. Ti immergi in quello e non pensi più a te. E’ questa la meraviglia. Mentre prima dicevi “se non penso a me muoio”, ti accorgi che non pensando a te cominci veramente a vivere. Prima morivi pensando a te stessa, dimenticandoti incominci a sperimentare la vera vita.

 

Maria Pia: Non sento più parlare Dio dal momento in cui mi separo da Lui.

Luigi: Certo, anzi sperimenti l’assenza. Prima lo sentivi parlare e adesso non lo senti più. E certe volte basta una parola sola, un pensiero solo per perdere questo ascolto.

 

(?): Soltanto nell’esperienza di assenza ci rendiamo conto…

Luigi: Si, prima credevamo di essere noi ad essere capaci di volere, di lavorare, di impegnarsi, nell’assenza sperimentiamo che era la sua presenza che dava forza. Tutto ti era dato dalla presenza di Dio con te, e non lo sapevi. Tu potevi fare tante cose, perché Dio era con te. E il giorno in cui inizi a capire che Dio non è con te, che tutte le cose dipendono da te, incominci a tremare di paura, perché non ce la fai più a fare una cosa e poi l’altra, ecc.

Noi siamo creature, “che cos’hai tu che non abbia ricevuto?”; stiamo attenti, perché tutto quello che abbiamo ci è dato dalla presenza di Dio con noi. E il giorno in cui perdiamo questa presenza di Dio, incominciamo a sperimentare il nostro niente, il nostro nulla, la nostra impotenza, il nostro smarrimento, sperimentiamo la non vita. Noi credevamo di essere viventi, ma non siamo viventi. La nostra vita è soltanto data da Lui che è con noi.

 

Amalia: “Non parlerà più a lungo con voi perché…”, quando avviene questo?

Luigi: Quando il nostro io incomincia a parlare. Lui lascia spazio al nostro io. Ora, siccome Dio non ha niente a che fare col nostro io, come il nostro io parla Lui scompare. E allora sentiamo soltanto più le nostre parole, non più le sue. Per cui ci riempiamo di parole del nostro io.

 

(?): Questi sono annunci di momenti della nostra vita?

Luigi: Certo.

(?): Nella giornata ci dovrebbero essere quasi tutti questi momenti, o sono momenti che viviamo una volta per tutte?

Luigi: Sono momenti che accadono una volta per tutte. Durante la giornata subiamo tanti avvenimenti, grossi e piccoli, ma arriva il momento in cui c’è il disastro, c’è il diluvio, c’è la tragedia. Per cui non stiamo più su, non abbiamo più motivi di vita, non c’è più niente che ci tenga su. E’ qui che scopriamo che la nostra vita dipende in tutto da Lui. Certo, prima ci sono alti e bassi, l’amicizia di una persona piuttosto che un’altra, tanti motivi di vita, molteplicità di cose. Ma al centro di tutto c’era la concessione di Dio che era con noi. Arriva il momento in cui Lui ci viene tolto e tutto crolla, non c’è più nulla che ci dia gioia di vivere, né luce, né volontà. Si perde tutto; si è paralizzati.

 

Silvana: “Contro di me non può nulla”, è l’anticipazione che…

Luigi: …è Lui che si concede. Se noi non possiamo niente contro di Lui, e ad un certo momento facciamo tutto, è soltanto perché è Lui che si è concesso. Si è concesso al nostro nulla per far toccare con mano a noi il nostro nulla.

Silvana: Questa necessità di passare dal Cristo storico al pensiero, deve passare attraverso la morte, perché noi siamo in una situazione di peccato?

Luigi: Si. Adamo non doveva passare attraverso la morte del Cristo. Non era necessario. La morte è venuta dopo. Avesse anche detto una parola sola non secondo Dio, quella parola sarebbe stata motivo di disunione da Dio e quindi avrebbe reso necessario la morte del Cristo. E’ come fidarsi tantissimo di una persona che ad un certo momento delude; basta quella delusione per far crollare tutto. Si deve passare attraverso la morte del Cristo.

 

Franca: Queste parole mi hanno fatto pensare ad altre che Gesù ha detto. “Ho detto queste cose mentre mi trattengo ancora con voi”. Qui si riferiva allo Spirito Santo. Invece adesso parla del nostro io.

Luigi: Certo. Deve trionfare il nostro io. Perché soltanto trionfando prende coscienza del nulla che è. E’ necessario che Cristo muoia, e che muoia per opera dell’uomo.

 

Franca: Quindi se c’è un avvenimento più grande che ci sorprende è perché non abbiamo interiorizzato tutte le parole di Gesù?

Luigi: Certo. Dio è luce su tutto. Anzi, la parola di Dio ci anticipa l’avvenimento, ce lo illumina prima ancora che avvenga. Per cui l’avvenimento non ci sorprende.

Franca: Lo aspettiamo?

Luigi: Qualcuno lo aspetta. Infatti Gesù stesso dice che “il Padre ama il Figlio e gli manifesta tutte le cose prima che avvengano”. (?)

 

Fabiola: Possiamo anche cercare Dio per i nostri interessi.

Luigi: Certo, magari abbiamo capito che dobbiamo cercare Dio, però possiamo cercarlo col pensiero inquinato. Allora Dio opera per renderlo puro. Perché soltanto quando il nostro pensiero diventa puro abbiamo la possibilità di concepire il Pensiero di Dio. E’ il problema della Madonna. Il concepimento avviene attraverso la purezza. Purezza che vuol dire pensiero unico. “Beati i puri di cuore, perché questi vedranno Dio”. Ora, purezza di cuore è purezza di mente, vuol dire semplicità, cioè unico pensiero. Quando invece noi abbiamo tanti pensieri, anche se c’è il Pensiero di Dio non passiamo al concepimento. E’ tutto un processo di formazione per farci capire la condizione per arrivare a fare esperienza della sua Presenza. La grande conoscenza di Dio si concretizza nell’esperienza della presenza di Dio.

 

Domenico: “Non parlerò più molto con voi”, come dire “è inutile che parlo con voi se non vi decidete a superare il vostro io.

Luigi: Le sue parole, concessione all’uomo, finiscono.

Domenico: Da quel momento è necessario il superamento. Noi diventiamo figli solo quando tutto quello che riceviamo lo riportiamo.

Luigi: Certo. Per cui c’è il momento di crisi, che sta nel superamento del nostro mondo.

Domenico: Che sta nel staccarsi dalla terra per entrare nel Cielo.

Luigi: Lì c’è il punto critico per la creatura.

 

(?): E’ necessario che il nostro io prevalga.

Luigi: Si, perché soltanto prevalendo il nostro io tocca con mano quello che è e quello che non è; il nostro io è niente. Fintanto che noi siamo con Dio ci confondiamo. Diciamo “io sono”; crediamo di essere senza renderci conto che il nostro io è dato dalla presenza del Dio in noi. Perché in realtà dovremmo dire “tu sei”. E più diciamo “tu sei” e gridiamo e cantiamo “tu sei”, e più noi siamo. Ma noi siamo non perché siamo, ma perché diciamo “tu sei”.

 

Rita: Se noi abbiamo presente le parole di Gesù che ci ha detto precedentemente ci accorgiamo che il momento di assenza…

Luigi: …è programmato. “Io vi dico queste cose prima che avvengano affinché siate fatti degni di scampare”. Dio non si diverte a farci soffrire.

 

Pinuccia B.: Tutti passiamo attraverso l’esperienza dell’incapacità di volere, di amare, di capire…

Luigi: Certo, perché tutta questa capacità è data da “Lui con me”. Perché questa capacità non è nostra, ma è sua.

Pinuccia B.: Nel momento in cui capiamo il senso dell’assenza di Dio risorgiamo?

Luigi. Dobbiamo capire il significato della morte del Cristo. Morte vuol dire “non parla più con me”: assenza, “Io parlo e nessuno risponde; sono solo. Chiedo aiuto e nessuno mi aiuta; sono solo. Tutto dipende da me. Sono io che devo parlare, che devo pensare, sono io che devo scoprire…; sono sempre io, non c’è l’altro”. Questa è l’esperienza della morte.

Ora, dobbiamo capire. Ma non basta capire. La resurrezione avviene non in quanto moriamo a noi stessi, ma in quanto ci occupiamo di Dio. Solo dedicandoci a Dio troviamo la resurrezione del Cristo. La morte a noi stessi è la condizione; perché non possiamo dedicarci a Dio se pensiamo a noi. Non possiamo pensare contemporaneamente a due cose.

Pinuccia B.: Quindi non è questione di tempo, ma di intensità.

Luigi: Certo, nel campo del pensiero non c’è il problema del tempo. Il nostro pensiero è già eterno, è difronte all’Eterno. Nel pensiero è questione di purezza di dedizione. Totale dedizione a-, oppure inquinamento.

 

 

* * *


Ciclo C - incontro svolto alla Casa di Preghiera

 

Gv 14,30: “Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe del mondo; egli non può nulla contro di me”.

 

 (21.03.1992)

Pensieri tratti dalla conversazione:

 

Delfina: Dovessimo vivere nella presenza continua di Dio non avremmo spazio per confrontare la verità con gli interessi del mondo. Tutto ci sarebbe imposto.

Luigi: Come fai a dire questo? Nella sua presenza continua c’è un più, e se c’è un più vuol dire che uno ha più intelligenza. Non è che tu nella presenza continua non vedi il mondo. Il mondo è opera di Dio. Non è che tu restando sempre con una persona non veda le opere di quella persona. Tu hai l’intelligenza delle sue opere.

Delfina: Allora perché ci lascia soli?

Luigi: L’essere con Lui non è un’incapacità, è una maggiore capacità. Con Dio non c’è imposizione. Noi stiamo camminando verso un essere sempre con Dio, non stiamo camminando verso un’imposizione. Con Dio c’è perfetta libertà. I figli di Dio non subiscono imposizioni.

Delfina: Se ci lascia ci deve essere un motivo.

Luigi: Ci lascia per farci maturare, per farci passare da quella che per noi è realtà sensibile, a quella che è la realtà spirituale. Perché la dominante è la realtà spirituale; mentre per noi attualmente la dominante è quella sensibile. Quindi è necessario un capovolgimento: superare quella che è la realtà sensibile, in quanto è soltanto un segno, per cercare la realtà spirituale. Nella realtà sensibile tu subisci le cose, ma non le capisci. E’ per farci passare nel mondo dell’intelligenza, dal mondo che subiamo, che Cristo se ne va. Quindi bisogna superare il mondo sensibile per incominciare a vedere dal punto di vista di Dio. Perché l’intelligenza richiede di aver presente il Principio. Noi qui vediamo le cose ma non vediamo il Principio. Cristo è venuto a parlarci del Principio: “io sono colui che parla a voi il Principio. Quindi per passare all’intelligenza è necessario superare le impressioni e guardare secondo lo spirito. E’ una vita nuova.

Presso Dio la vita è intelligenza; sulla terra invece la vita è secondo il sentimento; infatti ci accorgiamo di non vedere, di non capire, perché manca a noi il Principio.

 

Delfina: Il demonio può sempre tentare.

Luigi: Il demonio non può assolutamente niente. Dove c’è Dio non c’è demonio. Presso Dio c’è Dio. Qui dice che il demonio non ha niente a che fare; se non ha niente a che fare vuol dire che non c’è. Altrimenti Dio subirebbe un condizionamento. Dio non ha un nemico. Se Dio avesse un nemico Dio non sarebbe più Dio, sarebbe condizionato.

Delfina: Eppure Gesù è stato tentato.

Luigi: Ma quelle tentazioni, Gesù le ha subite per la natura umana, per noi, non per sé. Il demonio non può tentare Dio; scherziamo?! Le tentazioni le ha subite per insegnare a noi come si superano. Noi subiamo le tentazioni perché non vediamo la verità. Chi non vede la verità subisce le tentazioni.

Io vedo un bel fiore e subisco la tentazione. Vedere sensibilmente è una tentazione, perché per me diventa una realtà, e tendo a vivere secondo il fiore, cioè faccio delle azioni, delle scelte secondo il fiore. Questa è tentazione che deriva dal fatto che ignoro Dio, cioè che non sono con Dio. Se sono con Dio, supponendo ci siano tentazioni, quelle tentazioni sono opere di Dio, sono parole di Dio che mi aiutano a conoscere Dio.

Delfina: Ma io posso essere immersa nel Vangelo, ma avere un tentazione.

Luigi: Sì, ma perché sei in cammino, ma sei con Dio. Infatti Cristo subisce le tentazioni per coloro che sono in cammino, per far capire come si supera la tentazione.

 

Sandra: Non parlerò più perché... E’ una causa.

Luigi: A motivo di-.

Sandra: Il principe del mondo sarebbe…

Luigi: …il nostro io. In questo mondo di che cosa si parla? Ognuno parla di sé. Si esalta l’uomo, si gonfia l’uomo; si parla dell’io, del principe di questo mondo. E’ una cosa fasulla.

Sandra: là dove parla l’io…

Luigi: …non si ha a che fare con Dio. Nel regno di Dio tutto glorifica Dio perché tutto si riferisce a Dio. La dove si dice “questa cosa è avvenuta per colpa di…”, c’è il regno dell’io. Regno è attribuire una cosa a-. Se non si attribuisce a Dio si attribuisce al demonio, e si è nella città di satana. Essere nella città di satana è attribuire qualche cosa a ciò che è diverso da Dio.

Dio solo è il Principio e il Fine di tutto, Dio solo è Colui al quale bisogna riferire tutto. Se riferiamo qualcosa a qualcun altro edifichiamo il regno di satana.

Sandra: “Egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia”.

Luigi: Ecco, “è necessario che me ne vada”. Per scoprire l’importanza di una cosa la si deve perdere. Solo che per perderla deve venir fuori qualche cosa di negativo, anche se transitorio. Ora, Dio certamente è sempre presente in tutto, ad un certo momento noi facciamo l’esperienza dell’assenza di Dio. Cosa succede, come è possibile che Colui che è presente ci faccia toccare con mano la sua assenza? Come fa?

Questo lo fa unicamente perché non siamo intelligenti. Quando uno non è intelligente può essere recuperato in un modo solo: perdendo quello che ha. Per cui Dio deve darci la possibilità di verificare la perdita di una cosa che non può essere perduta.

Dio non si può perdere. Eppure Lui fa in modo che tu faccia l’esperienza della sua assenza; per far superare il tuo punto di vista.

Evidentemente è tutta una medicina per noi. Per cui Dio, che è il Presente, ci fa toccare con mano la sua assenza come medicina. Per farci capire l’importanza della sua presenza per la nostra vita. E’ scontato: non siamo intelligenti. Dal momento che non siamo intelligenti, necessariamente possiamo arrivare a capire l’importanza di Dio soltanto perdendolo. C’è un modo solo: perderlo. Quando perdiamo una cosa iniziamo a capire il valore di ciò che avevamo.

 

Giovanna: “Non parlerò più molto con voi perché viene il principe di questo mondo”.

Luigi: Deve venire.

Giovanna: Ma il nostro io c’è già.

Luigi: “Viene” nel senso che il nostro io deve potersi manifestare. Per darci la possibilità di manifestarci, siccome non abbiamo niente a che fare con Dio, dobbiamo aver la possibilità di dire “io sono”. Restiamo fregati dal dire “io sono”, però abbiamo la possibilità di dirlo. Però non potremmo dire “io sono” se Dio non sparisse dal nostro mondo. Perché Lui è. E là dove Lui è noi non possiamo dire “io sono”; possiamo soltanto predicare “Lui è”.

C’è una logica divina che è ferrea, ed è fondata su “Lui è”. E come mai in questo regno in cui Lui è, tu puoi dire “io sono”? Lui solo può dire “io sono”. Dio si sottrae, ti fa fare l’esperienza della sua assenza, in modo da darti la possibilità di dire “io sono”. In questo modo perdi il contatto con Dio, perdi la presenza di Dio; hai predicato te stessa e diventi figlia del tuo “io sono”. E’ lì che constati e sperimenti di essere sola, di non essere più pensata, di non essere più amata; è lì che incominci a capire l’importanza di Dio.

Prima di morire dobbiamo arrivare a capire l’importanza di Dio, altrimenti non arriveremo mai a conoscere Dio, eternamente. Quindi la sua sottrazione, l’esperienza della sua assenza che Lui ci fa fare, è cura per la nostra malattia; perché noi siamo dei grandi pasticcioni: diciamo una cosa, ne diciamo un’altra, e va tutto bene. Lui ad un certo momento si deve sottrarre per farci toccare con mano quello che siamo.

Come quando il popolo ebreo si lamenta con Samuele, perché vuole avere un re, anziché Dio: Dio dice a Samuele: “lascia che nominino un altro re, toccheranno con mano cosa vuol dire avere per re una creatura anziché Dio”. E’ il disegno di Dio nella vita di ogni uomo. E’ Dio che dà a noi la possibilità di avere altri come re della nostra vita, anziché Lui. “Toccherete con mano cosa vuol dire servire la creatura al posto del Creatore”.

Fossimo intelligenti non avremmo bisogno di toccare con mano, capiremmo prima.

Giovanna: Dicendo queste parole…

Luigi: …mi fa capire il senso dell’assenza, della perdita di Lui. Mi fa capire il significato: “è necessario che tu esperimenti la mia assenza per scoprire il mio valore, la mia importanza, quello che io sono per te”.

Giovanna: Sono le parole che mi fanno capire; non basta sperimentare l’assenza.

Luigi: Certo. Tu puoi vedere Cristo che muore in croce, possono dirti: “Cristo ti ha salvata”, ma non serve se non capisci. La morte di Cristo va capita. E’ la parola che ti illumina la Croce, non è la Croce che ti illumina la parola.

 

Franca: Prima aveva detto “è necessario che io me ne vada perché se non me ne vado non può venire a voi lo Spirito”, quindi la sua assenza è per un positivo. Qui invece dice che se ne deve andare, perché il nostro io si deve affermare, è per un negativo.

Luigi: Il suo andarsene deriva dal fatto che ti dà la possibilità di dire “io sono”, di predicare te stessa. Necessariamente tu devi perdere Dio, per capire chi è Dio, cioè perché venga a te lo Spirito di Verità. Tu non puoi conoscere una cosa se non perdendola. Adamo ed Eva, che erano intelligenti non avevano la necessità di perdere Dio per trovare Dio. Dopo il peccato sì. Tutto è impostato su questo: necessariamente dobbiamo perdere una cosa per scoprire quella cosa. Fintanto che non la perdiamo non la scopriamo. Soltanto quando una persona muore si incomincia a capire l’importanza che aveva quella persona nella nostra vita. Prima non potevamo capirlo. Ecco perché c’è la morte.

C’è una logica in tutto questo operare di Dio che subiamo nella nostra vita, nascendo e morendo. Qui ci sta spiegando la necessità di questa assenza, che è morte. Non è una punizione per il peccato, ma è una illuminazione per condurci a capire quello che altrimenti non avremmo potuto capire.

Capiamo soltanto perdendo, perché incominciamo a capire che non abbiamo più l’aiuto che avevamo prima.

 

Silvana: “Non parlerò più molto con voi”. In un primo tempo Dio fa giungere la sua parola nei sepolcri.

Luigi: Si. Ti fa capire che in un primo tempo Lui parla con te, che è con te; poi c ‘è un altro tempo in cui non è più con te. Quindi sperimenti il silenzio. Ma prima parlava con te. “Fintanto che io ero con loro”. C’è questo essere con-. Ma anche se sei con-, non sei libera dal tuo io. Cosa vuol dire parlare con-?

Se vedo un fiore sbocciato stamattina e se qualcuno vuole parlare con me, vedendo che guardo il fiore mi deve parlare del fiore. Ora, Dio viene a parlare con me là dove io sono (il fiore non è Dio), per stabilire un contatto. Poi è necessario che Lui se ne vada, perché il problema non è quello che Lui venga a parlare con me, ma che io salga a guardare Lui, come guardo il fiore. Ci deve essere questo capovolgimento. Per cui Lui si ritira in se stesso, e fintanto che non avviene il capovolgimento, cioè che saluto il fiore per guardare Lui (e per guardare da Lui, perché pensando a- inizio a guardare da-), io non lo trovo più.

Per cui Lui diventa il Principio di se stesso, Colui che è la luce su se stesso. Ecco, prima viene a parlare là dove noi abbiamo il nostro pensiero, per poi condurre noi ad avere il pensiero dove Lui è.

 

Pinuccia A.: Come posso sapere se sono prima o dopo questa affermazione del mio io?

Luigi: Se guardi da Dio oppure no. Se tu parti dal mondo, dalle cose, parti dal Vangelo, per guardare a Dio sei nella prima fase. Se tu guardi da Dio sei nella seconda fase; Dio è il punto di riferimento, e si guarda da-. Tutta la nostra grande difficoltà è questo guardare da-. Anche il nostro io nascerà da Dio. Il regno di Dio nasce da Dio, guardando da Dio; tutte le cose si guardano da-: allora si entra in quella che è la logica divina, che non è altro che la predicazione di Dio.

Mentre prima predichiamo il nostro io, e ci rivolgiamo anche a Dio, ma diciamo “io sono”; ed è la logica umana, la logica del mondo.

Bisogna arrivare alla logica divina. Si entra nel regno di Dio attraverso la logica divina, che vuol dire predicazione di Dio, cioè vuol dire affermare l’“io sono” di Dio, non più l’“io sono” delle creature. Le creature sono segni di Dio, cioè sono predicazione di Dio.

 

Rita: Tutto è contemplato da Dio, anche la sua assenza.

Luigi: Per farci maturare.

 

Mauro: C’è per tutti quel passaggio?

Luigi: Si, anche per gli angeli. Siccome “naturalmente” non si vede da Dio, c’è questo passaggio soprannaturale.

Mauro: Lì non si vede ancora.

Luigi: Sei a metà strada, per cui la prima riva l’hai lasciata alla seconda non ci sei ancora arrivato.

 

Pinuccia B.: “Non parlerò più molto con voi”, mi annuncia il suo silenzio.

Luigi: C’è stato un momento in cui Lui ha parlato con te; c’è un momento in cui Lui non ti parla più e ci sarà un momento in cui tu parlerai con Lui.

Pinuccia B.: Per arrivare in quel punto ci vorrà lo Spirito che ci porterà a vedere la verità in tutto.

Luigi: Bisogna guardare da-.

Pinuccia B.: Quindi l’esperienza dell’assenza consiste nel fatto che Dio non ci parla più.

Luigi: E’ un’assenza. Per cui tu vedi le cose, tocchi le cose, esperimenti le cose, però non vedi Dio, non ascolti la Parola di Dio, non colleghi con Dio. Per cui tu fai esperienza di essere sola, che le cose dipendono da te, e se non ti dai da fare Dio non ti parla più.

Pinuccia B.: C’è anche un’altra esperienza di assenza, che Dio fa esperimentare, anche quando un’anima collega tutto con Dio.

Luigi: Se tu guardi da Dio, quello è inizio di vita eterna. Vita eterna è vita senza tramonto, sabato senza sera. Non dobbiamo pasticciare con presenze e assenze che vengono e che vanno.

L’esperienza dell’assenza la devi sperimentare quando colleghi le cose con Dio guardando dal mondo, dal punto di vista diverso da Dio. Te la devi aspettare, perché siccome Dio parla anche nel mondo, vedendo la primavera gioisci, dici “Signore, come sei buono, ti trovo in tutto”, però ad un certo momento i tuoi sentimenti svaniscono. Quindi

·       c’è questa prima fase in cui Dio parla in tutto con te, tu lo pensi e allora canti di gioia;

·       poi c’è un momento in cui per farti maturare Dio ti saluta. Se non lo segui là dove Egli è andato, quindi se non inizi a guardare dal punto di vista di Dio, tu non lo trovi più.

Pinuccia B.: Invece, se un’anima collega sempre con Dio e Dio le fa sperimentare l’assenza?

Luigi: O guardi da Dio o guardi a Dio.

Pinuccia B.: Se l’anima collega con Dio l’assenza di Dio vede l’assenza di Dio come parola di Dio, la guarda da-.

Luigi: Se guardi da-, non fai più esperienza di assenza, nel modo più assoluto. Perché il guardare da- è un giorno senza sera. Se invece guardi a-, ti devi aspettare il tramonto.

Pinuccia B.: Intendevo a quando Gesù affida i suoi al Padre.

Luigi: Lì non è guardare da-, lì è guardare a-.

Pinuccia B.: Quando l’anima passa attraverso la passione e morte del Cristo, muore a se stessa, incomincia a guadare da-.

Luigi: No. Guarda a-. Quando tu incominci a guardare da-, lì incominci la vita eterna, entri nel sabato senza sera, non c’è tramonto, quindi non ci sono più altri passaggi. E’ un crescendo di quel guardare da-. Non puoi guardando da- fare esperienza di assenza.

Pinuccia B.: Quando incomincia questo guardare da-.

Luigi: Quando guardi dal Padre.

Pinuccia B.: Prima o dopo Pentecoste?

Luigi: Non interessa. Quando guardi dal Padre. Quando guardi da- incomincia la vita eterna. E la vita eterna è un giorno senza tramonto. Quando invece tu guardi a- sei sempre soggetta alla realtà sensibile; credi in Dio e cerchi di fare il passaggio dal frammento al tutto, cerchi di fare il passaggio dalle cose che passano all’Eterno. Questo è tutto il cammino ascensionale verso-. Soltanto quando incomincia a guardare da-, incominci il giorno senza tramonto, e lì non farai più esperienza di assenza.

 

Franca: Altre volte si è detto che già per fede si incomincia a guardare da-. Quando uno per fede guarda da-, è già un inizio di vita eterna?

Luigi: Certo, la vita eterna incomincia guardando da-. Guardando da Dio incomincia la vita eterna. La vita eterna è guardare da-. Perché Dio ti parla la verità. E quello che ti dice nella verità, anche già per fede, già ti fa vedere le cose dal punto di vista dell’Eterno. Eterno vuol dire che non passa più, che non è più soggetto a mutamento; vai di comprensione in comprensione; non vai di comprensione in delusione. Sulla terra vai di comprensione in delusione. La delusione è necessaria per scoprire quello che vale più di tutto. Quando invece Dio ti ha dato la grazia di incominciare a guardare dal suo punto di vista, tu vai in un crescendo che è senza sera, che si integra sempre di più; è una cosa che non è soggetta a delusione. Si è soggetti a delusioni quando ci si illude di aver toccato la verità, di aver toccato Dio.

Franca: Si incomincia a guardare da Dio per fede e intanto questa fede…

Luigi: …si trasforma in luce.

 

Giovanna: Si può restare fermi, per fede, per guardare sempre da Dio.

Luigi: Quello che per grazia di Dio vedi da Dio, non è soggetto a tramonto. Tu puoi anche scappare, puoi fare tutto quello che vuoi, ma quello resta, resta eterno. Quello che Dio ti ha fatto vedere dal suo punto di vista non passa. Se tu guardi tutto da quel punto di vista ti integri sempre di più nella vita eterna, se vai lentamente ci metterai di più, ma ciò che hai visto resta eternamente, non c’è nessuno che te lo possa portare via. Non c’è nessuna creatura al mondo, nessun avvenimento, nessun fatto, nessuno che te lo possa smentire. Dio è al di sopra di tutto. La luce che viene da Dio non è smentibile da nessuno. Né dagli atei, né da coloro che bestemmiano Dio, né dai buoni e né dai cattivi. La verità si impone su tutto. Noi entriamo in crisi in quanto crediamo che una cosa sia in un certo modo e invece poi la cosa è diversa. Anche chi bestemmia Dio non fa altro che confermarti la luce che viene da Dio.

Giovanna: Perché quello che viene da Dio è vero.

Luigi: Quello che viene da Dio ha il sigillo della verità. Non c’è nessuna creatura al mondo, né in cielo, né in terra, né nell’inferno, nemmeno il demonio, che possa infirmare quella luce. Assolutamente. Quindi c’è una grande pace. Perché se tu avessi una luce col dubbio che domani uno possa metterla in crisi, non potresti essere in pace. La pace ce l’hai dove c’è la piena sicurezza. La luce che viene da Dio, stai tranquilla che ti dà quella sicurezza.

Giovanna: Quindi già per fede si può avere questa sicurezza?

Luigi: Se si ha la possibilità di guardare da Dio. Se guardi dal punto di vista di Dio, quello resta eterno.

 

 

 

***

 

 

N.B.: Il testo, tratto da registrazione

(integrato con appunti anche di altri incontri sullo stesso argomento),

non è stato riveduto dall'autore e mantiene lo stile discorsivo.

 

 

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